Quo vadis? (film 1951)

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Quo vadis?
Poster - Quo Vadis (1951) 01.jpg
La locandina del film
Titolo originale Quo Vadis
Paese di produzione Stati Uniti d'America, Italia
Anno 1951
Durata 171 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 1.33:1
Genere epico, storico, drammatico
Regia Mervyn LeRoy
Soggetto Henryk Sienkiewicz
Sceneggiatura S.N. Behrman, Sonya Levien e John Lee Mahin
Produttore Sam Zimbalist
Casa di produzione Metro-Goldwyn-Mayer
Fotografia William V. Skall e Robert Surtees
Montaggio Ralph E. Winters
Effetti speciali A. Arnold Gillespie, Tom Howard e Donald Jahraus
Musiche Miklos Rozsa
Scenografia Edward Carfagno, Cedric Gibbons, William A. Horning, Vittorio Valentini,

Arredatore: Elso Valentini

Costumi Herschel McCoy
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Quo vadis? è un film kolossal del 1951, diretto da Mervyn LeRoy.

È un adattamento di S.N. Behrman, Sonya Levien e John Lee Mahin del romanzo storico omonimo di Henryk Sienkiewicz, vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1905. È anche un rifacimento della primitiva edizione di Guazzoni, maestro del muto.

Nel film, distribuito dalla Metro-Goldwyn-Mayer e girato prevalentemente a Roma, recitano attori di fama internazionale come Robert Taylor, Deborah Kerr, Leo Genn e Peter Ustinov.

La pellicola, inoltre, ottenne 8 nomination agli Oscar del 1952, senza riuscire a vincere alcun premio; tuttora detiene il record per il maggior numero di costumi usati in un film, circa 32.000.

Retroscena[modifica | modifica wikitesto]

Il titolo, in latino, significa "Dove vai?", e si riferisce all'incontro tra san Pietro e Gesù Cristo sulla via Appia. Secondo gli Atti di Pietro, Pietro, in fuga dalle persecuzioni di Nerone ebbe una visione di Cristo, al quale chiese: "Domine, quo vadis?" ("Signore, dove vai?"). Gesù rispose a lui, "Eo Romam, iterum crucifigi" ("Vado a Roma, per essere crocifisso una seconda volta"). Pietro capì che questo significava che lui stesso doveva tornare a Roma e non sottrarsi alla sua sorte, che era quella di morire come il suo maestro. Pietro, infatti, tornò a Roma e morì crocifisso, ai piedi del Colle Vaticano, dove oggi si trova la Basilica di San Pietro.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

L'azione si svolge a Roma tra gli anni 64 e 68, durante il regno di Nerone. Il tema è il conflitto tra il cristianesimo e la corruzione nel governo dell'Impero Romano, in particolare nell'ultimo periodo della dinastia giulio-claudia. I personaggi e gli eventi sono rappresentati da una miscela di figure e situazioni storiche reali e inventate.

Peter Ustinov interpreta Nerone

Il film racconta la storia di un comandante militare romano, Marco Vinicio, di ritorno dalle guerre, che si innamora di una cristiana, Licia, e viene incuriosito dalla sua religione. La loro storia d'amore è raccontata nei confronti del più ampio contesto storico del primo cristianesimo e la sua persecuzione da parte di Nerone. Anche se cresciuta come romana perché era la figlia adottata di un generale in pensione, Licia è tecnicamente un ostaggio di Roma. Marco persuade Nerone a darla a lui per i suoi meriti militari. Licia si risente per questo, ma l'amore per Marco prevale.

Nel frattempo, le atrocità di Nerone diventano sempre più scandalose ed i suoi atti più folli. Quando l'imperatore brucia Roma e accusa i cristiani, Marco corre a salvare Licia e la famiglia di lei. Nerone li cattura insieme a tutti i cristiani, e li condanna ad essere uccisi nell'arena. Anche Marco è arrestato per aver tentato di salvare Licia. In carcere, Pietro, arrestato anche lui, unisce in matrimonio i due giovani; infine, Pietro è crocifisso a testa in giù, dietro sua richiesta ("Morire come Nostro Signore è più di quanto io meriti").

Leo Genn nel ruolo di Petronio

Poppea, la moglie di Nerone, che brama l'amore di Marco, elabora una diabolica vendetta per il suo rifiuto. Licia è legata ad un palo di legno nell'arena. Viene fatto entrare nell'anfiteatro un toro selvaggio, ed Ursus, l'enorme guardia del corpo di Licia, deve cercare di difenderla dall'animale a mani nude. Marco è legato al palco degli spettatori e costretto a guardare, con l'orrore dei suoi carcerieri, anche loro presenti allo spettacolo. Quando tutto sembra senza speranza, Marco esclama: "Cristo, dagli forza!", augurio in seguito a cui Ursus riesce a spezzare il collo del toro. Enormemente impressionata dal coraggio di Ursus, la folla esorta Nerone a risparmiare lui e Licia, cosa che l'imperatore non è più disposto a fare, come aveva inizialmente promesso. Ma Marco spezza le corde che lo tenevano legato, balza nell'arena, libera Licia con l'aiuto delle sue truppe fedeli, e annuncia che il generale Galba, in quel momento è in marcia su Roma, intenzionato a sostituire Nerone.

La folla, fermamente convintasi che Nerone, e non i cristiani, sia il responsabile dell'incendio di Roma, si rivolta. Nerone fugge al suo palazzo, dove strangola Poppea a morte, incolpandola di averlo male consigliato. Atte, una donna cristiana che in passato aveva amato Nerone senza essere ricambiata, lo implora di suicidarsi prima che la folla espugni il palazzo, poiché egli ha vissuto come un mostro e ora dovrebbe morire come un imperatore. Nerone non è in grado di farlo lui stesso, così Atte gli pianta un pugnale nel petto.

Marco e Licia ora sono liberi e trovano la felicità.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Deborah Kerr nel ruolo della schiava Licia
  • Nel film recita anche un giovane Bud Spencer, che grazie al suo fisico imponente venne scelto per fare la comparsa come guardia dell'impero romano. Una parte, in qualità di comparsa, la ebbe anche Sofia Loren, non ancora divenuta una star cinematografica; ella compare infatti nella scena in cui il corteo trionfante di Vinicio giunge nel Foro e più precisamente interpreta una popolana che lancia fiori al passaggio del condottiero.
  • Inizialmente il ruolo della protagonista sembrava essere destinato a Elizabeth Taylor che compare, sia pure non accreditata, come una cristiana prigioniera.
  • La pellicola arrivò nelle sale italiane nel 1953, con il doppiaggio realizzato all'interno degli studi della O.D.I. di Carlo D'Angelo, a via Vicenza 5a a Roma, con la presenza di alcuni doppiatori prevalentemente attivi presso la CDC, come Aldo Silvani, Olinto Cristina e Gaetano Verna.
  • Il regista Anthony Mann partecipò alla realizzazione del film lavorando per 24 notti alle riprese dell'incendio di Roma insieme all'operatore aggiunto William V. Skall, ma il suo nome non compare nei credits. Le scene furono poi utilizzate in Atlantide, il continente perduto di George Pal (1961).
  • La controfigura di Buddy Baer nella famosa scena del combattimento contro il toro è il forcado portoghese Nuno da Salvação Barreto; la mossa che egli esegue (afferrare il toro gettandosi praticamente tra le sue corna), sconosciuta alla maggior parte degli spettatori dell'epoca, è in realtà la pega de cara, una delle mosse più tipiche e pericolose della tourada, l'equivalente portoghese della corrida spagnola.
  • Fu il primo film del periodo in seguito ribattezzato "Hollywood sul Tevere". Questa espressione venne usata per la prima volta in un articolo del Time pubblicato nel 1950. [1]

Discrepanze storiche[modifica | modifica wikitesto]

  • A parte San Pietro, crocifisso a testa in giù, e Petronio, che si fa volutamente uccidere facendosi tagliare le vene (in regola quindi con la storia e la tradizione), i destini di altri personaggi realmente esistiti che appaiono in questo film cambiano rispetto ai veri eventi avvenuti:
    • Alla fine del film Poppea e Nerone abbandonano entrambi l'arena e si rifugiano al palazzo, per fuggire alla folla inferocita dopo che Marco Vinicio aveva rivelato la responsabilità di Nerone dell'incendio di Roma; Nerone, prima di suicidarsi, strangola la moglie Poppea. In realtà Nerone uccise sua moglie nel 65 d.C. con un calcio in pancia, tre anni prima della sua morte.
    • San Paolo è un martire e quindi morto per decapitazione secondo la tradizione evangelica, ma nel film sopravvive.
    • Nel film Tigellino, guardia del corpo di Nerone, viene ucciso da un pretoriano poco prima della morte dell'imperatore. In realtà fu costretto al suicidio l'anno dopo la morte di Nerone, nel 69 d.C.
    • Nella storia Seneca fu costretto da Nerone a tagliarsi le vene, ma nel film sopravvive.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Wrigley, Richard Cinematic Rome Troubador Publishing Ltd, 30/08/2008 p.52

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