Zelda Sayre Fitzgerald

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Zelda Sayre Fitzgerald

Zelda Sayre Fitzgerald (Montgomery, 24 luglio 1900Asheville, 10 marzo 1948) è stata una pubblicista e scrittrice statunitense. Fu la moglie dello scrittore Francis Scott Fitzgerald.

Autrice nel 1932 del romanzo autobiografico Save Me the Waltz (Lasciami l'ultimo valzer), morì all'età di quarantasette anni nell'incendio nell'ospedale psichiatrico sull'altopiano di Asheville - l'Highland Hospital - in cui era ricoverata a causa della sua instabilità mentale dovuta ad una grave forma di schizofrenia.

Per i suoi atteggiamenti anticonvenzionali e spregiudicati è stata spesso considerata una sorta di proto-femminista. È stata, insieme a Fitzgerald, un'icona dei ruggenti anni Venti e fu fra le prime Flapper (prototipo di maschietta, ovvero di donna con atteggiamenti e attitudini mascoline).

Al suo nome si è ispirato il designer giapponese Shigeru Miyamoto per il personaggio della Principessa Zelda nella serie di videogiochi Nintendo The Legend of Zelda.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Era la minore di sei figli di Anthony Dickinson Sayre, giudice della Corte dell'Alabama, e di Minerva Machen, e il suo nome fu scelto dai genitori in ragione di due racconti letterari - di Jane Howard il primo, Zelda: A Tale of the Massachusetts Colony (1866), di Robert Edward Francillon il secondo, Zelda's Fortune (1874) - in cui la protagonista era una zingara. Crebbe quindi in una solida famiglia del profondo sud degli Stati Uniti anche se, fin da giovane, fu al centro dei pettegolezzi degli abitanti di Montgomery per i suoi atteggiamenti anticonformisti.

Fotografia di Zelda Sayre pubblicata nel giugno 1922 dal Metropolitan Magazine a corredo di un suo articolo intitolato Eulogy of a Flapper

Conobbe Fitzgerald poco dopo aver completato la High School ad un ballo cui partecipavano gli ufficiali di stanza alla guarnigione di Montgomery. Sebbene lo scrittore le avesse dichiarato il suo amore, la giovane continuò ad interessarsi ad altri uomini. Accettò, tuttavia, di fidanzarsi con lui e, dopo un periodo altalenante fatto di abbandoni e riappacificazioni, i due si sposarono il 3 aprile 1920 con una fastosa cerimonia nella Cattedrale di San Patrizio, a New York City. Due anni dopo l'unione fu allietata dalla nascita della figlia Frances, detta Scottie.

Quando il primo romanzo di Fitzgerald - Di qua dal Paradiso - fu pubblicato, la coppia divenne talmente celebre da venire indicata dai quotidiani newyorkesi come modello della nuova Età del jazz: erano giovani, belli e pieni di energia. Dopo un periodo trascorso nella città nativa di F. Scott - Saint Paul (Minnesota) - ormai all'apice del successo, i Fitzgerald si trasferirono a Parigi. Era il periodo del successo de Il grande Gatsby e della frequentazione dei salotti letterari che vedevano al centro dei riflettori letterati di fama, come ad esempio Ernest Hemingway, pionieri della Lost Generation, la Generazione perduta.

Dall'Alabama ai fasti della "Jazz Age"
Copertina della prima edizione del romanzo Belli e dannati

Sulla vicenda umana ed artistica dei coniugi Fitzgerald - belli e dannati per eccellenza - molto si è scritto: un angolo prospettico originale è quello adottato[1] dallo scrittore francese Gilles Leroy che ha dato alle stampe nel 2007 un libro biografico dedicato a Zelda Sayre - Alabama Song - che gli è valso il Premio Goncourt (è stato pubblicato in Italia nell'ottobre 2008 da Baldini Castoldi Dalai).
Leroy, calandosi nei panni della protagonista, si sostituisce a lei nella formula dell'io narrante, prendendo in esame particolarmente il periodo trascorso in Francia dai due letterati. Ne esce un ritratto - tanto della stravagante Zelda quanto della coppia che formava con F. Scott - che va al di là della leggenda, e che evidenzia piuttosto come l'ambiente - ovvero la Parigi degli anni 1920, fulcro di quanto vi era di nuovo nella letteratura, nella danza, nella musica e nella pittura - possa avere influenzato la loro opera e, in ultima analisi, lo stile di vita di una coppia, simbolo e interprete - come ha scritto Fernanda Pivano[2] - di tutte le prodezze sofisticate dell'età del jazz.
(Nell'immagine: copertina della prima edizione del romanzo Belli e dannati dato alle stampe nel 1922)

Fin dall'inizio il loro matrimonio, tuttavia, non presentò un percorso in discesa, contrassegnato piuttosto da gelosie, ripicche, risentimenti ed acrimonia. Fitzgerald usava le loro vicissitudini coniugali come materia per i suoi romanzi, traendo spunto, per disegnare la figura delle sue eroine, anche dal diario della moglie. Ugualmente, Zelda - in una sorta di sovrapposizione di identità - scriveva articoli e novelle per periodici appoggiandosi a esperienze di vita vissuta e quindi di contenuto autobiografico.

Ossessione per la danza[modifica | modifica wikitesto]

Aveva ventisette anni quando rimase vittima di una sorta di ossessione per la danza tanto da voler intraprendere una carriera da ballerina, impresa che le causò un forte esaurimento nervoso. I malumori dovuti ai dissidi coniugali, la sempre maggiore dipendenza del marito verso l'alcool e la sua congenita instabilità, condussero Zelda nel 1930 ad un primo ricovero in sanatoria con la diagnosi di schizofrenia. A questo ricovero ne fece seguito un altro, nel 1932, subito dopo la morte del padre. La degenza in clinica non le impedì tuttavia di completare in quello stesso anno il suo unico romanzo, a contenuto parzialmente autobiografico, dal titolo Save Me the Waltz (Lasciami l'ultimo valzer).

La pubblicazione del libro fece andare su tutte le furie Francis Scott Fitzgerald che l'accusò di avere reso noto in tal modo le loro vicende matrimoniali. Peraltro, lo scrittore farà la medesima cosa inserendo episodi di vita coniugale in Tenera è la notte, pubblicato nel 1934. I due romanzi sono lo specchio fedele del fallimento di un'unione come quella fra i due letterati.

Tornato negli Stati Uniti, Fitzgerald si dedicò al cinema con la redazione di sceneggiature per Hollywood. Fu in questo periodo che lo scrittore intraprese una relazione sentimentale con la cronista Sheilah Graham.

Zelda entrò nuovamente in un ospedale psichiatrico nel 1936, a Asheville, in Carolina del Nord. Fitzgerald morirà quattro anni dopo. L'ultima visita alla moglie risaliva ad un anno e mezzo prima.

Ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

La tomba di Francis Scott Fitzgerald e Zelda Sayre

Zelda Sayre trascorse i restanti anni nell'ospedale psichiatrico dove si dedicò alla stesura di un secondo romanzo, peraltro mai completato. Morì nel 1948 assieme a diversi altri degenti in un incendio che devastò il luogo in cui era ricoverata.

Con la sua morte, la popolarità dei coniugi Fitzgerald ebbe nuovo risalto divenendo argomento di libri, film e persino studi di carattere sociologico in virtù - o a causa - di ciò che erano stati e del modello di vita che avevano rappresentato soprattutto negli anni dell'Età del jazz.

È sepolta assieme al marito al St. Mary's Catholic Cemetery di Rockville, Maryland. Sulla loro lapide è incisa la frase finale del romanzo Il grande Gatsby: "So we beat on, boats against the current, borne back ceaselessly into the past" (= Così arranchiamo avanti, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fonte: Il Secolo XIX 18-10-2008, pag. 18, Simonetta Ronco, "La ballata di Zelda"
  2. ^ Fernanda Pivano, in Fitzgerald, di qua dal Paradiso, in Pagine Americane, Frassinelli 2005

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Adair, Everl (2005), The Art of Zelda Fitzgerald, Alabama Heritage (University of Alabama), verificato il 26-5-2008
  • Bruccoli, Matthew Joseph (2002), Some Sort of Epic Grandeur: The Life of F. Scott Fitzgerald (seconda edizione revisionata), Columbia, SC: University of South Carolina Press, ISBN 1-57003-455-9
  • Bryer, Jackson R. & Barks, Cathy W. (2002), Dear Scott, Dearest Zelda: The Love Letters of F. Scott and Zelda Fitzgerald, New York: St. Martin's Press, ISBN 0-312-26875-0
  • Cline, Sally (2003), Zelda Fitzgerald: Her Voice in Paradise, New York: Arcade Publishing, ISBN 1-55970-688-0
  • Curnutt, Kirk (2004), A Historical Guide to F. Scott Fitzgerald, Oxford: Oxford University Press, ISBN 0-19-515302-2
  • Davis, Simone Weil (1995), "The Burden of Reflecting': Effort and desire in Zelda Fitzgerald's Save Me the Waltz", Modern Language Quarterly
  • Kakutani, Michiko (1991), Books of The Times; That Other Fitzgerald Could Turn a Word, Too, The New York Times verificato il 26-05-2008
  • Milford, Nancy (1970), Zelda: A Biography, New York: Harper & Row (Zelda, Bompiani, 1971)
  • Prigozy, Ruth (2002), The Cambridge Companion to F. Scott Fitzgerald, Cambridge: Cambridge University Press, ISBN 0-521-62447-9
  • Tavernier-Courbin, Jacqueline (1979), Art as Woman's Response and Search: Zelda Fitzgerald's Save Me the Waltz, Southern Literary Journal
  • Wood, Mary E. (1992), A Wizard Cultivator: Zelda Fitzgerald's Save Me the Waltz as Asylum Autobiography, Tulsa Studies in Women's Literature verificato il 26-05-2008
  • Leroy, Gilles, Alabama Song, Baldini Castoldi Dalai, 2008
  • Lo Porto, Tiziana; Marotta, Daniele, Superzelda. La vita disegnata di Zelda Fitzgerald Minimum Fax 2011

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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