Quo vadis? (film 1951)
Quo vadis? è un film kolossal del 1951, diretto da Mervyn LeRoy e ispirato al romanzo omonimo di Henryk Sienkiewicz. Nel film, girato prevalentemente a Roma, recitano attori di fama internazionale come Robert Taylor, Deborah Kerr, Leo Genn e Peter Ustinov.
Il film, distribuito dalla Metro-Goldwyn-Mayer, fu un adattamento di S.N. Behrman, Sonya Levien e John Lee Mahin del romanzo storico omonimo di Henryk Sienkiewicz, vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1905. È anche un rifacimento della primitiva edizione di Guazzoni, maestro del muto.
La pellicola ottenne, inoltre, 8 nomination agli Oscar del 1952, senza riuscire a vincere alcun premio; tuttora detiene il record per il maggior numero di costumi usati in un film, circa 32.000.
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Retroscena [modifica]
Il titolo, in latino, significa "Dove stai andando?", e si riferisce all'incontro tra san Pietro e Gesù Cristo sulla via Appia. Secondo gli Atti di Pietro, Pietro, in fuga dalle persecuzioni di Nerone ebbe una visione di Cristo, al quale chiese: "Domine, quo vadis?" ("Signore, dove vai?"). Gesù rispose a lui, "Eo Romam, iterum crucifigi" ("Vado a Roma, per essere crocifisso una seconda volta"). Pietro capì che questo significava che lui stesso doveva tornare a Roma e non sottrarsi alla sua sorte, che era quella di morire come il suo maestro. Pietro, infatti, tornò a Roma e morì crocifisso, ai piedi del Colle Vaticano, dove oggi si trova la Basilica di San Pietro.
Trama [modifica]
L'azione si svolge a Roma tra gli anni 64 e 68, durante il regno di Nerone. Il tema è il conflitto tra il cristianesimo e la corruzione nel governo dell'impero romano, in particolare nell'ultimo periodo della dinastia giulio-claudia. I personaggi e gli eventi sono rappresentati da una miscela di figure e situazioni storiche reali e inventate.
Il film racconta la storia di un comandante militare romano, Marco Vinicio, di ritorno dalle guerre, che si innamora di una cristiana, Licia, e viene incuriosito dalla sua religione. La loro storia d'amore è raccontata nei confronti del più ampio contesto storico del primo cristianesimo e la sua persecuzione da parte di Nerone. Anche se cresciuta come romana perché era la figlia adottata di un generale in pensione, Lycia è tecnicamente un ostaggio di Roma. Marco persuade Nerone di darla a lui per i suoi meriti militari. Lycia si risente per questo, ma l'amore per Marco prevale.
Nel frattempo, le atrocità di Nerone diventano sempre più scandalose ed i suoi atti più folli. Quando l'imperatore brucia Roma e accusa i cristiani, Marco corre a salvare Lycia e la famiglia di lei. Nerone li cattura insieme a tutti i cristiani, e li condanna ad essere uccisi nell'arena. Anche Marco è arrestato per aver tentato di salvare Lycia. In carcere, Pietro, arrestato anche lui, unisce in matrimonio i due giovani; infine, Pietro è crocifisso a testa in giù, dietro sua richiesta ("Morire come Nostro Signore è più di quanto io meriti").
Poppea, la moglie di Nerone, che brama l'amore di Marco, elabora una diabolica vendetta per il suo rifiuto. Licia è legata ad un palo di legno nell'arena. Viene fatto entrare nell'anfiteatro un toro selvaggio, ed Ursus, l'enorme guardia del corpo di Licia, deve cercare di uccidere la bestia a mani nude, altrimenti Licia sarà uccisa dall'animale. Marco è legato al palco degli spettatori e costretto a guardare, con l'orrore dei suoi carcerieri, anche loro presenti allo spettacolo. Quando tutto sembra senza speranza, Marco esclama: "Cristo, dagli forza!", subito dopo il quale Ursus riesce a spezzare il collo del toro. Enormemente impressionati dal coraggio di Ursus, la folla esorta Nerone di risparmiarli, cosa che l'imperatore non è disposto a fare. Ma Marco spezza le corde che lo tenevano legato, balza nell'arena, libera Licia con l'aiuto delle sue truppe fedeli, e annuncia che il generale Galba, in quel momento è in marcia su Roma, intenzionato a sostituire Nerone.
La folla, fermamente convintasi che Nerone, e non i cristiani, sia il responsabile dell'incendio di Roma, si rivolta. Nerone fugge al suo palazzo, dove strangola Poppea a morte, incolpandola per tutto. Acte, una donna cristiana che in passato aveva amato Nerone senza essere ricambiata, lo implora di suicidarsi prima che la folla espugni il palazzo, poiché egli ha vissuto come un mostro e ora dovrebbe morire come un imperatore. Nerone non è in grado di farlo lui stesso, così Acte gli pianta un pugnale nel petto.
Marco e Lycia ora sono liberi e trovano la felicità.
Riconoscimenti [modifica]
- 1952 - Premio Oscar
- Nomination Miglior film a Sam Zimbalist
- Nomination Miglior attore non protagonista a Peter Ustinov
- Nomination Miglior attore non protagonista a Leo Genn
- Nomination Migliore fotografia a Robert Surtees e William V. Skall
- Nomination Migliore scenografia a William A. Horning, Cedric Gibbons, Edward C. Carfagno e Hugh Hunt
- Nomination Migliori costumi a Herschel McCoy
- Nomination Miglior montaggio a Ralph E. Winters
- Nomination Miglior colonna sonora a Miklós Rózsa
- 1952 - Golden Globe
- 1952 - Directors Guild of America
- Nomination DGA Award a Mervin LeRoy
- 1951 - National Board of Review Award
Curiosità [modifica]
- Nel film recita anche un giovane Bud Spencer, che grazie al suo fisico imponente venne scelto per fare la comparsa come guardia dell'impero romano. Una parte, in qualità di comparsa, la ebbe anche Sofia Loren, non ancora divenuta una star cinematografica.
- Questa è la quarta rappresentazione cinematografica del romanzo di Henryk Sienkiewicz, dopo quella del 1901, quella del 1912 e quella del 1925.
- La pellicola arrivò nelle sale italiane nel 1953, con il doppiaggio realizzato all'interno degli studi della O.D.I. di Carlo D'Angelo, a via Vicenza 5a a Roma, con la presenza di alcuni doppiatori prevalentemente attivi presso la CDC, come Aldo Silvani, Olinto Cristina e Gaetano Verna.
- Il regista Anthony Mann partecipò alla realizzazione del film lavorando per 24 notti alle riprese dell'incendio di Roma insieme all'operatore aggiunto William V. Skall, ma il suo nome non compare nei credits. Le scene furono poi utilizzate in Atlantide, il continente perduto di George Pal (1961).
- La controfigura di Buddy Baer nella famosa scena del combattimento contro il toro è il forcado portoghese Nuno da Salvação Barreto; la mossa che egli esegue (afferrare il toro gettandosi praticamente tra le sue corna), sconosciuta alla maggior parte degli spettatori dell'epoca, è in realtà la pega de cara, una delle mosse più tipiche e pericolose della tourada, l'equivalente portoghese della corrida spagnola.
- È il film che nel romanzo Una vita violenta di Pier Paolo Pasolini il protagonista Tommaso e la sua fidanzata Irene decidono di andare a vedere al cinema.
Diversità storiche [modifica]
- A parte San Pietro, crocifisso a testa in giù, e Petronio, che si fa volutamente uccidere facendosi tagliare le vene (in regola quindi con la storia e la tradizione), i destini di altri personaggi realmente esistiti che appaiono in questo film cambiano rispetto ai veri eventi avvenuti:
- Alla fine del film Poppea e Nerone abbandonano entrambi l'arena e si rifugiano al palazzo, per fuggire alla folla inferocita dopo che Marco Vinicio aveva rivelato la responsabilità di Nerone dell'incendio di Roma; Nerone, prima di suicidarsi, strangola la moglie Poppea. In realtà Nerone uccise sua moglie nel 65 d.C. con un calcio in pancia, tre anni prima della sua morte.
- San Paolo è un martire e quindi morto per decapitazione secondo la tradizione evangelica, ma nel film sopravvive.
- Nel film Tigellino, guardia del corpo di Nerone, viene ucciso da un pretoriano poco prima della morte dell'imperatore. In realtà fu costretto al suicidio l'anno dopo la morte di Nerone, nel 69 d.C.
- Nella storia Seneca fu costretto da Nerone a tagliarsi le vene, ma nel film sopravvive.
- Non fu la schiava Atte ad aiutare Nerone a suicidarsi, ma il liberto Epafrodito.
Altri progetti [modifica]
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Collegamenti esterni [modifica]
- (EN) Scheda su Quo vadis? dell'Internet Movie Database
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