Jack lo squartatore

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Jack lo squartatore
JacktheRipperPuck.jpg
Copertina della rivista Puck del 21 settembre 1889, con l'illustrazione di Tom Merry del killer sconosciuto di Whitechapel, Jack lo squartatore
Vittime accertate 5
Vittime sospettate 15
Periodo omicidi 31 agosto - 9 novembre 1888
Luoghi colpiti Londra,
Regno Unito Regno Unito
Metodi uccisione tagliare la gola
Arresto mai arrestato
Provvedimenti

Jack lo squartatore è l'appellativo dato ad uno sconosciuto serial killer che agì a Londra, nel degradato quartiere di Whitechapel e nei distretti adiacenti, nell'autunno del 1888. Il nome originale inglese è Jack the Ripper.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il nome è tratto da una lettera, pubblicata al tempo delle uccisioni, destinata alla Central News Agency e scritta da qualcuno che dichiarava di essere l'assassino.

Durante la sua attività criminale sono state attribuite a Jack lo squartatore cinque vittime, ma secondo alcuni studiosi il numero di persone che lo squartatore avrebbe ucciso sarebbe tra le quattro e le sedici.[1][2]

Il primo delitto ha permesso di conoscere, oltre all'abilità del killer, anche il suo modus operandi e la tipologia delle sue vittime, soltanto prostitute che venivano sgozzate.

Le cinque vittime accertate[modifica | modifica sorgente]

Jack lo Squartatore ritratto con il Comitato di Vigilanza di East End (dall'Illustrated London News, 1888).
  • Mary Ann Nichols, donna di 44 anni, fu la prima vittima accertata. Il suo corpo venne ritrovato il 31 agosto 1888, alle 3:45 del mattino, in Buck's Row, di fronte ad uno dei tanti mattatoi del quartiere. La vittima presentava la gola tagliata fin quasi alla decapitazione (il taglio intaccava le vertebre del collo) e tagli sul ventre dai quali fuoriusciva l'intestino. Gli organi genitali presentavano gravissime ferite da taglio, probabilmente inferte di punta. L'autopsia, studiando il taglio alla gola, rivelò che l'assassino era mancino, fatto che poi verrà smentito da tutti i criminologi che hanno studiato il caso.
  • Annie Chapman, donna di 46 anni, è la seconda vittima ufficiale di Jack lo squartatore. Fu ritrovata uccisa l'8 settembre 1888 da un fattorino, nel cortile al numero 29 di Hanbury Street, a Whitechapel. Il suo corpo giaceva steso tra la porta e la palizzata, in uno spazio di circa ottanta centimetri. La gola era squarciata e la testa era quasi del tutto recisa dal busto. Il ventre era aperto; gli intestini erano appoggiati sulla spalla destra della vittima, mentre la vagina, l'utero e due terzi della vescica erano stati asportati. Ai piedi della vittima erano state rinvenute alcune monete e un pezzo di una lettera insanguinata riportante la data del 20 agosto. Questo caso presenta anche un testimone, un inquilino della casa a fianco, oltre la palizzata, che afferma di aver sentito un grido di donna: "No!", ma che non aveva avuto il coraggio di sporgere la testa e guardare. Il giorno dopo, una bambina riferisce alla polizia di aver visto, in un cortile poco distante dal luogo del delitto, una striscia di sangue; gli investigatori affermano che probabilmente era la traccia lasciata dal killer, poiché era solito portare con sé un macabro trofeo asportato alla vittima e che con molta probabilità quel sangue era quello che colava dagli organi portati via dall'assassino. L'indizio della striscia di sangue non verrà studiato e approfondito, neanche successivamente. A seguito di questo omicidio si giunge al primo arresto effettuato dalla polizia. John Pizer, un ebreo proprietario di una bottega per la lavorazione del cuoio nel quartiere, viene accusato dell'omicidio a causa di un grembiule di cuoio trovato nei pressi del luogo del delitto. Il giorno dopo però si scoprirà che "Leather Apron" (letteralmente "grembiule di cuoio"), come verrà chiamato l'accusato fino al momento del suo riconoscimento, non c'entra nulla col delitto: il grembiule apparteneva ad un inquilino del palazzo in cui è stato consumato l'omicidio, che era stato lavato e appeso ad asciugare. Pizer, tuttavia, viene trattenuto in cella ancora per un altro giorno a causa della folla inferocita che voleva linciarlo. Fino a quel momento quindi l'assassino non era ancora noto e la polizia non aveva neanche il sospetto di chi potesse essere. Si supponeva solo che fosse un pazzo fanatico o un maniaco sessuale con alcune conoscenze di anatomia. L'unico indizio che sembrava accomunare gli uomini che alcuni testimoni hanno visto insieme alle vittime era una valigetta nera e un cappello "alla Sherlock Holmes". Da questo delitto fino al successivo passarono ventidue giorni.
Fotografia mortuaria di Elizabeth Stride
  • Elizabeth Stride viene trovata in Berner Street, presso il cortile di un circolo di ebrei e tedeschi, da un cocchiere. La vittima presenta solo un profondo taglio alla gola, dal quale, afferma il cocchiere, usciva ancora del sangue. Ciò porta alla conclusione che il sopraggiungere del cocchiere abbia potuto disturbare il lavoro dello Squartatore, che quindi non ha avuto modo di infierire sulla donna come era solito fare. Ciò è confermato dal ritrovamento della successiva vittima, Catherine Eddowes, in Mitre Square; la donna era stata sottoposta ad un vero e proprio martirio, cosa che spiegherebbe il "cambio di programma" dell'assassino che, non riuscendo ad infierire sulla Stride, ha cercato un'altra ragazza su cui accanirsi.
  • Catherine Eddowes giaceva a Mitre Square, in un lago di sangue, in posizione supina, come tutte le altre vittime. La faccia era sfregiata: naso e lobo dell'orecchio sinistro erano tagliati, così come la palpebra dell'occhio destro, solcata da profondi tagli. Il volto era sfigurato con un taglio a "V" sulla parte destra e con numerosi tagli sulle labbra, tanto profondi da mostrare le gengive. Il corpo era sventrato da un enorme e unico taglio che dall'inguine arrivava fino alla gola; lo stomaco e gli intestini erano stati estratti e appoggiati sulla spalla destra della donna, il fegato appariva tagliuzzato, il rene sinistro e gli organi genitali erano stati portati via. Per finire, la vittima era stata come di consueto sgozzata quasi fino alla completa decapitazione.
  • Mary Jane Kelly è l'ultima vittima canonica attribuita a Jack lo squartatore. L'omicidio di Mary Kelly è considerato il più orribile di tutti quelli attribuiti al serial killer. Il suo corpo viene scoperto l'8 novembre 1888, poco dopo le 10:45. Il corpo, o meglio ciò che ne rimaneva, giaceva sul letto della camera dove la donna viveva, al numero 13 di Miller's Court, vicino a Spitalfields. La gola era squarciata, il viso severamente mutilato e irriconoscibile, il petto e l'addome aperti, molti organi interni erano stati rimossi, il fegato giaceva tra le gambe e l'intestino arrotolato presso le mani; era inoltre stata asportata la carne che ricopriva gli arti. Il cuore non venne trovato e si crede possa essere stato bruciato nel camino o persino cotto e mangiato[senza fonte]. Nel libro di Colin Wilson Il grande libro dei misteri irrisolti si dice però sia stato trovato su un cuscino, disposto come un macabro trofeo. I vicini dissero di aver sentito una donna singhiozzare "Murderer!" ("Assassino!") intorno alle 4 del mattino e a quest'ora viene fatta risalire la morte.

Le sei possibili vittime[modifica | modifica sorgente]

  • Emma Elizabeth Smith, una vedova di 45 anni, venne aggredita in Osborne Street, brutalmente percossa e stuprata con uno strumento non affilato, che provocò la rottura del perineo nelle prime ore della mattina del 3 aprile 1888. Tornata alla locanda in cui risiedeva, lamentò forti dolori al basso ventre e, nonostante il ricovero al London Hospital, morì per le gravi lesioni interne riportate. Per quanto il periodo e la tipologia della vittima (Emma era una prostituta) coincidano con i delitti dell'assassino, la testimonianza della vittima stessa indica un'aggressione da parte di tre individui e la morte fu causata da peritonite. Per questi motivi, la maggior parte dei cronisti della vicenda propende ad escluderla dal numero delle vittime di Jack lo squartatore.
  • Martha Tabram, una prostituta di 39 anni, venne ritrovata uccisa il 6 agosto 1888, alle 4.45 del mattino, sulle scale di una palazzina in George Yard (attualmente Gunthorpe Street). Il corpo della vittima presentava un gran numero di ferite da taglio nella porzione inferiore del corpo. Il coroner ha parlato di non meno di 39 lesioni, anche se su alcuni giornali del periodo si parla di 20. L'esame post-mortem rivelerà che sono state usate due differenti tipi di lama per infliggere le ferite. Il 9 agosto 1888, tre giorni dopo il delitto, una prostituta di nome Mary Ann Connelly, anche conosciuta come Pearly Poll, si presentò alla polizia dicendo che, la notte dell'omicidio, era stata in compagnia della vittima e di due soldati del reggimento Coldstream Guards. Nonostante un tentativo di confronto con tutti gli appartenenti al reggimento che non erano di servizio la notte del 6 agosto, Pearly Poll non fu in grado di identificare con certezza i due uomini e la pista investigativa si perse nel nulla. Data la ferocia dell'attacco e la tipologia della vittima, molti studiosi del caso tendono ora a indicare Martha Tabram come una possibile vittima.
  • Alice McKenzie fu ritrovata uccisa la notte del 17 luglio 1889 dall'agente Joseph Allen. Di ronda nell'area di Whitechapel High Street, l'agente si era fermato per qualche minuto sotto un lampione in Castle Alley per un veloce spuntino. Il vicolo, al momento, le 00.15 del mattino, era deserto. La sua ronda lo riportò nello stesso punto circa 35 minuti dopo, alle 00.50. Immediatamente vide, a pochi passi dal lampione sotto il quale aveva sostato poco prima, il corpo di una prostituta quarantenne, la cui gola era stata recisa con due tagli da sinistra a destra, anche se l'opinione del medico legale era che si trattasse di pugnalate più che di tagli netti, in maniera piuttosto simile ai delitti delle cinque vittime "canoniche". Inoltre, l'addome della vittima aveva subito delle mutilazioni, anche se in misura molto minore rispetto ai casi attribuiti a Jack lo squartatore. Sul caso di Alice McKenzie i pareri, tanto degli investigatori vittoriani quanto degli autori moderni, sono discordi.
  • Frances Coles fu ritrovata uccisa alle 2.15 del mattino del 13 febbraio 1891 dall'agente Ernest Thompson. Di ronda lungo Chamber Street, udì un rumore frettoloso di passi davanti a lui e vide la figura indistinta di un uomo che si allontanava in direzione di Mansell Street. Pochi istanti dopo, in un buio passaggio che collegava Chamber Street con Royal Mint Street, conosciuto all'epoca come Swallow Gardens, trovò il corpo di una prostituta di 26 anni, dalla cui gola squarciata fuoriusciva ancora il sangue. Chinandosi su di lei, l'agente le vide aprire e chiudere un occhio; trovandosi di fronte ad una vittima ancora in vita, Thompson non poté inseguire l'uomo che aveva intravisto allontanarsi frettolosamente e si limitò a chiamare aiuto con il fischietto in dotazione. Frances Coles morì poco dopo sul lastricato di Swallow Gardens. L'esame post-mortem rivelò che la gola era interessata da tre lacerazioni, la prima da sinistra a destra, la seconda da destra a sinistra, l'ultima nuovamente da sinistra verso destra. Delle ferite sulla parte posteriore del cranio suggerivano che la vittima fosse stata scaraventata a terra prima di essere uccisa. Non vi era traccia di mutilazioni post-mortem. In un primo momento, la polizia sospettò di Tom Sadler, il convivente della donna, che si rivelò in seguito estraneo ai fatti. Sul caso di Frances Coles i pareri, tanto degli investigatori vittoriani quanto degli autori moderni, sono discordi. Il tipo di ferita alla gola certo ricorda il modus operandi di Jack lo squartatore, mentre l'assenza di mutilazioni addominali potrebbe essere imputata all'arrivo dell'agente Thompson, che avrebbe messo in fuga l'assassino, come si pensa possa essere avvenuto nel caso di Elizabeth Stride, nel 1888.
  • Un tronco umano femminile fu ritrovato il 10 settembre 1889 vicino alle vie Osborne e Wentworth.[3]
  • Rose Mylett fu ritrovata accoltellata il 20 dicembre 1888. Il cadavere, trovato sul largo di una scala di un gruppo di case operaie in commercial-street, presentava 39 ferite.[3]

Lettere di Jack lo squartatore[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lettere di Jack lo squartatore.
La lettera From hell
La prima lettera autografa di Jack lo squartatore

Durante il periodo in cui sono avvenuti i delitti, la polizia e i giornali hanno ricevuto molte migliaia di lettere riguardanti il caso. Alcune erano di persone ben intenzionate che fornivano informazioni per la cattura del killer; la maggioranza però sono state considerate inutili e di conseguenza ignorate.

Le più interessanti erano forse quelle centinaia scritte da persone che si dichiaravano gli assassini. La maggior parte di queste sono state considerate non attendibili. Molti esperti ritengono che nessuna di esse fosse autentica, ma tra quelle citate come forse genuine, sia dalle autorità del tempo che da quelle moderne, tre in particolare sono importanti:

  • The "Dear Boss" Letter, datata 25 settembre 1888 e ricevuta dalla Central News Agency il 27 settembre 1888, è la prima che riporta la firma "Jack lo Squartatore" (in inglese Jack the Ripper). La polizia non ritiene la lettera autentica e non dà altra rilevanza al caso.
  • The "Saucy Jack" postcard, ricevuta il 1º ottobre 1888, scritta in uno stile simile alla "Dear Boss" Letter. In questa cartolina, Jack lo squartatore menziona la futura uccisione di due vittime temporalmente vicine: "doppio evento questa volta". Nella notte del 30 settembre 1888, nel giro di un'ora, vengono rinvenuti i corpi di due vittime, Elizabeth Stride e Catherine Eddowes.
  • The "From hell" letter, ricevuta il 16 ottobre 1888 da George Lusk, capo della Commissione di Vigilanza di Whitechapel. La lettera era accompagnata da una piccola scatola contenente la metà di un rene umano, conservato in alcol etilico. Uno dei reni della Eddowes era stato rimosso dal cadavere; il medico che ha esaminato il rene inviato con la lettera ha determinato una somiglianza con quello sottratto a Catherine Eddowes. La lettera ed il rene furono successivamente perduti, insieme ad altro materiale sul caso.

Profilo criminale di Scotland Yard[modifica | modifica sorgente]

Il dottor Thomas Bond, su incarico degli investigatori, cercò di profilare la personalità di Jack lo squartatore. In qualità di medico forense, per la precisione chirurgo, assistette alla autopsia di Mary Jane Kelly, ultima delle cinque vittime canoniche dell'omicida seriale; nelle sue note, datate 10 novembre 1888, menzionò la natura sessuale degli omicidi, senza tuttavia violenza sessuale, associata a elementi collerici e di apparente misoginia. Il dottore cercò altresì di ricostruire l'omicidio, e di reinterpretare lo schema comportamentale del criminale. Ben presto delineò un primo profilo, comprendente i suoi tratti fondamentali, da lui usato per collaborare alle indagini. La profilazione evidenziava come gli omicidi fossero stati commessi da un solo individuo maschio fisicamente prestante, audace e imperturbabile al tempo stesso. Lo sconosciuto sarebbe apparso innocuo, forse un uomo di mezza età e ben vestito, probabilmente con un mantello, probabilmente per nascondere i sanguinosi effetti dei suoi attacchi. Egli ipotizzò anche che il soggetto soffrisse di una condizione chiamata "satiriasi", una devianza sessuale oggi identificata come ipersessualità o promiscuità. Bond ipotizzò, inoltre, che il soggetto non possedesse alcuna conoscenza anatomica: non poteva dunque essere un chirurgo né, per esempio, un macellaio, in quanto non vi era precisione nei tagli. Il dottore concluse, poi, che lo stesso criminale fosse il responsabile dell'assassinio di Alice McKenzie[4]. Altri invece lo indicarono come un individuo più giovane in età. Alle indagini scientifiche forensi collaborò anche un altro medico, Joseph Bell, che avrebbe ispirato ad Arthur Conan Doyle la figura di Sherlock Holmes.

Teorie sull'identità dell'assassino[modifica | modifica sorgente]

Vignetta che ironizza sull'incapacità della polizia di trovare il killer di Whitechapel, da Punch del 22 settembre 1888

Sono state fatte innumerevoli congetture su chi possa essere stato il serial killer che terrorizzò la Londra vittoriana, alcune improbabili e quasi impossibili come quella che vede coinvolto il poeta e drammaturgo Oscar Wilde[5] o lo scrittore Lewis Carroll (pseudonimo di Charles Dodgson), l'autore di Alice nel paese delle meraviglie e quelle più verosimili, tra cui le celebri piste sul Alberto Vittorio di Sassonia-Coburgo-Gotha, Joseph Barnett, Francis Tumblety e Walter Sickert. Di seguito riportate le più famose e attendibili teorie.

Principali sospetti dell'epoca vittoriana[modifica | modifica sorgente]

Uno dei più importanti documenti dell'epoca ai quali è possibile attingere per identificare alcuni dei sospetti di Scotland Yard è un memorandum scritto nel 1894 da Sir Melville Macnaghten, che nel 1889 era a capo della Polizia Metropolitana londinese. In esso Macnaghten indica quattro persone investigate per i delitti di Whitechapel: Montague John Druitt, Aaron Kosminski, Michael Ostrog e George Chapman, anche se i sospettati furono molti di più.

  • Druitt
    Montague John Druitt (15 agosto 1857 - dicembre 1888), figlio di un noto medico londinese, era un giovane avvocato di buona famiglia che si era dedicato all'insegnamento. Il suo corpo fu ritrovato nel Tamigi il 31 dicembre 1888 e l'esame post-mortem stabilì che rimase in acqua per circa un mese. Nelle sue tasche furono ritrovate quattro pesanti pietre, il che sembra indicare un suicidio, ed un biglietto ferroviario datato 1º dicembre, il che indica che la morte fu posteriore a quella data. La coincidenza temporale tra la morte di Druitt e la fine dei delitti, considerando l'omicidio di Mary Jane Kelly come l'ultimo dei delitti di Whitechapel, oltre a delle non meglio specificate "confidenze personali", fecero di Montague John Druitt il primo dei sospetti di Macnaghten. Gli studiosi moderni tendono invece a considerarlo estraneo ai fatti. Qualcuno lo considera un adepto di una setta detta "gli Apostoli", in cui erano coinvolti personaggi altolocati della corte, ma appare soltanto un'illazione complottistica.
  • Aaron Kosminski (1865-1919), ebreo polacco di professione parrucchiere, fu il principale sospettato di Sir Robert Anderson, capo della Divisione di Investigazione Criminale della Polizia Metropolitana di Londra. Due suoi domicili conosciuti, Sion Square e Greenfiel Street, sono posti all'incirca al centro dell'area dei delitti[6]. Kosminski era affetto da turbe mentali, probabilmente una forma di schizofrenia, e Macnaghten riporta che provava "un profondo odio nei confronti delle donne e forti tendenze omicide"; Macnaghten inoltre imputa la follia di Kosminski a "molti anni trascorsi indulgendo in pratiche solitarie", ovvero alla masturbazione compulsiva che, a quanto pare, fece davvero parte della storia clinica del sospetto. Nel 1891 Kosminski fu ricoverato nel manicomio di Colney Hatch, dove rimase all'incirca per tre anni, anche se Macnaghten riporta erroneamente che vi morì pochi mesi dopo il ricovero, e dove alcuni sintomi della sua follia furono osservati e riportati; Kosminski soffriva di allucinazioni uditive, si rifiutava di ricevere cibo dagli altri e di lavarsi. Nei rapporti clinici sopravvissuti fino ad oggi non sono segnalati episodi di particolare violenza; viceversa il paziente per la maggior parte del tempo viene indicato come apatico e passivo. L'ultimo rapporto su Kosminski a Colney Hatch lo descrive come "incoerente, ma tranquillo e in buona salute". Kosminski trascorse gli ultimi 25 anni della sua vita nel manicomio di Leavesden, dove fu ricoverato il 19 aprile 1894.
  • Ostrog
    Michael Ostrog (1833-dopo il 1904), indicato da Macnaghten come "un folle medico russo, galeotto e indiscutibilmente un maniaco omicida", ha una ricca storia criminale alle spalle. Fu arrestato svariate volte per furto e truffa e possedeva un gran numero di false identità, nella maggior parte delle quali si faceva passare per un nobiluomo o per un dottore originario dell'Est Europa. Nonostante ciò, non si ha notizia di casi di violenza che lo coinvolgano, se si esclude un singolo caso: minacciò con una pistola un agente che lo stava arrestando e fu da questi facilmente disarmato e condotto in carcere. Ostrog fu sospettato principalmente per due motivi: aveva ripetutamente impersonato un medico (gli investigatori cercavano un omicida con un certo grado di preparazione anatomica) ed era stato rilasciato da un manicomio circa sei mesi prima dei delitti "canonici" di Whitechapel. Recenti studi da parte di Philip Sugden, autore di uno dei testi più autorevoli sul caso, indicano con certezza che Ostrog nell'autunno del 1888, quando i delitti "canonici" vennero perpetrati, era in prigione in Francia.
  • Chapman
    George Chapman (1865-1903) nacque con il nome di Seweryn Kłosowski nel villaggio di Nagornak, in Polonia, nel 1865; dal 1880 al 1885 fu apprendista di un chirurgo e fu solo nel 1887 (o forse nei primi mesi del 1888) che emigrò a Londra, dove cambiò il proprio nome in George Chapman. Nel 1902 fu accusato di omicidio nei confronti di sua moglie Maud e, dopo l'esumazione dei corpi delle due mogli precedenti, anche del loro omicidio per avvelenamento tramite l'uso di antimonio. Si scoprì anche che i tre matrimoni erano stati dei falsi e nessuna delle tre donne era veramente sposata con Chapman. Le tre vittime di Chapman furono Mary Spink (25 dicembre 1897), Elizabeth "Bessie" Taylor (14 febbraio 1901) e Maud Marsh (22 ottobre 1902). Dopo la sua impiccagione, avvenuta il 7 aprile 1903, il Capo Ispettore George Francis Abberline, che fu protagonista di molte delle indagini sui casi di Whitechapel, espresse la convinzione che finalmente Jack lo squartatore fosse stato preso e punito per i suoi crimini. Nel 1888 George Chapman era residente in George Yard, Whitechapel. Uno degli argomenti principali che i detrattori della teoria di Abberline utilizzano per confutarla è che Chapman commise i suoi omicidi in maniera "incruenta", tramite l'utilizzo di un veleno. Chapman era solito picchiare violentemente tutte e tre le donne ed anche la sua unica vera moglie, Lucy Klosowski. Quest'ultima raccontò un episodio rivelatore del carattere spietato di Chapman: dopo la morte per polmonite del figlio, la coppia emigrò, nella prima metà del 1891 a New York; Lucy tornò a Londra, sola e terrorizzata, nel febbraio 1892. Il motivo del precipitoso rientro fu, a quanto riporta Lucy stessa, un litigio con Chapman, il quale le premette con forza il viso su un cuscino. L'ingresso nel loro negozio di un cliente interruppe l'aggressione, ma la moglie, con orrore, scoprì che da sotto al cuscino sporgeva un affilato coltello; lo stesso Chapman, in seguito, le disse che aveva l'intenzione di decapitarla con quello stesso coltello e le indicò perfino il punto del pavimento sotto al quale l'avrebbe sepolta. All'obiezione della moglie che i vicini avrebbero sospettato, Chapman, con calma, rispose che avrebbe semplicemente detto che era tornata a Londra. Cosa che la donna fece immediatamente dopo, salvandosi così probabilmente la vita. Non vi sono quindi prove dirette della colpevolezza di Chapman.
In rosso i luoghi di ritrovamento delle vittime - Osborn Street (Emma Elizabeth Smith), George Yard (Martha Tabram), Durward Street (Mary Ann Nichols), Hanbury Street (Annie Chapman), Berner Street (Elizabeth Stride), Mitre Square (Catherine Eddowes), Dorset Street (Mary Jane Kelly).
  • Tumblety
    Francis Tumblety (1833-1903), presunto medico, in realtà un ciarlatano e venditore di erbe, di origine irlandese, che divenne ricco con il commercio di medicinali. Fuggito da casa a 17 anni, dopo che fu scoperto a vendere libri pornografici, ex marito di una prostituta, misogino, fu accusato della morte di un paziente e di complicità in quella di Abraham Lincoln (poiché risultava conoscente di John Wilkes Booth), ma scagionato. Arrestato il 7 novembre 1888 per presunta omosessualità, ma rilasciato in attesa del processo, era fuggito in Francia e negli Stati Uniti. A Washington aveva una collezione di uteri conservata in un laboratorio. Inoltre, da una testimonianza raccolta dalla polizia, una sua vicina di casa raccontò che una notte tornò a casa sporco di sangue. Infine i delitti coincisero col suo periodo di permanenza a Londra. Però secondo altri, il suo aspetto, tra cui i suoi enormi baffi, non coincidono con l'identikit ed era troppo vecchio all'epoca (55 anni), anche se coinciderebbe col profilo delineato dal dottor Bond.
  • Bury
    William Bury (25 maggio 1859 - 24 aprile 1889) era da poco trasferito a Dundee dell'East End di Londra, quando strangolò la moglie Ellen Elliott, una ex prostituta, il 4 febbraio 1889, atto finale del suo odio verso di lei, che avrebbe prima sfogato su altre prostitute. Inferse ferite profonde all'addome dopo che era morta e chiuse il corpo in un baule. Il 10 febbraio, Bury andò alla polizia locale e disse che la moglie si era suicidata. Fu arrestato, processato, riconosciuto colpevole del suo omicidio, e impiccato a Dundee. Un collegamento con i crimini dello Squartatore fu approfondito dalla polizia, ma Bury negò qualsiasi collegamento, nonostante una piena confessione di omicidio della moglie. Tuttavia, il boia, James Berry, era convinto si trattasse di Jack lo Squartatore.

Indagini moderne[modifica | modifica sorgente]

  • Alberto Vittorio
    Alberto Vittorio di Sassonia-Coburgo-Gotha, duca di Clarence (1864-1892), nipote della regina Vittoria, figlio del futuro Edoardo VII, secondo in linea di successione al trono. Secondo alcuni studiosi il principe si era ammalato di sifilide con una prostituta, il che avrebbe generato un odio per le donne e le prostitute in particolare; il duca poteva aver commissionato gli omicidi dato che non si trovava a Londra nel periodo in cui essi sono stati compiuti. La tesi è in genere respinta dalla maggioranza degli esperti. La famiglia reale negli anni sessanta fornì le prove della sua assenza, per difendere la memoria di Alberto Vittorio, morto nel 1892. Il fratello Giorgio divenne successivamente re.
  • Il complotto reale: strettamente legato al principe anche un'altra delle tesi, quella divulgata da Alan Moore in From Hell, ispirata all'opera di Stephen Knight, autore di Jack the Ripper: The Final Solution pubblicato nel 1976 (da cui nel 2001 è stato tratto il film La vera storia di Jack lo squartatore con Johnny Depp), chiamata The Royal Conspiracy (letteralmente: "il complotto reale"), secondo cui i delitti del mostro sarebbero stati commessi per coprire il matrimonio cattolico di Alberto Vittorio, nipote della regina Vittoria, con una prostituta, da cui sarebbe nata una figlia. La regina avrebbe quindi dato incarico ad uno dei suoi ministri di porvi rimedio, risolvendo il potenziale scandalo attraverso intrighi con la massoneria inglese e un frammassone (Jack, appunto) che compie cinque delitti rituali per uccidere tutte le testimoni della relazione tra il rampollo della famiglia regnante e l'ex prostituta. La tesi è ripresa anche da Philip Josè Farmer nel libro Gli Dei del Fiume, quinto capitolo della saga di Riverworld.
  • Gull
    William Gull (1816-1890), medico e baronetto, divenuto il medico del principe Alberto, coinvolto da alcuni studiosi come complice del duca o come killer solitario. Gull è somigliante agli identikit ed è descritto come frequentatore di Whitechapel, ma non vi sono prove della sua colpevolezza.
  • Maybrick
    James Maybrick, (24 ottobre 1838 - 11 maggio 1889) commerciante di cotone di Liverpool, anch'egli somigliante agli identikit. Sua moglie Florence fu condannata per averlo avvelenato con arsenico in un, forse ingiusto, processo presieduto da Sir James Fitzjames Stephen, il padre di un altro sospetto moderno James Kenneth Stephen. Un diario, presumibilmente di Maybrick, fu pubblicato nel 1990 da Michael Barrett, e contiene una confessione di omicidi dello Squartatore. Nel 1995, Barrett ha confessato la scrittura del diario stesso, e descritto il processo di falsificazione del diario in dettaglio. Dichiarò sotto giuramento che lui e sua moglie, Anne, lo avevano creato. Anne Barrett, dopo il divorzio, ha poi negato il falso diario, e la loro storia è cambiata più volte nel corso degli anni. Il diario è stato screditato dagli storici che hanno evidenziato gli errori di fatto in relazione ad alcuni dei reati, e un documento di esperti ha dichiarato che il diario è un falso e la calligrafia non corrisponde a quella di Maybrick; l'inchiostro contiene inoltre un conservante non commercializzato fino al 1974.
  • Mary Pearcey (1866-1890): condannata per duplice omicidio; nel 2006, dopo la scoperta di una nuova metodologia individuata dall'Università di Brisbane che consente di evidenziare minime tracce di DNA presenti su vecchi reperti, un'equipe di medici legali coordinata da Ian Findlay ha analizzato la saliva trovata nei francobolli apposti sulle lettere inviate dall'assassino a Scotland Yard. I test tuttavia sono stati inconcludenti. Il dottor Findlay ha comunque ricostruito un profilo parziale di DNA, i cui risultati sono stati discussi in tutto il mondo, ed in special modo in Italia. In base a quanto emerso infatti, è possibile che il DNA rinvenuto sulle lettere fosse di una donna o, più specificamente, non si può affermare con certezza che si trattasse di un codice genetico maschile, di fatto allungando ancora di più l'elenco dei possibili indiziati (includendo nella lista anche donne).[7] In Italia i media hanno erroneamente fatto intendere che i responsi dei test fossero certi e definiti e che si potesse affermare senza alcun dubbio che il killer fosse di sesso femminile, cosa non vera.[8] L'ipotesi "Jill the Ripper" è comunque già stata battuta in passato, e la maggiore indiziata in questo senso è Mary Pearcey, una ventiquattrenne condannata a morte nel 1890 per aver ucciso con modalità che sembravano ricordare gli omicidi di Jack lo Squartatore la moglie dell'amante e la loro figlia, morta per soffocamento. Tuttavia questa scoperta non è stata accettata da tutti e l'esame non prova che la lettera fosse dell'assassino; inoltre la vittima della Pearcey non presentava vere e proprie mutilazioni agli organi interni che avevano subito le cinque vittime canoniche.
  • Barnett
    Joseph Barnett (c. 1858-1927) era un ex pescivendolo, uomo violento e amante dell'ultima vittima Mary Kelly, dall'8 aprile 1887 al 30 ottobre 1888, quando litigarono e si separarono dopo che lei aveva perso il lavoro ed era tornata a prostituirsi per guadagnarsi da vivere. Abberline lo interrogò per quattro ore dopo l'omicidio della Kelly e i suoi vestiti furono esaminati per eventuali macchie di sangue, ma fu poi rilasciato senza accuse. Un secolo dopo gli omicidi, Bruce Paley lo ha proposto come un sospetto come amante disprezzato o geloso di Kelly, e ha suggerito che aveva commesso gli omicidi per spaventare la Kelly, oppure usando le prostitute come "sostitute simboliche" della Kelly. Altri autori suggeriscono che ha ucciso solo la Kelly, e mutilato il corpo per farlo sembrare un omicidio di Jack, ma l'indagine di Abberline sembra di averlo assolto ed il modus operandi appare troppo coerente. Altri conoscenti della vittima che lo indicarono come suo assassino sono il padrone di casa John McCarthy e il suo ex fidanzato Joseph Fleming. Studi moderni lo indicano come uno dei più forti sospetti, basandosi anche sul profilo criminale di Jack (sia quello elaborato all'epoca dal dr. Bond, sia quello tracciato da esperti dell'FBI moderni), confrontato con Barnett ed elementi della sua biografia, come il possibile trauma scatenante (la perdita della sua licenza)[9] e su un indirizzo appuntato su una busta delle lettere del killer, anche se non si sa chi appose queste parole, probabilmente non il killer ma un ufficio postale: "M, Sp, 26". Queste iniziali sono compatibili, tra i sospetti, solo con l'indirizzo di Barnett, ed è molto improbabile che Jack le abbia scritte proprio per incastrarlo; l'indirizzo di Barnett era: Miller’s Court, Spitalfields, 26 Dorset Street.[10]

Walter Sickert[modifica | modifica sorgente]

Sickert

Walter Sickert (31 maggio 1860 - 22 gennaio 1942) è uno dei più famosi sospetti moderni: nel 2002 è stato pubblicato dalla scrittrice statunitense Patricia Cornwell il libro Ritratto di un assassino: Jack lo squartatore - Caso chiuso, nel quale l'autrice di gialli, dopo diverse ricerche, identifica il serial killer nel pittore inglese, impressionista e bohémien. Le prove che l'autrice porta per affermare la sua teoria sono molteplici, ma gli studiosi della vicenda le hanno quasi unanimemente dichiarate poco convincenti.[11] La Cornwell ha dedicato più di un anno allo studio della figura dello squartatore, acquistando persino alcune lettere che Jack lo squartatore scrisse alla polizia londinese, nonché diverse opere pittoriche di Sickert, tra cui la serie che sarebbe ispirata ai delitti del killer (The Camden Town murder series, ufficialmente dedicati all'omicidio di una prostituta avvenuto nel 1907, i quadri raffigurano diversi uomini vestiti, seduti o vicini a donne nude, sdraiate su letti, spesso con segni di tagli intorno alla gola, e volti poco riconoscibili, mentre le facce degli uomini sono spesso nell'ombra), dipinta vent'anni dopo, ma con dettagli non rivelati allora al pubblico, e il dipinto che raffigura quella che la polizia definì "la stanza di Jack", una camera in affitto a Whitechapel (il quadro è intitolato Jack the ripper's Bedroom). La stanza in questione, secondo il proprietario, era stata occupata da un uomo misterioso, e all'interno venne rinvenuto del sangue; l'uomo a volte parlava in tedesco, oltre che in inglese (Sickert aveva anche origini tedesco-danesi). Altri schizzi e dipinti raffigurano volti di donna che appaiono sfigurati, con somiglianze con le vittime, e manichini simili a corpi umani mutilati, ecc. In alcune lettere di Jack, si trovano schizzi di disegni, la scritta con la risata "ha-ha" (che la Cornwell afferma facesse parte del modo di esprimersi del pittore) e termini in latino (Sickert conosceva anche questa lingua). La conoscenza dell'anatomia da parte del pittore era invece limitata, come sarebbe stata quella di Jack, che non era un medico di professione, secondo il profilo criminale elaborato del dr. Thomas Bond, in quanto non c'era precisione nei tagli.

Il fascino che Sickert provava per il macabro e in particolare per Jack lo squartatore, è per la Cornwell un forte indizio di possibile colpevolezza. Il pittore è descritto dalla Cornwell come psicopatico, misogino e parzialmente impotente (anche se in realtà si sposò tre volte ed ebbe sicuramente un figlio biologico, Joseph "Hobo" Sickert, da una certa Annie Crook, modella), a causa di una malformazione che si tentò di correggergli, in parte, con un doloroso intervento senza anestesia da bambino.

Walter Sickert, The Camden Town Murder ("L'omicidio di Camden Town"), titolo originale What Shall We Do for the Rent? ("Come faremo con l'affitto?"), primo di una serie omonima: secondo Patricia Cornwell raffigura l'omicidio di Mary Kelly

Secondo alcune voci la vera madre di Hobo sarebbe una certa Alice, forse figlia naturale del principe Alberto Vittorio, amico di Sickert e altro famoso sospettato, e per alcuni cresciuta proprio da Mary Kelly. Il figlio di Sickert in un libro del 1976 è indicato come accusatore del principe e del medico William Gull. Come molti serial killer, avrebbe sostituito l'organo maschile con il coltello, e nel suo caso anche col pennello, mentre avrebbe odiato le prostitute per un motivo abbastanza complesso: la madre era figlia illegittima, e, secondo la mentalità vittoriana, la nonna di Sickert, con una figlia fuori dal matrimonio era paragonabile ad una prostituta, che gli avrebbe trasmesso una malformazione congenita. Da ciò la scelta di prostitute in età avanzata di Jack, e nel caso di Mary Jane Kelly (la più giovane, di 25 anni), l'unica che avrebbe avuto una figlia naturale riconosciuta, proprio come la nonna, il particolare accanimento, come se avesse dei rancori personali. Sickert aveva uno studio nel quartiere (secondo la scrittrice più d'uno, probabilmente tre) e una sera, con un'amica, avrebbe assunto atteggiamenti inquietanti. Per "incastrare" il pittore (e dimostrare che non solo fosse coinvolto, ma che fosse proprio lui in persona), la Cornwell ha effettuato anche analisi scientifiche. La scrittrice è persuasa che quasi tutte le lettere inviate alla polizia siano autentiche lettere del serial killer e siano opera di Walter Sickert, che si divertiva a variare contenuti e grafie. Questa teoria, accurata nei profili psicologici criminologici ma carente di prove scientifiche, non è mai stata presa seriamente dalla polizia o dalla maggioranza dei commentatori, ed in ogni caso non proverebbe affatto che l'autore delle lettere sia Jack. Il DNA delle lettere e quello dei quadri è deteriorato e il confronto sarebbe impossibile, inoltre il corpo di Sickert fu cremato. La Cornwell afferma però che alcune sequenze parzialmente recuperate di DNA mitocondriale rinvenuto sulle buste, sarebbero compatibili con quelle trovate sui quadri, e così le parziali impronte.[12] La polizia inoltre non ha tenuto conto neanche di un'altra teoria della Cornwell, quella sviluppata sulla sua accurata ricerca riguardante però i tipi di carta da lettere utilizzati sia da Sickert che da Jack lo Squartatore, che risulterebbe, nelle svariate alternative prese in rilievo dalla Cornwell, la stessa in modo inequivocabile. La Cornwell attribuisce a Sickert anche gli omicidi non canonici (identifica il tronco umano mai riconosciuto come una committente di Sickert che aveva rifiutato il quadro non apprezzandolo, e tempo dopo era sparita nel nulla) e molti altri commessi nella sua cerchia di conoscenti, anche in Francia, tra cui l'avvelenamento della seconda moglie, per un totale di più di 20 omicidi attribuibili a Jack, secondo la scrittrice. Il libro della Cornwell ha avuto un buon successo di pubblico. C'è chi ha riconosciuto in una possibile colpevolezza la prova definitiva del suo essere dandy, la confusione tra arte e vita.[13] Nel suo saggio The Art of murder, Wolf Vanderlinden dichiara invece senza mezzi termini che «la maggioranza giudica l'identificazione di Sickert come Jack nel migliore dei casi molto stiracchiata e nel peggiore dei casi calunniosa».[14] Secondo alcune testimonianze e analisi, Sickert era in Francia durante gli omicidi canonici, ma non c'è un'assoluta certezza sul suo alibi. La Cornwell, che ha speso molto denaro nelle sue ricerche, è fermamente persuasa che Sickert fosse Jack.

Nella cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

Il personaggio di Jack lo Squartatore è apparso in numerosi film e serie televisive, tra cui:[15]

Nel romanzo Undead - Gli immortali di Dacre Stoker e Ian Holt, si scopre che l'autore degli omicidi attribuiti a Jack lo Squartatore è la contessa Elizabeth Bàthory. In Anno Dracula di Kim Newman Jack lo Squartatore è Jack Seward, uno dei protagonisti del Dracula di Bram Stoker; qui uccide soltanto vampiri e usa bisturi in argento.

Jack è uno de "I Cinque" del videogioco Shadow Man. La sua arma principale è una lunga lama e ha la capacità di camminare sulle pareti e sul soffitto e di spiccare lunghi salti. Il criminale viene anche citato nella canzone Music Box del rapper statunitense Eminem nonché nel brano Octavarium della band progressive rock Dream Theater

Nel videogioco Medievil 2 bisogna ritrovare Keya, che si è persa a Whitechapel. Si imbatterà in Jack the Ripper, e morirà tragicamente, sotto gli occhi di Sir Daniel, arrivato troppo tardi. Il cavaliere, che è triste e desolato poiché era innamorato di Keya, riesce a riassemblare la macchina del tempo del Dottor Hamilton-Kift, con cui ritornerà a Whitechapel. Giunto in anticipo (stava per arrivare tardi di nuovo!) nota con grande stupore che in realtà l'assassino è un mostro aracnoide, con fattezze umane, ma slanciato e con degli enormi artigli. A quel punto dovrà combattere contro lo squartatore, potendolo attaccare solo nel momento in cui torna visibile per tentare di uccidere Keya, poiché durante il resto della battaglia sarà semi-invisibile.

Il pazzo assassino compare anche nell'episodio 13 di A tutto reality - Il tour, interpretato da Ezekiel.

Nel film di Stanley Kubrick Il Dottor Stranamore uno dei personaggi si chiama Jack D. Ripper, chiaro riferimento al serial killer.

Una storia di Tex, Orrore!, uscita nel 1994, vede il ranger alle prese con un serial killer che, proprio come Jack lo Squartatore, uccide prostitute.

Nel film Detective Conan: Il fantasma di Baker Street Conan e i suoi amici scelgono il percorso legato alla vicenda di Jack lo squartatore con il compito di fermare il serial killer. La storia dell'assassino viene modificata e legata con quella del detective di Baker Street, Sherlock Holmes: Jack lo squartatore è un ragazzo orfano fin dalla tenera età e viveva nel quartiere malfamato di Whitechapel, e un giorno viene trovato dal professor James Moriarty, la nemesi di Holmes. Moriarty, vedendo l'odio negli occhi del ragazzo, lo trasforma in un sicario di altissimo livello. Grazie agli indizi che raccoglie (e anche a quelli trovati da Sherlock Holmes) Conan svela la vera identità di Jack lo squartatore: il serial killer non è altri se non il figlio della sua seconda vittima, la madre Annie Chapman, che desideroso di volersi vendicare per l'abbandono uccide prima Mary Ann Nichols per depistare le indagini, poi la madre con un sentimento misto di amore-odio. Ma questo non è bastato per fermare la sete di sangue dello squartatore che, per il piacere di uccidere, ha ucciso anche altre due donne (Elizabeth Stride e Catherine Eddowes). In uno scontro sul treno Conan si scontra con il serial killer che lo mette in seria difficoltà, ma Ran, legata con una corda allo squartatore imita l'episodio che è successo tra Sherlock Holmes e il professor Moriarty alle cascate del Reinchenbach: si butta dal treno portando con sé Jack lo squartatore, e mentre lei viene digitalizzata e esclusa dall'avventura il serial killer trova la morte nel burrone. Inoltre sembra avere avuto una discendenza che si è fermata a uno dei personaggi del film, Thomas Schindler.

Nel videogioco Metal Gear Solid 2 il personaggio protagonista del secondo capitolo Raiden viene chiamato dal suo ex-maestro "White Devil" o appunto "Jack the Ripper" in riferimento alla sua efferatezza come Bambino soldato. Il tutto viene marcato dalla fidanzata dello stesso la quale, durante i dialoghi tramite radio è l'unica a chiamarlo Jack, e non Raiden.

Nel secondo numero della serie Dylan Dog, intitolato Jack lo squartatore, l'indagatore dell'incubo ha a che fare con un emulo del famoso serial killer.

Alan Moore,con la collaborazione Eddie Campbell ai disegni,ha scritto un'intera graphic novel dal titolo From Hell (chiaro riferimento alla lettera inviata da Jack a Scotland Yard),incentrata sugli avvenimenti di whitechapel e le varie indagini che seguirono. La stessa graphic novel presenta molte delle ipotesi elaborate da Stephen Knight in Jack the ripper:the final solution.

Uno dei Cinque presenti nel videogioco Shadow Man è proprio Jack lo squartatore, chiamato Jack II poiché si ritiene che sia un suo emulo.

È probabile che il personaggio interpretato da John Ritter nella sit-com "Tre cuori in affitto" (Three's Company), Jack Tripper (contrazione di Jack t[he]ripper), sia un riferimento ironico a Jack lo squartatore.

Nella visual novel Eikoku Tantei Mysteria compare Jack lo squartatore, ed è un giovane ragazzo albino di nome Jack Mirrors.

Lo Squartatore fa una comparsa anche nell'universo fantascientifico di Star Trek. Nell'episodio Fantasmi del passato della Serie Classica, si scopre che l'assassino di Whitechapel era in realtà un'entita aliena sconosciuta, autrice di svariati omicidi su molti pianeti differenti caratterizzati dallo stesso modus operandi. L'entità ucciderà anche nel XXIII secolo, e ad essere accusato sarà Montgomery Scott.

Fa anche una comparsa nell'anime Le bizzarre avventure di JoJo

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Paul Begg, Martin Fido, Keith Skinner, The Jack the Ripper A to Z, Headline, 1994. ISBN 0-7472-4445-6.
  2. ^ (EN) Thomas Schachner, Jack the Ripper - victims. URL consultato il 21 agosto 2007. Oltre alla sezione "Generally Accepted (Canonical) Victims" ("Vittime generalmente accettate (canoniche)", c'è anche una sezione "Other Alleged Ripper Victims" ("Altre presunte vittime dello Squartatore")
  3. ^ a b L. Iron, Jack Lo Sventratore di donne, Roma, Perino, 1891.
  4. ^ How did forensics experts create a modern profile of Jack the Ripper? howstuffworks.com
  5. ^ Stephen Knight, Jack the Ripper: The Final Solution, citato – per esempio – in Donald Rumbelow, The Complete Jack the Ripper, pag. 225
  6. ^ (EN) Robert House, Aaron Kosminski reconsidered. URL consultato il 14 agosto 2007.
  7. ^ (EN) Jack or Jill? The Ripper was a woman?. URL consultato il 31 luglio 2007.
  8. ^ Jack lo Squartatore era una donna-Lo rivela l'esame del Dna, Repubblica.it. URL consultato il 31 luglio 2007.
  9. ^ Casebook: Joseph Barnett
  10. ^ Jack the ripper identified
  11. ^ (EN) Stephen P. Ryder, Patricia Cornwell and Walter Sickert: A Primer. URL consultato il 31 luglio 2007.
  12. ^ Walter Sickert and Jack the ripper
  13. ^ Dandies: Walter Sickert
  14. ^ (EN) Wolf Vanderlinden, THE ART OF MURDER. URL consultato il 31 luglio 2007.
  15. ^ (EN) Jack lo squartatore in Internet Movie Database, IMDb.com Inc.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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