Ian Wolfe

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Ian Wolfe (Canton, 4 novembre 1896Los Angeles, 23 gennaio 1992) è stato un attore cinematografico, teatrale e televisivo statunitense.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Ian Wolfe fu un veterano della prima guerra mondiale, durante la quale servì come sergente medico nella National Army of the United States. Intrapresa la carriera di attore, debuttò sulle scene di Broadway nel 1921 al fianco di Lionel Barrymore nella pièce The Claw, e fu impiegato in numerose altre rappresentazioni del periodo come Lisistrata (1930), Bassifondi, The Age of Innocence e The Barretts of Wimpole Street (1931), le ultime due accanto alla stella del teatro Katharine Cornell[1].

Proprio l'interpretazione di Harry Bevan in The Barretts of Wimpole Street attirò su Wolfe l'attenzione di Irving Thalberg, potente produttore della MGM, che chiamò l'attore a Hollywood per affidargli il medesimo ruolo nella versione cinematografica della pièce, che si intitolò La famiglia Barrett (1934), e fu interpretata da Fredric March, Norma Shearer e Charles Laughton[1]. Dal 1934, anno del suo debutto sugli schermi, fino al 1990 Wolfe fu una presenza assidua delle scene cinematografiche, interprete di una innumerevole serie di brevi ma incisivi ruoli di carattere, per i quali fu particolarmente portato dal proprio aspetto fisico che lo faceva apparire più anziano di quanto fosse in realtà.

Pur essendo americano di nascita e di educazione, la lunga esperienza sul palcoscenico permise a Wolfe di affinare un'accurata dizione capace di avvicinarsi all'accento tipico dell'upper class britannica e di interpretare più volte, nelle sue oltre 250 apparizioni cinematografiche e televisive, autorevoli figure di avvocati, giudici, maggiordomi, ministri, professori e medici. Durante gli anni trenta recitò in molti celebri film come La tragedia del Bounty (1935), Maria Walewska (1937), Maria Antonietta (1938), L'eterna illusione (1938) e Il prigioniero di Amsterdam (1940).

Gli anni quaranta furono il decennio forse più intenso per Wolfe, la cui filmografia del periodo comprende decine di titoli celebri nei quali apparve spesso in ruoli brevissimi e non accreditati, come La signora Miniver (1942), Perdutamente tua (1942), Prigionieri del passato (1942), Bernadette (1943), L'eterna armonia (1945), Johnny Belinda (1948). Nell'horror Manicomio (1946), accanto a Boris Karloff, interpretò l'avvocato Sidney Long, confinato con altri infelici nel famoso manicomio Bethlem Royal Hospital (popolarmente Bedlam) nella Londra del diciottesimo secolo, mentre nella commedia La casa dei nostri sogni (1948) impersonò Smith, il sensale che riesce a vendere a Jim e Muriel Blandings (Cary Grant e Myrna Loy) una antica casa di campagna in precarie condizioni di conservazione.

La carriera di Wolfe proseguì negli anni cinquanta con altre interpretazioni degne di rilievo. Fu Caius Ligarius in Giulio Cesare (1953) di Joseph L. Mankiewicz, il dottor Minton in Gioventù bruciata (1955), il presidente degli Stati Uniti Calvin Coolidge in Corte marziale (1955). Da ricordare anche la sua apparizione nel ruolo del reverendo Elcott nel musical Sette spose per sette fratelli (1954), che al termine del film celebra il matrimonio dei fratelli Pontipee con le ragazze precedentemente rapite, e il ruolo defilato ma incisivo di Carter, il fidato assistente e segretario di studio di Sir Wilfrid Robarts (Charles Laughton), l'avvocato che assiste Leonard Vole (Tyrone Power), processato per omicidio nell'avvincente giallo Testimone d'accusa (1957) di Billy Wilder.

Dalla seconda metà degli anni cinquanta Wolfe iniziò ad apparire regolarmente alla televisione e, nel decennio successivo, recitò nelle più popolari serie del periodo, come Ai confini della realtà (1963), Dottor Kildare (1963), Bonanza (1960-1965), Perry Mason (1966). Notevoli le sue due apparizioni nella serie classica di Star Trek: nell'episodio Nell'arena coi gladiatori (Bread and Circuses), trasmesso nel 1968, interpretò il ruolo di Septimus, il capo degli "Adoratori del Sole" perseguitati da una civiltà analoga a quella della Roma antica. Nel successivo episodio Un tuffo nel passato (All Our Yesterdays, 1969), Wolfe vestì i panni di Mr. Atoz, un bibliotecario del pianeta Sarpeidon, che di fronte alla minaccia di distruzione del pianeta, tenta di trasferire la sua razza nel passato per mezzo di un portale del tempo chiamato Atavachron.

Durante gli anni settanta e ottanta, malgrado l'avanzare dell'età Wolfe rimase straordinariamente attivo, proseguendo costantemente la carriera sul piccolo schermo. Da ricordare le sue apparizioni nelle serie Mistero in galleria (1972), Pepper Anderson agente speciale (1976), Arcibaldo (1977), L'albero delle mele (1983), Professione pericolo (1983-1985), Storie di maghi e di guerrieri (1983), in cui impersonò il mago Traquil, e WKRP in Cincinnati (1981-1982), in cui vestì i panni del sarcastico e irriverente maggiordomo Hirsch.

In alcune occasioni tornò addirittura sul grande schermo per brevi ruoli in Due uomini e una dote (1975), commedia con Jack Nicholson e Warren Beatty, Scusi, dov'è il West? (1979), commedia western di Robert Aldrich, il kolossal Reds (1981) diretto da Beatty, fino all'ultima definitiva apparizione nel ruolo di Forger in Dick Tracy (1990), pellicola con cui l'attore novantaquattrenne chiuse la sua lunga e prolifica carriera di caratterista.

Padre di due figlie, avute dal matrimonio con Elizabeth Wolfe, Ian Wolfe morì il 23 gennaio 1992, all'età di novantacinque anni, per cause naturali.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Doppiatori italiani[modifica | modifica wikitesto]

Nelle versioni in italiano dei suoi film, Ian Wolfe è stato doppiato da:

  • Cesare Fantoni in Giulio Cesare
  • Lauro Gazzolo in Gli amanti del sogno, Un posto al sole, Sette spose per sette fratelli
  • Amilcare Pettinelli in Notte senza fine, La casa dei nostri sogni, Johnny Belinda, Gli amanti della città sepolta, Il mago Houdini, Gioventù bruciata, Testimone d'accusa
  • Giovanni Saccenti in Il segreto di Pollyanna

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Arthur F. McClure, Alfred E. Twomey e Ken Jones, More Character People, The Citadel Press, 1984, pag. 183

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]


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