Valzer per un amore/La canzone di Marinella

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Valzer per un amore/La canzone di Marinella
Artista Fabrizio De André
Tipo album Singolo
Pubblicazione 1964
Dischi 1
Tracce 2
Genere World music
Musica d'autore
Etichetta Karim, KN 204
Fabrizio De André - cronologia

Valzer per un amore/La canzone di Marinella è il sesto 45 giri di Fabrizio De André, pubblicato nel 1964.

Il disco[modifica | modifica wikitesto]

La copertina raffigura una foto del cantautore.

Entrambe le canzoni sono arrangiate da Gian Piero Reverberi.

Valzer per un amore[modifica | modifica wikitesto]

Si racconta che il padre di Fabrizio, per alleviare alla moglie i dolori del parto, mise sul giradischi la Suite siciliana di Gino Marinuzzi e, mentre suonava il pezzo più celebre dell'opera, Valzer campestre, Fabrizio vide la luce. Anni dopo, venuto a conoscenza del fatto, De André vi aggiunse delle parole, ispirate ad un celebre sonetto di Pierre de Ronsard, Quand vous serez bien vieille (1578). Nacque così Valzer per un amore.[1][2]

Il brano, così come il sonetto di de Ronsard, è un invito all'amata al "Carpe diem" oraziano, a cogliere la "bella giovinezza" finché è possibile, poiché la bellezza è effimera e destinata a spegnersi.

La canzone di Marinella[modifica | modifica wikitesto]

« Una storia senza tempo, che parlava di persone senza storia. Marinella era una prostituta, il cui corpo era stato trovato massacrato sul greto di un torrente. Sembra storia di oggi, ma è purtroppo storia di sempre. Una tragedia anonima, capace di rubare dieci righe a un giornale di provincia, letta alla luce della cronaca.
Vista in controluce, invece, diventa un dramma intenso, oltre la storia, a tracciare il percorso della radicata vicinanza tra amore e morte. Di un amore che non conosce scale gerarchiche, di una morte che sublima in dignità estrema del povero »
(Don Luigi Ciotti[3])

La canzone di Marinella è una favola che ha per protagonista una ragazza la quale, dopo aver trovato l'amore, muore in circostanze misteriose. I toni del brano sono lievi, fiabeschi, pieni di immagini e colori, a volte apparentemente lontani dal tipico realismo di Fabrizio (per fare un esempio, "...ma il vento che la vide così bella, dal fiume la portò sopra una stella" o "bianco come la Luna il suo cappello, come l'amore rosso il suo mantello").

« "La canzone di Marinella" non è nata per caso, semplicemente perché volevo raccontare una favola d’amore. È tutto il contrario. È la storia di una ragazza che a sedici anni ha perduto i genitori, una ragazza di campagna dalle parti di Asti. È stata cacciata dagli zii e si è messa a battere lungo le sponde del Tanaro, e un giorno ha trovato uno che le ha portato via la borsetta dal braccio e l’ha buttata nel fiume. E non potendo fare niente per restituirle la vita, ho cercato di cambiarle la morte. »
(Fabrizio De André[4])

In un'intervista del marzo 1969 De André rispose così alla domanda del giornalista incuriosito dal fatto che i fan ritenessero La canzone di Marinella «una canzone bruttina, un prodotto spurio..»

« ..una tavoletta zeppa di concessioni retoriche, è vero. Uno come me, quando ha quasi trent'anni, deve pur pensare che non ha né cassa malattie né pensioni: e la famiglia, Gesù, è una cosa concreta. Quindi pensa anche al guadagno »
(Fabrizio De André[5])

Pur così atipica nei toni rispetto alle altre composizioni del cantautore, nondimeno il brano segna innegabilmente la svolta per De André in fatto di popolarità: l'interpretazione della ballata da parte di Mina nel 1967, ben tre anni dopo la prima incisione della canzone, lo porta alla notorietà a livello nazionale.[6]

Tuttavia De André deluse le aspettative di quanti volevano continuasse a scrivere canzoni "leggere" e appetibili al grande pubblico: in un'intervista dell'agosto 1967, all'interrogativo del giornalista che chiese come mai non avesse continuato con «quel genere», che lo avrebbe portato in breve tempo ad «una note­vole popolarità», disse semplicemente:

« Perché non mi era più venuta un'altra canzone di quel genere »
(Fabrizio De André[7])

In un'altra intervista su La canzone di Marinella, dichiarò:

« Non considero La canzone di Marinella né peggiore né migliore di altre canzoni che ho scritto. Solo che le canzoni si distinguono in fortunate e sfortunate, e probabilmente il fatto che Marinella facesse rima con parole come "bella" o come "stella" l'ha resa più fortunata delle altre. »
(Fabrizio De André)

All'epoca del disco per sbaglio furono stampate dalla Karim alcune copie con il titolo errato in etichetta (ma non sulla copertina) La ballata di Marinella.

La storia[modifica | modifica wikitesto]

Il celebre brano potrebbe trarre ispirazione da un fatto di cronaca realmente accaduto nel 1953 e precisamente il ritrovamento nel fiume Olona tra Rho e Milano del corpo crivellato di colpi di una ballerina/prostituta, una certa Maria Boccuzzi. Secondo lo psicologo astigiano Roberto Argenta, la vicenda avrebbe ispirato il brano musicale. Il caso, che è tuttora irrisolto, tenne banco sulla cronaca nera dei quotidiani dell’epoca per diverse settimane. Nata l'8 ottobre 1920 nel piccolo centro calabrese di Radicena (Radicena è la frazione calabrese dalla cui unione col villaggio di San Martino e Jatrinoli è nato nel 1926 l’attuale comune di Taurianova), in una povera famiglia di braccianti agricoli, Maria Boccuzzi emigrò assieme alla famiglia a Milano all’età di nove anni, in cerca di un lavoro migliore. Nel 1934 iniziò a lavorare. sul posto di lavoro conobbe uno studente spiantato, Mario, di cui s'innamorò. Il rapporto, visto molto male dalla sua famiglia, la portò a licenziarsi dal posto di lavoro a scappare con Mario. Le difficoltà economiche e l’impossibilità di riallacciare i rapporti con la famiglia portarono alla fine del rapporto amoroso. Dopo appena un anno, i due si lasciarono. A questo punto, senza dimora e senza lavoro, decise di intraprendere la strada di ballerina di varietà col nome d’arte di "Mary Pirimpò". Qui conobbe Luigi Citi, di cui divenne l’amante[8], che la "cedette" a Carlo Soresi, conosciuto come "Carlone", di professione protettore, che l’avviò alla prostituzione. Da questo momento, la sua vita fu tutto un susseguirsi di umiliazioni, minacce e percosse. Iniziò a prostituirsi in una casa chiusa a San Salvario (Torino), poi a Firenze, per approdare a Milano. La meta finale furono i viali lungo il fiume Olona, dove venne schedata dalla Polizia[9]. La notte del 28 gennaio 1953 Maria Boccuzzi venne uccisa a revolverate e spinta nell'Olona forse ancora agonizzante.

Cover[modifica | modifica wikitesto]

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

Testi di Fabrizio De André.

  1. Valzer per un amore (musica: Gino Marinuzzi)
  2. La canzone di Marinella (musica: Fabrizio De André)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'informazione è presente in ogni biografia dell'autore. link
  2. ^ Liana Nissim. Il rispettoso bardo della donna, da AA.VV. Fabrizio De André. Accordi eretici. EuresisEdizioni, 1997
  3. ^ Don Luigi Ciotti, Il mondo in controluce (2000), in AA.VV. Volammo davvero. Milano, BUR, 2007.
  4. ^ Luciano Lanza. Intervista a Fabrizio De André (1993)
  5. ^ Adriano Botta. È in testa alle vendite dei dischi a 33 giri, intervista apparsa sull'Europeo del marzo 1969 link
  6. ^ link ai dischi di Mina che contengono canzoni di De André
  7. ^ Berto Giorgeri. Il cantautore "medioevale" Fabrizio è lo sconosciuto più conosciuto d'Italia, intervista apparsa su ABC nell'agosto del 1967 link
  8. ^ Un guanto di donna tra l'erba. Il mistero della morte di Mary Pirimpo cronaca-nera.it
  9. ^ Salvatore Lo Leggio: La vera storia di Marinella

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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