Ospedali psichiatrici in Italia
Gli ospedali psichiatrici in Italia sono state strutture adibite alla cura delle malattie mentali e alla salvaguardia della sicurezza sia della società che dei malati stessi.
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[modifica] Storia
[modifica] Le origini
Gli ospedali psichiatrici, istituiti in Italia a partire dal XV secolo, furono regolati per la prima volta nel 1904.
Essi furono chiamati inizialmente "manicomi", "frenocomi" o con altri nomi caratterizzanti.
La costruzione di tali strutture venne richiesta da alcuni ordini monastici o dalle amministrazioni provinciali o da medici illustri.
Dal 1728 gli ospedali psichiatrici furono richiesti da ordini ecclesiastici. Esempi sono:
- l'ospedale neuropsichiatrico di Feltre, fondato nel 1775 dall'unione della scola di S. Paolo e quella dei frati conventuali e chiuso nel 1978[1];
- l'ospedale neuropsichiatrico provinciale S. Margherita di Perugia, voluto dal Cardinale Rivalora nel 1824 e chiuso nel 1980[2];
- l'ospedale psichiatrico provinciale S. Benedetto di Pesaro, fondato da mons. Benedetto Capelletti nel 1823 e chiuso nel 1978[3];
- l'ospedale psichiatrico S. Niccolò di Siena gestito dalla "Compagnia dei disciplinati" nel 1818 e chiuso nel 1978[4];
- gli ospedali psichiatrici di Torino, gestiti dalla confraternita del S. Sudario e della Vergine delle Grazie dal 1728 e chiusi nel 1981[5];
- l'ospedale psichiatrico S. Antonio Abate di Teramo, voluto nel 1881 dalla Congregazione di carità di Teramo e chiuso nel 1978[6];
- l'ospedale psichiatrico S. Maria della pietà di Roma, formato intorno al 1550 ad opera di una confraternita di gentiluomini spagnoli vicini a S. Ignazio di Loyola e chiuso nel 1978[7].
Due esempi di ospedali psichiatrici costruiti grazie all'interessamento di persone illustri furono:
- la casa di cura Sbertoli di Pistoia, fondata nel marzo del 1868 dal prof. Agostino Sbertoli e chiusa nel 1950[8];
- l'istituto Costante Gris di Mogliano Veneto, fondata nel 1882 dal sindaco ing. Costante Gris[9].
[modifica] Dal 1874 alla legge n. 36 del 1904
Nel XIX secolo a causa del crescente numero dei malati si iniziò a discutere di una legge che potesse regolare tutti i manicomi del Paese che fino a quel momento avevano avuto piena autonomia per quanto riguarda l'internamento.
Già a partire dal 1874 era stato proposto dal ministro dell'Interno Girolamo Cantelli un "progetto di regolamento" che però non venne mai attuato[10].
In un' "Ispezione sui manicomi del Regno" svolta nel 1891 da parte del ministro dell'Interno Giovanni Nicotera si denunciavano numerosi inconvenienti di tali strutture quali la scarsità o la fatiscenza dei locali, l'inadeguatezza degli strumenti di cura, le scarse condizioni igieniche, la mancanza di una registrazione clinica e il sovraffollamento.
La mancanza di una legge nazionale faceva sì che l'internamento potesse avvenire in differenti modi:
- a Napoli, Torino, Genova e Caserta era necessaria l'autorizzazione del prefetto in base al certificato medico;
- a Novara, Bergamo e Pavia era necessaria l'autorizzazione del presidente della deputazione provinciale;
- ad Ancona, Reggio-Emilia e Imola era necessaria l'autorizzazione del sindaco;
- a Perugia era necessaria l'autorizzazione del presidente della Congregazione di carità;
- a Brescia e Messina serviva il certificato medico;
- a Monza era sufficiente la domanda della famiglia;
- a Verona, Pistoia, Castelgandolfo, Mantova, Cagliari e Belluno era necessario un avviso di avvenuta reclusione da mandare al prefetto e alla questura[11].
Anche se formalmente le autorizzazioni erano sempre necessarie, per evitare complicazioni e ritardi, si era soliti praticare ammissioni d'urgenza con successiva domanda di autorizzazione agli organi competenti.
Solo nel 1902 Giolitti presentò al Senato un disegno di legge "Disposizioni intorno agli alienati e ai manicomi", basato su quattro punti essenziali, che serviva a regolamentare tutte le strutture, senza distinzioni.
Veniva richiesto:
- l'obbligo di ricovero in manicomio soltanto per i dementi pericolosi o scandalosi;
- l'ammissione solo dopo procedura giuridica, salvo casi d'urgenza;
- l'attribuzione delle spese alle province;
- l'istituzione di un servizio speciale di vigilanza sugli alienati.
La legge n. 36 venne approvata il 14 febbraio 1904 e vennero aggiunte modifiche, quali:
- le dimissioni del malato solo dopo un decreto del tribunale su richiesta del direttore del manicomio;
- il "licenziamento in via di prova", concesso al malato che dimostrava miglioramenti. Esso consisteva nella dimissione temporanea resa definitiva se il malato fosse risultato completamente guarito[12].
La legge 36 del 1904, che resterà in vigore fino al 1978, serviva solo come strumento di protezione dal "matto" per la società e non considerava i bisogni e i diritti del malato.
Essa risultava innovativa rispetto al passato ma non teneva in considerazione né la durata di permanenza nella struttura psichiatrica né il malato, che perdeva ogni diritto dopo il ricovero.
Negli ospedali psichiatrici venivano utilizzati l'elettroshock, il coma insulinico e farmaci sperimentali come la cloropromazina che permetteva di ridurre le crisi violente dei ricoverati[13].
[modifica] L'epoca fascista
Il 19 ottobre del 1924 venne istituita presso la sala del Consiglio Provinciale di Bologna la Lega Italiana di Igiene e Profilassi Mentale; il Consiglio di presidenza era composto da Giulio Cesare Ferrari, Sante De Sanctis e Eugenio Medea; la presidenza onoraria era assegnata a Leonardo Bianchi, Eugenio Tanzi e Enrico Morselli mentre il Comitato centrale era rappresentato dai presidenti delle tredici sezioni regionali[14].
Il Comitato ebbe idee innovative e cercò di cambiare la visione e la funzione dei manicomi fino a quel momento. Si cercò di restituire a tali strutture la funzione curativa a discapito di quella detentiva, usata come strumento di sicurezza.
Un'altra innovazione fu fatta da Ernesto Ciarla, che istituì i Dispensari per una cura precoce della malattia e per diminuire l'onere amministrativo.
I ricoverati avevano in media un' età compresa tra i 20 e i 40 anni, in prevalenza maschi, non sposati, di istruzione elementare inferiore. La durata della degenza era variabile:
- il 20% delle psicosi tossiche endogene e il 30% delle psicosi tossiche esogene e affettive erano curate in meno di un mese;
- il 72,5% delle frenastenie, il 50% delle psico-degenerazioni, il 62,6% delle epilessie, il 40,4% delle psicosi affettive, il 63,5% delle schizofrenie, il 27% delle psicosi tossiche endogene e il 36% delle psicosi alcoliche venivano tenute in osservazione per un periodo compreso da un anno e oltre due anni.
Su cento dimessi:
- il 17,6% era considerato guarito;
- il 21,4% era affidato alle famiglie[15].
- il 44,3% era ritenuto in esperimento;
Tra il 1922 e il 1937 furono istituiti numerosi istituti, tra cui:
- l'ospedale psichiatrico Casa della Divina Provvidenza di Bisceglie, fondato da don Pasquale Uva nel 1922[16];
- l'ospedale psichiatrico provinciale di Rovigo, costruito nel 1930 e chiuso nel 1995[17];
- l'ospedale psichiatrico di Reggio Calabria, costruito nel 1932 e chiuso nel 1984[18];
- l'ospedale psichiatrico di Siracusa, costruito nel 1934 e chiuso nel 1998[19];
- l'ospedale psichiatrico di Montecchio Precalcino, costruito nel 1937 e chiuso nel 1980[20].
[modifica] Il sessantotto
Nel 1961 Franco Basaglia iniziò a organizzare un movimento che aveva tra i suoi obiettivi anche la chiusura dei manicomi; tale attività collettiva confluirà poi nella successiva nascita del movimento Psichiatria Democratica.
Nel 1965 Luigi Mariotti tentò l'avvio di una riforma del settore istituendo piccole strutture da affiancare ai dispensari e ai centri di igiene mentale, legate agli ospedali civili che potessero essere fonte di aiuto e comprensione del paziente.
Nel marzo del 1968 venne approvata una legge stralcio che introduceva il ricovero volontario.
Nello stesso anno gli ospedali psichiatrici iniziarono a denunciare le cattive condizioni sia delle strutture che dei malati; per esempio:
- a Gorizia partì una protesta dai medici;
- a Collegno venne occupato l'ospedale, i malati presero parte attivamente alle assemblee e vennero prodotti numerosi documenti dell'occupazione.
[modifica] L'ospedale di Colorno
Un caso particolare e fondamentale fu l'occupazione dell'ospedale di Colorno (Parma) tra il 1968-1969 che rappresentava una tappa fondamentale per l'evoluzione dell'assistenza psichiatrica[21].
Prima dell'occupazione l'ospedale si presentava con una struttura molto vecchia, con molti malati e pochi medici ed infermieri. Vi era una rigida divisione tra uomini e donne, infermieri ed infermiere e dei reparti in base al grado del disturbo.
Nella primavera del 1968 la protesta degli infermieri trovò consenso da parte del movimento studentesco che iniziò ad interessarsi all'ospedale, vedendo nella psichiatria il paradigma estremo della medicina di classe.
Dal 27 al 30 gennaio 1969 si svolse a Parma il convegno "Medicina e psichiatria" ed è proprio qui che gli studenti iniziarono ad avanzare richieste sul miglioramento della struttura e il 2 febbraio decisero di occuparla.
Tra le numerose proposte presentate all'interno delle assemblee dell'occupazione si proponeva di:
- aprire le porte della struttura;
- tenere assemblee comuni di uomini e donne;
- mandare in pensione i vecchi medici;
- avere permessi di uscita e di consumo delle sigarette;
- cancellare la sveglia alle sei;
- rimuovere le inferriate.
Tutte le richieste vennero accolte ma la stampa locale si dimostrò contraria all'occupazione e il 28 febbraio un gruppo di infermieri, appoggiati sia dalle istituzioni che dalla stampa iniziò la contro-occupazione.
Iniziarono ad esserci incertezze sia da parte dell'amministrazione, che temeva di subire un danno economico se l'ospedale fosse stato chiuso, sia da parte dei sindacati, che per la maggior parte non appoggiarono la protesta.
Il 9 marzo terminò l'occupazione.
Alla fine del 1969 Basaglia divenne direttore dei servizi psichiatrici di Parma.
[modifica] La riforma del 1978
La riforma italiana nota come legge 180 o legge Franco Basaglia ha abolito il manicomio e ha eliminato la pericolosità come ragione della cura.
Il Trattamento sanitario obbligatorio (TSO) doveva essere effettuato "se esistano alterazioni psichiche tali da richiedere urgenti interventi terapeutici e se gli stessi non vengano accettati dall'infermo (art. 34)"[22].
La legge si costituisce di 11 articoli:
- Art. 1 - Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori;
- Art. 2 - Accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori per malattia mentale;
- Art. 3 - Procedimento relativo agli accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori in condizioni di degenza ospedaliera per malattia mentale;
- Art. 4 - Revoca e modifica del provvedimento di trattamento sanitario obbligatorio;
- Art. 5 - Tutela giurisdizionale;
- Art. 6 - Modalità relative agli accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori in condizioni di degenza ospedaliera;
- Art. 7 - Trasferimento alle regioni delle funzioni in materia di assistenza ospedaliera psichiatrica;
- Art. 8 - Infermi già ricoverati negli ospedali psichiatrici;
- Art. 9 - Attribuzioni del personale medico;
- Art. 10 - Modifiche al codice penale;
- Art. 11 - Norme finali.
I principi che la nuova legge afferma, cioè prevenzione e riabilitazione del malato, risultarono nuovi e i processi di adattamento molto lunghi. Tutto ciò che fino al 1978 era affidato alle province diventa responsabilità delle unità sanitarie locali e delle regioni.
La legge 180 del maggio 1978 rappresentava l'anticipazione della più generale legge istitutiva del servizio sanitario nazionale del 23 dicembre 1978, n. 833.
[modifica] Dopo la legge 180
Dopo l'approvazione della legge 180 si iniziò a modificare lentamente il disinteresse nei confronti dei bisogni di risocializzazione dei pazienti. In alcune realtà territoriali non vi furono delle modifiche sostanziali del carattere residenziale degli ospedali psichiatrici[23], mentre in altre si iniziò a costituire la rete dei servizi di salute mentale territoriali.
Nel 1994 il governo Berlusconi I introduce nella legge finanziaria un insieme di norme che impongono la chiusura definitiva dei manicomi e nel 1996 il governo Prodi I ne dà attuazione.
[modifica] Situazione attuale
I 76 manicomi attivi nel 1978 sono stati sostituiti da:
- 320 SPDC (Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura);
- 1.341 Strutture residenziali (C.T.R. Comunità terapeutica Riabilitativa - G.A. Gruppo Appartamento - C.A. Comunità Alloggio);
- 257 Strutture semiresidenziali (D.H. Day hospital);
- 433 Imprese Sociali (Residenziali e semiresidenziali);
- 481 Strutture semiresidenziali (C.D. Centri diurni);
- 695 Centri di Salute Mentale[24].
[modifica] Note
- ^ scheda ospedale neuropsichiatrico di Feltre
- ^ scheda ospedale neuropsichiatrico provinciale S. Margherita di Perugia
- ^ scheda ospedale psichiatrico provinciale S. Benedetto di Pesaro
- ^ scheda ospedale psichiatrico S. Niccolò di Siena
- ^ scheda ospedali psichiatrici di Torino
- ^ scheda ospedale psichiatrico S. Antonio Abate di Teramo
- ^ scheda ospedale psichiatrico S. Antonio Abate di Teramo
- ^ scheda casa di cura Sbertoli di Pistoia
- ^ scheda istituto Costante Gris di Mogliano Veneto
- ^ Lisa Roscioni,Luoghi infami e sequestri arbitrari. pag. 16
- ^ AA.VV, Relazione a S. E. il Ministro dell'Interno sulla ispezione dei manicomi del Regno, pagg. 202-203
- ^ L. Anfosso, La legislazione italiana sui manicomi e sugli alienati pag. 52.
- ^ Massimo Moraglio, La psichiatria italiana nel secondo dopoguerra, pag. 37
- ^ Francesco Cassata, Il lavoro degli "inutili": fascismo e igiene mentale, pag. 23
- ^ G. Modena, La morbosità delle malattie mentali in Italia nel triennio 1926-27-28, pag. 14-47
- ^ scheda ospedale psichiatrico Casa della Divina Provvidenza di Bisceglie
- ^ scheda ospedale psichiatrico provinciale di Rovigo
- ^ scheda ospedale psichiatrico di Reggio Calabria
- ^ scheda ospedale psichiatrico Siracusa
- ^ scheda ospedale psichiatrico di Montecchio Precalcino
- ^ Sergio Dalmasso, Il Sessantotto e la psichiatria, pag. 54
- ^ Maria Grazia Giannichedda, La democrazia vista dal manicomio. Un percorso di riflessione a partire dal caso italiano., pag. 101
- ^ Agostino Pirella, Poteri e leggi psichiatriche in Italia, pag. 120
- ^ dati ospedali psichiatrici
[modifica] Bibliografia
- Anna Maria Bruzzone Ci chiamavano matti (Voci da un ospedale psichiatrico), Einaudi (Gli Struzzi), Torino 1979
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
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[modifica] Collegamenti esterni
- Testo della legge 180 del 1978
- Approfondimento sulla legge 180 sul portale di Educazione & Scuola
- Mostra fotografica sugli ospedali psichiatrici italiani
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