Attentati dell'11 settembre 2001

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Attentati dell'11 settembre 2001


Le torri gemelle di New York in fiamme.

Luogo New York City, Arlington (Virginia)
Obiettivo World Trade Center, Pentagono; terzo obiettivo sconosciuto, ma ipotizzabile a Washington D.C.
Data 11 settembre 2001
08.46 – 10.28
Tipologia Attacco suicida, dirottamento aereo
Morti 2992 (inclusi i 19 terroristi)
Feriti migliaia
Compiuto da Terroristi legati ad al-Qaida
Motivazione Odio verso gli americani

Gli attentati dell'11 settembre 2001 furono una serie di attacchi suicidi di natura terroristica attuati contro gli Stati Uniti d'America, avvenuti l'11 settembre 2001; si tratta della tragedia più documentata di sempre, ma anche di una delle più controverse, avendo alimentato polemiche crescenti e senza precedenti (sia negli Stati Uniti, sia nel resto del mondo) circa la ricostruzione dei fatti e l'individuazione delle responsabilità correlate.

Indice

Cronologia

Per approfondire, vedi la voce Cronologia degli attentati dell'11 settembre 2001.

Le fasi principali degli attentati:


Obiettivi

Crollo del WTC
Crollo del WTC
Per approfondire, vedi le voci Attentato al Pentagono dell'11 settembre 2001 e volo United Airlines 93.

Gli obiettivi primari degli attacchi dell'11 settembre furono bersagli con alto valore simbolico. Secondo la ricostruzione ufficiale dei fatti, non vennero usati mezzi militari convenzionali per portarli a termine: furono invece utilizzati quattro aerei di linea dirottati. Il carburante presente nei serbatoi degli aerei li ha trasformati in missili incendiari. Due di questi furono fatti collidere contro le due Torri Gemelle del World Trade Center a New York, e il terzo invece fu lanciato contro il Pentagono (sede del Ministero della Difesa americano) ad Arlington (Virginia).

L'ultimo aereo è precipitato in un campo della Pennsylvania, presso la città di Shanksville. Si suppone, secondo la ricostruzione basata sui dati ufficiali, che i dirottatori volessero farlo precipitare sul Campidoglio o sulla Casa Bianca.

Le registrazioni della scatola nera confermano il tentativo di rivolta dei passeggeri. Sul fortissimo schianto, così come sul crollo rapidissimo dei grattacieli, sono state avanzate delle ipotesi alternative rispetto a quelle fornite dalla versione ufficiale.

Per approfondire, vedi la voce 11 settembre 2001: dispute e controversie sui resoconti ufficiali.

Oltre alla perdita di 2.986 vite umane, andarono distrutti o furono gravemente danneggiati diversi edifici, fra i quali le Torri Gemelle del World Trade Center che crollarono nel giro di circa un'ora e mezza dopo gli impatti, coinvolgendo nella distruzione cinque edifici limitrofi e cinque stazioni della metropolitana. L'area, il cui sgombero completo ha richiesto un lunghissimo tempo, è stata ribattezzata Ground Zero.

I crolli degli edifici a New York hanno generato un'immensa nube di detriti contenenti centinaia di composti tossici (amianto, mercurio, piombo, ecc.) che ha investito buona parte della punta Sud dell'isola di Manhattan, causando un grave inquinamento ambientale, i cui particolari sono stati resi noti al grande pubblico solo a distanza di circa quattro anni dall'evento. Fino a quel momento le agenzie governative statunitensi avevano sottovalutato o nascosto il rischio ambientale, forse allo scopo di non causare ulteriore panico e di rendere più spediti i soccorsi, lo sgombero delle macerie, il ripristino delle normali attività della città così gravemente ferita.

Anche parte della facciata del Pentagono colpita fu danneggiata e crollò: la circostanza che la facciata colpita (situata al lato opposto di quella occupata dai più alti funzionari e ufficiali) fosse stata appena sottoposta a lavori di ristrutturazione - e che pertanto era ancora sottoutilizzata e semivuota - ridusse di parecchio il numero di vittime che l'impatto avrebbe potuto causare se avesse colpito una delle altre quattro facciate del grande edificio.

Responsabili

Per approfondire, vedi la voce Dirottatori degli attentati dell'11 settembre 2001.
Dislocazione degli edifici attaccati
Dislocazione degli edifici attaccati

Il gruppo terroristico denominato al-Qā'ida è stato subito individuato dall'Amministrazione del presidente George W. Bush e dagli organismi investigativi americani come unico mandante ed organizzatore del piano dei dirottatori che fecero precipitare gli aerei sul World Trade Center di New York, ne indirizzarono un terzo sul Pentagono e avrebbero preso il controllo del quarto, precipitato poi in Pennsylvania, presso Shanksville.

La versione ufficiale è stata contestata in diversi suoi aspetti da più parti, anche da parte alcuni parenti delle vittime degli attentati.

Stando ai video e ai radio messaggi attribuiti a vario titolo ad Osāma Bin Lāden, dopo aver negato in un primo tempo la propria responsabilità negli attacchi, lo shaykh ha rivendicato, in più occasioni, la paternità degli attentati. Tuttavia l'FBI, nell'avviso di ricerca che riguarda il terrorista di origine saudita, non elenca gli attentati dell'11 settembre tra i crimini che gli vengono ufficialmente attribuiti. Questo equivoco è stato tuttavia chiarito in diverse occasioni da parte di portavoce dell'agenzia investigativa.

A più riprese alcuni mass media hanno riportato notizie secondo cui dei diciannove sospetti attentatori che l'FBI ha indicato come dirottatori, alcuni risulterebbero essere ancora in vita. Un esempio è Waleed M. Alshehri che, secondo un articolo della BBC risalente ai giorni immediatamente successivi agli attentati, si troverebbe in Marocco, a Casablanca, e si proclama innocente. Queste incongruenze sono risultate essere dovute a omonimie, omofonie o al possibile uso di passaporti falsificati da parte dei dirottatori. Nel caso di Alshehriricerche successive, ad esempio, hanno chiarito che la persona inizialmente identificata come Alshehri si chiamava Walid al-Shri, e che la famiglia al-Shri ha confermato la morte del familiare insieme con quella di un fratello, anch'egli indicato come partecipante agli attentati.

Altri sostengono che le Torri Gemelle non sarebbero crollate solo in conseguenza dell'impatto degli aerei e dei conseguenti incendi e lesioni strutturali, ma che sarebbero stati utilizzati anche ordigni esplosivi collocati negli edifici prima degli attentati.

La "guerra al terrorismo"

I resti del WTC
I resti del WTC

Gli attentati dell'11 settembre segnarono l'inizio della guerra al terrorismo con l'invasione dell'Afghanistan da parte dell'esercito degli Stati Uniti nell'ottobre 2001 e la deposizione del governo talebano, che ospitava il leader di al-Qā'ida e campi d'addestramento e logistica di tale organizzazione.

L'11 settembre, casus belli per l'attacco all'Iraq

Anche l'invasione dell'Iraq e la cattura di Saddām Husayn da parte delle forze anglo-americane nel 2003 sono state indicate dal Governo degli Stati Uniti come operazioni rientranti nella "guerra al terrorismo", sebbene non siano mai emersi collegamenti diretti tra il regime iracheno e gli attentati dell'11 settembre.

L'8 settembre 2006, un rapporto ufficiale reso pubblico della Commissione Servizi Segreti del Senato degli Stati Uniti ha affermato che non ci sono prove di legami tra il regime di Saddām Husayn ed al-Qā'ida. Secondo il documento del Senato statunitense, infatti, l'ex Presidente iracheno diffidava di Osāma Bin Lāden, considerandolo una minaccia al proprio regime e aveva respinto ogni richiesta di sostegno da parte dell'organizzazione terroristica.

In particolare il rapporto - approvato anche con il voto favorevole dei Senatori Repubblicani, tranne uno e censurato in alcuni punti - sottolinea che, secondo una relazione della CIA dell'ottobre 2005 (due anni dopo l'invasione dell'Iraq), il governo di Saddām Husayn "non ebbe relazioni, non fornì supporto e neppure chiuse un occhio su al-Zarqāwī e sui suoi associati". Inoltre, sempre secondo il rapporto, i servizi segreti iracheni "cercarono di individuare ed arrestare al-Zarqāwī, ma senza successo".

La relazione del 2005, per altro, non fa che confermare - sempre secondo il Rapporto del settembre 2006 - precedenti analisi della CIA emesse prima dell'attacco all'Iraq ed in possesso dell'Amministrazione prima dell'attacco all'Iraq (marzo 2003).

Nel giugno 2002, la CIA inquadrava così i rapporti tra Iraq e Bin Lāden: "Al contrario del tradizionale rapporto tra patrono e cliente che l'Iraq intrattiene con i gruppi (terroristici) palestinesi laici, i legami tra Saddām ed al-Qā'ida appaiono più simili a quelli che intercorrono tra servizi segreti avversari, ciascuno dei quali cerca di sfruttare l'altro per i suoi fini".

In un rapporto del 29 gennaio 2003 gli analisti della CIA concludevano che "Saddām Husayn vedeva gli estremisti islamici operanti in Iraq come una minaccia" e che il suo regime aveva ripetutamente arrestato e fatto condannare a morte membri appartenenti sia a gruppi Sciiti che a gruppi Sunniti". Inoltre lo stesso rapporto asseriva che "le nostre valutazioni dei legami tra al-Qā'ida e l'Iraq si basano su un insieme frammentato e contraddittorio di rapporti, provenienti da fonti di varia affidabilità".

Precedenti rapporti dell'intelligence USA (emessi in giugno, luglio e settembre 2002) erano concordi nell'avanzare dubbi su un preteso incontro a Praga tra agenti dei Servizi Segreti iracheni e Muhammad ˁAtta, ufficialmente considerato il leader del gruppo di terroristi autore degli attentati dell'11 settembre 2001. Tuttavia, l'8 settembre del 2002, lo stesso Cheney tornò a sostenere in televisione, nel corso di un popolare programma di informazione (NBC's "Meet The Press), che la CIA considerava credibile la notizia di tale incontro. [3] Inoltre, già nel febbraio del 2002, la DIA (Defense Intelligence Agency) era giunta alla conclusione che fosse improbabile che l'Iraq avesse fornito a Bin Lāden qualsiasi informazione o aiuto su armi chimiche e biologiche. Ancora un anno dopo, tuttavia, il Presidente George W. Bush insisteva nel sostenere che l'Iraq avesse fornito ad al-Qā'ida addestramento all'uso di armi chimiche e biologiche[4].

Il vice presidente della Commissione Servizi Segreti del Senato USA, il Democratico John Rockfeller, ha commentato la pubblicazione del Rapporto sottolineando come l'11 settembre sia stato preso a pretesto per giustificare la guerra in Iraq usando parole particolarmente dure, denunciando "un flagrante fuorviare gli Stati Uniti, il suo popolo, per prepararlo, allinearlo per - in effetti - renderlo entusiasta o fargli credere che fosse giustificato fare guerra all'Iraq... Ritengo che questo tipo di manipolazione non abbia precedenti nella storia americana"[5].

Alcuni senatori del Partito Repubblicano, membri della stessa Commissione, per parte loro non condividono tale punto di vista. Il senatore Kit Bond, ad esempio ha dichiarato che sostenere "che l'amministrazione Bush abbia intenzionalmente fuorviato la nazione o manipolato l'intelligence rappresenta un salto logico gigantesco ed è semplicemente non provato" [6].

Alcuni senatori Democratici hanno affermato che l'ex Direttore della CIA, George Tenet aveva dichiarato loro, nel luglio 2002, di aver modificato la propria posizione negativa sull'esistenza di un collegamento tra l'Iraq e i terroristi a richiesta dei pianificatori politici dell'Amministrazione USA [7].

Cifre

Furono dirottati 4 aerei: due Boeing 767 schiantatisi sul World Trade Center e due Boeing 757 precipitati sul Pentagono e in Pennsylvania.

L'attacco provocò 2.595 morti al World Trade Center e 125 morti al Pentagono, cui vanno aggiunti gli equipaggi e i passeggeri, inclusi i dirottatori, degli aerei utilizzati: 92 sul volo 11 e 65 sul volo 175 (WTC), 64 sul volo 77 (Pentagono) e 45 sul volo 93, precipitato su Shanksville, per un totale di 2986 vittime. Inoltre, 24 persone risultano tuttora disperse.

Negli anni successivi le polveri, derivate dal crollo delle torri, sono state indicate come causa di gravi malattie e almeno un decesso.

L'attentato rappresentò il primo attacco su vasta scala a essere condotto con successo contro il territorio continentale degli Stati Uniti dal 1814 (durante la Guerra Angloamericana del 1812). Con un numero di morti pari a quasi 3.000 persone (2.986), gli attacchi superarono il numero di vittime causato dall'attacco giapponese lanciato contro Pearl Harbor (nel dicembre del 1941) che causò circa 2.400 vittime.

Responsabilità dell'attacco

Nel giro di poche ore, il governo degli Stati Uniti, nella persona di G. W. Bush - che al momento degli attacchi, si trovava in visita presso una scuola in Florida - incolpò per gli attacchi al-Qā'ida, un gruppo fondamentalista islamico che aveva già rivendicato rovinosi attacchi terroristici contro ambasciate e altri obiettivi USA nel mondo. Tale gruppo trae le sue origini dirette nell'ambito della guerriglia islamica finanziata ed armata dai governi di Stati Uniti, Arabia Saudita e Pakistan, per contrastare l'invasione sovietica in Afghanistan a partire dal 1979.

Osāma Bin Lāden, capo riconosciuto di al-Qā'ida, inizialmente negò ogni suo coinvolgimento, mediante un'intervista rilasciata a un giornale del Pakistan il 28 settembre 2001, evidentemente nel tentativo di evitare l'invasione del paese che l'ospitava, l'Afghanistan. Nell'ottobre 2001, in una riunione NATO a porte chiuse, gli Stati Uniti, secondo i comunicati stampa, mostrarono agli alleati una prova del coinvolgimento di Bin Lāden negli attentati. La prova, mai resa pubblica, convinse gli altri membri dell'organizzazione ad applicare, per la prima volta nella storia dell'Alleanza, l'art. 5 del trattato NATO (secondo cui un attacco a un paese del patto atlantico è considerato rivolto a tutta l'alleanza indistintamente). Nel dicembre 2001, in Afghanistan fu rinvenuta una videocassetta in cui era ripreso Bin Lāden che discuteva con altre persone sui risultati dell'attacco e su come l'aveva organizzato.
Inizialmente di questo video è stata fatta circolare una versione a bassa qualità, che ha alimentato dubbi sulla sua autenticità. È stata diffusa anche la versione in qualità originale, nella quale Bin Lāden è chiaramente riconoscibile ([6]).

In un videotape mandato in onda dalla TV Al Jazeera il 30 ottobre 2004, Bin Lāden ha dichiarato di avere concepito gli attentati "alle Torri" come risposta agli attacchi israeliani alla popolazione araba in Palestina e Libano, a partire dall'invasione israeliana del Libano nel 1982 che, secondo Bin Lāden, sarebbe stata permessa dagli Stati Uniti e appoggiata dalla Sesta Flotta dell'U.S. Navy stanziata nel Mar Mediterraneo Nonché per la successiva invasione dell'Iraq, con l'uccisione di migliaia di innocenti, ad opera di Bush Sr. (trascrizione inglese del discorso di Bin Laden). Nuovamente il 19 gennaio 2006 al-Qā'ida, in persona del suo leader Osāma Bin Lāden, ha ribadito la rivendicazione degli attentati con un video consegnato all'emittente Al Jazeera (trascrizione inglese del discorso di Bin Lāden del 19/01/2006).

Tuttavia, ancora nel settembre 2006, in almeno due diversi documenti ([7], [8]) dell'FBI riguardanti avvisi di ricerca per Bin Lāden, il leader di al-Qā'ida non risulta ricercato per gli attentati dell'11 settembre ma "in connessione con gli attentati del 7 agosto 1998 contro le ambasciate degli Stati Uniti di Dar es Salaam, Tanzania e di Nairobi, Kenya. Questi attacchi hanno ucciso oltre 200 persone. Inoltre, Bin Lāden è sospettato per altri attacchi terroristici nel mondo". L'FBI avrebbe spiegato, in un intervista, l'omissione degli attentati dell'11 settembre nei propri avvisi di ricerca con la carenza di "prove concrete" a propria disposizione per ottenere l'incriminazione formale di Bin Lāden anche per tali eventi [9].

Il sito dell'FBI, nella pagina che raccoglie l'indice dei maggiori ricercati per terrorismo, tra i quali Bin Lāden [10], afferma che «Gli accusati per terrorismo in questa lista sono stati incriminati da Grand Juries federali di diversi distretti negli Stati Uniti per i reati riportati negli avvisi di ricerca (...). Le imputazioni attualmente elencate negli avvisi permettono il loro arresto e la loro consegna alla Giustizia. Future incriminazioni potrebbero essere formulate in quanto sono in corso diverse indagini relative ad altri attacchi terroristici come, ad esempio, quelli dell'11 settembre 2001[8]».

Motivazioni addotte da al-Qā'ida

Pulitura di Ground Zero nel 2002
Pulitura di Ground Zero nel 2002

La motivazione per questo attacco è stata precisata da una fatwà, pubblicata da Osāma bin Lāden, di Ayman al-Zawāhirī , Abū Yāsir Rifā'ī Ahmad Tāhā, Shaykh Mīr Hamza e Fażlur Rahmān il 23 Febbraio 1998 sul giornale arabo al-Quds al-Arabi (London, U.K.). La fatwà elenca vari «crimini e peccati commessi dagli Americani»:

  • "Sostegno militare ed economico degli Stati Uniti allo Stato di Israele"
  • "Occupazione degli Stati Uniti della Penisola araba, le basi militari americane in Arabia Saudita"
  • "Aggressione degli Stati Uniti contro gli iracheni" nella prima guerra del golfo
  • "I bombardamenti dello Stato di Israele contro palazzi in Libano, avvenuti con l'appoggio militare e i missili degli USA"

La fatwà dichiara inoltre che gli Stati Uniti:

  • "Saccheggiano le risorse (il petrolio) nella Penisola araba"
  • "Dettano la politica ai governanti di quei paesi"
  • "Appoggiano regimi e monarchie abusivi nel Vicino Oriente ed opprimono la loro gente"
  • "Hanno basi ed installazioni militari nella penisola araba, violando la Terra Santa musulmana per minacciare i paesi musulmani limitrofi"
  • "Appoggiano il regime sionista di Israele e desiderano deviare l'attenzione internazionale dall'occupazione della Palestina"

Interrogativi senza risposta

I messaggi affissi dai parenti delle persone scomparse
I messaggi affissi dai parenti delle persone scomparse
Per approfondire, vedi la voce 11 settembre 2001: dispute e controversie sui resoconti ufficiali.

Diversi saggi, articoli e documentari sono stati dedicati da parte di ricercatori di vari paesi per evidenziare le presunte incongruenze sollevate dalla lettura della versione ufficiale dei fatti, ivi compresa la dinamica esatta che avrebbe condotto al crollo delle due Torri Gemelle.

Ad alimentare queste polemiche presunte incongruenze nella tipologia di veicoli utilizzati negli attacchi, nelle traiettorie effettuate e nelle modalità dei crolli degli edifici coinvolti.

Il progresso delle ricerche, a partire dal 2005, ha portato i principali critici della versione ufficiale, come Webster Tarpley e David Ray Griffin a lasciarsi alle spalle, come obsolete, sia la posizione delle "domande senza risposte" , sia la posizione dell'11/9 come "lasciato accadere apposta", spingendosi a teorie cospirative che attribuiscono la piena responsabilità dei misfatti a individui o reti vicini o interni al governo statunitense.


Filmografia

Durante il corso degli anni, decine e decine di film e documentari sono stati girati su questa tragedia. Nel 2006 sono stati prodotti per il cinema due lungometraggi:

Note

  1. ^ a b c d 9/11 Commission Report, Chapter 1
  2. ^ a b Final Report on the Collapse of the World Trade Center Towers, National Institute of Standards and Technology (NIST)
  3. ^ [1]
  4. ^ [2]
  5. ^ [3]
  6. ^ [4]
  7. ^ [5]
  8. ^ Corsivo aggiunto

Bibliografia

Voci correlate

Altri progetti

Collegamenti esterni


Gli attentati dell'11 settembre 2001
Eventi e dramatis personae: In generaleCronologiaDirottatoriAl-Qaida

I voli: Volo American Airlines 11Volo United Airlines 175Volo American Airlines 77Volo United Airlines 93

I luoghi: Il PentagonoWorld Trade Center

Dopo l'attentato: Dispute e controversie 1Dispute e controversie 2AntefattiLa commissione d'indagineLa controversia di PragaIl ventesimo dirottatore

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