Il Pordenone

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Giovanni Antonio Licinio (1434-1539)
Le Vite di Giorgio Vasari
quarta parte
Affreschi nella chiesa dei Francescani, a Cortemaggiore
Affreschi nel Duomo di Cremona
Santi Martino e Cristoforo, ante d'organo, San Rocco, Venezia
Affreschi a Santa Maria di Campagna, Piacenza

Giovanni Antonio de' Sacchis detto il Pordenone (Pordenone, 1484Ferrara, 14 gennaio 1539) è stato un pittore italiano.

Il suo stile, dopo il contatto con la grande maniera romana, di Raffaello e Michelangelo, si indirizzò verso toni magniloquenti, in un originale equilibrio tra ricordi classici e citazioni narrative di indole popolare, soprattutto nei lavori destinati alla provincia. È considerato il massimo pittore friulano del Rinascimento.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Fu ricordato da Vasari, che gli dedicò una biografia dove viene definito: «il più raro e celebre [...] nell'invenzione delle storie, nel disegno, nella bravura, nella pratica de' colori, nel lavoro a fresco, nella velocità, nel rilievo grande et in ogni altra cosa delle nostre arti». Lo storico aretino lo presentò però con il nome di Giovanni Antonio "Licinio" da Pordenone, dando origine così alla confusione con il pittore Bernardino Licinio, risolta solo al principio del Novecento.

La sua formazione, secondo il Vasari, avvenne sotto l'influsso del Giorgione e, secondo il Ridolfi, sotto Pellegrino da San Daniele. Fu influenzato, agli inizi, oltre che dall'esempio di Andrea Mantegna, probabilmente dalla conoscenza delle incisioni del Dürer e di altri artisti nordici. Nel 1514-1515 fu a Roma, a contatto con l'opera di Raffaello e Michelangelo. Fu attivo in diversi paesi del Friuli, in Umbria, nei possedimenti dei d'Alviano, signori di Pordenone, a Venezia, dove nel 1528 perse contro Tiziano il concorso indetto per la realizzazione della Pala di san Pietro martire per la chiesa dei Santi Giovanni e Paolo, e in Emilia, tra il 1529-30. Nel 1532 fu a Genova.

Negli anni 1530, il confronto tra l'artista e Tiziano animò la scena artistica lagunare, concludendosi con l'emarginazione del pittore e, dopo la sua morte, col silenzio sulla sua opera da parte degli scrittori veneziani.

Il Pordenone morì infatti a Ferrara, in circostanze misteriose, dove si era recato per fornire disegni per arazzi su commissione di Ercole II d'Este.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Noli me tangere - Museo del Duomo - Cividale del Friuli
San Luca - Museum of Fine Arts - Budapest

Disegni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Scheda sul sito del Museo.
  2. ^ Scheda sul sito del museo

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giorgio Vasari, Vite de' più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani, da Cimabue insino a' tempi nostri (1550, 1568).
  • Giuseppe Fiocco, Giovanni Antonio Pordenone, Udine 1939 (1ª ed.) e Padova 1943 (2ª ed.)
  • Italo Furlan, Giovanni Antonio Pordenone, Prefazione di G. Fiocco, Pordenone, 1966.
  • Charles E. Cohen, The drawings of Giovanni Antonio da Pordenone, Firenze, 1980.
  • Il Pordenone, catalogo della mostra a cura di Caterina Furlan, introduzione di R. Pallucchini, Pordenone, Ex Convento di San Francesco, 21.7-11.11.1984, Milano, 1984.
  • Il Pordenone, Atti del Convegno internazionale di studio, Pordenone, 23-25.8.1984 (Comune di Pordenone), cura di Caterina Furlan, Pordenone, 1985.
  • Caterina Furlan, Il Pordenone, Milano, 1988.
  • Charles E. Cohen, The art of Giovanni Antonio da Pordenone between dialect and language, 2 voll., Cambridge, 1996.
  • Amedeo Calligaris, Taccuino - Considerazioni Critiche su Giovanni Antonio de Sacchis detto il Pordenone, Gorizia, 1997.
  • Francesco Boni De Nobili, Giovanni Antonio de' Sacchis, Il Pordenone, De Bastiani, Godega S.U. 2013.

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