Pravisdomini
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
| Questa voce o sezione di geografia non è ancora formattata secondo gli standard.
Contribuisci a migliorarla seguendo le convenzioni di Wikipedia.
|
| Pravisdomini | |||||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
|
|
|||||||||
| Stato: | |||||||||
| Regione: | |||||||||
| Provincia: | |||||||||
| Coordinate: | Coordinate: | ||||||||
| Altitudine: | 10 m s.l.m. | ||||||||
| Superficie: | 16,14 km² | ||||||||
| Abitanti: |
|
||||||||
| Densità: | 191,4 ab./km² | ||||||||
| Frazioni: | Barco, Frattina, Panigai | ||||||||
| Comuni contigui: | Annone Veneto (VE), Azzano Decimo, Chions, Meduna di Livenza (TV), Pasiano di Pordenone, Pramaggiore (VE) | ||||||||
| CAP: | 33076 | ||||||||
| Pref. telefonico: | 0434 | ||||||||
| Codice ISTAT: | 093035 | ||||||||
| Codice catasto: | H010 | ||||||||
| Nome abitanti: | Antonini, Marson | ||||||||
| Santo patrono: | Sant'Antonio abate | ||||||||
| Giorno festivo: | 17 gennaio | ||||||||
| Sito istituzionale | |||||||||
Pravisdomini è un comune di 3.303 abitanti della provincia di Pordenone.
Antichissime sono le origini di Pravisdomini e delle sue frazioni. I primi insediamenti umani risalgono al neolitico (1250 a.C.) come confermano alcuni rinvenimenti di selci lavorate sulle rive del fiume Sile a Panigai.
Tra il materiale archeologico custodito nella sede municipale vi sono anche numerosi pezzi di manufatti in ceramica riconducibili all'Età del bronzo. Sono stati trovati, inoltre, reperti d'epoca romana, attestanti la centuriazione della zona, nonché pezzi di origine medievale.
Il toponimo, che compare solo dopo il Mille, deriva dal latino pratum vice domini, che senz'altro stava ad indicare i possedimenti di un vicedomino, ossia di un amministratore dipendente dal Patriarca di Aquileia e dal Vescovo di Concordia.
Indice |
[modifica] Storia
[modifica] Pravisdomini
Il toponimo, che compare solo dopo il Mille, deriva dal latino "pratum vice domini", che senz'altro stava ad indicare i possedimenti di un vicedomino, ossia di un amministratore dipendente dal Patriarca di Aquileia e dal Vescovo di Concordia.
Originariamente parte del feudo di Frattina cominciò ad avere sviluppo autonomo molto probabilmente con Gregorio "Squarra" della Frattina (1306) e successivamente con Enrico (1354), che ne furono i vicedomini in quegli anni. La Villa di Pravisdomini divenne Parrocchia già nel 1434 staccandosi da Azzano, ma la primitiva chiesa di S. Antonio Abate, insieme al resto dell'abitato, venne distrutta dai turchi durante l'invasione del 1477, che interessò tutto il Friuli
L'edificio venne ricostruito undici anni dopo dagli abitanti e consacrato il 1° maggio 1488 dal vescovo di Nizza, come si legge nell'antica iscrizione che si trova all'interno. Successivamente, la chiesa venne affrescata e decorata dal pittore sanvitese, Pomponio Amalteo, che si suppone abbia terminato i lavori nel 1579, e di cui rimangono il gigantesco S. Cristoforo, ormai poco visibile, sul lato sud della cinta perimetrale esterna e la maestosa pala della Resurrezione sovrastante l'altare maggiore.
La chiesa fu rimaneggiata più volte nei secoli successivi, mantenendo all'esterno la linea romanica, insieme al campanile le cui origini risalgono al 1200. L'interno invece venne restaurato nel 1886 con poco riguardo per lo stile originario, i cui elementi caratterizzanti sono invece stati riportati alla luce con gli ultimi restauri effettuati tra il 1988 e il '90 ad opera della Sovritendenza delle Belle Arti.
Si possono attualmente ammirare affreschi antecedenti all'Amalteo, attribuiti ad Antonio da Firenze, nonché le belle capriate che erano state nascoste da un tardogotico soffitto a vela. Come molto probabilmente la primitiva chiesa, si può supporre che i Frattina abbiano fatto costruire anche il bel palazzo settecentesco, poi dei Girardi, situato nel centro di Pravisdomini, degno di nota per le sue decorazioni murali e l'originale timpano arcuato. Costruito all'inizio di questo secolo ma sullo stile delle ville settecentesche è l'altro palazzo Girardi, da qualche anno sede del Comune. La struttura ripropone gli elementi architettonici dell'epoca: timpano frontale e triplice ordine di finestre. Del Settecento è poi la villa Morocutti, che fu abitata dall'agiata famiglia di possidenti da cui prende il nome già nella prima metà del secolo. Il fabbricato è costituito dalla residenza signorile e da un annesso rustico. Si può notare, inserito nel timpano, lo stemma gentilizio dei Mocenigo, nobile famiglia veneziana che doveva avere dei possedimenti nel territorio. Altro bel palazzo settecentesco doveva essere anche l'edificio situato di fronte a via Blessaglia, di cui rimane l'originale bifora con poggio a balaustra.
[modifica] Barco
L'etimologia del toponimo è talmente incerta che non se ne può dare al momento una definizione pienamente giustificabile. Il più antico documento riguardante Barco di cui si è in possesso è una bolla papale del 1182, nella quale si conferma all'abate di Sesto al Reghena il possedimento di "Barcum".
Detta Villa dovette passare sotto la giurisdizione dei nobili di Panigai i quali ne divennero possessori feudali. Nel 1424 già esisteva la chiesa di Barco, ma si suppone che una primitiva cappella dedicata a S. Martino fosse esistita ancora prima del Mille insieme ad un piccolo borgo di capanne. La Villa faceva parte originariamente della Pieve di Lorenzaga, dalla quale nel 1667 venne smembrata costituendosi in Parrocchia. Una lapide incastonata nel muro esterno della chiesa riporta il nome e la data di morte (1680) del primo parroco di Barco, un certo Locatelli, facente parte molto probabilmente di una famiglia di signori già residenti in loco. La chiesa fu ampliata nel 1895 e nuovamente restaurata dopo il terremoto del 1976. In tale occasione, sulle facciate esterne sono stati scoperti dei piccoli archi romanici che dovevano essere della primitiva costruzione.
Caratteristico è il campanile, definito "la torre pendente del Friuli", per l'elevato grado d'inclinazione. Pare che la base abbia cominciato a sprofondare da un lato mentre la struttura era ancora in fase di costruzione. Barco è ancora ricca di molti edifici rurali caratteristici, coi loro mattoni a vista, preparati e cotti nella fornace Petri, che fu in piena attività dal 1890 al 1915, per poi essere fatta saltare in aria dalle truppe austriache nel '18. Altra caratteristica di Barco è l'argine, costruito alla fine del secolo scorso per contenere le piene del fiume Sile, le cui acque giungevano prima d'allora a ridosso dell'abitato di via dell'Argine.
Pare che per qualche secolo, e in modo particolare durante il '700, il corso del Sile servisse, grazie al collegamento col Livenza, da via di comunicazione e scambio mercantile con Venezia. Si pensa che il punto d'approdo delle barche fosse stato proprio davanti all'ancona che tuttora si trova tra via di Sotto e via dell'Argine. Non esistono documenti che ci permettano di risalire all'epoca in cui la piccola cappella votiva è stata costruita.
Si suppone comunque sia molto antica e che il livello del terreno sul quale poggia il basamento sia quello originario. Sempre a ridosso del fiume Sile, che giunge a Panigai, si estende l'ambito di tutela ambientale denominato "palù", una delle poche zone umide della regione e preziosa riserva naturalistica.
[modifica] Frattina
Il nome di Frattina deriva dal latino "Fracta", ossia "tagliata", e ciò starebbe a significare evidentemente un luogo disboscato d recente così come doveva presentarsi il posto in origine. Il feudo di Frattina fu affidato alla potente famiglia di vassalli, il cui capostipite fu Marzutto, investito della giurisdizione nel 986. Tale investitura venne rinnovata dal Patriarca di Aquileia nel 1025.
Alcuni storici sostengono che i nobili di Frattina insieme a quelli di Panigai derivino direttamente dagli Squarra di Portogruaro, signori del castello di Fratta. Tenuti sempre in grande considerazione dai patriarchi aquileiesi per la loro fedeltà, dal 1282 in poi ininterrottamente fecero parte del Parlamento della Patria Friulana e grazie a loro la località di Frattina ebbe un'importanza strategica fondamentale nell'ambito difensivo del Friuli.La nobile famiglia dovette risiedere stabilmente sul posto a partire dal 1200 e dunque a quest'epoca va fatta risalire anche la costruzione del castello, poi distrutto all'inizio del '400 nel corso delle lotte tra il Patriarcato e la Serenissima. In seguito venne ricostruito e resistette alle incursioni dei turchi, ma successivamente, nel corso del tempo, i mancati interventi di manutenzionedovettero portare la struttura ad un progressivo deterioramento, tanto che poi al suo posto venne costruita una villa che nel 1917 andò a sua volta distrutta, insieme al ricchissimo archivio che vi era custodito. Nel medesimo luogo, accanto ad alcuni rustici, ne sorge un'altra di proprietà del conte Enzo Marzutto della Frattina, alla cui famiglia appartiene anche la grande villa settecentesca con la torre rossa, che si situa alla sinistra del percorso verso Motta.
Villa Maldifassi Di fronte al luogo dove sorgeva l'antico castello si trova il lascito della contessa Giulia Maldifassi, ora sede della Parrocchia di Frattina. Il lascito comprende, oltre al suo podere, la villa settecentesca e la chiesetta di S. Nicolò, sorta sul posto dove si trovava l'antica cappella dei feudatari. Essa poggia su un basamento del '300, ma l'edificio nel corso dei secoli è stato più volte rimaneggiato. All'interno sul pavimento poggia la grande lapide tombale della famiglia Frattina. Un'altra cappella ancora era proprietà di questi nobili, i quali la fecero erigere molto probabilmente verso la fine del '500 sul confine con Annone Veneto. Si tratta della chiesetta di S. Fosca, di cui non rimane più traccia ma dalla quale la via che di lì attraversa prende il nome.
Beata Vergine della Salute Del '700 è inoltre la graziosa chiesetta della Madonna della Salute, col suo piccolo campanile dai merli ghibellini, costruita forse su un nucleo del '600. Si tramanda che il piccolo santuario sia stato eretto dopo la grande pestilenza che colpì tutto il Nord-Italia nel 1630, in onore della Madonna come adempimento al voto vincolato alla cessazione dell'epidemia, allo stesso modo dei veneziani. L'opera fu portata a termine tra il 1634 e il 1639 e, in seguito a generale atto di contrizione dei parrocchiani, venne istituita una festa quinquennale tuttora celebrata e chiamata "Gran Perdon". In tale occasione viene portata in corteo processionale l'imponente statua della Madonna custodita nel tempietto, all'interno del quale è inoltre conservato l'originale altare ligneo del '600 intagliato da Gerolamo Comuzzo.
[modifica] Panigai
Panigai viene tuttora considerato un pregevole borgo medievale, per alcune delle architetture e per i beni culturali dell'epoca che ancora vi sono custoditi. Il toponimo molto probabilmente deriva da "panico", termine che sta ad indicare una pianta graminacea simile al miglio composta di spighe o anche la spiga stessa del miglio. Evidentemente l'allusione è al tipo di coltivazioni originariamente presenti nella zona.
Non per nulla il sigillo di Falcomario, signore di Panigai, rinvenuto a Concordia nel '700, riproduce proprio una spiga di panico. Falcomario ricevette l'investitura feudale nel 1219, ma non si sa esattamente quando la nobile famiglia ebbe la giurisdizione di Panigai. Comunque è presumibile che il castello sul Sile sia stato eretto prima, nel secolo XII comedifensiva del Patriarcato di Aquileia in lotta coi trevigiani.
Il primitivo castello venne distrutto dai turchi nel 1499 e di esso rimangono poche tracce nei sotterranei del Palazzo rosso (sede di un ramo della famiglia divisasi nel 1500), ove giungeva originariamente una delle due propaggini del corpo centrale situato laddove adesso è posta villa Ovio (sede dell'altro ramo della famiglia, e dimora saltuaria anche del grande scienziato e viaggiatore, il gesuita Bortolo di Panigai). L'edificio, strutturato a ferro di cavallo, aveva anche un secondo prolungamento che giungeva di fronte alla chiesetta di S. Giuliano. L'antico castello venne ristrutturato più volte, assumendo nella seconda metà del '700, dopo l'abbattimento dei due torrioni laterali, la fisionomia dell'attuale villa Ovio. Tipica villa veneta, è immersa in un grande parco circondato da antiche mura. È caratterizzata dal corpo centrale sovrastato dal timpano e da due ali laterali simmetriche, di cui la destra è rimasta incompiuta, mettendo così in luce elementi rinascimentali.
La facciata presenta un ampio portuale e tre ordini di finestre coi tipici poggioli balaustrati al primo piano. All'interno è affrescata e arredata, e particolarmente degna di nota è l'antica cucina mantenuta rigorosamente nella veste originale. In questa villa sono conservati libri e documenti antichi, numerose mappe del territorio, nonché quella dell'antico castello e gli statuti che i nobili di Panigai emanarono nella prima metà del '700, come regolamenti dell'ordine pubblico.
Lateralmente a sinistra, prima di giungere a villa Ovio, si erge la piccola chiesa di San Giuliano, fatta costruire dai Panigai nella seconda metà del '400, quando ormai il Friuli era sotto il dominio della Serenissima, nei confronti della quale i Panigai si dimostrarono decisamente più fedeli che ai Patriarchi aquileiesi, dai quali avevano ricevuto primariamente le investiture, poi completamente rinnovate dal doge Francesco Foscari.
Dopo tale rinnovo sorse la chiesetta di S. Giuliano. Essa viene datata tra il 1490 e il '99. È composta da un'aula rettangolare con presbiterio quadrato e campanile incorporato nell'edificio.
Di notevole rilevanza storico-artistica sono gli affreschi all'interno, anch'essi risalenti al tardo '400 e attribuiti ad alcune maestranze locali del Bellunello. Sul pavimento vi è la grande pietra tombale dei Panigai e attorno alla chiesa il piccolo camposanto.
[modifica] Evoluzione demografica
Abitanti censiti 
[modifica] Amministrazione comunale
Sindaco: Maurizio Siagri (lista civica) dal 11/04/2006
Centralino del comune: 0434 644020
Posta elettronica: segreteria@com-pravisdomini.regione.fvg.it
| Andreis · Arba · Arzene · Aviano · Azzano Decimo · Barcis · Brugnera · Budoia · Caneva · Casarsa della Delizia · Castelnovo del Friuli · Cavasso Nuovo · Chions · Cimolais · Claut · Clauzetto · Cordenons · Cordovado · Erto e Casso · Fanna · Fiume Veneto · Fontanafredda · Frisanco · Maniago · Meduno · Montereale Valcellina · Morsano al Tagliamento · Pasiano di Pordenone · Pinzano al Tagliamento · Polcenigo · Porcia · Pordenone · Prata di Pordenone · Pravisdomini · Roveredo in Piano · Sacile · San Giorgio della Richinvelda · San Martino al Tagliamento · San Quirino · San Vito al Tagliamento · Sequals · Sesto al Reghena · Spilimbergo · Tramonti di Sopra · Tramonti di Sotto · Travesio · Vajont · Valvasone · Vito d'Asio · Vivaro · Zoppola |


