Pinacoteca di Brera

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Coordinate: 45°28′19.43″N 9°11′17.28″E / 45.472064°N 9.188132°E45.472064; 9.188132

Pinacoteca di Brera
Cortile della Pinacoteca di Brera
Cortile della Pinacoteca di Brera
Tipo Pinacoteca
Indirizzo Via Brera, 28 - 20121 Milano, Italia
Sito brera.beniculturali.it
Particolare della loggia a serliana del cortile

La Pinacoteca di Brera è una galleria nazionale d'arte antica e moderna, collocata nell'omonimo palazzo di Milano.

Il museo espone una delle più celebri raccolte in Italia di pittura, specializzata in pittura veneta e lombarda, con importanti pezzi di altre scuole. Inoltre, grazie a donazioni, propone un percorso espositivo che spazia dalla preistoria all'arte contemporanea, con capolavori di artisti del XX secolo.

Nel 2013 è stato il ventesimo sito statale italiano più visitato, con 249.579 visitatori e un introito lordo totale di 826.800 Euro[1].

La sede[modifica | modifica sorgente]

La Pinacoteca ha sede nel grande palazzo di Brera, che ospita anche altre istituzioni: la Biblioteca Nazionale Braidense, l'osservatorio di Brera, l'Orto Botanico, l'Istituto Lombardo di Scienze e Lettere e l'Accademia di Belle Arti. L'edificio era stato costruito nell'antica, incolta terra "braida" (parola che nella bassa latinità aveva il significato di campo suburbano), da cui ebbe il nome Brera, il Palazzo quanto il quartiere. Il palazzo si apre su un cortile circondato da un elegante porticato, al centro è situato il Monumento a Napoleone I ideato da Antonio Canova.

Palazzo Brera e la Pusterla Beatrice, agli inizi dell'Ottocento.

Sorge su un antico convento dell'ordine degli Umiliati, una delle più potenti associazioni religiose del milanese. Fu nel 1571, che con la Bolla Papale di Gregorio XIII, si abolì l'ordine degli Umiliati, storici fabbricanti di lana, assegnando così l'antica prepositura di Brera alle "attente mani" dei Gesuiti, che ne fecero un centro di studi, dandogli il nome di Università. Si impose la necessità di costruire un nuovo e più ampio edificio, i cui lavori iniziarono nel 1591, e affidati nel 1615 ad un grande architetto del tempo in Lombardia: Francesco Maria Richini. Ma nel 1630 a causa della pestilenza, i lavori cominciarono a rallentare. Il progetto venne approvato solo nel 1691.

L'opera proseguì, passando al figlio dello stesso architetto a Gerolamo Quadrio e a Pietro Giorgio Rossone. Soppressa la Compagnia di Gesù, l'edificio fu completato nel 1776 da Giuseppe Piermarini.

Nel 1773 l'ordine dei Gesuiti fu soppresso e il palazzo passò al Governo. Maria Teresa d'Austria lo adibì a sede delle Scuole Palatine, vi collocò la biblioteca e decise di ampliare l'Orto Botanico. Fondò inoltre nel 1776 l'Accademia, dotandola di un contributo annuo di £ 10.000 provenienti dai soppressi beni ecclesiastici.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'Accademia di Belle Arti di Brera venne fondata nel 1776 con decreto dell'imperatrice Maria Teresa d'Austria per impulso del conte Carlo Firmian. Primo segretario fu l'erudito abate Albuzio.

Due anni dopo fu sostituito da Carlo Bianconi, che per un ventennio si prodigò a sviluppare l'istituzione e la scarsa dotazione iniziale. Anima della nuova istituzione furono però l'architetto Giuseppe Piermarini, allievo di Luigi Vanvitelli, e il decoratore ticinese, formatosi nell'Accademia di Parma, Giocondo Albertolli. Scopo manifesto era la creazione di maestranze che sapessero far fronte al nuovo ruolo assunto da Milano con la nomina dell'arciduca Ferdinando a capitano generale dello stato. Dopo secoli in città tornava una corte degna di questo nome, e si rendevano necessari interventi edilizi radicali, con la costruzione di palazzi pubblici e privati. Primo banco di prova di maestri e allievi dell'Accademia fu la costruzione a Monza della residenza estiva dell'arciduca, nota oggi come villa reale.

Le cose cambiarono radicalmente dopo la campagna d'Italia di Napoleone (1796) e il definitivo affermarsi della dominazione francese. Nel 1801 venne nominato segretario Giuseppe Bossi, già allievo dell'Accademia, che si impegnò ad arricchire con gessi e libri la dotazione didattica e dal 1805 organizzò mostre pubbliche.

Nel periodo napoleonico numerose chiese e monasteri vennero soppressi e i loro beni requisiti. Le opere migliori vennero spedite a Parigi mentre con quelle restanti si decise di costituire nelle principali città del regno una pinacoteca; sorsero così le grandi Gallerie di Venezia, Bologna e Milano. La pinacoteca di Milano doveva svolgere il compito di compendio della produzione artistica del regno d'Italia.

Andrea Appiani venne nominato Commissario per le Belle Arti nel 1805 e a Brera cominciarono ad affluire da ogni parte dipinti dalle chiese soppresse. Intanto nel 1806 Giuseppe Bossi inaugurava il primo museo dell'Accademia, di impronta spiccatamente didattica. Nel 1808 si decise di tramezzare l'antica Chiesa di Santa Maria in Brera in due piani per realizzare i "Saloni Napoleonici" destinati a ospitare le gallerie del regno. Il 15 agosto 1809, giorno genetliaco di Napoleone, vennero inaugurate le tre sale, dominate dal grande gesso di "Napoleone come Marte pacificatore" di Antonio Canova. Si trattò di un evento temporaneo legato all'occasione (erano esposti solo 139 dipinti), e l'effettiva apertura delle gallerie delle statue e delle pitture ebbe luogo il 20 aprile 1810. Negli anni seguenti continuarono ad affluire dipinti, soprattutto nel 1811 e 1812, in particolare dalla collezione dell'arcivescovo Monti di Milano. Nel 1813 arrivarono dal Louvre di Parigi le opere di Rembrandt Harmenszoon Van Rijn, Pieter Paul Rubens ed Antoon Van Dyck.

Alla caduta del governo napoleonico nel 1814, il Congresso di Vienna sancì la restituzione dei beni sottratti ai proprietari originari, e anche la pinacoteca dovette cedere alcune opere. Essa continuò comunque ad arricchirsi di donazioni (lascito Oggioni) e nel 1882 venne separata dall'Accademia. Si trattò di una divisione assai laboriosa, che ebbe termine solo un decennio dopo, e che fu causa di molti equivoci.

Nel 1926 venne creata l'Associazione degli Amici di Brera grazie alla quale vennero acquistati diversi capolavori tra cui la "Cena in Emmaus" di Caravaggio.

Il sopraggiungere della guerra del 1914-1918 costrinse a far emigrare per ragioni di sicurezza la collezione a Roma e al suo rientro, la Pinacoteca fu riallestita sotto la Direzione di Ettore Modigliani.

Durante la seconda guerra mondiale le opere della Pinacoteca vennero messe al sicuro dalla direttrice Fernanda Wittgens, mentre il palazzo subì seri danni a causa dei bombardamenti del 1943 (crollo delle volte in trenta delle trentotto sale). La Pinacoteca iniziò la sua lenta resurrezione dalle rovine nel febbraio 1946, grazie ai grandi finanziamenti di alcune storiche famiglie milanesi tra cui la famiglia Bernocchi, e all'opera del progettista architetto Piero Portaluppi e della soprintendente Fernanda Wittgens. Tra le principali acquisizioni, va menzionato il ciclo di dipinti staccati dell'oratorio di Mocchirolo (XIV secolo).

Nel 1974 il soprintendente Franco Russoli ne decise la chiusura, lanciando al tempo stesso provocatoriamente, di fronte alle grandi difficoltà del momento, il progetto della "Grande Brera", che avrebbe dovuto comprendere anche l'attiguo palazzo Citterio, e che a distanza di alcuni decenni stenta ancora a trovare attuazione. Intanto il percorso di visita è stato rivisto e attualizzato, comprendendo anche opere d'arte contemporanea (collezioni Jesi e Vitali). Un progetto dell'architetto Mario Bellini ha ripreso nel 2009 la speranza di Franco Russoli di realizzare un museo moderno di rango internazionale.

L'assenza di un vero e proprio spazio da adibire alle mostre temporanee porta la Pinacoteca a sviluppare dal 2001 il progetto “Brera Mai Vista”. Questo presenta ogni tre mesi piccole esposizioni di poche opere, solitamente provenienti dai depositi del museo, che per l'occasione vengono restaurate e corredate da un breve catalogo che ne illustra la storia e la vicenda critica. Nel 2011 “Brera Mai Vista” conta più di 20 mostre[2] con opere di Francesco Hayez, Francesco Londonio, Giovanni Boccati, Giovanni Agostino da Lodi e Marco d'Oggiono, Giovanni Martino Spanzotti, Benozzo Gozzoli, il Maestro di Ercole e Girolamo Visconti, Francesco Casella, Giuseppe Molteni, il Genovesino, Francesco Menzocchi, Alberto Sotio, Lucio Fontana, il Maestro dei dodici apostoli, Bernardino Luini, Giovanni Boldini, Pietro Orioli, il Bergognone, Giovanni Contarini, Mario Sironi.

Nel 2004 la Pinacoteca avvia la sperimentazione del progetto "A Brera anch'io. Il museo come terreno di dialogo interculturale"[3], che dal 2006 rientra nella programmazione educativa ordinaria dedicata alle scuole primarie e secondarie di primo grado di Milano e provincia.

Nel 2009 la Pinacoteca di Brera festeggia i duecento anni dalla sua fondazione con una serie d'eventi, mostre e convegni. Le esposizioni sono dedicate ai capolavori della Pinacoteca e ai loro restauri ('Caravaggio ospita Caravaggio', 'Raffaello. Lo Sposalizio della Vergine Restaurato', 'Il ritorno di Napoleone') o alla ricostruzione di alcuni nuclei di dipinti giunti nel 1809 a Brera e poi dispersi ('Crivelli e Brera', 'La Sala dei Paesaggi', 'Il Gabinetto di Autoritratti di Giuseppe Bossi'). Il 15 agosto 2009, a duecento anni esatti dall'inaugurazione, la Pinacoteca apre gratuitamente al pubblico, registrando il numero record di circa 12.000 visitatori[4]. Complessivamente nell'anno del bicentenario la Pinacoteca raddoppia i suoi ingressi[5].

Percorso espositivo[modifica | modifica sorgente]

Se si esclude la presenza (dal 2009) del grande gesso di Antonio Canova raffigurante Napoleone in veste di Marte e alcune opere della Donazione Jesi e del Lascito Vitali, la Pinacoteca di Brera è un museo dedicato esclusivamente alla pittura.

Galleria degli affreschi[modifica | modifica sorgente]

Il percorso di Brera si apre con la Galleria dedicata a due grandi cicli ad affresco. Il primo è costituito dagli Uomini d'Arme e dai Filosofi antichi di Donato Bramante (unica testimonianza pittorica dell'architetto, assieme al Cristo alla Colonna, sempre a Brera e agli affreschi a lui attribuiti a Bergamo), eseguiti dal maestro intorno al 1487-1488 per la casa milanese di Gaspare Visconti poi Casa Panigarola.

Il secondo ciclo, più vasto, fu eseguito da Bernardino Luini verso i primi del Cinquecento per Villa Pelucca di Gerolamo Rabia, e raffigura episodi dell'Antico Testamento e scene mitologiche dalle Metamorfosi di Ovidio.

A questo grande corridoio è collegata la sala 1A, con gli affreschi dell'ultimo quarto del XIV secolo staccati dall'Oratorio di Mocchirolo.

Opere nella sala 1
  • Donato Bramante, Uomini d'arme di casa Visconti-Panigarola
    • Primo uomo d'arme
    • Secondo uomo d'arme
    • Terzo uomo d'arme
    • Cantore
    • Uomo dalla mazza
    • Uomo dall'alabarda
    • Eraclito e Democrito
    • Uomo dallo spadone
  • Bernardino Luini, affreschi da villa La Pelucca di Sesto San Giovanni
    • Cavaliere
    • Famiglia di satiri che compie un sacrificio a Pan
    • Scena di metamorfosi
    • Celebrazione della Pasqua
    • Morte dei primogeniti
    • Preparativi per la partenza degli Ebrei
    • Doni degli Egiziani agli Ebrei
    • Canto di trionfo degli Ebrei
    • Raccolta della manna
    • Busto di fanciulla
    • Coppia di giovani
    • Gioco della mano calda
    • Scena mitologica con nascita di Adone sullo sfondo
    • Bagno di fanciulle
    • Tre putti vendemmianti
    • Corpo di santa Caterina d'Alessandria trasportato dagli angeli
    • Esercito egiziano sommerso dal Mar Rosso
    • Esercito egiziano sommerso dal Mar Rosso (bis)
    • Fucina di Vulcano
    • Mosè fa scaturire l'acqua dalla roccia
    • Mosè in preghiera
Opere nella sala 1A
  • Maestro di Mocchirolo (Pietro da Nova), affreschi dall'oratorio Porro di Mocchirolo
    • Crocifissione
    • Conte Porro coi familiari che offre un modello della chiesa alla Vergine
    • Sant'Ambrogio in cattedra flagella due eretici e Sposalizio mistico di santa Caterina d'Alessandria
    • Redentore e simboli degli evangelisti
    • Santo cavaliere
    • Cristo risorto benedicente
  • Simone da Corbetta, Madonna col Bambino, santa Caterina, sant'Orsola, san Giorgio ed il devoto Teodorico da Coira

Pittura gotica e tardo gotica[modifica | modifica sorgente]

L'itinerario della pittura gotica si apre a Brera con la piccola sala (Ia) dedicata agli affreschi provenienti dall'Oratorio di Mocchirolo (Lentate), giunti in Pinacoteca nel 1949, ed eseguiti da un Anonimo Maestro formatosi probabilmente a seguito del soggiorno milanese di Giotto (1335-36). Seguono le quattro sale (II, III, IV, V) che testimoniano l'evoluzione della pittura dal tardo Duecento alla metà del Quattrocento attraverso le opere di Bernardo Daddi, Ambrogio Lorenzetti, Giovanni da Milano, Lorenzo Veneziano, Andrea di Bartolo, Spinello Aretino, con due tavole recentemente acquisite. Alle origini del Rinascimento si pongono il grandioso Polittico di Valle Romita, fondamentale opera di Gentile da Fabriano databile al 1410-12, l'Adorazione dei Magi di Stefano da Verona, la Madonna col Bambino di Jacopo Bellini e il Polittico di Praglia di Antonio Vivarini e Giovanni d'Alemagna.

Opere nella sala 2
Opere nella sala 3
Opere nella sala 4

Pittura veneta del Quattro e Cinquecento[modifica | modifica sorgente]

Le sale V, VII e i primi tre saloni napoleonici sono dedicati allo sviluppo di due secoli di pittura veneta. Particolarmente documentata è la vicenda pittorica di Andrea Mantegna attraverso alcuni dei suoi capolavori più noti: dal giovanile Polittico di San Luca, alla Madonna col Bambino e un coro di cherubini, dalla Pala di San Bernardino, fino al celeberrimo Cristo morto, opera citata tra i beni dell'artista alla sua morte (1506) ed eseguito probabilmente intorno agli anni settanta del Quattrocento. Altrettanto noti sono i capolavori di Giovanni Bellini (Pietà di Brera, la Madonna greca e Madonna col Bambino, firmata e datata 1510), Cima da Conegliano e Vittore Carpaccio, con due cicli dedicati alla Vergine e a santo Stefano.

Il primo salone napoleonico è dominato dai grandi teleri narrativi di Gentile e Giovanni Bellini (Predica di san Marco ad Alessandria d'Egitto), di Michele da Verona (Crocifissione del 1501) e dalle opere di Francesco Bonsignori, Cima da Conegliano e Bartolomeo Montagna.

La Sala IX espone le tele di Lorenzo Lotto e dei tre protagonisti della pittura a Venezia nel Cinquecento, con capolavori di Tiziano (San Girolamo penitente), Tintoretto (Ritrovamento del corpo di san Marco) e Veronese (Cena in casa di Simone). Nell'orbita ancora veneta, tra Bergamo, Brescia e Verona, si collocano gli esempi di Romanino, Moretto e Savoldo, con la grande Pala di San Domenico di Pesaro del 1524, nonché le opere di Bonifacio Veronese e Paris Bordon.

Opere nella sala 5
Opere nella sala 7
Opere nella sala 8
Opere nella sala 9
Opere nella sala 14

Pittura lombarda del Quattro e Cinquecento[modifica | modifica sorgente]

L'ultimo Salone napoleonico (Sala XV) espone dipinti e affreschi che ripercorrono le vicende dell'arte lombarda tra Quattro e Cinquecento, a partire dalle opere di Vincenzo Foppa con gli affreschi dalla Chiesa di Santa Maria in Brera e il più tardo polittico bergamasco. L'arrivo di Leonardo a Milano (1482) e del suo nuovo linguaggio pittorico influenza l'anonimo maestro della Pala Sforzesca e più direttamente Marco d'Oggiono (Pala dei Tre Arcangeli) e Gaudenzio Ferrari. Domina la grande Crocifissione di Bartolomeo Suardi detto Bramantino, autore anche della piccola Madonna Trivulzio e dell'affresco staccato raffigurante la Madonna in trono tra due angeli.

Un più ampio sguardo sulla pittura leonardesca è offerto dalla saletta XIX che presenta importanti opere di Bernardino Luini (Scherno di Cam e Madonna del Roseto), Bernardo Zenale (Pala Busti) e una selezione di ritratti e Madonne dei più stretti allievi di Leonardo come Giovanni Antonio Boltraffio, Giovanni Ambrogio de' Predis, Cesare da Sesto, Andrea Solario, Francesco Napoletano e Giampietrino.

La Sala XVIII (che ospita anche il Laboratorio di Restauro della Pinacoteca) accoglie pitture di artisti cremonesi e lodigiani, come le opere dei fratelli Campi, tra cui le quattro celebri tele di genere di Vincenzo Campi, Camillo Boccaccino, Callisto Piazza, Altobello Melone e il piccolo ritratto di Sofonisba Anguissola.

Opere nelle sale 12-13
Opere nella sala 15
Opere nella sala 18
Opere nella sala 19

Rinascimento ferrarese, emiliano e marchigiano[modifica | modifica sorgente]

La Sala XX, dedicata alla prima scuola ferrarese, presenta lo stile eccentrico e stravagante di Cosmé Tura (Cristo crocifisso) e Francesco del Cossa, con due importanti tavole provenienti dal grande polittico da lui eseguito per i Griffoni a Bologna (ora diviso tra le gallerie di Washington, Londra e la Pinacoteca Vaticana): San Giovanni Battista e San Pietro.

L'area marchigiana, cui è dedicata la sala seguente (XXI), rivela un mondo apparentemente resistente alle novità dei grandi centri del Rinascimento (Firenze, Roma, Venezia), dove domina ancora la pala d'altare a più scomparti e l'adozione del fondo oro. Qui dal 1468 opera Carlo Crivelli, pittore veneto che pur adottando schemi convenzionali riesce ad esprimersi in uno stile originalissimo e riconoscibile: Brera ospita alcuni dei suoi capolavori come il Trittico di Camerino o la Madonna della Candeletta.

L'itinerario della pittura ferrarese riprende nella Sala XXII con la monumentale Pala Portuense di Ercole de' Roberti, capolavoro dell'artista e tra le opere più rilevanti del museo, e con i protagonisti della pittura romagnola ed emiliana: Garofalo, Dosso Dossi, Marco Palmezzano. I depositi "a vista" del museo occupano lo spazio della Sala XXIII dove sono esposti due rare opere giovanili del Correggio (Natività e Adorazione dei Magi) e la grande Annunciazione di Francesco Francia, proveniente da Bologna.

Opere nella sala 20
Opere nella sala 21
Opere nella sala 22
Opere nella sala 23

Piero della Francesca, Bramante, Raffaello[modifica | modifica sorgente]

Il cuore della pinacoteca (Sala XXIV) è dedicato alla cultura figurativa di Urbino e ai suoi tre principali protagonisti: Piero della Francesca, Raffaello e Bramante. La Pala Montefeltro (o Pala di Brera) è l'ultima opera nota di Piero della Francesca, principale innovatore della pittura del Rinascimento in Italia. Eseguita per Federico da Montefeltro tra il 1472 e il 1474, è una delle più compiute manifestazioni dell'arte di Piero.

Altra icona del museo è lo Sposalizio della Vergine di Raffaello, firmato e datato 1504. Capolavoro dell'attività giovanile del pittore di Urbino, costituisce uno dei principali esempi del rapporto intercorso tra Raffaello e Pietro Perugino, dal cui analogo Sposalizio (ora a Caen, Musée des Beaux-Arts) l'opera di Brera è tratta. La tavola e la sua cornice neoclassica sono state restaurate nel 2009.

Chiude la sala il Cristo alla colonna di Donato Bramante, proveniente dall'Abbazia di Chiaravalle, unica testimonianza di pittura su tavola dell'architetto urbinate.

Pittura dell'Italia centrale: Cinque e Seicento[modifica | modifica sorgente]

Nella Sala XXVII sono esposte le opere di Gerolamo Genga, Timoteo Viti e Salviati e dei primi protagonisti della Maniera romana e fiorentina come Agnolo Bronzino (Ritratto di Andrea Doria nelle vesti di Nettuno) e Perino del Vaga. Provenienti in gran parte dalla prestigiosa collezione bolognese Sampieri, la Sala XXVIII espone i capiscuola dell'arte emiliana e del classicismo con le due tele di Annibale (Samaritana al Pozzo) e Ludovico Caracci (Cristo e la Donna di Cana), i Santi Pietro e Paolo di Guido Reni, Guercino e la Cleopatra di Guido Cagnacci. Apre la sala la straordinaria tela con il Martirio di San Vitale di Federico Barocci.

Opere nella sala 27
Opere nella sala 28

Caravaggio e il Seicento lombardo[modifica | modifica sorgente]

Assieme alla Canestra di frutta della Pinacoteca Ambrosiana, la Cena in Emmaus è l'altra opera visibile a Milano di Caravaggio. La tela, opera estrema del Merisi e radicalmente diversa dalla versione precedente elaborata dal pittore ora alla National Gallery di Londra, giunse a Brera nel 1939 dalla collezione romana Patrizi per acquisto della Associazione Amici di Brera. La sala XXIX espone i principali seguaci ed interpreti dello stile caravaggesco: Orazio Gentileschi, Jusepe de Ribera, Battistello Caracciolo, Mattia Preti, Luca Giordano e Bernardo Cavallino.

Seguono i maestri del Seicento lombardo, variamente legati al potente cardinalato di Federico Borromeo come il Cerano, Giulio Cesare Procaccini, Morazzone (che collaborano tutti e tre insieme nel cosiddetto Quadro delle Tre Mani), Francesco del Cairo, Tanzio da Varallo e Daniele Crespi, esponenti di una pittura fortemente naturalistica e dalle forti connotazioni religiose.

Opere nella sala 29
Opere nella sala 30

Scuole straniere[modifica | modifica sorgente]

Fin dalla sua origine la Pinacoteca nacque con l'idea di accogliere tutte le scuole pittoriche: così assieme ai maestri della scuola genovese del Seicento come Gioacchino Assereto e Orazio de Ferrari e alle nature morte di Evaristo Baschenis, Brera espone un cospicuo gruppo di autori stranieri (Sale XXXII e XXXIII): Pieter Paul Rubens, autore della grande Ultima Cena, Antoon van Dyck (Ritratto di Dama e Madonna con Sant'Antonio da Padova), ma anche pittori fiamminghi del Cinquecento come Jan de Beer. Due ritratti di Joshua Reynolds e Anton Raphael Mengs sono esposti nel corridoio tra le sale XXXV e XXXVI.

Opere nella sala 31
Opere nella sala 32
Opere nella sala 33

Il Settecento[modifica | modifica sorgente]

Le grandi tele della scuola tardo barocca e neoclassica giunsero a Brera tra Sette e Ottocento, quando la Pinacoteca era ancora congiunta all'Accademia di Belle Arti: figurano qui le opere di Solimena, Luca Giordano, Sebastiano Ricci, Pompeo Batoni, Pierre Subleyras. La Sala XXXIV è dominata dalla grande tela di Giambattista Tiepolo con la Madonna del Carmelo tra profeti e le anime del Purgatorio.

Particolarmente interessanti sono le Sale XXXV e XXXVI, disegnate da Piero Portaluppi in stile neoclassico che accolgono nei due ambienti le vedute di Bernardo Bellotto e Canaletto, le tele di Pietro Longhi e Piazzetta, e i maestri della "pittura della realtà" lombarda, con i ritratti di Fra' Galgario e del Pitocchetto.

Opere nella sala 34
Opere nella sala 35
Opere nel corridoio tra le sale 35 e 36
Opere nella sala 36

L'Ottocento[modifica | modifica sorgente]

Particolarmente documentata a Brera è la pittura italiana dell'Ottocento nelle sue diverse sfumature. Al centro della sala campeggia la grande Fiumana di Giuseppe Pellizza da Volpedo, versione preliminare del celebre Quarto Stato (Milano, Museo del Novecento). I capolavori di Francesco Hayez, già professore di disegno presso la stessa Accademia, sono raccolti nella parete laterale, tra cui il celebre Bacio, una delle opere più note dell'artista, e il Ritratto di Alessandro Manzoni. Le opere di Giuseppe Bossi e Andrea Appiani (Carro del Sole), primo pittore dell'Italia napoleonica, testimoniano il gusto neoclassico a Milano. Dal 2010 il neoclassico è rappresentato anche dalla scultura di Luigi Antonio Acquisti, Atalanta.

Chiudono il percorso i pittori Macchiaioli come Giovanni Fattori (Il carro rosso) e Silvestro Lega (Il pergolato), oltre alle opere di Giovanni Segantini e Gaetano Previati, tra divisionismo e simbolismo.

Opere nelle sale 37 e 38

Il Novecento: le collezioni Jesi e Vitali[modifica | modifica sorgente]

La sala X, progettata nel 1949 da Franco Albini, ospita le opere del Novecento della Donazione Jesi tra cui la Rissa in galleria, l'Autoritratto e La città che sale di Umberto Boccioni, numerose opere di Mario Sironi, Giorgio Morandi, Carlo Carrà, Filippo De Pisis, sculture di Arturo Martini, Giacomo Manzù, Marino Marini e la grande Testa di toro di Pablo Picasso.

Più eterogenea è la selezione del Lascito Vitali, acquisita dalla Pinacoteca nel 2000. Questa comprende una sezione archeologica, con vasi e statuette databili tra il 4000 a.C. e il V secolo d.C., tra cui il ritratto femminile (arte dell'Egitto romano, 160 d.C. circa), e una moderna con opere di Alessandro Magnasco fino a Silvestro Lega, Giovanni Fattori, Giorgio Morandi e Amedeo Modigliani (L'enfant gras).

Più di recente la Pinacoteca ha acquistato un bronzetto bianco di Giacometti, la grande Ofelia di Arturo Martini e il fondo di cento autoritratti d'artista dalla collezione di Cesare Zavattini.

Opere nella sala 10 (Donazione Jesi)
  • Afro Basaldella, Silver dollar club
  • Umberto Boccioni
    • Rissa in galleria
    • La città che sale
    • Autoritratto
  • Pierre Bonnard, Ritratto di Marta Bonnard
  • Georges Braque, Le guéridon vert davant la fenêtre
  • Massimo Campigli
    • Il giardino
    • Donne con la chitarra
  • Carlo Carrà
    • Ritmi di oggetti
    • La musa metafisica
    • La camera incantata
    • Madre e figlio
    • La casa dell'amore
    • La segheria dei marmi
  • Filippo De Pisis
    • Natura morta con le uova
    • I pesci sacri
    • Natura morta marina con gli scampi
    • Natura morta marina con la pavoncella
    • Parigi con la fabbrica
    • Lungosenna agli Invalidi
    • Grandi fiori
    • San Moisè
    • Natura morta con cestino
    • Le peonie
    • Natura morta con fiori e bottiglia
    • Fiori alla finestra
    • Fiori con bicchiere e libro
    • Ritratto di donna
    • Natura morta marina con la penna
  • Maurice Estève, Interieur à la baie
  • Mario Mafai
    • Bue squartato
    • Fiori secchi
    • Modelli nello studio
  • Osvaldo Licini
    • Il bilico
    • Angelo ribelle con luna bianca
  • Marino Marini
    • Pomona sdraiata
    • Giovinetta
    • Il miracolo
    • Ritratto di Emilio Jesi
    • Pomona
    • Miracolo
  • Arturo Martini
    • Bevitore
    • Ofelia
  • Amedeo Modigliani
  • Giorgio Morandi
    • Paesaggio (Il bosco)
    • Paesaggio (Il paesaggio rosa)
    • Fiori
    • Natura morta (Grande natura morta metafisica)
    • Natura morta (cat. 216)
    • Natura morta (cat. 217)
    • Natura morta (cat. 218)
    • Autoritratto
    • Paesaggio (La casa rosa)
    • Natura morta con tavolo rotondo
    • Natura morta (cat. 222)
    • Paesaggio (Campi arati)
    • Paesaggio
  • Pablo Picasso, Testa di toro
  • Serge Poliakoff, Composizione
  • Antonietta Raphaël, Passeggiata archeologica
  • Ottone Rosai
    • Natura morta: il banco del falegname
    • Casa toscana
    • Concertino
  • Medardo Rosso
    • Dame à la voilette
    • L'enfant juif
    • Le petite rieuse
  • Gino Severini
    • Le nord sud
    • Grande natura morta con zucca
    • Natura morta con la fruttiera
  • Scipione (Gino Bonichi)
    • Il cardinale Vannutelli sul letto di morte
    • Natura morta con cogliole e moneta
    • Ritratto della madre
  • Mario Sironi
    • Il camion
    • L'atelier delle meraviglie
    • La lampada
    • Paesaggio urbano con camion
    • Paesaggio urbano con viandante
    • Paesaggio urbano con ciminiera
  • Ardengo Soffici
    • Santa Cristina
    • Cocomero e liquori
  • Wols, Composizione IV
  • Giorgio De Chirico
    • Corsa di quadrighe
    • Le printemps del l'ingénieur
  • Giacomo Manzù, Filemone e Bauci
  • Alberto Savinio, Le gîte des promesses
Opere nella sala 11 (Lascito Vitali)
Collezione archeologica
  • Arte del Naqada I (3900-3650 a.C.)
    • Vaso "a bocca nera" con bordo estroflesso
    • Vaso "a bocca nera" di forma troncoconica
    • Vaso "a bocca nera" di forma troncoconica con bordo eggermente estroflessolo
    • Vaso "a bocca nera" di forma ovoidale
  • Arte dell'Egitto protodinastico (2920-2575 a.C.)
    • Vaso di forma schiacciata con bordo in rilievo
    • Vaso cilindrico con bordo distinto (cat. 261)
    • Vaso cilindrico con bordo distinto (act. 262)
    • Vaso piliforme schiacciato con bordo distinto e anse
    • Vaso con beccuccio
    • Vaso troncoconico con anse "a orecchio"
    • Vaso di forma schiacciata con bordo estroflesso e anse "a orecchio"
  • Arte cicladica (2500-2100 a.C.)
    • Idoletto femminile del tipo "Folded Arm"
    • Idolo del tipo "Folded Arm"
    • Idoletto femminile del tipo "Beycesultan"
    • Idoletto femminile del tipo "Kusura"
    • Idoletto femminile del tipo "Troia I"
    • Vaso su piede con piccole anse
  • Arte minoico-micenea (XIV-XIII secolo a.C.), Statuetta di cavallo
  • Arte miceneo-cipriota (XIV-XII secolo a.C.), Diademi a nastro e copertura per la bocca dei defunti
  • Arte dell'Egeo orientale (IV secolo a.C.), Diademi a timpano
  • Arte greca del periodo geometrico (VIII secolo a.C.), Suonatore di lyra seduto
  • Arte dedalica dell'egeo (VII secolo a.C.), Busto di figura femminile
  • Arte greca del V secolo a.C., Statuetta virile di atleta
  • Arte greca del V-IV secolo a.C., Satiretto seduto
  • Arte greca del Mediterraneo orientale e dell'ellesponto (V-IV secolo a.C.), Tra paia di orecchini di diversa tecnica
  • Arte greca del IV secolo a.C., Busto femminile
  • Arte etrusco-italica (IV-III secolo a.C.), Testa maschile
  • Arte romana imperiale (I secolo d.C.), Frammento di intonaco dipinto con figura femminile
  • Arte dell'Egitto romano (II secolo d.C.), Ritratto funerario di giovane uomo
  • Arte dell'Egitto romano (160 d.C. circa), Ritratto funerario di donna
  • Arte dell'Egitto romano (175 d.C. circa), Ritratto funerario di uomo con barba
  • Arte dell'Egitto romano (II secolo d.C.), Copritesta per mummia virile (cat. 286)
  • Arte dell'Egitto romano (II secolo d.C.), Copritesta per mummia virile (cat. 287)
  • Arte dell'Egitto romano (II secolo d.C.), Copritesta per mummia femminile
  • Arte romana imperiale (metà del III secolo), Testa maschile
  • Arte romana imperiale (I-III secolo), Frammento di piede sinistro di statua
  • Arte romana rpovinciale (Palmira, II secolo), Busto di donna acefalo con bambino
  • Arte dell'egitto copto (IV secolo)
    • Frammento con erote recante un cesto con frutti
    • Frammento con figura femminile
    • Frammento con figura femminile vestita di kiton
Sezione medievale
  • Mosaicista dell'Italia settentrionale della prima metà del IX secolo, Testa di sant'Ambrogio
  • Mosaicista dell'Italia settentrionale della prima metà del XIII secolo, Testa di sant'Andrea
  • Mosaicista dell'Italia settentrionale del 1213 circa, Due teste e un edificio
  • Arte romanica emiliana del XII secolo
    • Testa virile barbata
    • Testa virile-frammento di statua-colonna
  • Arte romanica lombarda del XII secolo, rilievo con figura frammentaria di Eva
  • Arte romanica dell'Italia settentrionale della fine del XII secolo-inizio XIII, Rilievo con angelo che reca il Vangelo di san Matteo
  • Arte federiciana (XIII secolo), Testa frammentaria di aquila con corona
  • Arte pugliese del XIII secolo
    • Testa virile coronata
    • Testa femminile coronata
  • Arte inglese del XIV secolo, Rilievo frammentario con la Deposizione
  • Bottega di Nicola o Giovanni Pisano, Testa femminile velata e coronata
  • Alberto Sozio, Testa della Madonna
  • Maestro del dittico Poldi Pezzoli (o del Dittico Cini), Flagellazione
  • Maestro di San Martino alla Palma, San Ludovico di Tolosa con due angeli e un donatore
  • Maestro della Misericordia (Gaddo Gaddi?), Testa virile con copricapo
Sezione moderna

Collezione di disegni e grafica[modifica | modifica sorgente]

La Pinacoteca possiede inoltre una collezione di disegni, non esposti normalmente al pubblico e accessibili solo agli studiosi. Tra questi due disegni di Leonardo da Vinci, la Testa di Cristo preparatoria per l'Ultima Cena, e un profilo virile proveniente dal lascito Vitali e due importanti cartoni preparatori di Guido Reni e Ludovico Carracci[6].

Della collezione grafica fa anche parte l'importante serie dei Tarocchi Brera-Brambilla, parte del mazzo Visconti-Sforza, commissionata nel 1463 da Francesco Sforza a Bonifacio Bembo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, Visitatori e introiti dei musei
  2. ^ Brera mai vista- Pinacoteca di Brera
  3. ^ E. Daffra, "A Brera anch'io. Il museo come terreno di dialogo interculturale", in Patrimonio e Intercultura, 2007, cc by sa
  4. ^ Brera da record: dodicimila visitatori - Milano
  5. ^ Brera, «raddoppiano» i visitatori Ma è lite sulla proprietà dei quadri
  6. ^ Restauri per Brera - Pinacoteca di Brera

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Pinacoteca di Brera, catalogo generale, 7 voll., 1988-1996, Electa, Milano
  • Brera. Guida alla Pinacoteca, Electa, Milano 2004. ISBN 978-88-370-2835-0
  • Brera. La Pinacoteca e i suoi capolavori, a cura di S. Bandera, Skira, Milano 2009.
  • Pinacoteca di Brera. I dipinti, Electa, Milano 2010.
  • A Brera anch'io. Il museo come terreno di dialogo interculturale, a cura di S. Bodo, E. Daffra, R. Giorgi, S. Mascheroni, A. Montalbetti, M. Sozzi, Electa, Milano, 2007.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]