Serial killer

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Serial killer (disambigua).

Il serial killer (assassino seriale in lingua italiana) è un pluriomicida, di natura compulsiva, che uccide, con una certa regolarità nel tempo e con un modus operandi caratteristico, persone spesso totalmente estranee. La natura compulsiva dell'azione, talvolta priva di movente, è in genere legata a traumi della sfera emotivo-sessuale.

Origini e significato tecnico del termine[modifica | modifica wikitesto]

Ted Bundy in una foto del luglio 1978
« Noi serial killer siamo i vostri figli, i vostri mariti, siamo ovunque. »
(Ted Bundy)

L'espressione "serial killer", traducibile in italiano come "assassino seriale", venne usata a partire dagli anni settanta del Novecento, decennio in cui giunsero sotto i riflettori della cronaca, negli Stati Uniti, i primi casi eclatanti: Ted Bundy, David Berkowitz, Dean Corll e Juan Vallejo Corona. Tale definizione, usata la prima volta dal profiler Robert Ressler, aveva principalmente lo scopo di distinguere il comportamento di chi uccide ripetutamente nel tempo con pause di raffreddamento, dagli omicidi plurimi che si rendono colpevoli di stragi, ossia gli spree killer (si vedano ad esempio il massacro al Virginia Polytechnic Institute, il disastro della Bath School e la Strage di Utøya). Tecnicamente si considera "serial killer" chi compie due o più omicidi distribuiti in un arco relativamente lungo di tempo, intervallati da periodi di "raffreddamento" durante i quali il serial killer conduce una vita sostanzialmente normale.

Caratteristiche degli assassini seriali[modifica | modifica wikitesto]

Gli assassini seriali sono per il 90% di sesso maschile. Fra le serial killer più celebri si possono ricordare Aileen Wuornos, Waltraud Wagner, Erzsébet Báthory, Leonarda Cianciulli, Vera Renczi, Amelia Dyer, Belle Gunness, Mary Cotton e le sorelle Delfina & María de Jesús González. Molte assassine seriali sono considerate delle vedove nere uccidono cioè prevalentemente per ragioni economiche o di guadagno[1], e preferiscono avvelenare o strangolare le loro vittime, mentre per i killer maschi l'omicidio comprende un grande coinvolgimento fisico, e ciò include quindi armi bianche, armi da fuoco, o comunque qualsiasi oggetto che possa essere utilizzato come arma.

Le motivazioni psicologiche dei serial killer possono essere estremamente diverse, ma in buona parte dei casi sono legate a pulsioni verso l'esercizio del potere o a pulsioni sessuali, soprattutto con connotazioni sadiche. La psicologia del serial killer è spesso caratterizzata da una sensazione di inadeguatezza e da un basso livello di autostima, legati talvolta a traumi infantili (umiliazioni, abusi sessuali) o a una condizione socio-economica particolarmente deprimente. Il crimine costituisce in questi casi una fonte di compensazione, dalla quale trarre una sensazione di potenza, di riscatto sociale. Queste sensazioni possono derivare sia dall'atto omicida in sé che dalla convinzione di poter superare in astuzia la polizia. L'incapacità di provare empatia con la sofferenza delle proprie vittime, altra caratteristica comune ai serial killer, è frequentemente descritta con aggettivi come psicopatica o sociopatica. Associata al sadismo e al desiderio di potere, essa può condurre alla tortura delle proprie vittime, o a tecniche di uccisione che coinvolgono un supplizio prolungato nel tempo della vittima.

Data la natura morbosa, psicopatica e sociopatica della condotta criminale del serial killer, nella maggior parte dei processi l'avvocato difensore invoca l'infermità mentale. Questa linea di difesa fallisce però quasi sistematicamente nei sistemi giudiziari come quello degli Stati Uniti, in cui l'infermità mentale è definita come l'incapacità di distinguere bene e male nel momento in cui l'atto criminale si è consumato. I crimini dei serial killer sono quasi sempre premeditati e il killer stesso trova non raramente la propria motivazione nella consapevolezza del loro significato morale.

Psicologia e sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

Foto segnaletica del serial killer Ottis Toole.

Molti serial killer hanno delle disfunzioni di fondo. Frequentemente sono stati maltrattati da bambini sia fisicamente, sia psicologicamente, sia sessualmente anche se ci sono dei casi documentati determinatisi in assenza di abusi di qualunque tipo. Da questo potrebbe derivare una vicina relazione tra gli abusi subiti durante l'infanzia e i loro crimini. Per esempio John Wayne Gacy veniva spesso malmenato dal padre, deriso come "femminella" e insultato; da adulto, Gacy avrebbe stuprato e torturato 33 ragazzi accusandoli di essere "finocchi" e "femminelle", ed anche Albert Fish all'età di cinque anni veniva preso a frustate nell'orfanotrofio; da qui sviluppò le sue parafilie. Gacy era sposato con una donna ed identificato come eterosessuale.

Carroll Cole, era invece stato violentato dalla madre, che voleva dei rapporti extramatrimoniali e forzare Cole a vedere, picchiandolo e ordinandogli di assicurarle che lui non lo avrebbe detto al padre. In età adulta, Cole uccise ogni donna "persa" che gli ricordasse sua madre, in particolar modo quelle donne sposate che cercavano avventure sessuali all'insaputa dei mariti. Pedro Alonso López, che nutrì un grande odio verso la madre, commise almeno 110 omicidi: tutte le vittime erano donne, che voleva punire per la misoginia che sviluppò negli anni. Henry Lee Lucas vagabondò per gli Stati Uniti uccidendo con il compagno Ottis Toole un numero compreso tra le 11 e le oltre 130 persone perché sua madre era solita a picchiarlo e dominarlo da piccolo. Edmund Kemper veniva malmenato dalla madre, e da qui sviluppò le sue fantasie violente; sia Lucas sia Kemper da grandi uccisero la madre.

Charles Manson in una foto del 1971.

Alcuni serial killer non sembrano essere soggetti a nessun tipo di abuso durante l'infanzia, anche se possono non essere stati riconosciuti e ceduti per l'adozione, o sono solo passati di parente in parente, creando il sentimento e la sensazione di non essere desiderati e senza radici, come ad esempio Ted Bundy o Charles Manson o Gerald Stano. È spesso impossibile sapere esattamente cosa sia successo durante l'infanzia di ognuno, così alcuni killer possono negare di aver subito abusi, mentre altri possono ingiustamente dichiarare proprio di aver subito abusi; in tal modo sperano di catturare la compassione delle altre persone e dire agli psicologi ciò che desiderano sentirsi dire.

L'elemento di fantasia nei serial killer non deve essere sovraenfatizzato. Essi iniziano spesso fantasticando circa l'assassinio durante l'adolescenza (o anche prima). Le loro vite immaginarie sono molto ricche ed essi sognano ad occhi aperti in modo compulsivo di dominare e uccidere le persone, spesso con elementi molto specifici della fantasia omicida che diverranno evidenti nei loro crimini reali. Alcuni assassini sono influenzati da letture sull'Olocausto e fantasticano sull'essere responsabili di campi di concentramento. In tali casi, comunque, non è l'ideologia politica del nazismo ciò di cui godono o che li ispira, ma semplicemente l'attrazione per la brutalità e il sadismo della sua applicazione.

Altri godono della lettura delle opere del Marchese de Sade, dal cui nome deriva il termine "sadismo" per via delle sue storie, zeppe di stupri, perversioni, torture e omicidi. Molti fanno uso di pornografia, spesso del tipo violento che riguarda il bondage, anche se leggono pure riviste in cui vengono narrati veri casi di omicidio. Altri possono essere affascinati ed eccitati da materiale meno ovviamente discutibile. Jeffrey Dahmer, ad esempio, era affascinato dal personaggio dell'Imperatore Palpatine de "Il ritorno dello Jedi", e comprò addirittura delle lenti a contatto gialle per poter somigliare al personaggio malvagio, mentre diversi serial killer affermano che le loro fantasie sono state influenzate dalla Bibbia, in particolare dal Libro dell'apocalisse, come Earle Nelson, un killer statunitense che strangolò e abusò dei cadaveri di almeno 22 o 25 donne.

Alcuni assassini seriali mostrano nella fanciullezza uno o più dei segnali di avvertimento noti come Triade di MacDonald. Questi sono:

  • Accendere fuochi, ovvero piromania, invariabilmente solo per il gusto di distruggere le cose.
  • Crudeltà, sadismo, verso gli animali (correlata allo "zoosadismo"). Molti bambini possono essere crudeli verso gli animali, ad esempio strappando le zampe ai ragni, ma i futuri serial killer spesso uccidono e abusano di animali più grossi, come cani e gatti, e frequentemente solo per il loro piacere solitario, invece che per impressionare i loro pari.
  • Bagnare il letto (enuresi) oltre l'età in cui i bambini cessano tale comportamento.

Comunque, questa triade che venne sviluppata nel 1963, è stata recentemente messa in discussione dai ricercatori. Essi notano che molti bambini e adolescenti accendono fuochi o nuocciono ad animali per diverse ragioni (noia, imitazione delle punizioni date dagli adulti agli animali domestici, esplorazione di un'identità da "duro", o perfino sentimenti di frustrazione). È quindi difficile sapere se queste variabili siano davvero rilevanti per l'eziologia dell'assassinio seriale e, se così è, quanto lo siano con precisione. Molti serial killer dichiarano di aver compiuto il loro primo omicidio verso i 20-25 anni, anche se questo dato può variare anche di molto.

Foto segnaletica del killer Rod Ferrell.

Infatti ci sono serial killer che dichiarano di aver ucciso per la prima volta verso i 38 anni, mentre altri a 15 anni ammettono di aver compiuto 4 omicidi nei due anni precedenti; ad esempio, Mary Bell massacrò con la complice due bambini all'età di 11 anni; Jesse Pomeroy e Seito Sakakibara compirono due omicidi all'età di 14 anni; Giorgio William Vizzardelli uccise per la prima volta all'età di circa 15 anni; Pedro Rodrigues Filho fece le sue prime due vittime a 14 anni; Cayetano Santos Godino uccise la sua prima vittima, un neonato, all'età di 7 anni; Valentino Pesenti nel 1976 uccise a coltellate la sua prima vittima all'età di 16 anni; Jean Grenier, nel Seicento, uccise e cannibalizzò alcuni bambini all'età di 15 anni, l'adolescente americano Rod Ferrell, aveva solo 16 anni quando nel 1996 uccise una coppia sposata in Florida e bevve il loro sangue.

Esiste tuttavia, anche una piccola percentuale di serial killer, che decide di dare libero sfogo alla propria furia omicida solamente dopo aver raggiunto la mezza età o addirittura oltre, per esempio Andrej Romanovič Čikatilo, il Mostro di Rostov autore di almeno 53 omicidi, commise il suo primo delitto quando aveva 42 anni; Albert Fish uccise per la prima volta a circa trent'anni; continuò a uccidere e commettere stupri e atti di cannibalismo fin quando aveva quasi sessant'anni; Vasili Komaroff, il Lupo di Mosca, aveva iniziato a uccidere e derubare le sue vittime a partire dagli anni Venti, all'età di circa 50 anni. Questa, secondo molte teorie, sarebbe una specie di tattica evasiva in quanto, anche se l'assassino dovesse essere preso dalla polizia, non dovrebbe affrontare il problema di trascorrere una vita intera in carcere ma semplicemente, viverci i pochi anni che gli restano.

Molti esperti sostengono che una volta compiuto il primo omicidio, è praticamente impossibile (o comunque molto raro) che un serial killer si fermi. Recentemente questa posizione è stata ripresa in considerazione in quanto nuovi serial killer sono stati catturati, grazie a mezzi come il test del DNA, oggi a disposizione degli investigatori. In particolar modo i serial killer che sono stati catturati grazie a questi test sono proprio quelli che non sono in grado di controllare i propri impulsi omicidi. Così questi serial killer sono fortemente presenti nelle statistiche dei killer assicurati alla giustizia.

La frequenza con cui reclamano le loro vittime può anch'essa variare molto. Juan Corona uccise almeno 25 persone in sole sei settimane mentre Frederick West e sua moglie Rosemary fecero 12 vittime in un periodo di venti anni; Valentino Pesenti fece 4 vittime in quindici anni, mentre Josef Schwab fece 5 vittime in cinque giorni; Jeffrey Dahmer uccise 17 ragazzi in tredici anni, mentre Donato Bilancia uccise 17 persone in sei mesi; Luis Alfredo Garavito uccise a colpi di machete più di 140 o 172 bambini in circa 8 anni, mentre Hu Wanlin avvelenò almeno 146 persone in un anno e mezzo circa.

Prevalenza[modifica | modifica wikitesto]

Ci sono stati rapporti contrastanti circa l'estensione dell'omicidio seriale. Negli anni ottanta l'FBI sostenne che in ogni dato momento c'erano all'incirca trentacinque serial killer attivi negli Stati Uniti, indicando con ciò che i serial killer in questione avevano commesso il loro primo omicidio ma non erano ancora stati assicurati alla giustizia o fermati con altri mezzi (ad esempio, suicidio o morte naturale).

Queste cifre sono state spesso esagerate. Nel suo libro del 1990, Serial Killers: The Growing Menace, Joel Norris sostenne che esistevano cinquecento serial killer attivi negli USA in ogni dato momento, che provocavano cinquemila vittime all'anno, il che significava approssimativamente un quarto degli omicidi noti della nazione. Queste statistiche sono considerate sospette e non sostenute da prove. Alcuni hanno affermato che chi studia o scrive dei serial killer, siano essi impegnati in una professione legale o giornalisti, abbia un interesse nascosto nell'esagerare la minaccia di tali soggetti.

In termini di casi riportati, appaiono esserci molti più serial killer attivi nelle nazioni occidentali sviluppate che altrove. Diversi fattori possono contribuire a ciò:

  • Le tecniche di investigazione sono migliori nelle nazioni sviluppate. Le molteplici vittime di uno stesso soggetto vengono rapidamente individuate come collegate, quindi l'arresto del colpevole avviene più rapidamente che in una nazione dove la polizia ha generalmente meno risorse a disposizione.
  • Le nazioni sviluppate hanno mezzi di informazione altamente competitivi, quindi i casi sono riportati più velocemente.
  • Gli USA e l'Europa Occidentale hanno evitato la censura su larga scala e sancita dallo stato che i mezzi di informazione in certe altre nazioni hanno, nelle quali le storie relative a omicidi seriali sono state eliminate. Un esempio è il caso dell'Ucraina con il serial killer Andrei Chikatilo, le cui attività continuarono non citate e scarsamente investigate dalla polizia dell'ex Unione Sovietica, a causa dell'idea che solo nelle ipoteticamente corrotte nazioni capitaliste occidentali tale tipo di assassini proliferava. Dopo il crollo dell'URSS ci furono diversi rapporti prolifici su serial killer i cui crimini erano stati precedentemente nascosti dietro la Cortina di ferro.
  • Le differenze culturali potrebbero render conto di un più ampio numero di serial killer, non solo di un maggior numero di casi riportati.

Omicidi seriali prima del 1900[modifica | modifica wikitesto]

Prefazione[modifica | modifica wikitesto]

Anche se il fenomeno degli omicidi seriali viene generalmente considerato come moderno, può essere rintracciato nella storia, anche se con un grado limitato di accuratezza.

Alcuni criminologi storici hanno suggerito che potrebbero esserci stati casi di omicidi seriali lungo tutto il corso della storia, ma che i casi specifici non vennero registrati adeguatamente. Potrebbe addirittura darsi il caso che bestie mitologiche come lupi mannari e vampiri e le storie ispirate ad esse fossero ispirate ad assassini seriali medioevali, che commettevano smembramenti, atti di vampirismo e cannibalismo. Dopo tutto, un lupo mannaro viene ritratto come una persona normale che viene occasionalmente sopraffatta da un bisogno animalesco di uccidere selvaggiamente le persone; un tale mito potrebbe aver fornito una spiegazione adeguata per casi di omicidio seriale quando il concetto di psicologia era a secoli di distanza dall'essere definito e studiato.[2]

L'idea di serial killer storici che motivarono tali miti, comunque, potrebbe essere poco più che una speculazione, anche se ci furono e ci sono tuttora un certo numero di assassini che bevono il sangue delle loro vittime o che compiono atti di smembramento e cannibalismo.

Prima del 1800[modifica | modifica wikitesto]

Erzsébet "Elisabeth" Bathory

Il primo caso di omicidi seriali risale al 331 a.C. (sotto il consolato di Marco Claudio Marcello) quando, nella repubblica romana, colpì un gruppo di alcune matrone avvelenatrici; il numero di omicidi è sconosciuto. Arrestate a seguito della soffiata di una schiava, alcune di loro si suicidarono bevendo il veleno; le altre vennero incarcerate a vita nelle carceri tiburtine.

Il secondo caso risale al 115 a.C. circa, quando il principe cinese Liu Pengli, appartenente alla stirpe reale degli Han, commise più di un centinaio di omicidi e rapine ai danni dei suoi sudditi per puro piacere personale. Denunciato dal figlio di una delle vittime, fu spogliato dei suoi beni ed esiliato sotto l'ordine dell'imperatore.

Il terzo caso riguarda Lucusta, un'avvelenatrice romana di origine gallica che contribuì all'uccisione dell'imperatore Claudio, di Britannico e di un numero imprecisato di altre persone; gli omicidi conosciuti sono almeno sette. Arrestata dopo la morte di Nerone, fu condannata a morte.

Il quarto caso riguarda Sawney Beane, uno scozzese che, insieme ad un gruppo di 47 elementi, uccise un gran numero di persone (fino a un migliaio) per cannibalizzarle. Tuttavia la sua esistenza è disputata.

Nel XV secolo, uno degli uomini più benestanti di Francia, il maresciallo Gilles de Rais, rapì, violentò, uccise e necrofilizzò almeno un centinaio di giovani ragazzi. Fu quindi arrestato con l'accusa di omicidio e di praticare magia nera; trovato colpevole di queste accuse, fu condannato a morte.

Negli stessi anni un ricco commerciante dello Yemen, chiamato Zu Shenatir attirò un numero imprecisato di ragazzi in casa sua per violentarli e ucciderli. Fu infine accoltellato da una delle sue potenziali vittime.

Nel 1542 una cuoca inglese, Margareth Davey, fu bollita viva per aver avvelenato una serie di sguatteri senza motivo apparente.

Nel 1589 fu giustiziato Peter Stubbe, una persona sospettata di licantropia che uccise e cannibalizzò alcune donne e bambini.

Nel 1598 vennero arrestati Jacques Roulet e il Sarto di Chalons, due assassini francesi che uccisero e cannibalizzarono dei ragazzi. Il Sarto di Chalons venne impiccato il 14 dicembre dello stesso anno; Roulet venne mandato in un manicomio e fu istruito alla religione; da questo momento non si hanno altre informazioni su di lui.

L'aristocratica ungherese Erzsébet Báthory venne arrestata nel 1610 e successivamente accusata di aver torturato e macellato fino a 650 giovani ragazze. Le vittime accertate oscillano tra le 100 e le 300; nel suo castello e nell'area circostante si effettuarono 80 ritrovamenti. Venne murata viva in una stanza finché non venne trovata morta. Benché sia De Rais che la Báthory venissero riportati come sadici e assuefatti all'omicidio, essi differiscono dai tipici serial killer moderni in quanto erano entrambi ricchi e potenti. Inoltre poco conosciute correnti storiografiche ammettono l'eventualità che le accuse rivolte alla Báthory fossero una montatura dei suoi avversari politici.

A causa di una differente morale, di differenti valori sociali e, soprattutto, di una scarsa circolazione delle notizie è molto probabile che altri serial killer meno efferati siano stati dimenticati o, se nobili, siano stati protetti dalla propria famiglia.

Nel 1637 venne arrestata la nobile ungherese Anna-Rozalia Liszty che, per i suoi attacchi di depressione, isterismo, violenza ed epilessia, aveva bastonato a morte otto o nove cameriere ed una nobile; dopo l'arresto riuscì a scappare in Polonia, sotto la protezione del re. Non si hanno più sue informazioni dal 27 marzo 1638, quando il re le concesse alcuni benefici.

Nel 1659 furono giustiziate Giulia Tofana e la figlia Girolama Spana, colpevoli di avere avvelenato un gran numero di persone con un potente veleno, l'Acqua tofana. Le uccisioni vennero iniziate dalla presunta madre di Giulia, Thofania d'Adamo. Dopo che fu giustiziata per un omicidio, Giulia continuò la "carriera" di assassina e, nel 1640, scoprì l'Acqua Tofana. Con l'aiuto di complici vendette il veleno a delle persone che volevano togliersi di mezzo degli avversari scomodi; colpirono a Napoli, Roma e Palermo. Arrestata, confessò di avere venduto una dose di veleno sufficiente ad uccidere 600 persone.

Nel gennaio 1660 morì Catalina de Los Rios y Lisperguer, una ricca donna cilena che fu accusata di 40 omicidi, commessi a partire dal 1650; avrebbe ucciso i suoi servi e inquilini per il suo carattere oppressivo e perverso.

Nel periodo seicentesco venne arrestato Jean Grenier, un francese che uccise e cannibalizzò alcuni ragazzi; al momento dell'omicidio aveva 15 anni. Venne imprigionato a vita in un monastero, dove morì all'età di 22 anni.

Nel 1762 fu arrestata in Russia Dar'ja Nikolaevna Saltykova, una nobildonna che avrebbe ucciso circa un centinaio dei suoi servi a forza di maltrattarli e torturarli. Nel 1768 fu trovata colpevole di almeno 38 omicidi e venne murata viva nel seminterrato di una stanza del convento di Ivanovsky; fu trovata morta nel 1801.

Il 1800[modifica | modifica wikitesto]

William Hare e Brendan Burke

Tra il 1785 e il 1800 circa il barbiere inglese Sweeney Todd avrebbe ucciso nel suo negozio a Fleet Street almeno 160 clienti. Gli tagliava la gola e nascondeva i cadaveri nelle catacombe o in cantina insieme ai vestiti; con l'aiuto della complice Margery Lovett preparava delle torte che contenevano alcune parti umane. Arrestati nel 1800 o 1801, la Lovett si avvelenò in cella nel 1801 e Sweeney venne impiccato a Londra il 25 gennaio 1802. La sua effettiva esistenza resta tuttora disputata.

Tra il 1790 e il 1830 Thug Behram prese apparentemente parte all'uccisione per strangolamento di 931 persone, confessando in seguito di averne strangolate almeno 125 di persona. Egli commise queste uccisioni come membro della setta dei Thug, al quale vengono attribuite un numero di morti in India compreso tra 50.000 e 2.000.000. Le attività del culto spinsero le autorità britanniche in India a portare avanti una campagna contro di loro. A causa di una errata interpretazione delle fonti manoscritte originali, Behram è spesso considerato come il più efferato serial killer della storia. Questo può però essere messo in discussione, non solo perché il numero di vittime che confessò di aver strangolato personalmente era molto più basso delle 931 che gli vengono spesso accreditate, ma anche in base alla definizione precisa di serial killer, che prende in considerazione non solo il numero di uccisioni, ma anche il modo in cui vengono eseguite e le motivazioni dell'assassino; le autorità dell'epoca quindi fecero confusione nell'attribuirgli i casi.

Nel 1829 fu impiccato Brendan Burke, un inglese che, insieme al complice William Hare, soffocò alcuni clienti del suo hotel per scarnificarne i cadaveri e venderne gli scheletri all'università. Hare, in cambio della confessione che incolpava Burke, si salvò, ma sarebbe stato ucciso anni dopo da un barbone che lo aveva riconosciuto.

Nell'aprile 1842 fu impiccato John Lynch, un killer e rapinatore australiano che, a partire dal 1835, uccise almeno nove uomini durante delle liti; in un caso arrivò a sterminare una famiglia intera. La polizia lavorò sugli indizi lasciati sull'ultima scena del crimine e lo arrestò nel 1841; venne condannato a morte

Nel 1843 un incendio devastò la casa di Marie Delphine Lalaurie, una commerciante di schiavi, che fuggì sparendo nel nulla. Diverso tempo dopo la gente che entrò nei resti della casa trovò 12 cadaveri: erano i suoi schiavi, che erano stati torturati da lei.

Nel 1852 fu giustiziata Hèléne Jégado, una badante francese che avvelenava le persone per cui lavorava; in totale fece 36 vittime, ma al processo gliene accertarono 23.

Nell'agosto 1871 fu arrestato Vincenzo Verzeni, un italiano che uccise due donne e ne aggredì altre nel bergamasco. Commise atti di mutilazione, vampirismo, cannibalismo e presunta necrofilia sulle vittime. Il suo caso venne studiato da Cesare Lombroso.

Nel marzo 1873 fu impiccata Mary Cotton, una donna dell'Inghilterra Vittoriana che uccise con l'arsenico almeno 21 persone per intascarsi i soldi dell'assicurazione sulla vita.

Nell'aprile 1874 venne arrestato lo statunitense Jesse Pomeroy, un quattordicenne che aveva ucciso due ragazzi.

Tra il 1873 e il 1876 il sacrestano Thomas T. Piper uccise a bastonate quattro donne a Boston; venne successivamente catturato e giustiziato nel 1876.

Nel dicembre del 1883 venne arrestata Maria Swanenburg, una donna olandese che, usando l'arsenico, avvelenò almeno 27 persone per intascarsi la loro assicurazione sulla vita o la loro eredità.

Nel suo famoso libro del 1886 Psychopathia Sexualis, lo studioso Richard von Krafft-Ebing annotò il caso di un assassino seriale italiano del 1870, quello di un macellaio chiamato Eusebius Pieydagnelle, che aveva un'ossessione sessuale per il sangue e confessò l'uccisione e la macellazione di sei persone; si era consegnato alle autorità perché si era pentito delle sue azioni e chiese alla giuria la pena di morte; non si sa cosa gli successe dopo, potrebbe essere stato giustiziato.

La prima lettera autografata di Jack lo Squartatore (25 settembre 1888)

Il mai identificato Jack lo Squartatore smembrò e sventrò almeno cinque prostitute nel quartiere di Whitechapel a Londra, nel 1888. I suoi crimini ottennero un'enorme attenzione da parte della stampa dell'epoca perché, anche se c'erano numerosi omicidi motivati da furto e rapina nell'Inghilterra Vittoriana, non si era quasi mai sentito di qualcuno che uccidesse per puro piacere di farlo. Londra era anche il centro della più grande superpotenza dell'epoca, e tali drammatici omicidi di donne economicamente bisognose, nel mezzo di una tale ricchezza, concentrarono l'attenzione dei media sulle sfortune delle classi povere urbane e ottennero risonanza mondiale.

A seguito dello scandalo di Jack lo Squartatore furono arrestate alcune persone sospettate di essere lui, tra cui: Thomas Neill Cream, un medico che avvelenò con delle pillole di stricnina almeno 5 prostitute; George Chapman, che uccise tre pazienti e Amelia Dyer, soprannominata "Jill the Ripper", che strangolò almeno 6 bambini (cifra che probabilmente è molto più alta, forse fino a 200 bambini) per guadagnarsi i soldi dell'adozione; il dottor Cream e la Dyer vennero impiccati.

Nel maggio 1896 venne impiccato a Filadelfia lo statunitense Henry Howard Holmes, dopo che confessò nella sua biografia 133 omicidi; la polizia gliene aveva accertati 9 dei 27 che aveva confessato inizialmente ma, durante la perquisizione della sua enorme casa, trovò più di un centinaio di scheletri: erano le ossa delle vittime che aveva gasato, dissezionato e sciolto nell'acido; i delitti erano motivati dal denaro.

Nel 1898 venne ghigliottinato Joseph Vacher, un ex-soldato francese con un occhio solo che aveva confessato l'uccisione e la mutilazione di almeno 11 o 14 donne e bambini.

Belle Gunness nel 1904

In questo periodo circa iniziarono gli omicidi delle statunitensi Belle Gunness e Jane Toppan, che però si conclusero nel Novecento, secolo ormai vicino.

Tipologie di assassini seriali[modifica | modifica wikitesto]

I criminologi e istituzioni come l'FBI identificano diversi tipi di serial killer. In generale, i serial killer sono classificabili in due grandi categorie: organizzati e disorganizzati. Un'altra classificazione in parte indipendente riguarda invece le motivazioni specifiche del killer.

Tipi organizzati e disorganizzati[modifica | modifica wikitesto]

  • I tipi organizzati sono killer lucidi, spesso molto intelligenti, metodici nella pianificazione dei crimini. Mantengono un alto livello di controllo sull'andamento del delitto; non raramente hanno conoscenze specifiche sui metodi della polizia, che applicano allo scopo di occultare scientificamente le prove. Seguono con attenzione l'andamento delle indagini attraverso i mass media e concepiscono i loro omicidi come progetti di alto livello. Spesso questo tipo di killer ha una vita sociale ordinaria, amici, amanti, o addirittura una famiglia.
  • I tipi disorganizzati agiscono impulsivamente, spesso uccidendo quando se ne verifica l'occasione, senza una reale pianificazione. Spesso hanno un basso livello culturale e un quoziente d'intelligenza non eccelso; non sono metodici, non occultano le tracce (sebbene siano talvolta in grado di sfuggire alle indagini per qualche tempo, principalmente spostandosi velocemente e grazie alla natura intrinsecamente "disordinata" del loro comportamento su lunghi archi di tempo). Questo genere di killer in genere ha una vita sociale e affettiva estremamente carente e a volte qualche forma di disturbo mentale.

Tale classificazione si riflette sulla scena del crimine attraverso indicatori, più o meno significativi, che possono aiutare gli investigatori a tracciare un primo profilo del responsabile. In particolare il livello di organizzazione si potrà evincere dalla presenza o meno sulla scena del delitto dell'arma utilizzata, dalla tipologia di quest'ultima, dalla verifica della corrispondenza tra luogo dell'uccisione e luogo del ritrovamento, dalla presenza di tracce o altri elementi utili all'individuazione del responsabile. Nello specifico possiamo dire come un tipo organizzato tende a portare sul luogo del delitto l'arma o le armi che utilizzerà per commetterlo, così come provvederà a portarle via, una volta completato il suo disegno criminoso. Un tipo disorganizzato, viceversa, tenderà ad utilizzare oggetti trovati sul luogo del delitto e, a volte, potrà lasciarli sul posto all'atto della fuga. La presenza di tracce quali impronte latenti sulla scena rivela una disorganizzazione tipica del secondo tipo mentre ben difficilmente troveremo elementi utili qualora il responsabile appartenga alla prima categoria. Va detto che questi, come altri indicatori, entrano a far parte di un profilo criminologico dell'autore che, lungi dall'essere prova certa ed inconfutabile, può comunque costituire un valido aiuto nella ricerca del responsabile. Un esempio di serial killer disorganizzato è Richard Trenton Chase.

Tipi di motivazioni[modifica | modifica wikitesto]

Gli assassini seriali possono essere anche classificati in differenti categorie in base alle motivazioni che li spingono a uccidere, cioè al "movente" dei delitti.

Visionari/allucinati[modifica | modifica wikitesto]

Contrariamente a quanto si potrebbe supporre, non è frequente che i serial killer abbiano disturbi mentali importanti, per esempio schizofrenia. In qualche raro caso, tuttavia, un serial killer può corrispondere a questo stereotipo e letteralmente uccidere "seguendo le istruzioni di voci nella sua testa" o come conseguenza di esperienze di tipo allucinatorio. Herbert Mullin massacrò tredici persone perché una voce gli diceva che questo sacrificio avrebbe salvato la California dal terremoto. Ed Gein pensava di poter preservare l'anima di sua madre mangiando il corpo di donne che le assomigliavano fisicamente.

Missionari, omicidi rituali e Muti Murders[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni serial killer concepiscono i loro omicidi come una missione. Per esempio, lo scopo di un serial killer "in missione" può essere quello di "ripulire la società" da una certa categoria (spesso prostitute, come per i casi di Saeed Hanaei, Benjamin Atkins e Gary Ridgway, o membri di determinati gruppi etnici, come Elias Xitavhudzi). Spesso sono dei fanatici religiosi (come Earle Nelson e il satanista Richard Ramirez) o politici, e lasciano dei messaggi per rivendicare e motivare le proprie azioni (come Jack lo Squartatore, David Berkowitz, Albert Fish, Zodiaco o la coppia italiana nota come Ludwig).

La saponificatrice di Correggio Leonarda Cianciulli.

In altri casi pensano di ricevere dei poteri magici dalle uccisioni (come talvolta è successo in Indonesia; il caso più noto è quello di Ahmad Suradji). In un altro caso noto dell'inizio Novecento, una fattucchiera di nome Enriqueta Martí rapì e uccise almeno 10 bambini a Barcellona per bollirli e ricavarci delle pozioni magiche che vendeva a personaggi di spicco; arrestata, fu uccisa in carcere. Infine Leonarda Cianciulli nel 1940 uccise tre donne a Correggio e ne trasformò i cadaveri in saponette e biscotti (che lei stessa mangiò) perché pensava che il loro sacrificio le salvasse i figli. Gilles de Rais nel Quattrocento torturò, stuprò e uccise almeno 140 bambini perché pensava che il loro sacrificio avrebbe liberato il suo castello da una maledizione. Thug Behram tra il 1790 e il 1830 circa strangolò almeno 125 persone con il lembo del suo mantello. Sacrificò le vittime alla dea Kali; inoltre Behram era il capo dei Thug, una setta esoterica che potrebbe avere commesso fino a 2.000.000 di morti. Sachiko Eto, una donna giapponese arrestata nel 1995, uccise a bastonate 6 membri di una sua setta esoterica per "esorcizzarli". Tipu Sahib (1750-1799), il sultano di Mysare (India), si credeva il servitore scelto da Maometto che avrebbe dovuto punire gli "infedeli": allora si mise a sodomizzare ogni europeo che incontrava, forse perché li odiava. In particolare si accanì sui bambini: li castrava, stuprava sotto un pesante effetto di droghe, bruciava su un rogo o defenestrava.

Più in generale, in alcune zone dell'Africa, del Messico e di Haiti esistono dei riti (Palo Mayombe, JuJu, Jambola, Las Matanzas, Voodoo ecc.) in cui si praticano dei sacrifici umani[senza fonte]; spesso vengono sacrificati dei bambini.[senza fonte] Queste uccisioni hanno lo scopo di "portare fortuna" alla persona che ha fatto la richiesta. Questi omicidi sono detti "Muti Murders", o "Omicidi per Guarigione". Adolfo Constanzo e Sara Aldrete uccisero a Matamoros tra le 38 e le 60 persone ispirandosi a questi riti; il loro obbiettivo era quello di proteggere i narcotrafficanti. Costanzo inoltre era in possesso di una collana di vertebre umane. In Sudafrica Moses Mokgethi uccise sei bambini e li squartò; vendette il loro cuore, fegato e genitali ad un affarista per "migliorare la sua fortuna". Ad Haiti in alcuni rituali si fa cadere in un coma molto profondo una persona con una sostanza speciale; dopo alcuni giorni il sacerdote la fa risvegliare con l'antidoto apposito. In alcuni casi il Muti Murderer non la risveglia, ottenendo così la sua morte.[3]

I casi di omicidio rituale-propiziatorio si fanno risalire alla preistoria e al mondo antico. Un caso molto noto è quello degli Aztechi, un popolo precolombiano sterminato nel Cinquecento dai Conquistadores: il sacerdote disponeva la vittima ancora viva su un altare collocato in cima ad un alto tempio, con un coltello di pietra le strappava il cuore e lo offriva al Dio del sole, Huitzilopochtli. Peraltro i culti del Messico sono ispirati a quello azteco.[3]

Edonistici[modifica | modifica wikitesto]

Questo tipo di serial killer uccide con lo scopo di provare piacere. Alcuni amano la "caccia" più che l'omicidio in sé; altri torturano o violentano le loro vittime mossi da sadismo. Altri ancora uccidono le vittime velocemente per indulgere in altre forme di attività come la necrofilia o il cannibalismo. Il piacere per questi serial killer è spesso di natura sessuale, o ha un analogo andamento e un'analoga intensità pur non essendo riconducibile ad alcun atto esplicitamente sessuale (David Berkowitz, per esempio, provava un piacere sconvolgente nello sparare a coppie appartate, ma non si avvicinava neppure alle vittime).

Dominatori[modifica | modifica wikitesto]

È il tipo più comune di serial killer. Il principale scopo dell'assassino in questo caso è quello di esercitare potere sulle proprie vittime, in tal caso contribuendo al rafforzamento della propria stima di sé (della propria forza fisica e morale). Questo tipo di comportamento è spesso inteso (inconsciamente o consciamente) come compensazione di abusi subiti dal killer nell'infanzia o nella vita adulta. Molti killer che violentano le proprie vittime non ricadono nella categoria "edonistica" perché il piacere che provano da questa violenza è secondario (se non addirittura assente); la violenza stessa riproduce, fedelmente o simbolicamente, una violenza subita in passato. Ted Bundy rappresenta il prototipo ideale di questa categoria di serial killer.

Angeli della morte[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Angelo della morte (serial killer).

Detti anche angeli della misericordia, sono i serial killer che agiscono in ambito medico. La denominazione deriva dal soprannome dato al medico nazista Josef Mengele, famoso per la sua freddezza e per il pieno potere che aveva riguardo alla vita e alla morte dei prigionieri. Gli angeli della morte commettono i loro omicidi iniettando sostanze letali ai pazienti di cui si prendono cura e, anche se dichiarano di agire convinti di liberare le loro vittime dalle sofferenze, in realtà sono mossi dal desiderio di decidere della vita e della morte altrui, come prova il fatto che buona parte delle loro vittime siano in condizioni di salute non gravi al momento dell'omicidio. Le vittime variano in base al compito che svolgono, ma spesso sono neonati, bambini, anziani o invalidi. A volte questi criminali non uccidono i loro pazienti, ma li mettono deliberatamente in pericolo per poi salvarli e guadagnare l'ammirazione dei colleghi. Casi famosi sono quelli di Sonia Caleffi, di Stephan Letter o dell'inglese Harold Shipman, uno dei serial killer più efferati della storia. Le sostanze più utilizzate sono dei medicinali pericolosi, facilmente giustificabili nel caso di un'autopsia, quali morfina, atropina o tiopental sodico. La Caleffi, invece, iniettava aria nelle vene dei suoi pazienti per provocare delle embolie sulle quali sperava di intervenire, ma che in almeno quattro o cinque casi risultarono letali.

Motivati dal guadagno[modifica | modifica wikitesto]

La maggior parte degli assassini che agiscono per ottenere dei vantaggi materiali (per esempio a scopo di rapina) non sono in genere classificati come serial killer. Tuttavia, esistono casi limite che sono considerati tali. Marcel Petiot, per esempio, era un serial killer che agiva in Francia durante l'occupazione nazista; fingeva di appartenere alla resistenza e attirava ebrei benestanti a casa propria, asserendo di poterli aiutare a fuggire dal paese, per poi ucciderli e derubarli. Nei suoi 63 omicidi, Petiot ottenne solo qualche decina di borse, vestiti e qualche gioiello. La sproporzione fra il numero di vittime e il bottino materiale che Petiot ne ricavò fanno supporre un substrato morboso di altro genere.

Vedove nere[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Vedova nera (serial killer).

La maggior parte dei serial killer donne rientra in questa categoria. Le vedove nere agiscono in modo simile al ragno che ha ispirato la loro denominazione: sposano uomini ricchi e, dopo essersi appropriate delle loro proprietà, li uccidono, solitamente avvelenandoli o simulando degli incidenti domestici. A volte uccidono anche i loro figli, dopo aver stipulato delle assicurazioni sulle loro vite. Casi celebri sono quelli di Mary Ann Cotton e di Belle Gunness, mentre si segnala come uniche varianti maschili il francese Henri Landru e il tedesco Johann Otto Hoch.

Altre motivazioni[modifica | modifica wikitesto]

Albert Fish ebbe diverse pulsioni parafiliche, tra cui pedofilia, cannibalismo, vampirismo, castrazione e coprofagia

Ci sono però numerosi casi di assassini seriali che presentano caratteristiche proprie di più di una di queste categorie, e che possono quindi venire assegnati contemporaneamente all'una e all'altra: per esempio, Albert Fish soffrì di disturbi mentali con deliri di tipo paranoide già prima di commettere il primo omicidio, pare che torturasse e uccidesse le sue vittime con l'intento di "purificare se stesso e gli altri tramite la sofferenza", e in ultimo si eccitava sessualmente e provava piacere nell'atto dell'omicidio. Quindi si potrebbe assegnarlo indifferentemente alla categoria degli assassini seriali "visionari" a quella dei "missionari" e a quella degli "edonistici". Lo stesso si può dire di David Berkowitz che con ogni probabilità soffriva di schizofrenia con stati deliranti ricorrenti e al tempo stesso provava piacere nel tendere agguati alle sue vittime; pare spesso si masturbasse dopo aver ucciso e considerasse i suoi delitti alla stregua di "avventure". Le stesse considerazioni valgono nel caso di quei serial killer il cui movente varia da un delitto all'altro, e di quelli che non hanno un tipo di vittima preferito e sembrano spinti a uccidere da un "bisogno interno", una compulsione omicida che si impone sopra qualsiasi altra considerazione razionale. Questi sono ovviamente i casi più difficili da classificare per uno studioso del fenomeno.

Gli assassini seriali nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

A causa della natura orrorifica dei loro crimini, delle loro variegate personalità e della terrificante abilità di sfuggire all'individuazione e uccidere molte vittime prima di venire finalmente catturati e imprigionati, i serial killer sono rapidamente diventati una specie di fenomeno di culto, e sono protagonisti di molti romanzi, film, canzoni, fumetti, saggi, videogiochi e altro.

L'affascinazione del pubblico per i serial killer ha portato ad alcuni gialli e film di successo, come American Psycho di Bret Easton Ellis e in particolare Il silenzio degli innocenti di Thomas Harris, con il suo adattamento cinematografico premiato con l'Oscar, il cui principale antagonista, il brillante psichiatra e serial killer cannibale Hannibal Lecter, è diventato un'icona culturale. Nel 2006 negli Stati Uniti esordisce la serie televisiva Dexter in cui il protagonista, Dexter appunto, apparentemente uomo comune, è in realtà un serial killer che cerca di ripulire la società dai suoi assassini più efferati, spinto da un trauma infantile che non gli permette di controllare i propri impulsi omicidi.

Mentre nella letteratura moderna gli omicidi seriali avvengono sempre con modalità atroci e con moventi psicologici (come Jack lo squartatore, Gregor Jaworskicic l'accoltellatore o Hannibal); nella letteratura antica vengono riportati omicidi seriali perpetrati da famosi personaggi delle migliori casate italiane commessi a scopo sessuale o amoroso.

Dal 2005 va in onda la serie TV Criminal Minds, basata sulle indagini di una squadra del BAU (Behavioural analysis unit) dell'FBI, ovvero i profiler che vengono convocati dalla polizia locale per aiutarli a catturare i serial killer.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Kelleher, Michael D.; Kelleher, C.L. (1998), Murder Most Rare: The Female Serial Killer p. 12
  2. ^ Furia Omicida. Viggio nel Mondo dei Serial Killer, di Harold Schechter, Sonzogno editore, novembre 2005; ISBN 88-454-1277-6. 506 pagine
  3. ^ a b I SERIAL KILLER, di Vincenzo M. Mastronardi & Ruben De Luca, Newton & Compton editori, collana "i Volti della Storia", settembre 2005, Roma. ISBN 88-541-0459-0.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bourgoin S. (1995) Serial Killers: La Follia dei Mostri, tradotto da L. Businelli, edizioni Sperling & Kupfer; CDE Stampa, Milano.
  • Boyle J. (2005) Culti di Morte, Milano, Mondadori.
  • Bruno F., Marrazzi M. (2000) Inquietudine Omicida, i Serial Killer: Analisi di un Fenomeno, edizioni Phoenix, Roma.
  • Cavo I. (2007) 17 Omicidi per caso: storia vera di Donato Bilancia, il serial killer dei treni, Milano, Mondadori, collana Piccola Biblioteca Oscar.
  • Ciappi S. (1998) Serial Killer, edizioni Franco-Angeli, Milano.
  • Clarkson W. (2008) The Predator. L'angosciante Ritratto di un Feroce e Brutale Serial Killer, Edizioni Clandestine.
  • Conradi P. (1994) Chikatilo, Roma, I libri neri.
  • De Pasquali P. (2001) Serial Killer in Italia: 100 Anni di Omicidi Mostruosi, edizioni Franco-Angeli, Milano.
  • De Pasquali P. (2002) Serial Killer in Italia. Un'analisi Psicologica, Criminologica e Psichiatrico-Forense. ISBN 88-464-2531-6
  • Dodd J., Douglas M. (2008) Nella Mente dei Serial Killer. La Storia Vera di Trent'anni di Caccia a BTK, lo Strangolatore di Wichita, Edizioni Clandestine.
  • Douglas J. (2000) Mindhunter, Milano, Rizzoli.
  • Douglas J. (2007) Journey Into Darkness, edizioni Pocket Books. ISBN 0-671-00394-1.
  • Ferracci-Porri M. (2008) Beaux Ténèbres, la Storia dell'Assassino Seriale Tedesco Eugen Weidmann,Edizioni Normant., Francia. ISBN 978-2-915685-34-3
  • Fornari U., Birkhoff J. (1996) Serial killer. Tre «Mostri Infelici» del Passato a Confronto, Centro Scientifico Editore, ISBN 88-7640-289-6
  • Fornari U., Galliani I. (2003) Il caso giudiziario di Gianfranco Stevanin, Centro Scientifico Editore. ISBN 8-876406-09-3
  • Hazelwood R., Michaud S.G. (2009) Storie di Perversioni Criminali. Serial Killer e Sadici Sessuali, Mediterranee.
  • Hazelwood R., Michaud S.G. (2009) Ossessioni Criminali: un Noto Profiler dell'FBI Esamina la Mente Omicida, Mediterranee.
  • Leake J. (2008) Jack All'Inferno. La Doppia Vita di un Serial Killer, edizioni A. Mondadori.
  • Lucarelli C., Picozzi M. (2003) Serial Killer. Storie di Ossessione Omicida, Milano, Mondadori,. ISBN 88-04-51634-8
  • Masters B. (1993) Jeffrey Dahmer, Roma, I libri neri.
  • Musci A., Scarso A., Tavella G. (1997) Vivere per Uccidere. Anatomia del Serial Killer, edizioni Calusca Stampa, Padova.
  • Pastore G., Valbonesi S. (2010) In Due si Uccide Meglio: Quando i Serial Killer Agiscono in Coppia, edizioni XII, collana Mezzanotte.
  • Penrose V. (1966) La contessa sanguinaria: la vita ed i misfatti di Elizabeth Bathory, Milano, Sugar.
  • Reichert D. (2005) Green River Killer. Caccia al Serial Killer Più Sanguinario d'America, Milano, Mondadori, collana Strade Blu. Non Fiction.
  • Rossetti G.P., Tasselli D. (1991) Italia a Pezzettini: 28 Storie di Straordinaria Follia, edizioni Interno Giallo, Milano.
  • Simon R. (1996) I Buoni Lo Sognano, I Cattivi Lo Fanno, Raffaello Cortina Editore, Milano.
  • Stoller R.J. (1978) Perversione: La Forma Erotica dell'Odio, edizioni Feltrinelli, Milano.
  • Tani C. (1998) Assassine, quattro secoli di delitti al femminile, Milano, Mondadori.
  • Vittorino Andreoli (2004) Il Lato Oscuro, edizioni Rizzoli.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]