Treviso

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« Dove Sile e Cagnan s'accompagna »
(Dante Alighieri, Divina Commedia (Paradiso, IX, v.49))
Treviso
comune
Treviso – Stemma Treviso – Bandiera
Il cuore della città: piazza dei Signori con il palazzo dei Trecento.
Il cuore della città: piazza dei Signori con il palazzo dei Trecento.
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Veneto-Stemma.png Veneto
Provincia Provincia di Treviso-Stemma.png Treviso
Amministrazione
Sindaco Giovanni Manildo (PD) dal 10-6-2013
Territorio
Coordinate 45°40′20″N 12°14′32″E / 45.672222°N 12.242222°E45.672222; 12.242222 (Treviso)Coordinate: 45°40′20″N 12°14′32″E / 45.672222°N 12.242222°E45.672222; 12.242222 (Treviso)
Altitudine 15 m s.l.m.
Superficie 55,5 km²
Abitanti 83 062[1] (30-09-2013)
Densità 1 496,61 ab./km²
Frazioni Vedi elenco
Comuni confinanti Carbonera, Casier, Paese, Ponzano Veneto, Preganziol, Quinto di Treviso, Silea, Villorba, Zero Branco
Altre informazioni
Cod. postale 31100
Prefisso 0422
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 026086
Cod. catastale L407
Targa TV
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Nome abitanti trevigiani, trevisani
Patrono san Liberale
Giorno festivo 27 aprile
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Treviso
Il territorio comunale nella provincia di Treviso.
Il territorio comunale nella provincia di Treviso.
Sito istituzionale

Treviso (IPA: /tre'vizo/, toponimo invariato in veneto) è un comune italiano di 83.062 abitanti[2], capoluogo dell'omonima provincia in Veneto.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Il Sile

Territorio[modifica | modifica sorgente]

La città sorge sulla media pianura veneta, in una zona ricca di risorse idriche: numerose sono le sorgenti risorgive, localmente dette fontanassi. Entro lo stesso territorio comunale nascono numerosi fiumi di risorgiva dei quali il più importante è il Botteniga. Quest'ultimo, dopo aver ricevuto le acque di Pegorile e Piavesella, oltrepassa le mura all'altezza del Ponte de Pria e si divide poi nei diversi rami, detti cagnani (Cagnan Grande, Buranelli, Roggia), che tanto caratterizzano il centro storico. Un altro, più modesto corso d'acqua risorgiva, nasce all'interno della cinta muraria, il Cantarane (0,447 km, in gran parte interrato). Corso d'acqua principale è comunque il Sile, che dopo aver lambito le mura meridionali, riceve le acque dei cagnani del Botteniga. Altri fiumi rilevanti, tutti affluenti del Sile, sono lo Storga, il Limbraga (da sinistra) e il Dosson (da destra).

La città poggia su un terreno composto di materiali fini e limoso-sabbiosi. La distribuzione dei vari livelli stratigrafici è molto irregolare a causa delle frequenti divagazioni e variazioni di corso subite dai fiumi durante l'ultima era geologica.

L'altitudine minima è di 6 m s.l.m. e si riscontra all'estremità sudorientale del territorio comunale, in località Sant'Antonino; di contro, il punto di massima, 31 m s.l.m., corrisponde all'estremità nordoccidentale, nei pressi di Santa Bona. Il municipio, Ca' Sugana, si trova invece a 15 m s.l.m..

Per quanto riguarda il rischio sismico, Treviso è classificata nella zona 3, ovvero a bassa sismicità.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione meteorologica di Treviso Sant'Angelo e Stazione meteorologica di Treviso Istrana.

In base alla media trentennale di riferimento (1961-1990), la temperatura passa dal valore minimo di -1 °C di gennaio-febbraio al valore massimo di 28 °C di luglio-agosto. Le precipitazioni medie annue superano i 900 mm e i valori massimi si riscontrano in autunno. Sempre in estate possono svolgersi dei fenomeni a carattere burrascoso, spesso accompagnati da violente grandinate. In inverno, la notte si hanno solitamente temperature al di sotto dello zero e quindi ghiaccia facilmente. Inoltre pochi giorni all'anno possono verificarsi brevi nevicate, anche se di scarsa entità.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di Treviso.
Le origini del nome

La prima menzione di Treviso, seppur indiretta, compare nel III libro della Naturalis historia di Plinio il Vecchio in cui è citato il «Fluvius Silis ex montibus Tarvisanis». Bisognerà aspettare il De vita sancti Martini di Venanzio Fortunato per avere una prima citazione del toponimo «Tarvisus», seguito, poco dopo, dall'Anonimo Ravennate con «Trabision». Numerosi sono poi i riferimenti nell'Historia Langobardorum di Paolo Diacono: «Tribicium seu Tarbision», «apud Tarvisium» ecc.

L'ipotesi più probabile è che Tarvisium, scomponibile in Tarv-is-ium, sia di origine celtica: si riconoscono infatti tarvos "toro" e la formante -is- tipica dei toponimi gallici[3].

Le origini e l'epoca romana[modifica | modifica sorgente]

Villaggio paleoveneto sorto in epoca pre-romana su tre alture poste nei pressi di un'ansa del Sile, in un territorio ricchissimo di risorse idriche, l'antica Tarvisium divenne municipio all'indomani della sottomissione della Gallia Cisalpina da parte dei Romani[4]. La vicinanza ad alcune importanti arterie, come la strada Postumia, e le stesse vie d'acqua, ne fecero sin dai tempi più antichi un vivace centro commerciale della Venetia et Histria[5][6].

L'età barbarica e l'alto Medioevo[modifica | modifica sorgente]

La decadenza del tardo periodo romano dal 284 al 476 si fece sentire anche a Treviso benché, all'indomani della caduta dell'Impero romano d'Occidente e durante il regno di Teodorico, la città fosse ancora un centro annonario di prim'ordine[7]. Contesa nel corso del VI secolo tra Ostrogoti e Bizantini, secondo la tradizione la città diede i natali a Totila, glorioso capo militare germanico che vinse i Bizantini proprio alle porte di Treviso[8].

Conquistata dai Longobardi, fu eretta a sede di uno dei trentasei ducati del regno e venne dotata di un'importantissima zecca[9][10]. Quest'ultima continuò a fiorire anche sotto i Carolingi (sotto i quali il locale vescovo ebbe il titolo di conte), e ancora sotto la Serenissima vi si coniava il bagattino[11].

L'età comunale[modifica | modifica sorgente]

Fu tuttavia con la rinascita dell'Anno Mille che Treviso, datasi statuti comunali e vinto l'imperatore Federico Barbarossa accanto alle città delle leghe Veronese e Lombarda, conobbe un notevole sviluppo, ampliandosi nelle dimensioni ed arricchendosi di monumenti e palazzi, che le valsero il soprannome di urbs picta. Il vivere trevigiano divenne sinonimo di vita gaudente e la città si animava di feste e celebrazioni, quali quella del Castello d'Amore. Citata da Dante Alighieri che vi trascorse parte del suo esilio e da Fazio degli Uberti nel suo Dittamondo, la città crebbe ulteriormente in ricchezza e fasto per tutto il XII e XIII secolo dotandosi di una delle prime Università (1321) e contendendo alle limitrofe Padova e Verona il ruolo di città principe di quella che, al tempo, veniva chiamata Marca Trivigiana intendendo con l'espressione buona parte dell'attuale Veneto[12].

Dalla Signoria alla Repubblica Veneta[modifica | modifica sorgente]

In modo analogo alle principali città del Nord Italia, anche Treviso assistette alla crisi del governo comunale ed il successivo passaggio alla signoria. Bisogna tener conto, comunque, che sin dagli inizi il potere era di fatto in mano ad una ristretta oligarchia aristocratica, tra cui spiccavano alcune famiglie quali i Tempesta.

La prima casata ad impossessarsi di Treviso furono gli Ezzelini, che signoreggiarono tra il 1237 ed il 1260 con le figure di Ezzelino III e Alberico. La città fu quindi preda di nuove lotte intestine tra i Guelfi filopapali ed i Ghibellini, sostenitori di un riavvicinamento all'Impero, tanto che solo nel 1283, a seguito della vittoria dei primi, si assistette ad una decisa ripresa economica e culturale durata fino al 1312[13].

Dominata poi dai Collalto e dai Da Camino, la Marca si trovò ancora coinvolta in guerre e saccheggi nel periodo 1329-1388[14]. Occupata dapprima dagli Scaligeri (1329-1339), nel 1339 si diede spontaneamente alla Serenissima, andandone a costituire il primo possedimento in terraferma. Coinvolta quindi nelle guerre per il primato sulla penisola italiana, la città fu retta dal duca d'Austria tra il 1381 ed il 1384 per passare, nel 1384 e fino al 1388, ai Carraresi.

Solo da allora la città tornò definitivamente alla Repubblica di Venezia[15].

Il periodo veneziano[modifica | modifica sorgente]

Finalmente sotto Venezia, Treviso poté godere di un lungo periodo di stabilità e relativo benessere, salvo la parentesi della Guerra della Lega di Cambrai, che vide la costruzione delle attuali fortificazioni (1509), e l'assedio imperiale e francese, tolto nel 1511[16].

Il periodo postunitario e le due guerre[modifica | modifica sorgente]

Il 21 ottobre 1866, nelle Province Venete si tenne il plebiscito di annessione al Regno d'Italia: a Treviso prevalsero nettamente i "sì" (i "no" furono soltanto due).

Nel corso dell'Ottocento, si installarono in città famiglie della borghesia imprenditoriale, di origine «foresta», che diedero il primo impulso alle industrie locali e al processo di inurbamento della popolazione contadina. Alla fine del secolo la povertà nelle campagne era dilagante: la pellagra era all'ordine del giorno e molti ne soffrivano fino ad ammalarsi di mente (la cosiddetta "follia pellagrosa" che causava allucinazioni e deliri); proprio per far fronte a queste difficoltà venne costruito a Treviso il nuovo ospedale psichiatrico provinciale, il Sant'Artemio[17]. A causa di questa difficile situazione economica molti proletari cercarono fortuna altrove, in particolare in Brasile[18][19].

Durante la prima guerra mondiale, Treviso, «città di retrovia», subì diversi bombardamenti aerei da parte degli austriaci. A causa della ritirata di Caporetto, la provincia risultò tagliata in due e migliaia di profughi trevigiani furono evacuati e sparsi in tutta la penisola. La ricostruzione e gli ambiziosi progetti urbanistici avviati in seguito, durante il ventennio, cambiarono in parte l'aspetto della città.

Nei primi anni dopo la marcia su Roma, il potere locale restò in mano a personale prefascista. I movimenti cattolici (leghe bianche e cooperative), in precedenza molto forti, furono sciolti. Nel 1938 Benito Mussolini visitò la città.

I primi anni della seconda guerra mondiale furono determinanti per lo sviluppo a Treviso, nodo ferroviario molto importante verso l'est, del settore terziario: proprio per questo, il 7 aprile 1944, la città fu pesantemente bombardata dall'aviazione statunitense (Bombardamento di Treviso). Il 29 aprile 1945 entrarono in Treviso le prime truppe alleate, accolte dai partigiani che, dopo l'8 settembre 1943, operarono in clandestinità anche nel trevigiano.

Età repubblicana[modifica | modifica sorgente]

Dopo la caduta della Repubblica Sociale Italiana, la Chiesa tornava ad essere l'interlocutrice e la moderatrice della società trevigiana. Durante i primi anni di governo della Democrazia Cristiana furono ricostruiti i più importanti edifici storici distrutti dal bombardamento, venne inoltre migliorata la viabilità e costruiti numerosi alloggi per i senzatetto[20].

Negli anni ottanta e novanta, nella provincia di Treviso, grazie alle sue fabbriche, spesso di piccole dimensioni, scoppiò il boom economico che la portò, in pochissimi anni, da zona economica depressa a una delle realtà economicamente più vivaci dell'Italia. In quegli anni un nuovo soggetto politico appare nella scena veneta, la Lega Nord: nel 1994, dopo anni di amministrazione democristiana, viene eletto sindaco Giancarlo Gentilini.

Negli anni duemila nuove problematiche si affacciano nella società trevigiana: l'immigrazione, la sicurezza sociale, il precariato, l'inquinamento atmosferico e del suolo, la speculazione edilizia. Nel 2013, dopo essere stata amministrata dalla Lega Nord per circa vent'anni, la città elegge per la prima volta una giunta di centro-sinistra, scegliendo come sindaco Giovanni Manildo (Partito Democratico).

Sigillo della città di Treviso

Simboli[modifica | modifica sorgente]

Nell'articolo 6 dello Statuto Comunale così è descritto lo stemma comunale:

« Scudo di rosso alla croce d'argento accantonata in capo da due stelle del secondo, di otto raggi, circondato da due rami di quercia e d'alloro, annodati da un nastro dai colori nazionali. »

Nell'araldica civica italiana, la croce è tipica delle città aderenti al partito guelfo; il metallo argento è di gusto francese perché furono i crociati Francesi ad adottare la croce argentata per distinguersi; le stelle sembrano senza significato se non quello di semplice ornamento di gusto araldico medievale[21].

Il vessillo è costituito da una bandiera bianca e azzurra con lo stemma comunale al centro.

Treviso ha pure un proprio sigillo di forma ovale nel quale è rappresentata una città turrita e riportate le scritte "Tarvisium" e "Monti, musoni, ponto, dominorque Naoni". La frase rimanda agli antichi domini della città, che avevano come confini le Prealpi Bellunesi, il fiume Muson, il mare della Laguna Veneta e il fiume Noncello.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

La città di Treviso è una delle città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione: è stata infatti insignita della medaglia d'oro il 13 aprile 1948 per i sacrifici sofferti dalle popolazioni e per l'attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale con la seguente motivazione:

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Fiera delle sue tradizioni di libertà che già ne fecero centro attivissimo del Risorgimento Nazionale; supremo baluardo della Patria sulle rive del Piave nella guerra 1915 - 1918; sollevò dalle sventure dell'8 settembre 1943 la fiaccola della resistenza; eccitò alla lotta contro il tedesco invasore; organizzò le prime schiere armate della pianura e della montagna; fu per tutto il periodo della dominazione straniera, l'anima di una resistenza indomabile di popolo e di brigate partigiane, spiegando energie combattive e capacità direttive in tutta la regione veneta. Dilaniata nelle carni dei suoi figli caduti davanti ai plotoni d'esecuzione nemici; distrutta nei suoi edifici; bagnata nelle sue piazze dal sangue di vittime innocenti, lasciò alla storia d'Italia 248 caduti e 144 feriti partigiani; 10.261 internati e deportati politici; 1600 uccisi e 350 feriti per bombardamenti e il ricordo delle epiche gesta della sua insurrezione, allorché il popolo, accorso tra le rovine di 3783 case distrutte, combatté al fianco dei partigiani, unito a loro in un unico slancio di fede e di libertà[22].»
— Settembre 1943 - aprile 1945

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiese di Treviso.

La città di Treviso, legata a una lunga tradizione religiosa e monastica che l'ha interessata per lunghi secoli, conserva molte architetture religiose: dentro le mura sorgono le chiese più antiche e i monasteri superstiti; nei quartieri più moderni, sviluppatisi nel Novecento, sorgono le relative chiese parrocchiali, esempi di architettura religiosa moderna e contemporanea.

Chiesa di San Francesco
  • Chiesa di San Francesco, un gruppo di frati francescani, inviati da Francesco stesso, giunse a Treviso nel 1216 e prese sede nella zona oltre il Cagnan Grande, presso un oratorio dedicato alla Madonna. La comunità divenne presto numerosa tanto che nel 1231 cominciarono i lavori di costruzione di una nuova chiesa e del convento, ultimati nel 1270. Nel 1806, a seguito della soppressione napoleonica, gli edifici furono adibiti a scopi militari, finché nel 1928 non vennero restaurati e riaperti al culto. L'architettura è di transizione tra il romanico e il primo gotico. L'interno ha un'unica navata e cinque cappelle laterali. All'interno si possono vedere le tombe di un figlio di Dante Alighieri e della figlia di Francesco Petrarca.
La chiesa di San Nicolò dal retro
  • Chiesa di San Nicolò, costruita all'inizio del XIV secolo dai Domenicani grazie ai 70.000 fiorini lasciati dal papa trevigiano Benedetto XI, è la chiesa più grande della città, superando anche il Duomo. Nel complesso conventuale annesso, oggi sede del Seminario vescovile, è conservato un importante ciclo di affreschi di Tomaso da Modena. Degne di nota sono le raffigurazioni di Ugo di Saint-Cher e Nicolò di Rouen, ritenute le prime opere pittoriche a riportare rispettivamente degli occhiali e una lente d'ingrandimento.

Altre chiese[modifica | modifica sorgente]

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

Piazza dei Signori e Palazzo dei Trecento
  • Monte di Pietà e Cappella dei Rettori, l'antica sede del Monte di Pietà si trova nell'omonima piazza, dietro al Palazzo del Podestà. Già sede del trecentesco Monte dei Pegni, il palazzo fu ricostruito nel 1462, anno in cui i Francescani proposero l'istituzione del Monte di Pietà, che venne ufficialmente fondata nel 1496 grazie all'interessamento del vescovo Nicolò Franco. All'inizio del XVI secolo l'edificio fu ingrandito, andando ad inglobare l'odierna chiesa di Santa Lucia e, successivamente (1561), la chiesa di San Vito. Gli ultimi interventi si ebbero nel Settecento, sicché attualmente il palazzo e le due chiese si presentano come un unico complesso con tanto di porticato in comune. A partire dall'inizio del XIX secolo, l'istituzione incominciò ad essere malvista dalle autorità francesi prima e austriache poi. Per le pesanti imposte, il Monte di Pietà abbandonò il progetto di ulteriori ampliamenti e, anzi, ridusse notevolmente la sua attività, tant'è che, nel 1822, veniva convertito in cassa di risparmio (la futura Cassamarca). All'interno si trova la cappella dei Rettori, pregevole ambiente che conserva affreschi del Fiumicelli, tele del Pozzoserrato e cuoi di Cordova. Il tema delle decorazioni alludono al soccorso e all'indulgenza. Dal dicembre 2004 il Monte di Pietà è stato acquistato dalla Fondazione Cassamarca. Attualmente ospita uffici di UniCredit e alcuni esercizi pubblici[24][25].
La Loggia dei Cavalieri
  • Loggia dei Cavalieri, simbolo del potere politico assunto da nobili e cavalieri nel periodo del Libero Comune, la Loggia dei Cavalieri è un esempio di romanico trevigiano con influssi dell'eleganza bizantina. Fu costruita sotto la podesteria di Giacomo da Perugia (1276) come luogo di convegni, conversazioni, giochi.
  • Piazza Rinaldi, deve il proprio nome ai tre palazzi che vi si affacciano, nei secoli residenze della famiglia Rinaldi. Il più antico risale al duecento, quando la famiglia, sfuggita al Barbarossa, era appena giunta a Treviso. Il secondo palazzo, decorato con curiosi archi ogivali inflessi in una loggia al primo piano, è di epoca quattrocentesca. Il terzo e ultimo palazzo fu costruito nel XVIII secolo. Nella piazza vi era una "stazione di posta". All'inizio del Novecento divenne luogo di mercato e di incontro.
  • Ponte de Pria, (ponte di pietra) è un ponte addossato alle mura, nel luogo in cui il Botteniga entra in città e si divide nei diversi cagnani. Qui vi sono delle chiuse, ideate da fra' Giocondo per inondare i dintorni di Treviso a scopo difensivo.
Riviera Garibaldi, vista dell'ex ospedale e del Ponte.
  • Villaggio Eden, la costruzione di questo villaggio operaio è stata voluta, all'inizio del Novecento, dall'industriale Graziano Appiani con l'intenzione di realizzare un progetto urbanistico e sociale a favore dei moltissimi lavoratori che si trasferivano in città dalle campagne e dai paesi vicini per lavorare nella sua azienda, la Fabbrica laterizi e fornaci Sistema Privilegiato della Ditta Appiani & C. L'ambizioso progetto, finalizzato a dare concreta applicazione alle idee dell'economista e sociologo Giuseppe Toniolo, si concretizzò in diverse decine di unità abitative per i dipendenti dell'Appiani, nell'Eden Teatro, in un caffè ristoratore, una stand per il tiro al piccione e uno spaccio-distilleria.

Palazzi di Treviso[modifica | modifica sorgente]

Architetture militari[modifica | modifica sorgente]

Il centro storico è ancora parzialmente racchiuso dalla cinta muraria costruita nel 1509 in vista della guerra della Repubblica di Venezia contro la lega di Cambrai. Oltre alla costruzione di imponenti mura bastionate e la deviazione di parte del fiume Botteniga, il progetto del frate Giovanni Giocondo, cui il Consiglio dei Dieci aveva affidato le opere di fortificazione, comportò anche l'abbattimento di diversi edifici, tra i quali parte dell'antico santuario di Santa Maria Maggiore[26].

Alle tre porte di seguito citate si aggiunsero, nella seconda metà del XX secolo, numerosi varchi.

Porta San Tommaso
  • Porta Santi Quaranta, garantiva l'accesso da Ovest, è intitolata ai Quaranta martiri di Sebaste, soldati cristiani che, durante la persecuzione di Licinio in Armenia, si rifiutarono di onorare degli idoli e furono per questo puniti con l'assideramento e il rogo. In periodo risorgimentale la porta assunse il nome di Porta Cavour (la strada che dalla Porta va verso piazza dei Signori, si chiama tuttora "Borgo Cavour"), per poi tornare all'originaria denominazione. La costruzione è a pianta quadrata e la facciata, in pietra d'Istria, con tre archi di cui quello centrale più ampio sopra il quale spicca il leone marciano.
  • Porta Altinia, il nome della porta, che si rivolge a levante è legato alla città romana di Altino, dalla quale si poteva giungere attraverso l'attuale provinciale "Jesolana". Fu realizzata nel 1514 accanto a una precedente porta medievale di cui sussistono le volte. Il suo aspetto, con mattoni a vista e poche decorazioni in pietra, è decisamente più sobrio rispetto alle altre due porte. La parte superiore è sagomata a mo' di torrione con ampi finestroni sulle facciate interna ed esterna, mentre i fronti laterali presentano ancora i fori delle cannoniere.

Canali[modifica | modifica sorgente]

Treviso è bagnata da diversi canali, tutti originati dalla divisione in rami (detti "cagnani") del Botteniga. Il fiume entra in città passando sotto il "Ponte de Pria" (Ponte di Pietra) in corrispondenza del quale vi sono delle chiuse, ideate e fatte costruire da Fra' Giocondo. Altri due rami del Botteniga costeggiano le mura cittadine per immettersi poi, come i "cagnani", nel fiume Sile che lambisce il lato sud del centro storico.

Il Cagnan Medio o canale dei Buranelli, è una delle più pittoresche diramazioni del Botteniga che caratterizzano il centro storico. Il toponimo si riferisce ad uno dei ponti che attraversa il corso d'acqua, detto appunto ponte dei Buranelli, nei pressi del quale si trova tuttora un edificio cinquecentesco un tempo dimora e magazzino di commercianti provenienti dall'isola lagunare di Burano.

La fontana dell'Ospedale di Santa Maria dei Battuti

Fontane[modifica | modifica sorgente]

Già bel XIV secolo il poeta fiorentino Fazio degli Uberti, nel suo Dittamondo, cantava "le chiare fontane" di Treviso ed il "piacer d'amor che quivi è fino". L'Abate Bailo, nella propria guida della città del 1872, loda la purezza delle acque di Treviso, al punto da scrivere: "quest'acque meritano che il forestier le gusti, né si dirà di conoscere Treviso, se non si sono gustate le sue acque"[27].

Le trentatré fontane tutt'oggi presenti all'interno delle mura vennero installate, ad esclusione delle fontane di piazza S. Vito e piazza S. Leonardo e della particolare fontana delle Tette, per motivi di utilizzo domestico. Il rapporto con gli abitanti della via o della piazza era quotidiano e cadenzato dagli eventi legati allo svolgersi della giornata (pranzo, cena, pulizie...).

Tra le fontane della città si possono ricordare:

Ville venete[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lista delle ville venete nel comune di Treviso.

Le numerose ville venete schedate dall'IRVV nel comune di Treviso coprono un ampio arco temporale, dal XVII al XIX secolo. Particolarmente interessanti sono Ca' Zenobio Alverà Ceccotto a Santa Bona e Villa Manfrin detta Margherita a Sant'Artemio.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[28]

Durante l'ultimo censimento, l'ISTAT contava 83 062 abitanti nel territorio comunale di Treviso.

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica sorgente]

Gli stranieri residenti nel comune sono 10.593, ovvero il 12,8% della popolazione. Di seguito sono riportati i gruppi più consistenti[29]:

  1. Serbia, 971
  2. Moldavia, 934
  3. Albania, 834
  4. Cina, 827
  5. Romania, 817
  6. Bangladesh, 727
  7. Ucraina, 522
  8. Marocco, 482
  9. Brasile, 311
  10. Burkina Faso, 294

Lingue e dialetti[modifica | modifica sorgente]

Il dialetto in uso a Treviso e dintorni è un veneto con un'impostazione molto simile al veneziano. Le differenze riguardano anzitutto la resa di ŏ latino in sillaba libera, che è pronunciato /ɔ/ e non /o/ ("fuoco" è fògo e non fógo), nella terminazione in /ɛ/ della seconda persona plurale ("parlate" è parlè e non parlé) e nell'evoluzione del suffisso latino -ĕllus che è -èl ("fratello" è fradèl e non fradèo). La tipicità più evidente è però data dall'intonazione, in particolare nelle interrogative in cui si ha l'allungamento dell'ultima sillaba anche se atona (qua? e maja? sono pronunciati /'kwaa/ e /'majaa/)[30][31].

Prima della conquista della Serenissima, che diede inizio alla penetrazione culturale veneziana in terraferma, a Treviso si parlava una forma di veneto settentrionale affine ai dialetti attualmente in uso nella pedemontana e nel Bellunese[32].

Religione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Parrocchie della Diocesi di Treviso.

La prima confessione religiosa a Treviso è quella cattolica. La città è sede vescovile e il territorio comunale è suddiviso in 27 parrocchie comprese nel vicariato Urbano.

Tra le altre comunità religiose spiccano quella musulmana e varie confessioni cristiane non cattoliche.

Qualità della vita[modifica | modifica sorgente]

Anno Qualità della Vita
(Sole 24 Ore)
Qualità della Vita
(Italia Oggi)
Rapporto Ecosistema Urbano
(Legambiente)[33]
2002 25° 62º
2003 19° (+6) 69º (-7)
2004 15° (+1) 26º (+43)
2005 26° (-11) 16° (-15) 53° (-27)
2006 26° (+0) 47° (+6)
2007 29° (-3) 68° (-21)
2008 33° (-4) 36° 78° (-10)
2009 26° (+7) 36° (+0) 52° (+26)
2010 38° (-12) 19° (+17) 30º (su 43 città "medie")
2011 17° (+21) 10° (+9) 27º (su 44 città "medie")
2012 22° (-5) (+1)
2012 26° (-4)

Da luglio 2014 si attua su tutto il territorio comunale la raccolta differenziata porta a porta. Inoltre, Treviso è il primo capoluogo di provincia italiano dove si applica la tariffa puntuale (cioè si paga in base alla quantità di rifiuti prodotti)[34].

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Sede principale del Liceo Canova

Istruzione[modifica | modifica sorgente]

Scuole[modifica | modifica sorgente]

Nel comune sono presenti istituzioni prescolastiche, scolastiche di primo grado e di secondo grado, inferiore e superiore. Di una certa rilevanza per la città sono il liceo ginnasio statale Antonio Canova e il liceo scientifico statale Leonardo da Vinci. Sono presenti inoltre il Collegio Vescovile Pio X e un liceo artistico statale.

Biblioteche[modifica | modifica sorgente]

La Biblioteche comunale ha cinque sedi, delle quali tre si trovano nel centro storico[35]. Sono presenti inoltre alcune fondazioni private come il centro documentazione della Fondazione Benetton Studi e Ricerche con annessa la biblioteca,[36] a Palazzo Caotorta, la Biblioteca Capitolare[37] e la Biblioteca del Seminario.[38][39]

Università[modifica | modifica sorgente]

Già nel 1231 la città era alla ricerca di un medico che fosse in grado di tenere un corso a Treviso, è invece del 1269 la nomina del canonico Florio de' Dovari da Cremona, probabilmente il primo professore di diritto. Nel 1313-1314 si ha notizia che il Comune garantiva la presenza di due docenti di diritto, un ordinario ed uno straordinario, un terzo doveva insegnare diritto canonico ed il quarto medicina.

Benché dunque la città potesse vantare un proprio ateneo in periodo medievale, solo di recente le Università di Padova, "Ca' Foscari" e lo IUAV hanno qui stabilito proprie sedi distaccate, dando nuovamente a Treviso dignità di "città universitaria".

Le lezioni si svolgono presso l'ex Ospedale dei Battuti e l'ex Distretto Militare.

Musei[modifica | modifica sorgente]

Oltre a diversi musei, la città offre importanti spazi espositivi quali Palazzo dei Trecento, sede del Consiglio comunale[40], Ca' dei Carraresi, di proprietà di Fondazione Cassamarca[41], e palazzo Bomben, sede della Fondazione Benetton Studi e Ricerche[42].

Il complesso di Santa Caterina
  • Museo Etnografico delle Case Piavone, il complesso architettonico rurale delle Case Piavone, il cui nucleo originale risale alla fine del Seicento, si trova all'interno del Parco naturale del fiume Storga, alla periferia Nord di Treviso. I vari edifici, restaurati e trasformati in struttura polifunzionale, sono sede del Gruppo Folcloristico Trevigiano e del Museo Etnografico provinciale, dedicati alla salvaguardia e alla promozione della cultura locale[44].

Media[modifica | modifica sorgente]

I quotidiani storici cittadini sono La Tribuna di Treviso e l'edizione locale de Il Gazzettino. Anche il Corriere della Sera, da alcuni anni pubblica un'edizione locale: il Corriere del Veneto, edizione Treviso-Belluno.

Tra le emittenti radiofoniche locali si possono ricordare le stazioni del gruppo di Roberto Zanella con sede in Castelfranco Veneto (radio Birikina, radio BellaeMonella, radio Piterpan, Radio Marilù, radio Sorriso e Radio Gelosa). È presente anche Erreci radio Conegliano, Radio Veneto Uno, Radio Asolo international e Rvs.

In provincia di Treviso ha sede l'emittente televisiva Antenna Tre Nordest e l'emittente televisiva Rete Veneta (redazione di Treviso).

Cinema e teatro[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Teatri di Treviso.

In città furono operanti, oltre agli storici teatri Santa Margherita, Onigo e Dolfin, il teatro Sociale (ex Ariston)[49], il cinema Hesperia di piazza Crispi[50], nel quale presero avvio, nel 1945, le proiezioni del primo Cine Club italiano, quello di Treviso appunto, il cinema Astra, già teatro Ruberti di via Carlo Alberto[51] e l'Edison, l'antico teatro Garibaldi, situato tra vicolo Rialto e vicolo XX Settembre[52].

Teatri in attività:

Musica[modifica | modifica sorgente]

Anche grazie alla richiesta dei nobili veneziani che trascorrevano il periodo di villeggiatura nei dintorni di Treviso, a partire dalla fine del XVII secolo aprirono in città alcuni teatri d'opera. Rimane a tutt'oggi il Teatro Comunale, dal 2010 intitolato al tenore Mario Del Monaco. La sala attuale, fatta ricostruire sulle ceneri dell'antico teatro Onigo dalla società dei palchettisti, fu inaugurata nel 1869. Il teatro, rilevato dal Comune nel 1930, è stato sede per molti anni di un rinomato "Autunno musicale". Le opere più rappresentate furono quelle degli autori italiani del XIX e XX secolo, ma anche gli autori russi e francesi ottennero buona accoglienza (a Treviso si ebbe, in particolare, la seconda italiana di Boris Godunov dopo la prima della Scala). Tra gli artisti che calcarono le scene del Teatro Comunale si possono ricordare Enrico Caruso, che ha cantato a Treviso la sua prima Tosca (1900), Toti Dal Monte, Mario Del Monaco, Katia Ricciarelli, la quale si esibì qui per la prima volta nel Trovatore (1970) ed in Otello (1971).[53]

Oggi concesso in gestione ad un ente strumentale di Fondazione Cassamarca, il Teatro Comunale “Mario Del Monaco” ospita, oltre alla rinnovata stagione sinfonica e lirica, un importante concorso per cantanti d'opera dedicato al soprano Toti Dal Monte (fra i vincitori: Garbis Boyagian, Ghena Dimitrova, Ferruccio Furlanetto, Simone Alaimo).

In città si svolge inoltre uno dei maggiori festival nazionali dedicati alla musica antica per organo, il "Festival Organistico Internazionale".[54] e il "Festival chitarristico delle 2 città", importante manifestazione che si svolge in contemporanea anche a Roma, da cui il nome.[55] Da molti anni nella prima settimana di luglio si tiene il "Festival musicale Suoni di Marca", con concerti e stand gastronomici nella cornice delle mura cittadine.[56]

La città è sede di numerosi cori polifonici e popolari (tra cui il coro Stella Alpina) e di alcune bande (Banda musicale "Domenico Visentin", nata nel 1963).

Treviso ha dato i natali a Giuliano Carmignola uno dei più famosi violinisti in attività.

Cucina[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi cucina trevigiana.
Tiramisù, tipico dolce trevigiano

Andando con ordine, il più tipico degli antipasti è la soppressa, insaccato morbido tagliato a fette spesse, di solito accompagnata da polenta e radicchio. Tra i primi si possono menzionare i "risi" (con i fegatini o accompagnati da verdure di stagione come asparagi, radicchio, piselli o "bisi"...) e le minestre (in particolare il semplice brodo di cappone con i tortellini, la zuppa di fagioli e la sopa coada). Quanto ai secondi spiccano le carni con le piume: la faraona arrosto con "pevarada" (una salsa di fegatini e pasta d'acciughe), il bollito di gallina, l'oca (spesso condita con il sedano), l'anatra allo spiedo e il cappone in umido. Non manca il pesce di acqua dolce ed in particolare l'anguilla, "bisatto" in dialetto, fritta oppure in umido con polenta, i gamberi di acqua dolce, la trota e lo stoccafisso (a Treviso e nel Triveneto chiamato comunemente "baccalà"). Anche le verdure, in particolare il famoso radicchio Rosso di Treviso,[57] sono spesso protagoniste della tavola trevigiana. Benché la provincia sia ricca di formaggi (Montasio, Asiago, Taleggio, Morlacco), il più tipico è forse la morbida Casatella, un formaggio fresco prodotto con latte di mucca pastorizzato. Tra la frutta più coltivata in provincia vi sono il marrone di Combai, la ciliegia, specie dei colli Asolani, e l'uva. Il dolce più caratteristico è sicuramente il Tiramisù, secondo la tradizione preparato per la prima volta nel ristorante “Alle Beccherie”.[58][59] Si possono poi ricordare la "torta fregolotta" e i dolci stagionali quali le frittelle, i crostoli e le castagnole carnevalizi, la pasquale "fugassa con le mandorle", le Favette dei Morti.

Il vino bianco più famoso è certamente il Prosecco, al quale si possono affiancare il Tocai, il Verduzzo, il Pinot bianco e grigio e lo Chardonnay per quanto riguarda i bianchi e i rossi Cabernet, il Merlot, il Pinot nero e il Raboso.[60]

Eventi[modifica | modifica sorgente]

Treviso ospitò la finale dell'edizione 1990 di Giochi senza frontiere, a cui, tra l'altro, partecipò la squadra della stessa città veneta[61].

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Urbanistica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Urbanistica di Treviso.

Il centro storico della città, tutt'oggi racchiuso dalle mura rinascimentali, mantiene in buona parte il tipico impianto urbanistico medioevale, caratterizzato da strade strette e dall'andamento irregolare.

Scavi archeologici hanno permesso di identificare in questa direttrice l'antico cardo massimo della Tarvisium romana[62]. Si ritiene che il decumano sia, invece, da identificare nell'attuale via Martiri della Libertà; il punto di incrocio, e probabile sede del foro, corrisponde dunque all'attuale piazza Carducci, nei pressi della loggia dei Cavalieri.

Frazioni e suddivisioni amministrative[modifica | modifica sorgente]

Al comune di Treviso non appartengono ufficialmente delle frazioni, ma attorno al centro storico gravitano vari quartieri e sobborghi che spesso prendono il nome dalla parrocchia presente. Gli abitati sono suddivisi in cinque circoscrizioni:

Si contano, in aggiunta, numerose località minori delle quali citiamo il Chiodo (cinta extramuraria a nord), Sant'Artemio, Villapendola (un'isola tra il Sile e il Sil Morto, di fronte a Fiera), la Ghirada (la cosiddetta "città dello sport", a sud di San Lazzaro).

Variazioni[modifica | modifica sorgente]

La circoscrizione territoriale ha subito le seguenti modifiche: nel 1920 aggregazione della frazione Monigo staccata dal comune di Paese (Censimento 1911: pop. res. 1333)[63].

Economia[modifica | modifica sorgente]

Agricoltura[modifica | modifica sorgente]

Artigianato[modifica | modifica sorgente]

Industria[modifica | modifica sorgente]

Servizi[modifica | modifica sorgente]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Strade[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stradario di Treviso e strade provinciali della provincia di Treviso.

Treviso è toccata a est dall'autostrada A27 Mestre-Belluno. La Strada statale 13 Pontebbana collega Treviso verso nord con Conegliano, Pordenone terminando a Tarvisio; a sud prende il nome di Terraglio proseguendo fino a Venezia. La Strada statale 348 Feltrina già strada regionale, collega Treviso a Feltre. La Strada statale 53 Postumia collega Treviso a Vicenza passando per Cittadella e a Portogruaro

Ferrovie[modifica | modifica sorgente]

Treviso possiede una stazione ferroviaria: la stazione di Treviso Centrale passata da quattro linee ferroviarie:

Vista del Terminal lato pista.

Aeroporti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Aeroporto di Treviso-Sant'Angelo e Aeroporto di Treviso-Istrana.

L'aeroporto di Treviso è l'aeroporto Treviso-Sant'Angelo. Si trova a 3 km dal centro della città .

Mobilità urbana[modifica | modifica sorgente]

Dal 1975 la mobilità urbana e interurbana è gestita da ACTT (acronimo di Azienda Consorzio Trevigiano Trasporti)[64]. Dal 1983 la provincia può inoltre contare sul servizio di collegamento extraurbano garantito dalla Società Autoservizi La Marca Trevigiana, azienda di trasporti pubblici che opera su larga scala nella provincia di Treviso e in tutta la Regione del Veneto[65]. Dal 1º gennaio 2014 le due aziende saranno integrate nell'azienda unica provinciale Mobilità di Marca[66].

Dal 24 agosto 2010 è attivo a Treviso il servizio di bike sharing “TVBike Treviso”[67].

In passato Treviso era collegata a Mestre e a Venezia da una linea filoviaria.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Podestà di Treviso e Sindaci di Treviso.
Il Sile al Ponte di San Martino

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Sport[modifica | modifica sorgente]

Treviso vanta una tradizione sportiva non indifferente che abbraccia tutte le discipline, infatti si tratta della città italiana che ha vinto più scudetti negli ultimi 40 anni. Inoltre è la prima per scudetti vinti in relazione agli abitanti. I dati sono riferiti agli sport principali (calcio, basket, volley, rugby).[senza fonte]

I massimi risultati sportivi sono stati ottenuti nella pallavolo, nella pallacanestro e soprattutto nel rugby durante l'epoca Benetton. Non è un caso, dunque, se da Treviso provengono alcuni dei più forti giocatori, rinomati a livello internazionale.

Bradley Wiggins, vincitore del Tour de France 2012, usa bici Pinarello.
  • Pallacanestro: il Treviso Basket fondato nel 1954 come Duomofolgore si fregia di 5 scudetti e di numerosi altri titoli anche a livello europeo.
  • Rugby: il Benetton Rugby Treviso, nato nel 1932 come Associazione Sportiva Rugby Treviso e legato alla famiglia Benetton dal 1978, è una delle società più rappresentative del rugby italiano. Il suo palmarès comprende 15 scudetti (il primo nel 1956), che ne fanno la squadra più premiata d'Italia dopo l'Amatori Rugby Milano. Nel 2010 la società ha abbandonato il campionato italiano per partecipare al Pro12, competizione che riunisce le migliori società di Galles, Irlanda e Scozia. Sempre nel rugby a XV va citata la AS Tarvisium, attualmente in serie B di rugby a 15, mentre, per quanto riguarda le squadre femminili, si ricordano le Red Panthers, sezione femminile del Benetton, vincitrici di 14 scudetti ufficiali.
  • Scherma: si possono menzionare il Circolo Scherma Treviso, le Lame della Marca Trevigiana associazione da cui provengono campioni plurititolati, tra cui lo schermitore Matteo Tagliariol.
  • Sport acquatici: Treviso vanta una lunga tradizione, sia in campo remiero con la presenza di tre società quali la Canottieri Sile, il circolo Ospedalieri e il Dopolavoro Ferroviario, che natatorio, in particolare nel nuoto pinnato. In quest'ultimo la presenza della Nuoto Pinnato Tarvisium[68], affiliata alla FIPSAS (Federazione Italiana Pesca Sportiva e Attività Subacquee) che pratica questo sport dal 1978 ed è attualmente con i propri atleti nel nuoto pinnato, nell'apnea e nell'orientamento subacqueo ai vertici nazionali. Nel 1986 ha inventato e portato nel fiume cittadino, il Sile, il primo Campionato Italiano Master. Da allora ha organizzato nell'impianto natatorio, nel fiume e in lago nella provincia trevigiana numerose edizioni dei Campionati Italiani ed un Campionato Europeo per Club. Nel canottaggio rimane storica per la città la vittoria nel "due con" alle olimpiadi di Città del Messico del 1968 con Sambo, Baran e Cipolla.
  • Tiro a Segno Nazionale di Treviso: dal 1868 è attivo e generoso di talenti, anche a livello Olimpico (3), lo sport del Tiro a Segno che, dopo 5 scudetti consecutivi (1985/89), continua a posizionarsi da oltre un decennio entro le prime cinque delle 280 Società Nazionali, praticando tutte le specialità Olimpiche e "non" sia di armi lunghe che corte.

Impianti sportivi[modifica | modifica sorgente]

Tra gli impianti sportivi, vanno citati stadio Comunale di Monigo, in cui si giocano le partite di rugby, e lo stadio Omobono Tenni, per il calcio, il complesso del poligono Comunale del Tiro a Segno di via Fonderia. A questi si aggiungono il complesso della Ghirada, vera e propria cittadella sportiva in cui hanno sede numerose strutture, specialmente per l'allenamento.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Statistiche demografiche ISTAT - comune di Treviso (TV);Dati provvisori di novembre 2012
  2. ^ Dato Istat al 31/03/2011
  3. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Torino, UTET, 2006, p. 788.
  4. ^ Adriano Augusto Michieli, Storia di Treviso, pp.19-31.
  5. ^ Adriano Augusto Michieli, Storia di Treviso, pp. 37-43.
  6. ^ Storia di Treviso, 1, a cura di Ernesto Brunetta, Tarvisium e Acelum nella Transpadana di Ezio Buchi, pp. 191-272
  7. ^ Adriano Augusto Michieli, Storia di Treviso, pp. 49-50.
  8. ^ Adriano Augusto Michieli, Storia di Treviso, p. 51.
  9. ^ Adriano Augusto Michieli, Storia di Treviso, pp. 53-57.
  10. ^ Storia di Treviso, 2, a cura di Ernesto Brunetta, Dall'età longobarda al Secolo X di Stefano Gasparri, pp. 3-35.
  11. ^ Adriano Augusto Michiel, Storia di Treviso, pp. 59-62.
  12. ^ Adriano Augusto Michiel, Storia di Treviso, pp. 73-103.
  13. ^ Adriano Augusto Michieli, Storia di Treviso, pp. 105-112.
  14. ^ Adriano Augusto Michieli, Storia di Treviso, pp. 113-148
  15. ^ Adriano Augusto Michieli, Storia di Treviso, pp. 299-318
  16. ^ Storia di Treviso, 3, a cura di Ernesto Brunetta, Treviso in età Moderna: i percorsi di una crisi, pp. 3-128.
  17. ^ V. su questo: L. Tosi - R. Frattini - P. Bruttocao (2004) S. Artemio: storia e storie del manicomio di Treviso, CRAL ULSS n° 9 - Provincia di Treviso.
  18. ^ Storia di Treviso, 4, a cura di Ernesto Brunetta, La società trevigiana tra Ottocento e Novecento: le classi dirigenti di Livio Vanzetto, pp. 68-99
  19. ^ Storia di Treviso, 4, a cura di Ernesto Brunetta, La società trevigiana tra Ottocento e Novecento: le classi popolari di Ernesto Brunetta, pp. 107-183
  20. ^ Adriano Augusto Michieli, storia di Treviso, pp. 336-340.
  21. ^ Mary Falco Moretti, Stemmi di Comuni e province Venete, Venezia, Edizioni in Castello, 1985.
  22. ^ Le Onorificenze
  23. ^ Camillo Pavan, I paesi e la città in riva al Sile. Un secolo di storia del fiume in 142 cartoline, Treviso, 1991, p. 60.
  24. ^ Informazioni da trevisoinfo.it
  25. ^ Informazioni dalla Fondazione Cassamarca
  26. ^ Giovanni Netto, Itinerario V. La città medievale - 2 in Guida di Treviso. La città, la storia, la cultura e l'arte, Ronchi dei Legionari, LINT Editoriale Associati, 2000.
  27. ^ Luigi Bailo, Guida della città di Treviso, 1872; Sorgenti e fontane
  28. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  29. ^ Bilancio Demografico e popolazione residente straniera al 31 dicembre 2010 per sesso e cittadinanza, ISTAT. URL consultato il 15 novembre 2012.
  30. ^ Alberto Zamboni, Le caratteristiche essenziali dei dialetti veneti in Manlio Cortelazzo (a cura di), Guida ai dialetti veneti, Padova, CLEUP, 1979, p. 36.
  31. ^ Luciano Canepari, I suoni dialettali e il problema della loro trascrizione in Manlio Cortellazzo (a cura di), Guida ai dialetti veneti, Padova, CLEUP, 1979, p. 77.
  32. ^ Gianna Marcato, Dialetto, storia, oralità in Gianna Marcato, Flavia Ursini (a cura di), Dialetti veneti. Grammatica e storia, Padova, Unipress, 1998, pp. 14-15.
  33. ^ Al fine di «sottolineare l'attualità editoriale della ricerca» dal 2003 Legambiente ha preferito nominare il dossier con l'anno in cui viene pubblicato anziché con l'anno dei dati raccolti. Per praticità, qui sono stati riportati i dati relativi all'anno di ricerca e non all'anno di pubblicazione, pertanto i dati 2002 sono quelli riportati nel rapporto 2003, i dati 2003 sono quelli del rapporto 2004 e via dicendo.
  34. ^ Marca riciclona, la Tribuna di Treviso, 10 luglio 2014.
  35. ^ Cfr. il sito bibliotecatreviso.it.
  36. ^ Cfr. il sito della Fondazione Benetton fbsr.it.
  37. ^ Cfr. il sito capitolaretv.it.
  38. ^ Cfr. il sito della Diocesi webdiocesi.chiesacattolica.it.
  39. ^ Elenco delle biblioteche della provincia di Treviso
  40. ^ Il Presidente Segni inaugura la mostra “Cima da Conegliano”, 26 agosto - 11 novembre 1962 [1]
  41. ^ Cfr. il sito marcadoc.it, frequentemente aggiornato con riferimenti alle mostre temporanee ospitate negli spazi di Ca' dei Carraresi.
  42. ^ Cfr. il sito della Fondazione Benetton fbsr.it
  43. ^ Cfr. il sito dei "Musei civici di Treviso" museicivicitreviso.it
  44. ^ Cfr. il sito della Provincia di Treviso museo.provincia.treviso.it
  45. ^ Cfr. il sito dell'"Associazione dei Musei Ecclesiastici Italiani", amei.biz amei.biz.
  46. ^ Cfr. la lista dei musei della provincia di Treviso sul sito marcadoc.com.
  47. ^ Giannantonio Zanata, Francesco Mezzavilla, Giuseppe Benetton Le collezioni di vertebrati di Giuseppe Scarpa presso il Seminario vescovile di Treviso.
  48. ^ Laura Laurencich Minelli, Michele Colella, Carolina Orsini, Collezione precolombiana Campagner, dal sito della Biblioteca Capitolare di Treviso.
  49. ^ riston, 70 box garage all’ex teatro, la Tribuna di Treviso, 20 marzo 2012.
  50. ^ Hesperia, restyling dopo 8 anni, la Tribuna di Treviso, 31 agosto 2011.
  51. ^ Ex cinema Astra, parte il gran recupero, la Tribuna di Treviso, 15 novembre 2012.
  52. ^ Le sale cinematografiche lasciano i centri storici per le periferie, dal sito regione.veneto.it.
  53. ^ Harold Rosenthal, John Warrack, Dizionario enciclopedico dell'opera lirica, edizione italiana a cura di Luciano Alberti, 1991; voce Treviso.
  54. ^ Cfr. il sito organidimarca.it.
  55. ^ musikrooms.com.
  56. ^ suonidimarca.it
  57. ^ Disciplinare di produzione dal sito di Coldiretti.
  58. ^ Tiramisù - il Tiramesù by LOLI Roberto Linguanotto
  59. ^ Vin Veneto: rivista trimestrale di vino, grappa, gastronomia e varia umanita del Veneto", Treviso, 1981, n. 01 anno VIII.
  60. ^ cantinedimarca.it.
  61. ^ Jsfnet Italia - Edizione 1990
  62. ^ Adriano Augusto Michieli, Storia di Treviso, p. 35.
  63. ^ Fonte: ISTAT - Unità amministrative, variazioni territoriali e di nome dal 1861 al 2000 - ISBN 88-458-0574-3
  64. ^ actt.it
  65. ^ lamarcabus.it
  66. ^ MOM - Mobilità di Marca - azienda - Trasporti nella provincia di Treviso, servizio urbano e extraurbano autobus Treviso, noleggi, parcheggi, aeroporto bus, autobus Castelfranc...
  67. ^ Bike sharing, si cambia Da novembre si pagherà, la Tribuna di Treviso, 5 ottobre 2013.
  68. ^ Nuoto Pinnato Tarvisium

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bibliografia su Treviso.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]