Pedofilia

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La parola pedofilia deriva dal tema greco παις, παιδός (bambino) e φιλία (amicizia, affetto).

  • In ambito psichiatrico la pedofilia è catalogata nel gruppo delle parafilie, ovvero tra i disturbi del desiderio sessuale, e consiste nella preferenza erotica[1] da parte di un soggetto giunto alla maturità genitale per soggetti che invece non lo sono ancora, cioè in età pre-puberale. Il limite di riferimento di età varia da persona a persona (poiché ogni individuo raggiunge la maturità sessuale in tempi diversi), ma oscilla generalmente tra gli 11 e 13 anni.
  • Nell'accezione comune, al di fuori dall'ambito psichiatrico, talvolta il termine pedofilia si discosta dal significato letterale e viene utilizzato per indicare quegli individui che commettono violenza attraverso la sessualità su di un bambino, o che commettono reati legati alla pedopornografia. Questo uso del termine è inesatto e può generare confusione. La psichiatria e la criminologia distinguono i pedofili dai child molester (molestatori o persone che abusano di bambini);[2][3] le due categorie non sono sempre coincidenti. La pedofilia è una preferenza sessuale dell'individuo o un disturbo psichico. La pedofilia definisce l'orientamento della libido del soggetto, non un comportamento oggettivo. Vi sono soggetti pedofili che non attuano condotte illecite, come si hanno casi di abusi su bambini compiuti da individui non affetti da pedofilia[4].

La diagnosi in psichiatria[modifica | modifica sorgente]

L'attrazione sessuale - in qualche misura - verso i bambini non è sufficiente per la diagnosi di pedofilia. La psichiatria (secondo il criterio DSM IV-TR)[5] definisce pedofili solo quelle persone, aventi più di 16 anni, per le quali i bambini o le bambine costituiscono l'oggetto sessuale preferenziale, o unico. Occorre inoltre che il sintomo persista in modo continuativo per almeno 6 mesi. Non si considera pedofilia il caso in cui la differenza di età tra gli individui sia minore di circa 7 anni. Non sono da considerare pedofili i soggetti attratti principalmente da persone in fasce di età pari o superiori ai 12 anni circa, purché abbiano già raggiunto lo sviluppo puberale: l'attrazione per gli adolescenti è definita con i termini poco usati efebofilia e ninfofilia o «sindrome di Lolita».

Il criterio psichiatrico DSM prevede diverse specificazioni, la pedofilia può essere: di Tipo Esclusivo (attratto solo da bambini/e) oppure di Tipo Non Esclusivo (persona attratta anche da persone adulte); di Tipo Differenziato (attrazione solo per uno dei due sessi) oppure di Tipo Indifferenziato. L'attrazione per bambini maschi risulta mediamente più resistente fra i child molester: il tasso di recidiva dei soggetti attratti da bambini è circa doppio di quelli attratti da bambine. Tali aspetti sono anche meglio dettagliati nell'ambito della psicopatologia sessuale dei Sexual Offender, vale a dire di quella categoria di persone che a motivo della loro compulsività sessuale rientrano nelle casistiche giudiziarie e attuano comportamenti che vengono riconosciuti come penalmente rilevanti[senza fonte]. Il Tipo Indifferenziato inoltre sembra essere mediamente più grave del Tipo Differenziato. Vi è inoltre una forma di pedofilia limitata all'incesto (interesse rivolto solo a figli/e o a fratelli/sorelle).

D'altra parte, il criterio categoriale del DSM non considera l'aspetto dimensionale del disturbo: vale a dire che nell'ambito della stessa diagnosi esistono svariate manifestazioni di gravità della stessa che solamente un accurato esame della psicopatologia sessuale è in grado di definire con precisione[senza fonte].

Analisi del fenomeno[modifica | modifica sorgente]

Reati di pedofilia si sono verificati in tutti i luoghi dove sono presenti bambini: famiglie (nel qual caso potrebbe trattarsi di incesto), centri religiosi (seminari, oratori), scuole d'infanzia, associazioni giovanili (negli Stati Uniti d'America i boy-scout). Data l'estrema ampiezza di tipologie di reati, che talvolta non richiedono nemmeno il contatto fisico col bambino (es. esibizionismo, riproduzione di materiale pedopornografico, ecc.), la diffusione dei reati di pedofilia è considerata elevatissima. «Il 10-30% circa dei bambini subisce molestie sessuali entro i 18 anni. L'attrazione del pedofilo può essere rivolta sia verso i bambini sia verso le bambine, ma sembra che queste ultime siano le vittime più frequenti (88%).»[6]

Nel maggio 2007 tutti i media hanno parlato ripetutamente di notizie su reati svolti da membri del clero, sulla base del fatto che oltre 4000 sacerdoti sono stati accusati di abuso di minori negli USA e in Canada. Si tratta però del numero totale delle accuse raccolte in un arco di 50 anni e comprende non solo i casi di pedofilia in senso stretto, ma anche i rapporti con adolescenti minori di anni 18. Sino a oggi le condanne per pedofilia hanno riguardato 40 casi su 4000. Nel giugno 2009 il cardinale Cláudio Hummes, Prefetto della Congregazione per il Clero ha dichiarato al settimanale cattolico spagnolo Vida Nueva che «i casi di pedofilia a volte non arrivano nemmeno al 4% dei sacerdoti».[7] Questa dichiarazione rettifica una precedente intervista dello stesso cardinale Hummes del 5 gennaio 2008 all'Osservatore Romano, in cui dichiarava che tra i sacerdoti «neppure l'1% ha a che fare con problemi di condotta morale e sessuale».[7]

Nel settembre del 2009 l'arcivescovo Silvano Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede all'ONU di Ginevra, in una dichiarazione emessa in una riunione del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite a Ginevra, in relazione ai crimini sessuali sui minori, ha dichiarato che «nel clero cattolico solo tra l'1,5% e il 5% dei religiosi ha commesso atti di questo tipo».[8]

La cifra del 4% è stata contestata anche dallo studioso Massimo Introvigne, sulla base di uno studio indipendente (il John Jay Report) condotto dal John Jay College of Criminal Justice della City University of New York, che non è un'università cattolica ed è unanimemente riconosciuta come la più autorevole istituzione accademica degli Stati Uniti in materia di criminologia.[9]

Nel 2009 è uscito un libro[10] che riporta cifre aggiornate sulla pedofilia nella Chiesa americana. Tra il 1950 e il 2004 si sono registrati undicimila casi documentati di abusi sessuali su minori i cui autori sono preti (vedi John Jay Report). Mediamente i preti diocesani implicati negli abusi sono il 4,3 per cento. Alcuni anni hanno prodotto percentuali molto alte di preti pedofili. Nel 1963, 1966, 1970 e nel 1974 si è arrivati all'otto per cento di predatori diocesani, fino al nove per cento del 1975.

Nel libro si fanno anche delle estrapolazioni su quelli che possono essere i limiti del fenomeno pedofilia (abusi su minori) nella Chiesa e si stima che i casi sono stimabili in quaranta-sessantamila che farebbero salire il tasso dei preti abusanti a percentuali altissime.[11]

Per quanto riguarda i crimini più efferati, uno studio del Centro Aurora di Bologna (Centro Nazionale per i bambini scomparsi e sessualmente abusati)[12] ha evidenziato che in Italia dal 2004 al 2007 sono scomparsi 3.399 minori, non ritrovati nel periodo considerato.

La pedofilia in Italia[modifica | modifica sorgente]

Secondo i dati raccolti da Telefono Azzurro e pubblicati nel Rapporto Nazionale sulla Condizione dell'Infanzia e dell'Adolescenza[13], quasi il 60% degli abusi su minori avviene in famiglia. Nel panorama internazionale emerge che in Francia e in Inghilterra i minorenni vittime di abuso sessuale sono molto più numerosi, ma ciò che preoccupa in Italia è il "sommerso": è probabile, infatti, che alcune situazioni di abuso non arrivino alla denuncia.[14]

L'attendibilità delle testimonianze infantili[modifica | modifica sorgente]

In Italia è stato messo a punto un protocollo realizzato dalla collaborazione interdisciplinare tra avvocati, magistrati, psicologi, psichiatri, criminologi e medici legali dopo il convegno "Abuso sessuale sui minori e processo penale", tenutosi a Noto il 9 giugno 1996. Questo documento chiamato appunto Carta di Noto, aggiornato il 7 luglio 2002, prescrive la prassi da seguire nel ricevere la testimonianza del bambino o della bambina. La Corte Costituzionale ha più volte ribadito che le direttive contenute nella "Carta di Noto" rappresentano delle mere indicazioni metodologiche non tassative, con la conseguenza che l'eventuale inosservanza di dette prescrizioni non comporta la nullità dell'esame.[15]

Le fantasie infantili secondo Freud[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Complesso di Edipo#Dal trauma (teoria della seduzione) al desiderio (fantasie di seduzione).

Molti accusati di pedofilia sono stati assolti nonostante testimonianze oculari (il ricordo vivo e particolareggiato dei minorenni coinvolti), rivelatesi poi non attendibili e in contrasto con i riscontri probatori.

In psicologia, è noto che una persona può avere un ricordo molto vivo e dettagliato di eventi, che sinceramente crede che siano accaduti, ma che non si sono mai verificati in realtà. Perciò, anche se la testimonianza proviene da un bambino, che non può avere interesse a testimoniare il falso, le indagini devono trovare riscontri probatori oggettivi, per non fondare la pubblica accusa solo sulla base di testimonianze oculari.

Le accuse di pedofilia talora rivolte da bambini minorenni nei confronti dei genitori potrebbero rientrare in «sogni a occhi aperti», che sono un appagamento compensativo nell'immaginazione di desideri che il bambino avverte come pericolosi, reprime e tende a dimenticare. La soddisfazione avviene in un modo semplice, producendo un ricordo che è identico a quello che si sarebbe voluto che accadesse nella realtà. Quando la personalità diviene più forte, nell'adulto, la compensazione e rimozione divengono più capaci di soddisfare un desiderio in modo diverso dalla volontà iniziale, ma con azioni nella vita reale, senza forzare la memoria e i ricordi.

La tesi di Sigmund Freud e della figlia Anna (che parlò più esplicitamente di queste fantasie infantili) è stata a volte portata come prova nei tribunali per smentire accuse di pedofilia. Tuttavia la loro tesi è stata oggetto della più feroce critica da parte di Jeffrey Moussaieff Masson, che durante i primi anni ottanta era direttore dei Freud Archives:[16]

« Consideriamo per quanto tempo gli psicoanalisti hanno negato la realtà degli abusi sessuali sui bambini. Questi abusi esistevano già molto tempo prima che se ne occupasse Freud, ma le sue conclusioni, non provate, che il fenomeno fosse in gran parte immaginario, lo tenne occulto fino a quando il movimento femminista non ne rivelò la vera diffusione.[17] »

Presunti abusi infantili sono anche riemersi nella memoria di migliaia di pazienti adulti sottoposti a psicoterapia o altre cure analoghe, determinando un vivace dibattito scientifico sulla loro attendibilità e un seguito di contenziosi legali.

Da vittime a carnefici[modifica | modifica sorgente]

Secondo alcuni studi, una rilevante percentuale dei condannati per pedofilia ha a sua volta subito abusi durante l'infanzia. «È stato osservato che i bambini che erano stati oggetto di attenzioni pedofiliche mostrano da adulti un comportamento analogo con maggior frequenza rispetto alla popolazione generale.»[6]

Freud affermò che i traumi infantili in generale sono inguaribili e lasciano ferite che non rimarginano più e che provocano, negli adulti con una storia di abusi nella loro infanzia, una molteplicità di fenomeni a carico della sfera emotiva, relazionale, sociale, comportamentale di varia profondità.

Tale fatto determina due elementi di rilievo per la legislazione in materia: da un lato evidenzia la gravità del danno subito dal bambino (e quindi della colpa del reo), dall'altro lascia intuire la difficoltà di stabilire capacità di intendere e di volere del reo, in quanto è possibile che sia affetto da turbe psichiche (o raptus improvvisi) a causa di violenze pregresse subite nell'infanzia. D'altra parte la complessità del problema emerge chiaramente in ambito clinico a fronte delle difficoltà nelle quali si vengono a trovare i professionisti (psichiatri e psicologi) che trattano le persone affette da pedofilia.

Terapia[modifica | modifica sorgente]

Il programma terapico si pone queste mete:[6]

  • il decremento dell'impulso sessuale rivolto al bambino mediante l'eliminazione di rinforzi positivi (la "cessazione di stimoli rinforzanti" del condizionamento operante) e tramite il controllo del turgore del pene;
  • il decremento del coinvolgimento emozionale nei confronti del bambino;
  • il miglioramento dei rapporti interpersonali con altri adulti;
  • il decremento dell'ipersessualità.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale è utile per interrompere i comportamenti parafilici appresi. Validi risultati si ottengono anche con la terapia di gruppo. Qualora il disturbo sia contraddistinto da un'ipersessualità, si ricorre a un trattamento psicofarmacologico usando il ciproterone acetato (CPA) e il medrossiprogesterone acetato (MPA), con durata superiore anche ai quattro anni. Se la pedofilia è associata ad altri disturbi psichiatrici, si può intervenire con antidepressivi e antipsicotici.

L'indagine del NIMH e pubblicazioni su riviste specializzate[modifica | modifica sorgente]

Il dott. prof. Gene G. Abel,[18] ordinario di Psichiatria alla Facoltà di Medicina dell'Università di Emory in Georgia e direttore della Clinica per i disturbi sessuali di Manhattan, ha realizzato per il National Institute of Mental Health (NIMH) ("Istituto Nazionale di Igiene Mentale degli Stati Uniti") il più grande studio al mondo sul fenomeno pedofilia. The Abel and Harlow child molestation prevention study[19] è durato otto anni ed è stato condotto su 16 000 adulti che hanno ammesso di aver molestato almeno un bambino. I risultati delle sue ricerche sono pubblicati sulle più importanti riviste di psichiatria mondiali, sul New York Times[20] e nel volume The Stop Children Molestation Book.[21]

Secondo i dati dello studio, i pedofili tenderebbero a modificare le loro attività sociali e lavorative scegliendo stili di vita e mestieri a contatto con i minori, in special modo occupando posizioni che permettano di ottenere agevolmente la fiducia dei bambini e genitori. In particolare un pedofilo adatta la propria professione alle proprie esigenze sessuali.

(EN)
« Molesters often become youth ministers, day-care workers, Boy Scout leaders, teachers, Big Brothers and pediatricians, He [a pedophile] is often an active Christian who is involved in his church.[22] »
(IT)
« I molestatori spesso diventano leader di gruppi giovanili, infermieri, capi scout, insegnanti, "Fratelli maggiori" e pediatri. [Un pedofilo] è spesso un fervente cristiano con ruoli all'interno della sua chiesa. »

Nello studio si legge chiaramente che:

(EN)
« While it is a commonly held belief that men who prefer men as adult sex partners molest boys and men who prefer women as adult sex partners molest girls, our study result suggests something different. [...] The majority of men who molest boys (70 percent) are predominantly heterosexual.[21] »
(IT)
« Benché sia una credenza comune che gli uomini che preferiscono uomini come partner sessuali adulti molestino ragazzi e gli uomini che preferiscono donne come partner sessuali adulti molestino ragazze, il risultato del nostro studio evidenzia qualcosa di diverso. [...] La maggioranza degli uomini che molestano i ragazzi (70 percento) ha prevalenza eterosessuale. »

Secondo due studi pubblicati sull'American Journal of Psychology e il Journal of Psychiatric Practice, i bambini sviluppano problemi psicologici maggiori quando gli abusi vengono compiuti da figure genitoriali (amici di famiglia, preti o altre figure religiose, allenatori) o quando vengono condotti con l'uso di violenza e/o con contatti genitali.[23][24]

La pedofilia femminile[modifica | modifica sorgente]

Sebbene gran parte dei pedofili sia di sesso maschile, una percentuale stimata almeno al 4% da un rapporto FBI del luglio 2000[25] è rappresentata da adulti di sesso femminile.[26][27][28][29][30][31][32][33]

Alcune questioni aperte[modifica | modifica sorgente]

La prescrizione del reato[modifica | modifica sorgente]

Nell'ordinamento penale italiano il reato di pedofilia si estingue e non è più perseguibile dopo 10 anni dal fatto. La norma è oggetto di dibattito tenuto conto dell'età media delle vittime e dei tempi per la presa di coscienza degli abusi subiti, oltre alla gravità del danno che potrebbe giustificare da sola l'assenza di qualsiasi prescrizione.
A ciò si aggiunge che, senza una iniziativa penale dei famigliari del minore o di ufficio, la legge in questo modo esclude dalla tutela giurisdizionale proprio le vittime precoci fino a otto anni di età, che vedono decorrere i 10 anni di prescrizione prima ancora di avere raggiunto la maggiore età e il diritto ad agire autonomamente in giudizio.

La castrazione chimica[modifica | modifica sorgente]

La castrazione chimica è un trattamento farmacologico, che dovrebbe dissuadere il pedofilo da recidive eliminando la libido connessa all'atto violento ed è utilizzato in diversi paesi, spesso in combinazione con misure di sospensione condizionale della pena. Nel corso del 2005, l'allora ministro delle riforme Roberto Calderoli ne ripropose l'utilizzo in Italia.[34]

La castrazione chimica elimina la libido connessa con gli atti sessuali, solamente in via temporanea.

L'accettazione di questa pratica è spesso la premessa di una libertà condizionale, anche se il trattamento farmacologico potrebbe non essere ripetuto, con il rischio di reiterazione del reato.

In altre parole, è necessaria un'assunzione puntuale e prolungata nel tempo dei farmaci inibitori degli ormoni sessuali, non priva di conseguenze fisiologiche, maggiori di una castrazione chirurgica.

La perdita del diritto alla privacy del pedofilo[modifica | modifica sorgente]

Negli USA è in vigore la cosiddetta "Legge Megan", che prende il nome da Megan Kanka, bimba di sette anni rapita, violentata e uccisa nel 1994 da un vicino di casa pluripregiudicato per reati sessuali su minori. La legge prevede che chiunque venga condannato per qualsiasi genere di reato a sfondo sessuale perda essenzialmente ogni diritto alla Privacy per un periodo variabile, da un minimo di 10 anni dalla data del rilascio fino a tutta la vita, con l'obbligo di registrare presso le Forze dell'ordine il proprio domicilio e i propri spostamenti, il divieto assoluto di frequentare, o risiedere nelle vicinanze di, luoghi abitualmente frequentati da minori o dal genere di persona normalmente bersaglio dei propri crimini, e in taluni casi l'affissione di tali dati in un registro pubblicamente consultabile; alcune municipalità statunitensi offrono la possibilità a chiunque di accedere a tali dati tramite appositi siti Internet. L'applicazione di questa legge è ancora fonte di un aspro dibattito negli USA. Un'ampia parte dell'opinione pubblica la sostiene basandosi sul fatto che i predatori sessuali tendono a un alto grado di recidiva; tuttavia alcuni Stati e comunità ancora rifiutano di applicarla, sulla base del fatto che interessa persone che hanno pagato il loro debito con la società scontando una pena detentiva, e che la violazione della loro privacy può mettere essi e le loro famiglie in pericolo di ritorsioni.

Collaborazione e conflitti fra diversi ordinamenti giuridici[modifica | modifica sorgente]

Rapporti fra uno Stato e una Chiesa o un'associazione[modifica | modifica sorgente]

Il rapporto fra l'ordinamento giuridico della Chiesa Cattolica, il diritto canonico, e il diritto penale degli stati laici è cosa molto differente dal rapporto fra le legislazioni di stati diversi, sopra descritto. Il diritto canonico regolamenta l'agire dei fedeli, mentre il codice penale ha a che vedere solo con i reati. Per lo più i reati sono anche peccati, e nel caso della pedofilia peccati gravissimi, ma si tratta di cose concettualmente diverse.

È indispensabile non confondere sul piano giuridico la Chiesa Cattolica con il Vaticano. La Chiesa è una comunità internazionale (articolata in chiese nazionali) retta da una "costituzione" (il diritto canonico, appunto), che gioca un ruolo identico a quello svolto dallo statuto di qualunque associazione. La Città del Vaticano, invece, è uno Stato, dotata di un territorio e di un proprio sistema legislativo e in quanto tale ha in comune con la Chiesa Cattolica solo il fatto di essere guidato dal Papa e nulla più.

Come tutte le comunità, la Chiesa ha stabilito anche delle regole per sospendere o escludere i membri indegni e dei tribunali per applicare queste norme (in una associazione è il collegio dei probiviri). Chi abbia commesso un grave crimine, come ad esempio la pedofilia, sarà sottoposto dallo Stato (o dagli Stati) competente a processo penale. Nella chiesa cattolica la repressione dei crimini contro sacramenti e contro la morale, fra cui la pedofilia, è regolata dalla De Delictis Gravioribus, che ha sostituito nel 2001 la Crimen sollicitationis a seguito della riforma del codice di Diritto Canonico.

Già la Crimen sollicitationis equiparava la pedofilia, dal punto di vista penale, ai casi più gravi di molestie sessuali durante il Sacramento della Penitenza (§73); per questi reati è prevista la pena massima possibile, cioè la riduzione allo stato laicale (§61).

È previsto l'insediamento nella diocesi interessata di un tribunale ad hoc presieduto dal vescovo e composto di soli sacerdoti esperti di diritto canonico (non di avvocati rotali laici). Le sedute sono a porte chiuse e gli atti del processo secretati, data la natura infamante delle accuse. L'eventuale verdetto di condanna, però, è ampiamente diffuso per consentire l'implementazione delle pene (sospensione a divinis, scomunica, ecc.). Il secondo grado di appello è presso la Congregazione per la Dottrina della Fede a Roma.

Il tribunale ecclesiastico, data la sua natura e finalità, non ha autorità per chiedere al colpevole di costituirsi presso le autorità civili e subire anche un processo da parte dello Stato, né a membri del tribunale o a testimoni oculari di denunciare il fatto.[35]

Resta naturalmente per tutti l'obbligo morale grave di fare tutto quanto è possibile per impedire che eventuali atti di pedofilia vengano ripetuti. Perciò i dettami del "diritto divino naturale" (uno dei fondamenti del diritto canonico) comportano l'obbligo perentorio di denunciare il presunto reo alle istituzioni ecclesiali.[36] Lo stesso obbligo morale sussiste implicitamente verso i tribunali civili, fatte salve le notizie coperte da segreto pontificio (cioè quelle acquisite dalle udienze del processo: ad esempio una eventuale confessione del reo), che sono coperte dal segreto del confessionale, e fatto salvo il diritto di autotutela di vittime e testimoni, spesso riluttanti a procedere a denunce penali.

Gli Stati laici riconoscono sia l'autonomia del diritto canonico sia la legittimità del segreto del confessionale. Ovviamente gli stessi sacerdoti o vescovi, se esecutori di atti penalmente rilevanti, sono assoggettati come chiunque al giudizio delle corti statali, secondo quanto è previsto dall'ordinamento giuridico di ogni nazione.

Le dichiarazioni della Chiesa cattolica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Casi di pedofilia all'interno della Chiesa cattolica.

Per quanto riguarda le denunce di pedofilia nei confronti di sacerdoti cattolici, le dichiarazioni e i gesti di Benedetto XVI hanno assunto nel tempo i toni di una crescente condanna:

  • Ottobre 2006, Irlanda, uno dei Paesi più colpiti: il Pontefice parla di «enormi crimini» di fronte ai quali «è urgente adottare misure perché non si ripetano» e tra questa misure indica la necessità di «garantire che i principi di giustizia siano pienamente rispettati».[37]
  • Aprile 2008, Usa: esprime «profonda vergogna»[38] e, su iniziativa del cardinale di Boston, riceve cinque «vittime».
  • 19 luglio 2008, Giornata Mondiale della Gioventù, Sydney: «Le vittime devono ricevere compassione e cura e i responsabili di questi mali devono essere portati davanti alla giustizia.» Oltre a questa nuova dichiarazione, ribadisce l'invito a: «riconoscere la vergogna che tutti abbiamo sentito a seguito degli abusi sessuali sui minori da parte di alcuni sacerdoti o religiosi di questa nazione. Sono profondamente dispiaciuto per il dolore e la sofferenza che le vittime hanno sopportato e assicuro che, come i loro pastori, anche io condivido la loro sofferenza».[39] Come ultimo gesto prima di lasciare l'Australia a conclusione della 23ª Giornata mondiale della Gioventù, Benedetto XVI ha incontrato un gruppo rappresentativo (due uomini e due donne) di coloro che hanno subito abusi sessuali da parte del clero.
  • 14 marzo 2010: Mons. Giuseppe Versaldi commenta lo scandalo degli abusi sui minori.[40]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Cf. Treccani Vocabolario online.
  2. ^ K.V. Lanning, Child Molester. A Behavioral Analysis, National Center for M. a. Exploited Children, Arlington, Virginia, 1992.
  3. ^ M. Picozzi, M. Maggi, Pedofilia: inquadramento clinico e analisi del fenomeno in Italia, Guerini E., cap. I, 2003.
  4. ^ http://www.114.it/joom114/images/stories/quaderno_pedofilia_def_1.pdf
  5. ^ (EN) Pedophilia.
  6. ^ a b c Cf. Dizionario Simoni online.
  7. ^ a b [1].
  8. ^ [2].
  9. ^ Introvigne e i preti pedofili, articolo de Il Giornale del 27 maggio 2010 e Cosa c'è dietro gli scandali? (formato pdf), articolo di Introvigne pubblicato su Avvenire il 18 marzo 2010. URL consultati l'8-2-2012.
  10. ^ M.G. Frawley-O'Dea, V. Goldner (a cura di), Atti impuri. La piaga dell'abuso sessuale nella chiesa cattolica, Milano, Raffaello Cortina, 2009. ISBN 88-6030-223-4; ISBN 978-88-6030-223-6. Su books.google.it.
  11. ^ Marco Politi, Atti impuri. Quegli abusi nel mondo della Chiesa, articolo pubblicato su la Repubblica del 24 gennaio 2009. URL consultato l'8-2-2012.
  12. ^ Centro Aurora, Viaggio nelle tenebre (cf. bibliografia).
  13. ^ http://azzurro.it/index.php/it/pubblicazioni/rapporti-nazionali-infanzia
  14. ^ Cf. Pedofilia, l'abuso è in famiglia 6 volte su 10, Rai News 24, 5 maggio 2009. URL consultato il 5-3-2010.
  15. ^ Sentenza Cass. Pen. Sez. III^ n. 9157/2010.
  16. ^ P. Migone, Storia dello scandalo Masson, ultima edizione riveduta ne Il Ruolo Terapeutico, 2002. URL consultato il 7-2-2010.
  17. ^ Jeffrey Moussaieff Masson e Susan McCarthy, Quando gli elefanti piangono. La vita emotiva degli animali, traduzione di Libero Sosio, Tropea Editore, 2010, p. 18.
  18. ^ (EN) Sito dell'ateneo di Emery.
  19. ^ (EN) Cf. estratti in formato pdf. URL consultato il 6-1-2012.
  20. ^ (EN) Cf. articolo del New York Times. URL consultato il 6-1-2012.
  21. ^ a b (EN) G.G. Abel, Nora Harlow, The Stop Children Molestation Book, Philadelphia, Pa: Xlibris, 2001. ISBN 1-4010-3481-0; ISBN 978-1-4010-3481-8. Su books.google.it. URL consultato il 6-1-2012.
  22. ^ (EN) G.G. Abel, N. Harlow, The Child Abuser: How Can You Spot Him?, Redbook Magazine, Agosto 1987. Su books.google.it. URL consultato il 6-1-2012.
  23. ^ (EN) J.B. Murray, Psychological profile of pedophiles and child molesters, in American Journal of Psychology, 2000, vol. 134, n.2, pp. 211-224. Abstract. URL consultato il 5-1-2012.
  24. ^ (EN) Cf. L.J. Cohen, I.I. Galynker, Clinical features of pedophilia and implications for treatment, in Journal of Psychiatric Practice, 2002, vol. 8, n. 2, pp. 276-289. Abstract: [3] e [4]. URL consultati il 5-1-2012.
  25. ^ (EN) Cf. H.N. Snyder, A Sexual Assault of Young Children as Reported to Law Enforcement: Victim, Incident, and Offender Characteristics, Washington, DC: US Department of Justice, Bureau of Justice Statistics; 2000. Publication NCJ 182990. URL consultato il 5-1-2012.
  26. ^ Cf. Loredana Petrone e Mario Troiano, Se l'orco fosse lei? Strumenti per l'analisi, la valutazione e la prevenzione dell'abuso al femminile, Milano, Franco Angeli, 2005. ISBN 88-464-6608-X; ISBN 978-88-464-6608-2. Anteprima limitata disponibile su books.google.it.
  27. ^ Cf. Marina Valcarenghi, «Ho paura di me». Il comportamento sessuale violento, Milano, Pearson Paravia Bruno Mondadori, 2007, pp. 95-99. ISBN 88-424-2015-8; ISBN 978-88-424-2015-6. Anteprima limitata su books.google.it.
  28. ^ Cf. Fortunato Di Noto, La pedofilia in rete, in Salvino Leone (a cura di), L'innocenza tradita. Pedofilia: il punto sulla questione, Roma, Città Nuova, 2006, pp. 64-66. ISBN 88-311-2669-5; ISBN 978-88-311-2669-4. Anteprima limitata su books.google.it.
  29. ^ Cf. Articolo con intervista alla Petrone pubblicato su Il Corriere della Sera del 10 giugno 2010. URL consultato il 30-6-2010.
  30. ^ (EN) Cf. pedophilia, Encyclopædia Britannica..
  31. ^ (EN) Cf. Howard H. Goldman, Review of General Psychiatry, McGraw-Hill Professional Psychiatry, 2000, p. 374, ISBN 0-8385-8434-9.
  32. ^ (EN) Cf. Ryan C. W. Hall, MD and Richard C. W. Hall, MD, PA, Mayo Clinic Proceedings, A Profile of Pedophilia (2007), vol. 82, n. 4, pp. 457-471. URL consultato il 5-1-2012.
  33. ^ Cf. Loredana Petrone, Eliana Lamberti, Pedofilia rosa. Il crollo dell'ultimo tabù, Roma, Ma. Gi., 2011. ISBN 88-7487-060-4; ISBN 978-88-7487-060-8.
  34. ^ Calderoli: «Castrazione per i reati sessuali», Corriere della Sera, 22 giugno 2005.
  35. ^ La questione della espiazione del peccato mortale commesso si pone in altra sede, cioè nel momento in cui il colpevole chieda il perdono di Dio tramite il sacramento della Riconciliazione. Secondo il Catechismo della Chiesa Cattolica (Parte II, Sezione II, art.4, VI e VII) uno degli elementi essenziali del sacramento è la "soddisfazione" (cfr. N.1448), che consiste nel "fare il possibile per riparare (ad esempio restituire cose rubate, ristabilire la reputazione di chi è stato calunniato, risanare le ferite). La semplice giustizia lo esige." (N. 1459). La penitenza "deve corrispondere, per quanto possibile, alla gravità e alla natura dei peccati commessi" (N. 1460).
  36. ^ Cf. Crimen sollicitationis, §16-20.
  37. ^ Sito del Vaticano, Discorso ai Vescovi di Irlanda in visita ad Limina Apostolorum (28/10/2006).
  38. ^ Sito Vaticano, Intervista concessa dal Santo Padre ai giornalisti (15/04/2008).
  39. ^ Sito Vaticano, Celebrazione eucaristica con Vescovi, Seminaristi, Novizi e Novizie (19/07/2008).
  40. ^ Articolo pubblicato su L'Osservatore Romano. URL consultato il 30-6-2010.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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  • Marina Acconci e Alessandra Berti. Grandi reati, piccole vittime: reati sessuali a danno dei bambini. Confronto delle legislazioni dei paesi membri dell'Unione europea, esame degli aspetti clinici e preventivi del fenomeno della pedofilia. Genova, Erga, 1999. ISBN 88-8163-137-7
  • Bruno Zanin . Nessuno dovrà saperlo. Napoli ed.Pironti 2009 ISBN 88-7937-376-5
  • Luther Blissett. Lasciate che i bimbi. "Pedofilia": un pretesto per la caccia alle streghe. Roma, Castelvecchi, 1997. ISBN 88-8210-033-2
  • Alberto Cadoppi. Commentari delle norme contro la violenza sessuale e della legge contro la pedofilia Padova, CEDAM, 1999. ISBN 88-13-21845-1
  • Vittorio Luigi Castellazzi L'abuso sessuale all'infanzia: incesto e pedofilia, abusati e abusanti, accertamenti e interventi psicoterapeutici. Roma, LAS, 2007. ISBN 88-213-0638-0
  • Centro Aurora, Viaggio nelle tenebre – Pedofilia, traffico d’organi e culti distruttivi, Bologna, Centro Aurora, 2007.
  • Claudio Cerasa. Ho visto l'Uomo Nero. L'inchiesta sulla pedofilia a Rignano Flaminio tra dubbi, sospetti e caccia alle streghe Roma, Castelvecchi, 2007. ISBN 88-7615-211-3; ISBN 978-88-7615-211-5
  • Piero Monni. L'arcipelago della vergogna: turismo sessuale e pedofilia. Roma, Edizioni Universitarie Romane. 2001. ISBN 88-7730-087-6
  • Maria Rita Parsi. Più furbi di Cappuccetto rosso: suggerimenti a bambini, genitori, educatori, su come affrontare la pedofilia Milano, Mondadori, 2000. ISBN 88-04-45666-3
  • Ferruccio Pinotti e Carla Zavattiero. Olocausto bianco. Una inchiesta a 360°. Milano, BUR, 2008. ISBN 978-88-17-02058-9
  • Bartolomeo Romano. La tutela penale della sfera sessuale: indagine alla luce delle recenti norme contro la violenza sessuale e contro la pedofilia. Milano, Giuffré, 2000. ISBN 88-14-08310-X
  • Angileri Nicolò e Catalano Raffaella, "Angeli e orchi", Editore: Flaccovio Dario, Data pubblicazione: 31 Oct 09. ISBN 88-7758-901-9; ISBN 978-88-7758-901-9
  • Renato Vignati. L’infanzia abusata, pedofilia e violenza sessuale. In: L'infanzia. Aspetti e problemi psicologici(a cura di L. Di Giuseppe). Edizioni Psiconline, Pescara, 2006, pp. 171–185.ISBN 88-89845-01-5
  • (EN) Debbie Natan and Michael Snedeker, Satan's silence. Ritual abuse and the making of a modern American witch hunt, Basic Books 1995.

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