Kurdistan

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
Aree con presenza curda nel Medio Oriente
Kurdistan
Kurdistan

Il Kurdistan (persiano Kurdistān, italiano Curdistan[1], curdo Kurdistān, ossia paese dei curdi) è un vasto altopiano sito nel Medio Oriente e più precisamente nella parte settentrionale e nord-orientale della Mesopotamia. Il Kurdistan è una nazione ma non uno Stato indipendente; il termine Kurdistan indicava la regione geografica abitata in prevalenza da Curdi, ma ha poi acquistato anche una connotazione politica.

Geografia e collocazione geografica[modifica | modifica sorgente]

Il Kurdistan è un vasto altopiano situato nella parte settentrionale e nord-orientale della Mesopotamia, che include l'alto bacino dell'Eufrate e del Tigri, il lago di Van e il lago di Urmia e le catene dei monti Zagros e Tauro. Il clima è continentale rigido, le precipitazioni sono abbondanti e i terreni sono fertili per i cereali e l'allevamento.

Politicamente è diviso fra gli attuali stati di Turchia (sud-est), Iran (ovest), Iraq (nord) e, in minor misura, Siria (nord-est) ed Armenia, anche se spesso quest'ultima zona è considerata facente parte del Kurdistan solo dai più ferrei nazionalisti. Al 2012 solo il Kurdistan iracheno ha una certa autonomia politica, come regione federale dell'Iraq, in seguito alla fine del regime di Saddam Hussein nel 2003. Anche il Kurdistan siriano ha una autonomia politica da quando c'è la guerra civile.

Popolazione[modifica | modifica sorgente]

Secondo la Encyclopædia Britannica, il Kurdistan conta 190.000 km², e le sue città sono Diyarbakır (Amed), Bitlis (Bedlîs) e Van (Wan) in Turchia, Mossul (Mûsil), Arbil (Hewlêr) e Kirkuk (Kerkûk) in Iraq, e Kermanshah (Kirmanşan), Sanandaj (Sine) e Mahabad (Mehabad) in Iran. Secondo la Encyclopaedia of Islam, Kurdistan conta 190.000 km² in Turchia, 125.000 km² in Iran, 65.000 km² in Iraq, e 12.000 km² in Siria, per cui l'area totale sarebbe di 392.000 km². Le principali città curde in Siria sono Kamichlié (Qamişlû) e al-Hasaka (Hesaka).

Etnie[modifica | modifica sorgente]

Alcune stime contano all'incirca 50 milioni di Curdi residenti in Kurdistan, di cui 15-20 milioni in Turchia. In tali zone i Curdi sono la maggioranza della popolazione, ma vi vivono anche Arabi, Armeni, Assiri, Azeri, Ebrei, Osseti, Persiani, Turchi e Turcomanni.

Lingue[modifica | modifica sorgente]

I curdi parlano una propria lingua, appartenente al gruppo iranico della famiglia linguistica indoeuropea con numerose varianti dialettali, di cui le principali sono il Kurmanji, parlato nella parte curda della Turchia insieme al Badini e il Sorani, parlato nel Kurdistan iracheno. I curdi normalmente sono scolarizzati nella lingua del paese ospitante (arabo, turco, russo, persiano ecc.) -che spesso non consente o ostacola l'uso del curdo- per cui il bilinguismo è una situazione assolutamente normale. Il curdo è trascritto in vari alfabeti (arabo, latino, cirillico). Nel Kurdistan sono parlate anche, da piccole minoranze, varie altre lingue di ceppo turco e indo-europeo.

Religione[modifica | modifica sorgente]

La maggioranza degli abitanti aderisce all'Islam sunnita e sciita, un altro forte gruppo è rappresentato dai Cristiani (appartenenti a varie confessioni); vi sono inoltre minoranze di Yazidi, Zoroastriani, Yarsan, Alevi, Ebrei, Sarayi, Bajwan, Shabak Sarli, Mandei e Ahl-e Haqq.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Tra il 2400 e il 2000 a.C. fonti cuneiformi citano il regno di Guti o Gutei o Qurti come nemico dei Sumeri e in genere dei popoli della pianura mesopotamica. Verso l'800 a.C. i Guti si sarebbeo fusi con i vicini Mannei o Medi. Senofonte, nella sua Anabasi (401 a.C.) cita i Carduchi (Greco:Καρδούχοι) e la loro regione. Nel IV secolo a.C., l'impero di Alessandro Magno confina con la Corduene o Gorduene (Greco:Γορδυηνῆ), come la chiamerà Strabone. Abitanti in una terra di confine, e tradizionalmente ostili ad Armeni (a nord) e a Persiani e poi Parti (a est), furono spesso e volentieri alleati dei Romani dal I secolo a.C. Una fonte cristiana siriaca del IV secolo chiama la regione Beth Qardu (casa dei curdi): fu cristianizzata non più tardi del IV secolo ed ebbe un proprio vescovo almeno dal 424.

I curdi furono islamizzati già nel VII secolo e formarono emirati semi-indipendenti; in seguito alla battaglia di Cialdiran (1514) il Kurdistan fu diviso fra l'Impero ottomano e l'Iran dei Safavidi: questa divisione fu formalizzata nel Trattato di Zuhab o Trattato di Qasr-i-Shirin (1639).

Kurdish states 1835.png

Conflitti e controversie[modifica | modifica sorgente]

La questione territoriale curda risale almeno alla fine dell'Impero ottomano il quale già ridimensionato col Trattato di Londra del 1913 che concludeva le guerre balcaniche, alla fine della prima guerra mondiale con il Trattato di Sèvres dell'agosto 1920 si trovò ridotto ad un modesto Stato entro i limiti di parte della penisola anatolica, privato di tutti i territori arabi e della sovranità sugli stretti del Bosforo e dei Dardanelli. Con esso la Grecia guadagnava le città di Adrianopoli e Smirne, da cui i Greci furono allontanati nel 1923. Il Trattato, inoltre, prevedeva ampie tutele per le minoranze nazionali (armene e curde) presenti in Turchia e, ai suoi art. 62 - 64, garantiva ai curdi la possibilità di ottenere l'indipendenza all'interno di uno Stato i cui confini sarebbero stati definiti da una commissione della Società delle Nazioni designata ad hoc. Il Trattato ebbe quattro firmatari per conto del governo ottomano ma non venne ratificato dal Parlamento Ottomano poiché questo era stato precedentemente abolito il 18 marzo 1920. Esso ricevette il sostegno del Sultano Mehmet VI ma fu invece fortemente osteggiato dal "Padre dei turchi", Mustafa Kemal Pasha (Ataturk), già vincitore della Battaglia di Gallipoli, il quale vinse la Guerra Turca d'Indipendenza (1920-1923) e costrinse le ex potenze alleate a tornare al tavolo negoziale. Le parti firmarono e ratificarono un nuovo Trattato a Losanna nel luglio 1923, che cancellava ogni concessione ai curdi, agli armeni e ai greci. Lo storico territorio curdo si trovò diviso fra diversi nuovi stati.

Nel 1945 si forma, con l'appoggio dell'Unione Sovietica, il partito democratico curdo. Il 22 gennaio 1946, in territorio iraniano, viene proclamata la formazione di una repubblica popolare curda, con capitale Mahabad. Con il ritiro delle forze sovietiche, le truppe iraniane riconquistano il territorio, condannando a morte i vertici politici, compreso il Presidente Qazi Muhammad.

I Paesi dove essi risiedono non sono ovviamente disposti a rinunciare a parte del loro territorio e hanno spesso negato l'esistenza di una identità nazionale (e quindi politica) curda. In assenza di normali processi politici, i nazionalisti curdi hanno spesso fatto ricorso alla forza delle armi. Lo scontro è spesso violento e si sono segnalati atti terroristici e di guerriglia da parte curda, seguiti da feroci repressioni (ad es. il bombardamento di Halabja con armi chimiche da parte dell'esercito iracheno di Saddam Hussein). Il Partito Democratico del Kurdistan (PDK) e la Unione Patriottica del Kurdistan (UPK) in Iraq, il Partito Democratico del Kurdistan Iraniano ed il Partito per la Libertà del Kurdistan (PJAK) in Iran sono gruppi ben equipaggiati ed addestrati finanziati direttamente o indirettamente dagli USA dislocati in Iraq ed alcuni Paesi europei. Grande quantità di denaro, infatti, fluiscono in conti correnti bancari turchi generalmente a prestanome. Differente è la questione del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) in Turchia, unico partito curdo a proseguire la lotta armata e di ispirazione marxista. Questo partito è osteggiato da tutte le potenze, comprese quelle occidentali, e viene tacciato di terrorismo.

Dietro la definizione geografica si nasconde uno dei luoghi più ricchi di petrolio al mondo, generando intorno ad esso forti interessi economici, tra cui l'invasione americana in Iraq. A seguito delle due guerre del golfo (1990-1991 e 2003) e dell'invasione statunitense in Iraq, la questione dei curdi si inserisce nel quadro delle strategie da seguire per ottenere il controllo del territorio e delle sue preziose risorse. All'inizio gli Stati Uniti sembravano non ostili all'indipendenza del nord iracheno con capitale a Kirkuk, sperando che passasse sotto la loro "tutela", ma (anche in seguito alle pressioni dell'alleata Turchia) hanno accettato, come del resto gli stessi curdi iracheni, un Iraq federale con la capitale a Baghdad, in cui la regione curda non ha ancora ottenuto le città petrolifere di Kirkuk e di Mossul.

Razzismo e intolleranza[modifica | modifica sorgente]

La popolazione curda all'inizio del XX secolo ha subito una politica di discriminazione razziale che non ha esempi in nessun altra parte del mondo[2], soprattutto nel kurdistan turco. Gli stati che attuarono queste politiche, principalmente la Siria e la Turchia, le hanno condotte con il fine di negare persino l'identità e l'esistenza stessa del popolo curdo[3]; utilizzando tutti i mezzi a disposizione, televisione, radio, stampa, esercito, polizia e istituzioni scolastiche, per attuarla[3].

Siria[modifica | modifica sorgente]

In Siria la popolazione curda rappresenta l'11% della popolazione totale[4]. La lingua curda, ufficialmente, non gode di alcun riconoscimento legislativo[4] nelle scuole pubbliche, nei canali televisivi e nelle stazioni radiofoniche, né esistono giornali in lingua curda.

Negli anni '60 si verificarono molte manifestazioni razziali in Siria; infatti nelle zone curde vennero allontanati gli insegnanti d'origine curda dalle scuole e sostituiti con altri d'origine araba[5]. Il governo siriano iniziò una deportazione della popolazione curda dai territori d'origine verso le zone centrali e sud-occidentali del paese, modificando i nomi delle località e dei paesi con nomi arabi. Una legge emanata nel 1963, toglieva la cittadinanza siriana a circa 100.000 curdi[5].

Negli anni '70, migliaia di curdi siriani vennero arrestati e torturati per essere stati trovati in possesso di opere scritte in lingua curda, o per essere accusati di far parte di organizzazioni clandestine curde[5]. In seguito la repressione è diminuita, e nei primi anni '90 le genti curde hanno potuto festeggiare il Newroz, il 21 marzo, capodanno e festa nazionale curda[5].

Sport[modifica | modifica sorgente]

Sebbene non riconosciuta dalla FIFA, esiste una nazionale curda che disputa le partite di VIVA World Cup (il mondiale delle nazioni senza stato) dove ha fatto ottime prestazioni. Infatti all'edizione 2009 il Kurdistan è stato finalista (sconfitto poi 2-0 in finale dai padroni di casa). Anche all'edizione 2010 a Gozo la rappresentativa curda è arrivata in finale (sconfitta nuovamente dalla Padania con il punteggio di 1-0). L'edizione 2012 si è tenuta proprio in Kurdistan e lo stesso si è laureato campione battendo in finale il Cipro Nord con il risultato di 2 a 1.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Pronuncia in italiano, Dizionario italiano d'ortografia e di pronunzia. URL consultato il 27 agosto 2011.
  2. ^ Jasim Tawfik Mustafa, Kurdi - il dramma di un popolo e la comunità internazionale; BFS edizioni, 1994, p. 202
  3. ^ a b Jasim Tawfik Mustafa, op cit; BFS edizioni, 1994, p. 201
  4. ^ a b Jasim Tawfik Mustafa, op cit; BFS edizioni, 1994, p. 203
  5. ^ a b c d Jasim Tawfik Mustafa, op cit; BFS edizioni, 1994, p. 204

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Encyclopaedia Britannica, voce Kurdistan
  • M. Galletti, Storia dei Curdi, Jouvence, Napoli 2003
  • M. Galletti, Cristiani del Kurdistan, Jouvence, Napoli 2003
  • M. Galletti. I curdi. Un popolo transnazionale, Edup, Roma 1999
  • A. Marconi, Il popolo kurdo. Storia di una diaspora sconosciuta, Ed. Cultura della Pace, Roma 2001
  • L. Schrader (cur.), Canti d'amore e di libertà del popolo kurdo, Newton Compton, Roma 1993
  • G. Chaliand (cur.), Anthologie de la poésie pupulaire kurde, Stock Plus, Paris 1980
  • Balulì Zana (cur.), Leggende del popolo curdo, Arcana, Milano 1992

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]