Arma impropria

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Per arma impropria si intende uno strumento atto ad offendere, ma che (a differenza di una "arma comune" o "arma propria") non ne ha lo scopo tipico.

Rientrano nella categoria delle armi improprie diversi oggetti suscettibili di arrecare lesioni come le armi contundenti ma anche mazze, tubi, catene, bulloni, sfere metalliche, martelli, spranghe, coltelli etc.

Nel mondo[modifica | modifica sorgente]

Italia[modifica | modifica sorgente]

La definizione di arma impropria è contenuta all'art. 4 della legge 18 aprile 1975 n. 110. Riguardo al porto dell'arma secondo tale norma, ad eccezione delle autorizzazioni previste dall'art. 42 comma 3° del TULPS non possono essere portati, fuori della propria abitazione o delle appartenenze della stessa, mazze ferrate o bastoni ferrati, sfollagente, noccoliere.

Non possono inoltre essere portate, salvo che non vi sia giustificato motivo, bastoni muniti di puntale acuminato, strumenti da punta o da taglio atti ad offendere, mazze, tubi, catene, fionde, bulloni, sfere metalliche, nonché qualsiasi altro strumento non considerato espressamente come arma da punta o da taglio, chiaramente utilizzabile, per le circostanze di tempo di luogo, per l'offesa alla persona. Il porto quindi è consentito se si ravvisa una ragione obiettivamente valida per farlo (cioè se l'oggetto sarà usato solo per la sua destinazione primaria). Per strumenti da punta e da taglio atti ad offendere, il R.D. 6 maggio 1940, n. 635 ("Regolamento per l'esecuzione del Testo Unico 18 giugno 1931, n. 773 delle Leggi di Pubblica Sicurezza") chiarisce che sono da considerarsi tali i i coltelli e le forbici con lama eccedente in lunghezza i quattro centimetri, ed alcuni utensili[1] nonché gli oggetti indicati dall'art. 45, salvo poi stabiire eccezioni.[2]

Riguardo al giustificato motivo: chi porta con sé uno di questi oggetti, se fermato, dovrà infatti fornire una giustificazione convincente (ad esempio dimostrare che sta andando ad eseguire un lavoro, ovvero che l'oggetto gli è al momento necessario per un'attività legata alla funzione primaria dell'oggetto stesso).
Così per esempio un falegname potrà trasportare con sé, all'atto del proprio operato, vari strumenti potenzialmente pericolosi (cacciaviti, sgorbie, martelli e così via) perché essenziali per il lavoro che dovrà svolgere o che ha appena svolto. Vi è quindi l'inversione dell'onere della prova (secondo il principio dell'innocenza fino a prova contraria).

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Art. 80 comma 1 Regio Decreto 6 maggio 1940, n. 635
  2. ^ Art. 80 comma 2 lett. a) e b) R.D. 6 maggio 1940, n. 635

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]