Devianza (sociologia)
Per devianza si intende comunemente ogni atto o comportamento (anche solo verbale) di una persona o di un gruppo che viola le norme di una collettività e che di conseguenza va incontro a una qualche forma di sanzione. Per devianza si intendono quei comportamenti che non sono consoni nella società.
Per il sociologo francese Émile Durkheim "un atto è criminale perché urta la coscienza comune" e non viceversa. Tuttavia bisogna tener conto del fatto che le risposte della collettività a uno stesso atto variano nello spazio e nel tempo: per questo motivo si parla di relatività dell'atto deviante rispetto a:
- contesto storico/politico/sociale;
- ambito geografico;
- situazione.
Si può essere devianti per:
- per fini, come la pedofilia;
- per mezzi, come la mafia;
- per fini e mezzi, come il terrorismo.
Un atto può quindi essere considerato deviante solo in riferimento al contesto socio-culturale in cui ha luogo.
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Il concetto di devianza: proprietà e fondamenti [modifica]
Una definizione canonica vuole la devianza come comportamento che viola le aspettative istituzionalizzate di una data norma sociale. La norma sociale appare divisibile in due elementi costitutivi: l’aspettativa istituzionalizzata (ideale modalità di risposta) e la sanzione (a seguito della violazione dell’aspettativa).
La devianza è un comportamento con alcune proprietà, che divide gli studiosi riguardo al peso teorico da assegnare loro.
- "La devianza è il non assoggettarsi al ruolo che il sistema di valori della "propria" società si aspetta", si riferisce prevalentemente alle aspettative connesse ad un orientamento normativo (positivismo). Il fulcro della definizione fa perciò riferimento alle aspettative e non, direttamente, alla norma. Il legame tra norme ed aspettative è di tipo sociologico, mediato dall’incidenza di diversi fattori di vario ordine. Dalla conoscenza e condivisione della norma derivano le concrete aspettative di comportamento. Secondo Talcott Parsons, le norme discendono da valori sociali che sono interiorizzati attraverso la socializzazione: un processo di "addestramento alla società" che inizia da bambino col rapporto madre (alter) e figlio (ego). La genesi del comportamento deviante è perciò individuale. Le norme contribuiscono a formare un nucleo centrale di valori che saranno comuni alla totalità dei socializzandi (personalità di base + interpretazione delle situazioni). Si parte dunque dall’assunto che esiste un consenso riguardo alla legittimità di un dato comportamento. Per i positivisti, la devianza è spiegabile in base alle motivazioni che spingono a deviare, ma bisogna ammettere che non ogni deviante, con la sua motivazione, viene a costituire un deviante ufficiale; non può essere conosciuto il reale numero delle persone che deviano; perdono importanza le statistiche ufficiali. Per alcuni, questa prima proprietà sarebbe da non considerare poiché indica la devianza come qualcosa di preesistente all'intervento del controllo sociale. È poco convincente la pretesa di sapere che un dato elemento, sia esso la motivazione o il controllo, è in grado di spiegare esaustivamente il fenomeno.
- Il deviante è tale poiché come tale è individuato da un gruppo, sicché è un concetto relativo (teoria del labeling o dell'etichettamento). Questa proprietà sottolinea l’incidenza del gruppo come quadro di riferimento entro cui si definiscono i comportamenti. V'è una scissione tra l'individuo e la deviazione, atto che è imputato all'indivuo dagli altri. Tutti gli orientamenti accordano un rilevante peso teorico ad essa. Per i positivisti, la proprietà definisce i termini di un relativismo culturale (i gruppi non riescono a fondere le loro prospettive culturali). Per i teorici del labeling, la proprietà costituisce il perno della loro impostazione che diventa una celebrazione romantica della diversità; ciò che propongono è una cultura della tolleranza (caleidoscopica segmentazione culturale). Per Becker la devianza non è una qualità dell'atto commesso dal soggetto, ma piuttosto la conseguenza dell'applicazione, da parte degli altri, di regole e sanzioni al trasgressore. Sono perciò fondamentali la reazione degli altri ad un determinato comportamento e la successiva trasformazione dell'identità sociale del soggetto. I radicals si differenziano dai teorici dell'etichettamento poiché sostengono che l’etichetta è conseguenza di una norma; queste sono il prodotto di una società fondata sul possesso.
- Per l’individuazione interviene un elemento situazionale. Anche all’interno dello stesso gruppo, lo stesso comportamento può essere interpretato in maniera diversa, secondo la situazione. Ogni società prevede dei momenti istituzionalizzati di destrutturazione della dimensione situazionale (eclissi dei criteri normativi). Questi hanno funzione di valvola di sfogo. Per quanto riguarda la dimensione situazionale nella sfera pubblico-privata, si parla della norma di evasione: una norma che gode di consenso da parte del gruppo e che una volta violata in privato non porta sanzioni ma è tollerata (a patto che sia mantenuta nascosta) (Raymond Williams).
- Diversi tipi di devianza sembrano correlati a determinati ruoli sociali (neomarxismo). Difficilmente può essere individuato un gruppo completamente esente dal produrre devianza (dissoluzione della concezione analitica della devianza). Per i radicals, in una società fondata sulla proprietà (e sulle ineguali possibilità di accedervi) la devianza di tutti i suoi membri diventa sistematica per ricorrenza, soggetti e natura del reato, il quale è sicuramente appropriativo.
- Può assumere intensità e direzioni diverse. Il comportamento si può allontanare dalla norma in due direzioni: quella approvata e quella non disapprovata. Modello di Van Vechten, Gordon Allport e ripreso da Wilkins [1]:
- I comportamenti relativi ad una norma hanno distribuzione normale. Le altre risposte sono tanto meno numerose quanto più aumenta il grado della loro intensità deviante.
- Esiste un limite di tolleranza in ragione del quale non tutti quelli che deviano sono poi ritenuti devianti.
- I comportamenti al di fuori dei limiti della tolleranza sono considerati più o meno devianti, sia chi è nella direzione approvata che nella direzione disapprovata.
Esistono norme proscrittive, che vietano o consentono senza precisare contorni e confini e che non ammettono tolleranza; in caso di violazione non ha senso parlare di direzione approvata e soprattutto l’intensità di devianza è massima.
Devianza e sessualità [modifica]
All'interno degli aspetti sociali, il concetto di devianza viene utilizzato nella sfera sessuale, spesso indicando così varie forme di perversione sessuale. Molto cospicui sono gli studi sulla correlazione fra devianza, traumi, autolesionismo, attaccamento e abusi [2][3]. Dalla letteratura psicologica e psichiatrica si evince come, al di là dei complessi profili psicologici degli interessati e delle motivazioni profonde che li possono condurre alla devianza sessuale, le pratiche di perversione sessuale sono più spesso frequenti in soggetti di tipo borderline. [4][5] In particolare, l'individuo che sceglie di assoggettarsi a pratiche sessuali devianti, ad esempio di masochismo, risulta mosso da un comportamento psicologico la cui causa emotiva è, a sua volta, il senso di colpa. [6][7][8]
Note [modifica]
- ^ Wilkins (1964) Social Deviance, Englewood Cliffs, N.J., Prentice Hall; London Tavistock
- ^ Fonte: Attaccamento e devianza sociale a cura di Sara Ciabatti
- ^ Vivere Borderline in classe di Roberto Fini
- ^ Borderlife. Storie celebri di follia, devianze e tragici destini - Autori:Francesco Bruno, Antonella Ferrera - Edizione: Baldini Castoldi Dalai Anno: 2006
- ^ I nuovi mali dell'anima. Il disturbo borderline e narcisistico negli adolescenti di Giacomo Balzano, pp. 144, 1ª edizione 2007 (Cod.1250.98) ISBN 9788846483300
- ^ Le perversioni sessuali. Aspetti clinici e giuridici del comportamento sessuale deviante. Di Chiara Simonelli, Filippo Petruccelli, Veronica Vizzari pp. 176, 5a ristampa 2009, 4ª edizione 2002 ISBN 88-464-2330-5
- ^ Per una clinica delle perversioni - Ettore Perrella Collana: Varie Argomenti: Psicopatologie e tecniche per l'intervento clinico - Psicosomatica, psiconcologia, psicosessuologia Livello: Testi per psicologi clinici, psicoterapeuti Dati: pp. 224, 1ª edizione 2000 ISBN 88-464-1910-3
- ^ La donna e la bambina. Psicoanalisi della femminilità - Antonio Imbasciati Collana: Serie di psicologia Argomenti: Psicopatologie e tecniche per l'intervento clinico - Psicoanalisi e psicologia dinamica - Studi di genere Livello: Testi per psicologi clinici, psicoterapeuti Dati: pp. 384, 2ª edizione 1996 ISBN 88-204-9627-5
Bibliografia [modifica]
- Stanley Cohen, «Devianza». In: Enciclopedia delle scienze sociali, Vol. II (Classe-Diplomazia), Roma: Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1992, ad vocem (on-line)
- Maurizio Barbagli, Asher Colombo, Ernesto Ugo Savona, Sociologia della devianza. Il Mulino, Bologna, 2003
- A. Dal Lago, La produzione della devianza. Teoria sociale e meccanismi di controllo (II ediz). Ombrecorte, Verona, 2001
- A. Dal Lago, Etnometodologia (con P. Giglioli), Il Mulino, Bologna, 1983
- Kai. T. Erikson, Streghe, eretici e criminali. Devianza e controllo sociale nel XVII secolo. Carocci, Roma, 2005
- T. Parsons, Il sistema sociale, Comunità, Milano, 1965
- H. Becker, Outsiders. Saggi di sociologia della devianza., Torino, 1987
- A. Dal Lago, Non persone. L'esclusione dei migranti in una società globale, Milano, Feltrinelli, 1999
- M. Ghezzi, Diversità e Pluralismo, Raffaello Cortina Editore, 2005
- Ettore Perrella, Per una clinica delle perversioni, ed. Franco Angeli, 1ª edizione 2000, ISBN 88-464-1910-3
- Antonio Imbasciati, La donna e la bambina. Psicoanalisi della femminilità, ed. Franco Angeli, 2ª edizione 1996, ISBN 88-204-9627-5
Voci correlate [modifica]
- Teorie della devianza
- Sociologia della devianza e del mutamento sociale
- Controllo sociale
- Devianza degli immigrati
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