BMW M1

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BMW M1
BMW M1 Front-view.JPG
BMW M1
Descrizione generale
Costruttore Germania  BMW
Tipo principale berlinetta
Produzione dal 1978 al 1981
Esemplari prodotti 456
Altre caratteristiche
Dimensioni e massa
Lunghezza 4.346 mm
Larghezza 1.820 mm
Altezza 1.140 mm
Passo 2.560 mm
Massa 1290 kg
Altro
Auto simili Ferrari 308
Lamborghini Urraco e Silhouette
Lotus Esprit
Maserati Merak
Porsche 911
1981 BMW M1 rear.JPG
Vista posteriore

La M1 è un'autovettura sportiva prodotta dalla Casa automobilistica tedesca BMW tra il 1978 ed il 1981.

La nascita[modifica | modifica wikitesto]

L'origine della vettura va fatta risalire alla Turbo Concept realizzata in occasione delle olimpiadi di Monaco del 1972. Inizialmente, la vettura doveva mostrare il grado tecnologico raggiunto dall'industria automobilistica tedesca dopo il difficile periodo degli anni '60. Il design venne curato da Paul Bracq (già realizzatore del treno TGV), il quale riprese la linea delle vetture sportive italiane costruendo un mezzo a motore centrale a forma di cuneo. Era equipaggiata con un propulsore Turbo 2.0 derivato dalla 2002 che garantiva 200 cv di potenza. Quest'ultimo era gestito da un cambio manuale a quattro marce. Nella dotazione della vettura era incluso un sistema radar che avvisava il conducente dell'eventuale vicinanza eccessiva di un altro mezzo.[1]

Il progetto venne successivamente ripreso per arginare lo strapotere della Porsche nelle competizioni GT .Il compito di progettare il motore, un 6 cilindri in linea come da tradizione, venne affidato alla neonata divisione Motorsport, mentre il design della carrozzeria, in fibra di vetro, fu affidato a Giorgetto Giugiaro. Caratterizzata da un'impostazione degna di un'auto da corsa (motore centrale longitudinale, telaio a traliccio tubolare con rinforzi in lamiera, sospensioni a 4 ruote indipendenti con quadrilateri deformabili, freni a disco davanti e dietro, la M1 era spinta dal bialbero S32B35 a 24 valvole da 3453 cm³. Alimentato a iniezione, questo propulsore, in grado di erogare sulla versione stradale una potenza massima di 277 CV a 6500 giri/min, aveva caratteristiche decisamente sportive, come la disposizione centrale longitudinale del motore e la lubrificazione a carter secco. Sportivo anche il cambio manuale a 5 marce, coadiuvato nello scaricare al suolo i tanti cavalli da un differenziale autobloccante al 40%. Pure le prestazioni erano da gran sportiva di razza: la M1 raggiungeva infatti i 262 km/h di velocità massima, coprendo lo scatto da 0 a 100 km/h in soli 5"6.

Anche il corpo vettura era quella della classica berlinetta ad alte prestazioni. Il sottile profilo a cuneo con muso assai appuntito, l'abitacolo a due posti, il baricentro molto basso, e l'altrettanto ridotta altezza dello stesso corpo vettura la facevano assomigliare non tanto ad una Porsche, quanto ad una Ferrari o ad una Maserati. Ed infatti, la M1 poteva benissimo rivelarsi un'alternativa da palati fini alle classiche Ferrari 308 o anche alle Maserati Merak, nonché alle inglesi Lotus Esprit, da sempre un classico.

La vettura venne presentata al Salone dell'Automobile di Parigi del 1978 come vettura dalle mire schiettamente agonistiche, più che stradali, ma il contestuale cambiamento del regolamento FIA, che elevò a 400 il numero di esemplari da produrre per ottenere l'omologazione nel Gruppo 5, costrinse la BMW a cercare nuovi partner per raggiungere la capacità produttiva richiesta.
Scartata la possibilità di far assemblare la M1 alla Lamborghini in crisi finanziaria, la Casa di Monaco di Baviera optò per una soluzione che coinvolgesse più fornitori: la realizzazione della carrozzeria in fibra di vetro venne affidata ad una società specializzata di Modena, mentre la Baur s'occupava degli interni e di alcune parti meccaniche. L'assemblaggio avveniva all'Italdesign di Giugiaro. Naturalmente motore, sospensioni e organi meccanici principali arrivavano dalla BMW Motorsport. Grazie a questo collage tra il 1979 ed il 1980 fu possibile realizzare 456 esemplari di M1 (400 stradali e 56 da corsa).

Le competizioni[modifica | modifica wikitesto]

La M1 da competizione

La M1 venne concepita inizialmente per gareggiare nel Gruppo 5, ma in seguito fu iscritta al campionato Gran Turismo 1978/79 nel Gruppo 4.Ben presto però la casa abbandonò anche tale categoria per organizzare un campionato monomarca ProCar con M1 da 470cv pilotate da grandi nomi della Formula 1: Nelson Piquet, Elio De Angelis, Didier Pironi, Niki Lauda e, anche se non ad ogni occasione, tutti gli altri piloti da gran premio tranne quelli Ferrari e Renault, cui le rispettive case non avevano dato il permesso di gareggiare per ovvi motivi di concorrenza commerciale. La serie fu molto seguita nel biennio 1979-1980 in quanto le gare si tenevano per lo più sulle stesse piste europee del mondiale di Formula Uno, il sabato pomeriggio dopo la fine delle sessioni di prova della massima formula, cosa che garantiva un ampio pubblico sulle tribune ed un corrispondente ampio risalto sui media. La stagione 1979 fu vinta da Niki Lauda, quella 1980 da Nelson Piquet.

La M1 realizzata per il Gruppo 5 era dotata di un propulsore dalla potenza di 850 cv. Per contenerne il peso, il telaio venne costruito in alluminio e kevlar, mentre la carrozzeria, a cui erano stati aggiunte numerose componenti aerodinamiche, era stata realizzata con la fibra di carbonio. Ottenne solo due vittorie, una sul circuito del Nürburgring e al Salzburgring.[2]

La M1 nei media[modifica | modifica wikitesto]

  • In ambito videoludico, la M1 compare nei videogiochi Micro Machines V4 (dove la versione ProCar viene denominata Mako)[3] , Burnout Dominator (dove la versione ProCar viene denominata Super Coupe).[4] e Project CARS. La versione stradale della BMW M1 è presente anche in Forza Motorsport 4 e Forza Horizon.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ BMW Turbo Concept. URL consultato il 27 marzo 2014.
  2. ^ BMW M1 Group 5. URL consultato il 23 gennaio 2014.
  3. ^ http://www.igcd.net/vehicle.php?id=6842&PHPSESSID=c18ff1...&width=1280 IGDC: 1979 BMW M1 Procar 'Mako' [E26]
  4. ^ BMW M1 'Super Coupe'. URL consultato il 24 dicembre 2012.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Video[modifica | modifica wikitesto]

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