Ted Bundy

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Theodore Robert Bundy
TedBundyprisonFlorida.jpg
Ted Bundy in una conferenza a Tallahassee, nel luglio 1978
Altri nomi Theodore Robert Bundy
“Ted” Bundy
Kenneth Misner
Chris Hagen
Richard Burton
Ufficiale Roseland
Rolf Miller
Soprannomi Lady Killer, Killer delle Studentesse
Nascita Burlington, 24 novembre 1946
Morte Florida, 24 gennaio 1989
Vittime accertate 30-35
Vittime sospettate 35-50+
Periodo omicidi Presumibilmente dal 13 agosto 1961 o dal 1969; 1º febbraio 1974-9 febbraio 1978
Luoghi colpiti Colorado, Florida, Idaho, Oregon, Utah, Washington, California
Metodi uccisione Assalto con arma bianca, strangolamento; solitamente attirava a sé la vittima con degli stratagemmi
Altri crimini Stupro, rapina aggravata, evasione, tentato omicidio, atti di necrofilia e mutilazione
Arresto 15 febbraio 1978; in precedenza evase due volte
Provvedimenti Sedia elettrica
Periodo detenzione 15 febbraio 1978-24 gennaio 1989

Theodore Robert Bundy (Burlington, 24 novembre 1946Starke, 24 gennaio 1989) è stato un serial killer statunitense, autore di almeno 30-35 omicidi ai danni di giovani donne negli Stati Uniti tra il 1974 e il 1978; potrebbe avere colpito anche prima, a partire dagli anni '60.

Bundy è ricordato come un uomo affascinante, tratto che sfruttava per conquistare la fiducia delle sue vittime. Era solito attirare la loro attenzione fingendo di essere disabile o in difficoltà, oppure impersonando una figura autoritaria, per poi aggredirle e approfittarsi di loro in luoghi appartati. Talvolta ritornava sulla scena del crimine per avere rapporti sessuali con i cadaveri in decomposizione, almeno finché la putrefazione non era tale da rendere questi atti impraticabili. Ha decapitato almeno 12 vittime, conservandone la testa nel suo appartamento come trofeo. In alcune occasioni ha semplicemente fatto irruzione nelle abitazioni delle vittime bastonandole mentre dormivano.

Venne inizialmente incarcerato nello Utah nel 1975 per sequestro di persona con tentata aggressione, successivamente venne sospettato di diversi altri omicidi irrisolti in molti altri stati americani. Di fronte alle accuse di omicidio in Colorado, ha progettato due fughe per poi compiere altre aggressioni, tra cui tre omicidi, finché è stato nuovamente catturato in Florida nel 1978. Ha ricevuto tre condanne a morte in due processi separati per gli omicidi commessi in Florida.

Muore il 24 gennaio 1989 alla Raiford Prison di Starke, Florida condannato alla sedia elettrica.

La sua biografa e conoscente personale Ann Rule lo ha descritto come "un sadico sociopatico che traeva piacere dal dolore altrui e dal senso di potere che provava verso le sue vittime, sia quando stavano per morire, che dopo"[1] Si è definito "...il più gelido figlio di puttana che incontrerai mai."[2][3] Il procuratore Polly Nelson, uno dei membri che aveva il compito di difenderlo in tribunale, scrisse che "era la precisa definizione del male".[4]

La vita[modifica | modifica sorgente]

Infanzia[modifica | modifica sorgente]

Bundy è nato a Burlington il 24 novembre 1946 da Eleanor Louise Cowell nell'ospedale Elizabeth Lund Home For Unwed Mothers (ora chiamato Lund Family Center[5]). L'identità del padre non venne mai determinata con certezza. Il suo certificato di nascita attribuisce la paternità a un venditore e veterano dell'Air Force di nome Lloyd Marshall,[6] sebbene la madre sostenne successivamente che il padre fosse "un marinaio"[7] di nome Jack Worthington.[8][9][10] Anni dopo gli investigatori non riuscirono a trovare nessuno che rispondesse a questo nome negli archivi della marina.[10] Inoltre alcuni familiari sospettavano che potesse essere stato il padre stesso di Louise, Samuel Cowell, ad aver violentato la figlia,[8] ma non è stato possibile raccogliere alcuna prova a supporto di questa tesi.[11]

Per i primi tre anni di vita Bundy visse a Philadelphia con i suoi nonni materni, Samuel e Eleanor Cowell, che lo crebbero come figlio proprio per evitare la stigmatizzazione sociale che si ripercuote sui figli illegittimi. Alla famiglia, agli amici e anche al piccolo Ted Bundy venne sempre detto che i suoi genitori erano i suoi nonni biologici, mentre la madre era sua sorella maggiore. Cresciuto (l'età è imprecisata) venne a sapere la verità. Disse alla sua fidanzata dell'epoca che suo cugino gli mostrò una copia del certificato di nascita dopo averlo chiamato "bastardo".[12] Ai suoi biografi Stephen Michaud e Hugh Aynesworth disse invece di aver trovato il certificato da sé.[13] Ann Rule, sua biografa e scrittrice specializzata in crimini nonché sua conoscente personale, è dell'opinione che Bundy abbia reperito il suo certificato di nascita originale nel 1969 nel Vermont.[14] Per tutta la vita Bundy espresse risentimento verso la madre che le ha così a lungo mentito lasciando che scoprisse la verità da solo.[15]

Mentre Ted Bundy durante le interviste parlò sempre dei suoi nonni con affetto[16] dicendo ad Ann Rule che "si identificava" con il nonno e che provava "rispetto" e "attaccamento" nei suoi confronti,[17] dalle dichiarazioni dei membri della famiglia fatte ai procuratori legali emerge un ritratto negativo di Samuel Cowell: un tiranno bigotto razzista antisemita e anti-cattolico che si mostrava violento nei confronti della moglie, del cane di famiglia e dei gatti del quartiere.[9] Più di una volta la sua rabbia sconfinò nella violenza, soprattutto quando la questione della paternità di Ted Bundy veniva sollevata. Una volta scaraventò Julia, la sorella minore di Louise, giù dalle scale.[9] Inoltre viene raccontato che spesso si rivolgeva ad alta voce a "invisibili presenze".[18]

Dai racconti di Ted Bundy emerge una nonna timida e obbediente che periodicamente si sottoponeva a sedute di terapia elettroconvulsivante per combattere la depressione di cui soffriva. Nella fase finale della sua vita inoltre non usciva di casa.[19]

Anche da bambino Ted mostrava comportamenti inquietanti: Julia racconta che un giorno si svegliò circondata da coltelli da cucina mentre Ted, di soli tre anni, se ne stava in piedi vicino al letto guardandola con un sorriso.[20]

Nel 1950 Luise cambiò il suo cognome da Cowell a Nelson ed eliminando il suo primo nome Eleanor[21] per poi lasciare, incitata da diversi familiari,[22] Philadelphia con Ted e andare a vivere dai suoi cugini Alan e Jane Scott a Tacoma nello stato del Washington. Nel 1951 Louise conobbe a un incontro per single della chiesa metodista di Tacoma,[23] Johnny Culpepper Bundy, un cuoco che lavorava in un ospedale. Lo stesso anno si sposarono e Johnny Bundy adottò ufficialmente Ted.[23] Successivamente Johnny e Louise concepirono altri quattro figli e, sebbene Johnny tentasse di far sentire accolto anche il figlio adottato includendolo nelle attività di famiglia o nelle gite in campeggio, Ted rimase distante nei suoi confronti. Più tardi si lamentò con la sua ragazza dell'epoca di come Johnny non fosse il suo vero padre e di come "non fosse molto brillante" e neanche tanto ricco finanziariamente.[24]

Bundy nel 1965 in una foto tratta dall'annuario scolastico del liceo.

Le vicende che riguardano la vita di Ted Bundy a Tacoma non sono sempre coerenti tra le varie biografie. Stephen Michaud e Hugh Aynesworth riportano che Bundy dichiarò che aveva l'abitudine di vagabondare per il quartiere e frugare tra la spazzatura alla ricerca di fotografie pornografiche.[25] A Polly Nelson racconta di come fosse interessato alla riviste pulp, ai romanzi polizieschi e ai documentari di cronaca nera che riguardavano violenze sessuali, in particolare se erano illustrati con immagini di corpi morti o mutilati.[26]. In una lettera ad Ann Rule dichiara invece che al solo pensiero di leggere questo genere di fiction avrebbe rabbrividito.[27] A Stephen Michaud descrisse le sue serate da ubriaco in cerca di finestre non coperte dalle tende da cui poteva spiare donne svestite o "qualsiasi altra cosa potesse essere vista".[28]

Anni successivi[modifica | modifica sorgente]

L'adolescenza lo cambiò, divenne un bullo egli stesso, commettendo vari furti. Successivamente fu attratto dallo studio, dalla politica e dallo sci, isolandosi dalla comunità.

Bundy rimase disoccupato poiché non si impegnava nei suoi saltuari lavori. Nel 1964 trovò una donna di buona famiglia, Stephanie Brooks, con cui provò a legarsi. La donna, dopo essersi laureata, troncò ogni rapporto, causandogli uno shock dal quale non si riprese.

In quel periodo egli scoprì le sue origini, e questo aggravò molto una situazione già precaria: quella che riteneva sua sorella in realtà era sua madre, e questo provocò in Bundy uno shock, secondo molti la molla finale che lo spinse ad uccidere. Il periodo di depressione si sciolse quando nel 1969 si iscrisse nuovamente all'Università, dove seguì corsi di psicologia e legge. Poco tempo dopo si iscrisse al partito repubblicano, diventandone una promessa. Cominciò una relazione con la giovane Elizabeth Kendall.

È in questo periodo che Ted incontra Ann Rule, una donna che segnò la sua vita, diventandone amica e confidente, totalmente all'oscuro della sua doppia vita. Un'esperienza che Ann descrisse nel libro Un estraneo al mio fianco. Incontrò anche Meg Anders, una donna divorziata con la quale iniziò una relazione e fu indicato come "eroe" per aver salvato una bambina che stava annegando in un parco.

Gli omicidi[modifica | modifica sorgente]

Il primo tentato omicidio avviene il 4 gennaio 1974: la vittima si chiamava Joni Lenz, 18 anni, picchiata nel suo letto con una spranga di legno e con quest'ultima violentata. Riuscirà a salvarsi riportando gravi lesioni. Ma sarà solo una delle poche ragazze che si salveranno dalla furia violenta di Ted. Il 5 gennaio del 1974 i coinquilini della diciottenne Joni Lenz entrano nel suo appartamento, insospettiti dal fatto che la ragazza non si era fatta sentire per più di 24 ore. La trovano nella camera da letto, sanguinante e con profondi segni di violenza. La giovane ragazza era stata malmenata da Ted Bundy e violentata con una doga del suo letto che l'assassino le aveva infilato nella vagina. La vittima, portata in ospedale, uscirà dal coma.

Un mese dopo scompare Lynda Ann Healy, rapita dalla sua casa, seguita da almeno altre 5 ragazze. Il 17 giugno 1974 viene ritrovato il corpo di Brenda Carol Ball e due mesi dopo sono stati trovati i resti di due ragazze scomparse il 14 luglio dal lago Shammanish, Janice Ott e Denise Naslund.

Spunta fuori un testimone, una ragazza di nome Janice Graham, che raccontò alla polizia di come fosse stata adescata da un giovane ragazzo di nome Ted, che andava in giro con un braccio ingessato e che le aveva chiesto aiuto per caricare una barca a vela sul tetto della sua auto. Arrivata all'auto la ragazza era stata invitata a salire a bordo del veicolo perché la barca non si trovava lì, ma in un luogo più appartato, ma Janice rifiutò l'offerta, e senza saperlo evitò una morte orribile. L'identikit di "Ted" appare su tutti i giornali e diverse persone fanno il nome di Bundy, tra queste vi sono Ann Rule e Meg Anders, ma prima che la polizia si possa muovere Bundy lascia Seattle e si trasferisce nello Utah.

Il 18 ottobre 1974 scompare la diciottenne Melissa Smith, ritrovata il 27 vicino a Salt Lake City, mutilata e sodomizzata. Il 31 ottobre scompare Laura Aime, ritrovata il giorno del Ringraziamento, picchiata, sodomizzata e strangolata. L'8 novembre Bundy compie il primo passo falso, tentando di rapire Carol Da Ronch spacciandosi per un poliziotto e riuscendo a farla salire sulla sua Volkswagen Maggiolino, ma all'interno la ragazza riesce a scappare dopo una violenta colluttazione. Poche ore dopo scompare Debbie Kent, che non viene più ritrovata. Spunta un altro testimone, un'insegnante di nome Raelynn Shepard, che racconta di come fosse stata avvicinata da un uomo che si era finto un poliziotto, ma che lei non aveva seguito.

Bundy nel 1977

Bundy si sposta in Colorado, dove scompaiono almeno quattro donne tra gennaio e aprile 1975. La buona sorte aiuta gli investigatori il 16 agosto 1975, quando il poliziotto Bob Haywood ferma una Volkswagen Maggiolino che correva troppo; è l'auto di Bundy, dove vengono trovati una spranga, un passamontagna, un rompighiaccio e delle manette. Bundy viene arrestato e riconosciuto da Raelynn Shepard e viene messo sotto stretta sorveglianza in attesa di una prova definitiva. Sulla base di un quadro indiziario viene condannato per l'aggressione a Carol De Ronch, ma Bundy riesce a scappare saltando da una finestra proprio mentre l'FBI sta per incolparlo dei delitti in Colorado.

Ted viene ripreso 6 giorni più tardi, ma riesce a evadere di nuovo il 30 dicembre 1977 e riesce a raggiungere la Florida. Il 14 gennaio 1978 entra nella sede del gruppo studentesco Chi-Omega, uccidendo due ragazze mentre dormivano, Lisa Levy e Margaret Bowman di 20 e 21 anni, e ne ferisce gravemente altre due, Kathy Kleiner DeShields e Karen Chandler che se la caveranno con qualche frattura al capo e con qualche dente rotto. Il 9 febbraio 1978 i genitori della dodicenne Kimberly Leach di Lake City ne denunciarono la scomparsa. Il suo corpo fu trovato, in uno stato pietoso, otto giorni dopo in un parco. Due testimoni erano però riusciti a prendere il numero di targa della macchina guidata dall’uomo, che si rivelò rubata. I ragazzi, successivamente, poterono identificare Ted Bundy dalle foto segnaletiche.

Poco dopo viene fermato alla guida di un'auto rubata, e dopo una colluttazione con un poliziotto viene arrestato di nuovo. Tra il 1979 e il 1980 in Florida si tenne il processo che finirà con la condanna a morte di Bundy. Il processo fu seguito dai media di tutto il mondo, la corte ritenne Ted Bundy colpevole di 36 omicidi, ma lui affermò sino al giorno dell'esecuzione di averne compiuti 26. Theodore Bundy usò la sua abile astuzia per rimandare per due volte consecutive la pena capitale.

La condanna a morte[modifica | modifica sorgente]

Alle 7:06 del 24 gennaio 1989 Ted Bundy fu giustiziato sulla sedia elettrica; alle 7:16 ne fu dichiarato il decesso. Il corpo fu cremato e, nonostante l'ultima volontà di Ted fosse che le sue ceneri potessero essere disperse sulle Cascade Mountains, i suoi legali non riuscirono a vincere le violente proteste della gente. Ancora oggi non si sa che cosa ne sia stato a seguito del processo.

Modus operandi[modifica | modifica sorgente]

La Volkswagen Maggiolino che Ted Bundy usava per intrappolare le sue vittime è ora esposta al National Museum of Crime & Punishment di Washington D.C. La Volkswagen Maggiolino che Ted Bundy usava per intrappolare le sue vittime è ora esposta al National Museum of Crime & Punishment di Washington D.C.
La Volkswagen Maggiolino che Ted Bundy usava per intrappolare le sue vittime è ora esposta al National Museum of Crime & Punishment di Washington D.C.

La maggior parte delle sue vittime venne adescata nelle vicinanze di college o residenze universitarie, con la "tecnica" del braccio ingessato (chiedendo aiuto alla vittima per trasportare oggetti vari in macchina) resa poi famosa dall'attore che impersonò il maniaco scuoiatore Buffalo Bill nel film Il silenzio degli innocenti. Una volta salita a bordo dell'auto di Bundy (un Volkswagen Maggiolino) la malcapitata ragazza si accorgeva, troppo tardi, che lo sportello dal lato del passeggero mancava della maniglia. Portata in un luogo isolato, veniva picchiata e uccisa tramite strangolamento o armi da contatto; il cadavere veniva talvolta stuprato, anche dopo che erano passati diversi giorni (e quindi era decomposto). Almeno 4 vittime furono decapitate dopo la morte. In altri casi avvicinava la vittima spacciandosi per un poliziotto. In un'occasione si intrufolò nella camera di un dormitorio femminile e uccise a bastonate due studentesse e ne assalì una terza.

Quasi tutte le vittime erano studentesse universitarie, minute e dai lunghi capelli scuri con la scriminatura centrale. Alcuni (ma la teoria non è universalmente accettata) hanno sostenuto che Bundy cercasse ragazze simili alla sua ex fidanzata, in una sorta di "punizione simbolica" per la donna che l'aveva respinto.[29]

Riferimenti culturali[modifica | modifica sorgente]

A causa dell'efferatezza dei suoi delitti, la figura di Ted Bundy è stata più volte oggetto di riferimenti o citazioni in ambito musicale, cinematografico e letterario.

Musicali[modifica | modifica sorgente]

  • Jonathan Davis, cantante e leader della nu-metal band Korn è stato proprietario del Maggiolino Volkswagen di Ted Bundy.
  • Lo pseudonimo di Brian Tutunick, primo bassista dei Marilyn Manson, è Olivia Newton Bundy: nome nato dall'unione di Ted Bundy e Olivia Newton-John, attrice e cantante.
  • Ted Bundy è il nome d'arte scelto da Marco Villa, rapper italiano e membro della Dogo Gang.
  • Debbie Harry, cantante dei Blondie, ha sostenuto di aver accettato un passaggio dal killer Ted Bundy negli anni '70. È riuscita fortunatamente a fuggire, dopo essersi resa conto che lo sportello della vettura mancava della maniglia.
  • I Jane's Addiction, gruppo alternative rock di Los Angeles, nel loro primo album Nothing's Shocking, inserirono un brano chiamato Ted, Just Admit It..., in cui sono presenti delle frasi tratte da una sua dichiarazione. Nello stesso testo viene citata la stessa frase che dà il titolo all album Nothing's
  • Tyler, The Creator scrive un testo su di lui, Blow. È la quinta traccia del primo album del cantante, "Bastard".
  • Sven de Caluwé, cantante del gruppo Death Metal Aborted, lo cita all'inizio della canzone "Meticulous Invagination" impersonificandolo.

Letterari[modifica | modifica sorgente]

Cinematografici e televisivi[modifica | modifica sorgente]

  • Sono stati fatti uno sceneggiato e due film su Ted Bundy: Ted Bundy (2002), diretto da Matthew Bright e interpretato da Michael Reilly Burke. Segue Ted Bundy - Serial Killer, (2003) diretto da Paul Shapiro e interpretato da Billy Campbell. Lo sceneggiato televisivo, Il mostro, diretto da Marvin J. Chomsky e interpretato da Mark Harmon, risale invece al 1986, tre anni prima dell'esecuzione.
  • Nella puntata della decima stagione di South Park, Inferno sulla Terra 2006, compare Ted Bundy con altri due killer come lui: John Wayne Gacy e Jeffrey Dahmer.
  • Ted Bundy e la data del suo processo vengono anche menzionati nel film Number 23, in maniera però errata. Viene infatti detto dal protagonista che Bundy fu giustiziato il giorno 23, quando in realtà l'esecuzione d Bundy avvenne il 24.
  • Nel serial televisivo Dollhouse, l'antagonista della serie Alpha viene paragonata a Ted Bundy.
  • Nella serie Criminal Minds viene menzionato Ted Bundy come uno dei più famosi serial killer statunitensi.
  • Citato nella serie OZ, episodio 1x06 di Jon Amiel.
  • Citato nel film 88 minuti.
  • Citato nel film Scream 2
  • Citato nel film Basta che funzioni.
  • Citato nella canzone Stay Wide Awake di Eminem.
  • Citato nella canzone Shaboo di Noyz Narcos.
  • Citato nella canzone I'm a chicken di Beerbert Steve.
  • Citato nel film Con Air.
  • Citato nella serie televisiva Happy Town nella sesta puntata della prima stagione dal sindaco di Haplin.
  • Citato nel film Copycat - Omicidi in serie.
  • Citato nel film In linea con l'assassino.
  • Citato in numerosi gialli di Patricia Cornwell nella serie "Kay Scarpetta".
  • Citato nel undicesimo episodio della seconda stagione di Lie to Me.
  • Citato da Joey Potter nella serie televisiva Dawson's Creek.
  • Citato nel film Natural Born Killers.
  • Citato nella serie Dr. House - Medical Division, episodio 6x12.
  • Citato nel film American Psycho.
  • Citato nell'episodio "Agenda per omicidi" della nona stagione del Tenente Colombo.
  • Citato nella 3ª stagione episodio 14 di Law & Order SVU
  • Citato nella 5ª stagione episodio 17 di Grey's Anatomy da Derek Shepherd quando fa un bilancio dei pazienti uccisi e di quelli salvati e lo accomuna a Jeffrey Dahmer e a Charles Manson.
  • Citato nella serie televisiva The Shield, quarto episodio della settima stagione dal detective Holland "Dutch" Wagenbach, interpretato da Jay Karnes.
  • Citato in NCIS episodio 9 della terza stagione (Trappola per Tony) dal dottor Mallard.
  • Citato dal dottor Lightman nella seconda stagione della serie televisiva Lie to me nell'episodio 11.
  • Citato nella serie televisiva 30 Rock.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^
    « A sadistic sociopath who took pleasure from another human's pain and the control he had over his victims, to the point of death, and even after. »
    Rule, 2009, op. cit., p. xiv.
  2. ^
    « I'm the most cold-hearted son of a bitch you'll ever meet. »
    (Ted Bundy durante l'interrogatorio in seguito al suo arresto nel 1978 a Pensacola, Florida)
    Michaud-Aynesworth, 1999, op. cit., p. 263.
  3. ^ (EN) Robert D. Hare, Without Conscience: The Disturbing World of the Psychopath Among Us, New York, The Guildford Press, 1999, p. 23, ISBN 978-1-57230-451-2.
  4. ^
    « Ted was the very definition of heartless evil. »
    Nelson, 1994, op. cit., p. 319.
  5. ^ (EN) Margaret Michniewicz, There's No Place Like the Lund Home in vermontwoman.com. (archiviato dall'url originale il 26 giugno 2007).
  6. ^ Rule, 2000, op. cit., p. 8.
  7. ^ Rule, 2009, op. cit., p. xxxiii.
  8. ^ a b Michaud-Aynesworth, 1999, op. cit., p. 56.
  9. ^ a b c Michaud-Aynesworth, 1999, op. cit., p. 330.
  10. ^ a b Von Drehle, 1995, op. cit., p. 308.
  11. ^ Rule, 2009, op. cit., p. xxxiv
  12. ^ Kendall, 1981, op. cit., pp. 40–41.
  13. ^ Michaud-Aynesworth, 1999, op. cit., p. 62.
  14. ^ Rule, 2000, op. cit., pp. 16–17.
  15. ^ Rule, 2009, op. cit., pp. 51–52.
  16. ^ Nelson, 1994, op. cit., p. 17-18.
  17. ^ Rule, 2009, op. cit., p. 9.
  18. ^ Nelson, 1994, op. cit., p. 154.
  19. ^ Rule, 2009, op. cit., pp. 501-508.
  20. ^ Rule, 2009, op. cit., p. 505.
  21. ^ Rule, 2009, op. cit., p. 8.
  22. ^ Nelson, 1994, op. cit., p. 155.
  23. ^ a b Michaud-Aynesworth, 1999, op. cit., p. 57.
  24. ^ Rule, 2009, op. cit., p. 51.
  25. ^ Michaud-Aynesworth, 1999, op. cit., p. 22.
  26. ^ Nelson, 1994, op. cit., p. 277–78.
  27. ^ «... never, ever read fact-detective magazines, and shuddered at the thought [that anyone would]». Rule, 2009, op. cit., p. 612.
  28. ^ Michaud-Aynesworth, 1999, op. cit., p. 74-77.
  29. ^ Ann Rule, Un estraneo al mio fianco

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) George R. Sr. Dekle, The Last Murder: The Investigation, Prosecution, and Execution of Ted Bundy, Santa Barbara, Praeger (Imprint of ABC-CLIO, LLC), 2011, ISBN 978-0-313-39743-1.
  • (EN) Laura Foreman, Serial Killers – True Crime, Alexandria, Virginia, Time-Life Books, 1992, ISBN 978-0-7835-0001-0.
  • (EN) Elizabeth Kendall, The Phantom Prince: My Life With Ted Bundy, (pseudonimo di Elizabeth Kloepfer), 1ª ed., Seattle, Madrona, 1981, ISBN 978-0-914842-70-5.
  • (EN) Robert D. Keppel, The Riverman: Ted Bundy and I Hunt for the Green River Killer, New York, Pocket Books, 2005, ISBN 978-0-7434-6395-9.
Aggiornato dopo l'arresto e la confessione di Gary Ridgway, il killer del Green River.
  • (EN) Robert Keppel, The Riverman: Ted Bundy and I Hunt for the Green River Killer, Kindleª ed., New York, Simon & Schuster, 2010, ISBN 978-1-4391-9434-8.
  • (EN) Robert D. Keppel e Stephen G. Michaud, Terrible Secrets: Ted Bundy on Serial Murder, Enhanced E-Bookª ed., Irving, Texas, Authorlink Press, 2011, ISBN 978-1-928704-97-3.
  • (EN) Richard W. Larsen, The Deliberate Stranger, Englewood Cliffs, New Jersey, Prentice Hall, 1980, ISBN 978-0-13-089185-3.
  • (EN) Michael A. Mello, Dead Wrong: A Death Row Lawyer Speaks Out Against Capital Punishment, Madison, Wisconsin, The University of Wisconsin Press, 1997, ISBN 0-299-15344-4.
  • (EN) Stephen Michaud e Hugh Aynesworth, The Only Living Witness: The True Story of Serial Sex Killer Ted Bundy, Irving, Texas, Authorlink Press, 1999, ISBN 978-1-928704-11-9.
  • (EN) Stephen Michaud e Hugh Aynesworth, Ted Bundy: Conversations with a Killer, New York, Signet, 1989, ISBN 978-0-451-16355-4.
  • (EN) Polly Nelson, Defending the Devil: My Story as Ted Bundy's Last Lawyer, New York, William Morrow, 1994, ISBN 978-0-688-10823-6.
Updated 20th anniversary
  • (EN) Ann Rule, The Stranger Beside Me, New York, Pocket Books, 2009, ISBN 1-4165-5959-0.
Edizione aggiornata nel 2009
  • (EN) Kevin M. Sullivan, The Bundy Murders: A Comprehensive History, Jefferson, North Carolina, McFarland and Co., 2009, ISBN 978-0-7864-4426-7.
  • (EN) David Von Drehle, Among the Lowest of the Dead: The Culture on Death Row, New York, New Jersey, Crown, 1995, ISBN 978-0-8129-2166-3.
  • (EN) Steven Winn e David Merrill, Ted Bundy: The Killer Next Door, New York, Bantam, 1980, ISBN 978-0-553-13637-1.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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