Storia di un impiegato

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Storia di un impiegato
Artista Fabrizio De André
Featuring {{{Featuring}}}
Tipo album Studio
Pubblicazione 02/10/1973
Durata 35 min 33 sec
Album di provenienza {{{Album di provenienza}}}
Dischi 1
Tracce 9
Genere Chanson, Folk, Folk Rock
Etichetta Produttori Associati
Edizioni {{{Edizioni}}}
Produttore Roberto Dané
Arrangiamenti {{{Arrangiamenti}}}
Regista {{{Regista}}}
Registrazione 10 luglio 1973 nella sala di registrazione Ortophonic di Roma
Formati {{{Formati}}}
Note Arrangiamenti e direzione d'orchestra di Nicola Piovani
Premi
Dischi d'oro
Dischi di platino
Dischi di diamante {{{Numero dischi di diamante}}}
Fabrizio De André - cronologia
Album precedente
Non al denaro, non all'amore né al cielo
(1971)
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Canzoni
(1974)
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Storia di un impiegato (1973) è il sesto album registrato in studio di Fabrizio De André.

In questo concept album viene messo a nudo il pensiero sociale di De André, la sua critica nei confronti del conformismo borghese e la sua rigida critica contro il terrorismo degli anni '70.

Indice

[modifica] Il disco

Come accade spesso nei dischi di De André, le canzoni sono collegate fra di loro da un filo narrativo: in questo caso, infatti, la storia è quella di un impiegato (la cui vita è basata sull'individualismo), che - dopo aver ascoltato un canto del Maggio francese - davanti a tale scelta di ribellione, entra in crisi e decide di ribellarsi anch'esso, mantenendo però il suo individualismo. Le canzoni che seguono rappresentano l'ordine logico di una presa di posizione individuale che, con il rapido (e onirico) succedersi dei fatti, con l'esperienza fallimentare della violenza e solo dopo, in un ambiente crudo e forte come quello carcerario, diventa collettivismo.

[modifica] Le canzoni

[modifica] Canzone del Maggio

Il primo brano, Canzone del Maggio, è liberamente tratta da un canto del maggio francese del 1968 di Dominique Grange, il cui titolo è Chacun de vous est concerné. Quando De André si mise in contatto con lei per pubblicare il pezzo, la cantante francese glielo regalò non chiedendo i diritti d'autore. Va però notata la grande differenza anche nella musica tra il brano di De André e la versione originale.

Della "Canzone del Maggio" esiste una versione dal testo molto più duro e accusativo, presentata a volte dal vivo dal cantante genovese; di questa versione esiste una registrazione non ufficiale, in quanto fu sottoposta a censura.

[modifica] La bomba in testa

In questa canzone l'impiegato si confronta con i sessantottini e si unisce idealmente ai giovani, seppur con anni di ritardo. Sceglie però un approccio individualista e violento.

L'impiegato prende coscienza di ciò che quei giovani avevano fatto, e quello per cui avevano lottato, e della sua situazione ricca di conformismi e frasi fatte, di lavoro ed obbedienza senza alzate di testa, e lì capisce quanto ne sia distante ma soprattutto si scuote dal torpore in cui la società media fa piombare. Dopo la necessaria presa di coscienza si rende conto che l'odio e l'impeto in lui risvegliatisi sono sufficienti affinché possa avere una rivalsa, anche da solo, nei confronti di chi, per via della falsa morale imperante, dà lustro ad una sfaccettatura del proprio io celando l'interezza del pensiero e dell'essere per non apparire fuori schema, così come avevano fatto coloro che nel maggio francese anziché supportare la rivoluzione erano rimasti a guardare, se non diffidenti, indifferenti.

[modifica] Al ballo mascherato

Questa canzone rappresenta il primo sogno, la prima esperienza onirica nella quale con l'esplosivo fa saltare tutte le maschere di ipocrisia ai simboli del potere. Qui il potere è espresso in tutte le sfaccettature della società borghese: culturali, parentali, politiche ed ideologiche, religiose etc. L'intento è quello di togliere la maschera agli ipocriti, delegittimare il potere e colpire le istituzioni.

[modifica] Sogno numero due

Nel suo secondo sogno l'impiegato è sotto processo e smascherato dal giudice (coscienza al fosforo piantata tra l'aorta e l'intenzione), che gli fa notare come la bomba abbia rinnovato ed alimentato il sistema; seguendo la sua personale brama di potere, l'impiegato ha infatti giudicato e giustiziato i potenti per ritagliarsi un posto. Nelle parole del giudice si delinea la criticità di De André nei confronti dell'operato dei brigatisti rossi e degli altri nuclei di lotta armata.

[modifica] La canzone del padre

Il giudice ha concesso all'impiegato di scegliere una vita tranquilla ed integrata, e questi assume il ruolo di suo padre, ben collocato nel suo posto tra "piccoli" e "grandi", scoprendo la miseria e l'inutilità della sua vita. L'ipocrisia e la fragilità della vita borghese, le paure bieche e piccole prendono il sopravvento fino a svegliarlo dal sogno. Questa volta il giudice e l'impiegato si rivedranno davvero.

[modifica] Il bombarolo

L'impiegato, mosso da motivazioni da disperato "se non del tutto giusto, quasi niente sbagliato", prepara un vero attentato il cui unico effetto è metterlo in ridicolo rivelando al tempo stesso la sua mania di protagonismo e la sua goffaggine. È una satira cruda del terrorismo degli anni '70 prima che questo assumesse dimensioni realmente tragiche.

[modifica] Verranno a chiederti del nostro amore

L'impiegato, dal carcere, vede la sua donna intervistata, la vede schermirsi davanti ai giornali e ripensa al loro rapporto. Ora che sono separati dal carcere l'impiegato guarda alla donna e teme per il suo futuro, quasi rassegnato, chiedendole di prenderlo in mano e fare le proprie scelte con autonomia.

[modifica] Nella mia ora di libertà

L'impiegato, in carcere, compie la maturazione definitiva tra l'individualismo e le lotte collettive. La canzone parte con la rinuncia all'ora d'aria, descrive l'inutilità del carcere e la maturazione che porta il carcerato a "capire che non ci sono poteri buoni" e si conclude con il sequestro dei secondini nell'unica frase al plurale: la sua lotta non è più una sterile protesta individuale ma una lotta collettiva che riprende il tema della Canzone del Maggio.

[modifica] Tracce

  1. Introduzione - 1:42
  2. Canzone del Maggio - 2:24
  3. La bomba in testa - 4:01
  4. Al ballo mascherato - 5:12
  5. Sogno numero due (testo: Fabrizio De André/Roberto Dané) - 3:13
  6. La canzone del padre - 5:14
  7. Il bombarolo - 4:20
  8. Verranno a chiederti del nostro amore - 4:19
  9. Nella mia ora di libertà - 5:09

Testi di Fabrizio De André e Giuseppe Bentivoglio, tranne ove indicato; musiche di Fabrizio De André e Nicola Piovani

[modifica] Musicisti

Come il precedente Non al denaro, non all'amore né al cielo, anche questo disco fu registrato negli studi Ortophonic di Roma, situati in piazza Euclide (ora si chiamano studi Music Village)[1]; il tecnico del suono è Sergio Marcotulli, padre della pianista jazz Rita.

[modifica] Note

  1. ^ Nicola Piovani. Quel pomeriggio al piano con Fabrizio. La Repubblica, 12 agosto 2007.

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