Marlon Brando

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« Faccio il mestiere più inutile del mondo ma resto a Hollywood perché non ho il coraggio di rifiutare i soldi »
(Marlon Brando[1])

Marlon Brando, Jr. (Omaha, 3 aprile 1924Los Angeles, 1º luglio 2004) è stato un attore e regista statunitense. È unanimemente considerato una delle maggiori stelle di Hollywood e uno degli attori più carismatici e di maggior talento della storia del cinema.

Firma di Marlon Brando

Inizialmente ha raggiunto la popolarità interpretando Stanley Kowalsky nel film Un tram che si chiama Desiderio, tratto dal romanzo di Tennessee Williams. Successivamente ha scandito gli anni cinquanta interpretando alcuni film rimasti nella storia come Bulli e pupe e Il selvaggio, per poi consacrarsi con il film Fronte del porto. Dopo aver diretto e interpretato I due volti della vendetta, sua unica regia, ha recitato nei film La caccia e La contessa di Hong Kong che non hanno raggiunto i risultati sperati, mentre grande successo è stato ottenuto dal film Il padrino, dai capolavori Ultimo tango a Parigi e Apocalypse Now. Nel 1978 ha inoltre interpretato Jor-El nel film Superman.

Otto volte candidato al Premio Oscar (riconoscimento che si aggiudicò due volte, rifiutandosi però, nella seconda occasione, di ritirare la statuetta in segno di protesta contro le ingiustizie nei confronti dei nativi americani[2]), vanta una filmografia relativamente limitata (in tutto poco più di una quarantina di titoli). I suoi film, visti da oltre 800 milioni di spettatori[3] (un primato che non ha eguali nella storia del cinema americano[4][5][6]), riscuotono ancora oggi grande successo e alcuni sono diventati grandi capolavori[7]. Tra le sue interpretazioni si ricordano: quella dello scaricatore di porto Terry Malloy in Fronte del porto; quella di Stanley Kowalski in Un tram che si chiama Desiderio prima a teatro e poi nell'omonimo film; quella del capo di una banda di motociclisti Johnny Strable nel Il selvaggio; quella di Marco Antonio nel Giulio Cesare di Mankiewicz; quella di Sky Masterson in Bulli e pupe; quella del primo ufficiale Fletcher Christian ne Gli ammutinati del Bounty; quella di don Vito Corleone ne Il padrino; il vedovo Paul in Ultimo tango a Parigi; quella di Jor-El in Superman e il colonnello Kurtz in Apocalypse Now.

Brando è rimasto nella storia del cinema per la sua capacità di immedesimarsi alla grande in qualunque personaggio abbia interpretato. È stato anche un attivista, sostenendo molte cause, in particolare quella del movimento afro-americano, tanto che ha partecipato attivamente alla Marcia su Washington nel 1963. L'American Film Institute ha inserito Brando al quarto posto tra le più grandi star della storia del cinema.[8]

Brando è stato uno dei soli tre attori professionisti, insieme a Charlie Chaplin e Marilyn Monroe, nominato dalla rivista americana TIME come uno dei 100 personaggi più influenti del secolo nel 1999. È deceduto nel 2004 all'età di 80 anni.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Marlon Brando nella versione teatrale de Un tram che si chiama Desiderio (1948)

Marlon Brando è nato a Omaha, in Nebraska, terzo figlio di Marlon Brando Sr. un produttore di alimenti di pesticidi e prodotti chimici, e da Dorothy Julia[9] e fin dall'infanzia venne soprannominato Bud, per differenziarlo dal padre[10]. La sua famiglia aveva origini tedesche, olandesi, inglesi, irlandesi e francesi[11]: Johann Wilhelm Brandau, suo avo paterno, era infatti emigrato negli Stati Uniti da una piccola cittadina della Germania nel XVII secolo. Aveva due sorelle: Jocelyn (19192005) e Frances (19221994).

Studiò alla Libertyville High School nello stato dell'Illinois ed in seguito alla Shattuck Military Academy nel Minnesota da dove venne espulso[12]. A partire dal 1943, raggiunse le sorelle a New York e qui frequentò la scuola d'arte drammatica The Dramatic Workshop (fondata da Erwin Piscator), dove studiò con Stella Adler, definita da Brando stesso come "l'anima della scuola"[13]. Suoi compagni di studi erano Harry Belafonte, Shelley Winters e Rod Steiger.

Marlon Brando nel trailer di Viva Zapata! (1952)

Brando era sempre in inimicizia con suo padre, mentre teneva molto a cuore sua madre. i genitori divorziarono quando lui aveva 11 anni e la madre si prese i suoi tre figli ed andarono a vivere ad Ada in California. Poi i genitori si riconciliarono nel 1937 e si risposarono a Chicago. Brando è stato un allievo di Stella Adler dalla quale apprende le tecniche del Metodo Stanislavskij. Questa tecnica ha incoraggiato il futuro attore ad esplorare i propri sentimenti ed assieme alle esperienze del suo passato gli hanno fatto nascere il proprio carattere sul palcoscenico. La Adler ha parlato degli insegnamenti a Brando dicendo che aveva ordinato alla classe di comportarsi come polli e poi aveva aggiunto che una bomba nucleare stava per schiantarsi su di loro. Brando rispose "Io sono un pollo - Che ne so di bombe?"[14].

Ribelle[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1944, appena ventenne, Brando fece il suo debutto teatrale a Broadway in I Remember Mama, commedia agrodolce di John Van Druten. Nel 1946 è apparso a Broadway nel ruolo del giovane eroe nel dramma politico A Flag is Born di Ben Hecht rifiutandosi di accettare salari al di sopra del tasso normale di un attore, a causa del suo impegno nell'Indipendenza d'Israele[12]. Terminati i corsi all'Actor's Studio di Lee Strasberg, per il giovane attore giunse ben presto il successo teatrale nel 1947, con l'interpretazione di Stanley Kowalski nel dramma Un tram che si chiama Desiderio di Tennessee Williams. La produttrice Irene Mayer Selznick (1907-1990), aveva inizialmente pensato ad altri attori per la parte di Stanley, come John Garfield o Burt Lancaster, ma fu colpita dalla recitazione di Brando in A Flag is Born (1946), decidendo in suo favore[12].

Brando interpreterà lo stesso ruolo per il grande schermo nel 1951 nel film omonimo diretto da Elia Kazan[15], in coppia con Vivien Leigh.

L'esordio di Brando come attore cinematografico (genere in cui si rivelerà quanto mai versatile) risale al 1950 in Il mio corpo ti appartiene di Fred Zinnemann, in cui interpretò un reduce paraplegico della guerra di Corea. Brando trascorse un mese a letto in un Ospedale per preparasi bene al ruolo. Sebbene non sia un film entrato nella storia del cinema, già quello fu un grande successo che lo portò a svilupparsi negli anni a venire. Fu inserito anche nella lista dei migliori dieci film dell'anno.

Gli anni cinquanta[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il successo della versione teatrale, Brando riporta in versione cinematografica il film Un tram che si chiama Desiderio. Questo è uno dei suoi più grandi ruoli ed iconici. La ricezione della critica fu molto positiva nei confronti di Brando che fu subito etichettato come un altro giovane sexy simbol di Hollywood. Gli spettatori erano così convinti della sua performance che anni dopo Marlon Brando ha dichiarato "Ancora oggi mi capita di incontrare persone che pensano di me automaticamente come un duro, insensibile, un tizio grosso di nome Stanley Kowalski. Essi non possono farne a meno, ma, è preoccupante". Questo ruolo gli fece inoltre guadagnare la sua prima nomination agli Oscar. In questo film venne affiancato dall'attrice Vivien Leigh che riuscì ad aggiudicarsi l'ambita statuetta come miglior attrice protagonista.

Marlon Brando sul set di Un tram che si chiama Desiderio (1951)

Dopo quest'altro grande successo, Brando affrontò il ruolo di Emiliano Zapata in Viva Zapata! (1952), ancora di Elia Kazan, che gli valse il Prix d'interprétation masculine al festival di Cannes[16] come miglior interpretazione maschile, oltre che una seconda nomination agli Oscar come miglior attore protagonista. In questo film, i suoi compagni di recitazione furono Jean Peters, Anthony Quinn (quest'ultimo si aggiudicò l'Oscar come miglior attore non protagonista) e Joseph Wiseman. L'anno seguente seguì il ruolo di Marco Antonio in Giulio Cesare (1953) di Joseph L. Mankiewicz, affiancato dall'amico James Mason. Anche questo gli valse una nomination agli Oscar sempre nella categoria miglior attore protagonista ed anche un BAFTA quale miglior attore internazionale (premio tra l'altro già vinto con il film precedente).

Sempre nel 1953 ottiene il ruolo principale nel ruolo di un ribelle appassionato di motocicletta (anch'egli un "rebel without a cause" come quello di James Dean) ne Il selvaggio (1954), diretto da László Benedek, in cui l'attore apparve guidando una moto Triumph Thunderbird 6T. Il selvaggio fu il primo film che lo ebbe da protagonista assoluto. Le immagine di Brando in sella o in posa sulla moto diventarono subito iconiche, tanto da far formare una statua al Madame Tussauds esattamente uguale alla sua immagine con la moto. Dopo l'uscita del film, le vendite di giacche di pelle e di blue jeans sono schizzate alle stelle. Riflettendo sul film nella sua autobiografia, Brando affermò che il film non ha una buona età e sembra essere soltanto messo in scena.

Più tardi sempre nello stesso anno, dopo vari anni di assenza, Brando fu protagonista di un'altra opera teatrale firmata da Lee Falk e da George Bernard Shaw, quest'ultimo come produttore. Falk fu orgoglioso di dire alla gente che Brando aveva rifiutato un'offerta di 10.000 dollari a settimana a Broadway per recitare in un'altra opera di Falk a Boston. Il suo contratto a Boston era meno di 500 dollari a settimana. Fu questo però il suo ultimo spettacolo teatrale della sua carriera.

Marlon Brando in Fronte del porto (1954)

Fronte del porto[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1954 interpretò la parte di Terry Malloy nel suo film rimasto forse più famoso, Fronte del porto. Il film è incentrato sulla redenzione di Terry Malloy, uno scaricatore di porto ed ex pugile costretto a fronteggiare la malavita locale. Il film è stato diretto di nuovo da Elia Kazan ed è basato sull'omonimo romanzo di Budd Schulberg; oltre a Brando gli interpreti principali sono Eva Marie Saint (nel suo debutto cinematografico), Karl Malden, Rod Steiger e Lee J. Cobb. Quando inizialmente gli fu offerto il ruolo, Brando era quasi propenso a rifiutare la parte, tanto che venne preso seriamente in considerazione Frank Sinatra per il ruolo di Terry Malloy, ma alla fine Brando, dopo un periodo di riflessione, accettò il ruolo, per il quale ricevette un compenso di $100.000[17].

Grazie a questa interpretazione Brando riuscì ad aggiudicarsi l'ambita statuetta agli Oscar 1955, come miglior attore protagonista. Rimase inoltre nella storia la sua famosa frase

(EN)
« You don't understand! I coulda had class. I coulda been a contender. I could've been somebody, instead of a bum, which is what I am. »
(IT)
« Ma non è questo. È questione di classe! Potevo diventare un campione. Potevo diventare qualcuno, invece di niente, come sono adesso. »
(Terry Malloy)

Questa frase rimase nella storia dell'American Film Institute come la 3° frase più famosa. Fu inoltre affiancato da un quasi sviluppato Rod Steiger nel ruolo di suo fratello Charlie. Brando ha collaborato anche con Elia Kazan per alcune scene che riguardavano il suo personaggio e il carattere di quest'ultimo, come quando ha voluto mantenere la scena in cui il suo personaggio teneva in mano una pistola contro suo fratello dicendo che mai avrebbe potuto premere un grilleto contro Charlie. Kazan ha espresso profonda ammirazione per la comprensione istintiva di Brando, dicendo "...quello che è stato straordinario, in mio parere, è il contrasto del carattere da duro e la delicatezza estrema ed il getto delicato del suo comportamento. Quale altro attore, quando suo fratello disegna una pistola per costringerlo a fare qualcosa di vergognoso, avrebbe messo la mano sulla pistola e l'avrebbe spinto via con la dolcezza di una carezza? Chi altro poteva leggere "Oh, Charley!" con un tono di rimprovero che è così amorevole e così malinconica e suggerisce la profondità terrificante di dolore? [...] Se non vi è una migliore performance da un uomo nella storia del cinema in America, non so cosa sia ."

Marlon Brando e Eva Marie Saint nel trailer di Fronte del porto (1954)

Fronte del porto ricevette ottime critiche e recensioni e fu un successo anche di incassi, guadagnando circa 4,2 milioni di dollari al botteghino americano. Dopo che Brando ha vito l'Oscar, la statuetta è stata rubata, per poi essere ritrovata qualche mese dopo. Brando per questo film vinse il BAFTA come miglior attore internazionale, oltre a vincere molti altri riconoscimenti importanti come il Golden Globe.

L'icona Brando: 1954-1959[modifica | modifica wikitesto]

Durante gli anni cinquanta Marlon Brando continuò a mietere successi. Il primo fu Désirée (1954), in cui interpretò Napoleone Bonaparte. Secondo il co-protagonista Jean Simmons il contratto di Brando lo ha costretto a diventare il protagonista assoluto del film. Brando non amava molto la sceneggiatura e, quindi a causa di questo, fu costretto a compiere un grande sforzo per recitare bene nel ruolo che gli era stato assegnato, per poi giudicarlo in modo negativo, nonostante la sua recitazione si fosse rivelato un grande successo. I due si sono trovati a recitare nuovamente insieme nel musical Bulli e pupe (1955), anche se anche Marilyn Monroe aveva cercato un ruolo nel film per recitare accanto a Brando, suo grande amico. Bulli e pupe è stato inoltre il primo e l'ultimo musical recitato da Brando che, in un'intervista alla trasmissione Person to Person insieme a Edward Murrow nel 1955, ha ammesso di non essere molto in grado di cantare definendo il suono della sua voce "abbastanza terribile". Nel documentario Meet Marlon Brando del 1965 ha rivelato che il canto proveniente dalla sua voce è il frutto di numerose scene tagliate e riunite in un'unica voce e scena.

Ha poi interpretato Sakini, un reduce della guerra giapponese nel film La casa da tè alla luna d'agosto. Pauline Kael, il regista, ha affermato che non è rimasto particolarmente colpito dal film, ma ha molto apprezzato l'interpretazione di Brando il quale parlava con un accento pazzo e un sorriso fanciullesco, facendo movimenti delicati con le gambe. Questo film ha guadagnato sei nomination ai premi Golden Globe di cui una anche per Brando nella categoria miglior attore protagonista. Questa volta venne affiancato non più da Jean Simmons ma da Glenn Ford.

Nel film Sayonara (1957) ha interpretato un ufficiale dell'aviazione statunitense. Il film è stato anche molto criticato per le sue innumerevoli discussioni riguardanti il matrimonio interrazziale ma si è comunque rivelato un grande successo guadagnando 10 nomination ai Premi Oscar, compresa una nomination a Brando come miglior attore. Per il suo ruolo ne I giovani leoni (1958) Brando si è tinto i capelli di biondo ed ha cercato di esercitare al meglio un accento tedesco che, per sua stessa ammissione, non fu così convincente. Tratto dall'omonimo romanzo di Irwin Shaw, qui Marlon Brando è al fianco di due altre stelle del cinema di allora quali Montgomery Clift (suo grande rivale a quei tempi) e Dean Martin. Una delle sue più famose frasi fu:

« Un attore è un ragazzo, che se non si sta parlando di lui, non è in ascolto. »
(Marlon Brando)
Marlon Brando con Sidney Lumet sul set di Pelle di serpente (1959).

Chiuse il grande successo dei suoi primi dieci anni di carriera con il film Pelle di serpente diretto da Sidney Lumet. Altra sua frase famosa fu:

« i falchi non li prendono perché non li vedono… non li vedono perché si confondono con il blu del cielo, vicino al sole »
(Brando nel ruolo di Valentin.)

Tratto dall'opera teatrale Orpheus Descending di Tennessee Williams; è ambientato in una contea del sud degli USA, negli anni '50. Al fianco di Brando viene affiancata una grande Anna Magnani che riuscì ad instaurare un buon rapporto con il suo partner di recitazione (cosa successa molto raramente in tutta la carriera di Marlon), i quali a loro volta venivano affiancati da Joanne Woodward che chiudeva il cerchio dei protagonisti. La coppia Magnani-Brando riuscì a convincere molto bene la critica, compensando così un incasso non molto soddisfacente. Questo film è stato inoltre riportato in teatro nel 2010 da Michael Brando nipote di Marlon Brando.

Gli anni sessanta[modifica | modifica wikitesto]

Marlon Brando sul set di I due volti della vendetta (1961)

Inizia la sua carriera negli anni sessanta. Nel 1961 si cimenta per la prima ed unica volta nella regia con il film I due volti della vendetta. Brando era il detentore dei diritti del romanzo dal quale il film è tratto, The Authentic Death of Hendry Jones di Charles Neider, e non essendo soddisfatto né di Stanley Kubrick né di Sam Peckinpah, decise di dirigerlo lui stesso. In questo film interpreta un bandito che esplora il selvaggio west in cerca di tesori, affiancato da un altro bandito Dad interpretato da Karl Malden e da sua sorella Katy Jurado. L'originaria versione del regista era di 282 minuti (4 ore e 42 minuti) che furono ridotti drasticamente a 141 (2 ore e 21 minuti) dalla Paramount Pictures. Questo western epico però non riscosse il successo sperato, discretamente nei termini di critica e scarsamente in termini di incassi.

Nel film Gli ammutinati del Bounty (1962), nel ruolo del leggendario primo ufficiale Fletcher Christian, a fianco di Trevor Howard, Brando delineò definitivamente i tratti particolarissimi del divo hollywoodiano, facendosi una volta di più interprete di uno stile cupo e istrionico. Fu uno dei suoi più grandi film degli anni sessanta, nel quale venne affiancato oltre che da Trevor Howard anche da Richard Harris, Hugh Griffith e Richard Haydn. Il film è basato sul romanzo Mutiny on the Bounty di Charles Bernard Nordhoff e James Norman Hall del 1932. Il film narra la storia del vero ammutinamento del Bounty del 1789. Al fine di prepararsi per la scena della morte di Fletcher Christian alla fine del film, Brando giaceva su blocchi di ghiaccio per alcuni minuti per simulare accuratamente e realmente le scosse ed i fremiti delle profonde ustioni[18]. In questo film inoltre recitò anche Tarita Teriipaia che divenne sua moglie nel 1962. Il film ottenne varie nomination ai Premi Oscar stavolta però mancò quella a Brando, ed ottenne anche altre nomination ai Golden Globe fra cui una anche per la sua futura moglie Tarita. Ottimi furono anche critica e incassi.

Molto note sono anche le sue iniziative a scopo morale e sociale e i suoi numerosi comportamenti, talvolta attuati come segno di protesta (come il famoso episodio nel quale ha rifiutato di il premio Oscar per il suo film forse più famoso Il padrino nel 1973 in protesta contro i maltrattamenti verso i nativi americani).

Marlon Brando alla marcia per i diritti civili nel 1963

Il suo impegno sociale e il suo schieramento per le cause in favore delle minoranze culminò il 28 agosto 1963, quando insieme ad altre 250.000 persone partecipò ad una celebre marcia per i diritti civili, la marcia su Washington[19]. Con lui parteciparono altre celebrità del tempo come James Garner, Charlton Heston, Burt Lancaster e Sidney Poitier. Tale impegno secondo alcuni influì negativamente sulla sua pur gloriosa carriera.

Il declino: 1963-1969[modifica | modifica wikitesto]

Nei successivi due anni, Marlon Brando interpreta due film diversi dal suo solito genere, Missione in Oriente (1963), di George Englund e I due seduttori (1964). Questi film nonostante ricevano generalmente recensioni positive dalla critica, si rivelano dei veri flop al botteghino e non arriveranno a coprire nemmeno la metà dei costi di produzione, nonostante la presenza di grandi star come, oltre a Brando, David Niven e Shirley Jones. Non altrettanto soddisfacente fu il successivo ruolo in I morituri nel quale interpretava un eroe di guerra. Anche questo fu un flop commerciale ma ottenne grandi lodi dalla critica. Tuttavia, anche in questo film figuravano altri due volti noti del cinema americano di allora, ovvero Yul Brynner e Trevor Howard.

Marlon Brando e Pat Hingle nel trailer di Missione in Oriente (1963)

Dopo questi tre insuccessi commerciali, il mito di Brando sembra volgere al tramonto fin quando l'attore viene scritturato per il film La caccia. In questo film interpreta uno sceriffo alla ricerca di un bandito in una città del selvaggio West. Questo film volle essere un pronto riscatto per la sua carriera che sembrava aver perso la sua vera luce, in cui è nuovamente affiancato da due stelle del cinema quali Robert Redford (nel ruolo del bandito) e Jane Fonda. In realtà si rivelò non tanto differente dagli insuccessi precedenti venendo anche attaccato per essere un film di denuncia contro la brama di partecipare alla caccia all'uomo (vigilantes), contro la rivoluzione sessuale (mariti che apertamente vanno a letto con mogli di altri), contro l'incapacità di divertirsi senza doversi ubriacare, contro il razzismo. Il film guadagnò soltanto una poco migliore recensione critica, rimanendo invece in termini di incassi poco più sopra di quelli precedenti.

Negli anni a venire il declino si fa sempre più accentuato grazie agli insuccessi di alcuni film, alcuni già previsti negativamente ed altri che non raccolsero il successo sperato. Nel 1966 interpretò un altro film A sud-ovest di Sonora film che non venne neanche preso in considerazione dalla critica nazionale e internazionale. L'anno seguente interpretò il film La contessa di Hong Kong nel quale recitò al fianco di una giovane ma già conosciuta Sophia Loren e diretto da uno dei grandi maestri della commedia Charlie Chaplin. Il film si rivelò un flop commerciale[20] e venne accolto male sia dalla critica che dal pubblico, nonostante avesse un cast di tutto rispetto regista compreso.

Marlon Brando alla marcia per i diritti civili (1963)

Marlon Brando si trova sempre più con una carriera in declino che certamente non giova anche con i successivi due film Riflessi in un occhio d'oro (1967) e Candy e il suo pazzo mondo (1968). Il primo è un film drammatico nel quale Brando presta servizio militare, affiancato dalla splendida Elizabeth Taylor. Quest'ultima voleva inizialmente essere affiancata dall'attore Montgomery Clift che però morì prematuramente nel 1966, lasciando il posto a Brando. Il secondo fu una commedia avventuriera nel quale figuravano molti più personaggi noti che nei precedenti film di Brando, alcuni con ruoli principali altri in brevi cameo. Brando fu protagonista insieme ad Ewa Aulin. Anche questo non convinse pienamente la critica benché avesse la presenza di tante stelle del cinema.

Dopo tutti questi innumerevoli insuccessi commerciali, la caduta per Brando sembra essere inevitabile. Proprio all'ultimo momento arriva subito un pronto riscatto quando l'attore viene scritturato da Gillo Pontecorvo per il film Queimada nel 1969. Film drammatico in chiave politica, vuole essere una critica di ogni forma di colonialismo, e si avvale di cast su cui si distingue la recitazione di Marlon Brando con cui il regista ebbe diversi scontri dialettici riguardo l'interpretazione del ruolo assegnatogli.[21] Qui Marlon Brando riuscì a ritrovare gli apprezzamenti e gli entusiasmi di critica e pubblico che si erano completamente volatilizzati negli ultimi sei anni, anche se Brando da quel momento iniziò ad avere screzi con qualsiasi regista di ogni suo film. Grazie anche alle musiche di un grande Ennio Morricone, il film riceve buone recensioni e riesce ad accumulare buoni incassi ed a risollevare la carriera di un Marlon Brando quasi finito.

Nonostante questo risollevamento, rifiutò qualunque ruolo poco dopo la morte di Martin Luther King (avvenuta il 4 aprile 1968), come nel caso de Il compromesso (1969), film che avrebbe sancito il ritorno alla collaborazione con Elia Kazan[22].

Benché tutti questi film siano stati accolti tiepidamente all'epoca della loro uscita, ad oggi vengono riconosciuti dal pubblico come dei buoni film ed anche i critici moderni esprimono giudizi favorevoli riguardo alle pellicole.

La rinascita negli anni settanta[modifica | modifica wikitesto]

Dopo alcuni flop commerciali come La notte del giorno dopo (1968) e Riflessi in un occhio d'oro (1967), il mito di Brando sembra volgere al tramonto, tanto che nel 1970 l'attore comincia a pensare ad un possibile ritiro dalle scene. Dopo un certo risollevamento con il film Queimada di Gillo Pontecorvo nel 1972 la sua carriera viene risollevata da Francis Ford Coppola, il quale scrittura l'attore per il ruolo di Don Vito Corleone nel film Il padrino. Inizialmente riluttante al ruolo affidatogli, l'attore in seguito sarà proprio lui a creare l'aspetto fisico del suo personaggio. Grazie a questa grande interpretazione, vince il suo secondo Oscar ma l'attore non si presentò in sala a ritirarlo, rifiutando il premio in protesta contro il modo in cui Hollywood trattava i popoli dei nativi americani. In questo film comparivano alcune allora grandi stelle ed alcune future stelle del cinema, tra cui James Caan, Al Pacino, Talia Shire, Robert Duvall, Diane Keaton e molte altre.

L'anno successivo Brando tornò in Europa per essere il protagonista della nuova pellicola di Bernardo Bertolucci Ultimo tango a Parigi, interpretato assieme a una giovanissima Maria Schneider. Con questo ruolo ottiene una seconda rinascita, dopo la prima con il padrino, oltre ad ottenere un'altra nomination ai premi Oscar. Il film però creò molti scandali al pubblico a causa delle numerose scene di sesso e nudo presenti. Infatti molte copie vennero ritirate dal mercato. Ma il film segnò comunque un grande passo nella storia del cinema e Brando si riconfermò come "stella del cinema n° 1".

Dopo quattro anni di pausa dallo schermo, nel 1976 interpreta assieme a Jack Nicholson il film Missouri, un western diverso dai soliti canoni del genere. Il film si rivela un discreto successo all'estero, ma viene accolto freddamente in patria e anche gli incassi non sono un granché. Due anni dopo viene scelto per il film Superman dove interpreta Jor-El, padre del popolare supereroe, in un cameo molto sostanzioso ed efficace. Durante le riprese del film, dichiarò: "Il mio tempo di attore sta finendo. Mi rimangono solo due colpi in canna", facendo riferimento al fatto che avrebbe interpretato solo altri due film, come realmente è accaduto (ritornerà comunque sugli schermi nel 1989).

Nel 1979 il mito di Brando consacra la sua fine in gran bellezza con la pellicola Apocalypse Now diretto nuovamente da Francis Ford Coppola. Il film è incentrato sulla guerra del Vietnam, nel quale Brando recita accanto ad un giovane Martin Sheen. Il film ebbe un enorme successo ottenendo due premi Oscar, stavolta però non fu inclusa quella per Brando. Con questo ruolo Brando si consacra definitivamente come "stella del cinema n°1", recitando in quello che risulterà essere il suo ultimo successo da superstar

Ricostruzione digitale di Marlon Brando ne Il padrino.

Il padrino[modifica | modifica wikitesto]

La Paramount considerò dapprima l'idea di fornire la parte di Vito Corleone a Ernest Borgnine, Edward G. Robinson, Orson Welles o George C. Scott o Gian Maria Volontè. Anche Burt Lancaster voleva la parte ma non fu mai considerato. Francis Ford Coppola era invece indeciso se dare la parte a Laurence Olivier o a Marlon Brando. Olivier era però all'epoca troppo vecchio e malato per recitare, così la sua scelta cadde su Marlon Brando, di cui Coppola era un grande ammiratore. L'attore però all'epoca aveva 47 anni e un aspetto ancora giovanile, ma al provino per la parte decise di voler dare al suo personaggio un aspetto da bulldog, recitando con del cotone in bocca per appesantire le guance e apparire più anziano (durante le riprese, il cotone fu sostituito da un particolare apparato costruito appositamente da un dentista, e oggi conservato in un museo dedicato al cinema di New York).

Sul set Brando amava molto fare scherzi. Alcune "vittime" furono i due sventurati che in una scena del film, al suo ritorno a casa dall'ospedale, lo portavano su una barella in camera sua: Brando fece mettere assieme a lui sotto la coperta una serie di pesi, di modo che il tutto (barella, Brando e pesi) arrivò a pesare quasi 300 ;kg. Inoltre durante le riprese della scena del matrimonio di Connie, Lenny Montana, l'interprete di Luca Brasi, dimostrò gravi problemi di nervosismo ogni volta che doveva recitare il proprio ringraziamento al padrino in occasione dell'invito alle nozze, siccome il personaggio era interpretato da Marlon Brando e il fatto che dovesse girare con lui gli creava nervosismo. Coppola allora scrisse appositamente la scena in cui Brasi prova e riprova il discorso accanto al tavolo di Michael e di Kay Adams. Addirittura, durante le prove, per stuzzicare il collega, Brando entrò in scena con un cartoncino attaccato in fronte con scritto "Vai a fare in...".

Per questa interpretazione Brando vinse il suo secondo Oscar ma, alla cerimonia, rifiutò di presentarsi in sala in disaccordo sui maltrattamenti degli indiani nativi d'America da parte degli Stati Uniti e di Hollywood. Al suo posto inviò alla premiazione una nativa americana di nome "Sacheen Littlefeather" per leggere il suo discorso di protesta. Brando fu il secondo attore della storia del cinema che aveva rifiutato tale premio (il primo è stato George C.Scott).

Ultimo tango a Parigi[modifica | modifica wikitesto]

L'idea nacque dalle fantasie sessuali personali di Bertolucci, che affermò di aver sognato di vedere una bellissima donna sconosciuta per strada e d'aver fatto l'amore con lei senza sapere chi fosse.[23] Il film fu inizialmente pensato per Jean-Louis Trintignant e Dominique Sanda, che avevano già lavorato con Bertolucci ne Il conformista. Quando Trintignant rifiutò la parte, la Sanda, che aveva partecipato con il regista allo sviluppo dell'idea originale, era incinta e decise di non parteciparvi. Bertolucci allora andò a Parigi per incontrare Jean-Paul Belmondo e Alain Delon, ma Belmondo si rifiutò persino d'incontrare il regista considerando il film pornografico; Delon invece avrebbe accettato ma a condizione di produrre egli stesso il film.

Il nome di Marlon Brando saltò fuori quasi per caso e, attraverso Christian Ferry che lavorava per la Paramount, si riuscì a combinare un incontro all'Hotel Raphael di Parigi. Brando ascoltò con interesse l'inglese stentato del regista, ma prima d'accettare chiese di vedere Il conformista e propose a Bertolucci di andare da lui a Los Angeles per due settimane per parlare del film prima di iniziare a girare.[24] La United Artists offrì a Brando 250.000 dollari e il 10% degli incassi.[25]

Brando nel film interpreta Paul, un uomo vedovo di mezz'età che per una serie di motivi si ritrova ad essere innamorato della ventenne Jeanne, interpretata da Maria Schneider. Come per molti altri suoi film precedenti, Brando rifiutò di memorizzare alcune battute del suo personaggio. Il film creò molti scandali per le numerose scene di sesso esplicito al punto che, il 29 gennaio 1976 la sentenza della Cassazione ordinò la distruzione di tutte le copie del film. Nonostante ciò la pellicola, col passare degli anni, venne riconosciuta come un grande capolavoro tanto che nel 1987 il film venne rimesso in commercio. Per questa interpretazione Brando ottenne la settima nomination all'Oscar, e ha vinto il New York Film Critics Circle Awards e il National Society of Film Awards come miglior attore.

Un uomo, mille volti[modifica | modifica wikitesto]

Terry Malloy, protagonista di Fronte del porto, è un ex pugile oramai redento che di mestiere è un lavoratore portuale. Egli è un uomo frustrato da tutto il suo passato, dal quale non riesce a liberarsi, che cerca di rifarsi una vita ma a causa del fratello Charley, si ritrova nuovamente nella mischia delle bande, costretto a gestire i lavoratori dei docks di New York. Alla fine però Terry sembrerà ritrovare se stesso e denuncerà le losche attività del fratello e della sua banda. Memorabile è il monologo finale tra Brando e il fratello, interpretato da Rod Steiger, assolutamente improvvisato dai due attori e rimasto nella storia. Questo ruolo lo consacra rendendolo uno degli attori più intensi e ricercati della storia del cinema vista la bravura nell'affrontare i ruoli più diversi con innata sicurezza e intensità[26].

Stanley Kowalsky, di Un tram che si chiama Desiderio, è un ragazzo primordiale, rozzo, brutale e allo stesso tempo sensuale, capace di dominare sia fisicamente che emotivamente la moglie Stella (Kim Hunter). Il personaggio dimostra di non saper controllare le proprie emozioni, arrivando a fare del male per fare del bene. Questo comportamento gli causerà non pochi guai, compreso l'allontanamento della moglie e di suo figlio, riusciti finalmente a respingere i tormenti psicologici di Stanley. Con questa interpretazione Brando ottiene la sua prima nomination all'Oscar, e inizia a farsi conoscere al grande pubblico che è già rimasto impressionato dalle straordinarie doti recitative del giovane attore.

Paul, protagonista di Ultimo tango a Parigi, è un uomo di mezza età che riflette sulle sue frustrazioni e sui suoi fallimenti (all'inizio del film, una cameriera sta rievocando la vita di Paul, suo datore di lavoro, ma non fa altro che rievocare la carriera di Brando stesso). Un uomo spezzato, con una grande voglia di azzerare la propria vita, il cui tormento ha non poche analogie con la vita reale del suo interprete. Resta indimenticabile il monologo di Paul di fronte al letto della moglie morta suicida. Con questo film Brando ottiene un'altra candidatura all'Oscar, ma incontra diverse vicissitudini in quanto il film, co-interpretato dalla giovanissima Maria Schneider, viene denunciato in Italia per oscenità e, dopo un lungo iter giudiziario, la Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza del 29 gennaio 1976, sancisce il sequestro e la distruzione di tutte le copie della pellicola[27][28]. Molto interesse suscitò la famosa scena in cui Brando usa del burro per avere un rapporto sessuale con Maria Schneider, la quale a distanza di anni dichiarò che quella scena non era prevista nella sceneggiatura ma fu un'improvvisazione dello stesso Marlon Brando con la complicità di Bertolucci.

Un quadro raffigurante Marlon Brando nel 1963

Don Vito Corleone (Il padrino), è invece un uomo anziano, capostipite di una famiglia mafiosa, una figura quasi statica, con uno sguardo criptico, in cui si racchiude tutto il mistero e l'omertà della mafia. Brando ricorse a un trucco per deformare i propri lineamenti e arricchire l'espressività del proprio volto, utilizzando un paio di grossi batuffoli di ovatta all'interno della bocca. Sul set Brando ebbe un comportamento molto controverso, ma riuscì comunque a far emozionare nuovamente il pubblico, in quella che forse è la sua più grande interpretazione.

Il colonnello Kurtz di Apocalypse now è un uomo che ha raggiunto invece il suo "punto di rottura" e si ritira nella giungla per condurre un'esistenza da semidio, venerato da migliaia di indigeni. Qui è ancora il volto a recitare un ruolo fondamentale: Brando è completamente rasato a zero, i lineamenti perennemente in penombra, quasi a suggerire un'essenza divina, quasi astratta. Come in una sintesi tra l'ex-pugile Paul e il boss don Vito, Kurtz è votato all'autodistruzione. E anche qui c'è un parallelismo con la vita di Brando: negli anni seguenti l'attore non interpreterà più ruoli memorabili e condurrà un'esistenza sempre più tormentata, costellata di infinite tragedie familiari.

La fine di un mito[modifica | modifica wikitesto]

Nel film Superman (1978), nel quale interpreta il ruolo di Jor-El, padre del popolare supereroe, Brando percepisce un faraonico cachet per recitare in soli pochi minuti di film. E in questo ruolo di "cameo", Brando si relega fino al resto dei suoi giorni (ormai demotivato come attore e deformato nel fisico a causa di una crescente obesità). Nel 1980, dopo l'insuccesso del film La formula, annunciò il suo ritiro dalle scene.

Tornerà sugli schermi solo 9 anni dopo (in questi anni molti avvenimenti movimentarono la sua vita personale), per interpretare il film Un'arida stagione bianca grazie al quale ottenne la sua nona e ultima nomination all'Oscar come miglior attore non protagonista.

Dopo alcune gravi vicissitudini nella sua vita familiare, ottiene grande successo in uno dei suoi ultimi guizzi di vitalità artistica, con l'interpretazione dello psichiatra, accanto a Johnny Depp nel ruolo del paziente, nel film Don Juan DeMarco - Maestro d'amore (1995). Collaborerà una seconda volta accanto a Depp nel film Il coraggioso, diretto dallo stesso Johnny Depp. Tornò anche a interpretare Jor-El in Superman II ma le sue scene furono eliminate a causa dell'alto compenso richiesto dall'attore per l'utilizzo delle sue riprese nel film.

La sua ultima apparizione televisiva risale al 2001 quando, insieme ad altre stelle del cinema, partecipò al Michael Jackson: 30th Anniversary Special in occasione dei trent'anni di carriera del cantante e suo grande amico. Per l'occasione discusse di alcuni argomenti forti come gli abusi sui minori, suscitando le ire del pubblico che lo contestò e lo derise per tutta la durata del suo discorso, dato il luogo e il momento non consoni per parlare di argomenti così delicati.

Il suo ultimo film è stato The Score del 2001, l'unico interpretato assieme a Robert De Niro. Nel 2006, due anni dopo la sua morte, esce al cinema Superman Returns nel quale l'attore ricompare nel ruolo di Jor-El padre del supereroe, con scene girate e mai trasmesse al cinema. Fu l'ultima volta che l'attore comparve sullo schermo in assoluto.

Nel giugno del 2004, realizzò il suo unico film da doppiatore Big Bug Man (rimasto inedito), insieme a Brendan Fraser. Brando, nonostante le precarie condizioni di salute, volle a tutti i costi realizzare il film. Alcuni mesi prima di morire, inoltre, concesse la sua immagine per il videogioco de il padrino ispirato alla famosa saga di film.

Riceverà anche un Razzie Awards nella categoria peggior attore non protagonista nel 1996, per la sua interpretazione del dottor Moreau in L'isola perduta.

Rimarrà comunque nella storia per le sue interpretazioni, per il suo fascino, per il suo atteggiamento ribelle e per una presunzione che solo pochi grandi personaggi pubblici hanno potuto permettersi.

Posizioni Politiche e Umanitarie[modifica | modifica wikitesto]

Marlon Brando alla Marcia su Washington nel 1963.

Brando è stato molto attivo anche politicamente. Infatti ha finanziato in parte la candidatura a presidente degli Stati Uniti d'America di John Fitzgerald Kennedy. Nell'agosto 1963 ha partecipato alla famosa Marcia su Washington insieme agli amici/star Burt Lancaster, Sidney Poitier, James Garner, Charlton Heston, Harry Belafonte. Assieme a Paul Newman ha inoltre partecipato al freedom riders. Il giorno dopo l'assassinio di Martin Luther King, nel 1968, Brando ha dichiarato di volersi impegnare attivamente nel movimento afro-americano. Per questo, l'anno seguente, rifiuto il ruolo di protagonista nel film Il compromesso che passerà così a Kirk Douglas.

Negli anni sessanta ha donato milioni di dollari a entrambi i leader del sud cristiano (S.C.L.C.) e ha donato parecchi fondi per i bambini malati del Mississippi. Ha inoltre recitato in numerose pellicole che trattavano tali argomenti, come Missione in Oriente oppure Sayonara. La sua solidarietà verso questi movimento si è infine manifestata in un memorabile momento, e cioè il rifiuto dell'Oscar nel 1973.

Al di fuori dal suo impegno cinematografico, Brando ha partecipato davanti all' Assemblea della California sostenendo una legge sull' alloggiamento equo delle persone di colore. Marlon Brando è stato anche un'attivista contro l'apartheid. Ha preso parte ad una manifestazione di protesta nel 1975 contro gli investimenti americani in Sud Africa e per la liberazione di Nelson Mandela. Nel 1989 è tornato sulle scene per interpretare il film Un'arida stagione bianca incentrato sull'apartheid.

Riguardo alla politica in generale Brando si è sempre dichiarato un non votante e non ha mai sostenuto la line politica di nessun partito.

Protesta a favore dei nativi americani[modifica | modifica wikitesto]

Per la sua interpretazione nel film Il padrino, Brando vinse il suo secondo Oscar ma, unico caso nella storia del cinema insieme a quello dell'attore George C. Scott, preferì rinunciare alla statuetta: l'attore, che in quegli anni si era avvicinato alla causa degli amerindi, inviò alla cerimonia una giovane squaw indiana, che tenne in sua vece un discorso di denuncia e di protesta contro l'ambiente hollywoodiano; il nome della donna era Maria Cruz, un'attivista per i diritti civili di sangue per metà amerindo e per metà europeo[29].

L'atteggiamento (ancora una volta ribelle, che si supponeva l'establishment cinematografico non gli avrebbe successivamente perdonato) comunque non gli sbarrò la strada, l'anno successivo, per una nuova nomination: appunto quella per Ultimo tango a Parigi.

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Marlon Brando è rimasto nella storia anche per la sua controversa vita personale, movimentata da infinite relazioni e sconvolta da numerosi lutti e tragedie familiari.

Matrimoni e figli[modifica | modifica wikitesto]

L'isola di Tetiaroa in Polinesia Francese, proprietà privata dell'attore dal 1965 al 1990.

Nel 1957, Brando si sposò una prima volta con l'attrice Anna Kashfi, da cui ebbe un figlio, Christian Devi Brando (11 maggio 1958 - 26 gennaio 2008), reso celebre per un fatto di cronaca del 1990, quando venne condannato a 5 anni per l'omicidio di Dag Drollet, fidanzato della sorellastra Tarita Cheyenne[30]; la coppia divorziò nel 1959.

Nel 1960, Brando si risposò con l'attrice messicana Movita Castaneda. Da lei ebbe due figli: Miko Castaneda Brando (1961) e Rebecca Brando Kotlizky (1966). I due si separarono nel 1962 e divorziarono ufficialmente nel 1968.

Appena dopo essersi separato dalla seconda moglie, il 10 agosto 1962, Brando convolò a terze nozze con l'attrice Tarita Teriipia, conosciuta sul set de Gli ammutinati del Bounty. Ebbero due figli: Simon Tehotu Brando (1963) e Tarita Cheyenne Brando (26 febbraio 1970 - 16 aprile 1995). I due vissero sull'isola di Tetiaroa in Polinesia Francese, proprietà di Brando, fino al divorzio, avvenuto nel 1972.

Dalla relazione con la sua cameriera, Christina Maria Ruiz, Brando ebbe tre figli[31]: Ninna Priscilla Brando (1989), Myles Jonathan Brando (1992) e Timothy Gahan Brando (1994).

Brando ebbe inoltre altri quattro figli da donne sconosciute: Stephen (1967), Michael (1967), adottato dall'amico di lunga data Sam Gilman, Dylan (1968) e Angelique.

Inoltre adottò la figlia della sua assistente Caroline Barrett e dello scrittore James Clavell, nata nel 1972, con il nome di Petra Brando-Corval[32]. Sempre per adozione, Brando ebbe altri due figli: Maimiti Brando (nato nel 1977) e Raiatua Brando (nato nel 1982).

Il rapporto con Anna Kashfi[modifica | modifica wikitesto]

Anna Kashfi prima moglie di Brando, sposata nel 1957. Di lei Brando diceva: "Era la donna più bella che ho mai incontrato"

L'11 ottobre 1957 Brando si sposò con Anna Kashfi, sua prima moglie. L'11 maggio dell'anno successivo nacque Christian il loro primo figlio. La Kashfi durante il loro matrimonio e ancora oggi ha sempre sofferto di una forte dipendenza dall'alcool, cosa che ha compromesso per sempre la sua vita e che è stata la principale causa dei suoi disturbi mentali. I due si separarono meno di un anno dopo il loro matrimonio, e divorziarono ufficialmente il 22 aprile 1959[33].

Brando e la Kashfi, dall'anno del loro divorzio fino al 1972, sono stati protagonisti di un'intensa battaglia legale per la custodia del loro figlio Christian. Inizialmente, nel 1960, la Kashfi riesce ad ottenere l'affidamento ma i suoi continui sbalzi d'umore e le sue continue reazioni incontrollabili, fanno sì che Marlon la denunci perché incapace di badare al loro figlio. La vicenda finisce così nel 1972 quando Brando riesce ad ottenere la custodia di Christian[34]. Dopo il verdetto della giuria, Anna giurò vendetta verso Brando dicendogli: "Non finisce qui... hai capito bastardo!".

Nel 1972, mentre Brando è in Francia sul set di Ultimo tango a Parigi, Anna Kashfi rapisce il loro figlio Christian e lo consegna a due hippie per tenerlo un po' con loro, con l'unico scopo di vendicarsi sull'ex marito. Come ricompensa, Anna ha promesso ai due 10.000 dollari, ma non avendo mai posseduto quella somma, i due non le riconsegnano il figlio. Marlon ingaggia così due investigatori privati che riescono a raggiungere la comunità hippie, in Messico[35] e a ritrovare Christian alcuni mesi dopo, malato e con la febbre.

Il matrimonio con Tarita Teriipia e la morte di Cheyenne[modifica | modifica wikitesto]

Appena dopo essersi separato dalla sua seconda moglie, Movida Castaneda, il 10 agosto 1962 Brando si sposò con l'attrice Tarita Teriipia conosciuta durante le riprese del film Gli ammutinati del Bounty. Proprio per la sua seconda moglie[36], Brando comprò un'intera isola, chiamata Tetiaroa nella Polinesia francese, dove vissero entrambi. Dalla loro relazione nacquero due figli: Simon (1963) e Tarita Cheyenne (1970). Quest'ultima fu la prima figlia di Brando, concepita attraverso l'inseminazione artificiale.

Come dichiarato dalla stessa Tarita nel libro Marlon, il mio amore la mia ferita per i primi anni di vita Brando trattò la figlia come una principessa[37]. Quest'ultima poi avrebbe molto risentito del fatto che il padre avesse avuto altre figlie da altre donne. Marlon e Tarita divorziarono nel 1972, ma comunque l'attore non smise, negli anni seguenti, di spostarsi continuamente tra gli Stati Uniti d'America e la Polinesia. Nel 1986 la figlia si fidanzò con Dag Drollet, dal quale rimase incinta tre anni dopo[38]. In questi anni cade in una grande depressione e inizia a far uso di sostanze stupefacenti[39][40].

Michael Jackson, grande amico dell'attore dagli anni ottanta fino alla sua morte.

Nel 1989, dopo una furiosa lite con il suo fidanzato Drag[41], verso le prime ore del mattino Cheyenne subisce un grave incidente con la sua macchina. Rimane sfigurata orribilmente in volto[42]. Alchè, Marlon Brando decide di contattare i migliori chirurghi plastici di tutto il mondo commentando così la sua decisione: "Spenderò miliardi ma la farò bella come prima"[43]. I chirurghi riescono a compiere un mezzo miracolo e alla ragazza rimarranno solo due cicatrici. Dopo la morte del fidanzato Dag nel 1990, ad opera del fratellastro Christian, partorisce il figlio Tuki Brando. Il 16 aprile 1995, dopo due tentativi falliti, Cheyenne si toglie la vita impiccandosi nella casa della madre a Tahiti. Alla notizia, Marlon viene colto da un malore[44].

L'omicidio di Dag Drollet[modifica | modifica wikitesto]

La sera del 16 maggio 1990 Dag Drollet, fidanzato polinesiano della figlia di Brando Cheyenne, venne ucciso dal primogenito Christian nella villa di famiglia. Christian, allora trentunenne, ha sostenuto che era ubriaco e perciò l'omicidio sia stato accidentale. Dopo il procedimento cautelare, Christian ha confessato di essere colpevole e di aver usato una pistola per uccidere Dag.

Al processo di suo figlio, Brando si rifiutò di giurare dichiarandosi ateo. Inoltre Brando, chiamato a testimoniare, ha parlato per circa un'ora dicendo che lui e la moglie Anna Kashfi avevano fallito con il loro figlio. Successivamente si è rivolto ai membri della famiglia di Dag dicendogli: "Mi dispiace... Forse non mi crederete ma io volevo bene a Dag. Sono pronto per le conseguenze". Christian fu condannato a 10 anni di prigione, ma ne scontò solo 5 per buona condotta. La tragedia si è successivamente aggravata quando nel 1995 Cheyenne, sfigurata in volto perché sottopostasi a numerosi interventi di chirurgia plastica dopo un grave incidente e ancora depressa per l'omicidio del suo fidanzato, si suicidò impiccandosi nella casa della madre a Tahiti. Christian è morto di polmonite il 27 gennaio 2008.

Interessi e stile di vita[modifica | modifica wikitesto]

La Triumph Thunderbird, utilizzata da Brando nel film Il selvaggio

Marlon Brando è rimasto nella storia anche per il suo carattere ribelle, per molti aspetti misterioso e controverso, e per i suoi numerosi sbalzi d'umore durante i suoi film. Non a caso molti registi che lo hanno diretto in numerosi film a cui ha preso parte hanno avuto rapporti difficili durante le riprese, a causa dell'intrattabilità dell'attore, come hanno affermato in numerose occasioni Gillo Pontecorvo (che lo ha diretto in Queimada) e Francis Ford Coppola (Apocalypse Now e Il padrino). Notoriamente riservato al di fuori dei riflettori, il 12 giugno 1973 diede un pugno in faccia al paparazzo Ron Galella, che lo stava fotografando mentre si trovava in un ristorante a Chinatown con il conduttore *** Cavett, dopo le riprese di una puntata del "The *** Cavett Show". Galella si ritrovò con la mascella rotta e Brando fu condannato a risarcirlo con una somma pari a 40.000 dollari[45]. Dopo la vicenda, il paparazzo continuò ad inseguire Brando, indossando un casco da football americano.

Fra le sue passioni, rientravano quella dell'essere radioamatore (trasmettendo con il nominativo francese FO5GJ dalla propria isola in Polinesia) e quella per le motociclette, in particolare per la sua Triumph Bonneville e la sua Harley Davidson Sportster. Sulla sua isola di Tetiaroa Brando non ha mai nascosto la volontà di costruirvi un resort di lusso, ma gli esosi costi fecero svanire ogni sua speranza. Inoltre l'attore, che visse sull'isola fino al 1990, nel giugno 2003 concesse l'utilizzo di 2000 metri quadri dell'isoletta di Onehati al suo grande amico Michael Jackson, come ringraziamento per aver organizzato la festa di compleanno per sua figlia Nina (allora tredicenne)[46]. In seguito alla morte di Marlon, l'isola fu prima venduta ad un promotore immobiliare di nome Richard Bailey e poi, come l'attore ha sempre sognato, vi è stato costruito un resort di lusso chiamato The Brando.

Molto scalpore ha anche suscitato nella popolazione il fatto di come l'attore sia ingrassato notevolmente a partire dai primi anni ottanta. Infatti già nel 1978 Francis Ford Coppola affermò che quando Brando si presentò sul set di Apocalypse Now era ingrassato notevolmente (aveva messo su circa 40 libbre)[47]. Proprio per questo motivo Brando aveva chiesto che le scene in cui appariva fossero girate in penombra, per celare il suo notevole aumento di peso. A partire dal successivo film La formula e per i successivi si può notare il graduale crescere dell'obesità dell'attore. Negli ultimi anni di vita Marlon Brando pesava circa 150 kg e, proprio a causa dell'obesità, fu costretto a camminare sulla sedia a rotelle.

Ultimi anni e morte[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2001 venne ricoverato per una forte polmonite[48], proprio pochi giorni prima l'inizio delle riprese di Scary movie 2, nel quale l'attore avrebbe dovuto prendere parte in un cameo[49]. Durante i suoi ultimi anni di vita si ritirava spesso sulla sua isola in Polinesia; inoltre sfiorava i 140 kg e soffriva di diabete[50]. L'8 febbraio 2004 Marlon Brando informò Michael Jackson che le dichiarazioni di Jordy Chandler, testimone del processo al cantante, nel 1993 erano state pubblicate sul sito Internet The Smoking Gun mentre il cantante stava iniziando un'intervista con Ed Bradley nella trasmissione tv 60 minutes. In seguito a ciò Jackson interruppe l'intervista e lasciò subito lo studio[51]. Nel marzo del 2003 la sua ex-compagna Maria Cristina Ruiz gli ha fatto causa per 100 milioni di dollari, con l'accusa che Brando alla fine della loro relazione l'avrebbe lasciata sul lastrico. Brando dichiarò di possedere una misera pensione (circa 6.000 dollari al mese), e anche 1000 dollari di assistenza sociale, affermando quindi di non avere abbastanza denaro per mantenere lei e i loro tre figli[52].

L'attore morì il 1º luglio 2004 alle 18:30 (ora locale) nel Centro Medico dell'UCLA (University of California at Los Angeles) a Westwood in Los Angeles; la causa del decesso è stata una crisi respiratoria, dovuta ad un enfisema polmonare che lo affliggeva già da tre anni[48][53]. Al suo funerale parteciparono moltissime celebrità e suoi grandi amici come Jack Nicholson, Sean Penn, Warren Beatty e Michael Jackson.

Progetti rifiutati[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso della sua carriera Brando ha rifiutato molti progetti; ecco l'elenco:

Salario[modifica | modifica wikitesto]

Marlon Brando è stato uno degli attori più pagati di Hollywood: come dimostra infatti l'aumento dei suoi salari per ogni film che ha recitato. È rimasto nella storia il suo faraonico cachet ottenuto per il film Superman: 19 milioni di dollari (di cui 3,7 per la sua interpretazione e l'11,75% degli incassi), un record che è rimasto nella storia per oltre 10 anni.[89]

Per il suo primo film da protagonista Un tram che si chiama Desiderio Brando percepì circa 15.000 dollari, uno dei cachet più bassi per l'epoca[90], mentre per il film che gli fece guadagnare il primo Oscar Fronte del porto il salario arrivò a 40.000 dollari (compenso e incassi), a fronte dei 906.000 dollari di produzione[91]. A partire da questo film il suo cachet va sempre aumentando: per interpretare I giovani leoni e Sayonara Brando percepì un cachet di ben 100.000 dollari[92]. Il primo record arriva nel 1962 quando per interpretare il film Gli ammutinati del bounty la produzione gli offre 1 milione di dollari come compenso[93], consacrandosi come uno degli attori più pagati di Hollywood. Dal 1963 e per tutti gli anni sessanta, nonostante alcuni suoi film si rivelarono dei flop commerciali, Brando continuò ad essere uno degli attori più pagati, con un salario medio di 700.000 dollari per ogni film[94].

Per interpretare Il padrino Brando fu pagato dalla Paramount 150.000 dollari, uno dei compensi più bassi per l'epoca[95]. Il motivo di questo basso compenso furono i problemi di budget che aveva la produzione, ma Brando pur di partecipare al film accettò anche un compenso più basso. Questo però sarà il motivo del suo rifiuto a prendere parte al seguito. Per il film Missouri Brando fu pagato 1.000.000 di dollari[96]. Nel 1976 dichiarò che d'ora in poi non avrebbe più lavorato per meno di 2.000.000 di dollari come compenso[97]. Nel 1978 arriva un record mondiale. Per la sua partecipazione al film Superman, Brando batte tutti i record: percepisce infatti circa 19 milioni di dollari (3,7 per la sua interpretazione e circa l'11,75% degli incassi)[98][99]. Questo record è entrato nel Guinness dei primati per il compenso più alto percepito per un film, e vi rimarrà fino al 1989 quando Jack Nicholson ottenne 60 milioni di dollari per Batman.

Dal 1980 fino alla morte, per tutti i film che ha interpretato Brando ha percepito un salario medio di 5.000.000 di dollari[100], arrivando a quasi 8.000.000 di dollari per il film L'isola perduta[101].

Influenze sulla cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

La celebrità dell'attore contribuì decisamente a diffondere il nome proprio di persona maschile Marlon, che egli aveva ereditato da suo padre, e la cui origine è ignota[102].

A Marlon Brando sono dedicate varie canzoni:

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

La statua presente al Madame Tussauds di Londra dedicata a Brando nel film Il selvaggio

Attore[modifica | modifica wikitesto]

Inoltre Michael Jackson chiese la sua collaborazione nel video You Rock My World, dove compare nei panni di un boss criminale che gestisce locali notturni.

Regista[modifica | modifica wikitesto]

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Premio Oscar[modifica | modifica wikitesto]

Golden Globe[modifica | modifica wikitesto]

Emmy Awards[modifica | modifica wikitesto]

Doppiatori italiani[modifica | modifica wikitesto]

Nelle versioni in italiano dei suoi film, Marlon Brando è stato doppiato da:

  • Giuseppe Rinaldi ne Il mio corpo ti appartiene, Sayonara, I giovani leoni, Pelle di serpente, Il brutto americano, Viva Zapata! (ridoppiaggio), I due volti della vendetta, Missione in Oriente, I due seduttori, I morituri, La caccia, A sud-ovest di Sonora, La contessa di Hong Kong, Candy e il suo pazzo mondo, La notte del giorno dopo, Queimada, Improvvisamente, un uomo nella notte, Il padrino, Ultimo tango a Parigi, Missouri, Superman, La formula, Un'arida stagione bianca, Il boss e la matricola, L'isola perduta, Il coraggioso
  • Emilio Cigoli in Giulio Cesare, Il selvaggio, Fronte del porto, Désirée, Bulli e pupe
  • Stefano Sibaldi in Un tram che si chiama Desiderio
  • Augusto Marcacci in Viva Zapata!
  • Carlo Romano ne La casa da tè alla luna d'agosto
  • Nando Gazzolo ne Gli ammutinati del Bounty
  • Gigi Proietti in Riflessi in un occhio d'oro
  • Sergio Fantoni in Apocalypse Now
  • Marcello Tusco in Radici: le nuove generazioni
  • Gianni Musy in Cristoforo Colombo - La scoperta
  • Francesco Carnelutti in Don Juan DeMarco - Maestro d'amore
  • Carlo Sabatini in In fuga col malloppo
  • Vittorio Di Prima in The Score
  • Ennio Coltorti in Apocalypse Now Redux
  • Sergio Di Stefano in Superman Returns
  • Emilio Cappuccio in Superman (ridoppiaggio)
  • Stefano De Sando ne Il padrino (ridoppiaggio)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Marlon Brando, repubblica.it. URL consultato il 16 novembre 2014.
  2. ^ La protesta riguardava gli indiani degli Stati Uniti d'America, come da: Michel Ciment, Enrico Lancia, Jean-Loup Passek, Dizionario Larousse del cinema americano, Gremese Editore, 1998, p. 89, ISBN 978-88-7742-184-5.
  3. ^ Bly 1994, p. 11.
  4. ^ Kanfer 2008, p. 134.
  5. ^ Kanfer 2008, pp. 5, 6.
  6. ^ Patricia Bosworth, 1996, p. 130.
  7. ^ Kanfer 2008, pp. 5, 6.
  8. ^ (EN) AFI's 50 Greatest American Screen Legends, American Film Institute. URL consultato il 16 novembre 2014.
  9. ^ (FR) Patricia Bosworth, François Tétreau, Marlon Brando Grandes figures, grandes signatures, Les Editions Fides, 2003, p. 11, ISBN 978-2-7621-2524-5.
  10. ^ Patricia Bosworth, Marlon Brando Thorndike Press Large Print Biography Series Thorndike Biography, Thorndike Press, 2001, p. 3, ISBN 978-0-7862-3649-7.
  11. ^ (EN) Marlon Brando, Rotten Tomatoes. URL consultato l'8 marzo 2010.
  12. ^ a b c The Guardian, 3 luglio 2004, articolo di David Thomson
  13. ^ Claver Salizzato, Marlon Brando I Grandi del cinema, Gremese, 1996, p. 86, ISBN 978-88-7605-941-4.
  14. ^ Adler and Paris 1999, p. 271.
  15. ^ Il suo compenso per tale ruolo fu di 75.000 dollari. Come da (EN) Alan Frank, Marlon Brando The screen greats, Optimum Books, 1982, p. 18, ISBN 978-0-600-37790-0.
  16. ^ (EN) Sito del festival di Cannes. URL consultato il 6 maggio 2010.
  17. ^ Stefan Kanfer, Somebody: The Reckless Life and Remarkable Career of Marlon Brando, Faber & Faber, 7 luglio 2011, p. 125, ISBN 978-0-571-27878-7.
  18. ^ vedi Gli ammutinati del bounty
  19. ^ (EN) Frederic O. Sargent, The civil rights revolution: events and leaders, 1955-1968, Quarta edizione, McFarland, 2004, p. 85, ISBN 978-0-7864-1914-2.
  20. ^ Venne stroncato dalla critica, in particolare dal Time Magazine. Come da (EN) Kohn Ingeborg, Charlie Chaplin, Brightest star of silent films, Portaparole, p. 85, ISBN 978-88-89421-14-7.
  21. ^ Tullio Kezich, Quaderni piacentini, n. 40, 1970
  22. ^ (EN) Stefan Kanfer, Somebody: the reckless life and remarkable career of Marlon Brando, Alfred A. Knopf, 2008, p. 225, ISBN 978-1-4000-4289-0.
  23. ^ Trivia su IMDb
  24. ^ l'Espresso, 16 agosto 2007, pag. 41
  25. ^ Il était une fois... Le dernier tango à Paris di Serge July e Marie Genin
  26. ^ Fronte del porto
  27. ^ Ultimo tango a Parigi, Corriere della Sera. URL consultato il 19 febbraio 2010.
  28. ^ Stefano Lombardini, L'affaire 'Ultimo tango a Parigi' (II), fucine.com. URL consultato l'8 marzo 2010.
  29. ^ Washington Post 2 luglio 2004, articolo di Adam Bernstein
  30. ^ Corriere della sera, 27 gennaio 2008
  31. ^ The Sunday Times, Mutiny on his bounty 13 agosto 2006
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Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Oscar al miglior attore Successore
William Holden
per Stalag 17 - L'inferno dei vivi
1955
per Fronte del porto
Ernest Borgnine
per Marty, vita di un timido
Predecessore Oscar al miglior attore Successore
Gene Hackman
per Il braccio violento della legge
1973
per Il padrino
(rifiutato)
Jack Lemmon
per Salvate la tigre

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