Valerie Solanas

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« In questa società la vita, nel migliore dei casi, è una noia sconfinata e nulla riguarda le donne: dunque, alle donne responsabili, civilmente impegnate e in cerca di emozioni sconvolgenti, non resta che rovesciare il governo, eliminare il sistema monetario, istituire l'automazione globale e distruggere il sesso maschile. »
(Valerie Solanas, SCUM Manifesto)

Valerie Jean Solanas (Ventnor City, 9 aprile 1936San Francisco, 26 aprile 1988) è stata una scrittrice, attrice e attivista statunitense.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nata a Ventnor City, New Jersey da Louis Solanas e Dorothy Biondi, Valerie racconta di come fu vittima di abusi sessuali da parte di suo padre per tutta l'infanzia[1]. I genitori divorziarono negli anni quaranta, ed all'età di 15 anni Valerie iniziò a vivere per strada. Nonostante questo, terminò gli studi liceali e si iscrisse alla facoltà di psicologia dell'Università del Maryland.

Dopo la laurea in psicologia lavorò per un anno nell'Università del Minnesota, e nel 1953 nacque suo figlio David (che venne adottato dalla famiglia Blackwell[2]). Altri dettagli della sua vita da questa ultima data al 1966 sono poco chiari, dato che Valerie vagabondò per il paese sostenendosi con l'elemosina e prostituendosi.

SCUM Manifesto[modifica | modifica wikitesto]

Verso la fine degli anni sessanta, Valerie Solanas scrisse ed autoprodusse il suo lavoro più conosciuto, lo SCUM Manifesto, un feroce, rivoluzionario attacco alla cultura patriarcale, che vendeva per strada a 25 cent alle donne e a 50 cent agli uomini. La parola SCUM è generalmente considerata come un acronimo di "Society for Cutting Up Men" (Società per l'eliminazione dell'uomo), anche se questa sigla non compare nel manifesto e che l'autrice abbia rigettato questa interpretazione[3]. Il testo, iconoclasta e scritto con uno stile ironico e parodistico, analizza e critica ferocemente la società moderna occidentale attraverso un linguaggio crudo e aggressivo, arrivando a proporre provocatoriamente l'"automazione globale" e "l'eliminazione del maschio" descritto come essere inferiore nel testo, prendendo a prestito e ribaltando tutti i cliché sull'inferiorità femminile[4][5][6][7]. Valerie Solanas affermò che SCUM voleva essere una scrittura satirica per creare dibattito sui temi trattati[8].

New York e la Factory[modifica | modifica wikitesto]

Solanas arrivò al Greenwich Village nel 1966, dove scrisse il dramma teatrale Up Your Ass, la storia di una prostituta e di un vagabondo. Nel 1967 incontrò Andy Warhol fuori dal suo studio, la Factory, e gli chiese di produrre il suo dramma. Intrigato dal titolo, lui accettò lo scritto promettendo di visionarlo. Warhol, i cui film furono spesso censurati ed interrotti nei cinema dalla polizia per le oscenità contenute, trovò il testo tanto pornografico che si convinse fosse una trappola della polizia, e non ricontattò la Solanas a proposito del testo.

Nel 1967, la Solanas cominciò a telefonare ossessivamente a Warhol, richiedendo la restituzione del testo di Up your ass. Quando Warhol ammise di averlo perso, lei pretese dei soldi come pagamento. Warhol ignorò queste richieste ma le offrì un ruolo in I, A Man (1968-1969), forse come compensazione. In quel film, lei e l'uomo del titolo (interpretato da Tom Baker) discutono nel corridoio di un palazzo sulla possibilità di andare nel suo appartamento. La Solanas domina improvvisando la conversazione e conducendo lo sconcertato attore ad un dialogo costellato da oscenità nonsense come squishy asses, men's tits e lesbian instinct. Nel suo libro Popism: The Warhol Sixties, Warhol scrisse che prima che lei gli sparasse pensava che la Solanas fosse una persona interessante e divertente. Comunque, il suo assillarlo continuamente (ai limiti del pedinamento) rese difficile un qualunque tipo di rapporto e non fece altro che allontanarlo.

Il tentato assassinio di Andy Warhol[modifica | modifica wikitesto]

Il 3 giugno 1968, Valerie Solanas attentò, sparando diversi colpi di pistola, alla vita dell'artista Andy Warhol, del suo critico d'arte, e del suo curatore e compagno di allora Mario Amaya, nell'atrio dello studio dell'artista, denominato la Factory.[9]. Quando l'artista arrivò in compagnia degli altri due, Solanas sparò tre colpi di pistola a Warhol, e puntò contro gli altri due; colpì Mario Amaya, tentando anche di sparare al manager di Warhol, Fred Hughes, ma la sua pistola si inceppò. Fuggì subito dopo dalla scena del crimine.[10]

Amaya riportò solo ferite lievi e fu dimesso dall'Ospedale il giorno stesso. Andy Warhol invece, fu ferito gravemente, e sopravvisse a malapena; i chirurghi dovettero aprirgli il petto e praticargli diversi massaggi cardiaci per riattivargli il cuore. Soffrì di postumi permanenti, e la vicenda ebbe un effetto profondo sulla vita e sull'arte dell'artista.[11][12]

Quella sera, Solanas si costituì alla polizia e fu arrestata per il tentato omicidio ed altri crimini. La Solanas giustificò il fatto e si difese dalle accuse con l'ufficiale di polizia asserendo che Warhol aveva "troppo controllo" su di lei e che Warhol stava progettando di rubarle il lavoro. Giudicata colpevole, ricevette una sentenza che la condannava a tre anni. Warhol rifiutò di testimoniare contro di lei. L'attacco della Solanas ebbe un impatto profondo su Warhol e sulla sua arte, e l'ambiente della Factory divenne molto più controllato ed "ermetico". Per il resto della sua vita, Warhol visse temendo che la Solanas l'attaccasse di nuovo. "Era la sagoma di Andy, non l'Andy che si potesse amare", disse l'amico e collaboratore Billy Name. "Lui fu tanto scosso da quell'evento che non gli si poteva mettere la mano sulla sua senza che lui saltasse"[13] Mentre i suoi amici si mostravano attivamente ostili nei confronti della Solanas, Warhol stesso preferì non discuterne più.

Una delle poche pronunce pubbliche a suo favore fu rilasciata da Ben Morea, di Up Against the Wall Motherfuckers / Black Mask[14]. Le dichiarazioni furono poi ripubblicate più tardi come un'appendice nell'edizione della Olympia Press del manifesto SCUM.

Valerie Solanas fu giudicata sofferente di schizofrenia paranoide al tempo del tentato omicidio a Warhol[15][16], difatti fu portata prima al Bellevue Hospital Psychiatric per una valutazione psichiatrica e, successivamente alla dichiarazione di incapacità, al Ward Island Hospital[17]. Lo psichiatra che la valutò concluse che la sua era stata una reazione schizofrenica di tipo paranoide con una marcata depressione e potenzialmente pericolosa.[18]. La figura di Valerie Solanas è controversa, se la stampa "mainstream" ha concordato pressoché all'unanimità sulla sua pazzia, il femminismo di "seconda ondata" ha dovuto fare i conti con questo personaggio scomodo, che ha prodotto uno dei testi più iconoclasti, incendiari e parodistici[7] del femminismo stesso. Di fatto la sua figura è stata a lungo pressoché cancellata in quanto facilmente strumentalizzabile come stereotipo della "lesbica pazza", della femminista "che odia gli uomini"[7]

SCUM e Valerie Solanas nella cinematografia[modifica | modifica wikitesto]

A seguito di questi eventi, Warhol produsse un film, Women in Revolt del 1971, in cui inserì richiami satirici allo SCUM Manifesto: le vicende narrate ruotano attorno agli appartenenti ad un gruppo femminista chiamato provocatoriamente P.I.G. (acronimo di Politically Involved Girlies).

Scum Manifesto è, inoltre, anche il titolo di un film del 1976 scritto dalla stessa Solanas e diretto da Carole Roussopoulos e Delphine Seyrig[19].

Ho sparato a Andy Warhol (I Shot Andy Warhol) è un film del 1996 diretto da Mary Harron, biografia di Valerie Solanas. Nel film la Solanas appena arrestata e durante l'interrogatorio, motiva l'attentato a Warhol ai giornalisti e alla polizia, con il voler far conoscere al grande pubblico proprio lo SCUM Manifesto.

Fuori dalla prigione[modifica | modifica wikitesto]

La femminista Robin Morgan (più tardi editrice di Ms. magazine) manifestò per la scarcerazione della Solanas. Ti-Grace Atkinson, la presidentessa del National Organization for Women (NOW)[20], descrisse la Solanas come "la più grande difenditrice dei diritti delle donne[21]". Un altro membro, Florynce Kennedy, la definì "una delle più importanti portavoce del movimento femminista[21]".

Dopo il suo rilascio dalla prigione nel 1971, si ostinò in atti persecutori e stalking, sia di persona, che per telefono a danno di Warhol, e venne arrestata di nuovo. Una sua intervista fu pubblicata sul Village Voice nel 1977, dove negò che avesse mai voluto che il Manifesto SCUM fosse preso seriamente[22]. Valerie Solanas finì nell'oblio continuando ad entrare ed uscire dagli ospedali psichiatrici.

La morte[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1988, all'età di 52 anni, Solanas morì di enfisema e polmonite in un albergo nel distretto di Tenderloin, a San Francisco[23].

Citazioni e omaggi[modifica | modifica wikitesto]

  • Nel 1976 il gruppo di prog italiano, fra i più attenti alle tematiche sociali e di alternativa degli anni settanta, gli Area, pubblica l'album Maledetti. Uno dei brani ha come titolo SCUM e il testo, recitato da Demetrio Stratos, è proprio il manifesto della Solanas: "In questa società, per bene che vi vada, la vita è una noia sconfinata..."
  • Nel 1996 è uscito il film Ho sparato a Andy Warhol, basato sulla vita di Valerie Solanas, interpretata da Lili Taylor. Jared Harris interpreta Andy Warhol.
  • Lou Reed, amico di Warhol, non ha mai perdonato la Solanas per ciò che ha fatto e fece una canzone su di lei, I Believe, con John Cale per l'album commemorativo a Andy Warhol Songs for Drella, cantando I believe/I would've pulled the switch on her myself[24].
  • Nell'album dei Matmos del 2006 The Rose Has Teeth in the Mouth of a Beast, una canzone si intitola Tract for Valerie Solanas ed estrae frammenti dello S.C.U.M. Manifesto[25].
  • Sara Stridsberg ha scritto la biografia semi-romanzesca della vita di Valerie Solanas chiamata The Dream Faculty, per la quale nel 2007 ha ricevuto il Nordic Council's Literature Prize.
  • La band new wave di Liverpool Big in Japan pubblicò una canzone intitolata S.C.U.M, la quale racconta di Andy Warhol che spara su di loro: "da X a Y e mai più" ("From X to Y and never again").
  • Nell'episodio Viva Los Muertos! dei Venture Brothers (un cartone americano per adulti) appare un personaggio di nome Val che cita direttamente il Manifesto SCUM durante tutto l'episodio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "About Valerie Solanas" di Freddie Baer, in "Scum Manifesto", 1997 AK press , pag 48, ISBN 9781873176443
  2. ^ Steven Watson, Factory made: Warhol and the sixties, Pantheon Books, 2003.,a pg 36, ISBN 0679423729, ISBN 9780679423720
  3. ^ Avital Ronell "Deviant payback: the aims of Valerie solanas", introduzione all'edizione del 2004 di SCUM per Verso Books, Londra,ISBN 1859845533, a pagina 6
  4. ^ Avital Ronell, op.citata, a pagina 2
  5. ^ Ginette Castro, "American feminism: a contemporary history",1990 NYU Press,a pg 73, ISBN 081471448X
  6. ^ Laura Winkiel, in Patricia Smith's "The queer sixties", 1999 Taylor & Francis, Inc., a pg 68, ISBN 0415921686
  7. ^ a b c Amanda Third, 'Shooting from the hip': Valerie Solanas, SCUM and the apocalyptic politics of radical feminism, Hecate, 2006-10.rintacciabile qui o qui, URL visitato il 3 giugno 2011
  8. ^ (EN) Claire Dederer, Cutting Remarks in The Nation, 14 giugno 2004. URL consultato il 24 gennaio 2009.
  9. ^ Ingrid Schaffner, The Essential Andy Warhol, New York City, Harry N. Abrams, 1999, p. 79, ISBN 0-8109-5806-6.
  10. ^ Jobey, Liz, "Solanas and Son," The Guardian (Manchester, England) August 24, 1996: page T10 and following.
  11. ^ James Harding, The Simplest Surrealist Act: Valerie Solanas and the (Re)Assertion of Avantgarde Priorities in TDR/The Drama Review, vol. 45, nº 4, Winter 2001, pp. 142–162, DOI:10.1162/105420401772990388.
  12. ^ Andy Warhol, Pat Hacket, POPism: the Warhol '60s, New York City, Harcourt Brace Jovanovich, 1980, pp. 287–295, ISBN 0-15-173095-4, OCLC 5673923.
  13. ^ Making the Scene: Factory Made: Warhol and the Sixties by Steven Watson, Dennis Drabelle, Washington Post book review, November 16, 2003.
  14. ^ "Up Against The Wall Motherfucker! - Interview with Ben Morea"
  15. ^ Valerie Jean Solanas (1936-88) The Guardian
  16. ^ Bockris, Victor. Warhol: The Biography. Da Capo Press (2003) ISBN 030681272X
  17. ^ Alan Kaufman,Barney Rosset; "The outlaw bible of American literature", 2004 Thunder's Mouth Press, alla pagina 204, ISBN 1560255501
  18. ^ Harron and Minahan. I Shot Andy Warhol. Grove Press (1996) ISBN 0802134912
  19. ^ (EN) Scum Manifesto in Internet Movie Database, IMDb.com Inc..
  20. ^ Articolo sul NOW (National Organization for Women) da DWpress
  21. ^ a b Valerie Solanas, SCUM Manifesto (2nd edition), AK Press, agosto 1996, ISBN 1-873176-44-9.
  22. ^ (EN) Howard Smith, Valerie Solanas Interview in Village Voice, 25 luglio 1977, pp. 32.
  23. ^ Steven Watson, Factory Made: Warhol and the Sixties, Pantheon Books, 2003, p. 425, ISBN 0-679-42372-9.
  24. ^ Testo originale e tradotto in italiano di "I Believe", Lou Reed. URL consultato il Aug 5.
  25. ^ Matmos - Tract for Valerie Solanas. URL consultato il Aug 5.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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