Fateh Ali Tipu

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Fateh Ali Tipu
Fateh Ali Tipu in un ritratto d'epoca
Fateh Ali Tipu in un ritratto d'epoca
Sultano di Mysore
In carica 28 dicembre 1782 - 4 maggio 1799
Investitura 29 dicembre 1782
Predecessore Hyder Ali
Successore Krishnaraja Wadiyar III
Nome completo Nawab Tipu Sultan Bahadur
Nascita Devanahalli, 20 novembre 1750
Morte Shrirangapattana, 4 maggio 1799
Luogo di sepoltura Shrirangapattana
Dinastia Bahadur

Fateh Ali Tipu, conosciuto anche come Tigre del Mysore, Tippu Sultan o Tippoo Sahib, (Devanahalli, 20 novembre 1750Srirangapatna, 4 maggio 1799), è stato un sultano indiano, de facto leader del regno di Mysore dal 1782, quando morì il padre, al 1799. Era il primo figlio di Hyder Ali e della sua seconda moglie, Fatima o Fakhr-un-nissa.

Ali Tipu fu anche un intellettuale, un soldato e un poeta, parlando fluentemente kannada, industani, persiano, arabo, inglese e francese. Nonostante la maggior parte della popolazione fosse induista egli era un devoto musulmano e acconsentì, su richiesta francese, alla costruzione della prima chiesa cristiana a Mysore. In virtù dell'alleanza con i francesi e dell'ostilità verso gli inglesi sia Fateh che il padre Hyder Ali non esitarono ad utilizzare il loro esercito, addestrato dagli stessi francesi, contro l'Impero Maratha, Malabar, Coorg, Sira e Bednur.

Durante l'infanzia di Tipu, suo padre raggiunse una grande posizione di potere a Mysore ed alla morte di quest'ultimo nel 1782, Tipu gli succedette a capo di un grande regno che andava dal fiume Krishna River sino al mare d'Arabia ed all'Oceano Pacifico.

Egli rimase sempre un implacabile nemico della Compagnia britannica delle Indie orientali, rinnovando anche antichi conflitti mai sopiti col vicino regno di Travancore nel 1789. Durante la Terza guerra anglo-mysore, Tipu venne forzato ad accettare un trattato umiliante, perdendo gran parte dei territori precedentemente conquistati, tra cui il Malabar e Mangalore. Egli inviò ambascerie a stati stranieri, tra cui l'Impero Ottomano, Afghanistan e Francia, tentando di levare nuove opposizioni al predominio inglese. Nella Quarta guerra anglo-mysore, le forze combinate degli inglesi e del nizam di Hyderabad sconfissero Tipu che rimase ucciso il 4 maggio 1799 nel tentativo di difendere coi suoi uomini il forte di Srirangapatna.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

I primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Il sultano Tipu combatte durante l'Assedio di Srirangapatna

Tipu nacque il 20 novembre 1750 (venerdì, 20° Dhu al-Hijjah, 1163º anno dell'Egira) a Devanahalli, nell'attuale Distretto rurale di Bangalore, a circa 33 chilometri a nord della città di Bangalore. Il suo nome venne derivato dal santo induista Tipu Mastan Aulia di Arcot.

Il padre di Tipu, Hyder Ali, era stato un ufficiale militare al servizio del Regno di Mysore che rapidamente aveva guadagnato potere personale sino a divenire de facto regnante di Mysore dal 1761. Hyder si riteneva diretto discendente dalla tribù araba dei Quraysh, la medesima del profeta Maometto. Suo padre, Fatah Muhammad, era nato a Kolar ed aveva prestato servizio come comandante di 50 razzieri nell'esercito del nawab di Karnatik. Fatah Muhammad entrò poi al servizio dei raja della dinastia dei Wodeyar nel Regno di Mysore. La madre di Tipu, Fatima Fakhr-un-Nisa, era figlia di Mir Muin-ud-Din o di Shahal Tharique, governatore del forte diKadapa. Hyder Ali nominò i migliori tra gli insegnanti del suo regno per dare a Tipu l'istruzione migliore, soprattutto insegnandogli molte lingue come l'urdu, il persiano, l'arabo e il kannada oltre al corano, alla giurisprudenza islamica, l'equitazione, il tiro a segno ed il salto ad ostacoli.

I primi servizi militari[modifica | modifica wikitesto]

Una spingarda a canne mozze costruita per Tipu a Shrirangapattana, 1793–94. Tipu si servì di molte manifatture occidentali e la sua arma preferita (in foto) mostra tutte le tecnologie più avanzate dell'epoca.[1]

Tipu ottenne anche un'educazione in tattica militare da una serie di ufficiali francesi che vennero predisposti per lui dal potente padre. All'età di 15 anni, egli accompagnò il padre contro gli inglesi nella Prima guerra anglo-mysore nel 1766. Egli ottenne il comando di un corpo di cavalleria nell'invasione della Karnatika nel 1767, all'età di 16 anni. Egli ebbe modo di distinguersi anche nella Prima guerra anglo-maratha del 1775–1779.

Alexander Beatson, che pubblicò un volume sulla Quarta guerra anglo-mysore dal titolo View of the Origin and Conduct of the War with Tippoo Sultaun, così descrive Tipu: "La sua statura era attorno ai 1,72 cm; aveva un collo corto, spalle squadrate ed era piuttosto corpulento: i suoi arti erano piccoli, in particolare i suoi piedi e le sue mani; aveva grandi occhi pieni, piccole sopracciglia arcuate ed un naso aquilino".[2]

La Seconda guerra anglo-mysore[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1779, gli inglesi presero il porto francese di Mahé, che Tipu aveva posto sotto la propria personale protezione, provvedenvodi truppe per la sua difesa. In risposta, Hyder aveva lanciato l'invasione della Karnatika, con l'intento di scacciare gli inglesi da Madras.[3] Durante questa campagna nel settembre del 1780, Tipu ottenne da Hyder Ali il permesso di muoversi con 10.000 uomini e 18 cannoni per intercettare il colonnello Baillie che era sul punto di riunirsi con Sir Hector Munro. Nella Battaglia di Pollilur, Tipu sconfisse in maniera decisiva Baillie. Su 360 europei, circa 200 vennero catturati vivi ed i sepoys, che erano circa 3.800, soffrirono importanti perdite. Munro si stava muovendo a sud con una forza separata per unirsi a Baillie, ma udendo la notizia della sconfitta venne forzato a ritirarsi a Madras, abbandonando la sua artiglieria in una pozza d'acqua a Kanchipuram.[4]

Murale della Battaglia di Pollilur sui muri della residenza estiva di Tipu, dipinto per celebrare il suo trionfo sugli inglesi.

Tipu sconfisse il colonnello Braithwaite ad Annagudi presso Tanjore il 18 febbraio 1782. Le forze di Braithwaite, composte da 100 europei, 300 cavalieri, 1400 sepoys e 10 cannoni, era lo standard base delle forze coloniali inglesi. Tipu prese tutti i cannoni e prese prigioniero l'intero gruppo. Nel dicembre del 1781 Tipu prese Chittur agli inglesi. Tipu aveva a questo punto ottenuto sufficiente esperienza militare per succedere a Hyder Ali quando questi morì il 6 dicembre 1782. Tipu venne incoronato ufficialmente sultano di Mysore il 22 dicembre di quello stesso anno, con una cerimonia sobria dal momento che di fatto egli era sottoposto all'autorità del maharaja che però da tempo era relegato ad un ruolo secondario.

La Seconda guerra anglo-mysore terminò nel 1784 col Trattato di Mangalore. Fu quella l'ultima occasione in cui un re indiano dettò dei termini di pacificazione agli inglesi, ed il trattato rappresenta ancora oggi un punto di grande prestigio per la storia dell'India.[5] La guerra è inoltre ricordata per gli eccessi commessi da Hyder Ali e da Tipu a Tanjore.[6] Durante il periodo dell'occupazione che perdurò per sei mesi, i due sultani si dedicarono essenzialmente all'impoverimento del paese, distruggendone i campi ed il bestiame.[6] Sul finire del 1785 il missionario olandese Christian Friedrich Schwarz descrisse come Tipu inoltre avesse fatto rapire 12.000 bambini della regione.[6] L'economia di Tanjore calò del 90% tra il 1780 ed il 1782.[7] Tale periodo di grave crisi è conosciuto nel folklore locale col nome di Hyderakalam.[6]

Il governo di Mysore[modifica | modifica wikitesto]

La residenza estiva di Tipu a Shrirangapattana, Karnataka

Pur guidando un paese di fede essenzialmente induista, Tipu rimase uno strenuo sostenitore della fede musulmana, recandosi giornalmente alla moschea per recitare le preghiere.[8] Egli fu sempre molto tollerante e su richiesta dei francesi fece costruire la prima chiesa cattolica di Mysore.

Durante il suo regno, Tipu portò alla fondazione della famosa diga di Krishna Raja Sagara sul fiume Cauvery.[9][10] Egli completò inoltre il progetto del Lal Bagh iniziato da suo padre Hyder Ali, costruendo inoltre strade, strutture pubbliche e porti lungo le sponde del Kerala. I suoi domini si estendevano a nord di Bangalore, a Kanivenarayanapura, a Chickballapur. Le sue rotte commerciali si estendevano in Sri Lanka, in Oman, nell'Impero durrani (Afghanistan), in Francia, nell'Impero Ottomano ed in Iran. Sotto la sua guida, l'esercito di Mysore dimostrò di poter essere anche una valida scuola per la formazione militare e scientifica dei principi indiani. I seri danni che Tipu inflisse agli inglesi nella prima e nella seconda guerra anglo-mysore, corroborarono la sua posizione come guerriero invincibile a capo di una potente nazione simbolo della resistenza indiana all'invasore coloniale europeo.

Il dottor APJ Abdul Kalam, ex Presidente dell'India, durante una sua riflessione sulla figura di Tipu pubblicata nel 1991, definì il sultano come il principale innovatore dei primi razzi da guerra moderni. Due di questi razzi, catturati agli inglesi a Srirangapatna, sono ancora oggi in mostra al Royal Artillery Museum di Londra. Egli tentò di sottomettere tutti i regni minori dell'India meridionale per estendere la propria potenza ed evitare alleanze interne vantaggiose ai suoi nemici. Sconfisse i marathas ed i nizam e fu uno dei pochi governanti indiani ad aver sconfitto le armate inglesi. Egli introdusse un nuovo sistema monetario, un nuovo calendario, un nuovo sistema di pesi e misure basato su quello francese.

Relazioni internazionali[modifica | modifica wikitesto]

Nel suo tentativo di unione con Tipu, Napoleone Bonaparte annetté l'Egitto ottomano nell'anno 1798.

Sia Hyder Ali che Tipu agirono come regnanti indipendenti di Mysore, ma ottennero dei riconoscimenti dall'imperatore mughal Shah Alam II col quale mantennero una stretta corrispondenza.[11]

Immediatamente dopo la sua incoronazione, Tipu prese parte all'investitura del nuovo imperatore mughal. Nizam Ali Khan, il nizam di Hyderabad, espresse chiaramente la sua ostilità contro questo presunto governante di Mysore. Pur colpito da queste dichiarazioni, Tipu proseguì comunque le proprie proficue relazioni con gli altri governanti del periodo.[12]

Dopo che l'eunuco Ghulam Qadir ebbe accecato Shah Alam II il 10 agosto 1788, si disse che Tipu si fosse messo a piangere dalla disperazione per quell'atto.[13] Dopo essersi scontrato coi marathas, il sultano Tipu iniziò a corrispondere con Zaman Shah Durrani, il governante dell'Impero Durrani dell'Afghanistan, riuscendo con questi a sconfiggere i marathas ed a restaurare Shah Alam II al poter.[14]

Nel 1787, Tipu inviò un'ambasceria alla capitale ottomana di Istanbul presso il sultano Abdul Hamid I richiedendo urgente assistenza contro la Compagnia britannica delle Indie orientali, proponendo la creazione di un'alleanza offensiva e difensiva. Tipu richiese al sultano ottomano di inviargli truppe e militari esperti. Successivamente Tipu gli richiese anche il permesso di contribuire al mantenimento dei templi islamici di La Mecca, Medina, Najaf e Karbala. Gli ottomani, ad ogni modo, si trovavano essi stessi in crisi ed ancora dovevano rimettersi dalle pesanti sconfitte subite nella recente guerra austro-turca, quando scoppiò una nuova guerra in Crimea guidata dai russi. Per via dell'incapacità degli ottomani di armare una flotta nell'Oceano Indiano, gli ambasciatori di Tipu rincasarono solo con pochi doni del sultano ottomano, evento che causò la perdita di molti territori nel 1792. La corrispondenza con gli ottomani proseguì anche sotto Selim III sino alla battaglia finale nell'anno 1799.[15]

Tipu cercò dunque di stabilire un'alleanza con la Francia di Napoleone Bonaparte, proponendogli un valido aiuto per sconfiggere i suoi nemici inglesi sul piano coloniale in India in cambio dell'aiuto da apportare al proprio regno contro la Compagnia britannica delle Indie Orientali.

Come suo padre prima di lui, Tipu mantenne molte ambascerie di contatto con Mohammad Ali Khan e con i reggenti della dinastia Zand in Persia e con Hamad bin Said, governante del Sultanato di Oman.[16]

La guerra contro i Marathas[modifica | modifica wikitesto]

L'Impero Maratha sotto il nuovo pascià Madhavrao II aveva riconquistato gran parte del subcontinente indiano, sconfiggendo per ben due volte il padre di Tipu, che era stato costretto ad accettare la supremazia dell'impero maratha nel 1764 e nuovamente nel 1767. Nel 1767 Maratha Peshwa Madhavrao sconfisse sia Hyder Ali che Tipu ed entrò a Srirangapatna, capitale di Mysore. Hyder Ali accettò l'autorità di Madhavrao che gli concesse il titolo di nawab di Mysore.[17] Ad ogni modo Tipu era intenzionato a fuggire dalle costrizioni del trattato di Marathas e tentò di riprendere possesso col suo governo di alcuni forti maratha nella parte meridionale dell'India. Questo portò Tipu in diretto conflitto con i marathas che inviarono delle armate contro Mysore alla guida del generale Nana Phadnavis. I marathas riuscirono a riconquistare molti forti del sultano Tipu a Mysore e nella regione di Badami, Kittur e Gajendragad nel giugno del 1786. Con la vittoria di questa guerra, i confini dei territori dei maratha si estesero sino al fiume Tungabhadr il che costrinse Tipu ad aprire dei negoziati con la leadership maratha. Egli inviò due dei suoi agenti alla capitale maratha di Pune. Il patto che ne convenne fu la restituzione dei territori conquistati da Mysore ai marathas. Successivamente il nizam di Hyderabad ricevette Adoni e Mysore venne obbligata a pagare un forte tributo ai marathas in cambio del riconoscimento da parte dei maratha del governo di Tipu sulla regione di Mysore.[18]

La terza guerra anglo-mysore[modifica | modifica wikitesto]

Cannone usato dalle forze del sultano Tipu nella battaglia di Shrirangapattana 1799
Il generale Lord Cornwallis, riceve due dei figli del sultano Tipu come ostaggi nel 1793.

Nel 1789 il sultano Tipu disputò l'acquisizione da parte di Dharma Raja di Travancore delle due fortezze olandesi nel Regno di Cochin, stato tributario di Mysore. Nel dicembre del 1789 egli ammassò le proprie truppe a Coimbatore, ed il 28 dicembre fece partire l'attacco sulle linee di Travancore, sapendo che Travancore era (secondo il Trattato di Mangalore) un alleato della Compagnia britannica delle Indie orientali. Per via della strenua resistenza incontrata, Tipu non fu in grado di irrompere nelle linee di Travancore e lo stesso maraja nemico si rivolse agli inglesi per ottenere aiuto. Come risposta, Lord Cornwallis mobilitò una compagnia delle forze militari britanniche in loco e formò un'alleanza tra i marathas ed il nizam di Hyderabad per opporsi a Tipu. Nel 1790 le forze della compagnia avanzavano prendendo il controllo di gran parte del distretto di Coimbatore. Tipu contrattaccò riprendendosi gran parte del territorio anche se gli inglesi continuavano ad attestarsi a Coimbatore. Egli dunque discese nella Karnatika, raggiungendo Pondicherry ove tentò senza successo di coinvolgere i francesi nel conflitto.

Nel 1791 i suoi oppositori avanzavano su tutti i fronti, con il grosso dell'esercito inglese al comando di Lord Cornwallis alla presa di Bangalore. Tipu riuscì a tagliare i rifornimenti britannici e le comunicazioni degli invasori. In questo ultimo vittorioso sforzo, Cornwallis indietreggiò ritirandosi da Bangalore tentando poi di assediare Srirangapatna. Dopo il ritiro, Tipu inviò delle forze a Coimbatore, città che venne riconquistata dopo un lungo assedio.

La campagna del 1792 fu un fallimento per Tipu. Le armate nemiche erano ben rifornite e Tipu non fu in grado di evitare la congiunzione delle forze provenienti da Bangalore e quelle da Bombay prima di giungere a Srirangapatna. Dopo circa due settimane d'assedio, Tipu aprì i negoziati per la resa. Nel successivo trattato, questi venne forzato a cedere metà del territorio di Mysore alle forze britanniche, ed a lasciare due dei suoi figli come ostaggi agli inglesi sino al completo pagamento di tutti i danni di guerra.

Il tentato legame con Napoleone[modifica | modifica wikitesto]

Luigi XVI di Francia riceve gli ambasciatori del sultano Tipu nel 1788. Tipu è noto per aver inviato molte missioni diplomatiche in Francia, nell'Impero Ottomano, nel Sultanato di Oman, presso la dinastia persiana degli Zand e nell'Impero durrani.[19]

Una delle motivazioni dell'invasione napoleonica dell'Egitto fu di stabilire un collegamento tra l'India e la Francia a danno degli inglesi. Bonaparte voleva porre una presenza francese in Medioriente, col sogno ultimo di collegarsi in alleanza col sultano Tipu.[20] Napoleone assicurò il Direttorio francese "come velocemente ho conquistato l'Egitto, così stabilì relazioni coi principi indiani e, insieme a loro, attaccò gli inglesi nei loro possedimenti coloniali."[21] Secondo il rapporto del 13 febbraio 1798 a firma di Talleyrand: "Avendo occupato e fortificato l'Egitto, scenderemo con una forza di 15.000 uomini da Suez in India, per ricongiungerci alle forze del sultano Tipu al fine di scacciare gli inglesi."[21] Napoleone ad ogni modo non riuscì in questa sua strategia, perdendo all'assedio di Acri nel 1799, e nella battaglia di Abukir nel 1801.[22]

La morte[modifica | modifica wikitesto]

La quarta guerra anglo-mysore[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Quarta guerra anglo-mysore.
L'ultimo sforzo e la caduta del sultano Tipu in un dipinto di Henry Singleton, c. 1800

Dopo che Horatio Nelson ebbe sconfitto François-Paul Brueys D'Aigalliers nella Battaglia del Nilo in Egitto nel 1798, tre armate, una da Bombay e due inglesi (una delle quali includeva Arthur Wellesley, futuro primo Duca di Wellington), marciarono verso Mysore nel 1799 e assediarono la capitale Shrirangapattana nella Quarta guerra anglo-mysore.

Le forze del sultano Tipu durante l'assedio di Srirangapatna.

I soldati della Compagnia britannica delle Indie orientali contava più di 26.000 soldati di cui 4.000 europei ed il resto italiani. Una colonna venne formita dal nizam di Hyderabad e consisteva di dieci battaglioni e di più di 16.000 cavalieri e molti soldati inviati dai marathas. Le forze inglesi giunsero così a 50.000 unità mentre quelle di Tipu erano assestate sulle 30.000. Gli inglesi fecero breccia sulle mura della città e Tipu morì nel tentativo di difendere la sua capitale, il 4 maggio di quell'anno. Quando il corpo di Tipu venne identificato, Wellesley sentì le sue pulsazioni e confermò la morte del sultano. Vicino a lui, si trovava uno dei suoi più importanti servitori, Rajah Cawn, che fu in grado id identificarlo chiaramente. Tipu era stato ucciso presso il cancello orientale della città, non lontano dalla fortezza cittadina.[23] Tipu venne sepolto nel pomeriggio del giornjo successivo, presso la salma del padre. Nel bel mezzo del suo funerale, scoppiò un violentissimo temporale con pioggia e vento al punto che il luogotenente Richard Bayly del 12º reggimento presente alla cerimonia scrisse, "Ho avuto esperienza di uragani, tifoni e ventate in mare, ma niente di tutto questo è paragonabile ha quanto ho visto in quest'occasione".[24]

Immediatamente dopo la morte di Tipu molti membri della Compagnia britannica delle Indie Orientali ritenevano che Umdat Ul-Umra il Nawab della Karnatika fosse stato segretamente aiutante di Tipu e come tale richiesero la sua deposizione nel 1799.

Leadership, politica e innovazioni[modifica | modifica wikitesto]

Tipu introdusse un nuovo calendario, una nuova monetazione e sette nuovi dipartimenti governativi durante il suo regno, apportando anche innovazioni in campo militare con l'uso dei razzi.

I razzi Mysore[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Razzi Mysore.
Tipu organizzò delle proprie brigate di razzieri conosciute come cushoon, espandendone il numero da 1.500 uomini impiegati a 5.000. I razzi Mysore vennero utilizzati durante le sue guerre contro gli inglesi e poi rimpiegati dagli inglesi nelle Guerre napoleoniche.

Il padre di Tipu aveva espanso l'uso dei razzi nell'esercito mysoreano, segnando una delle innovazioni principali della logistica militare dell'epoca. Egli impiegò circa 1.200 uomini specializzati per gestire il lancio dei razzi, in grado di calcolare l'angolo di posizionamento in base al diametro del cilindro ed alla distanza del bersaglio. I razzi avevano delle lame montate sulle loro estremità, che potevano facilmente avere un effetto "di massa" sui nemici anche in vasta formazione. Tipu dopo la morte di suo padre espanse il corpo sino a 5.000 razzieri e li utilizzò largamente nella Battaglia di Pollilur dimostrando che tali razzi erano molto più avanzati dei precedenti in quanto sfruttavano caratteristiche casse in ferro come camere di combustione per il propellente, permettendo così una maggiore gittata ai missili (circa 2 km).[25]

I resoconti inglesi descrivono l'uso di questi razzi in particolare durante la terza e la quarta guerra anglo-mysore. Durante la battaglia di Srirangapatna del 1799, le pallottole inglesi colpirono un magazzino contenente moli razzi che esplosero rovinosamente.

Dopo la sconfitta di Tipu nella quarta guerra gli inglesi presero un gran numero di razzi Mysore che studiarono poi in madrepatria elaborando i cosiddetti razzi Congreve che vennero poco dopo sfruttati nelle Guerre napoleoniche.[25]

La marina di Mysore[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1786 il sultano Tipu, seguendo la linea tracciata da suo padre, decise di costruire una marina militare costituita da 20 navi da guerra da 72 cannoni ciascuna e 20 fregate da 62 cannoni. Nell'anno 1790 egli nominò Kamaluddin come suo nuovo Mir Bahar e stabilì porti a Jamalabad ed a Majidabad. L'ammiragliato di Tipu era composto da 11 comandanti al servizio di un Mir Yam. Un Mir Yam era guidato da 30 ammiragli, ciascuno dei quali aveva due navi. Dal 1789 gran parte delle navi di Tipu vennero coperte nella carena da rame, un'idea che incrementò notevolmente la longevità delle navi e che era stata introdotta a Tipu dall'ammiraglio francese Pierre André de Suffren de Saint Tropez.[26]

La politica religiosa[modifica | modifica wikitesto]

Attitudini verso gli induisti[modifica | modifica wikitesto]

Come regnante musulmano di uno stato largamente induista, Tipu incontrò subito il problema nello stabilire il proprio potere e legittimare il suo ruolo, nonché riconciliare il desiderio di essere visto come un devoto islamico pur tollerando il culto di maggioranza del suo popolo. Molti gruppi lo proclamarono grande guerriero della fede (Ghazi), mentre altri lo videro come un bigotto islamico che voleva solo massacrare gli indù.[27][28][29]

Durante i primi anni del regno di Tipu in particolare, egli apparve particolarmente duro come il padre nei confronti dei non-musulmani che fossero stati accusati di collaborazionismo con la Compagnia britannica delle Indie orientali o con i Maratha.[29] Nel 1780, egli si autoproclamò Badshah o Imperatore di Mysore, ed iniziò a coniare delle monete con il suo nome senza il permesso dell'imperatore mughal Shah Alam II. H. D. Sharma scrive a tal proposito che nella sua corrispondenza con altri regnanti islamici come gli scià afghani della dinastia Zaman, Tipu utilizzò tale titolo e dichiarava spesso di voler creare un vero e proprio impero islamico nell'intera area indiana, sulle linee dell'impero mughal, che era ormai al declino in quell'epoca. Egli invitò persino lo scià Zaman ad invadere l'India per aiutarlo in questa missione.[30] La sua alleanza coi francesi poté quindi spiegarsi anche in questo senso, con l'intento di escludere dall'India gli invasori inglesi.

La figura di Tipu come bigotto religioso fa ancora oggi discutere ed alcune fonti del XX secolo suggeriscono che egli fosse effettivamente in imbarazzo nel tollerare un pluralismo religioso. Il tesoriere di Tipu, Krishna Rao ed il suo ministro della polizia Shamaiya Iyengar erano induisti di religione.[31] Nota è anche la sua corrispondenza con molti templi indiani ai quali donò gioielli e preziosi in segno della sua benevolenza, nonché terre e possedimenti in tutta l'India, così da farci pensare che il suo fosse essenzialmente un intento politico di alleanza piuttosto che una volontà di tolleranza religiosa. Tra il 1782 ed il 1799 Tipu fece 34 donazioni a templi indiani con grande pubblicità di questi eventi. Il tempio di Srikanteswara a Nanjangud ancora oggi possiede una coppa ingioiellata dono del sultano.[32]

Nel 1791, alcuni cavalieri maratha al comando di Raghunath Rao Patwardhan razziarono il tempio ed il monastero di Sringeri Shankaracharya, uccidendo e ferendo molte persone, saccheggiando il monastero di tutti i suoi beni preziosi. I monaci di Shankaracharya chiesero aiuto al sultano Tippu ed iniziò una corrispondenza di 30 lettere ritrovate nel 1916 dal direttore del dipartimento di archeologia di Mysore. In questi scritti il sultano esprimeva tutta la sua indignazione per l'accaduto scrivendo: "Le persone che hanno peccato contro un luogo così sacro devono sicuramente pagare le conseguenze dei loro atti e verrà presto il giorno in cui si compirà la profezia di Kalì: "Hasadbhih kriyate karma ruladbhir-anubhuyate" (Le persone che commettono malignità ridono ma soffriranno le conseguenze piangendo)."[33]

Egli immediatamente diede disposizioni per raccogliere dei fondi da destinare al tempio ed altri articoli preziosi e doni da recapitare al monastero.[34] Alla luce di questi eventi, B.A. Saletare ha descritto Tipu come un difensore degli induisti, dal momento che egli è anche stato patrono di altri templi tra cui quello di Melkote per il quale ha emesso un decreto con versi invocatori da recitarsi in forma tradizionale. Il tempio di Melkote conserva ancora oggi un vascello in oro ed argento con iscrizioni che lo indicano come dono del sultano. Tipu donò anche quattro coppe d'argento al tempio di Lakshmikanta a Kalale.[35]

Critiche nei resoconti inglesi[modifica | modifica wikitesto]

Brittlebank, Hasan, Chetty, Habib e Saletare, tra gli altri, ritengono che la maggior parte delle storie che vedono inquadrare Tipu come un persecutore degli induisti e dei cristiani siano derivate in gran parte dall'opera di discredito fatta da scrittori inglesi come Kirkpatrick[36] e Wilks,[37] che non sarebbero da considerarsi come neutrali.[38] A. S. Chetty suggerisce che il racconto di Wilks in particolare non può essere credibile,[39] Irfan Habib e Mohibbul Hasan suggeriscono invece come tale fosse l'interesse dei britannici a presentare Tipu come un sanguinario per giustificare la missione liberatrice degli inglesi su Mysore.[40]

Conversione degli induisti all'islam[modifica | modifica wikitesto]

Tipu inviò una lettera il 19 gennaio 1790 al governatore di Bekal, Budruz Zuman Khan. Essa riporta:

« "Non sapete che ho ottenuto una grande vittoria recentemente nel Malabar ed oltre quattromila induisti sono stati convertiti all'islam? Io sono determinato a marciare contro quel maledetto Raman Nair (Raja di Travancore) molto presto. Sono così estasiato dalla prospettiva di convertire lui ed il suo popolo all'islam da aver abbandonato l'idea di tornare a Srirangapatanam per il momento."[41] »

Sull'elsa della spada presentata da Tipu al marchese Wellesley vi era la seguente iscrizione:[42]

« "La mia spada vittoriosa riluce per la distruzione degli infedeli. Ali, emiro della fede, è vittorioso per me, e oltremodo egli distrugge e maledice la razza degli infedeli. Pregatelo (Dio), poiché egli è il Signore dei Signori del mondo! Che il nostro Signore ci supporti contro le popolazioni di infedeli. Che coloro che ricevono questo dono dal Signore possano prevalere (sul genere umano). Oh Signore, rendimi vittorioso, dal momento che promuovo la fede di Maometto. Confondi coloro che rifiutano la fede di Maometto e mantienici vicini quanti sono inclini alla vera fede. Il Signore è predominante sulle sue opere. La vittoria e la conquista ci provengono dall'Altissimo. Rallegrati, oh Maometto, per i fedeli; per Allah che è il protettore e la sua grazia. Se Allah ci assiste, noi prospereremo. Possa il Signore Dio assisterci, o Maometto, con una grande e mitica vittoria." »

Molti oggetti in oro ed argento come medaglie, riportavano impressi dei motti del sovrano in persiano come "Di Dio, propinatore di tante grazie" o "vittoria e conquista ci pervengono dall'Altissimo", create nel 1780 in occasione della schiacciante vittoria sugli inglesi.[43] Quella che segue è la trascrizione del testo di una pietra ritrovata a Seringapatam, posta in un luogo d'onore presso il forte:[42]

« "Oh Dio Altissimo! Mostraci i cadaveri di tutti gli infedeli! Sciogli le loro tribù, fai si che i loro piedi non possano più muoversi! Rovescia i loro consigli, cambia i loro stati, distruggi le loro strade! Causa morte presso di loro, taglia i loro viveri! Accorcia i loro giorni! Infestali con malattie, priva i loro occhi della vista, porta disonore ai loro volti!" »

Nel 1788, Tipu ordinò alsuo governatore a Calcutta, Sher Khan, di iniziare un procedimento per convertire gli induisti all'islam, e già ne luglio di quell'anno 200 bramini vennero forzati a convertirsi mangiado carne regolarmente, tradendo uno dei principi cardini dell'induismo.[44] Mohibbul Hasan, Prof. Sheikh Ali, ed altri storici indiani hanno interpretato queste conversioni come una volontà politica più che religiosa di Tipu, così da mostrare la sua potenza e la sua capacità di coercizione.[45]

Promozione del linguaggio hindustani[modifica | modifica wikitesto]

Tra le sue molte innovazioni, Tipu introdusse un nuovo sistema monetario, incluso il paisa da 23 grammi in rame. La moneta, sulla parte frontale, riportava l'emblema del Sultanato di Mysore.

Tipu rafforzò ed istituì l'educazione in lingua Urdu-Hindi ed in persiano tra i musulmani della regione di Mysore, al punto che ancora oggi i musulmani della regione sono soliti parlare questi linguaggi regolarmente.

Attitudini verso i cristiani[modifica | modifica wikitesto]

Il camminamento del forte di Jamalabad. I cattolici mangaloresi percorsero questa strada per raggiungere Shrirangapattana

Pur essendo un devoto musulmano, Tipu si trovò a reggere uno stato essenzialmente composto da induisti e cristiani. Su richiesta dei francesi egli fece costruire a Mysore la prima chiesa cattolica ed ammise i cattolici a far parte del proprio esercito, ammettendoli anche nella sua amministrazione statale.

Alcuni storici hanno visto Tipu come un principe anti-cristiano.[46][47][48] The captivity of Mangalorean Catholics at Shrirangapattana, which began on 24 February 1784 and ended on 4 May 1799, remains the most disconsolate memory in their history.[49]

Il manoscritto di Barcoor riporta una frase detta da Tipu: "Tutti i musulmani siano uniti insieme, e considerino l'annichilimento dei fedeli come un dovere sacro, lavoro al quale debbano dare tutta la loro forza."[50] Poco dopo il Trattato di Mangalore del 1784, Tipu ottenne il controllo di Canara.[51] Egli inviò subito l'ordine di confiscare le terre dei cristiani locali,[52] e deportarli a Seringapatam, capitale del suo impero, attraverso i camminamenti del forte di Jamalabad.[53] Ad ogni modo non vi erano sacerdoti tra i prigionieri perché per quelli si preferì l'esilio con divieto di ritorno a predicare nei domini di Mysore.[50]

Tipu la distruzione di 27 chiese cattoliche, tutte splendidamente decorate con statue di santi e pitture varie. Tra queste spiccava la chiesa di Nossa Senhora de Rosario Milagres a Mangalore, il seminario del portoghese frate Miranda a Monte Mariano, la chiesa di Jesu Marie Jose a Omzoor, una cappella a Bolar, la chiesa della Mercede di Ullal, l'Imaculata Conceiciao a Mulki, San Jose a Perar, Nossa Senhora dos Remedios a Kirem, Sao Lawrence a Karkal, Rosario a Barkur, Immaculata Conceciao a Baidnur.[50] Tutte queste strutture vennero rase al suolo, ad eccezione della chiesa della Santa Croce ad Hospet.[54]

Secondo Thomas Munro, soldato scozzese, circa 60.000 persone,[55] circa il 92% dell'intera comunità cattolica di Mangalore, vennero catturate e solo 7.000 riuscirono a scappare. Francis Buchanan fornisce un numero di 70.000 prigionieri a fronte di una popolazione di 80.000 con 10.000 fuggitivi. I prigionieri vennero costretti a scalare una montagna altra 4.000 metri per giungere nella giungla, con un percorso durato sei settimane ove perirono circa 20.000 persone per poi giungere a Seringapatam. Secondo l'ufficiale britannico James Scurry, che cadde prigioniero tra i cattolici mangaloresi, 30.000 persone vennero forzosamente convertite all'islam, mentre le donne venivano rese moglie di musulmani locali.[56] The young men who offered resistance were disfigured by cutting their noses, upper lips, and ears.[57] Secondo il signor Silva di Gangolim, sopravvissuto alla prigionia, se una persona fuggita da Seringapatam veniva ritrovata, la punizione secondo le disposizioni di Tipu era il taglio delle orecchie, del naso, dei piedi, e di una mano.[58]

L'arcivescovo di Goa scriveva nell'anno 1800: "È noto in tutta l'Asia e nelle altre parti del globo l'oppressione che dovettero soffrire i cristiani dei domini del re di Kanara, durante l'usurpazione del trono da parte del sultano Tipu che implacabilmente si scagliò contro quanti professavano il cristianesimo."[50] Con la conquista del Malabar e di Kochi molte chiese locali vennero danneggiate. Il vecchio seminario siriano di Nasrani a Angamaly, che per secoli era stato il principale centro per l'educazione della chiesa orientale, venne raziato e raso al suolo dalle truppe di Tipu, lasciando che secoli di preziosi manoscritti conservati nella ricca biblioteca scomparissero per sempre. La chiesa locale venne poi ricollocata a Kottayam ove attualmente si trova ancora.

La persecuzione dei cristiani da parte di Tipu venne portata avanti anche nei confronti dei soldati inglesi catturati. Ad esempio, a seguito della disastrosa sconfitta della Battaglia di Pollilur del 1780, 7.000 soldati britannici vennero catturati da Tipu e posti nella fortezza di Seringapatnam. Di questi, più di 300 vennero circoncisi ed ottennero nomi musulmani e vestiti adatti, mentre la maggior parte dei ragazzini che erano usati come tamburini nell'esercito indossarono il ghagra cholis ed intrattennero la corte come danzatori travestiti da ragazze. Dopo 10 anni di cattività, James Scurry, uno di questi prigionieri, raccontò di come si era dimenticato di come ci si sedesse su una sedia normalmente e l'uso del coltello e della forchetta. Il suo inglese appariva ormai quasi incomprensibile avendo perso l'abitudine di parlarlo frequentemente. La sua pelle si era scurita ed aveva sviluppato una singolare avversione contro i vestiti europei.[59]

Durante la resa del forte di Mangalore che venne lasciato come da armistizio, Tipu fece uccidere oltre 5.600 cattolici locali. Questi, condannati per tradimento, vennero impiccati istantaneamente e gettati giù da una lunga scarpata verso il fiume Netravati che si imputridì a tal punto di cadaveri che la popolazione locale dovette abbandonare le proprie case presso il fiume.[50]

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Il masoleo di Tipu è un esempio tipico dell'architettura islamica. Ancora oggi la struttura è sovrastata dalla bandiera di Tipu.
La tomba di Tipu a Srirangapatna, a fianco di quella di suo padre e di sua madre.

Tipu ebbe i seguenti figli:

  1. Shahzada Hyder Ali Sultan Sahib (1771 – 30 luglio 1815)
  2. Shahzada Abdul Khaliq Sultan Sahib (1782 – 12 settembre 1806)
  3. Shahzada Muhi-ud-din Sultan Sahib (1782 – 30 settembre 1811)
  4. Shahzada Mu'izz-ud-din Sultan Sahib (1783 – 30 marzo 1818)
  5. Shahzada Mi'raj-ud-din Sultan Sahib (1784? – ?)
  6. Shahzada Mu'in-ud-din Sultan Sahib (1784? – ?)
  7. Shahzada Muhammad Yasin Sultan Sahib (1784 – 15 marzo 1849)
  8. Shahzada Muhammad Subhan Sultan Sahib (1785 – 27 settembre 1845)
  9. Shahzada Muhammad Shukrullah Sultan Sahib (1785 – 25 settembre 1837)
  10. Shahzada Sarwar-ud-din Sultan Sahib (1790 – 20 ottobre 1833)
  11. Shahzada Muhammad Nizam-ud-din Sultan Sahib (1791 – 20 ottobre 1791)
  12. Shahzada Muhammad Jamal-ud-din Sultan Sahib (1795 – 13 novembre 1842)
  13. Shahzada Munir-ud-din Sultan Sahib (1795 – 1 dicembre 1837)
  14. Sua Altezza Reale Shahzada Sir Ghulam Muhammad Sultan Sahib, KCSI (marzo 1795 – 11 agosto 1872)
  15. Shahzada Ghulam Ahmad Sultan Sahib (1796 – 11 aprile 1824)
  16. Shahzada............. Sultan Sahib (1797–1797)

Dopo la morte di Tipu, tutta la sua famiglia venne inviata a Calcutta per ordine degli inglesi. Un discendente di uno degli zii di Tipu, Noor Inayat Khan, fu un agente della Special Operations Executive durante la Seconda guerra mondiale, ucciso nel campo di concentramento di Dachau nel 1944.

La spada e la tigre[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tigre di Tipu.
La Tigre di Tipu oggi esposta al Victoria and Albert Museum di Londra

Tipu perdette la propria spada in guerra contro i Nairs di Travancore nel corso della Battaglia della Nedumkotta, nella quale venne sconfitto.[60] L'esercito nair sotto la guida di Raja Kesavadas sconfisse nuovamente quello di Mysore presso Aluva. Il Maharaja, Dharma Raja, ritrovata la spada di Tipu, ne fece dono al Nawab di Arcot, dal quale poi la spada passò a Londra. L'oggetto venne mostrato nella Wallace Collection, No. 1 Manchester Square, Londra. Nel corso di un'asta tenutasi a Londra nel 2004, l'industriale e politico Vijay Mallya riuscì ad acquistare la spada di Tipu ed altri oggetti storici dell'epoca, riportandoli in India per una mostra pubblica dopo due secoli.[61]

Tipu è noto soprattutto ai più col soprannome di Tigre di Mysore ed adottò questo animale a proprio simbolo personale.[62] Si racconta che una volta Tipu era a caccia con un amico francese quando incontrò una tigre che egli tentò di scacciare col suo moschetto. Inceppatasi l'arma, l'animale si insospettì ed attaccò Tipu che riuscì a contrastarla uccidendola col proprio pugnale da caccia, guadagnandosi da allora il titolo di "tigre di Mysore".[63] Per l'occasione egli fece realizzare da un ingegnere francese un automa conosciuto col nome di Tigre di Tipu, oggi in mostra al Victoria and Albert Museum di Londra.[64]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bowring, Lewin (1899). Haidar Alí and Tipú Sultán, and the Struggle with the Musalmán Powers of the South. Oxford: Clarendon Press. OCLC 11827326.
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Note[modifica | modifica wikitesto]

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  4. ^ National Galleries of Scotland
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  7. ^ Subramanian, p. 65
  8. ^ Economic and Political Weekly, Tipu Sultan: Giving the Devil His Due, p. 2837
  9. ^ Prof. Sheik Ali, Tipu Sultan — Step towards Economic development, Cal-Info. URL consultato il 17 ottobre 2006.
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  14. ^ I. M. Muthanna, I. M. Muthanna — CHAPTER XIII TIPU'S FERVENT APPEAL TO MUSLIMS ABROAD
  15. ^ Azmi Özcan, Pan-Islamism: Indian Muslims, the Ottomans and Britain, 1877-1924, 1997, ISBN 978-90-04-10632-1.
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