Marlon Brando

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Marlon Brando, Jr. (Omaha, 3 aprile 1924Los Angeles, 1º luglio 2004) è stato un attore e regista statunitense. È unanimemente considerato una delle maggiori stelle di Hollywood e uno degli attori più carismatici e di maggior talento della storia del cinema.

Firma di Marlon Brando

Otto volte candidato al Premio Oscar (riconoscimento che si aggiudicò due volte, rifiutandosi però, nella seconda occasione, di ritirare la statuetta in segno di protesta contro le ingiustizie nei confronti dei nativi americani[1]), vanta una filmografia relativamente limitata (in tutto poco più di una quarantina di titoli) che tuttavia include alcuni capolavori. Tra le sue interpretazioni si ricordano: quella dello scaricatore di porto Terry Malloy in Fronte del porto; quella di Stanley Kowalski in Un tram che si chiama Desiderio prima a teatro e poi nell'omonimo film; quella del capo di una banda di motociclisti Johnny Strable nel Il selvaggio; quella di Marco Antonio nel Giulio Cesare di Mankiewicz; quella del primo ufficiale Fletcher Christian ne Gli ammutinati del Bounty; quella di don Vito Corleone ne Il padrino; il vedovo Paul in Ultimo tango a Parigi e il colonnello Kurtz in Apocalypse Now.

Figura al quarto posto nella lista delle leggende del cinema redatta dall'American Film Institute nel 1999[2]. Brando è stato uno dei soli tre attori professionisti, insieme a Charlie Chaplin e Marilyn Monroe, nominato dalla rivista americana TIME come uno dei 100 personaggi più influenti del secolo nel 1999. È deceduto nel 2004 all'età di 80 anni.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Le origini[modifica | modifica sorgente]

Marlon Brando nella versione teatrale de Un tram che si chiama Desiderio (1948)

Marlon Brando è nato a Omaha, in Nebraska, terzo figlio di Marlon Brando Sr. un produttore di alimenti di pesticidi e prodotti chimici, e da Dorothy Julia[3] e fin dall'infanzia venne soprannominato Bud, per differenziarlo dal padre[4]. La sua famiglia aveva origini tedesche, olandesi, inglesi, irlandesi e francesi[5]: Johann Wilhelm Brandau, suo avo paterno, era infatti emigrato negli Stati Uniti da una piccola cittadina della Germania nel XVII secolo. Aveva due sorelle: Jocelyn (19192005) e Frances (19221994).

Studiò alla Libertyville High School nello stato dell'Illinois ed in seguito alla Shattuck Military Academy nel Minnesota da dove venne espulso[6]. A partire dal 1943, raggiunse le sorelle a New York e qui frequentò la scuola d'arte drammatica The Dramatic Workshop (fondata da Erwin Piscator), dove studiò con Stella Adler, definita da Brando stesso come "l'anima della scuola"[7]. Suoi compagni di studi erano Harry Belafonte, Shelley Winters e Rod Steiger.

Marlon Brando nel trailer di Viva Zapata! (1952)

Brando era sempre in inamicizia con suo padre, mentre teneva molto a cuore sua madre. i genitori divorziarono quando lui aveva 11 anni e la madre si prese i suoi tre figli ed andarono a vivere ad Ada in California. Poi i genitori si riconciliarono nel 1937 e si risposarono a Chicago. Brando è stato un allievo di Stella Adler dalla quale apprende le tecniche del Metodo Stanislavskij. Questa tecnica ha incoraggiato il futuro attore ad esplorare i propri sentimenti ed assieme alle esperienze del suo passato gli hanno fatto nascere il proprio carattere sul palcoscenico. La Adler ha parlato degli insegnamenti a Brando dicendo che aveva ordinato alla classe di comportarsi come polli e poi aveva aggiunto che una bomba nucleare stava per schiantarsi su di loro. Brando rispose "Io sono un pollo - Che ne so di bombe?"[8].

Ribelle[modifica | modifica sorgente]

Nel 1944, appena ventenne, Brando fece il suo debutto teatrale a Broadway in I Remember Mama, commedia agrodolce di John Van Druten. Nel 1946 è apparso a Broadway nel ruolo del giovane eroe nel dramma politico A Flag is Born di Ben Hecht rifiutandosi di accettare salari al di sopra del tasso normale di un attore, a causa del suo impegno nell'Indipendenza d'Israele[6]. Terminati i corsi all'Actor's Studio di Lee Strasberg, per il giovane attore giunse ben presto il successo teatrale nel 1947, con l'interpretazione di Stanley Kowalski nel dramma Un tram che si chiama Desiderio di Tennessee Williams. La produttrice Irene Mayer Selznick (1907-1990), aveva inizialmente pensato ad altri attori per la parte di Stanley, come John Garfield o Burt Lancaster, ma fu colpita dalla recitazione di Brando in A Flag is Born (1946), decidendo in suo favore[6].

Brando interpreterà lo stesso ruolo per il grande schermo nel 1951 nel film omonimo diretto da Elia Kazan[9], in coppia con Vivien Leigh.

L'esordio di Brando come attore cinematografico (genere in cui si rivelerà quanto mai versatile) risale al 1950 in Il mio corpo ti appartiene di Fred Zinnemann, in cui interpretò un reduce paraplegico della guerra di Corea. Brando trascorse un mese a letto in un Ospedale per preparasi bene al ruolo. Sebbene non sia un film entrato nella storia del cinema, già quello fu un grande successo che lo portò a svilupparsi negli anni a venire. Fu inserito anche nella lista dei migliori dieci film dell'anno.

Gli anni cinquanta[modifica | modifica sorgente]

Dopo il successo della versione teatrale, Brando riporta in versione cinematografica il film Un tram che si chiama Desiderio. Questo è uno dei suoi più grandi ruoli ed iconici. La ricezione della critica fu molto positiva nei confronti di Brando che fu subito etichettato come un altro giovane sexy simbol di Hollywood. Gli spettatori erano così convinti della sua performance che anni dopo Marlon Brando ha dichiarato "Ancora oggi mi capita di incontrare persone che pensano di me automaticamente come un duro, insensibile, un tizio grosso di nome Stanley Kowalski. Essi non possono farne a meno, ma, è preoccupante". Questo ruolo gli fece inoltre guadagnare la sua prima nomination agli Oscar. In questo film venne affiancato dall'attrice Vivien Leigh che riuscì ad aggiudicarsi l'ambita statuetta come miglior attrice protagonista.

Dopo quest'altro grande successo, Brando affrontò il ruolo di Emiliano Zapata in Viva Zapata! (1952), ancora di Elia Kazan, che gli valse il Prix d'interprétation masculine al festival di Cannes[10] come miglior interpretazione maschile, oltre che una seconda nomination agli Oscar come miglior attore protagonista. In questo film, i suoi compagni di recitazione furono Jean Peters, Anthony Quinn (quest'ultimo si aggiudicò l'Oscar come miglior attore non protagonista) e Joseph Wiseman. L'anno seguente seguì il ruolo di Marco Antonio in Giulio Cesare (1953) di Joseph L. Mankiewicz, affiancato dall'amico James Mason. Anche questo gli valse una nomination agli Oscar sempre nella categoria miglior attore protagonista ed anche un BAFTA quale miglior attore internazionale (premio tra l'altro già vinto con il film precedente).

Sempre nel 1953 ottiene il ruolo principale nel ruolo di un ribelle appassionato di motocicletta (anch'egli un "rebel without a cause" come quello di James Dean) ne Il selvaggio (1954), diretto da László Benedek, in cui l'attore apparve guidando una moto Triumph Thunderbird 6T. Il selvaggio fu il primo film che lo ebbe da protagonista assoluto. Le immagine di Brando in sella o in posa sulla moto diventarono subito iconiche, tanto da far formare una statua al Madame Tussauds esattamente uguale alla sua immagine con la moto. Dopo l'uscita del film, le vendite di giacche di pelle e di blue jeans sono schizzate alle stelle. Riflettendo sul film nella sua autobiografia, Brando affermò che il film non ha una buona età e sembra essere soltanto messo in scena.

Marlon Brando sul set di Un tram che si chiama Desiderio (1951)

Più tardi sempre nello stesso anno, dopo vari anni di assenza, Brando fu protagonista di un'altra opera teatrale firmata da Lee Falk e da George Bernard Shaw, quest'ultimo come produttore. Falk fu orgoglioso di dire alla gente che Brando aveva rifiutato un'offerta di 10.000 dollari a settimana a Broadway per recitare in un'altra opera di Falk a Boston. Il suo contratto a Boston era meno di 500 dollari a settimana. Fu questo però il suo ultimo spettacolo teatrale della sua carriera.

Nel 1954 interpretò la parte di Terry Malloy nel suo film rimasto forse più famoso, Fronte del porto, di nuovo di Elia Kazan. Finalmente riesce ad aggiudicarsi l'ambita statuetta agli Oscar come miglior attore. Rimase inoltre nella storia la sua famosa frase

(EN)
« You don't understand! I coulda had class. I coulda been a contender. I could've been somebody, instead of a bum, which is what I am. »
(IT)
« Ma non è questo. È questione di classe! Potevo diventare un campione. Potevo diventare qualcuno, invece di niente, come sono adesso. »
(Terry Malloy)

Questa frase rimase nella storia dell'American Film Institute come la 3° frase più famosa. Fu inoltre affiancato da un quasi sviluppato Rod Steiger nel ruolo di suo fratello Charlie. Brando ha collaborato anche con Elia Kazan per alcune scene che riguardavano il suo personaggio e il carattere di quest'ultimo, come quando ha voluto mantenere la scena in cui il suo personaggio teneva in mano una pistola contro suo fratello dicendo che mai avrebbe potuto premere un grilleto contro Charlie. Kazan ha espresso profonda ammirazione per la comprensione istintiva di Brando, dicendo "...quello che è stato straordinario, in mio parere, è il contrasto del carattere da duro e la delicatezza estrema ed il getto delicato del suo comportamento. Quale altro attore, quando suo fratello disegna una pistola per costringerlo a fare qualcosa di vergognoso, avrebbe messo la mano sulla pistola e l'avrebbe spinto via con la dolcezza di una carezza? Chi altro poteva leggere `Oh, Charley! ' con un tono di rimprovero che è così amorevole e così malinconica e suggerisce la profondità terrificante di dolore? [...] Se non vi è una migliore performance da un uomo nella storia del cinema in America, non so cosa sia ." Anche per questo film vinse il BAFTA come miglior attore internazionale, oltre a vincere molti altri innumerevoli come il Golden Globe.

L'icona Brando: 1954-1959[modifica | modifica sorgente]

Marlon Brando in Fronte del porto (1954)

Durante gli anni cinquanta Marlon Brando continuò a mietere successi. Il primo fu Désirée (1954), in cui interpretò Napoleone Bonaparte. Secondo il co-protagonista Jean Simmons il contratto di Brando lo ha costretto a diventare il protagonista assoluto del film. Brando non amava molto la sceneggiatura e, quindi a causa di questo, fu costretto a compiere un grande sforzo per recitare bene nel ruolo che gli era stato assegnato, per poi giudicarlo in modo negativo, nonostante la sua recitazione si fosse rivelato un grande successo. I due si sono trovati a recitare nuovamente insieme nel musical Bulli e pupe (1955), anche se anche Marilyn Monroe aveva cercato un ruolo nel film per recitare accanto a Brando, suo grande amico. Bulli e pupe è stato inoltre il primo e l'ultimo musical recitato da Brando che, in un'intervista alla trasmissione Person to Person insieme a Edward Murrow nel 1955, ha ammesso di non essere molto in grado di cantare definendo il suono della sua voce "abbastanza terribile". Nel documentario Meet Marlon Brando del 1965 ha rivelato che il canto proveniente dalla sua voce è il frutto di numerose scene tagliate e riunite in un'unica voce e scena.

Marlon Brando e Eva Marie Saint nel trailer di Fronte del porto (1954)

Ha poi interpretato Sakini, un reduce della guerra giapponese nel film La casa da tè alla luna d'agosto. Pauline Kael, il regista, ha affermato che non è rimasto particolarmente colpito dal film, ma ha molto apprezzato l'interpretazione di Brando il quale parlava con un accento pazzo e un sorriso fanciullesco, facendo movimenti delicati con le gambe. Questo film ha guadagnato sei nomination ai premi Golden Globe di cui una anche per Brando nella categoria miglior attore protagonista. Questa volta venne affiancato non più da Jean Simmons ma da Glenn Ford.

Nel film Sayonara (1957) ha interpretato un ufficiale dell'aviazione statunitense. Il film è stato anche molto criticato per le sue innumerevoli discussioni riguardanti il matrimonio interrazziale ma si è comunque rivelato un grande successo guadagnando 10 nomination ai Premi Oscar, compresa una nomination a Brando come miglior attore. Per il suo ruolo ne I giovani leoni (1958) Brando si è tinto i capelli di biondo ed ha cercato di esercitare al meglio un accento tedesco che, per sua stessa ammissione, non fu così convincente. Tratto dall'omonimo romanzo di Irwin Shaw, qui Marlon Brando è al fianco di due altre stelle del cinema di allora quali Montgomery Clift (suo grande rivale a quei tempi) e Dean Martin.

Una delle sue più famose frasi fu:

« Un attore è un ragazzo, che se non si sta parlando di lui, non è in ascolto. »
(Marlon Brando)

Chiuse il grande successo dei suoi primi dieci anni di carriera con il film Pelle di serpente diretto da Sidney Lumet. Altra sua frase famosa fu:

« i falchi non li prendono perché non li vedono… non li vedono perché si confondono con il blu del cielo, vicino al sole »
(Brando nel ruolo di Valentin.)

Tratto dall'opera teatrale Orpheus Descending di Tennessee Williams; è ambientato in una contea del sud degli USA, negli anni '50. Al fianco di Brando viene affiancata una grande Anna Magnani che riuscì ad instaurare un buon rapporto con il suo partner di recitazione (cosa successa molto raramente in tutta la carriera di Marlon), i quali a loro volta venivano affiancati da Joanne Woodward che chiudeva il cerchio dei protagonisti. La coppia Magnani-Brando riuscì a convincere molto bene la critica, compensando così un incasso non molto soddisfacente. Questo film è stato inoltre riportato in teatro nel 2010 da Michael Brando nipote di Marlon Brando.

Gli anni sessanta[modifica | modifica sorgente]

Marlon Brando sul set di I due volti della vendetta (1961)

Inizia la sua carriera negli anni sessanta. Nel 1961 si cimente per la prima ed unica volta nella regia con il film I due volti della vendetta. Brando era il detentore dei diritti del romanzo dal quale il film è tratto, The Authentic Death of Hendry Jones di Charles Neider, e non essendo soddisfatto né di Stanley Kubrick né di Sam Peckinpah, decise di dirigerlo lui stesso. In questo film interpreta un bandito che esplora il selvaggio west in cerca di tesori, affiancato da un altro bandito Dad interpretato da Karl Malden e da sua sorella Katy Jurado. L'originaria versione del regista era di 282 minuti (4 ore e 42 minuti) che furono ridotti drasticamente a 141 (2 ore e 21 minuti) dalla Paramount Pictures. Questo western epico però non riscosse il successo sperato, discretamente nei termini di critica e scarsamente in termini di incassi.

Nel film Gli ammutinati del Bounty (1962), nel ruolo del leggendario primo ufficiale Fletcher Christian, a fianco di Trevor Howard, Brando delineò definitivamente i tratti particolarissimi del divo hollywoodiano, facendosi una volta di più interprete di uno stile cupo e istrionico. Fu uno dei suoi più grandi film degli anni sessanta, nel quale venne affiancato oltre che da Trevor Howard anche da Richard Harris, Hugh Griffith e Richard Haydn. Il film è basato sul romanzo Mutiny on the Bounty di Charles Bernard Nordhoff e James Norman Hall del 1932. Il film narra la storia del vero ammutinamento del Bounty del 1789. Al fine di prepararsi per la scena della morte di Fletcher Christian alla fine del film, Brando giaceva su blocchi di ghiaccio per alcuni minuti per simulare accuratamente e realmente le scosse ed i fremiti delle profonde ustioni[11]. In questo film inoltre recitò anche Tarita Teriipaia che divenne sua moglie nel 1962. Il film ottenne varie nomination ai Premi Oscar stavolta però macò quella a Brando, ed ottenne anche altre nomination ai Golden Globe fra cui una anche per la sua futura moglie Tarita. Ottimi furono anche critica e incassi.

Molto note sono anche le sue iniziative a scopo morale e sociale e i suoi numerosi comportamenti, talvolta attuati come segno di protesta (come il famoso episodio nel quale ha rifiutato di il premio Oscar per il suo film forse più famoso Il padrino nel 1973 in protesta contro i maltrattamenti verso i nativi americani).

Marlon Brando alla marcia per i diritti civili nel 1963

Il suo impegno sociale e il suo schieramento per le cause in favore delle minoranze culminò il 28 agosto 1963, quando insieme ad altre 250.000 persone partecipò ad una celebre marcia per i diritti civili, la marcia su Washington[12]. Con lui parteciparono altre celebrità del tempo come James Garner, Charlton Heston, Burt Lancaster e Sidney Poitier. Tale impegno secondo alcuni influì negativamente sulla sua pur gloriosa carriera.

Il declino: 1963-1969[modifica | modifica sorgente]

Nei successivi due anni, Marlon Brando interpreta due film diversi dal suo solito genere, Missione in Oriente (1963), di George Englund e I due seduttori (1964). Questi film nonostante ricevano generalmente recensioni positive dalla critica, si rivelano dei veri flop al botteghino e non arriveranno a coprire nemmeno la metà dei costi di produzione, nonostante la presenza di grandi star come, oltre a Brando, David Niven e Shirley Jones. Non altrettanto soddisfacente fu il successivo ruolo in I morituri nel quale interpretava un eroe di guerra. Anche questo fu un flop commerciale ma ottenne grandi lodi dalla critica. Tuttavia, anche in questo film figuravano altri due volti noti del cinema americano di allora, ovvero Yul Brynner e Trevor Howard.

Dopo questi tre insuccessi commerciali, il mito di Brando sembra volgere al tramonto fin quando l'attore viene scritturato per il film La caccia. In questo film interpreta uno sceriffo alla ricerca di un bandito in una città del selvaggio west. Questo film volle essere un pronto riscatto per la sua carriera che sembrava aver perso la sua vera luce, in cui è nuovamente affiancato da due stelle del cinema quali Robert Redford (nel ruolo del bandito) e Jane Fonda. In realtà si rivelò non tanto differente dagli insuccessi precedenti venendo anche attaccato per essere un film di denuncia contro la brama di partecipare alla caccia all'uomo (vigilantes), contro la rivoluzione sessuale (mariti che apertamente vanno a letto con mogli di altri), contro l'incapacità di divertirsi senza doversi ubriacare, contro il razzismo. Il film guadagnò soltanto una poco migliore recensione critica, rimanendo invece in termini di incassi poco più sopra di quelli precedenti.

Marlon Brando e Pat Hingle nel trailer di Missione in Oriente (1963)

Negli anni a venire il declino si fa sempre più accentuato grazie agli insuccessi di alcuni film, alcuni già previsti negativamente ed altri che non raccolsero il successo sperato. Nel 1966 interpretò un altro film A sud-ovest di Sonora film che non venne neanche preso in considerazione dalla critica nazionale e internazionale. L'anno seguente interpretò il film La contessa di Hong Kong nel quale recitò al fianco di una giovane ma già conosciuta Sophia Loren e diretto da uno dei grandi maestri della commedia Charlie Chaplin. Il film si rivelò un flop commerciale[13] e venne accolto male sia dalla critica che dal pubblico, nonostante avesse un cast di tutto rispetto regista compreso.

Marlon Brando si trova sempre più con una carriera in declino che certamente non giova anche con i successivi due film Riflessi in un occhio d'oro (1967) e Candy e il suo pazzo mondo (1968). Il primo è un film drammatico nel quale Brando presta servizio militare, affiancato dalla splendida Elizabeth Taylor. Quest'ultima voleva inizialmente essere affiancata dall'attore Montgomery Clift che però morì prematuramente nel 1966, lasciando il posto a Brando. Il secondo fu una commedia avventuriera nel quale figuravano molti più personaggi noti che nei precedenti film di Brando, alcuni con ruoli principali altri in brevi cameo. Brando fu protagonista insieme ad Ewa Aulin. Anche questo non convinse pienamente la critica benché avesse la presenza di tante stelle del cinema.

Marlon Brando in una scena di Queimada (1969)

Dopo tutti questi innumerevoli insuccessi commerciali, la caduta per Brando sembra essere inevitabile. Proprio all'ultimo momento arriva subito un pronto riscatto quando l'attore viene scritturato da Gillo Pontecorvo per il film Queimada nel 1969. Film drammatico in chiave politica, vuole essere una critica di ogni forma di colonialismo, e si avvale di cast su cui si distingue la recitazione di Marlon Brando con cui il regista ebbe diversi scontri dialettici riguardo l'interpretazione del ruolo assegnatogli.[14] Qui Marlon Brando riuscì a ritrovare gli apprezzamenti e gli entusiasmi di critica e pubblico che si erano completamente volatilizzati negli ultimi sei anni, anche se Brando da quel momento iniziò ad avere screzi con qualsiasi regista di ogni suo film. Grazie anche alle musiche di un grande Ennio Morricone, il film riceve buone recensioni e riesce ad accumulare buoni incassi ed a risollevare la carriera di un Marlon Brando quasi finito.

Nonostante questo risollevamento, rifiutò qualunque ruolo poco dopo la morte di Martin Luther King (avvenuta il 4 aprile 1968), come nel caso de Il compromesso (1969), film che avrebbe sancito il ritorno alla collaborazione con Elia Kazan[15].

Il rilancio negli anni settanta[modifica | modifica sorgente]

Nel 1970 Brando comincia a pensare ad un possibile ritiro dalle scene dati gli innumerevoli insuccessi degli anni sessanta (nonostante fosse reduce di un grande successo, Queimada di Gillo Pontecorvo). Nonostante sia molto demoralizzato, sarà proprio questo il momento del suo grande trionfo. Infatti nel 1972 la sua carriera viene risollevata da Francis Ford Coppola, il quale scrittura l'attore per il ruolo di Don Vito Corleone nel film Il padrino. Grazie a questa grande interpretazione gli vale il suo secondo Oscar ma l'attore rifiutò il premio in protesta contro il modo in cui Hollywood trattava i popoli dei nativi americani. In questo film figuravano alcune allora grandi stelle ed alcune future stelle del cinema, tra cui James Caan, Al Pacino, Talia Shire, Robert Duvall, Diane Keaton e molte altre.

Nel 1974 ebbe un secondo successo con Bernardo Bertolucci con Ultimo tango a Parigi nel quale recitò con Maria Schneider e con il quale ottiene un'altra nomination ai premi Oscar. Il film però creò molti scandali al pubblico a causa delle numerose scene di sesso presenti. Infatti molte copie vennero ritirate dal mercato. Ma il film segnò comunque un grande passo nella storia del cinema e Brando si riconfermò come "stella del cinema n° 1".

Nel 1978, dopo aver interpretato altri film di discreto successo (fra tutti questi spicca Missouri (1976) ambientato nel selvaggio west, nel quale recitò al fianco di un giovane ma promettente Jack Nicholson, reduce di un'altra grande pellicola Qualcuno volò sul nido del cuculo)la carriera di Brando sembra essere nuovamente finita. Lui stesso nel 1978, durante le riprese di Superman, dichiarò: "Il mio tempo di attore sta finendo. Mi rimangono solo due colpi in canna". Nel 1979 il mito di Brando consacra la sua fine in gran bellezza con la pellicola Apocalypse Now diretto nuovamente da Francis Ford Coppola. Il film è incentrato sulla guerra del Vietnam, nel quale Brando recita accanto ad un giovane Martin Sheen. Il film ebbe un enorme successo ottenendo due premi Oscar, stavolta però non fu inclusa quella per Brando. Con questo ruolo Brando si consacra definitivamente come "stella del cinema n°1", recitando in quello che risulterà essere il suo ultimo successo da superstar

Il padrino[modifica | modifica sorgente]

La Paramount considerò dapprima l'idea di fornire la parte di Vito Corleone a Ernest Borgnine, Edward G. Robinson, Orson Welles o George C. Scott o Gian Maria Volontè. Anche Burt Lancaster voleva la parte ma non fu mai considerato. Francis Ford Coppola era invece indeciso se dare la parte a Laurence Olivier o a Marlon Brando. Olivier era però all'epoca troppo vecchio e malato per recitare, così la sua scelta cadde su Marlon Brando, di cui Coppola era un grande ammiratore. L'attore però all'epoca aveva 47 anni e un aspetto ancora giovanile, ma al provino per la parte decise di voler dare al suo personaggio un aspetto da bulldog, recitando con del cotone in bocca per appesantire le guance e apparire più anziano (durante le riprese, il cotone fu sostituito da un particolare apparato costruito appositamente da un dentista, e oggi conservato in un museo dedicato al cinema di New York).

Sul set Brando amava molto fare scherzi. Alcune "vittime" furono i due sventurati che in una scena del film, al suo ritorno a casa dall'ospedale, lo portavano su una barella in camera sua: Brando fece mettere assieme a lui sotto la coperta una serie di pesi, di modo che il tutto (barella, Brando e pesi) arrivò a pesare quasi 300 kg. Inoltre durante le riprese della scena del matrimonio di Connie, Lenny Montana, l'interprete di Luca Brasi, dimostrò gravi problemi di nervosismo ogni volta che doveva recitare il proprio ringraziamento al padrino in occasione dell'invito alle nozze, siccome il personaggio era interpretato da Marlon Brando e il fatto che dovesse girare con lui gli creava nervosismo. Coppola allora scrisse appositamente la scena in cui Brasi prova e riprova il discorso accanto al tavolo di Michael e di Kay Adams. Addirittura, durante le prove, per stuzzicare il collega, Brando entrò in scena con un cartoncino attaccato in fronte con scritto "Vai a fare in...".

Per questa interpretazione Brando vinse il suo secondo Oscar ma, alla cerimonia, rifiutò di presentarsi in sala in disaccordo sui maltrattamenti degli indiani nativi d'America da parte degli Stati Uniti e di Hollywood. Al suo posto inviò alla premiazione una nativa americana di nome "Sacheen Littlefeather" per leggere il suo discorso di protesta. Brando fu il secondo attore della storia del cinema che aveva rifiutato tale premio (il primo è stato George C.Scott).

Ultimo tango a Parigi[modifica | modifica sorgente]

L'idea nacque dalle fantasie sessuali personali di Bertolucci, che affermò di aver sognato di vedere una bellissima donna sconosciuta per strada e d'aver fatto l'amore con lei senza sapere chi fosse.[16] Il film fu inizialmente pensato per Jean-Louis Trintignant e Dominique Sanda, che avevano già lavorato con Bertolucci ne Il conformista. Quando Trintignant rifiutò la parte, la Sanda, che aveva partecipato con il regista allo sviluppo dell'idea originale, era incinta e decise di non parteciparvi. Bertolucci allora andò a Parigi per incontrare Jean-Paul Belmondo e Alain Delon, ma Belmondo si rifiutò persino d'incontrare il regista considerando il film pornografico; Delon invece avrebbe accettato ma a condizione di produrre egli stesso il film. Il nome di Marlon Brando saltò fuori quasi per caso e, attraverso Christian Ferry che lavorava per la Paramount, si riuscì a combinare un incontro all'Hotel Raphael di Parigi. Brando ascoltò con interesse l'inglese stentato del regista, ma prima d'accettare chiese di vedere Il conformista e propose a Bertolucci di andare da lui a Los Angeles per due settimane per parlare del film prima di iniziare a girare.[17] La United Artists offrì a Brando 250.000 dollari e il 10% degli incassi.[18]

Un uomo, tre volti[modifica | modifica sorgente]

Paul, protagonista di Ultimo tango a Parigi, è un uomo di mezza età che riflette sulle sue frustrazioni e sui suoi fallimenti (all'inizio del film, una cameriera sta rievocando la vita di Paul, suo datore di lavoro, ma non fa altro che rievocare la carriera di Brando stesso). Un uomo spezzato, con una grande voglia di azzerare la propria vita, il cui tormento ha non poche analogie con la vita reale del suo interprete. Resta indimenticabile il monologo di Paul di fronte al letto della moglie morta suicida. Con questo film Brando ottiene un'altra candidatura all'Oscar, ma incontra diverse vicissitudini in quanto il film, co-interpretato dalla giovanissima Maria Schneider, viene denunciato in Italia per oscenità e, dopo un lungo iter giudiziario, la Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza del 29 gennaio 1976, sancisce il sequestro e la distruzione di tutte le copie della pellicola[19][20].

Don Vito Corleone (Il padrino), è invece un uomo anziano, capostipite di una famiglia mafiosa, una figura quasi statica, con uno sguardo criptico, in cui si racchiude tutto il mistero e l'omertà della mafia. Brando ricorse a un trucco per deformare i propri lineamenti e arricchire l'espressività del proprio volto, utilizzando un paio di grossi batuffoli di ovatta all'interno della bocca.

Il colonnello Kurtz di Apocalypse now è un uomo che ha raggiunto invece il suo "punto di rottura" e si ritira nella giungla per condurre un'esistenza da semidio, venerato da migliaia di indigeni. Qui è ancora il volto a recitare un ruolo fondamentale: Brando è completamente rasato a zero, i lineamenti perennemente in penombra, quasi a suggerire un'essenza divina, quasi astratta. Come in una sintesi tra l'ex-pugile Paul e il boss don Vito, Kurtz è votato all'autodistruzione. E anche qui c'è un parallelismo con la vita di Brando: negli anni seguenti l'attore non interpreterà più ruoli memorabili e condurrà un'esistenza sempre più tormentata, costellata di infinite tragedie familiari.

Ultimi ruoli[modifica | modifica sorgente]

Nel film Superman (1978), nel quale interpreta il ruolo di Jor-El, padre del popolare supereroe, Brando percepisce un faraonico cachet per recitare in soli pochi minuti di film. E in questo ruolo di "cameo", Brando si relega fino al resto dei suoi giorni (ormai demotivato come attore e deformato nel fisico a causa di una crescente obesità), arrivando persino a parodiare il personaggio di don Vito nel film del 1990 Il boss e la matricola. Nel 1980 annunciò il suo ritiro dalle scene.

Nonostante ciò riuscì per un'ultima volta ad ottenere un'ottava ed ultima nomination all'Oscar come miglior attore non protagonista per il film Un'arida stagione bianca (1989).

Dopo alcuni insuccessi riuscirà ad ottenere un ultimo successo in uno degli ultimi guizzi di vitalità artistica, con l'interpretazione dello psichiatra, accanto a Johnny Depp nel ruolo del paziente, nel film Don Juan DeMarco - Maestro d'amore (1995). Collaborerà una seconda volta accanto a Depp nel film Il coraggioso, diretto dallo stesso Johnny Depp. Entrambi i film otterranno un buon successo sia di critica che di pubblico.

Il suo ultimo film è stato The Score del 2001, a fianco di Robert De Niro. Nel 2006, due anni dopo la sua morte, esce al cinema Superman Returns nel quale l'attore ricompare nel ruolo di Jor-El padre del supereroe, con scene girate e mai trasmesse al cinema. Fu l'ultima volta che l'attore comparve sullo schermo in assoluto.

Nel giugno del 2004, realizzò il suo unico film da doppiatore Big Bug Man (rimasto inedito), insieme a Brendan Fraser. Brando, nonostante le precarie condizioni di salute, volle a tutti i costi realizzare il film.

Riceverà anche un Razzie Awards nella categoria peggior attore non protagonista nel 1996, per la sua interpretazione del dottor Moreau in L'isola perduta.

Rimarrà comunque nella storia per le sue interpretazioni, per il suo fascino, per il suo atteggiamento ribelle e per una presunzione che solo pochi grandi personaggi pubblici hanno potuto permettersi.

Protesta a favore dei nativi americani[modifica | modifica sorgente]

Per la sua interpretazione nel film Il padrino, Brando vinse il suo secondo Oscar ma, unico caso nella storia del cinema insieme a quello dell'attore George C. Scott, preferì rinunciare alla statuetta: l'attore, che in quegli anni si era avvicinato alla causa degli amerindi, inviò alla cerimonia una giovane squaw indiana, che tenne in sua vece un discorso di denuncia e di protesta contro l'ambiente hollywoodiano; il nome della donna era Maria Cruz, un'attivista per i diritti civili di sangue per metà amerindo e per metà europeo[21].

L'atteggiamento (ancora una volta ribelle, che si supponeva l'establishment cinematografico non gli avrebbe successivamente perdonato) comunque non gli sbarrò la strada, l'anno successivo, per una nuova nomination: appunto quella per Ultimo tango a Parigi.

Vita privata[modifica | modifica sorgente]

Nel 1957, Brando si sposò una prima volta con l'attrice Anna Kashfi, da cui ebbe un figlio, Christian Devi Brando (11 maggio 1958 - 26 gennaio 2008), reso celebre per un fatto di cronaca del 1990, quando venne condannato a 5 anni per l'omicidio di Dag Drollet, fidanzato della sorellastra Tarita Cheyenne[22]; la coppia divorziò nel 1959.

L'isola di Tetiaroa in Polinesia Francese, proprietà privata dell'attore dal 1965 al 1990.

Nel 1960, Brando si risposò con l'attrice messicana Movita Castaneda. Da lei ebbe due figli: Miko Castaneda Brando (1961) e Rebecca Brando Kotlizky (1966). I due si separarono nel 1962 e divorziarono ufficialmente nel 1968.

Appena dopo essersi separato dalla seconda moglie, il 10 agosto 1962, Brando convolò a terze nozze con l'attrice Tarita Teriipia, conosciuta sul set de Gli ammutinati del Bounty. Ebbero due figli: Simon Tehotu Brando (1963) e Tarita Cheyenne Brando (26 febbraio 1970 - 16 aprile 1995). I due vissero sull'isola di Tetiaroa in Polinesia Francese, proprietà di Brando, fino al divorzio, avvenuto nel 1972.

Dalla relazione con la sua cameriera, Christina Maria Ruiz, Brando ebbe tre figli[23]: Ninna Priscilla Brando (1989), Myles Jonathan Brando (1992) e Timothy Gahan Brando (1994).

Brando ebbe inoltre altri quattro figli da donne sconosciute: Stephen (1967), Michael (1967), adottato dall'amico di lunga data Sam Gilman, Dylan (1968) e Angelique.

Inoltre adottò la figlia della sua assistente Caroline Barrett e dello scrittore James Clavell, nata nel 1972, con il nome di Petra Brando-Corval [24]. Sempre per adozione, Brando ebbe altri due figli: Maimiti Brando (nato nel 1977) e Raiatua Brando (nato nel 1982).

Notoriamente riservato al di fuori dei riflettori, nel 1973 diede un pugno in faccia al paparazzo Ron Galella, che lo stava fotografando mentre si trovava in un ristorante a Chinatown con il conduttore Dick Cavett, dopo le riprese di una puntata del "The Dick Cavett Show". Galella si ritrovò con la mascella rotta e Brando fu condannato a risarcirlo con una somma pari a 40.000 dollari[25]. Dopo la vicenda, il paparazzo continuò ad inseguire Brando, indossando un casco da football americano.

Al processo di suo figlio Christian, nel 1990, Brando si rifiutò di giurare, dichiarando di essere ateo.

Fra le sue passioni, rientravano quella dell'essere radioamatore (trasmettendo con il nominativo francese FO5GJ dalla propria isola in Polinesia) e quella per le motociclette, in particolare per la sua Triumph Bonneville e la sua Harley Davidson Sportster.

Nel 2001 venne ricoverato per una forte polmonite[26]. Durante i suoi ultimi anni di vita si ritirava spesso sulla sua isola in Polinesia; inoltre sfiorava i 140 kg e soffriva di diabete[27]

L'attore morì il 1º luglio 2004 alle 18:30 (ora locale) nel Centro Medico dell'UCLA (University of California at Los Angeles) a Westwood in Los Angeles; la causa del decesso è stata una crisi respiratoria[26].

Influenze sulla cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

La celebrità dell'attore contribuì decisamente a diffondere il nome proprio di persona maschile Marlon, che egli aveva ereditato da suo padre, e la cui origine è ignota[28].

A Marlon Brando sono dedicate varie canzoni:

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

La statua presente al Madame Tussauds di Londra dedicata a Brando nel film Il selvaggio

Attore[modifica | modifica sorgente]

Inoltre Michael Jackson chiese la sua collaborazione nel video You Rock My World, dove compare nei panni di un boss criminale che gestisce locali notturni.

Regista[modifica | modifica sorgente]

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Premio Oscar[modifica | modifica sorgente]

Golden Globe[modifica | modifica sorgente]

Emmy Awards[modifica | modifica sorgente]

Doppiatori italiani[modifica | modifica sorgente]

Nelle versioni in italiano dei suoi film, Marlon Brando è stato doppiato da:

  • Giuseppe Rinaldi ne Il mio corpo ti appartiene, Sayonara, I giovani leoni, Pelle di serpente, Il brutto americano, Viva Zapata! (ridoppiaggio), I due volti della vendetta, Missione in Oriente, I due seduttori, I morituri, La caccia, A sud-ovest di Sonora, La contessa di Hong Kong, Candy e il suo pazzo mondo, La notte del giorno dopo, Queimada, Improvvisamente, un uomo nella notte, Il padrino, Ultimo tango a Parigi, Missouri, Superman, La formula, Un'arida stagione bianca, Il boss e la matricola, L'isola perduta, Il coraggioso
  • Emilio Cigoli in Giulio Cesare, Il selvaggio, Fronte del porto, Désirée, Bulli e pupe
  • Stefano Sibaldi in Un tram che si chiama Desiderio
  • Augusto Marcacci in Viva Zapata!
  • Carlo Romano ne La casa da tè alla luna d'agosto
  • Nando Gazzolo ne Gli ammutinati del Bounty
  • Gigi Proietti in Riflessi in un occhio d'oro
  • Sergio Fantoni in Apocalypse Now
  • Marcello Tusco in Radici: le nuove generazioni
  • Gianni Musy in Cristoforo Colombo - La scoperta
  • Francesco Carnelutti in Don Juan DeMarco - Maestro d'amore
  • Carlo Sabatini in In fuga col malloppo
  • Vittorio Di Prima in The Score
  • Ennio Coltorti in Apocalypse Now Redux
  • Sergio Di Stefano in Superman Returns
  • Emilio Cappuccio in Superman (ridoppiaggio)
  • Stefano De Sando ne Il padrino (ridoppiaggio)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La protesta riguardava gli indiani degli Stati Uniti d'America, come da: Michel Ciment, Enrico Lancia, Jean-Loup Passek, Dizionario Larousse del cinema americano, Gremese Editore, 1998, p. 89, ISBN 9788877421845.
  2. ^ America's Greatest Legends
  3. ^ (FR) Patricia Bosworth, François Tétreau, Marlon Brando Grandes figures, grandes signatures, Les Editions Fides, 2003, p. 11, ISBN 9782762125245.
  4. ^ Patricia Bosworth, Marlon Brando Thorndike Press Large Print Biography Series Thorndike Biography, Thorndike Press, 2001, p. 3, ISBN 9780786236497.
  5. ^ (EN) Marlon Brando, Rotten Tomatoes. URL consultato l'8 marzo 2010.
  6. ^ a b c The Guardian, 3 luglio 2004, articolo di David Thomson
  7. ^ Claver Salizzato, Marlon Brando I Grandi del cinema, Gremese, 1996, p. 86, ISBN 9788876059414.
  8. ^ Adler and Paris 1999, p. 271.
  9. ^ Il suo compenso per tale ruolo fu di 75.000 dollari. Come da (EN) Alan Frank, Marlon Brando The screen greats, Optimum Books, 1982, p. 18, ISBN 9780600377900.
  10. ^ (EN) Sito del festival di Cannes. URL consultato il 6 maggio 2010.
  11. ^ vedi Gli ammutinati del bounty
  12. ^ (EN) Frederic O. Sargent, The civil rights revolution: events and leaders, 1955-1968, Quarta edizione, McFarland, 2004, p. 85, ISBN 9780786419142.
  13. ^ Venne stroncato dalla critica, in particolare dal Time Magazine. Come da (EN) Kohn Ingeborg, Charlie Chaplin, Brightest star of silent films, Portaparole, p. 85, ISBN 9788889421147.
  14. ^ Tullio Kezich, Quaderni piacentini, n. 40, 1970
  15. ^ (EN) Stefan Kanfer, Somebody: the reckless life and remarkable career of Marlon Brando, Alfred A. Knopf, 2008, p. 225, ISBN 9781400042890.
  16. ^ Trivia su IMDb
  17. ^ l'Espresso, 16 agosto 2007, pag. 41
  18. ^ Il était une fois... Le dernier tango à Paris di Serge July e Marie Genin
  19. ^ Ultimo tango a Parigi, Corriere della Sera. URL consultato il 19 febbraio 2010.
  20. ^ Stefano Lombardini, L'affaire 'Ultimo tango a Parigi' (II), fucine.com. URL consultato l'8 marzo 2010.
  21. ^ Washington Post 2 luglio 2004, articolo di Adam Bernstein
  22. ^ Corriere della sera, 27 gennaio 2008
  23. ^ The Sunday Times, Mutiny on his bounty 13 agosto 2006
  24. ^ (EN) Stefan Kanfer, Somebody: the reckless life and remarkable career of Marlon Brando, Alfred A. Knopf, 2008, p. 350, ISBN 9781400042890.
  25. ^ Christopher Turner, Ron Galella: big fame hunter, telegraph.co.uk, 9 novembre 2011. URL consultato il 26 febbraio 2012.
  26. ^ a b Corriere della sera La fine di un mito: è morto Marlon Brando, articolo del 2 luglio 2004
  27. ^ Documentario, Marlon Brando
  28. ^ (EN) Marlon, Behind the Name. URL consultato l'11-06-2012.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Oscar al miglior attore Successore
William Holden
per Stalag 17 - L'inferno dei vivi
1955
per Fronte del porto
Ernest Borgnine
per Marty, vita di un timido
Predecessore Oscar al miglior attore Successore
Gene Hackman
per Il braccio violento della legge
1973
per Il padrino
(rifiutato)
Jack Lemmon
per Salvate la tigre

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