Terrorismo

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Il terrorismo è una forma di lotta politica che consiste in una successione di azioni criminali violente, premeditate ed atte a suscitare clamore come attentati, omicidi, stragi, sequestri, sabotaggi, ai danni di enti quali istituzioni statali e/o pubbliche, governi, esponenti politici o pubblici, gruppi politici, etnici o religiosi.

In realtà non esiste una definizione accettata da tutti del terrorismo, ma la definizione più corretta è stata data nel 1937 dalla Società delle Nazioni nella quale si parla di ''fatti criminali  diretti contro lo stato in cui lo scopo è di provocare terrore nella popolazione o in gruppi di persone.''

L'individuo membro di un'organizzazione politica che, nella lotta, attua tali prassi è definito come terrorista, termine che in storiografia indica un membro del governo in Francia durante il periodo del Regime del Terrore.[1]

Il contrasto al terrorismo, interno e internazionale, ad opera dei governi avviene attraverso l'attività di intelligence e/o di polizia politica.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Premettendo che è molto arduo trattare un quadro storico del fenomeno, in quanto è difficile dare una definizione netta e condivisa del termine, che ai suoi margini sfuma in differenti tipologie, possiamo ritenere che anche prima dell'attuale supporto mediatico, siano esistiti gruppi o singoli individui che incutevano terrore e intimidazione per fini di predominio (o in quanto esecutori di mandanti con tali finalità). Per lo più però questi fenomeni erano inquadrati come forme di banditismo o plagio personale: mancava loro il fine sociale/ideologico, l'ambizione di incidere su un'intera società. Nessuno che non fosse un re o non governasse una nazione poteva pensare di influenzare un popolo intero: i capi che emergevano durante le rivolte popolari salivano al trono come governanti essi stessi, se la rivolta aveva successo; altrimenti morivano sul patibolo e la sommossa finiva in genere soffocata nel sangue, non lasciando che nessuno potesse intraprendere gesta di sorta.

Dal 1789 al 1855, con la Rivoluzione francese, abbiamo in un certo senso il primo caso di "terrorismo" della storia: il Terrore instauratosi durante la rivoluzione francese, ancorché fu un regime e non un piccolo movimento clandestino, mostrò per la prima volta che un popolo poteva essere influenzato da un sentimento sociale di timore diffuso, tenuto vivo da pochi uomini che lo sfruttavano per manovrare una nazione.
Non significativo è l'aver giustiziato il Re, in quanto innumerevoli sono stati nella storia i casi di uccisione "legale" di un governante o di un monarca. Fra tutti l'esecuzione nel 1355 del doge veneziano Marin Faliero per volere del Consiglio dei Dieci o, un secolo e mezzo circa prima del ghigliottinamento di Luigi XVI, la decapitazione nel 1649 del re inglese [[Carlo I d'Inghilterra|Carlo I Stuart), votata da una Corte di Giustizia creata dalla Camera dei Comuni, su disposizione di Oliver Cromwell.
Una svolta avvenne con l'attentato a Napoleone III nel 1855 che, per la prima volta nella storia, ebbe importanti ripercussioni a livello del diritto internazionale: in seguito alla fuga degli attentatori in Belgio venne approvata una legge secondo la quale gli attentati contro capi di Stato stranieri o loro familiari non erano da considerarsi reati politici e pertanto i responsabili possono essere estradati. Nello stesso periodo apparve sulla scena politica la Fratellanza Repubblicana Irlandese (Irish Republican Brotherhood) che aggiunse un nuovo elemento al terrorismo: il carattere nazionale.

Attentato terroristico in Iraq

Fra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX secolo, anarchici italiani si resero protagonisti di attentati dinamitardi o di altra forma.[2]
Nel periodo tra il 1945 e il 1989 il mondo fu caratterizzato da un ordine bipolare, a cui si uniformò anche il terrorismo, diviso ideologicamente in terrorismo di destra e di sinistra e appoggiato, sempre non ufficialmente, dall'una o dall'altra delle due grandi potenze.

  • Sono affiorati contatti fra i servizi segreti dell'Unione Sovietica ad alcune organizzazioni terroristiche di sinistra nel corso degli anni settanta. Soprattutto i gruppi terroristici tedesco-occidentali (Rote Armee Fraktion o Banda Baader Meinhof), Palestinesi (OLP e Settembre Nero), francesi (Action directe) ed italiani (Brigate Rosse) si ritiene abbiano avuto appoggi logistici e finanziari da parte dall'Unione Sovietica e dai Paesi socialisti centro europei. Fermo restando la certezza di questi contatti, non è tuttora chiaro se i paesi del Patto di Varsavia abbiano anche avuto un ruolo di guida o di indirizzamento dell'attività di questi gruppi o, come appare più probabile, si siano limitati a fornire un appoggio esterno, senza essere coinvolti nel processo decisionale.
    È stato inoltre ipotizzata, anche basandosi su dichiarazioni di Mehmet Ali Ağca, che nell'attentato al papa Giovanni Paolo II fossero coinvolti i servizi segreti di alcuni paesi del patto di Varsavia.
  • Gli Stati Uniti finanziarono e diedero appoggio militare a gruppi paramilitari di carattere terrorista, come i Contras in Nicaragua o le Brigadas de la muerte in El Salvador. Appoggiarono inoltre i colpi di stato militari e i regimi dittatoriali in nazioni come il Cile, Cuba (prima della rivoluzione castrista), l'Iran, la Grecia e la Cambogia.[senza fonte]
  • Dal 1989 al 2001 si è verificato in occidente un solo grave atto di terrorismo, l'attentato al palazzo dell'FBI di Oklahoma City ad opera di due terroristi americani di estrema destra, che fu anche la prima azione negli Stati Uniti di un gruppo terroristico "autoctono" e non straniero.
  • Un attentato terroristico ha inaugurato il nuovo millennio l'11 settembre 2001, quando terroristi islamici hanno compiuto diversi attentati contemporanei nel territorio degli Stati Uniti d'America. Gli attacchi, avvenuti in una forma estremamente distruttiva e spettacolare hanno provocato per reazione un'alleanza internazionale che ha dato una nuova dimensione alla lotta, presentata come una vera e propria guerra internazionale contro il terrore. L'intensità della coalizione è stata notevolmente influenzata dal fatto che ad essere colpita è stata l'unica potenza globale (gli Stati Uniti); tuttavia l'unità di tale fronte anti-terrore si è incrinata in seguito all'intervento militare delle forze della coalizione in Iraq, deciso autonomamente e sulla base di prove inconsistenti dai soli Stati Uniti. Grazie all'individuazione di al-Qa'ida come artefice dell'attentato alle torri gemelle, le organizzazioni terroristiche islamiche di stampo religioso hanno avuto una enorme spinta propulsiva che ha portato ad attacchi compiuti in Europa, azioni dei ribelli ceceni in Russia, degli attentati in Estremo Oriente (tra cui in Indonesia e nelle Filippine) e quelli in Egitto.

Terrorismo fra il XIX e la seconda metà del XX secolo[modifica | modifica sorgente]

Questo periodo storico è segnato dall'attività, anche terroristica, di un vasto assortimento di movimenti politici, dai fenomeni italiani definiti di brigantaggio, comprensivi di vere e proprie organizzazioni strettamente anti sabaude a seguito dell'unità, ai moti indipendentisti a seguito dei settecenteschi moti rivoluzionari sardi, moltissimi fermenti nazionalisti e irredentisti in Europa e nel mondo (e ancora attuale l'eco di quelli relativi all'indipendenza irlandese), e ancora anarchici e patrioti di numerose aree geografiche e nazionalità indipendenti. Essi rivendicavano o un nuovo modello di società (anarchici) o cercavano di ottenere libertà e/o riconoscimenti per i loro popoli (uno per tutti: il serbo Gavrilo Princip, che uccise l'arciduca d'Austria, provocando lo scoppio della prima guerra mondiale). A seconda dei successivi eventi storici, spesso i responsabili dei fatti di sangue vennero classificati di volta in volta appunto irredentisti, briganti, patrioti o semplicemente criminali. Rappresentativo ed emblematico il caso di Felice Orsini, alternativamente presentato come eroe risorgimentale o terrorista, e delle organizzazioni segrete o militari come l'originario Irish Republican Army (allora Esercito dei Volontari Irlandesi) o la Carboneria, considerate terroristiche dagli allora legittimi governanti i territori interessati. Altri personaggi furono i francesi Ravachol, Auguste Vaillant, Émile Henry, e il polacco Leon Czolgosz, che uccise il presidente americano William McKinley all'Esposizione Universale di Buffalo nel 1901.

Terrorismo in Italia nella seconda metà del XX secolo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Terrorismo italiano, Anni di piombo e Strategia della tensione in Italia.

Terrorismo nel XXI secolo[modifica | modifica sorgente]

Mappa degli attentati terroristici di al-Qa'ida

Il nuovo secolo è iniziato con una recrudescenza a livello mondiale del terrorismo di matrice fondamentalista islamista, con i tristemente noti attentati dell'11 settembre 2001 alle Torri Gemelle di New York. La risposta degli USA è giunta con l'operazione militare in Afghanistan, avente ufficialmente quale scopo principale quello di porre sotto il proprio controllo le aree geografiche dove si suppone al-Qa'ida avesse base. Successivamente gli Stati Uniti e alcuni alleati hanno dichiarato guerra all'Iraq, che non aveva avuto alcuna relazione con al-Qa'ida ma che rappresentava l'obiettivo principale di quello che il presidente USA George W. Bush definiva l'Asse del Male.

Le due operazioni militari, pur instaurando governi di ispirazione occidentale nei paesi, non hanno portato all'eliminazione di al-Qa'ida. Molti osservatori ritengono anzi che la strategia armata statunitense abbia solo acuito il conflitto, trasformando un paese prima estraneo al terrorismo, l'Iraq, in un vero e proprio focolaio di organizzazioni guerrigliere o terroriste. Infatti, i successivi grandi attentati - Madrid (11 marzo 2004) e Londra (7 luglio 2005) - sono stati ufficialmente attribuiti all'organizzazione islamica ed hanno colpito capitali di stati partecipanti all'occupazione militare dell'Iraq.

Sia negli USA, con il Patriot Act, che in altri paesi occidentali, l'emergenza antiterroristica ha portato inoltre alla modificazione di molti aspetti legali relativi ai diritti della persona e alle possibilità di indagine.

In Italia ciò è avvenuto in particolar modo con un appesantimento delle leggi speciali varate nel periodo degli anni di piombo, con l'ampliamento dei compiti della polizia di prevenzione e con l'inasprimento della sanzione per i reati associativi e di pericolo presunto.

In Italia negli anni 2000 la preoccupazione per attentati di matrice islamista si è saldata a quella per atti di terrorismo di natura politica, anche se di dimensione enormemente più lieve. Gruppi di estrema sinistra (poi scoperte essere varie sigle facenti parte delle nuove Brigate Rosse ispirate alla componente cosiddetta della Prima Posizione) hanno compiuto due assassini - Massimo D'Antona (Roma 1999) e Biagi (Bologna 2003), entrambi consulenti del Ministero del lavoro - ed altre azioni dimostrative quali bombe inesplose, o esplose in luoghi deserti e poi rivendicate. L'organizzazione è stata comunque smantellata dagli inquirenti tra il marzo 2003 (con l'arresto di Nadia Desdemona Lioce) e il novembre 2003 quando anche gli altri appartenenti alla banda armata, priva di qualunque continuità operativa e di prospettiva strategica, sono stati arrestati. Si sono inoltre registrati alcuni attentati con pacchi bomba confezionati artigianalmente a istituzioni e caserme, attribuiti dagli inquirenti al terrorismo di matrice anarco-insurrezionalista. Da quanto emerge dal Rapporto 2006 di Europol sul terrorismo, presentato al Parlamento europeo, nel 2006 in Italia ci sono stati 11 attacchi terroristici, rivendicati da gruppi anarchici di matrice rossa e nera.

Nell'insieme la recrudescenza di questi fenomeni, nonostante il richiamo alle precedenti forme di lotta armata verificatasi in Italia negli anni 1970, non ha comportato quel pericolo per la stabilità dell'ordinamento costituzionale dello Stato che l'emergenza è volta a contrastare, né ha mostrato di ottenere credito e seguito a livello sociale.

Caratteristiche dell'attività[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Strategia della tensione.

Generalmente i gruppi terroristici sono organizzazioni segrete costituite da un numero ridotto di individui: a volte i terroristi si considerano l'avanguardia di un costituendo esercito, dei guerriglieri che combattono per i diritti o i privilegi di un gruppo o pro/contro i predetti enti.

Gli atti terroristici hanno usualmente come obiettivo principale non tanto gli effetti diretti derivanti dai danni a persone o cose (morti e feriti inclusi), quanto quello delle loro ricadute indirette, come ad esempio la modifica di linea politica dei destinatari finali delle azioni o la risonanza mediatica che le stesse azioni conseguono grazie ai mezzi di comunicazione di massa. Scopo finale delle azioni può essere una modifica, anche radicale di uno status quo, così come paradossalmente il suo mantenimento terroristico, richiamano attenzione, apportando eventualmente nuovi aderenti alla causa.
Questa è la sintesi, mediata, di una voce per cui non esiste una definizione universalmente condivisa, da cui origina il reiterato aforisma in inglese: One man's terrorist is another man's freedom fighter (un terrorista è un combattente della libertà per l'altra parte).

Premesse relative al tentativo d'estensione del fenomeno alle masse[modifica | modifica sorgente]

Per i precitati motivi alcune azioni terroristiche prendono di mira persone, monumenti, edifici o luoghi con un forte valore simbolico, positivo o negativo, molto presenti nell'immaginario popolare. A questo punto occorre distinguere i casi in cui le azioni mirino ad un successivo coinvolgimento popolare, da quelle che non hanno alle spalle questo tipo di visione ideologica.

Se lo scopo del gruppo non è l'estensione a più larghi strati della popolazione delle motivazioni all'origine dei suoi gesti ai fini di una successiva sollevazione popolare, questa serie di azioni scoraggia la massa dall'opporvisi, con il conseguente diffondersi di un'atmosfera di intimidazione.
Funzionale a questo effetto di risonanza può quindi essere anche l'efferatezza, la ferocia e l'enormità dei gesti stessi di distruzione: sequestrare cento bambini in una scuola può essere in questo caso più efficace, ai fini della strategia del terrore, che sterminare cento militari adulti in una caserma, perché il risalto mediatico dato all'evento sarà maggiore. Per questi motivi il terrorismo propriamente detto è un fenomeno caratteristico specialmente del XX secolo, il primo periodo storico in cui l'umanità dispone di media in senso stretto.

Un movimento terroristico che ha successo e che miri al coinvolgimento di larghi strati della popolazione può effettivamente portare a una resistenza armata e/o alla costituzione di un esercito guerrigliero, nel qual caso tattica e strategia cambiano per adattarsi a uno scontro più aperto. Anche la politica del movimento subisce delle modifiche, diventando meno idealistica e più concreta. Il terrorismo diventa in questo caso una forma estrema di guerra civile[senza fonte], mirata a risolvere con la violenza determinate tensioni presenti nella politica di una data nazione.

Precondizioni del terrorismo ed effetti sulla società[modifica | modifica sorgente]

Gli attentati terroristici, in particolare quando di notevole gravità e risonanza, generano spesso una reazione da parte dell'ordine costituito altrettanto dura: nessun gruppo terroristico può sopravvivere alle sue prime azioni se non ha uno strato sociale o un'area geografica in cui nascondersi e trovare appoggi, finanziamenti, materiali, informazioni. Quindi, affinché un gruppo terroristico nasca e sopravviva, è necessario che esista uno strato di popolazione ben definito e (a ragione o a torto) profondamente scontento, tanto da non escludere il ricorso alla violenza come mezzo per far valere le proprie istanze.[senza fonte] Parallelamente, la strategia più efficace a disposizione delle forze dell'ordine contro il terrorismo è proprio quella di staccare il movimento terroristico dal loro gruppo sociale di origine, facendo in modo che vengano rifiutati dalle stesse persone che i terroristi pensano di aiutare.[senza fonte]

Alla strategia del terrore, i governi dal canto loro reagiscono in genere emanando leggi speciali che, in forza dell'emergenza, limitano alcuni diritti dei cittadini anche in modo molto rilevante e con sensibili deviazioni dall'ideologia democratica. Lo furono, per esempio, le leggi speciali americane sugli interstate riots degli anni settanta, contro il Black Power e il movimento delle Pantere Nere, e anche le leggi speciali varate dopo l'attentato alle Twin Towers dell'11 settembre 2001, con la creazione del campo di prigionia di Guantánamo e tutta una serie di limitazioni alla privacy degli americani. Anche le leggi italiane contro il terrorismo emanate negli anni settanta e ottanta sono parzialmente contrarie alla Costituzione italiana, e furono ammesse dalla corte costituzionale solo in virtù dello stato di necessità allora vigente.[senza fonte]

Definizioni di terrorismo nella giurisprudenza[modifica | modifica sorgente]

  • La Costituzione Italiana non dà una definizione di terrorismo, limitandosi a specificare nell'articolo 17, primo comma, che "I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz'armi"; il secondo comma dell'articolo 18 stabilisce che "Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare".
  • Secondo il Codice degli Stati Uniti, il terrorismo “è l'uso illecito della forza e della violenza contro persone o beni, al fine di intimidire od influenzare i governi o la popolazione civile”.
  • Secondo la Legge contro il terrorismo approvata in Gran Bretagna nel 2000, l'attentato terroristico è "un'azione o la minaccia di un'azione, che comprende gravi forme di violenza contro persone e beni, mette in pericolo la vita dell'individuo e rappresenta una grave minaccia per l'incolumità e la sicurezza della comunità o una parte di essa".

In alcuni casi si introduce per legge il principio della azione repressiva preventiva che autorizza l'incarcerazione qualora vi sia il sospetto ed il pericolo che sia commesso un reato, anziché a posteriori dopo che sia stato commesso materialmente il fatto ed aver recato danno a qualcuno: ciò determina uno spostamento di poteri verso l'esecutivo, il giudiziario e le forze di polizia, che possono decidere in tempi rapidi restrizioni delle libertà costituzionali "necessarie" a garantire la sicurezza, l'incarcerazione o azioni di polizia contro sospette cellule terroristiche. Quando questo cambiamento assume caratteristiche rilevanti in una società, avviene il passaggio da uno Stato di diritto ad uno Stato di polizia.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Terrorista in Treccani.it - Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 16 novembre 2013.
  2. ^ Giannantonio Stella, L'Orda. Quando gli albanesi eravamo noi, Milano, Rizzoli.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]