Criminofobia

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La criminofobia si riferisce al timore di rimanere vittima di un reato opposto indipendentemente dall'attuale probabilità ad esserlo realmente[1][2].

Della criminofobia, analogamente con altre sindromi simili, si è detto di essere stata una peculiarità nella cultura occidentale fin dalle sue origini[3]. Mentre la criminofobia può essere distinta nell'opinione pubblica, con teorie ed atteggiamenti sul rischio di vittimizzazione, è possibile ulteriormente distinguere tra la tendenza a vedere situazioni come pericolose, e la più ampia accezione sul significato socio-culturale del crimine nella vita quotidiana della gente[4][5]. Percezioni, teorie e comportamenti posseggono il potere di infliggere danni sulle persone o gruppi di persone, ad es. mutare una qualsiasi area urbana in una “zona proibita” da evitare a tutti i costi, tale da minare alle fondamenta la coesione sociale, la fiducia e le relazioni di vicinato[1][6][7][8].

Alcuni livelli di risposta emozionale possono essere salutari. Gli psicologi hanno evidenziato di come la tensione può stimolare l'attività di risoluzione dei problemi, incentivare la cura di sé e nel prendere le dovute precauzioni[9], il che permette di distinguere tra ansia di livello medio-basso che induce alla prudenza e tra preoccupazione contro-producente che non favorisce il benessere[10]. I fattori che influenzano la criminofobia sono:

  • la psicologia del rischio[11][12]
  • rappresentazioni della vittimizzazione (tramite i mass media)
  • opinione pubblica sulle relazioni di vicinato e parentela[13][14]
  • altri fattori dove la criminofobia nasconde un'ansia verso il mantenimento della pace sociale[15][16]

Ci sono poi altri condizionamenti di ordine culturale: secondo alcuni[17][18][19][20] l'epoca moderna ha lasciato la gente particolarmente sensibile sulle questioni di sicurezza ed insicurezza.

Aspetti emotivi della criminofobia[modifica | modifica sorgente]

L'aspetto cruciale della criminofobia è l'ampiezza delle emozioni provocate nei cittadini dalle possibilità di vittimizzazione. Mentre la gente può sentirsi tesa e allarmata sul numero di reati o sulle prospettive di un particolare reato, le ricerche solitamente chiedono di cosa hai paura? o quanto sei preoccupata di...?. Le risposte vertono su due dimensioni della paura:

  1. tutti i momenti di tensione che si avvertono quando una persona si sente in pericolo;
  2. un generale senso di ansietà sul pericolo.

Mentre le cifre standard di criminofobia variano tra il 30% ed il 50% in Inghilterra e in Galles, i sondaggi indicano che alcune persone attualmente non si sentono al sicuro quotidianamente[21][22]. Per tali motivi si tende a distinguere tra paura, intesa come emozione, e tra ansia, intesa come sensazione[23][24]. Si deve notare, comunque, che alcune persone possono essere più propense ad ammettere le proprie preoccupazioni e le proprie debolezze rispetto agli altri[25].

Aspetti cognitivi della criminofobia[modifica | modifica sorgente]

Gli aspetti cognitivi dipendono dalle differenti percezioni sulla vittimizzazione personale includendo l'opinione pubblica su una data questione criminale, ad es. se un reato è aumentato, diminuito o si stabilizza nel tempo. Dal 1972 al 2001, il “Gallup Poll” indicava che secondo gli americani era diminuito il numero di reati[26]. Di converso, l'aspetto cognitivo della criminofobia include la pubblica opinione sulla tendenza a diventa una vittima, senso pubblico del controllo sull'eventualità e stima pubblica sulle conseguenze del crimine. Le persone che si sentono particolarmente vulnerabili alla vittimizzazione sono più orientate a vedersi come possibili obiettivi dei criminali perché sono incapaci di controllare la possibilità e perciò le conseguenze non lasciano ben sperare[27]. In aggiunta, questi tre modi differenti della percezione del rischio possono interagire fra loro: l'impatto della percezione sulla risposta emotiva è decisamente più forte in quelle persone che enfatizzano le conseguenza e minimizzano l'auto-efficacia[28].

Aspetti adattivi della criminofobia[modifica | modifica sorgente]

Un terzo modello per valutare la criminofobia è di chiedere alla gente se per caso sono soliti ad evitare una zona urbana in particolare, proteggerne altre o prendere precauzioni di sorta. Tale modello può diventare relativamente utile, perché le domande si riferiscono al comportamento attuale e a fatti obiettivi quali l'ammontare di risorse investite negli impianti di allarme domestici o negli infissi blindati. Alcuni livelli di paura, come già detto, possono favorire il livello di sicurezza sociale, creando delle difese naturali contro il crimine. In altre parole, quando il rischio è reale, un livello specifico di paura può essere funzionale: preoccuparsi del crimine può indurre a prendere delle precauzioni che aumentano la percezione di sicurezza e diminuiscono il rischio di commettere un reato.

I condizionamenti dell'opinione pubblica[modifica | modifica sorgente]

Forse la più grande influenza delle criminofobia è ciò che pensa la gente sulla sicurezza urbana, sulla coesione sociale o sull'efficacia delle politiche pubbliche[29][30]. L'incidenza ed il rischio di commettere un reato stanno iniziando a condizionare il modo di vedere i problemi di stabilità sociale, di consenso morale e dei processi informali sociali che fanno da sfondo all'ordine sociale di un quartiere[31]. Tali questioni quotidiane producono informazioni distorte e generano un senso di insicurezza e sfiducia nelle istituzioni[32][33][34].

Molte persone, inoltre, esprimono le proprie paure su questioni quali la decadenza morale, il conflitto tra generazioni ed il capitale sociale[16][35]. La gente può giungere a diverse conclusioni sui medesimi ambienti sociali o geografici: due persone che vivono alla porta accanto e condividono il medesimo vicinato possono vedere in maniera diversa il medesimo problema[36][37]. Perché, dunque, la gente mostra livelli differenti di tolleranza e sensibilità su questioni così cruciali? I criminologi suggeriscono che l'ansia sociale può mutare sensibilmente i livelli di tolleranza in un dato ambiente[38][39]. Le persone che posseggono più punti di vista sulla legge e sull'ordine possono essere più orientate a percepire il disordine nel proprio habitat e possono anche essere più inclini a collegare le caratteristiche geografiche con i problemi di coesione e di consenso sociale.

Moltiplicatore criminale[modifica | modifica sorgente]

Ascoltare oltre gli eventi e conoscere persone che sono state vittimizzate: questi sono concetti per incrementare le percezioni sulla criminofobia[13][40][41][42]. Ciò è stato descritto come un “moltiplicatore del crimine” ovvero un processo che agisce nell'ambiente sociale che può amplificare l'impatto della criminalità[43]. Ascoltare la narrazione di un amico o di qualcuno del vicinato, dunque, permette di incrementare il livello di allarme sociale che può giocare un ruolo cruciale sulla vittimizzazione piuttosto che sull'esperienza diretta. Si noti, comunque, che molti cittadini conoscono il crimine solo per via indiretta, magari filtrata dai racconti che ne fanno in giro, ma che non ne permette di delineare un quadro nitido e soprattutto realistico del crimine[44][45].

Similitudine impulsiva[modifica | modifica sorgente]

L'opinione pubblica sull'incidenza dei reati è formata sulla base dei mass media. A livello individuale, invece, si è condizionati dalle relazioni interpersonali che a loro volta sono formate da prototipi sociali o dalle mode di cui la pubblicità ne è l'espressione o, comunque, un canale notevole di diffusione. Da una parte c'è una certa dose di suggestione, d'altra parte si è di fronte ad un mutamento relazionale dove la comunicazione face to face è solo un lontano ricordo. La nozione di “similitudine impulsiva” può chiarire meglio il concetto: se una persona legge un fatto di cronaca su un quotidiano e si identifica con la vittima o si ricorda di un fatto simile accaduto a lui o a qualcuno che conosceva, quell'immagine di pericolo è assunta, personalizzata e tradotta immediatamente nelle proprie considerazioni sulla sicurezza[46]. In una ricerca si è visto che i soggetti che ricevono notizie sugli incidenti stradali e che condividono la medesima identità sociale con le vittime, hanno allo stesso tempo stime elevate sul pericolo rispetto a quelli che non avevano basi per poter effettuare alcuna similitudine[47].

Criminofobia e mass media[modifica | modifica sorgente]

La relazione tra criminofobia e mass media non è del tutto chiara. In altre parole il dilemma è capire se le persone hanno paura perché la televisione trasmette sempre più servizi di cronaca nera oppure perché i fatti di cronaca assumono dei contorni tali, quasi da fotoromanzo, da stimolare le persone a seguire ogni singolo caso? La complessa natura del crimine potrebbe permettere a pochi gruppi d'interesse di sfruttare l'ingenuità delle persone, mascherando non solo alcune vicende, ma anche fuorviando l'intero mondo criminale e contribuire, quindi, a creare uno strato ulteriore di paura, basata sulla suggestione, perché l'attuale tasso di vittimizzazione è una piccola parte di ciò che potrebbe accadere in futuro[48].

Con una percentuale del 25% di notizie di cronaca nera riportate dai quotidiani, la qualità dell'informazione è diventata una questione importante al giorno d'oggi. I mass media diffondono informazioni in maniera sproporzionata rispetto a quanto succede per i reati più comuni, causando un'errata percezione su fatti e personaggi coinvolti in un reato e dove il "virus" del capro espiatorio e del giustizialismo attecchiscono più facilmente[49].

Sfortunatamente, solo pochi studi sono stati compiuti sulla rappresentazione sociale del crimine, trasmessi e trasformati da molteplici fattori con un'ampia gamma di effetti speciali, pronti per confluire in forme più o meno evolute di criminofobia. Forse il futuro riserba un'attenzione maggiore sui meccanismi di trasmissione di tali rappresentazioni, credenze ed attitudini sul pericolo percepito rispetto a contesti sociali diversi.

La costruzione sociale del pericolo[modifica | modifica sorgente]

La criminofobia può anche essere compresa sotto il punto di vista costruttivista[50]. Il termine ed il concetto di paura non rientravano di pubblico dominio almeno fino alla meta degli anni sessanta[51]. Ciò non significa che nessuno avesse paura di nulla prima di questo termine ma che c'erano diversi livelli di paura[52][53]. Ciò significa che la criminofobia diventa una parte delle politiche pubbliche quando ci sono dei criminologi disposti ad analizzarla e a misurarla[54][55][56]. Una volta che è possibile rilevare ed avere a disposizione dati tangibili sul problema, i governi possono predisporre programmi sulla difesa sociale finalizzati a promuovere la sicurezza urbana[57][58] in modo che i cittadini possano sperimentare risposte emotive verso la minaccia di vittimizzazione[59].

Più la formazione di un feedback criminofobico permette alle persone di essere controllate, più i politici sono capaci di strumentalizzare tale percezione come arma politica, cioè autoreferenziale, promettendo più sicurezza in cambio del voto, fino a raggiungere una specie di “ciclo diabolico” che fagocita il crimine per “vomitarlo” sotto forma di paura[50][60]. In tal modo, la criminalità, in uno dei suoi effetti perversi, si incrocia con l'economia: induce le persone ad acquistare prodotti e servizi di sicurezza allocati nel libero mercato (vigilantes, videosorveglianza, porto d'armi, etc.)[61][62]. Questo approccio per comprendere la criminofobia non c'entra nulla con le esperienze dirette di chi teme di diventare vittima di reati, ma suggerisce che alcune esperienze possono essere comprese solo se intimamente connesse al contesto socio-politico.

Note[modifica | modifica sorgente]

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Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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