Renato Guttuso

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
sen. Renato Guttuso
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Renato-guttuso.jpg
Luogo nascita Bagheria
Data nascita 26 dicembre 1911
Luogo morte Roma
Data morte 18 gennaio 1987
Professione Pittore
Partito Partito Comunista Italiano
Legislatura VII, VIII
Gruppo Comunista
Collegio Sciacca (VII)
Lucera (VIII)
Pagina istituzionale

Renato Guttuso, all'anagrafe Aldo Renato Guttuso (Bagheria, 26 dicembre 1911Roma, 18 gennaio 1987), è stato un pittore e politico italiano.

Figlio di Gioacchino, agrimensore e acquerellista dilettante, e di Giuseppina d'Amico - che preferiscono denunciare la nascita a Palermo il 2 gennaio 1912 per contrasti con l'amministrazione comunale di Bagheria dovuti alle idee liberali dei coniugi[senza fonte] - il piccolo Renato manifestò precocemente la sua predisposizione alla pittura.

Influenzato dall'hobby del padre e dalla frequentazione dello studio del pittore Domenico Quattrociocchi e della bottega del pittore di carri Emilio Murdolo, il giovane Renato iniziò appena tredicenne a datare e firmare i propri quadri. Si tratta per lo più di copie (paesaggisti siciliani dell'Ottocento ma anche pittori francesi come Millet o artisti contemporanei come Carrà), ma non mancano ritratti originali. Durante l'adolescenza iniziò anche a frequentare lo studio del pittore futurista Pippo Rizzo e gli ambienti artistici palermitani. Nel 1928, appena diciassettenne partecipa alla sua prima mostra collettiva a Palermo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Renato Guttuso nacque il giorno di Santo Stefano del 1911 nella cittadina siciliana di Bagheria. Il padre, il cavaliere Gioacchino Guttuso, era agrimensore e di lui, nella collezione donata al Comune di Bagheria, esistono vari ritratti: il primo, addirittura risalente al 1925, dimostra il genio precoce dell'artista; altri con riga e squadra ne sottolineano la professione e l'ammirazione per l'uomo tutto d'un pezzo appassionato nelle lettere e nelle arti, con il culto della libertà trasmessagli dal padre Ciro che aveva combattuto con Garibaldi. L'adolescenza borghese è fitta di stimoli per il futuro pittore.

Il giovane Guttuso abita in una casa vicino alle ville Valguarnera e Palagonia, di cui ritrarrà particolari in quadri successivi e s'ispira agli scogli dell'Aspra e tra le gite al mare e i primi amori vive tutta la crisi siciliana del dopoguerra in cui comincia a delinearsi lo scempio architettonico e sociale. A Palermo e nella stessa Bagheria vede in completa decadenza la nobiltà delle splendide ville settecentesche, coi loro mostri famosi e l'avanzare di un vero massacro urbanistico e di lotte di potere all'interno del comune che scuotono il temperamento di Guttuso, mentre la famiglia viene segnata da ristrettezze economiche a causa dell'ostilità di clericali e fascisti nei confronti del padre di Renato.

Renato Guttuso ai Littoriali di Palermo in divisa del GUF

Questi, sentendo sempre più forte l'inclinazione alla pittura, si trasferì a Palermo per gli studi liceali e poi all'Università (dove lo troviamo iscritto al GUF), classificandosi al 2º posto per la critica d'arte ai Littoriali della cultura e dell'arte del 1937 a Napoli, mentre in quelli del 1938 a Palermo presenta il quadro "Fucilazione in campagna", dedicato al poeta Garcia Lorca fucilato dai franchisti[1]. La sua formazione si modella sulle correnti figurative europee, da Courbet a Van Gogh a Picasso e lo porta a Milano e a viaggiare per l'Europa. Nel suo espressionismo si fanno via via sempre più forte non solo i motivi siciliani come i rigogliosi limoneti, l'ulivo saraceno, il Palinuro, tra mito e solitudine isolana che, inviati nel '31 alla I Quadriennale di Roma, confluirono in una collettiva di sei pittori siciliani accolti dalla critica – dice Franco Grasso nella citata monografia – come “una rivelazione, un'affermazione siciliana”.

Tornato a Palermo apre uno studio in Corso Pisani e con la pittrice Lia Pasqualino Noto e gli scultori Giovanni Barbera e Nino Franchina forma il Gruppo dei Quattro.

Rifiutato ogni canone accademico, con le figure libere nello spazio o la ricerca del puro senso del colore, Guttuso s'inserisce nel movimento artistico “Corrente”, che con atteggiamenti scapigliati s'oppone alla cultura ufficiale e denota una forte opposizione antifascista nelle scelte tematiche negli anni della guerra di Spagna e che preparano la seconda guerra mondiale.

L'Arte Sociale di Guttuso[modifica | modifica wikitesto]

Un lungo soggiorno di tre anni a Milano, nel corso dei quali non manca però di tornare in estate a Bagheria, matura l'arte “sociale” di Guttuso, con un impegno morale e politico via via più scoperto che si rivelava in quadri come “Fucilazione in Campagna”, fra il '37 ed il '38, “Fuga dall'Etna” in due stesure. Si trasferisce intanto a Roma, con studio in Via Pompeo Magno dove, per l'esuberanza di vita, l'amico Mazzacurati lo soprannomina scherzosamente “Sfrenato Guttuso” e frequenta l'ambiente artistico romano di tendenza 'antinovecentista': Alberto Ziveri, Antonietta Raphael, Mario Mafai, Marino Mazzacurati, Pericle Fazzini, Corrado Cagli, Toti Scialoja, e si tiene anche in contatto col gruppo milanese di Ernesto Treccani, Giacomo Manzù, Aligi Sassu. Stringe amicizia con Antonello Trombadori, giovane critico d'arte figlio del pittore Francesco Trombadori, e inizia un sodalizio intellettuale e politico che lo accompagnerà per tutta la vita. Il dipinto che gli dà la fama, fra mille polemiche da parte anche del clero e del fascio perché sotto il soggetto sacro denunzia gli orrori della guerra, è La Crocifissione. Di esso Guttuso ha scritto nel suo Diario che è “il simbolo di tutti coloro che subiscono oltraggio, carcere, supplizio per le loro idee” con il quale al Premio Bergamo sigla la sua nuova stagione.

Nel 1940 si iscrive al Partito Comunista d'Italia clandestino.

L'artista non cesserà mai di lavorare in anni difficili come quelli della guerra ed alterna, specie nelle nature morte, gli oggetti delle case umili della sua terra, a squarci di paesaggio del Golfo di Palermo a una collezione di disegni intitolata “Massacri”, che circolarono clandestinamente dato che ritraggono le repressioni naziste, come quello dedicato alle Fosse Ardeatine.

Il dopoguerra e il matrimonio di Guttuso[modifica | modifica wikitesto]

Renato Guttuso nel 1952
(foto di Libero Tosi)
Profilo, 1956 (Fondazione Cariplo)

Conosce e sposa quella che sarà la sua fedele compagna e confidente Mimise che ritrarrà nel '47. Già all'indomani della Liberazione un anelito di speranza torna ad alitare nella pittura del maestro come nel quadro “Pausa dal lavoro”, china e acquerello nel 1945, quasi un simbolo della rinascita di cui Pier Paolo Pasolini ha scritto (1962):

Le figure di dieci operai
emergono bianche sui mattoni bianchi
il mezzogiorno è d'estate.
Ma le carni umiliate
fanno ombra: e lo scomposto ordine
dei bianchi è fedelmente seguito
dai neri. Il mezzogiorno è di pace”.

Seguono “Carrettieri che cantano”, “Contadino che zappa” (1947), “Contadini di Sicilia” (dieci disegni pubblicati a Roma nel '51) in cui il linguaggio pittorico diventa chiaro ed essenziale e di cui lo stesso Guttuso ebbe a scrivere che erano preparatori del quadro “Occupazione delle terre incolte di Sicilia”, esposto alla Biennale d'Arte a Venezia nel 1950, affermando: “Credo siano legati alla mia ispirazione più profonda e remota. Alla mia infanzia, alla mia gente, ai miei contadini, a mio padre agrimensore, ai giardini di limoni e di aranci, alle pianure del latifondo familiari al mio occhio ed al mio sentimento, da che sono nato. Contadini siciliani che hanno nel mio cuore il primo posto, perché io sono dei loro, i cui volti mi vengono continuamente davanti agli occhi qualunque cosa io faccia, contadini siciliani che sono tanta parte della storia d'Italia…”.

Museo Renato Guttuso, Bagheria

Sempre nel 1949-1950, Renato Guttuso aderisce al progetto della importante collezione Verzocchi (attualmente conservata presso la Pinacoteca civica di Forlì), inviando, oltre ad un autoritratto, l'opera "Bracciante siciliano".

Puntualmente torna a stupire, alternando la visione luminosa e piena di colore di “Bagheria sul golfo di Palermo” alla “Battaglia al ponte dell'Ammiraglio” in cui ritrae il nonno Ciro Guttuso, arruolatosi come garibaldino, e con una serie di dipinti dal vero le lotte contadine per l'occupazione delle terre, gli zolfatari, o squarci di paesaggio fra cactus e ficodindia, ritratti di amici e uomini di cultura, pittori come Nino Garajo e Bruno Caruso.

Affascinato dal modello dantesco, dal '59 al '61, l'artista concepisce una serie di disegni colorati che poi verranno pubblicati in volume nel '70, “Il Dante di Guttuso”, in cui i personaggi dell'Inferno vengono rivisitati come esemplari della storia del genere umano, confermando la versatilità dell'ingegno. Un intero ciclo, invece, viene dedicato negli anni settanta alla sua autobiografia in pittura, quadri d'eccezionale valore per la conoscenza del Guttuso uomo-artista.

La figura femminile diventa dominante nella pittura come lo fu nella vita privata e fra i dipinti più grandi per mistura ricordiamo “Donne stanze paesaggi oggetti” del '67, oggi esposto alla galleria comunale di Bagheria, a Villa Cattolica, com'è importante la serie di dipinti in cui ritrae Marta Marzotto, musa ispiratrice e modella prediletta per lunghi anni, che conosce a Milano in casa Marchi. Celebre è anche la serie delle Cartoline, un insieme di 37 disegni e tecniche miste (pubblicate dalla casa editrice Archinto nel volume Le Cartoline di Renato Guttuso) in cui l'artista magistralmente rappresenta i ricordi, i sentimenti, le emozioni, le fantasie e gli stati d'animo dell'uomo Guttuso verso la donna Marta Marzotto.

Nel 1971 disegnò il drappellone del Palio di Siena del 16 agosto.

Nel 1972 dipinge I funerali di Togliatti, che diverrà opera-manifesto della pittura antifascista. L'opera è conservata al MAMbo - Museo d'arte Moderna di Bologna.

Alle Elezioni Politiche del 20 giugno 1976 fu eletto al Senato della Repubblica per il PCI nel collegio di Sciacca, raccogliendo 29.897 preferenze[2].

Fu confermato alle Elezioni Politiche del 3 giugno 1979 al Senato della Repubblica per il PCI nel collegio di Lucera, raccogliendo 29.418 preferenze[3].

La Vucciria di Palermo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Vucciria (Renato Guttuso).

La morte[modifica | modifica wikitesto]

Guttuso si spense malinconicamente in isolamento, dopo la morte della moglie, riavvicinandosi, secondo una testimonianza di Giulio Andreotti, alla fede cristiana. L'allora arcivescovo Fiorenzo Angelini, suo amico personale, subito dopo il decesso riferì in un'intervista della religiosità del pittore e della sua assistenza spirituale[4].

Alla morte donò alla città natale, Bagheria, molte opere che sono state raccolte nel locale museo di Villa Cattolica dove egli stesso venne sepolto. La sua tomba è opera dello scultore Giacomo Manzù.

Guttuso non ebbe figli biologici riconosciuti, ma un figlio adottivo, adottato poco prima della morte, Fabio Carapezza Guttuso[5], che gli fu molto vicino negli ultimi anni di vita, unico conforto dopo la perdita di molti cari. Fabio Carapezza Guttuso fu l'unico erede dell'immenso patrimonio di Guttuso. Fondò gli Archivi Guttuso, cui destinò lo studio di Piazza del Grillo, e integrò la collezione del museo di Bagheria con numerose opere ereditate.

Citazioni cinematografiche e musicali[modifica | modifica wikitesto]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Ha disegnato il simbolo del Partito Comunista Italiano, utilizzato fino al suo scioglimento nel 1991.
  • Appare, nel ruolo di un madonnaro, in "FF.SS." - Cioè: "...che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene?", film del 1983 diretto da Renzo Arbore.
  • Ha collaborato con la rivista Il Calendario del Popolo.
  • Ha dipinto l'arbitro Coelho che alza il pallone con il triplice fischio durante la finale dei mondiali di calcio in Spagna dell'82, vinta dall'Italia del CT Enzo Bearzot contro la Germania per 3-1.
  • Il più grande ritratto al mondo di Renato Guttuso è stato realizzato a luglio del 2013 a Giardini Naxos in Sicilia da Orticanoodles nel corso della Manifestazione Emergence Street Festival . Si tratta di un murales realizzato con la tecnica dello stencil.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Premio Lenin per la Pace - nastrino per uniforme ordinaria Premio Lenin per la Pace
— Mosca, 1970-71

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Laura Dolfi, Il caso García Lorca: dalla Spagna all'Italia, Bulzoni, Roma, 2006, p. 92.
  2. ^ Elezioni del Senato della Repubblica del 20 giugno 1976 in Archivio Storico delle Elezioni. URL consultato l'11 dicembre 2009.
  3. ^ Elezioni del Senato della Repubblica del 3 giugno 1979 in Archivio Storico delle Elezioni. URL consultato l'11 dicembre 2009.
  4. ^ Domenico Del Rio, Ma Cristo lo tentava, ne La Repubblica, 20 gennaio 1987
  5. ^ Figlio dello scienziato Marcello Carapezza, che fu un grande amico di Guttuso.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 106962834 LCCN: n50024220