Jimmy Carter
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| James Earl Carter | ||
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| 39° presidente degli Stati Uniti | ||
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| 20 gennaio 1977 - 20 gennaio 1981 | ||
| Predecessore | Gerald Ford | |
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| Successore | Ronald Reagan | |
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| Nome completo | {{{nome completo}}} | |
| Nascita | Plains, Georgia, 1 ottobre 1924 | |
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| Morte | ||
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| Partito politico | Democratico | |
| Tendenza politica | Progressista | |
| Coniuge | Rosalynn Carter | |
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| Religione | Battista | |
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James Earl Carter Jr. - più noto come Jimmy Carter - (Plains, 1º ottobre 1924) è un politico statunitense. È stato il 39esimo presidente degli Stati Uniti d'America, in carica dal 1977 al 1981.
In precedenza è stato produttore di arachidi e membro della Commissione Trilaterale.
Indice |
[modifica] Biografia
Governatore della Georgia dal 1970, nel 1976 ottenne la nomination democratica e, nelle successive elezioni, sconfisse il repubblicano Gerald Ford, subentrato a Nixon dopo che lo scandalo Watergate lo aveva costretto a dimettersi.
Quando si presentò alle elezioni, Carter era nuovo sulla scena politica. Se da un lato ciò costituiva un punto di debolezza, d'altra parte l'essere sconosciuto era il suo punto di forza, data l'estraneità con i numerosi scandali che scossero il Partito Democratico negli anni sessanta. I suoi critici gli rimproverano scarsa esperienza, per non essere riuscito ad ottenere l'approvazione di numerose delle sue leggi; di non avere avuto una visione chiara della politica estera, improntata astrattamente sui diritti umani; infine, i fortissimi dissidi all'interno della sua amministrazione. L'insuccesso più importante fu, probabilmente, la rivoluzione iraniana del 1979 e la successiva cattura di 52 ostaggi statunitensi nell'ambasciata di Teheran. Dopo una prima fase di distensione nei confronti del movimento comunista mondiale - Carter dispose che il Dipartimento di Stato derogasse il McCarran Act che vietava l'ingresso negli USA dei comunisti - quando l'URSS invase l'Afghanistan nel 1980, ci fu il ritorno di un clima da Guerra fredda: Carter boicottò la XXII Olimpiade che si teneva quell'anno a Mosca.
Nonostante alcuni importanti successi (fra i quali la firma degli accordi di pace di Camp David fra Egitto ed Israele), nel 1979, la crisi degli ostaggi, unita alla recessione economica attraversata dagli Stati Uniti in quegli anni, minò gravemente la sua popolarità, tanto che dovette lottare aspramente per ottenere la seconda nomination democratica (fatto alquanto raro per un presidente in carica). Dopo avere sconfitto di misura Ted Kennedy alla convention del Partito Democratico, fu poi largamente superato dal repubblicano Ronald Reagan nelle elezioni del novembre 1980.
Dopo la sua presidenza, Carter ha costituito una fondazione attraverso la quale ha messo a frutto il suo prestigio, partecipando attivamente a campagne per i diritti umani e per la promozione della democrazia e fungendo da mediatore in diversi conflitti. Per quest'opera nel 2002 è stato insignito del Premio Nobel per la pace, con la motivazione:
| « Si è impegnato in risoluzioni tese a prevenire conflitti in diversi continenti, inoltre ha mostrato uno straordinario impegno in favore dei diritti umani, e svolto attività di osservatore in innumerevoli elezioni in tutto il mondo » | |
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(dalla Motivazione sull'assegnazione del Premio Nobel per la Pace)
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Ha recentemente scritto un libro sul conflitto israelo-palestinese, Peace, not Apartheid, che negli Stati Uniti ha suscitato un grande scandalo mediatico a causa delle posizioni di Carter, nettamente contrarie al colonialismo israeliano e all'emarginazione civile cui sono costretti gli abitanti di Gaza e della Cisgiordania, da lui appunto definite come una forma di apartheid. La storia personale di Carter in relazione a questi eventi è raccontata egregiamente in un bio-documentario di Jonathan Demme Man from Plains, presentato nel 2007 alla 64a Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.
[modifica] Messaggio delle sonde Voyager
Carter fu l'uomo di stato che registrò con la propria voce il messaggio inciso sul disco d'oro lanciato assieme alle sonda Voyager 1 per il suo viaggio fuori dal nostro sistema solare il 5 settembre 1977.
| « Questa nave spaziale Voyager è stata costruita dagli Stati Uniti d'America. Siamo una comunità di 240 milioni di esseri umani tra oltre 4 miliardi di abitanti del pianeta Terra.
Noi esseri umani siamo ancora divisi in nazioni, ma queste nazioni stanno rapidamente diventando una unica civiltà globale. Noi lanciamo questo messaggio nel cosmo. È probabile che continui ad esistere anche per un miliardo di anni nel nostro futuro, quando la nostra civiltà potrebbe essere profondamente cambiata e la superficie della Terra ampiamente modificata. Dei 200 miliardi di stelle nella galassia della Via Lattea, alcune —forse molte— potrebbero avere pianeti abitati e civiltà in grado di esplorare lo spazio. Se una di queste civiltà intercetta la Voyager e riesce a comprendere il contenuto di questa registrazione, ecco il nostro messaggio: "Questo è un regalo di un piccolo e distante pianeta, un frammento dei nostri suoni, della nostra scienza, delle nostre immagini, della nostra musica, dei nostri pensieri e sentimenti. Stiamo cercando di sopravvivere ai nostri tempi, ma potremmo farlo nei vostri. Noi speriamo un giorno, dopo aver risolto i problemi che stiamo affrontando, di congiungerci in una comunità di civiltà galattiche. Questa registrazione rappresenta la nostra speranza, la nostra determinazione e la nostra buona volontà in un vasto ed impressionante universo. » |
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(Jimmy Carter, Presidente degli Stati Uniti d'America)
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[modifica] Galleria fotografica
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Carter con Andy Warhol nel 1977 |
Helmut Schmidt, Pierre Trudeau, Valéry Giscard d'Estaing, James Callaghan, Jimmy Carter, Giulio Andreotti e Takeo Fukuda al summit del G7 nel 1977 |
Da sinistra Giulio Andreotti, Takeo Fukuda, il Presidente Carter, Helmut Schmidt e Valéry Giscard d'Estaing al summit meeting del G7 a Bonn 1978 |
Re Husayn di Giordania col Presidente Carter nel 1977 |
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Carter e Walter Scheel |
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
Wikiquote contiene citazioni di o su Jimmy Carter
| Predecessore: | Presidente degli Stati Uniti | Successore: | |
|---|---|---|---|
| Gerald Ford | 1977-1981 | Ronald Reagan | |
| Presidenti degli Stati Uniti | |||
| Washington | J. Adams | Jefferson | Madison | Monroe | J.Q. Adams | Jackson | Van Buren | W.H. Harrison | Tyler | Polk | Taylor | Fillmore | Pierce | Buchanan | Lincoln | A. Johnson | Grant | Hayes | Garfield | Arthur | Cleveland | B. Harrison | Cleveland | McKinley | T. Roosevelt | Taft | Wilson | Harding | Coolidge | Hoover | F.D. Roosevelt | Truman | Eisenhower | Kennedy | L.B. Johnson | Nixon | Ford | Carter | Reagan | G.H.W. Bush | Clinton | G.W. Bush | Obama | |||
| Candidati alla presidenza degli Stati Uniti per il Partito Democratico | |
|---|---|
| Jackson · Van Buren · Polk · Cass · Pierce · Buchanan · Douglas/Breckinridge (SD) · McClellan · Seymour · Greeley · Tilden · Hancock · Cleveland · Bryan · Parker · Bryan · Wilson · Cox · Davis · Smith · Roosevelt · Truman · Stevenson · Kennedy · Johnson · Humphrey · McGovern · Carter · Mondale · Dukakis · Clinton · Gore · Kerry · Obama |