Sante Caserio

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Sante Caserio

Sante Ieronimo Caserio[1], talvolta erroneamente indicato come Sante Geronimo Caserio o Santo Caserio (Motta Visconti, 8 settembre 1873Lione, 16 agosto 1894), è stato un anarchico italiano, noto per aver assassinato con un pugnale, nel 1894, il presidente della Repubblica francese Marie François Sadi Carnot, per vendicare l'esecuzione dell'anarchico Auguste Vaillant (e forse anche il massacro di Aigues-Mortes), colpevole di aver ferito alcuni deputati durante un attentato dinamitardo e a cui Carnot, come ad altri anarchici, aveva negato la grazia e la commutazione della pena (in seguito Carnot inasprì le leggi, introducendo anche dei reati d'opinione che andavano a colpire soprattutto gli anarchici). Dopo l'attentato, Caserio venne anche lui condannato a morte e ghigliottinato, ma la sua memoria ispirò molti canti anarchici negli anni seguenti.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Motta Visconti, in provincia di Milano, l'8 settembre del 1873 da una modesta e numerosa famiglia di contadini (aveva ben cinque fratelli ed una sorella). Il padre morì di pellagra (una malattia provocata dall'alimentazione contadina di allora, costituita quasi esclusivamente di polenta) in un manicomio e, non volendo pesare sulla madre, a cui era molto attaccato, all'età di tredici anni si trasferì a Milano. Qui trovò lavoro come garzone presso un fornaio. Fu in quel periodo che Caserio venne in contatto con gli ambienti anarchici locali e, a seguito degli scontri di Piazza Santa Croce in Gerusalemme avvenuti il primo maggio a Roma, diventò anarchico egli stesso nel 1891. Successivamente, fondò un piccolo circolo anarchico nella zona di Porta Genova denominato A pèe (in milanese "a piedi", cioè "senza soldi"). Pietro Gori lo ricordava come "un compagno molto generoso"; raccontava di averlo visto, davanti alla Camera del Lavoro, dispensare ai disoccupati pane e opuscoli anarchici stampati con il suo misero stipendio. Nel 1892 venne identificato e schedato durante una manifestazione di piazza; arrestato per aver distribuito un opuscolo antimilitarista a dei soldati, fu costretto a fuggire, prima in Svizzera, a Lugano e Ginevra, ed infine in Francia, a Lione, Vienne e Sète.

Copertina de Le Petit Journal del 2 luglio 1894, con un'illustrazione dell'assassinio di Sadi Carnot

L'omicidio di Sadi Carnot[modifica | modifica wikitesto]

L'esecuzione degli anarchici Ravachol, Auguste Vaillant ed Émile Henry, autori in Francia di diversi attentati, provocò profondo risentimento in ambiente anarchico, compresi gli immigrati italiani di idee libertarie. A ciò si aggiunse il massacro di Aigues-Mortes, in cui alcuni popolani francesi uccisero molti operai italiani delle saline; gli assalitori verranno tutti assolti dal tribunale. La povertà era molto diffusa e il governo reagì duramente alle proteste, varando leggi contro quelli che venivano chiamati reati d'opinione: molti anarchici vennero arrestati solo per aver applaudito o sostenuto Vaillant; alcuni furono inviati nei bagni penali con processi sommari per aver partecipato a pubbliche letture di scritti anarchici, lasciando le loro famiglie nella miseria.[2]

Il coltello con cui Caserio assassinò Carnot

La mancata concessione della grazia da parte del Presidente Marie François Sadi Carnot nei confronti di Vaillant (nonostante non avesse ucciso nessuno, ma solo ferito, come era sua intenzione secondo quanto dichiarò) che aveva già spinto Henry a compiere un attentato di protesta, assieme forse al linciaggio delle saline[3], spinse Caserio ad un attentato contro lo stesso Sadi Carnot, identificato come il principale responsabile della repressione contro gli anarchici e gli immigrati, nonché della miseria del popolo in quanto rappresentante in capo dell'odiato Stato borghese e proponente della stretta repressiva avviata con l'approvazione delle tre nuove leggi poliziesche, le cosiddette "leggi scellerate".[2]

Il 24 giugno 1894, deciso quindi a vendicare Auguste Vaillant, si recò a Lione dove Sadi Carnot era atteso per l'inaugurazione dell'Esposizione Universale. Comprò un coltello e lo avvolse in un foglio di giornale. Caserio attese che il corteo presidenziale transitasse in piazza della Repubblica, quando approfittando della confusione si avvicinò alla vettura agitando un foglio di carta. I poliziotti pensando che dovesse sottoporre una supplica al presidente lo lasciarono avvicinare fino a montare sul predellino della vettura. Raggiunto il Presidente, lo colpì al fegato (non al cuore, come volle la leggenda e come venne affermato) con il lungo coltello dal manico rosso e nero (i colori che simboleggiano l'anarchismo), su cui aveva forse scritto il nome "Vaillant".[2] Caserio, dopo aver rivendicato il gesto in mezzo alla folla gridando "Viva l'anarchia!", tentò la fuga, ma fu trattenuto dai passanti e quindi immobilizzato dalle forze dell'ordine.[4] Sadi Carnot morì poche ore dopo, il 25 giugno, e venne sepolto solennemente al Pantheon di Parigi.[4]

Il processo e la condanna a morte[modifica | modifica wikitesto]

Caserio in prigione

Caserio fu processato il 2 e 3 agosto. Dalla prigione spedì una cartolina raffigurante Ravachol alla vedova di Sadi Carnot, con la scritta, in francese Il est bien vengé ("è stato ben vendicato").[5] Di fronte al tribunale che lo condannò alla ghigliottina, Caserio pronunciò la propria difesa, per mezzo di un interprete, difendendo e motivando il gesto, come vendetta per la morte di Vaillant e gli arresti tra gli anarchici; tra le altre cose disse:

« Poco tempo fa, Vaillant ha lanciato una bomba nella Camera dei Deputati, per protestare contro l’attuale sistema della società. Non ha ucciso nessuno, solo ferito qualche persona; ma la giustizia borghese l’ha condannato a morte. E, non soddisfatta della condanna dell’uomo colpevole, ha perseguitato gli anarchici. (...) Il governo non ha pensato alle loro mogli e ai loro figli. Non ha pensato che l’uomo detenuto in cella non è l’unico a soffrire, che i piccoli chiedono il pane. La giustizia borghese non si è fatta turbare dal caso di questi innocenti, che non sanno nemmeno che cosa sia la società. Non è colpa loro se il loro padre è in prigione; chiedono solo da mangiare. (...) Se il governo usa contro di noi i fucili, le catene, le prigioni, dovremmo forse noi, gli anarchici, noi che difendiamo la nostra vita, restare chiusi in casa? No. Al contrario noi rispondiamo al governo con la dinamite, le bombe, i coltelli, i pugnali. In una parola, noi dobbiamo fare quello che è possibile per distruggere la borghesia e i governi. (...) La patria non esiste per noi poveri operai. La patria per noi è il mondo intero... voi siete i rappresentanti della società borghese, signori giurati; se voi volete la mia testa, prendetevela; ma non crediate con questo di arrestare la propaganda anarchica. Fate attenzione, l’uomo raccoglie ciò che semina.[6][2] »

Al processo, infatti, non tentò mai di negare la propria responsabilità, né di chiedere la pietà del giudice, né successivamente richiese la grazia al nuovo Presidente. Gli fu offerta la possibilità di ottenere l'infermità mentale e in cambio avrebbe dovuto fare i nomi di alcuni compagni, ma Caserio rifiutò, con la celebre frase "Caserio fa il fornaio, non la spia". In cella, mentre attendeva la condanna a morte, gli fu anche mandato, con il permesso del Ministro degli Esteri, il coadiutore di Motta Visconti don Alessandro Grassi per l'estrema unzione e per confessarsi, ma rifiutò, in quanto ateo.[5] Fu giustiziato il 16 dello stesso mese tramite ghigliottina. Sul patibolo, infine, un attimo prima di morire, gridò rivolto alla folla: "Forza, compagni! Viva l'anarchia!".[5]

Copertina di Le Progrès illustré, del 20 agosto 1894, illustrazione dell'esecuzione di Caserio, avvenuta a Lione il 16 agosto 1894 nei pressi della prison Saint-Paul all'angolo tra la rue Smith e cours Suchet.

Le reazioni in Francia[modifica | modifica wikitesto]

Il gesto di Caserio provocò diversi atti di violenza e intolleranza da parte dei francesi contro i numerosi immigrati italiani, compatrioti dell'assassino, e contro gli anarchici in genere. Subito dopo l'attentato il consolato italiano di Lione fu assaltato e difeso a stento e diversi negozi di italiani vennero saccheggiati. I disordini furono tali da condurre all'arresto di 1200 persone in poche ore. Nel resto della Francia si assistette a numerosi licenziamenti di lavoratori italiani e nei giorni successivi si registrarono almeno 3000 rimpatri, tra i quali quello dell'avvocato Pietro Gori, conoscente di Caserio. Contemporaneamente però, e nei mesi a seguire, si verificarono numerosi arresti per apologia di reato nei confronti di sostenitori dell'azione di Caserio, tra questi Alexandre Dumas (figlio). A livello legislativo si ebbe inoltre un nuovo inasprimento con l'approvazione di una quarta "legge scellerata" che venne duramente contestata in Francia.[2]

Caserio è il protagonista del settimo capitolo del libro Gli anarchici di Cesare Lombroso.

Canti su Sante Caserio[modifica | modifica wikitesto]

Sulla figura di Caserio si è in seguito sviluppata una tradizione popolare di canti e di una perdurante memoria collettiva, in cui spesso Caserio viene accomunato nell'immaginario a Gaetano Bresci, l'uccisore di Umberto I di Savoia. Numerose sono le canzoni a lui dedicate, in parte tramandate oralmente. Alcuni esempi sono:

  • Le ultime ore e la decapitazione di Caserio di Pietro Cini (nota anche come Aria di Caserio o Il sedici di agosto)
  • Partito da Milano senza un soldo di autore anonimo
  • La ballata di Sante Caserio, nota anche come Sante Caserio, A Sante Caserio, Canto a Caserio, Aria di Sante Caserio, testo di Pietro Gori, su musica popolare; molto note anche le elaborazioni musicale moderna fatte da Daniele Sepe e dal gruppo folk rock italiano Les Anarchistes (questa contenuta nell'album del 2002 Figli di origine oscura).
  • Il processo di Sante Caserio, nota anche come L'interrogatorio di Caserio, anonimo. Varianti con testo leggermente diverso o cambiato in parte: E alla mattina presto suonan le campane, E si alza poi in piedi il presidente, Il Caserio lui davanti al tribunale
  • Caserio passeggiava per la Francia di anonimo
  • Pugnale pugnaletto di anonimo
  • Stornelli su Caserio di anonimo
  • Su fratelli pugnamo da forti di anonimo
  • Sante Caserio uccisore di Sadi Carnot di anonimo
  • Mesanoc an sl'aqua, della Banda Brisca

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dizionario biografico Treccani.it
  2. ^ a b c d e Il mito di Sante Caserio
  3. ^ vedi qui; come riportato in una versione dell'interrogatorio a Caserio
  4. ^ a b Walter Minardi, "Un sinistro risvolto della Belle Epoque: il terrorismo anarchico", su Historia n° 165, settembre 1971 pag 34: "L'attentatore getta il pugnale insanguinato e fende la folla tentando di fuggire, ma qualcuno lo trattiene e i poliziotti accorsi s'impadroniscono di lui e lo conducono al commissariato di rue Moliere, proteggendolo dalla folla che lo vuole linciare."
  5. ^ a b c Sante Caserio - antiwarsongs
  6. ^ Roberto Gremmo, Sante Caserio, ELF, 1994, p.52

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Maurizio Antonioli. «Voce Sante Caserio», in Autori Vari. Dizionario biografico degli anarchici italiani, vol. I, ed. BFS, Pisa 2003 ISBN 88-86389-86-8
  • Rino Gualtieri, Per quel sogno di un mondo nuovo, Euzelia editrice, Milano 2005 ISBN 88-88372-15-6
  • Errico Malatesta, Dialoghi sull'anarchia, Gwynplaine edizioni, Camerano (AN) 2009 ISBN 978-88-95574-06-6
  • Giovanni Ansaldo, Gli anarchici della Belle Époque, Le Lettere, Milano 2010 ISBN 88-6087-240-5
  • Gianluca Vagnarelli, Fu il mio cuore a prendere il pugnale. Medicina e antropologia criminale nell'affaire Caserio, Zero in condotta, Milano 2013 ISBN 978-88-95950-33-4

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 18026952 LCCN: no94040051