Attacco suicida

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Un attacco suicida è un attacco destinato a eliminare obiettivi nemici (ad esempio un politico, il capo di una fazione, oppure distruggere edifici, come è successo alle torri gemelle) a costo della vita di chi compie l'attacco.

Per questi tipi di attacchi si possono usare diverse tecniche, la più comune è quella per cui divennero noti nella Seconda guerra mondiale i piloti d'aereo giapponesi, definiti kamikaze, ma diffusa è anche la tecnica di riempire un'autovettura di esplosivo (auto-bomba) e di farla saltare in aria contro un obiettivo nemico, come spesso è avvenuto in Irlanda a opera dell'IRA, oppure in Israele e nei territori occupati palestinesi nel quadro dell'aspro conflitto tra i due popoli, oppure in Libano ad opera delle varie milizie contrapposte nella guerra civile, in Iraq dopo la caduta del regime di Saddam Hussein per mano statunitense e dei loro alleati minori (come nell'attentato anti-italiano di Nāṣiriyya) e in Afghanistan dopo l'abbattimento del regime dei Talebani.

Tecniche degli attacchi suicidi[modifica | modifica wikitesto]

Esempi storici[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine del XVII secolo, l'ufficiale Qing Yu Yonghe registrò che, nel 1661, i soldati olandesi che combatterono contro le forze di Koxinga, per il controllo di Taiwan, utilizzavano la polvere da sparo per far saltare in aria se stessi e i propri avversari, piuttosto che farsi catturare prigionieri.[1]

Durante la rivoluzione belga, il tenente olandese Jan van Speijk, si fece esplodere sulla propria nave nel porto di Anversa per evitare di essere catturato dai Belgi.

Un altro esempio fu il soldato prussiano Karl Klinke che il 18 aprile 1864, nella battaglia di Dybbøl, aprì un varco in una fortificazione danese facendosi saltare in aria.

Eventi moderni[modifica | modifica wikitesto]

Il numero degli attacchi suicidi usano una tattica che in media è cresciuta meno di cinque per anno durante gli anni 1980 a 180 l'anno tra il 2000 e il 2005,[2] e da 81 attacchi suicidi nel 2001 a 460 nel 2005.[3] Questi attacchi sono stati diverse volte rivolti verso obiettivi civili e militari, compresi: Sri Lanka, bersagli israeliani in Israele a partire dal 6 luglio 1989,[4] In Iraq dal 2003, da quando alla guida del paese vi sono gli Stati Uniti, in Pakistan e in Afghanistan a partire dal 2001, sebbene in maniera significativa solamente dal 2005[5].

Ci sono dei problemi nel qualificare un attentato "suicida" o meno, ma ciò cambia a seconda delle regioni. Per esempio, in alcuni rapporti stilati in Bangladesh, le truppe o la polizia sono l'unico bersaglio i kamikaze.[6].

Questo problema di qualificare gli attacchi suicidi, come attentati kamikaze, non è invece un reale problema in luoghi come Israele, Striscia di Gaza e Cisgiordania, dove l'attentato suicida è una strategia apertamente adottata contro gli israeliani da Hamas, Movimento per il Jihad Islamico in Palestina o Brigate dei Martiri di al-Aqsa,[7] cui Israele ha preso a rispondere con i suoi "omicidi mirati".

Per esempio, tra l'ottobre 2000 e l'ottobre 2006, sono stati chiaramente identificati 167 attacchi suicidi, con 51 altri tipi di attacchi kamikaze.[8] Fu suggerito che vi erano numerosi volontari per il martirio (Istishhādiyya) nella Seconda Intifada da perpetrare in Israele e nei territori occupati e in un'intervista, al-Fath affermò di essere "subissati" da un tale tipo di richieste.[9]

Kamikaze[modifica | modifica wikitesto]

Un attacco suicida giapponese di un Mitsubishi Zero contro la portaerei di scorta statunitense USS White Plains (CVE-66) nel 1945

Le tecniche dei kamikaze erano veri e propri rituali di auto-sacrificio delle forze militari dello Stato nipponico, messi in atto nella parte finale della Seconda guerra mondiale sul teatro d'azione del Pacifico. Gli attacchi suicidi, svolti dagli attentatori giapponesi, sono stati usati come tattica militare finalizzata a provocare danni durante la guerra. Nel Pacifico, le navi alleate, furono attaccate dai piloti kamikaze che causarono significativi danni, facendo esplodere sugli obiettivi militari, assieme a se stessi, la carica esplosiva con cui erano stati imbottiti gli aerei.

In questi attacchi, gli aeroplani furono usati come bombe volanti. Più tardi nella guerra, quando per il Giappone la situazione divenne disperata, questo atto fu formalizzato e ritualizzato, con aerei attrezzati di esplosivi specifici per svolgere il compito della missione suicida. I Kamikaze furono una forte arma della guerra asimmetrica utilizzata dall'Impero Giapponese contro le navi da combattimento e portaerei della Marina degli Stati Uniti e della Royal Navy, sebbene la corazzatura del ponte di volo delle unità britanniche diminuisse l'efficacia dell'impatto operato dai kamikaze.

Attacchi suicidi più famosi[modifica | modifica wikitesto]

Profilo degli attentatori[modifica | modifica wikitesto]

Gli studi hanno condotto a risultati contrastanti; Robert Pape, direttore del progetto "The Chicago Project on suicide terrorism", e gli esperti sugli attentatori suicidi, ipotizzarono che la maggior parte degli attentatori suicidi provenisse da classi medie istruite, mentre uno studio del 2007, in Afghanistan, un paese con un numero in crescita di kamikaze, parlò in modo decisamente discutibile del fatto che l'80% degli attentatori suicidi era rappresentato da persone affette da qualche deficit fisico o disabilità mentale[senza fonte]. Uno studio su quanto rimaneva dei cadaveri di 110 attentatori suicidi, effettuato agli inizi del 2007, dal patologo afgano Dr. Yusef Yadgari, rivelò che all'80% mancava gli arti, soffriva di cancro, di lebbra o di altri disturbi. Inoltre, in contrasto con i primi studi effettuati, i terroristi afgani non furono "esaltati come altri attentatori suicidi in altri paesi. Difatti essi non vengono ritratti su poster o video."[12]

Lo psichiatra forense Marc Sageman constatò, anch'egli su basi scientifiche tutte da verificare, una mancanza di comportamento antisociale, malattie mentali, traumi sociali precedenti o disturbi comportamentali come: rabbia, paranoia e narcisismo sui 400 membri della rete terroristica di al-Qa'ida che sarebbero stati "studiati".[13]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Yu Yonghe, Small Sea Travel Diaries. Trans. Macabe Keliher, SMC Publishing Inc., 2004, ISBN 957-638-629-2. Pag. 196.
  2. ^ The Moral Logic and Growth of Suicide Terrorism figura 1, pag. 128
  3. ^ The Moral Logic and Growth of Suicide Terrorism figura 2, pag. 129.
  4. ^ (HE) יפעת גדות, פיגוע אוטובוס 405 [1989], News1, 6 luglio 2009. URL consultato il 6 luglio 2009.
  5. ^ C. Bertolotti. Shahid. Analisi del terrorismo suicida in Afghanistan. ed. Franco Angeli, Milano 2010.
  6. ^ Global Politician, Mac Haque, 12/9/2005 "9. Media and eye witness accounts about bomb attacks are unreliable as onus is not to report facts, but to advance colourfully convoluted theories aimed at convincing people at large, that this was a suicide bomb or bomber."http://www.globalpolitician.com/21463-bangladesh
  7. ^ A. Pedahzur, Suicide Terrorism. (Cambridge 2005), pagg. 66-69.
  8. ^ , Schweitzer, Y., "Palestinian Istishhadia: A Developing Instrument", in Studies in Conflict & Terrorism (2007), 30:8, p. 699
  9. ^ Schweitzer, Y., "Palestinian Istishhadia: A Developing Instrument", in Studies in Conflict & Terrorism, (2007), 30:8, pagg. 683-685
  10. ^ Terrorist hid explosives in his bottom in Telegraph.co.uk, 21 settembre 2009. URL consultato il 27 settembre 2009.
  11. ^ Insurgency In Peru: The Shining Path. URL consultato il 17 giugno 2008.
  12. ^ Disabled Often Carry Out Afghan Suicide Missions
  13. ^ Sageman, Marc, Understanding Terror Networks, University of Pennsylvania Press, 2004, pagg. 81-90

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]