New wave (musica)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
New wave
Origini stilistiche Punk rock
Origini culturali inizio anni ottanta del XX secolo, principalmente in Germania, Stati Uniti e Regno Unito.
Strumenti tipici voce, chitarra, basso, batteria, sintetizzatore, tastiera, batteria elettronica
Popolarità è un genere formatosi nell'ambiente underground, a cui è seguita una enorme popolarità specialmente nella prima metà degli anni ottanta.
Sottogeneri
Goth rock - Synthpop
Generi correlati
Post-punk - Power pop - New romantic - Coldwave - Darkwave - Death rock - Psychobilly
Categorie correlate

Gruppi musicali new wave · Musicisti new wave · Album new wave · EP new wave · Singoli new wave · Album video new wave

La musica new wave, o semplicemente new wave, è un movimento musicale che si sviluppò tra la seconda metà degli anni settanta e i primi anni anni ottanta del XX secolo come diretto discendente del punk rock.[1] Sebbene questo movimento sia spesso confuso con il post-punk, differisce da quest'ultimo per la maggiore vicinanza alla musica pop, mentre il post-punk era più sperimentale e anticommerciale.[1]

Il termine new wave (dall'inglese, "nuova onda") non stava in realtà ad indicare un genere musicale specifico, ma era piuttosto una macrocategoria che racchiudeva molti gruppi influenzati in varia misura dal punk e che avevano stili musicali anche molto diversi, dal Pop Rock dei The Police, al power pop degli XTC all'elettronica di Gary Numan[1]. A questo proposito, il giornalista musicale Charles Shaar Murray, scrivendo a proposito dei Boomtown Rats, ha indicato come il termine new wave fosse un termine generico dell'industria discografica utilizzato per definire qualunque musicista avesse influenze punk, senza però fare musica punk propriamente detta[2].

Questo genere contiene tante altre influenze musicali, tra cui la disco, il funk, lo ska e la musica pop degli anni sessanta.[3]

Il termine[modifica | modifica sorgente]

Il termine new wave fu usato per le prime volte nel 1976 da fanzine punk come Sniffin' Glue, e in seguito anche dalla stampa musicale specializzata[2]. In un articolo del novembre 1976 sul periodico musicale inglese Melody Maker, in un'intervista a Malcolm McLaren il termine new wave fu utilizzato per descrivere gruppi musicali che, pur non suonando musica punk in senso stretto, avevano forti legami con essa[4]; poche settimane dopo il giornalista musicale Charles Shaar Murray utilizzò il termine descrivendo i Boomtown Rats[5]. Per un certo periodo, il termine new wave fu quindi utilizzato quale perfetto sinonimo di musica punk[2][6]. Solo attorno alla fine del 1977, new wave rimpiazzò punk come definizione della musica underground del Regno Unito[2].

Il termine fu inizialmente utilizzato solo in riferimento a complessi britannici, anche da parte dei giornalisti statunitensi. Solo nel dicembre 1976 il The New York Rocker utilizzò entusiasticamente il termine applicandolo sia a band inglesi sia a gruppi associati alla scena del CBGB[2].

Storia[modifica | modifica sorgente]

Lo storico musicale Vernon Joynson sostiene che la new wave ebbe origine nel Regno Unito verso la fine del 1976, quando molti complessi cominciarono ad allontanarsi dal punk[7].

I Talking Heads durante un concerto a Toronto nel 1978.

Tra gli altri protagonisti di questa nuova scena ci furono vari veterani della scena pub rock degli anni settanta come Ian Dury, Nick Lowe, Eddie and the Hot Rods e Dr. Feelgood[8], oltre a cantautori come Elvis Costello, Joe Jackson e Graham Parker, che utilizzavano le strutture della musica pop in modo non convenzionale[1]. Parallelamente negli Stati Uniti i primi complessi ad essere definiti new wave furono Talking Heads, Mink DeVille e Blondie, tutti appartenenti alla scena del CBGB[9]. Il proprietario del CBGB Hilly Kristal, parlando del primo concerto dei Television nel suo club nel marzo 1974, ha dichiarato: Penso che quello fu l'inizio della new wave[10]. Inoltre, molti artisti classificati inizialmente come punk furono categorizzati anche come new wave; ad esempio la compilation New wave del 1977 comprendeva tracce di Dead Boys, Ramones, Talking Heads e The Runaways[9][11].

I Talking Heads contribuirono allo sviluppo di gran parte delle caratteristiche sonore di questo genere, allontanandosi dalle radici blues del rock degli anni sessanta e settanta. Secondo il giornalista musicale Simon Reynolds, lo stile musicale dei TH era più agitato e instabile, con chitarre taglienti e ritmi veloci. Col passare degli anni divennero inoltre sempre più utilizzate le tastiere e strutture poco convenzionali con improvvise pause e ripartenze del ritmo. Inoltre lo stesso Reynolds ha sostenuto che spesso i cantanti new wave utilizzavano vocalizzi acuti e inusuali[12].

Il power pop, genere nato e sviluppatosi prima del punk nei primi anni settanta, cominciò ad essere sempre più frequentemente associato alla new wave poiché la struttura delle canzoni, semplice e trascinante, aveva molti punti in comune con essa. Gruppi come The Romantics, The Records, The Motors, Cheap Trick e 20/20 ottennero un significativo successo all'interno di questa corrente[9][13]. Lo stesso power pop influenzò alcuni aspetti della new wave: ad esempio, in seguito al successo di gruppi come i The Knack, molti musicisti new wave iniziarono a portare cravatte[14].

Contemporaneamente nacque lo stile 2 tone ska, grazie all'attività di The Specials, Madness e English Beat, che portarono humour e ritmi ballabili all'interno della new wave[1].

Poco più tardi il termine new wave assunse un significato più preciso, relativo a uno stile di musica pop più commerciale che faceva ampio uso di sintetizzatori. Parallelamente fu coniata l'etichetta post-punk, per riferirsi a gruppi più oscuri e anticommerciali come Gang of Four, Joy Division, The Cure e Siouxsie and the Banshees[15][16]. Nonostante le molte differenze stilistiche, punk, new wave e post-punk condividevano il desiderio di reagire alla musica dei primi anni settanta, che consideravano stereotipata e priva di ispirazione artistica[17].

Secondo All Music Guide la new wave differiva da punk e post-punk in quanto conservò la freschezza e l'irriverenza del punk, oltre ad un'ammirazione per la musica elettronica e l'arte[1]. Questa caratteristica portò a molti one-hit wonder new wave[18][19].

Il termine cadde in disuso nel Regno Unito nei primi anni ottanta perché considerato troppo generico[9]. Secondo Theo Cateforis, assistente professore di storia della musica alla Syracuse University, la new wave terminò attornò alla metà degli anni ottanta, quando il largo utilizzo di sintetizzatori uniformò il suono dei gruppi new wave a quello dei gruppi del mainstream rock[14].

Negli Stati Uniti[modifica | modifica sorgente]

Nell'estate del 1977 sia Time sia Newsweek scrissero articoli positivi riguardo al movimento punk/new wave[18][20]. Tuttavia il fenomeno era ancora di nicchia, e i gruppi di tale ondata ricevettero inizialmente scarso successo commerciale. L'anno successivo l'apprezzamente verso la new wave aumentò, soprattutto per quanto riguarda alcuni aspetti artistici e intellettuali, mentre i complessi arena rock e disco dominavano le classifiche di vendita[2][19].

Deborah Harry dei Blondie, live ai Maple Leaf Gardens di Toronto nel 1977.

Tra i gruppi new wave più importanti e influenti si possono citare primi fra tutti i Pere Ubu e soprattutto il loro album del 1978, The Modern Dance, considerato un manifesto della new wave e uno dei capolavori del rock tutto[21]; i Television del geniale chitarrista Tom Verlaine con il loro album del 1977 Marquee Moon che presenta uno stile chitarristico che farà scuola per gli anni a venire[22]; il duo newyorkese dei Suicide che nel loro album omonimo suona un angoscioso "rockabilly elettronico".[23]. Tutti questi gruppi non ebbero un grosso riscontro di vendite. La situazione iniziò a mutare in modo significativo tra la fine del 1978 e il 1979, quando alcune band della scena punk che fondevano quest'ultimo con altri generi cominciarono ad ottenere un significativo successo nelle radio musicali. Tra i primi ad ottenere questo risultato ci furono Blondie, Talking Heads e The Cars[14][19]. Nel 1979 My Sharona, singolo dei The Knack, fu nominato miglior singolo dell'anno da Billboard. Il successo di My Sharona permise a molti complessi new wave di firmare contratti con major discografiche[14]. Nel 1980 alcuni artisti non appartenenti al movimento, tra cui Billy Joel e Linda Ronstadt, cercarono di cavalcare l'onda del successo della new wave variando il proprio stile musicale in tal senso[14]. Nello stesso periodo fu pubblicato The Pleasure Principle, che spianò la strada a moltissimi gruppi synthpop successivi[19].

Tuttavia in quello stesso anno le radio cominciarono ad osteggiare il movimento new wave: l'influente commentatore radio Lee Abrams dichiarò che, a parte poche eccezioni, la musica new wave non avrebbe avuto particolare successo e non sarebbe stata influente negli anni successivi. Lee Ferguson, commentatore a KWST, dichiarò nel 1980 che le stazioni radio di Los Angeles stavano proibendo l'utilizzo del termine ai DJ, e che: La maggior parte delle persone che chiamano la musica new wave sono gli stessi che cercano di non farla andare in radio[24]. Molti artisti new wave che avevano goduto di grande successo con il proprio album di debutto non riuscirono a ripetersi con l'album successivo, e le radio iniziarono a diminuire la programmazione dedicata alla new wave[14].

Ma la nascita di MTV nel 1981 portò presto ad una rinascita del movimento e al picco di successo della new wave. Molti complessi britannici, diversamente dalla maggior parte dei colleghi statunitensi, avevano infatti iniziato ad utilizzare il video musicale già da diverso tempo[19][25]. Anche per questo motivo molti gruppi inglesi sotto contratto con etichette indipendente riuscirono a superare nelle classifiche di vendita complessi statunitensi sotto contratto con le major. I critici musicali definirono questo fenomeno seconda british invasion[25][26]. MTV continuò a mandare in onda video new wave fino al 1987, quando essa fu soppiantata dal movimento hair metal[27].

Nel dicembre 1982 il 14% degli adolescenti, rispondendo ad un sondaggio, votarono la new wave come il proprio genere preferito, portandola al terzo posto tra i generi più popolari. Il sondaggio dimostrò anche che il movimento era particolarmente popolare negli Stati Uniti occidentali, e che la sua popolarità era distribuita equamente in tutte le fasce d'età[28]. I gruppi più degni di nota che allora emersero dalla scena californiana furono gli X e le Go-Go's. Ma nello stesso periodo otteneva grande popolarità anche un gruppo della sponda orientale, i B-52's che venivano da Athens.

Col tempo il termine new wave, che inizialmente negli USA descriveva una versione meno ribelle e più orecchiabile del punk, iniziò a identificare quasi tutti i gruppi pop o rock che utilizzavano sintetizzatori. Tutt'oggi il termine identifica anche gruppi di questo tipo, oltre a molti gruppi Ppst-punk e alternative rock dei tardi settanta e primi ottanta[29][30][31].

I critici musicali e gli artisti presto si ribellarono all'etichetta generica new wave e coniarono un gran numero di nuovi definizioni[14][19]. Ad esempio il synthpop, che soppiantò la musica disco[32], era una categoria molto ampia applicata a band molto diverse come The Human League, Depeche Mode, Soft Cell, a-ha, New Order, Orchestral Manoeuvres in the Dark, Ultravox e Pet Shop Boys[19].

Negli anni seguenti vari film, tra cui Valley Girl, Sixteen Candles - Un compleanno da ricordare, Bella in rosa e Breakfast Club, ebbero colonne sonore composte in maggioranza da brani new wave[19][33]. L'influenza della new wave si estese fino allo sviluppo del college rock e del grunge/alternative rock, fino alla fine degli anni ottanta[19].

In Italia[modifica | modifica sorgente]

Rispetto alla scena internazionale, in Italia la new wave fece fatica a diventare un genere popolare, anche a causa della scarsa attenzione prestata dai mass media nazionali per questo genere musicale. Tuttavia, fin dai primissimi anni ottanta si formarono numerose band nelle maggiori città italiane. Torino, Firenze, Milano, Roma, Bologna, Genova, Pordenone con l'esperimento del "Great Complotto", Udine con le prime fanzine e gruppi storici come Eu's Arse e Detonazione, Catania e Lecce conoscono le prime sperimentazioni e produzioni indipendenti. Anche in Italia le sonorità new wave pure troveranno comunque degli estimatori, e svilupperanno forme proprie, seppur marginalmente rispetto ai colossi angloamericani: tre band fiorentine, i Litfiba, i Diaframma e i Neon incarneranno lo spirito con maggior successo commerciale[34]. Altri nomi di spicco della new wave italiana furono Denovo, CCCP, Go Flamingo!, Garbo, Gaznevada, Intelligence Dept., Moda, Kirlian Camera, Pankow, Underground Life, Deca, Violet Eves, Monuments, Frigidaire Tango, Style Sindrome, Enrico Ruggeri e vari altri.

Il genere new wave comunque anche in Italia ebbe una serie di sfaccettature che spesso portò a diverse contaminazioni musicali soprattutto con l'elettronica ed il synthpop. Alla fine degli anni settanta, con forti influenze punk (anche nel look) vanno ricordati i Decibel capitanati da Enrico Ruggeri che ebbero un certo successo con il singolo Contessa. Dalle fila del punk italiano provenivano anche le Kandeggina Gang, irriverenti ragazze che proposero canzoni volontariamente provocatorie e da cui poi emerse Jo Squillo, personaggio che ebbe una buona risonanza mediatica sia per il personaggio stravagante che per canzoni come Skizzo Skizzo, Violentami sul metrò, Avventurieri. Alberto Camerini ottenne un grande successo proponendo canzoni orecchiabili impostate su ritmi elettronici (Tanz Bambolina, Rock 'n' Roll Robot) presentandosi inoltre come un moderno arlecchino punk, citando cioè la vecchia tradizione della commedia dell'arte e la cultura postmoderna.

Anche nell'ambito del pop più commerciale molti artisti furono fino alla metà degli anni ottanta abbondantemente influenzati dalla new wave d'oltralpe e dall'electropop: ad esempio il primissimo Scialpi di Rockin' Rollin' oppure Rettore ed Ivan Cattaneo i quali furono i massimi esponenti italiani di quell'attitudine all'eccesso e al travestimento tipica degli anni ottanta (si pensi a Boy George). Impostati ad una new wave con sfumature più decadenti, in gran parte derivate dal periodo berlinese di David Bowie, furono Faust'O e Garbo, quest'ultimo autore di singoli significativi come A Berlino... va bene, Vorrei regnare, Generazione. Tra i personaggi ascrivibili alla new wave bisogna citare anche Diana Est, personaggio che incise solo tre singoli ma che impose un'immagine d'effetto, a metà tra la modernità e la classicità rivisitata (ad esempio il singolo di successo Tenax aveva una serie di strofe cantate in latino).

Gli esiti più alti, sia a livello di vendita che di qualità, furono rappresentati da Franco Battiato e dai Matia Bazar; il primo, è un autentico cantautore difficile da inquadrare in un solo genere per la quantità di rimandi e di molteplici suggestioni che la sua musica riesce a dare, tuttavia il celebre album La voce del padrone ha rappresentato uno dei vertici della cultura musicale dell'epoca; inoltre Battiato negli anni ottanta fu a capo di una sorta di "factory", intraprendendo proficue collaborazioni con artisti come Alice (si pensi al singolo Chanson egocentrique) e Giuni Russo. Quest'ultima si impose con una serie di successi disimpegnati ma non bisogna dimenticare brani come Una vipera sarò e Crisi metropolitana (contenuti nell'album Energie) composti da suoni elettronici assai serrati ed enfatizzati dalla potentissima ed evocativa voce della cantante. I Matia Bazar riuscirono a portare al successo una serie di album (Berlino, Parigi, Londra, Tango, Aristocratica) che contenevano canzoni orecchiabili ed anche sperimentazioni musicali; la stessa figura di Antonella Ruggiero, voce inconfondibile del gruppo, seppe potenziare brani chiave della new wave italiana come Fantasia, Elettrochoc, Il video sono io, Vacanze romane (portato anche al Festival di Sanremo), Aristocratica; inoltre i Matia Bazar furono negli anni ottanta vicini ad una certa cultura artistica d'avanguardia, si pensi alla collaborazione con l'architetto e designer Alessandro Mendini scaturita nell'LP Architettura sussurrante e con la stilista Cinzia Ruggeri.

Meritano attenzione i Krisma, duo elettronico composto da Maurizio Arcieri e Christina Moser, che dopo il successo di singoli come Many Kisses, con Clandestine Anticipation hanno firmato un album accattivante e stilisticamente ardito; i Krisma sono stati poi tra i primi in Italia ad affidarsi alla promozione attraverso ottimi videoclip musicali.

La trasmissione tv Mister Fantasy, condotta da Carlo Massarini, in generale diede molto spazio a tutta la variegata e sfuggente scena new wave italiana.

Nel 2008 esce il documentario Crollo nervoso: La new wave italiana degli anni '80, l'unico documentario sull'intera scena italiana dell'epoca, contenente rari videoclip, filmati di concerti, interviste e materiale cartaceo[35]. Nel primo decennio del 2000 molte etichette di distribuzione hanno reimmesso nel mercato italiano innumerevoli riedizioni di musica new wave migliorandone la qualità degli arrangiamenti e delle sonorità in genere, ottenendo un discreto successo dal punto di vista commerciale.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f (EN) New wave in Allmusic, All Media Network. URL consultato il 14 settembre 2014.
  2. ^ a b c d e f Bernard Gendron, Between Montmartre and the Mudd Club: Popular Music and the Avant-Garde, Chicago, University of Chicago Press, 2002, pp. 269–270.
  3. ^ New Wave | AllMusic
  4. ^ Clinton Heylin, Babylon's Burning, Conongate, 2007, pp. 140, 172.
  5. ^ (EN) Discografia, Bobgeldof.info. URL consultato il 2 giugno 2010.
  6. ^ Vernon Joynson, Up Yours! A Guide to UK Punk, New Wave & Early Post Punk, Wolverhampton, Borderline Publications, 2001, p.12, ISBN 1-899855-13-0.
    «For a while in 1976 and 1977 the terms punk and new wave were largely interchangeable. By 1978, things were beginning to change, although the dividing line between punk and new wave was never very clear.».
  7. ^ Vernon Joynson, Up Yours! A Guide to UK Punk, New Wave & Early Post Punk, Wolverhampton, Borderline Publications, 2001, p. 11, ISBN 1-899855-13-0.
  8. ^ (EN) Intervista a Nick Lowe, Powerpop.com. URL consultato il 2 giugno 2010.
  9. ^ a b c d (EN) Encyclopedia of Contemporary British Culture Page 365, Books.google.com. URL consultato il 2 giugno 2010.
  10. ^ Heylin Clinton, Babylon's Burning, Conongate, 2007, p. 17.
  11. ^ Jon Savage, England's Dreaming, Faber & Faber, 1991.
  12. ^ Simon Reynolds, Postpunk 1978 - 1984, Milano, Isbn edizioni, 2005, p. 160, ISBN 88-7638-045-0.
  13. ^ (EN) Power Pop su Allmusic, Allmusic.com. URL consultato il 9 giugno 2010.
  14. ^ a b c d e f g (EN) The Death of New Wave, Iaspm-us.net. URL consultato il 9 giugno 2010.
  15. ^ (EN) Post-Punk su Allmusic, Allmusic.com. URL consultato il 9 giugno 2010.
  16. ^ Greil Marcus, Ranters and Crowd Pleasers, p. 109.
  17. ^ (EN) Punk Rock Brings out a New Wave Associated Press, News.google.com. URL consultato il 9 giugno 2010.
  18. ^ a b (EN) Punk/New Wave su Allmusic, Allmusic.com. URL consultato il 10 giugno 2010.
  19. ^ a b c d e f g h i (EN) St. James encyclopedia of Pop Culture, Findarticles.com. URL consultato il 10 giugno 2010.
  20. ^ (EN) Anthems of the Blank Generation Time Magazine July 11, 1977 issue, Time.com.
  21. ^ The History of Rock Music. Pere Ubu: history, discography, reviews, links
  22. ^ The History of Rock Music. Television: biography, discography, reviews, links
  23. ^ The History of Rock Music. Suicide: biography, discography, reviews, links
  24. ^ (EN) Is New-Wave Rock on the Way Out? Los Angeles Times February 16, 1980 posted by "The Daily Mirror" a Los Angeles Times blog February 16, 2010, Latimesblog.com. URL consultato il 23 giugno 2010.
  25. ^ a b Simon Reynolds, Rip It Up and Start Again Postpunk 1978-1984, pp. 342-343.
  26. ^ (EN) 1986 Knight Ridder news article, Newsbank.com. URL consultato il 23 giugno 2010.
  27. ^ (EN) The Pop Life The New York Times June 15, 1988, Nytimes.com. URL consultato il 23 giugno 2010.
  28. ^ (EN) Rock Still Favorite Teen-Age music Gainesville Sun April 13, 1983, News.google.com. URL consultato il 23 giugno 2010.
  29. ^ (EN) Essay about New Wave's definition and list of essential New Wave Records from allmusic, Allmusic.com. URL consultato il 23 giugno 2010.
  30. ^ (EN) Where Are They Now: '80s New Wave Musicians ABC News 29 November 2007, Abcnews.com. URL consultato il 23 giugno 2010.
  31. ^ (EN) Goth styles and new wave tunes at weekly '80s night Newsday September 9, 2009, Explorelli.com. URL consultato il 23 giugno 2010.
  32. ^ (EN) The decade that never dies Still ’80s Fetishizing in ’09 Yale Daily News October 23, 2009, Yaledailynews.com. URL consultato il 23 giugno 2010.
  33. ^ (EN) But what does it all mean? How to decode the John Hughes high school movies The Guardian September 26, 2008, Guardian.co.uk. URL consultato il 23 giugno 2010.
  34. ^ (EN) New wave su Ondarock.it, Ondarock.it. URL consultato il 23 giugno 2010.
  35. ^ (EN) La new wave italiana degli anni '80, Apartofaculture.net. URL consultato il 23 giugno 2010.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]