Jimmy Carter

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James Earl Carter
JimmyCarterPortrait2.jpg

39º Presidente degli Stati Uniti
Durata mandato 20 gennaio 1977 - 20 gennaio 1981
Predecessore Gerald Ford
Successore Ronald Reagan

76º Governatore della Georgia
Durata mandato 12 gennaio 1971 - 14 gennaio 1975
Predecessore Lester Maddox
Successore George Busbee

Dati generali
Partito politico Democratico
Tendenza politica Liberal moderato
Professione imprenditore agricolo
Firma Firma di James Earl Carter
Medaglia del Premio Nobel Nobel per la pace 2002

James Earl Carter Junior, più noto come Jimmy Carter (Plains, 1º ottobre 1924), è un politico statunitense, 39º presidente degli Stati Uniti d'America, in carica dal 1977 al 1981.

In precedenza è stato produttore di arachidi e membro della Commissione Trilaterale. Nel 2002 è stato insignito del Premio Nobel per la pace.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Governatore della Georgia dal 1970, nel 1976 ottenne la nomination democratica e, nelle successive elezioni, sconfisse il repubblicano Gerald Ford, subentrato a Nixon dopo che lo scandalo Watergate lo aveva costretto a dimettersi.

Presidenza[modifica | modifica sorgente]

Quando si presentò alle elezioni, Carter era nuovo sulla scena politica. Se da un lato ciò costituiva un punto di debolezza, d'altra parte l'essere sconosciuto era il suo punto di forza, data l'estraneità con i numerosi scandali che avevano scosso il Partito Democratico negli anni sessanta. I suoi critici[senza fonte] gli rimproverano scarsa esperienza, per non essere riuscito ad ottenere l'approvazione di numerose delle sue leggi; di non avere avuto una visione chiara della politica estera, improntata astrattamente sui diritti umani; infine, i fortissimi dissidi all'interno della sua amministrazione. L'insuccesso più importante fu, probabilmente, la rivoluzione iraniana del 1979 e la successiva cattura di 52 ostaggi statunitensi nell'ambasciata di Teheran.

Il fallimento della politica estera mediorientale rimase il punto debole dell'amministrazione Carter, che causò la disapprovazione di molti americani nei suoi confronti.

Dopo una prima fase di distensione nei confronti del movimento comunista mondiale - Carter dispose che il Dipartimento di Stato derogasse il McCarran Act che vietava l'ingresso negli USA dei comunisti - quando l'URSS invase l'Afghanistan nel 1980, ci fu il ritorno di un clima da Guerra fredda: Carter boicottò la XXII Olimpiade che si teneva quell'anno a Mosca.

Nonostante alcuni importanti successi (fra i quali la firma degli accordi di pace di Camp David fra Egitto ed Israele), nel 1979, la crisi degli ostaggi, unita alla recessione economica attraversata dagli Stati Uniti in quegli anni, minò gravemente la sua popolarità, tanto che dovette lottare aspramente per ottenere la seconda nomination democratica (fatto alquanto raro per un presidente in carica). Dopo avere sconfitto di misura Ted Kennedy alla convention del Partito Democratico, fu poi largamente superato dal repubblicano Ronald Reagan nelle elezioni del novembre 1980.

Il Presidente Carter fra Menachem Begin e Muhammad Anwar al-Sadat a Camp David

Il Centro Carter e il Premio Nobel per la pace[modifica | modifica sorgente]

Dopo la sua presidenza, Carter ha costituito una fondazione, il Carter center, attraverso la quale ha messo a frutto il suo prestigio, partecipando attivamente a campagne per i diritti umani e per la promozione della democrazia e fungendo da mediatore in diversi conflitti. Per quest'opera nel 2002 è stato insignito del Premio Nobel per la pace, con la motivazione:

« Si è impegnato in risoluzioni tese a prevenire conflitti in diversi continenti, inoltre ha mostrato uno straordinario impegno in favore dei diritti umani, e svolto attività di osservatore in innumerevoli elezioni in tutto il mondo »
(dalla Motivazione sull'assegnazione del Premio Nobel per la Pace)

L'azione di Carter raccoglie da sempre sia elogi sia molte critiche. È stato il primo presidente americano, anche se non più in carica, a visitare Cuba e a incontrare Fidel Castro, dai tempi dell'embargo, nel 2002. Nonostante una leggera distensione, il presidente George W. Bush non volle porre fine alle sanzioni contro Cuba.

Posizioni politiche recenti[modifica | modifica sorgente]

Ha recentemente scritto un libro sul conflitto israelo-palestinese, Peace, not Apartheid, che negli Stati Uniti ha suscitato un grande scandalo mediatico a causa delle posizioni di Carter nettamente contrarie alle politiche di Israele nei confronti del popolo palestinese, politiche da lui definite di apartheid. La storia personale di Carter in relazione a questi eventi è raccontata egregiamente in un bio-documentario di Jonathan Demme Man from Plains, presentato nel 2007 alla 64ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia. Confidenziali resterebbero i rapporti fra Jimmy Carter e il movimento terrorista palestinese Hamas.

Ha preso posizione sul caso di Troy Davis, giustiziato il 21 settembre 2011, auspicando l'abolizione totale della pena di morte negli USA.[1]

Durante la campagna elettorale di Barack Obama del 2012, ha annunciato che avrebbe partecipato, insieme a Bill Clinton, alla Convention Democratica a favore della sua rielezione.

Messaggio delle sonde Voyager[modifica | modifica sorgente]

Jimmy Carter (a destra) nel 1991 con il presidente George H. W. Bush e gli ex presidenti Gerald Ford, Richard Nixon e Ronald Reagan durante l'inaugurazione della Biblioteca Presidenziale Reagan.

Carter fu l'uomo di stato che registrò con la propria voce il messaggio inciso sul disco d'oro lanciato assieme alle sonda Voyager 1 per il suo viaggio fuori dal nostro sistema solare il 5 settembre 1977.

18 anni dopo, il presidente degli Stati Uniti d'America George W Bush ha invitato gli ex presidenti George H. W. Bush, Bill Clinton, Jimmy Carter (a destra) ed il "presidente eletto" ma non ancora in carica Barack Obama per un incontro e pranzo presso la Casa Bianca. Foto scattata Mercoledì, 7 gennaio 2009 nello Studio Ovale alla Casa Bianca.
« Questa nave spaziale Voyager è stata costruita dagli Stati Uniti d'America. Siamo una comunità di 240 milioni di esseri umani da oltre 4 miliardi di abitanti del pianeta Terra.

Noi esseri umani siamo ancora divisi in nazioni, ma queste nazioni stanno rapidamente diventando una unica civiltà globale. Noi lanciamo questo messaggio nel cosmo. È probabile che continui ad esistere anche per un miliardo di anni nel nostro futuro, quando la nostra civiltà potrebbe essere profondamente cambiata e la superficie della Terra ampiamente modificata. Dei 200 miliardi di stelle nella galassia della Via Lattea, alcune — forse molte — potrebbero avere pianeti abitati e civiltà in grado di esplorare lo spazio. Se una di queste civiltà intercetta la Voyager e riesce a comprendere il contenuto di questa registrazione, ecco il nostro messaggio: "Questo è un regalo di un piccolo e distante pianeta, un frammento dei nostri suoni, della nostra scienza, delle nostre immagini, della nostra musica, dei nostri pensieri e sentimenti. Stiamo cercando di sopravvivere ai nostri tempi, ma potremmo farlo nei vostri. Noi speriamo un giorno, dopo aver risolto i problemi che stiamo affrontando, di congiungerci in una comunità di civiltà galattiche. Questa registrazione rappresenta la nostra speranza, la nostra determinazione e la nostra buona volontà in un vasto ed impressionante universo. »

(Jimmy Carter, Presidente degli Stati Uniti d'America)

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Presidential Medal of Freedom - nastrino per uniforme ordinaria Presidential Medal of Freedom

Mass Media[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Carter: reject the death penalty
  2. ^ Did Jimmy Carter really see a UFO?

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Presidente degli Stati Uniti Successore
Gerald Ford 1977-1981 Ronald Reagan

Controllo di autorità VIAF: 247888433 LCCN: n79021791