Un posto al sole (film)
Un posto al sole (A Place in the Sun) è un film del 1951 diretto da George Stevens e interpretato da Montgomery Clift, Elizabeth Taylor e Shelley Winters, ispirato al romanzo Una tragedia americana di Theodore Dreiser.
È stato presentato in concorso al 4º Festival di Cannes.[1]
Il film ha ricevuto 6 premi Oscar e altre 3 nomination: miglior film, miglior attore protagonista e migliore attrice protagonista.
Indice |
Trama [modifica]
Un giovane di provincia, George Eastman (Montgomery Clift), di umili origini ma ambizioso e deciso, inizia a lavorare presso una fabbrica di costumi da bagno di proprietà del facoltoso zio. Si dedica quindi scrupolosamente al suo lavoro con la speranza di avere dallo zio un posto di maggiore responsabilità e prestigio. In seguito il giovane si lega sentimentalmente ad un'operaia (Shelley Winters) che ne rimane incinta. Contemporaneamente l'uomo conosce una giovane dell'alta società, Angela Vickers (Elizabeth Taylor), dolce, ingenua e viziata dalla sua posizione sociale, e se ne innamora follemente. Il protagonista si sente quindi in trappola e carico di dubbi e, alla ricerca di una soluzione impossibile, inizia a maturare l'idea di liberarsi della scomoda giovane da cui aspetta un bambino per potersi poi dedicare solo alla bella e ricca Angela, che corrisponde al suo amore. Durante una gita in barca l'uomo e la infelice operaia litigano, lei cade dalla malridotta e instabile barca e mentre annega lui di fatto non riesce a salvarla. Arrestato e processato, viene considerato colpevole e condannato alla sedia elettrica.
Commento [modifica]
Il protagonista mostra una doppia identità morale: follemente innamorato di una donna ma contemporaneamente senza scrupoli nel volersi liberare di una povera ragazza che a sua volta sogna solo l'amore e un padre per suo figlio. George non riesce ad accettare le conseguenze della sua superficiale, effimera sensualità nei confronti della collega, ma essa viene presentata peraltro quale un riflesso spontaneo dell'allontanamento dal suo ambiente e della solitudine; il suo desiderio di scalata sociale, inoltre, viene reso quasi comprensibile dalle scene che rinviano alla sua fanciullezza indigente di figlio di integralisti protestanti votati alla solidarietà sociale nelle forme della condivisione della povertà e quasi dell'accattonaggio, donde la sua ricerca di riscatto anche nelle forme del distacco, tormentato, come si nota nelle scene della telefonata alla madre, dalla dirittura morale e spirituale. La passionalità del giovane protagonista e l'abbandono innamorato dell'ereditiera sono tali da far in modo che lo spettatore fatichi a individuare gli aspetti subdoli e inquieti che caratterizzano George e la sottintesa ingiustizia della sperequazione sociale che fa di Angela il paradigma di un miraggio altrimenti irraggiungibile e dunque degno di qualsiasi prezzo, di qualsiasi ulteriore iniquità. Ciò forse è dovuto sia alla sofferta sensibilità di Montgomery Clift, capace di infondere nello spettatore il senso profondo della disperata malinconia e dei persistenti rimorsi del peraltro spietato George, sia all'interpretazione di un'Elizabeth Taylor in crescita rispetto ai film precedenti anche grazie all'interazione recitativa con un Clift abituato all'introspettività: nella parte di Angela, infatti, l'attrice incanta con la sua bellezza e la dolcezza protettiva suscitando nello spettatore un moto di tutela nei confronti di George, della cui esecuzione si finisce persino per percepire l'"ingiustizia" e solo con difficoltà, motivata anche dall'istintiva antipatia ingenerata dal formalistico procuratore (interpretato da Raymond Burr), la conseguenza di un atto profondamente voluto dall'inconscio del giovane - tanto che il suo tentativo di salvare l'operaia, caduta in acqua quando George aveva invece quasi cominciato ad avvertire l'atrocità delle proprie intenzioni e stava prendendo a remare per tornare indietro, si configura come drammaticamente tardivo sulla linea del lapsus freudiano -.
Il film appartiene al genere noir e in esso si alternano scene da giallo-giudiziario e scene intrise di una grande malinconia (in particolare nella seconda parte del film); attenzione è inoltre dedicata al ritratto psicologico; sebbene quindi maggiormente equilibrato e poliedrico, anticiperà il melodramma Anni '50 e '60.
Riconoscimenti [modifica]
- 1951 - New York Film Critics Circle Award
- Nomination Miglior attrice protagonista a Shelley Winters
- 1951 - Festival di Cannes
- Nomination Grand Prix Speciale della Giuria a George Stevens
- 1951 - National Board of Review Award
- 1952 - Premio Oscar
- Migliore regia a George Stevens
- Migliore sceneggiatura non originale a Michael Wilson e Harry Brown
- Migliore fotografia a William C. Mellor
- Miglior montaggio a William Hornbeck
- Migliori costumi a Edith Head
- Miglior colonna sonora a Franz Waxman
- Nomination Miglior film a George Stevens
- Nomination Miglior attore protagonista a Montgomery Clift
- Nomination Miglior attrice protagonista a Shelley Winters
- 1952 - Golden Globe
- Miglior film drammatico
- Nomination Migliore regia a George Stevens
- Nomination Miglior attrice in un film drammatico a Shelley Winters
- Nomination Migliore fotografia a William C. Mellor
- 1952 - Directors Guild of America
- DGA Award a George Stevens e Charles C. Coleman (Assistente Regista)
- 1952 - Writers Guild of America
- WGA Award a Michael Wilson e Harry Brown
- Nomination Premio Robert Meltzer a Michael Wilson e Harry Brown
- 1952 - Nastro d'argento
- 1997 - PGA Award
- PGA Hall of Fame
Nel 1991 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.[2]
Nel 1998 l'American Film Institute l'ha inserito al novantaduesimo posto della classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi.
Citazioni del film [modifica]
Il film viene citato, utilizzando filmati di repertorio, in Le dee dell'amore (The Love Goddesses) documentario di Saul J. Turell del 1965
Note [modifica]
- ^ (EN) Official Selection 1951. festival-cannes.fr. URL consultato in data 26-1-2011.
- ^ (EN) National Film Registry. National Film Preservation Board. URL consultato in data 4 gennaio 2012.
Collegamenti esterni [modifica]
- (EN) Scheda su Un posto al sole dell'Internet Movie Database
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