Andy Warhol

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
« In the future everyone will be world-famous for 15 minutes »
(Andy Warhol)
Andy Warhol

Andy Warhol (IPA: [ˈwɔrhɒl]), nato Andrew Warhola Jr. (Pittsburgh, 6 agosto 1928New York, 22 febbraio 1987) è stato un pittore, scultore, regista, produttore cinematografico, direttore della fotografia, attore, sceneggiatore e montatore statunitense, figura predominante del movimento della Pop art e tra gli artisti più influenti del XX secolo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Andy Warhol nacque a Pittsburgh, in Pennsylvania, il 6 agosto del 1928, figlio di Ondrej Varchola (anglofonizzò il proprio nome in Andrew Warhola poco dopo il suo arrivo negli Stati Uniti; 1889-1942) e di Júlia Justína Zavacká (1892-1972), ambedue immigrati ruteni originari di Miková (un paese situato nell'odierna Slovacchia nord-orientale). Warhol mostrò subito il suo talento artistico, e studiò arte pubblicitaria al Carnegie Institute of Technology, l'attuale Carnegie Mellon University di Pittsburgh. Dopo la laurea, ottenuta nel 1949, si trasferì a New York. La "grande mela" gli offrì subito molteplici possibilità di affermarsi nel mondo della pubblicità, lavorando per riviste come Vogue e Glamour.

Il 3 giugno 1968, una femminista radicale nonché artista frequentatrice della "Factory", Valerie Solanas, sparò a Warhol e al suo compagno di allora, Mario Amaya. Entrambi sopravvissero all'accaduto, nonostante le gravissime ferite riportate da Warhol avessero fatto temere il peggio. Le apparizioni pubbliche di Warhol dopo questa vicenda diminuirono drasticamente: l'artista si rifiutò di testimoniare contro la sua tentata carnefice e la vicenda passò in second'ordine per via dell'assassinio di Bob Kennedy, avvenuto due giorni dopo.

Morì a New York il 22 febbraio 1987, in seguito a un intervento chirurgico alla cistifellea, dopo aver realizzato Last Supper, ispirato all'Ultima Cena di Leonardo da Vinci. I funerali si svolsero a Pittsburgh, sua città natale, e a New York venne celebrata una messa commemorativa. Nella primavera del 1988, 10.000 oggetti di sua proprietà vengono venduti all'asta da Sotheby's per finanziare la "Andy Warhol Foundation for the Visual Arts". Nel 1989 il Museum of Modern Art di New York gli dedicò una grande retrospettiva.

Pittura[modifica | modifica wikitesto]

Warhol con Jimmy Carter, 39º presidente degli Stati Uniti d'America

La sua attività artistica conta tantissime opere, che produceva in serie con l'ausilio dell'impianto serigrafico. Le sue opere più famose sono diventate delle icone: Marilyn Monroe, Mao Tse-Tung, Che Guevara e tante altre. La ripetizione era il suo metodo di successo: su grosse tele riproduceva moltissime volte la stessa immagine alterandone i colori (prevalentemente vivaci e forti). Prendendo immagini pubblicitarie di grandi marchi commerciali (famose le sue bottiglie di Coca Cola) o immagini d'impatto come incidenti stradali o sedie elettriche, riusciva a svuotare di ogni significato le immagini che rappresentava proprio con la ripetizione dell'immagine stessa su vasta scala.

La sua arte, che portava gli scaffali di un supermercato all'interno di un museo o di una mostra d'arte, era una provocazione nemmeno troppo velata: secondo uno dei più grandi esponenti della Pop Art l'arte doveva essere "consumata" come un qualsiasi altro prodotto commerciale.

Ha spesso ribadito che i prodotti di massa rappresentano la democrazia sociale e come tali devono essere riconosciuti: anche il più povero può bere la stessa Coca Cola che beve Jimmy Carter o Liz Taylor. Fra i suoi assistenti, che successivamente divennero essi stessi famosi, figurò Ronnie Cutrone.

Successivamente rivisitò anche le grandi opere del passato, come L'ultima cena di Leonardo da Vinci o capolavori di Paolo Uccello e Piero della Francesca: anche in questo caso cercò di rendere omaggio a delle opere d'arte al posto dei mass media che in alcuni casi cercarono di screditarlo, tuttavia la pop art fu una delle icone principali che accompagnarono il boom economico.

Scultura[modifica | modifica wikitesto]

I famosi barattoli di zuppa Campbell's spesso rappresentati da Warhol

Andy Warhol ha anche creato alcune sculture che riproponevano in più dimensioni alcuni suoi lavori serigrafici più famosi, come ad esempio scatole di detersivo Brillo ed altri prodotti in scatola.

Altre forme d'arte[modifica | modifica wikitesto]

Warhol ha sostenuto e sperimentato altre forme di comunicazione, come ad esempio il cinema e la musica: ha prodotto alcuni lungometraggi e film, ha sostenuto alcuni gruppi musicali, tra cui i Velvet Underground con Lou Reed, per i quali ha disegnato la celebre copertina dell'album d'esordio The Velvet Underground & Nico, e numerosi artisti anche stranieri tra cui la cantante italiana Loredana Bertè, ha scritto libri e biografie. Il pensiero "commerciale" di Warhol spaziava in ogni campo. Blow Job (telecamera fissa per 35 minuti sul volto di un uomo che riceve una fellatio) e Lonesome Cowboys sono alcuni esempi di film che ritraggono la cultura gay newyorkese del tempo, censurati e distribuiti solo con il passaparola.

Altri lavori, certamente d'avanguardia, mostrano ad esempio un uomo che dorme per cinque ore e venti (Sleep, 1963). Alcuni di questi film furono trasmessi al pubblico dopo trent'anni dalla data di pubblicazione dei lungometraggi, soprattutto in occasione di mostre ed antologie del pittore organizzate in molti musei del mondo.

È stato anche fondatore della Factory, luogo in cui giovani artisti newyorkesi potevano trovare uno spazio collettivo per creare: qui sono nati o passati per un breve periodo altri famosi artisti come Jean-Michel Basquiat, Francesco Clemente, Keith Haring.

« Alcune aziende erano recentemente interessate all’acquisto della mia aura. Non volevano i miei prodotti. Continuavano a dirmi: “Vogliamo la tua aura”. Non sono mai riuscito a capire cosa volessero. Ma sarebbero stati disposti a pagare un mucchio di soldi per averla. Ho pensato allora che se qualcuno era disposto a pagarla tanto, avrei dovuto provare ad immaginarmi che cosa fosse.[1] »

Pubblicità[modifica | modifica wikitesto]

Il 23 luglio 1985 fa da testimonial al lancio del nuovo computer della Commodore: l'Amiga 1000. Sempre negli anni ottanta è testimonial della rivista Vogue America. Durante la presentazione del computer Warhol produsse alcune immagini digitali tra cui un ritratto della cantante Debbie Harry presente all'evento. Warhol fotografò la Harry con una fotocamera collegata al computer e poi elaborò l'immagine con il software presente nell'Amiga. Queste opere sono rimaste in alcuni floppy disk a corredo del computer usato per la presentazione che fu poi donato a Warhol dall'azienda produttrice per poi venire conservato all'Andy Warhol Museum di Pittsburgh e sono state ritrovate dall'artista newyorkese Cory Arcangel nel 2011 e recuperate con un lavoro durato tre anni e la collaborazione del Computer Club della Carnegie Mellon University.[2]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

L'interesse di Warhol per il cinema si manifesta a partire dal 1963, quando l'artista, dopo aver frequentato la cinémathèque di Jonas Mekas e il circuito del New American Cinema, decide di comperarsi una cinepresa Bolex 16mm. I film di Warhol di questo primo periodo si possono definire minimali: Sleep, Kiss, Eat, Blow Job, Empire, tutti del 1963-1964, mostrano azioni ripetute dilatate nel tempo, riprese con una camera fissa. A Warhol interessa la composizione dell'immagine che si viene a creare partendo da un unico punto di vista. Questi primi film sono come quadri che, invece di essere appesi, sono proiettati su una parete bianca.

I film sperimentali senza sonoro sono girati in 16mm alla velocità di 24 fotogrammi per secondo e proiettati alla velocità di 16 fotogrammi al secondo; questa caratteristica rallenta e amplifica l'immagine del film, che viene percepito in un tempo lunghissimo. Luogo fondamentale sia per la sperimentazione che per l'ispirazione nel mondo del cinema di Warhol è la Silver Factory, l'ampio locale ubicato al quarto piano di un ex fabbrica di cappelli sulla 47ª strada, è stato il più noto studio laboratorio di Warhol, teatro di molti progetti artistici tra il 1963 e il 1968. Circondato da persone cui chiede suggerimenti ed idee, Warhol lavora alla Factory con ritmi di "catena di montaggio". La Factory è una open house, un luogo aperto in cui tutti sono invitati a partecipare.

Nello studio gravitava un mondo di originali intorno ad una figura che si faceva chiamare "capo", ma che era orgoglioso di non dare mai l'impressione di avere la minima individualità, di non essere mai altro che lo specchio del suo entourage, la copia di ciò che i suoi cortigiani volevano che fosse. La Factory diventa così uno "spazio ideologico" dove molte nozioni sulla pop art si trasformano in stile di vita. Il gruppo forma un nucleo che stabilisce un linguaggio comune, uno stile comune che basa i propri principi sull'accettazione di qualsiasi comportamento, senza pretendere di giudicarlo.

Screen Test[modifica | modifica wikitesto]

Un posto importante nella produzione cinematografica di Warhol riguarda i cinquecento rulli di Screen Test, film ritratti di personaggi in vista alla Factory che vengono ripresi con camera fissa per tre minuti su un fondo nero. Warhol chiede ad ogni partecipante del provino (screen-test) di fissare la camera, di non muoversi durante la ripresa e di non sbattere le ciglia, restando con lo sguardo fisso.

« Trovo il montaggio troppo stancante […] lascio che la camera funzioni fino a che la pellicola finisce, così posso guardare le persone per come sono veramente. »
(Andy Warhol)

L'idea è quella di fissare in un ritratto un personaggio che compie un'azione banale, ma che per Warhol ha un importante significato. L'obiettivo non è solo quello di entrare nell'intimità del personaggio ripreso ma anche quello di colpire lo stesso spettatore e farlo riflettere.

Personaggi famosi[modifica | modifica wikitesto]

Salvador Dalì
Yoko Ono

Filmografia parziale[modifica | modifica wikitesto]

Regia[modifica | modifica wikitesto]

Soggetto/produzione[modifica | modifica wikitesto]

Film su Andy Warhol[modifica | modifica wikitesto]

Songs for Drella[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la sua morte, Lou Reed e John Cale – i membri fondatori dei Velvet Underground – fecero uscire nel 1990 un concept album in suo onore, Songs for Drella, in cui esaminavano nel dettaglio il pensiero e l'influenza di Warhol.

« ... Il problema con i classicisti / è che quando guardano un albero / non vedono altro / e disegnano un albero... »
(Andy Warhol)

Comparse e citazioni[modifica | modifica wikitesto]

L'ultima casa di Andy Warhol, 57 East 66th street, a New York
  • Il regista Oliver Stone lo cita nel film The Doors dedicandogli due minuti di pellicola in cui incontra Jim Morrison ad una festa.
  • Il nome dell'artista ha dato spunto ai Dandy Warhols.
  • Appare nell'episodio Homer e la pop art della serie animata I Simpsons, dove Homer Simpson prima rimane affascinato da un quadro con un barattolo di zuppa Campbell's, poi sogna di essere colpito dallo stesso Warhol con altri barattoli di zuppa Campbell's.
  • Il cantautore rapper italiano Caparezza lo cita nella canzone La mia parte intollerante dell'album Habemus Capa: «Che detesto il cliché dell'uomo che non deve chiedere mai, dato che se non chiedi non sai, dato che adoro Warhol e Wilde...»
  • Il film Factory Girl del 2006 del regista George Hickenlooper narra della vita dell'attrice-modella Edie Sedgwick nella Factory di Andy Warhol, il film suggerisce che anche Warhol fu causa della sua rovina.
  • Ha partecipato in numerosi camei in decine di film. Nel 1982 ha partecipato (non accreditato) nel film Tootsie di Sydney Pollack al fianco di Dustin Hoffman vestito da donna.
  • Il rapper milanese Fedez lo cita nella sua canzone "Psichedelico", sedicesima traccia dell'album Sig. brainwash "Un viaggio sola andata ma non so quando ritorno, intrappolato dentro il quadro di Andy Warhol"
  • Partecipa all'episodio n°200 di Love Boat, Aerobic April/The Wager/Story of the Century, nei panni di sé stesso, alle prese con Tom Bosley e Marion Ross (I Cunningham protagonisti del serial Happy Days); Marion Ross, sua grande amica nella vita reale, lo convinse a partecipare.
  • Viene citato nella dodicesima puntata della serie televisiva Pan Am, dove Laura scopre che l'artista Andy Warhol è interessato a comprare delle sue fotografie di nudo.
  • Nell'episodio Colpo Della Polka di Scooby-Doo!Mystery Incorporated appare una chiara parodia di Warhol (Randy Warsaw) doppiato da Marco Vivio.
  • Nel film Men in Black 3, compare un Andy Warhol che, secondo la storia, è in realtà un infiltrato MIB.
  • Nella serie Queer as Folk, il co-protagonista Justin Taylor è spesso paragonato a Warhol in quanto entrambi sono dei geni nel campo dell'arte, ed entrambi sono nati a Pittsburgh.
  • Il rapper italiano Ghemon fa un riferimento alla teoria dei 15 minuti di Andy Warhol secondo la quale tutti saremo famosi per almeno un quarto d'ora nell'arco della nostra vita nel pezzo "Su e giù" estratto dall'album La rivincita dei buoni : "[...] forse la corsa di ognuno per ritargliarsi un quarto d'ora di fama / finisce dritta su carta stampata..."
  • Anche il rapper sardo Salmo lo cita nella sua canzone "Russel Crowe", primo singolo estratto dall'album Midnite: " lasciami 15 fottuti minuti da solo / nell'anonimato il contrario di Andy Warhol ''. Si riferisce anche lui alla teoria dei 15 minuti di Andy Wharol.
  • Il giovane regista Leonardo Ferrari Carissimi decide di affrontare, come tema della sua prima opera cinematografica (Mr. America), quello di Andy Warhol, e della distruzione che la sua controversa figura porta numerosi artisti appartenenti alla sua Factory. Il film è interpretato da Anna Favella e Marco Cocci.
Factory a New York, 1342 Lexington Avenue

Andy Warhol ebbe diverse factory a New York, cioè laboratori nei quali lavorò, alcune volte per molti anni, altre solo per poco tempo. Ma tutte le factory sono state molto significative per il suo lavoro d'artista. Gli indirizzi e i palazzi (oggi convertiti in lussuosi appartamenti o in uffici di prestigio) di quelli che, tra gli anni sessanta e gli anni ottanta, furono veri e propri laboratori di successo, per Warhol ma anche per tutti i suoi fedeli collaboratori, sono i seguenti:

  • Factory: 1342 Lexington Avenue (la prima Factory)
  • Factory: 231 East 47th street 1963-1967
  • Factory: 860 Broadway (di fronte a 33 Union Square) 1973-1984 (oggi il palazzo è stato completamente rifatto)
  • Factory: 22 East 33rd Street 1984-1987 (non esiste più il palazzo)
  • Factory: 33 Union Square 1967-1973 (Decker Building)
  • Studio: 158 Madison Avenue (ultimo studio personale)
  • Casa: 242 Lexington Avenue
  • Casa: 57 East 66th street (ultima casa di Warhol)

Andy Warhol nei musei italiani[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Andy Warhol, La filosofia da Andy Warhol, Tascabili Bompiani, 2005, p.67
  2. ^ Ritrovati in un computer Amiga inediti digitali di Andy Warhol - Repubblica.it

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Calvin Tomkins, Vite d'avanguardia. John Cage, Leo Castelli, Christo, Merce Cunningham, Johnson Philip, Andy Warhol, Genova, Costa & Nolan, 1983, ISBN 88-7648-013-7.
  • Teresa Macrì, Cinemacchine del desiderio, Genova, Costa & Nolan, 1998, ISBN 88-7648-342-X.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 56617645 LCCN: n/79/122680