Pordenone

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Pordenone
comune
Pordenone – Stemma Pordenone – Bandiera
Palazzo comunale e campanile del duomo di San Marco
Palazzo comunale e campanile del duomo di San Marco
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Friuli-Venezia Giulia-Stemma.png Friuli-Venezia Giulia
Provincia Provincia di Pordenone-Stemma.png Pordenone
Amministrazione
Sindaco Claudio Pedrotti (PD, Lista Bolzonello-il Fiume, Vivo Pordenone) dal 30-5-2011
Territorio
Coordinate 45°57′45.36″N 12°39′22.68″E / 45.9626°N 12.6563°E45.9626; 12.6563 (Pordenone)Coordinate: 45°57′45.36″N 12°39′22.68″E / 45.9626°N 12.6563°E45.9626; 12.6563 (Pordenone)
Altitudine 24 m s.l.m.
Superficie 38,21 km²
Abitanti 51 051[1] (30-06-2012)
Densità 1 336,06 ab./km²
Frazioni Borgomeduna, Rorai Grande, San Gregorio, Torre, Vallenoncello, Villanova di Pordenone
Comuni confinanti Azzano Decimo, Cordenons, Fiume Veneto, Pasiano di Pordenone, Porcia, Prata di Pordenone, Roveredo in Piano, San Quirino, Zoppola
Altre informazioni
Lingue veneto, friulano
Cod. postale 33170
Prefisso 0434
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 093033
Cod. catastale G888
Targa PN
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona E, 2 459 GG[2]
Nome abitanti pordenonesi
Patrono san Marco Evangelista e Beata Vergine Maria delle Grazie
Giorno festivo 25 aprile e 8 settembre
PIL (nominale) 813 945 704 [senza fonte]
PIL procapite (nominale) 25 521 [senza fonte]
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Pordenone
Posizione del comune di Pordenone nella provincia di Pordenone
Posizione del comune di Pordenone nella provincia di Pordenone
Sito istituzionale

Pordenone (IPA: [pordeˈnone][3], Pordenon in dialetto pordenonese della lingua veneta, in friulano standard[4] ed in friulano occidentale[4]) è un comune italiano di 52 008 abitanti[1], capoluogo dell'omonima provincia nel Friuli-Venezia Giulia, è la principale città del Friuli occidentale o Destra Tagliamento ed è la terza città più popolosa della regione dopo Trieste ed Udine[5].

Indice

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

La città si trova presso la confluenza del Noncello nel Meduna (quest'ultimo principale affluente del Livenza).

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio di Pordenone si trova nella zona di bassa pianura della Pianura padano-veneta, a sud delle Prealpi Venete e delle Prealpi Friulane.

La collocazione del primo insediamento non è casuale: si trovava infatti su un percorso alternativo alla via Postumia, detto "Stradalta"[6], che metteva in comunicazione le città romane di Opitergium (Oderzo) e Iulia Concordia (Concordia Sagittaria) con Iulium Carnicum (Zuglio) e la regione del Norico.

La bassa pianura pordenonese è caratterizzata da abbondanza di acque e dal "fenomeno della risorgiva"[7].

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione meteorologica di Pordenone.

Pordenone appartiene alla zona climatica E.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Questa voce è parte della serie
Bandiere dal Friûl.svg
Storia del Friuli
Categoria: Storia del Friuli

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Periodo romano[modifica | modifica wikitesto]

In epoca romana il nucleo urbano si situava nell'alto corso del fiume Noncello, pressappoco nel luogo dove oggi sorge la frazione di Torre, come dimostrato dal ritrovamento dei resti di una villa romana (chiamata così tradizionalmente ed erroneamente, poiché dalle ultime indagini archeologiche pare fosse un sito di lavorazione e stoccaggio di prodotti agricoli e merci). Il luogo venne scelto probabilmente per la presenza più a nord di un ampio guado fluviale, raggiungibile facilmente a piedi dalla "villa", presso la quale probabilmente esisteva anche un piccolo porto fluviale.

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Con l'inizio del periodo alto-medievale (dal VI secolo) le vie fluviali assunsero maggiore importanza e il nucleo della città si spostò, di conseguenza, verso valle, in una posizione che permettesse l'approdo di barche di stazza maggiore. La città si sviluppò quindi sulla sponda destra del fiume Noncello, presso una insenatura che approfittava di una motta (collinetta, terrapieno) circondata ad ovest dalla roggia Codafora e a nord-est da quella dei Molini. La sua vocazione portuale si evidenziava anche nel nome Portus Naonis (in latino "porto del [fiume] Naone [Noncello]")

Tutto il periodo che va dall'epoca romana fino a circa il X secolo è, comunque, poco documentato. Recenti ritrovamenti nell'area del duomo di San Marco, e in particolare nell'area antistante il municipio e sotto il Palazzo Ricchieri, mostrano che Pordenone era abitata, all'incirca sotto il regno di Berengario, da popolazioni provenienti dalla Carinzia, che all'epoca era di cultura slava (Carantani).

Successivamente durante l'XI e il XII secolo, la curtis (corte) fu nelle mani dei duchi e marchesi di Austria, Carinzia e Stiria. Juan Carlos I di Spagna si fregia tutt'oggi del titolo di signore di Pordenone[8][9], duca di Carinzia e Stiria. Il castello di Torre ed il piccolo territorio circostante, dopo le incursioni di Gregorio da Montelongo, erano invece divenuti proprietà dei patriarchi di Aquileia, che successivamente li avrebbero concessi in feudo ai nobili di Prata e poi permutati con i signori di Ragogna. Il villaggio di Vallenoncello apparteneva al vescovo di Salisburgo.

Tra il XIII e XIV secolo la frammentazione politica della zona si accentuò ulteriormente perché Corva (attuale frazione di Azzano Decimo) venne data ai di Prata che acquisiranno anche alcune parti di Fiume Veneto.

Nel 1282 Pordenone divenne patrimonio personale dei Casa d'Austria, rappresentando de facto un'enclave dell'Arciducato d'Austria nel territorio del Patriarcato di Aquileia.

Il 23 agosto 1318 un furioso incendio distrusse le case di legno della città. Nel 1347 fu inaugurato il campanile, edificato accanto al duomo di San Marco.

La città subì - come quasi tutte le città del tempo - anche molte pestilenze ed epidemie (nel 1444, 1485, 1527, 1556 e 1576), la peggiore delle quali avvenne nel 1630, quando morì quasi la metà della popolazione.

Nel XIV secolo l'insediamento di Pordenone si ingrandì notevolmente grazie ai fiorenti traffici commerciali fluviali e nel 1314 le venne conferito lo status di città.

Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

Il 20 aprile 1508 il capitano Bartolomeo d'Alviano "guida le armi venete alla conquista di Pordenone"[10], togliendola agli Asburgo per conto della Repubblica di Venezia. Venezia mantenne la città solo per un biennio poiché nel 1509 perse nuovamente Pordenone. Tuttavia nel 1514 lo stesso Bartolomeo d'Alviano la riportò definitivamente sotto il controllo della Serenissima. Venezia non governò direttamente la città, preferendo darla in feudo a Bartolomeo d'Alviano, che la resse a signoria. Alla sua morte, avvenuta nel 1515, gli succedette la consorte Pantasilea Baglioni, e quindi il figlio Livio (notevole il suo presunto ritratto ad opera del Pordenone nel duomo della città), morto in battaglia nel 1537.

In quell'anno Pordenone e i territori limitrofi passarono sotto il diretto controllo della Repubblica di Venezia e vi rimasero per più di due secoli e mezzo. La Serenissima mantenne gli statuti della città e ne riconobbe i privilegi già acquisiti durante la signoria degli Asburgo; provvide inoltre a riattivare l'economia pordenonese realizzando un nuovo porto e potenziando le attività manifatturiere.

Età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Equidistante da Trieste e Venezia (posizione che gli conferisce un ruolo di un certo risalto in ambito economico e culturale), Pordenone nel secolo 1700-1800 trovò un perfetto equilibrio fra una cultura conservatrice tradizionale di impianto veneto ed un soffio innovatore arrivato dal mondo francese e da quello austro-ungarico: il fronte dei conservatori, pur ammiccando al progresso di altre Nazioni, manteneva uno stretto rapporto sociale e culturale con Venezia ed il mondo della tradizione tramandato, mentre dal lato opposto i progressisti cercavano di staccarsi dal passato per abbracciare le nuove idee arrivate in particolare con la campagna napoleonica del 1797.[11]

Con la caduta di Venezia Pordenone subì un primo ritorno all'Austria, seguito dalla parentesi napoleonica. Con la caduta di Bonaparte e il Congresso di Vienna, fu aggregata con il resto del Friuli e del Veneto al Regno Lombardo-Veneto[12]. Con la realizzazione della strada Pontebbana e della linea ferroviaria (1855) decadde il ruolo del porto e del percorso fluviale, ma iniziò ad affermarsi con decisione l'industria. A partire dagli anni 1840 erano sorti numerosi cotonifici che affiancarono le già numerose cartiere e la fabbrica della Ceramica Galvani.

Dopo l'annessione al Regno d'Italia, avvenuta nel 1866, l'introduzione dell'energia elettrica nel 1888 consentì la modernizzazione degli impianti e un incremento nella produzione industriale[13].

Le distruzioni arrecate dalla Prima guerra mondiale e la crisi del 1929 trascinarono il settore cotoniero in un lento declino da cui non si sarebbe più ripreso. Dopo la Seconda guerra mondiale la Rex, ora facente parte della multinazionale svedese Electrolux, che sino ad allora era una piccola azienda di produzione di cucine economiche con alimentazione a legna o gas, divenne un colosso europeo nel campo degli elettrodomestici, arrivando a occupare molti degli abitanti della città.

Nel 1968 Pordenone diventò capoluogo di provincia. Sino ad allora il territorio della cosiddetta destra Tagliamento faceva parte della provincia di Udine[14]. Dal 1974 è anche sede vescovile della diocesi di Concordia-Pordenone. Già dal 1919 a Pordenone era ubicato il seminario vescovile, con la scuola di teologia. Recentemente la città è divenuta sede di un consorzio universitario che ospita corsi universitari organizzati dall'Università di Udine, dall'Università di Trieste e dall'ISIA di Roma. Inoltre dal 2002 è attivo il polo tecnologico per promuovere la cultura dell'innovazione nelle imprese del territorio.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Il campanile del Duomo
  • Campanile del Duomo, terminato nel 1374, successivamente, durante il XVII secolo, vi fu aggiunta una cuspide che lo portò a raggiungere un'altezza di circa 79 metri.
  • Chiesa di Santa Maria degli Angeli detta "del Cristo". In essa è custodito un crocifisso ligneo quattrocentesco di un artista nordico Giovanni Tartarico[15]. Fu edificata nel 1309[16]. Più volte restaurata, conserva all'interno un pregevole ciclo di affreschi trecenteschi, una Santa Barbara[17] di Gianfrancesco da Tolmezzo (XV secolo) e un portale in marmo del Pilacorte (1510).
  • Chiesa della Santissima Trinità, lungo il fiume Noncello, di forma ottagonale contiene affreschi cinquecenteschi di Giovanni Maria Calderari, allievo del Pordenone.
  • Chiesa parrocchiale di San Giorgio. Chiesa neoclassica, dal caratteristico campanile ottocentesco, colonna di stile dorico dell'architetto Giovanni Battista Bassi[18]. Sopra la chiesa l'imponente statua raffigurante San Giorgio restaurata dallo scultore pordenonese Pierino Sam.
  • Santuario della Beata Vergine delle Grazie. Chiesa di stile neogotico, edificata in sostituzione di altra preesistente del XVII secolo, costruita tra il 1899 e il 1921.
  • Chiesa parrocchiale dei Santi Ilario e Taziano, nella frazione di Torre, conserva una Madonna con Bambino e Santi di Giovanni Antonio de' Sacchis detto il Pordenone, del 1521. Donato Casella nel 1532 scolpì un'acquasantiera. Sul sagrato antistante è posto il busto in bronzo di don Lozer, eseguito dallo scultore pordenonese Pierino Sam.
  • La chiesa parrocchiale di Vallenoncello è dedicata a S. Ruperto, un santo tedesco pressoché sconosciuto fra noi, vissuto al tempo del re dei Franchi Ildeberto, evangelizzatore della Baviera e dell'Illirico. Risale al XIV secolo, in essa si conserva una pala de Il Pordenone e un’opera del Calderari. All'esterno è visibile la pregiata opera scultorea in bronzo di Pierino Sam dedicata agli alpini che si sorreggono in reciproco soccorso e partecipazione emotiva.
  • Chiesa della " Sacra Famiglia", viale Cossetti, XX. secolo, in stile architettonico moderno con le vetrate eseguite su progetto dello scultore pordenonese Pierino Sam (1921-2010), dello stesso autore il crocifisso in bronzo sul portale di ingresso.
  • Chiesa di San Leonardo in Silvis, risalente al XV secolo, si erge su un breve spiazzo erboso nella Valle del Romito della frazione di Vallenoncello.
  • Chiesetta del Corpus Domini, risalente al XIV secolo, in essa si conservano affreschi ritenuti opere del Brunello e dal Furlan attribuiti al Pordenone (Giovanni Antonio de' Sacchis detto il Pordenone).
  • Chiesa parrocchiale di San Lorenzo Martire, nella frazione di Roraigrande, conserva il fonte battesimale frutto della collaborazione dello scultore rinascimentale Donato Casella col figlio Alvise[19].
  • Oratorio di San Bernardino, gradevole edificio barocco con all'interno alcuni affreschi di buona scuola(circoscrizione Rorai-Cappuccini).
  • Chiesa di S. Ulderico, situata a Villanova Vecchia. Contiene affreschi di Giovanni Antonio de' Sacchis e l'acquasantiera e il battistero sono di Giovanni Antonio Pilacorte.Sul sagrato antistante è posta la statua in bronzo raffigurante il Beato Odorico da Pordenone,il frate francescano Mattiuzzi originario di Villanova, opera scultorea di Pierino Sam[21].

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Palazzi storici[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo comunale

La città presenta molteplici palazzi e palazzetti, in particolare lungo l'antica Contrada maggiore, oggi Corso Vittorio Emanuele II. Qui di seguito un elenco dei più importanti dal punto di vista architettonico e artistico[22]:

Palazzo Ricchieri
  • Palazzo Ricchieri, originariamente una casa-torre a difesa del nucleo cittadino edificata nel XIII secolo fu adattata durante il periodo veneziano in palazzo dalla famiglia Ricchieri. È ora sede del Museo Civico d'Arte.[24]
  • Palazzo Polacco - Barbarich - Scaramuzza.
  • Palazzo Rorario - Spelladi - Silvestri, sede della Galleria comunale "Harry Bertoia"[25].
  • Palazzo Mantica - Cattaneo.
  • Palazzo Mantica[26].
  • Palazzo Gregoris.
  • Casa Gregoris - Bassani.
  • Palazzo Varmo - Pomo, anche conosciuto come Casa dei Capitani.
  • Palazzo Crescendolo - Milani.
  • Palazzo Popaite - Torriani - Policreti.
  • Casa Simoni.
  • Casa Pittini.
  • Palazzo Domenichini - Varaschini.
  • Palazzo Rosittis.
  • Palazzo De Rubeis.

Inoltre al numero civico 10 di Piazza San Marco vi è la c.d. Casa del Pordenone, all'interno della quale si conserva un fregio di affreschi di Giovanni Antonio de' Sacchis[27].

Chiese sconsacrate[modifica | modifica wikitesto]

  • Ex Convento dei domenicani, edificio neoclassicheggiante ultimato nel 1722 dopo 31 anni di lavori. Un tempo era addossato alla chiesa del Rosario, oggi scomparsa. L'edificio fu in seguito acquistato dalle monache agostiniane e ha subito numerose altre destinazioni. Dal 2010 è sede della Biblioteca Civica Multimediale[28].
  • Ex Convento e chiesa di san Francesco, acquistato in epoca recente dal Comune, l'edificio è stato restaurato e adibito a usi artistico-culturali. Fondato nel 1419, il convento con chiesa di san Francesco fu soppresso nel 1769[29]. L'interno conserva tracce di affreschi quattrocenteschi e un chiostro dipinto. Nella lunetta esterna situata sopra il portone principale vi sono i resti di un affresco "La Sacra Famiglia e San Francesco" di Giovanni Maria Zaffoni, denominato il Calderari. Accanto all'ingresso l'immagine scolpita del Santo Francesco che in umile posa indica le colombe, opera dello scultore pordenonese Pierino Sam.

Castelli[modifica | modifica wikitesto]

  • Castello di Torre, sorto alla fine del XII secolo, residenza della famiglia dei signori di Ragogna, dopo l'assalto del 1402 da parte del capitano austriaco a Pordenone Mordax fu ricostruito e in parte trasformato in dimora signorile. È sede del Museo Archeologico del Friuli Occidentale.
  • Castello dell'antico abitato di Pordenone, sito in Piazza della Motta, oggi adibito a carcere[30].

Area archeologica[modifica | modifica wikitesto]

  • Villa romana di Torre[31], non lontana dal Castello di Torre, fu scoperta negli anni cinquanta dal conte Giuseppe di Ragogna; i reperti e gli affreschi rinvenuti sono ospitati nel museo nel Castello[32]. Inizialmente si pensò fossero i resti di una ricca residenza di campagna (da cui la denominazione "villa"); in seguito ad altre indagini (che comunque non escludono la possibilità che fungesse anche da residenza) si è più propensi a concludere che la villa fosse in realtà un sito, posto vicino al primo, piccolo, porto fluviale sul Noncello, per la lavorazione e lo stoccaggio di merci e prodotti agricoli che poi tramite vie fluviali e di terra sarebbero andate rispettivamente verso il mare e verso l'entroterra, a nord-est.

Ville venete[modifica | modifica wikitesto]

Nella città sono presenti nove edifici tutelati dall'Istituto Regionale Ville Venete[33]. Degne di nota sono:

  • la Villa Cattaneo, della Gaspera, del XVII sec., la cui caratteristica è un alto timpano arcuato (Circoscrizione Sud);
  • la Villa Cattaneo, Cirielli Barbini, probabilmente risalente al 700 (Circoscrizione Sud).

Archeologia industriale[modifica | modifica wikitesto]

Il conglomerato urbano di Pordenone è caratterizzato dalla presenza delle rovine delle industrie risalenti al diciannovesimo secolo, esempi di archeologia industriale[34].

  • Cotonificio Amman - Wepfer di Borgomeduna
  • Tessitura meccanica di Roraigrande
  • Filatura di Torre

Teatri[modifica | modifica wikitesto]

Questi sono i principali edifici cittadini che ospitano manifestazioni teatrali e di spettacolo (per quanto riguarda gli enti e le associazioni teatrali si veda la sezione Cultura/Teatro) :

  • Teatro comunale "Giuseppe Verdi"
  • Auditorium Concordia
  • Cinema Teatro Don Bosco

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Corso Vittorio Emanuele II
  • Monumento ai caduti, opera dello scultore friulano Aurelio Mistruzzi, costituita da un basamento a forma di vasca, sul quale si eleva lo zoccolo che sostiene i gruppi statuari di bronzo. Il gruppo principale, al centro, rappresenta l'Italia che protegge con lo scudo il combattente e il caduto[35]. Le figure laterali raffigurano i fiumi sacri alla patria: l'Isonzo e il Piave. Il monumento fu inaugurato il 23 aprile 1929. Di particolare pregio è anche il monumento agli alpini di Pierino Sam presso la chiesa di Vallenoncello, dello stesso autore è anche la ristrutturazione della statua dedicata a San Giorgio posta sopra la chiesa omonima.
  • Ponte di Adamo ed Eva sul fiume Noncello[36]. Le due statue che caratterizzano la costruzione rappresentano le due divinità pagane Giove e Giunone, ma sono conosciute dalla popolazione come Adamo ed Eva.
  • Ossario austro-ungarico nel cimitero di Pordenone di Via Cappuccini[37].

Corsi storici principali e vicoli[modifica | modifica wikitesto]

  • Corso Vittorio Emanuele II, via principale della città vecchia, affiancato da palazzi porticati gotici e rinascimentali con affreschi, esempio mirabile di porticato veneto e da alcuni chiamato piccolo "Canal Grande senz'acqua"[38].
  • Corso Garibaldi, qui un gruppo scultoreo del 1532 raffigurante la Madonna col Bambino è pure attribuito a Donato Casella.
  • Vicolo delle Mura (poco valorizzato dalle amministrazioni comunali che si sono succedute nel corso del tempo[39]) e resti della cinta muraria cittadina visibili in Via Borgo Sant'Antonio sul retro di Palazzo Popaite - Torriani Policreti.
  • Vicolo delle Acque, sotto il quale scorre la roggia dei Moilini, è caratterizzato da un graffito dell'artista Davide Toffolo rappresentante la morte di un gorilla bianco[40].

Piazze[modifica | modifica wikitesto]

Piazza XX Settembre
  • Piazza San Marco;
  • Piazza della Motta, denominata anche Prato del Castello o Piazza dei Grani, è un'area destinata al mercato cittadino sin dal 1400. Sulla spianata, oggi ridotta a parcheggio automobilistico, si affacciano l'ex convento dei Frati Minori Conventuali di San Francesco (risalente al 1424), il Palazzo del Monte dei Pegni del 1767 (un tempo affiancato da un edificio denominato "nobile interrompimento"[41]), quanto resta dell'antico castello cittadino, alcune modeste casette che chiudono il lato est della piazza e il Palazzo Galvani Damiani (dal 1894 adibito a casa di riposo per anziani). La piazza fu nel corso della storia il palcoscenico di numerosi eventi. Lo scrittore settecentesco Giovan Battista Pomo, nei suoi De comentari urbani, racconta come il luogo fosse il fulcro della vivace vita popolare. Vi si svolgeva la cruenta caccia dei tori (la c.d. molada) nel corso della quale manzi belli e buoni combattevano contro cani addestrati. La piazza diveniva poi il campo di gioco delle partite di pallacorda e durante il Carnevale era possibile ammirare gli spettacoli di giocolieri e acrobati e seguire le battute di attori e burattinai[42]. Infine fu per molto tempo il luogo della manifestazione Rogo della Vecia (tradizione popolare di metà Quaresima in cui un fantoccio di vecchia viene portato, la sera di Mezza Quaresima, in processione, processato, accusato di tutti i mali della comunità locale e condannato al rogo malgrado l'impegno dell'avvocato difensore.).
  • Piazza Risorgimento;
  • Piazza del Cristo;
  • Piazza Cavour;
  • Piazza XX Settembre;
  • Piazza Giustiniano;
  • Piazza Ospedale Vecchio;
  • Piazzetta del Portello;
  • Piazzetta Nino Bixio;
  • Piazza Enea Ellero dei Mille;
  • Piazza S. Giovanni Bosco;
  • Piazza Mons. Giuseppe Lozer;
  • Piazzetta Mons. Abramo Freschi;
  • Piazzetta Calderari, situata dietro il municipio, luogo di interessanti incontri culturali, circondata da alcuni pregevoli edifici moderni, da altri antichi ristrutturati e da una zona verde digradante verso il canale con l'antico enorme albero, accanto a questo la statua in bronzo del cavallino rampante eseguito da Pierino Sam, l'arco d'ingresso a uffici comunali e all'istituto magistrale Vendramini.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[43]

Qualità della vita e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Pordenone con la sua provincia si è attestata nel corso degli anni in posizioni medie e buone nelle classifiche sulla qualità della vita stilate dal quotidiano economico il Sole 24 ORE e da Legambiente.

Anno Qualità della Vita

(Sole 24 ORE)

Rapporto Ecosistema Urbano

(Legambiente)

2005 28° (+9)[44] 63° (+9)[45]
2006 29° (-1)[46] 26° (+37)[47]
2007 35° (-6)[48] 44° (-18)[49]
2008 51° (-16)[50] 34° (+10)[51]
2009 51° (=)[52] 37° (-3)[53]
2010 43° (+8)[54] 8° (+29)
2011 26° (+17)[55] (Città piccole popolazione inferiore ad 80000 abitanti)[56]
2012 32° (-6)[57] 3° (+1)[58]
2013 18° (+14)[59] 4° (-1)[60]
2014 31° (-13)[61] 5° (-1)[62]
  • Comune Riciclone 2011: un importante riconoscimento di Legambiente che premia Pordenone come primo capoluogo di provincia del nord Italia, per la raccolta differenziata dei rifiuti[63]. Il Comune di Pordenone si è continuato ad attestare tra le prime posizioni nella sezione "Capoluoghi di provincia Area Nord" anche nelle edizioni 2012 e 2013 e nel 2014 viene considerato come il primo comune capoluogo per raccolta differenziata nella regione Friuli Venezia Giulia.[64]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Gli stranieri residenti nel comune sono 8.412, ovvero il 16,3% della popolazione. Di seguito sono riportati i gruppi più consistenti[65]:

  1. Ghana Ghana, 1.734
  2. Romania Romania, 1.727
  3. Albania Albania, 1.305
  4. Bangladesh Bangladesh, 438
  5. Ucraina Ucraina, 291
  6. Marocco Marocco, 283
  7. Moldavia Moldavia, 241
  8. Pakistan Pakistan, 144
  9. Tunisia Tunisia, 128
  10. Macedonia Macedonia, 127

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi dialetto pordenonese.

In origine l'idioma tipico di Pordenone era il friulano, tuttavia l'influenza culturale della Serenissima ha successivamente imposto una variante veneta vicina al dialetto veneziano. Pordenone si può quasi definire un'isola linguistica poiché nei territori circostanti si sono mantenuti dei dialetti friulani di tipo concordiese (pur fortemente venetizzati)[66].

Va comunque precisato che il friulano è ancora presente nel territorio comunale ed è tutelato dalla Legge regionale 18 dicembre 2007, n. 29 "Norme per la tutela, valorizzazione e promozione della lingua friulana"[4].

Istituzioni, enti e associazioni[modifica | modifica wikitesto]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Sotto il profilo economico, la città di Pordenone, da sempre territorio agricolo, si sviluppa notevolmente nell’Ottocento nel settore tessile, in parallelo con la rivoluzione industriale (viene definita "la Piccola Manchester Italiana"[67] o la "piccola Manchester"[68] del Friuli). Ma l’evento eccezionale, che trasforma la città, e destinato a renderla nota in tutto il mondo, è lo sviluppo industriale che si accompagna al secondo dopoguerra. Spicca, tra i nomi di “capitani di industria” come i Galvani, i fratelli Moro, i Locatelli, i Savio, il nome dell’imprenditore Lino Zanussi che, ereditata la fabbrica dal padre Antonio (di poche decine di dipendenti), la ingrandisce, facendone in soli trent’anni la seconda realtà metalmeccanica italiana dopo la FIAT (stabilimenti di Porcia), con più di 13 mila dipendenti negli anni ‘60. Questo impetuoso sviluppo industriale, che porta la vicina città di Porcia a produrre e a esportare più lavatrici, lavastoviglie e frigoriferi dell’intera Germania, conduce negli anni ’60 alla trasformazione della città di Pordenone in provincia (la quarta del Friuli Venezia Giulia). La crescita del settore del bianco porta la città, che si sviluppa in parallelo al boom industriale italiano seguito al dopo guerra, ad avere un livello di qualità della vita tra i più alti d’Italia e d’Europa, e a fare di Pordenone una delle città più dinamiche di tutto il Nord Est (settori della carpenteria, del mobile, della coltelleria, metalmeccanici, tessile). In seguito alla morte dell’imprenditore Zanussi, l’impresa, divenuta sotto la presidenza di Lamberto Mazza un gruppo multinazionale, è stata in seguito ceduta agli svedesi della Electrolux[69]. L’acquisizione della proprietà da parte di una industria estera ha portato col tempo a una disattenzione crescente, da parte della stessa, per la realtà industriale del territorio. In seguito alla crisi finanziaria mondiale del 2007, Pordenone ha conosciuto una crisi economica crescente, culminata nel 2013 con progetti di dismissione dell’industria di Porcia, con la previsione di migliaia di licenziamenti (casi Ideal Standard[70] e Electrolux[71]), sì che nel 2014 la città di Pordenone e il suo territorio sono assurti a simbolo della crisi economica attraversata dall’intero Paese (la città nel 2014 ha ospitato il corteo nazionale del primo Maggio[72][73]). Il declino della città viene fronteggiato dal fatto che Pordenone presenta settori industriali diversificati, suddivisi in distretti industriali (Brugnera, Maniago, San Vito al Tagliamento), composti da piccole e medie imprese capaci, con l’innovazione e l’intraprendenza, di fronteggiare la crisi ed essere artefici del rilancio del territorio.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Biblioteche[modifica | modifica wikitesto]

  • Biblioteca civica di Pordenone
  • Biblioteca del Seminario diocesano di Concordia-Pordenone
  • Biblioteca Scientifico Tecnologica dell'Università degli Studi di Udine - Sede di Pordenone
  • Biblioteca dell'Archivio di Stato
  • Biblioteca della Casa dello studente - Centro culturale "A. Zanussi"
  • Biblioteca della Casa del popolo
  • Biblioteca del museo archeologico del Friuli occidentale
  • Biblioteca del museo civico d'arte
  • Biblioteca del museo di storia naturale Silvia Zenari
  • Biblioteca Circoscrizionale Nord
  • Biblioteca Circoscrizionale Sud
  • Biblioteca Circoscrizionale di Torre
  • Biblioteca Circoscrizionale "Mary della Schiava"
  • Biblioteca Circoscrizionale "Jolanda Turchet"
  • Biblioteca dell'Associazione culturale Cinemazero
  • Biblionastroteca dell'Unione Italiana Ciechi
  • Biblioteca "Carlo Alberto e Francesca Maddalena" del Club Alpino Italiano - Sezione di Pordenone
  • Biblioteca dell'Azienda Ospedaliera "S. Maria degli angeli"
  • Biblioteca dell'Azienda per i servizi sanitari n. 6 "Friuli occidentale"
  • Biblioteca della Caritas diocesana di Pordenone
  • Biblioteca della Società Filologica Friulana
  • Biblioteca dell'Istituto Provinciale per la Storia del Movimento di Liberazione e dell'Età contemporanea
  • Biblioteca della Società Operaia di Mutuo Soccorso ed Istruzione
  • Biblioteca "Don Bosco"
  • Biblioteca teatrale dell'Associazione Provinciale per la Prosa
  • Biblioteca del Centro di documentazione "Silentes Loquimur"
  • Biblioteca del WWF Ambiente e Natura
  • Biblioteca dell'A.N.F.F.A.S.
  • Biblioteca dell'Associazione regionale dei Sardi in Friuli Venezia-Giulia - Sezione di Pordenone

Scuole[modifica | modifica wikitesto]

Sono presenti in città le seguenti scuole pubbliche: 9 scuole dell'Infanzia, 12 scuole primarie, 4 scuole secondarie di primo grado, 1 Istituto Professionale Settore dei Servizi (Servizi commerciali, Servizi per l'enogastronomia e l'ospitalità alberghiera, Servizi socio-sanitari) dedicato a "Flora Federico", un Istituto Professionale Settore Industria e Artigianato con il nome "Zanussi Lino" , un Istituto Tecnico Settore Economico (Amministrazione, finanza e marketing) "Matiussi Odorico", 2 Istituti Tecnici Settore Tecnologico (il "Kennedy John Fitzgerald" ed il "Sandro Pertini") ed infine il Liceo scientifico "Michelangelo Grigoletti" ed il Liceo classico, scientifico e delle scienze umane "Leopardi - Majorana"[74]. Alle suddette scuole pubbliche si affiancano alcuni istituti privati, soprattutto nell'ambito delle scuole materne.

Università[modifica | modifica wikitesto]

In città ha sede il Consorzio Universitario di Pordenone il quale supporta i corsi di laurea triennali e magistrali attivati dalle Università di Udine, di Trieste, di ISIA Roma Design e della Fondazione ITS Kennedy[75]. Il Polo universitario pordenonese dispone di una residenza universitaria, sita in Via Prasecco, progettata dall'architetto giapponese Toyo Ito[76]. In particolare i corsi attivi sono i seguenti:

  • Corso di Diploma Accademico di 1 livello in Design Industriale - ISIA Roma Design
  • Corsi di Laurea triennale in Economia Aziendale, Scienze e Tecnologie Multimediali, Infermieristica e Corso di Laurea Magistrale in Comunicazione Multimediale e Tecnologie dell'Informazione - Università degli Studi di Udine
  • Corso di Laurea Magistrale in Double degree/Doppio Diploma di Laurea in collaborazione con l'Università di Lippe (Germania) "Production Engineering and Management" - Università degli Studi di Trieste
  • Corsi di I.T.S. "Tecnico Superiore per i metodi e le tecnologie per lo sviluppo di sistemi software" - "I.T.S. Kennedy"

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Museo diocesano d'arte sacra - Diocesi di Concordia-Pordenone[modifica | modifica wikitesto]

Situato nel Centro Attività Pastorali, progettato dall'architetto Othmar Barth (1988), conserva dal 1991 un notevole patrimonio artistico proveniente da chiese ed edifici religiosi della Diocesi Concordia-Pordenone[77]. Di particolare interesse le opere di Gianfrancesco da Tolmezzo, Alvise Casella, Pomponio Amalteo e Giovanni Martini.[78]

Museo Civico d'Arte[modifica | modifica wikitesto]

Il museo ha sede nell'antico Palazzo Ricchieri ed è luogo importante per la conoscenza della produzione artistica veneto friulana. In esso sono custodite opere di vari pittori, quali Pordenone, P. Amalteo, Varotari, P. della Vecchia, O. Politi e M. Grigoletti.[79] L'istituzione museale conserva una raccolta di circa 170 disegni. Degni di menzione sono un Gesso nero su carta azzurrina "Figura di sgherro colto da tergo" di Antonio da Pordenone e un disegno seicentesco di Palma il Giovane.[80]

Museo Civico di Storia naturale Silvia Zenari[modifica | modifica wikitesto]

Intitolato alla naturalista Silvia Zenari ospita, nelle stanze del cinquecentesco Palazzo Amalteo, la più importante raccolta di minerali dell'Alpe Adria[81] e collezioni di vertebrati, insetti e altre.

Museo Archeologico del Friuli occidentale[modifica | modifica wikitesto]

Il museo, allestito dal 2006 nell'antico castello di Torre, ultima residenza del conte Giuseppe di Ragogna, illustra il patrimonio archeologico della provincia di Pordenone. Di particolare rilevanza sono i reperti provenienti dalle Grotte di Pradis e dal sito palafitticolo Palù di Livenza[82]. Pregevoli i lacerti di affreschi della Villa romana di Torre.

Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea "Armando Pizzinato"[modifica | modifica wikitesto]

La struttura museale ha sede in un parco cittadino, un tempo proprietà dell'industriale Galvani[83]. Nelle sue sale ospita dipinti di Mario Sironi, Renato Guttuso, Corrado Cagli, Alberto Savinio, Filippo de Pisis, G. Zigaina, A. Pizzinato e numerosi altri. Il museo, inaugurato il 13 novembre del 2010, "si impone come una delle strutture culturali di riferimento per tutto il Nordest"[84].

Science Centre Immaginario Scientifico[modifica | modifica wikitesto]

Sede distaccata del Science centre immaginario scientifico di Trieste.

Galleria d'arte Sagittaria - Centro Culturale Casa Antonio Zanussi[modifica | modifica wikitesto]

Fondata nel 1965 custodisce lavori di importanti artisti della produzione veneto friulana del Novecento, nonché opere di artisti di fama internazionale come Carlo Carrà e Dino e Mirko Basaldella[85].

Media[modifica | modifica wikitesto]

Radio[modifica | modifica wikitesto]

  • TPN Radio Hit Energy
  • Radio Voce nel Deserto
  • Radio Nuova Musica
  • Radio Piper
  • Radio Latte e Miele[senza fonte]

Stampa[modifica | modifica wikitesto]

Quotidiani, edizioni di Pordenone:

Periodici

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Redazioni di Pordenone:

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

Questi sono gli enti e le associazioni teatrali principali della città (per quanto riguarda gli edifici si veda la sezione Monumenti e luoghi di interesse/Teatri):

  • L'Arlecchino errante - Scuola Sperimentale dell'Attore - Compagnia Hellequin
  • Associazione culturale Ortoteatro
  • Gruppo Teatro Pordenone Luciano Rocco
  • Associazione culturale Teatro A La Coque

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

A Pordenone si susseguono nel corso dell'anno numerosi eventi. Qui sotto i più rilevanti :

  • Falò di Epifania[86]
  • Dedica Festival[87]: si tratta di un festival letterario internazionale monografico. Ogni anno infatti è ospite della manifestazione un unico scrittore al quale vengono per l'appunto "dedicate" due settimane all'interno delle quali le sue opere vengono presentate, discusse con il pubblico, rappresentate attraverso letture sceniche, mostre, film e concerti. Ospiti di Dedica Festival sono stati tra gli altri: Javier Cercas, Wole Soyinka (premio Nobel per la letteratura nel 1986), Paul Auster, Nadine Gordimer (premio Nobel per la letteratura nel 1991), Amos Oz], Anita Desai, Paco Ignacio Taibo II, Claudio Magris, Dacia Maraini. Il Festival si svolge normalmente nel mese di marzo ed è organizzato dall'associazione culturale Thesis.
  • Processo e rogo della vecia, nel giovedì di mezza Quaresima il fantoccio della vecchia, simbolo di tutti i mali dell'anno passato,, viene portato in processione ed infine processato e bruciato.[88]
  • Festival dei Giardini, giunto nel 2015 alla quarta edizione, è "l'evento più atteso"[89] della manifestazione fieristica chiamata "Ortogiardino".
  • Festival dell'Inchiesta - LE VOCI DELL'INCHIESTA, promosso dall'associazione culturale Cinemazero e dall'Università degli Studi di Udine[90].
  • Pordenone Guitar Festival, il Festival Chitarristico Internazionale del Friuli Venezia Giulia, organizzato dall'associazione culturale Farandola.
  • Rally della Stampa Evento turistico-culturale-sportivo alla scoperta delle località, dei monumenti e degli avvenimenti caratteristici della provincia di Pordenone. Ideato e attuato per la prima volta nel 1967 dal Circolo della Stampa di Pordenone. Cadenza annuale in data 1º maggio[91].
  • Naoniscon, evento al quale partecipa Pordenone Comics, manifestazione che si tiene annualmente dal 2004, nel mese di maggio, nella fiera della città. Qui "giochi di ruolo, di simulazione, di società e di carte"[92] intrattengono e divertono i visitatori.
  • PordenonePensa "rassegna di idee e di eventi"[93], che si svolge nella città ed in altre località vicine.
  • Festival Internazionale Musica Sacra (fine ottobre - aprile), giunto nel 2015 alla ventitreesima edizione, porta in città "musicisti, artisti e critici d'arte, studiosi di storia della chiesa e della musica"[94].
  • Festival Arlecchino Errante.
  • Humus Park, "il più importante evento-meeting italiano di Land Art"[95], è organizzato dal Comune di Pordenone e nel 2014 ha raggiunto la quarta edizione[96].
  • FMK International Short Film Festival, rassegna internazionale di cortometraggi. [97]
  • SICAM Pordenone: si svolge dal 2009 nel mese di ottobre, (meglio conosciuto come Salone Internazionale dei Componenti ed Accessori per l'Industria del Mobile), la manifestazione leader in Italia per il settore dei componenti e dei semilavorati per il mobile, nel cuore di un distretto nel quale viene prodotto oltre il 40 per cento del mobile italiano. Ogni anno circa 20.000 visitatori professionali provenienti da circa 90 paesi visitano questa manifestazione.[98]
  • Giornate del Cinema Muto[99]: dal 1981 al 1998, nel mese di ottobre, si svolge il Pordenone Silent Film Festival (meglio conosciuto come Le Giornate del Cinema Muto), una rassegna cinematografica specialistica dedicata al cinema muto che acquisisce nel tempo una rilevanza mondiale in questo settore[100]. Dal 1999 al 2006 il festival è stato trasferito a Sacile, a causa della ricostruzione (completata nel maggio 2005) del teatro Verdi, il teatro cittadino del capoluogo pordenonese. Nel 2007 è ritornato nella sede storica, ora rinnovata.
  • Concorso giornalistico "Premio Simona Cigana". Nazionale, Annuale, Multimediale, Multilingue (italiano, friulano, sloveno, tedesco). Partecipanti: giornalisti pubblicisti e professionisti iscritti all'Ordine nazionale della Stampa. Soggetto: Friuli Venezia Giulia. Sezioni: Giornalismo d'inchiesta e Giornalismo sportivo. Promotore e organizzatore: Circolo della Stampa di Pordenone.
  • Pordenone Blues Festival[107], evento che combina la musica blues ad altre forme di espressione artistica. Si tiene tutti gli anni nell'ultima settimana di agosto.

Persone legate a Pordenone[modifica | modifica wikitesto]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Circoscrizioni e quartieri[modifica | modifica wikitesto]

La città è suddivisa in quattro circoscrizioni comunali: Rorai-Cappuccini, Centro, Torre, Sud (comprendente i quartieri di Borgomeduna, Villanova, Vallenoncello e San Gregorio).

La città ha inglobato come quartieri, dal secondo dopoguerra fino agli anni settanta, alcuni borghi limitrofi (attualmente contigui nel tessuto urbano) come Torre (l'insediamento più antico nel territorio comunale risalente all'epoca romana), Rorai Grande, Vallenoncello e Villanova di Pordenone (quest'ultimi tutti di epoca medioevale). È di epoca più recente (XIX secolo) la località di Borgomeduna, un insediamento agricolo privo, fino agli anni 1970, di chiesa parrocchiale (Borgocampagna). A nord si trova il quartiere della Comina, sede di un'importante aerocampo.

Precedentemente all'inclusione, dopo l'annessione allo stato unitario italiano (1866), questi nuclei abitativi costituivano frazioni e località (Torre, Borgomeduna, Rorai Grande, Villanova) del comune di Pordenone o comuni autonomi (Vallenoncello[108]).

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Mobilità urbana[modifica | modifica wikitesto]

Amministrazione[109][modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1866 1873 Vendramino Candiani Sindaco
1874  ? Giacomo Di Montereale Sindaco
 ? 1879 Valentino Galvani Sindaco
1880 1882 Francesco Varisco Sindaco
1882  ? Edoardo Marini Sindaco facente funzioni
1889 1893 Enea Ellero Sindaco
1894 1896 Antonio Querini Sindaco
1896 1898 Vincenzo Policreti Sindaco
1898 1899 Pompeo Ricchieri Sindaco
1899 1901 Vittorio Marini Sindaco
1901 1902 Umberto Cattaneo Sindaco
1902 1903 Antonio Polese Sindaco
1903 1904 Gasbarri Commissario regio
1904 1905 Ernesto Cossetti Sindaco
1905 Bevilacqua Commissario regio
1905 1908 Luigi Domenico Galeazzi Sindaco
1908 1910 Ernesto Cossetti Sindaco
1910 1913 Antonio Querini Sindaco
1914 1919 Carlo Policreti Sindaco
1920 1922 Guido Rosso Sindaco
1923  ? Antonio Cattaneo Sindaco/Podestà
1934 Nello Marsure PNF Podestà
1934 Napoleone Aprilis Commissario prefettizio
1935 1943 Enrico Galvani PNF Podestà
1945 Giuseppe Asquini CLN Sindaco
1946 1956 Giuseppe Garlato DC Sindaco
1956 1967 Gustavo Montini DC Sindaco
1967 1975 Giacomo Ros DC Sindaco
1975 1979 Glauco Moro DC Sindaco
1979 1983 Giancarlo Rossi DC Sindaco
1983 2 aprile 1993 Alvaro Cardin DC Sindaco
2 giugno 1993 21 giugno 1993 Ilario Marone - commissario prefettizio
21 giugno 1993 12 maggio 1997 Alfredo Pasini Lega Nord Sindaco
12 maggio 1997 28 febbraio 2001 Alfredo Pasini Lega Nord Sindaco
26 giugno 2001 10 aprile 2006 Sergio Bolzonello centrosinistra Sindaco
12 aprile 2006 31 maggio 2011 Sergio Bolzonello centrosinistra Sindaco
31 maggio 2011 in carica Claudio Pedrotti centrosinistra Sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Principali eventi sportivi[modifica | modifica wikitesto]

Principali impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

Personalità sportive legate a Pordenone[modifica | modifica wikitesto]

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Statistiche demografiche ISTAT - comune di Pordenone (PN); Dati provvisori di novembre 2012
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ DiPI Online - Dizionario di Pronuncia Italiana. URL consultato il 20 marzo 2013.
  4. ^ a b c Toponomastica: denominazioni ufficiali in lingua friulana
  5. ^ Regione a statuto speciale Friuli Venezia Giulia, Sito web http://www.regione.fvg.it/ : home > statistica > dati congiunturali: demografia. Rilevazioni annuali aggiornate al 31 dicembre 2014 - dati provvisori - Fonti: ISTAT, Anagrafi comunali (a cura della Direzione generale - Servizio programmazione, pianificazione strategica, controllo di gestione e statistica) - Documento Excell "Popolazione residente e straniera residente per comune".. URL consultato il 1 aprile 2015.
  6. ^ Comune di Pordenone - Comune di Gemona e Guido Rosada in articolo "Viabilità e centuriazione del Friuli romano. L'infrastruttura logistica in una regione di frontiera militare ed economica"., "Dalla Serenissima agli Asburgo Pordenone Gemona. L'antica strada verso l'Austria"., Editrice Grafiche Vianello srl/VianelloLibri, 1997, p. 25.
  7. ^ Livio Direttore editoriale e Direttore responsabile: Tonino Bortoletto., Articolo "Due tipici habitat della pianura pordenonese. "Magredi" e risorgive". in Rivista monografica multimediale di cultura, storia, arte e turismo "LE TRE VENEZIE" Anno XI Numero 9., Settembre 2004, pp. 6-15.
  8. ^ Redazione Messaggero Veneto (m.mi.), "Abdica Juan Carlos “signore di Pordenone” Tra i tanti titoli che il sovrano di Spagna cederà al figlio c’è anche quello che lo lega alla provincia". in Quotidiano - Messaggero Veneto -, 03 giugno 2014.
  9. ^ Redazione UDINETODAY, - Re Juan Carlos di Borbone abdica e lascia anche i suoi 'titoli friulani'. Una piccola parte del palmarès del monarca spagnolo è legata al nostro territorio. Al titolo di Re di Spagna vengono infatti associate due onioreficenze 'local'. - in Quotidiano UDINETODAY, 3 giugno 2014.
  10. ^ Comune di Pordenone e Editore e direttore responsabile Andrea Caselli, Gli Statuti della Città di Pordenone 1291 - 1991, "Dall'aquila al leone" in Supplemento al n. 16 Giugno 1993 di Pordenone Oggi, Edizioni Il Prisma MONSELICE - PADOVA, 16 giugno 1993, p. 10.
    «"guida le armi venete alla conquista di Pordenone"».
  11. ^ Ongaro, 11-15
  12. ^ Comune di Pordenone, Documentario "Pordenone una città" su YouTube Capitolo "Una nuova forza motrice". Posizione video: Minuti 6, Secondi 19., 14 dicembre 2011.
  13. ^ Nico Nanni, "LA LUCE" in Pordenone tra Ottocento e Novecento, Canova Edizioni, 2005, p. 71, ISBN 88-8409-142-X.
  14. ^ Sito webhttp://www.viaggioinfriuliveneziagiulia.it/wcms/index.php?index Home > Località > Comuni > Pordenone > Storia di Pordenone > Pordenone diventa provincia "Pordenone diventa provincia". URL consultato il 31 marzo 2015.
  15. ^ Melania Lunazzi, Udine restituisce il Donatello “svelato” piú bello di sempre Padova esporrà il capolavoro del Cristo scolpito nel pioppo Elisabetta Francescutti: «Restauro che resterà negli annali» in Quotidiano Messaggero Veneto, 24 marzo 2015.
  16. ^ Parrocchia della Concattedrale di San Marco - Pordenone, "Brevi note storiche sulla chiesa" in Chiesa Santa Maria degli Angeli detta "del Cristo" - Posta nel cuore della Città per rivelarci l'amore del Crocifisso, Editore "La Voce" Piazza XX Settembre , 8 Pordenone - Impianti stampa Visual Studio Pordenone - Stampa Tipografia Sartor Srl Pordenone, 4 ottobre 2007.
  17. ^ Comune di Pordenone - Comune di Gemona e Fulvio Dell'Agnese "Pordenone, via Gemona: frammenti di un itinerario pittorico tolmezzino", Dalla Serenissima agli Asburgo PORDENONE GEMONA l'antica strada verso l'Austria. Studi e Ricerche, Editrice Grafiche Vianello srl / VianelloLibri, 1997, p. 120, ISBN 88-7200-041-6.
  18. ^ Parrocchia San Giorgio Martire di Pordenone - Associazione "Vincenzo Colombo" di Pordenone, Autore articolo citato: Maria Luisa Gaspardo Agosti, Chiesa di San Giorgio Martire di Pordenone, Restauro dell'organo di G. B. De Lorenzi, opera 25 del 1841, "Chiesa arcipretale di S. Giorgio Martire di Pordenone" in Opuscolo informativo del restauro dell'organo di G.B. De Lorenzi della Chiesa di San Giorgio Martire di Pordenone, 2007, pp. 6 - 7.
  19. ^ Parrocchia San Lorenzo - Roraigrande - Pordenone., "Sito web http://www.sanlorenzororaigrande.com/la-nostra-storia/". URL consultato il 30 marzo 2015.
  20. ^ Sito web http://www.botta.ch/Page/Sa%201992_124_Pordenone_it.php "Chiesa parrocchiale Beato Odorico da Pordenone, Italia 1987-1992".
  21. ^ Daniele Micheluz, Il Pordenone? Nella chiesa di Villanova c’è un tesoro Nella frazione del capoluogo, l’edificio sacro intitolato a Sant’Ulderico presenta numerose opere di Giovanni Antonio de’ Sacchis. Un luogo che, per questo, merita di essere visitato in Settimanale di informazione regionale ilFriuli, 18/10/2014.
  22. ^ Sito web ufficiale del Turismo in Italia http://www.italia.it/it/media/tour-virtuali/tour-virtuale.html?no_cache=1&stuid=376. URL consultato il 30 marzo 2015.
  23. ^ Stefano Zanut, Sito web http://propordenone.org/la-loggia-on-line/ La Loggia N°11 - 3 Pordenone raccontata dai suoi orologi.
  24. ^ Comune di Pordenone, Sito web Comune di Pordenone, Museo civico d'arte, La storia del palazzo, IL MUSEO CIVICO D'ARTE DI PORDENONE, STORIA DI PALAZZO RICCHIERI..
  25. ^ Comune di Pordenone, Sito web Comune di Pordenone, Galleria Harry Bertoia, La sede, Palazzo Spelladi. URL consultato il 17 marzo 2015.
  26. ^ Comune di Pordenone, Sito web Comune di Pordenone, Città, Conoscere Pordenone, Facciate del corso, Esiti Palazzi restaurati, Corso Vittorio Emanuele II, Palazzo Mantica..
  27. ^ Stefano Polzot, Studiolo del Pordenone, tesoro nascosto in Quotidiano Messaggero Veneto, 28 febbraio 2012.
  28. ^ Comune di Pordenone - Assessorato alla Cultura, "La biblioteca civica, la sede" in SPAZI CULTURA PORDENONE archeologia, arte, natura e scienza., STAMPA Ellerani 1959 srl / San Vito al Tagliamento (Pn), Aprile 2014.
  29. ^ Comune di Pordenone, Periodico dei Musei civici di Pordenone, "I RESTAURI - Affreschi restaurati" in Pordenonemusei, Notizie dai Musei civici di Pordenone_01, luglio 2007, p. 10.
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  31. ^ Ministero italiano dei beni e delle attività culturali e del turismo., Sito web MIBAC, Luoghi della cultura, Ricerca Friuli Venezia Giulia - Pordenone, Area archeologica Villa romana di Torre.. URL consultato il 17 marzo 2015.
  32. ^ Sito web Museo Archeologico del Friuli Occidentale - Castello di Torre.. URL consultato il 30 marzo 2015.
  33. ^ Sito web IRVV, Istituto Regionale Ville Venete, Catalogo on-line.
  34. ^ L’Associazione Propordenone., Sito web http://propordenone.org/la-loggia-on-line/ Elenco degli articoli disponibili alla lettura ed al download on line La Loggia N°6 3 Cotonificio Amman di Borgomeduna. 4 Cotonificio Veneziano di Torre .. URL consultato il 31 marzo 2015.
  35. ^ SITO WEB http://www.artefascista.it/pordenone__arte__italiana__del.htm "ARTE ITALIANA DEL '900 Architettura & Arte in Italia durante il Fascismo Pordenone"..
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  37. ^ Sito webhttp://www.itinerarigrandeguerra.it/, HomePage / Le regioni / Friuli Venezia Giulia / Udine, retrovie friulane e Pordenonese / Ossari, sacrari e cimiteri / Ossario austro-ungarico nel cimitero di Pordenone.
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  39. ^ "Muri imbrattati nel vicolo storico" in Quotidiano "il Messaggero Veneto" - Edizione di Pordenone, 08 luglio 2014.
  40. ^ Articolo "Il gorilla King Kong è "morto" in vicolo delle Acque" in Quotidiano "Messaggero Veneto", 18 settembre 2014.
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  63. ^ Dossier comuni ricicloni 2011
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  69. ^ Elena Del Giudice, Articolo "Dalla Zanussi agli svedesi Il tramonto dell’impero. I prodromi del colosso del bianco nel 1919 in una officina di corso Garibaldi. Il salto di qualità con l’avvento di Lino. Fabbrica-comunità incubatore d’imprese". in Quotidiano "Il Messaggero Veneto", 26 ottobre 2013.
  70. ^ Marco De Francesco, Articolo "Scricchiola il modello del Friuli" in Quotidiano nazionale "Il Sole 24 ORE"., 23 luglio 2013.
  71. ^ RQuotidiano, "Il piano di Electrolux per Porcia: quasi 400 esuberi e 32 milioni di investimento" in Quotidiano nazionale "Il Fatto Quotidiano.it", 17 febbraio 2014.
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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  • Pietro Angelillo (a cura di), "Mille protagonisti per 12 secoli", Dizionario biografico, Pordenone 2000.
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  • Mario Ongaro, Vincenzo Pinali - L'uomo il medico il suo tempo, Pordenone, Ellerani Editore, 2007, p. 198.

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