Cayetano Santos Godino

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Cayetano Santos Godino
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Cayetano Santos Godino detto "El Petiso Orejudo"
Soprannomi El Petiso Orejudo
Nascita 31 ottobre 1896
Morte 15 novembre 1944
Vittime accertate 4
Periodo omicidi 1904-1908, 1912
Luoghi colpiti Buenos Aires
Metodi uccisione strangolamento, affogamento, oggetti contudenti (soprattutto pietre)
Altri crimini 6 tentati omicidi, incendio di sette edifici
Arresto 4 dicembre 1912 (ultimo arresto)
Provvedimenti ergastolo
Periodo detenzione 4 dicembre 1912 - 15 novembre 1944

Cayetano Santos Godino, più conosciuto come "El Petiso Orejudo" (Buenos Aires, 31 ottobre 1896Ushuaia, 15 novembre 1944), è stato un serial killer argentino.

Durante i primi anni del Novecento fu responsabile dell'omicidio di 4 persone, sei tentati omicidi e dell'incendio di sette edifici.

L'infanzia[modifica | modifica sorgente]

Cayetano Santos Godino nacque nel 1896 a Buenos Aires da genitori italiani immigrati dal paese di San Demetrio Corone nel 1888. I genitori si chiamavano Fiore Godino e Lucia Rufia e avevano altri sette figli: il padre era un alcolizzato, malato di sifilide e picchiava ripetutamente i figli. Sin dall'infanzia Godino uccise gatti ed uccellini, mostrando un comportamento violento ed una predisposizione alla piromania; ripetutamente punito a scuola, fu costretto a cambiare molto spesso istituto[1].

Commise il primo delitto all'età di sette anni, nel 1904, quando portò Miguel de Paoli, un bambino di appena ventuno mesi, in un posto isolato e lo colpì fino all'arrivo della polizia, seppellendolo in una buca. Un ufficiale assistette alla scena e accompagnò il bambino alla stazione di polizia, mentre poche ore dopo la madre della piccola vittima raccolse il cadavere del suo pargolo[1]. L'anno successivo, seguendo lo stesso modus operandi, colpì ripetutamente con una pietra la vicina Ana Negri di soli diciotto mesi, fino all'arrivo di un poliziotto che si accorse dell'accaduto e lo arresta. Anche in quell'occasione, Godino venne rilasciato la notte stessa dalle forze dell'ordine perché ritenuto troppo giovane per scontare una pena[1].

Afflitto da masturbazione compulsiva, nel marzo del 1906 Cayetano Santos Godino portò una bambina in un luogo isolato dove tentò di strangolarla ma, non riuscendoci, la seppellì viva. I genitori, non sapendo cosa fare con lui, lo fecero rinchiudere per due mesi in prigione[1]. Il 9 settembre del 1908 provò ad affogare Severino Gonzàles Calò, di ventidue mesi, ma venne nuovamente incarcerato seppur liberato il giorno seguente. Il 15 settembre dello stesso anno provò a bruciare le palpebre di Julio Botte, di ventuno mesi: i reiterati tentativi di violenza, questa volta, non vennero perdonati ed egli seppur minorenne fu imprigionato per poi essere liberato solo il 23 dicembre del 1911 sotto richiesta del padre.

I crimini del 1912[modifica | modifica sorgente]

Il 17 gennaio del 1912 Godino diede fuoco ad un deposito di Corrientes Street; quando venne arrestato giustificò il suo gesto alla polizia dicendo: "Mi piace vedere i vigili del fuoco al lavoro; è bello vedere come si gettano tra le fiamme"[1]. Il 26 gennaio dello stesso anno Arturo Laurona, di tredici anni, fu trovato morto in una casa abbandonata. Il 7 marzo dello stesso anno Godino bruciò il vestito di Reyna Vanicoff, di cinque anni, provocandole gravi ustioni e la morte il giorno dopo. A fine settembre diede fuoco ad una stazione dei tram, incendio controllato solo grazie ai pompieri. L'8 novembre tentò di strangolare Roberto Russo, dopodiché venne imprigionato, processato per tentato omicidio e scagionato per mancanza di prove.

Il 16 novembre colpì Carmen Ghittoni provocandole alcune ferite. Il 20 novembre rapì Catalina Neolener che iniziò a gridare riuscendo a richiamare l'attenzione di un vicino che andò a salvarla: anche in quel caso volta, però, non furono adottate significative sanzioni disciplinari contro di lui. A fine novembre diede fuoco a due magazzini ma entrambi gli appiccamenti, grossolani, vengono rapidamente spenti. Il 3 dicembre incontrò Jesualdo Giordano mentre giocava sulla porta di casa: lo convinse a farsi seguire in una fattoria vicina dopo avergli comprato delle caramelle.

Dopo averlo fatto sdraiare per terra, provò a strangolarlo con la corda che usava come cintura per i pantaloni. Il bambino fece resistenza e la corda si spezzò in due, quindi Cayetano usò i due pezzi restanti per legare mani e piedi del bambino. Poco dopo cominciò a picchiarlo, ma presto gli vienne l'idea di piantargli un chiodo nel cranio. Uscendo dalla fattoria per cercarlo, incontrò il padre del bambino che gli chiese se ha visto il figlio. Cayetano rispose negativamente e, dopo aver trovato il chiodo, rientrò nella fattoria, lasciando il padre speranzoso di rivedere il figlio vivo. Non trovando un martello, iniziò a colpire il chiodo con una pietra, coprì il corpo con uno straccio e uscì dalla fattoria. Il cadavere fu trovato pochi minuti dopo dal padre della vittima, tornato a controllare nella fattoria. Alle 8 di sera Cayetano si trovò alla veglia funebre di Jesualdo e, avvicinandosi alla bara, gli toccò la testa per controllare l'effetto del chiodo ma non trovandolo chiese che fine avesse fatto: in tal modo si fece scoprire dalla polizia che lo catturò. Alle 5 del mattino circa del 4 dicembre confessò ogni suo delitto agli inquirenti.

Processo e sentenza[modifica | modifica sorgente]

Il 4 gennaio entrò in un manicomio criminale dove subito tentò di uccidere alcuni detenuti. I medici lo considerarono un alienato e il giudice Oro lo giudicò incapace di intendere e di volere, condannandolo alla permanenza nel centro. La pena fu confermata in seconda istanza ma il 12 novembre del 1915 la Corte d'Appello lo condannò all'ergastolo in carcere non essendo totalmente incapace come stabiliva l'art.18 del Codice Penale. Anche la Corte sostenne il miglioramento di Cayetano dopo i trattamenti in manicomio quindi il 20 novembre fu trasferito al Penitenziario di stato.

Il 28 marzo del 1923 Godino venne trasferito al penitenziario di Ushuaia. All'inizio del 1933 fu trasferito per un periodo nell'infermeria del penitenziario dopo le percosse ricevute da alcuni detenuti a cui aveva ucciso un gatto da loro adottato. A partire dal 1935 rimase costantemente ammalato fino alla morte, avvenuta il 15 novembre del 1944 in condizioni poco chiare.

Informazioni Mediche[modifica | modifica sorgente]

Questo è un riassunto delle informazioni mediche trovate all'Archivio Generale dei Tribunali di Buenos Aires, Repubblica Argentina.

Dottor Negri-Lucero (31 gennaio 1913):

  • L'imputato Godino è un malato mentale o insano o demente, nei sensi legali dei termini.
  • È un degenerato ereditario che soffre di insanità mentale molto pericolosa.
  • È un irresponsabile.

Dottor Victor Mercante (24 febbraio 1913):

  • Cayetano Santos Godino non sa leggere, sa scrivere solo la sua firma e conosce i numeri fino a 100. Ha poca cultura, ottenuta da educazione riflessa.
  • È completamente inadatto a ricevere un'educazione comunitaria, solo l'educazione individuale avrebbe potuto ottenere dei risultati.
  • Non riesce a mantenere una condotta corretta.
  • Da priorità ai suoi istinti animali in un'attività poco comune, mentre i rapporti sociali sono quasi inesistenti. È un soggetto aggressivo, senza inibizioni e sentimenti, il che spiega la sua inadattabilità alla disciplina didattica.
  • Offre dal punto di vista fisico, numerose cicatrici, la maggior parte caratteristiche dei criminali.
  • I suoi sensi e le capacità conoscitive non offrono anomalie e si presentano normali; anche le sue capacità fisiche sono considerate normali. È considerato instabile per mancanza d'affetto.
  • Come ferita fondamentale della sua vita morale si può considerare la carenza affettiva, la mancanza di sentimenti sociali e i ragionamenti prima del compimento delle azioni sono quasi nulli.

Dottor Ernesto Nelson (1 aprile 1913):

  • Godino è un caso di degenerazione aggravata per l'abbandono sociale di cui è stato vittima e pertanto non può essere considerato responsabile dei crimini da lui commessi, per quanto la sua libertà sia seriamente pericolosa.

Dottori Estevan-Cabred (29 maggio 1913):

  • Cayetano Santos Godino è un alienato mentale
  • La sua alienazione mentale si presenta sotto forma di imbecillità.
  • Questa imbecillità è incurabile.
  • Godino è totalmente irresponsabile degli atti da lui commessi.
  • Presenta numerose anomalie fisiche e psichiche.
  • Non può lavorare in modo disciplinato.
  • È impulsivo, incosciente e per questo è pericoloso per chi lo circonda.
  • Dev'essere internato permanentemente in un manicomio.

Vittime[modifica | modifica sorgente]

  • Miguel de Paoli: Assassinato. Fu colpito e seppellito in una buca.
  • Reyna Bonita Vainicoff: Assassinata. Diede fuoco al suo vestito e morì per le ustioni.
  • Arturo Laurona: Assassinato. Picchiato a lungo e strangolato.
  • Gesualdo Giordano: Assassinato. Fu colpito con una pietra, strangolato e gli fu piantato un chiodo in testa.
  • Ana Neri: Tentato omicidio. Colpita in testa con una pietra.
  • Severino González Caló: Tentato omicidio. Ha provato ad affogarlo.
  • Julio Botte: Lesioni. Ferito ad una palpebra con una sigaretta.
  • Roberto Russo: Tentato omicidio. Provò a strangolarlo.
  • Carmen Ghittoni: Tentato omicidio. Fu colpita alcune volte con una pietra.
  • Catalina Neolener: Tentato omicidio. Fu colpita con una pietra finché le sue grida non allertarono un vicino.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e Cabezas López, Carlos (16-09-2007) Cayetano Santos Godino, la storia del Pietiso Oriundo (in spagnolo). Caso Abierto, ultima visita: 12-09-2008

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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