Strage di Bologna

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Coordinate: 44°30′22″N 11°20′32″E / 44.506111°N 11.342222°E44.506111; 11.342222

Strage di Bologna
Stragedibologna-2.jpg
L'ala ovest della stazione di Bologna, crollata a seguito dell'esplosione dell'ordigno che causò la strage
Stato Italia Italia
Luogo Bologna
Obiettivo Stazione ferroviaria
Data 2 agosto 1980
10:25
Tipo Attentato dinamitardo
Morti 85
Feriti 218[1]
Responsabili Giuseppe Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini
(membri dei neofascisti Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR)[2])
Sospetti

Principali

Altri

Motivazione

La strage di Bologna, compiuta la mattina di sabato 2 agosto 1980 alla stazione ferroviaria di Bologna, è uno degli atti terroristici più gravi avvenuti in Italia nel secondo dopoguerra, da molti indicato come uno degli ultimi atti della strategia della tensione.

Come esecutori materiali furono individuati dalla magistratura alcuni militanti di estrema destra, appartenenti ai NAR, tra cui Giuseppe Valerio Fioravanti. Gli ipotetici mandanti sono tuttora sconosciuti.[12]

Nell'attentato rimasero uccise 85 persone ed oltre 200 rimasero ferite.

L'avvenimento[modifica | modifica wikitesto]

Cittadini e vigili del fuoco trasportano all'esterno della stazione uno dei feriti
L'autobus della linea 37, utilizzato come pronto soccorso mobile di fronte alla stazione

Il 2 agosto 1980 alle 10:25, nella sala d'aspetto di 2ª classe della stazione di Bologna, affollata di turisti e di persone in partenza o di ritorno dalle vacanze, un ordigno a tempo, contenuto in una valigia abbandonata, venne fatto esplodere e causò il crollo dell'ala ovest dell'edificio. La bomba era composta da 23 kg di esplosivo, una miscela di 5 kg di tritolo e T4 detta "Compound B", potenziata da 18 kg di gelatinato (nitroglicerina a uso civile)[13].

L'esplosivo, di fabbricazione militare, era posto nella valigia, sistemata a circa 50 centimetri d'altezza su di un tavolino portabagagli sotto il muro portante dell'ala ovest, allo scopo di aumentarne l'effetto[14]; l'onda d'urto, insieme ai detriti provocati dallo scoppio, investì anche il treno Ancona-Chiasso, che al momento si trovava in sosta sul primo binario, distruggendo circa 30 metri di pensilina, ed il parcheggio dei taxi antistante l'edificio. L'esplosione causò la morte di 85 persone e il ferimento o la mutilazione di oltre 200.

Manifestazione di protesta in Piazza Maggiore a Bologna, durante la celebrazione dei funerali delle vittime

La città reagì con orgoglio e prontezza: molti cittadini, insieme ai viaggiatori presenti, prestarono i primi soccorsi alle vittime e contribuirono ad estrarre le persone sepolte dalle macerie e, immediatamente dopo l'esplosione, la corsia di destra dei viali di circonvallazione del centro storico di Bologna, su cui si trova la stazione, fu riservata alle ambulanze e ai mezzi di soccorso. Dato il grande numero di feriti, non essendo tali mezzi sufficienti al loro trasporto verso gli ospedali cittadini, i vigili impiegarono anche autobus, in particolare quello della linea 37, auto private e taxi.

Al fine di prestare le cure alle vittime dell'attentato, i medici e il personale ospedaliero fecero ritorno dalle ferie, così come i reparti, chiusi per le festività estive, furono riaperti per consentire il ricovero di tutti i pazienti. L'autobus 37 divenne, insieme all'orologio fermo alle 10:25, uno dei simboli della strage. Di una delle vittime (la ventiquattrenne Maria Fresu) non venne ritrovato il corpo. Soltanto il 29 dicembre 1980, fu accertato che alcuni resti ritrovati sotto il treno diretto a Basilea appartenevano a lei. Evidentemente ella si era trovata così vicino alla bomba che il suo corpo fu completamente disintegrato dall'esplosione.

Nei giorni successivi, la centrale Piazza Maggiore ospitò imponenti manifestazioni di sdegno e di protesta da parte della popolazione e non furono risparmiate accese critiche e proteste rivolte ai rappresentanti del governo, intervenuti il giorno 6 ai funerali delle vittime celebrati nella Basilica di San Petronio. Gli unici applausi furono riservati al presidente Sandro Pertini, giunto con un elicottero a Bologna alle 17:30 del giorno della strage, che in lacrime affermò di fronte ai giornalisti: «non ho parole, siamo di fronte all'impresa più criminale che sia avvenuta in Italia»[15].

Le indagini giudiziarie[modifica | modifica wikitesto]

Nell'immediatezza dell'attentato la posizione ufficiale sia del Governo italiano (allora presieduto dal Senatore democristiano Francesco Cossiga) sia delle forze di polizia fu quella dell'attribuzione dello scoppio a cause fortuite, ovvero all'esplosione di una vecchia caldaia sita nel sotterraneo della stazione. Tuttavia, a seguito dei rilievi svolti e delle testimonianze raccolte sul posto, apparve chiara la natura dolosa dell'esplosione, rendendo palese una matrice terrorista. Ciò contribuì ad indirizzare le indagini nell'ambiente del terrorismo nero.

Molti anni dopo, ricordando l'ipotesi della caldaia, il magistrato Libero Mancuso ebbe a dire in un'intervista televisiva che i depistaggi erano già iniziati pochi minuti dopo la strage. Ciò fu particolarmente grave perché, essendo esclusa nelle prime ore l'ipotesi di un attentato, gli esecutori poterono dileguarsi indisturbati. L'Unità, nell'edizione del 3 agosto, basandosi su una presunta rivendicazione da parte dei NAR, sostenne l'idea della matrice neofascista dell'attentato.[16] Ci furono da subito, infatti, alcune cosiddette rivendicazioni, da parte dei NAR, poi dalle Brigate Rosse, seguite da altrettante telefonate di smentita dei due gruppi terroristici, fatti che contribuirono al depistaggio.[17]

Già il 26 agosto 1980 la Procura della Repubblica di Bologna emise ventotto ordini di cattura nei confronti di militanti di estrema destra dei Nuclei Armati Rivoluzionari: Roberto Fiore e Massimo Morsello, Gabriele Adinolfi, Francesca Mambro, Elio Giallombardo, Amedeo De Francisci, Massimiliano Fachini, Roberto Rinani, Giuseppe Valerio Fioravanti, Claudio Mutti, Mario Corsi, Paolo Pizzonia, Ulderico Sica, Francesco Bianco, Alessandro Pucci, Marcello Iannilli, Paolo Signorelli, PierLuigi Scarano, Francesco Furlotti, Aldo Semerari, Guido Zappavigna, GianLuigi Napoli, Fabio De Felice, Maurizio Neri. Vengono subito interrogati a Ferrara, Roma, Padova e Parma. Tutti saranno scarcerati nel 1981.

Fasi principali del processo:

  • 19 gennaio 1987: inizio del processo di primo grado;
  • 25 ottobre 1989: inizio del processo d'appello;
  • 18 luglio 1990: pronuncia della sentenza, gli imputati sono tutti assolti dall'accusa di strage;
  • 12 febbraio 1992: le Sezioni Unite Penali della Corte di Cassazione dichiarano che il processo d'Appello dev'essere rifatto, in quanto la sentenza viene definita illogica, priva di coerenza, non ha valutato in termini corretti prove e indizi, non ha tenuto conto dei fatti che precedettero e seguirono l'evento, immotivata o scarsamente motivata, in alcune parti i giudici hanno sostenuto tesi inverosimili che nemmeno la difesa aveva sostenuto;
  • ottobre 1993: inizia il secondo processo d'appello;
  • 16 maggio 1994: pronuncia della sentenza che conferma l'impianto accusatorio del processo di primo grado;
  • 23 novembre 1995: pronuncia della sentenza della Corte di Cassazione che conferma quella del secondo processo d'Appello.

I depistaggi e la disinformazione[modifica | modifica wikitesto]

Licio Gelli, Maestro Venerabile della loggia massonica P2, condannato per il depistaggio delle indagini. Ha dichiarato che l'esplosione è stata causata da un mozzicone di sigaretta caduto accidentalmente su dell´esplosivo.

Vi furono svariati episodi di depistaggio, organizzati per far terminare le indagini, dei quali il più grave è quello ordito da parte di alcuni vertici dei servizi segreti del SISMI, tra i quali Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte (affiliati alla loggia P2 di Licio Gelli), che fecero porre in un treno a Bologna, da un sottufficiale dei carabinieri, una valigia piena di esplosivo, dello stesso tipo che fece esplodere la stazione, contenente oggetti personali di due estremisti di destra, un francese e un tedesco, legati a Stefano Delle Chiaie.

Musumeci produsse anche un dossier fasullo, denominato "Terrore sui treni", in cui riportava gli intenti stragisti dei due terroristi internazionali in relazione con altri esponenti dell'eversione neofascista, tutti legati allo spontaneismo armato, senza legami politici, quindi autori e allo stesso tempo mandanti della strage. La motivazione del depistaggio viene da taluni individuata nell'obiettivo di celare la strategia della tensione, oppure, secondo tesi minoritarie, nel proteggere Gheddafi e la Libia da possibili accuse, in quanto divenuti ormai partner commerciali importanti per FIAT ed ENI.[18] Lo stesso giorno della strage, a Malta, si firmò l'accordo della Valletta, in cui l'Italia si impegnava a proteggere Malta da attacchi libici, come quelli che si sarebbero poi verificati in quella zona del Mediterraneo.[19]

Le affermazioni di Francesco Cossiga[modifica | modifica wikitesto]

Francesco Cossiga, il 15 marzo 1991, al tempo della sua presidenza della Repubblica, affermò di essersi sbagliato a definire "fascista" la strage alla stazione di Bologna e di essere stato male informato dai servizi segreti. Dopo la dichiarazione del 1980 poi ritrattata da Cossiga, venne abbandonata la scomoda pista libica, sostenuta fin dall'inizio da Giovanni Spadolini[20], per puntare solo su quella neofascista.[21] Attorno a questa strage, come era già avvenuto per la Strage di piazza Fontana nel 1969, si sviluppò un cumulo di affermazioni, controaffermazioni, piste vere e false, tipiche di altri tragici avvenimenti della cosiddetta strategia della tensione.

I processi e le condanne[modifica | modifica wikitesto]

Valerio Fioravanti e Francesca Mambro durante il processo

Lentamente e con fatica, attraverso una complicata e discussa vicenda politica e giudiziaria, e grazie alla spinta civile dell'associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, si giunse ad una sentenza definitiva della Corte di Cassazione il 23 novembre 1995. Vennero condannati all'ergastolo, quali esecutori dell'attentato, i neofascisti dei NAR Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, che si sono sempre dichiarati innocenti (mentre hanno ammesso e rivendicato decine di altri omicidi), mentre l'ex capo della P2 Licio Gelli, l'ex agente del SISMI Francesco Pazienza e gli ufficiali del servizio segreto militare Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte vennero condannati per il depistaggio delle indagini.

Il 9 giugno 2000 la Corte d'Assise di Bologna emise nuove condanne per depistaggio: 9 anni di reclusione per Massimo Carminati, estremista di destra, e quattro anni e mezzo per Federigo Mannucci Benincasa, ex direttore del SISMI di Firenze, e Ivano Bongiovanni, delinquente comune legato alla destra extraparlamentare. Ultimo condannato per la strage è Luigi Ciavardini, con condanna a 30 anni confermata nel 2007: anche lui continua a dichiararsi innocente. Eventuali mandanti della strage, con un ipotetico movente simile a quello degli altri attentati della strategia della tensione (destabilizzare per instaurare un regime autoritario), non sono ancora stati scoperti.[22] Un altro imputato, Sergio Picciafuoco (criminale comune e simpatizzante di destra, presente alla stazione di Bologna per sua ammissione), venne condannato in primo grado ma assolto in via definitiva.[23] Analoghe assoluzioni saranno pronunciate nei confronti di Stefano Delle Chiaie e Avanguardia Nazionale.[24]

Testimonianze[modifica | modifica wikitesto]

L'arresto di Luigi Ciavardini

L'incriminazione e la condanna dei tre esecutori neofascisti si basò principalmente sulla testimonianza del criminale comune Massimo Sparti e del militante di destra Luigi Vettore Presilio, entrambi ex simpatizzanti del gruppo terroristico di estrema destra Ordine Nuovo (Sparti fu vicino anche alla banda della Magliana, per la quale compì numerosi reati) e poi collaboratori di giustizia, che riportarono affermazioni - allusive alla strage - di Fioravanti e di Ciavardini, ad esempio quella in cui quest'ultimo consigliava ad un'amica di non prendere il treno il 2 agosto e confidenze di detenuti neofascisti nelle carceri, in cui si parlava di un grosso evento preparato per i primi giorni di agosto.

Già nella sentenza del 1994 venivano elencati numerosi fatti e documenti che provavano come nell'ambiente del terrorismo di destra si sapesse già da tempo, prima del 2 agosto, del progetto di strage. Era emerso, tra le altre cose, che il 10 luglio 1980, nel carcere di Padova, il detenuto neofascista Luigi Vettore Presilio aveva rilasciato una dichiarazione al giudice istruttore. In essa si alludeva a un "evento straordinario" previsto per i primi di agosto.

La strage fu di proporzioni superiori a quelle forse volute dagli stessi neofascisti organizzatori: due poliziotti penitenziari asserirono di aver ascoltato una conversazione tra due neofascisti che affermavano che questo era quello che accadeva ad "affidarsi a dei ragazzini" (per la sentenza è un riferimento alla giovane età di Mambro, Fioravanti e soprattutto del diciassettenne Ciavardini).[25]

Sparti e il vestito "tirolese"[modifica | modifica wikitesto]

Sparti riferisce di aver ricevuto una visita della coppia poco dopo la strage. In quell'occasione, Fioravanti avrebbe fatto anche una battuta sulla bomba ("hai visto che botto?"). I due volevano procurarsi, tramite lo stesso Sparti, un documento falso per la Mambro. Quest'ultima temeva, in quanto erano già ricercati per numerosi omicidi, di essere riconosciuta in qualche posto di blocco e si era perciò tinta i capelli (secondo quanto dedotto da Sparti). Fioravanti avrebbe aggiunto di non essere preoccupato per sé in quanto a Bologna si era camuffato da turista tedesco, con il tipico "vestito di cuoio ed il cappello con la piuma" (questa frase non compare in tutti i documenti), e che dovevano andare a nascondersi in Sicilia.[26][27] La testimonianza è stata interpretata sia nel senso che Fioravanti indossasse un costume "tirolese", sia che fosse vestito in un modo che ricordasse l'abbigliamento dei turisti tedeschi.[27]

Massimo Sparti, testimone principale dell'accusa, durante il processo

Inoltre i presunti alibi, dichiarati dai tre - che affermavano di essere insieme il 2 agosto, ma a Padova, per incontrare Gilberto Cavallini, che a sua volta doveva vedersi con Carlo Digilio di Ordine Nuovo, poi condannato per aver partecipato alla strage di Piazza Fontana - non furono confermati, né da Digilio né da Cavallini.[28][29] Una testimone ha affermato di aver visto una coppia vestita stranamente, una donna e un uomo, quest'ultimo vestito con un costume che ricordava un tipico vestito tedesco, alla stazione di Bologna, fatto collimante con il racconto di Sparti; li vide poi parlare con una terza persona e andare via dieci minuti prima dello scoppio. La testimone afferma di aver collegato i fatti una volta letto il resoconto delle indagini in cui Fioravanti sembrava essere l'uomo della stazione. Più tardi, dopo aver parlato con Paolo Bolognesi, affermò, anche se con incertezza, che la donna poteva essere Francesca Mambro, ma non fu convocata fra i testimoni del processo, fatto che avrebbe aggravato forse ulteriormente la posizione degli accusati.[30] Sparti (e il figlio, dopo la morte del padre: Sparti jr. riferì di una confessione in punto di morte in cui il padre gli disse di essere stato costretto ad inventare la storia, forse per avere benefici come collaboratore di giustizia), alcuni anni dopo, tentò di ritrattare la testimonianza, ma non fu creduto.[2][17] Il figlio di Sparti e la moglie affermarono che l'uomo era con loro e non si incontrò con nessuno la sera del 2 agosto né il giorno seguente, e nemmeno il pomeriggio del 4. Anche un amico di Sparti, Fausto De Vecchi, arrestato con lui, affermerà la versione del testimone, ma poi smentirà e cadrà in contraddizione. Le testimonianze saranno considerate però attendibili.[31][32]

Sparti in particolare non conosceva la Mambro, ma affermò che si era tinta i capelli; dopo un'indecisione iniziale affermò di aver osservato la ricrescita dei capelli e aver pensato di conseguenza. La polizia scientifica prelevò una ciocca di capelli dalla Mambro dopo l'arresto, ma non trovò tracce di tintura (che solitamente rimangono in residuo anche dopo anni). Inoltre, a parte la testimone non citata in giudizio, sfilarono in aula molti sopravvissuti e nessuno ricordò costumi da tirolese alla stazione, né riconobbe i due neofascisti Mambro e Fioravanti. Nella sentenza si riconoscerà l'affidabilità di Sparti, e la veridicità delle sue accuse.[31]

Dichiarazioni di Vincenzo Vinciguerra sul neofascismo e su Ustica[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1984, Vincenzo Vinciguerra, terrorista neofascista di Ordine Nuovo e poi di Avanguardia Nazionale (il gruppo diretto da Stefano Delle Chiaie, già coinvolto nelle indagini sulla strategia delle tensione e attivo nel golpismo della CIA in America latina)[28], condannato e reo confesso per la strage di Peteano in cui vennero uccisi tre carabinieri, ha inoltre reso dichiarazioni spontanee ai magistrati (non motivate dall'avere sconti di pena come quelle dei "pentiti", per questo ritenute più attendibili) sui coinvolgimenti dell'estrema destra nella strategia della tensione e, riguardo a Bologna, ha fatto riferimento alla struttura clandestina anticomunista della NATO in Italia, nota poi come Organizzazione Gladio, e ai suoi settori deviati; queste allusioni e rivelazioni furono da lui ripetute in varie interviste successive. Ha inoltre paragonato la dinamica a quella di due tentate stragi, fallite: quella del 28 agosto 1970 alla stazione di Verona e quella di Milano del 30 luglio 1980; ha poi affermato la colpevolezza di Mambro e Fioravanti nella strage del 2 agosto (e quindi il fatto che anche i NAR furono spinti a partecipare alla strategia della tensione, come era accaduto agli altri gruppi di estrema destra, in cambio di protezione), e che, a suo parere, avrebbero avuto coperture politiche anche da parte del Movimento Sociale Italiano e dei suoi eredi diretti, e queste pressioni - di persone che poi avrebbero avuto importanti ruoli governativi e amministrativi negli anni '90 e 2000 - attribuisce, sempre secondo il suo personale parere, i benefici di legge a loro concessi, nonostante i numerosi ergastoli comminati. Vinciguerra non sarà testimone diretto nel processo di Bologna.[33][34][35][36] Vinciguerra sconta l'ergastolo da più di 30 anni, dal 1979, attualmente nel carcere di Opera; non ha ricevuto gli sconti di pena possibili dopo 26 anni né ha mai avuto lo status di "collaboratore di giustizia", ma è divenuto uno dei più convinti accusatori dei neofascisti nella strategia della tensione. Egli sostiene, come molti altri, che Bologna fu un tentativo di depistaggio per i fatti di Ustica e si definisce "fascista" anziché "neofascista" per marcare la differenza, sostenendo che le stragi non sono fasciste ma "di Stato" e "atlantiche" (nonostante l'accertata manovalanza di estrema destra, gli obiettivi non erano prettamente ideologici). Afferma che:

« Il 28 giugno 1980, con una telefonata al “Corriere della sera”, utilizzando la sigla dei Nar e il nome di un confidente di Questura, Marco Affatigato, si avvia il primo depistaggio, quello che pretende che il Dc-9 Itavia sia esploso per la deflagrazione al suo interno di una bomba trasportata dal “terrorista” dei Nar. (...) Le stragi italiane non sono un mistero e, soprattutto, non sono ideologicamente definibili come “fasciste”. Portella della Ginestra, affidata al mafioso Salvatore Giuliano, è riferibile a settori della Democrazia cristiana, Partito liberale e monarchici; quella di piazza Fontana doveva servire, insieme ai sanguinosi incidenti che sarebbero seguiti alla manifestazione indetta dal Msi a Roma il 14 dicembre 1969, a far proclamare dal governo presieduto da Mariano Rumor lo stato di emergenza; la strage compiuta dal confidente del Sid Gianfranco Bertoli il 17 maggio 1973, a Milano, aveva come obiettivo il “traditore” Mariano Rumor; quelle di Brescia (28 maggio 1974), dell’Italicus (4 agosto 1974) e di Savona (20 novembre 1974 [una tentata strage, che fece 1 vittima e alcuni feriti]) sono derivate dallo scontro durissimo e feroce all’interno dell’anticomunismo italiano ed internazionale. La strage di Ustica, impossibile da spiegare all’opinione pubblica perché un aereo civile delle dimensioni di un Dc-9 non si può confondere con un minuscolo caccia militare, era in grado di destabilizzare sia l’ordine pubblico che quello politico. Indirizzare lo sdegno della popolazione nei confronti dello “stragismo fascista” è stato il modo, ritenuto più idoneo, per neutralizzare il pericolo. (...) La strage di Bologna, spostando l’attenzione pubblica sullo “stragismo fascista”, ha consentito di guadagnare tempo, di far lavorare in relativa tranquillità i depistatori militari ed i giudici romani chiamati a paralizzare le indagini sull’abbattimento del Dc-9 ad Ustica, ha avvalorato infine la tesi della bomba che, non a caso, è quella che ha retto per più tempo in contrapposizione a quella del missile. »
(Vincenzo Vinciguerra, Bologna 2 agosto 1980: strage di Stato[37])

Angelo Izzo[modifica | modifica wikitesto]

Un altro testimone dei processi, decisivo in particolare per la condanna di Ciavardini, fu il criminale comune e militante neofascista Angelo Izzo (soprannominato il "mostro del Circeo", per un efferato massacro compiuto contro due donne negli anni '70, assieme ai suoi complici Andrea Ghira e Gianni Guido), autore di tre omicidi (due compiuti negli anni 2000, dopo la sua prima scarcerazione dopo la pena per i precedenti atti delittuosi) e ripetuta violenza sessuale, che ha reso numerose e controverse testimonianze sugli anni di piombo.[38] Il pluriomicida ha accusato anche Stefano Delle Chiaie (accusato anche da Vinciguerra), che però è stato assolto, come già avvenuto in altre occasioni in cui il leader di Avanguardia Nazionale venne imputato.[24]

Rapporti tra servizi segreti, neofascismo e crimine organizzato[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Presunti rapporti tra servizi segreti italiani e criminalità.
Stefano Delle Chiaie, il leader dell'estrema destra accusato per molti fatti della strategia della tensione, oltre che per l'Operazione Condor dove collaborò con Pinochet, Michael Townley e Klaus Barbie, ma verrà sempre assolto

A metà luglio del 1980, il colonnello Amos Spiazzi, già coinvolto nel golpe Borghese e nella Rosa dei venti, poi incarcerato, viene incaricato dal SISDE di indagare sulla riorganizzazione dei gruppi eversivi di estrema destra. Spiazzi andò a Roma per incontrare un "informatore" neofascista, Francesco Mangiameli detto Ciccio. Mangiameli avrebbe raccontato a Spiazzi dell'omicidio di Mario Amato e di un progetto per assassinare il giudice che indagò su piazza Fontana, Giancarlo Stiz. Mangiameli afferma di essere stato incaricato da Stefano Delle Chiaie - che poi verrà accusato dai depistatori (o meglio, saranno due uomini legati al suo gruppo internazionale le vittime del depistaggio, Delle Chiaie sarà assolto, come per le altre stragi) - di reperire armi ed esplosivo ad ogni costo e afferma che per i primi di agosto era previsto un attentato di enormi proporzioni, come si era detto già da parte di detenuti neofascisti). Il colonnello Spiazzi rilascia il 31 luglio 1980, come dimostrato dal timbro di protocollo, un rapporto dettagliato alla direzione del SISDE su quanto riferitogli da Mangiameli e ne parlerà poi, in un'intervista pubblicata dopo il 2 agosto, anche con il giornale L'Espresso, non rivelando il nome dell'informatore, ma solo il soprannome Ciccio.[39] Il 9 settembre del 1980, Francesca Mambro, Valerio e Cristiano Fioravanti, con Giorgio Vale e Dario Mariani, uccidono Mangiameli e gettano il corpo zavorrato in un bacino artificiale. Spiazzi sarà ancora arrestato, ma uscirà dalle inchieste nel 1989. Non sarà interrogato sul ruolo dei servizi segreti a Bologna, sempre che ne sapesse qualcosa.[40] Spiazzi, il 2 luglio 1980, e poi il 2 agosto, annotò nei suoi appunti due frasi simili; il giorno della strage infatti scrisse: «andato ore 10.30» (le 10.25 è l'ora dell'esplosione) e «ritirato pacco».[41]

Il depistaggio di Gelli invece non avrebbe dovuto coinvolgere Delle Chiaie in prima persona o deviare dalla pista neofascista, ma fabbricare due colpevoli stranieri, personaggi minori del gruppo degli ex Avanguardia Nazionale. Gelli e Delle Chiaie erano amici e frequentavano alcune logge massoniche deviate e la criminalità organizzata, non solo la P2, di cui Gelli era il Maestro Venerabile.[42] Gelli incontrò Elio Cioppa del SISMI, dicendo che stavano sbagliando e indicando una pista internazionale.[43]

Per quanto riguarda la criminalità comune, la Banda della Magliana partecipò ai depistaggi con la P2, ed ebbe rapporti con i servizi segreti e con l'eversione nera.[44] Il faccendiere romano Gennaro Mokbel, vicino alla Banda e alla 'ndrangheta[45], alla massoneria deviata e al neofascismo (oltre che conoscente di numerosi importanti uomini politici, tra cui Marcello Dell'Utri[46]), affermò in un'intercettazione del 2010 di aver pagato 1 milione e 200mila euro per far uscire di prigione Francesca Mambro e Valerio Fioravanti; egli ebbe numerosi contatti telefonici, anche successivi alla loro scarcerazione, con i due ex terroristi neri.[47]

Infine, vi è anche una possibile connessione, che non esclude il resto, con la cosiddetta trattativa stato-mafia, tramite infiltrazione o l'adesione di ex ordinovisti a Cosa nostra (secondo quando affermato dal magistrato Antonio Ingroia), un filo che porta dalla strage mafiosa a sfondo politico di Portella della Ginestra (1º maggio 1947) al rapido 904 (1984, per la quale venne processato il "padrino" o "capo dei capi" Totò Riina) e le varie bombe del 1992-93 (contro Falcone, Borsellino o quella degli Uffizi, ecc.), come parte di una continuazione di una cospirazione o disegno affaristico-politico-mafioso (andato molte oltre la classica strategia della tensione), che spinse Riina e gli altri boss alla guerra diretta contro lo Stato.[48][49][50]

La ricostruzione dei giudici sul terrorismo nero[modifica | modifica wikitesto]

I giudici accoglieranno nei fatti il teorema Amato - pur arrivando a condannare solo esecutori e depistatori - dal nome del giudice assassinato: cioè che i NAR fossero sfruttati e manovrati da altri neofascisti più esperti, e che lo "spontaneismo" fosse una copertura, mentre la direzione del terrorismo nero fosse ancora nelle mani dei vecchi ordinovisti e dei membri di Avanguardia Nazionale.[51] L'operazione viene descritta su tre diversi livelli: gli esecutori materiali (i NAR), il livello intermedio dei vecchi ordinovisti (tra cui gli indagati Massimiliano Fachini e Paolo Signorelli), i mandanti occulti e ispiratori (la P2, servizi segreti deviati, ambienti politici, strutture come quella che verrà poi identificata come Gladio).[52][53][51]

I possibili moventi della strage[modifica | modifica wikitesto]

Oltre alle cosiddette trame della strategia della tensione, c'è chi indica come movente la ritorsione degli ambienti dell'estrema destra, poiché quel giorno venne rinviato a giudizio Mario Tuti, con altri militanti di Ordine Nero, per la strage dell'Italicus, uno degli atti intimidatori e destabilizzanti seguiti a Piazza Fontana e Piazza della Loggia. Da ricordare che i NAR organizzarono molte azioni "punitive" come la citata uccisione di Mario Amato, il giudice che aveva fatto arrestare Pierluigi Concutelli di Ordine Nuovo per l'omicidio del giudice Vittorio Occorsio e che stava scoprendo le connessioni dei neofascisti con la malavita romana organizzata, e Bologna sarebbe quindi legata all'Italicus, che doveva passare proprio per questa stazione.[54]

Secondo alcuni, come Giovanni Pellegrino (deputato dei Democratici di Sinistra ed ex presidente della Commissione parlamentare Stragi), il movente non sarebbe la strategia della tensione e la spinta verso una svolta a destra, ma altri contrasti di potere, che siano stati internazionali tra NATO e Patto di Varsavia, tra Israele e Palestina, o tra USA e Libia, con l'Italia in posizione ondivaga, che si trovò in mezzo a questa "guerra segreta"; sia interni, come minaccia per silenziare chi sapeva qualcosa sulle bombe del 1969-1974, ad esempio come faida interna alla P2. La stessa sentenza di condanna degli esecutori emessa della Cassazione afferma che, se essi sono accertati, il movente occulto è oscuro, così come i mandanti.[12][22] Pellegrino si espresse così, nel 2003:

« Tutto questo ha un senso nell'Italia del 1969: c'erano il movimento studentesco, l'autunno caldo, Giuseppe Saragat al Quirinale, il governo debole di Mariano Rumor. Mentre questo movente non ha alcun senso nel 1980: quando siamo nell'Italia del Preambolo, del riflusso e del post-fordismo. Con Sandro Pertini al Quirinale. Sarebbe bastato al Presidente affacciarsi al balcone con la pipa in bocca per far insorgere l'Italia intera in sua difesa. E questo non sarebbe successo per Saragat.[22] »

Anche chi sostiene nettamente la veridicità della sentenza ufficiale, afferma talvolta che, se i neofascisti dei NAR collocarono l'esplosivo militare in nome dello "spontaneismo armato" e della loro ideologia (esplosivo forse fornito dai servizi segreti deviati e da settori eversivi di Gladio), furono spinti da qualcuno più in alto (il che spiegherebbe la mancata rivendicazione), e la P2 e lo stesso SISMI depistarono (ai danni di un altro neofascista, Stefano Delle Chiaie) per motivi poco chiari[2]: c'è chi ipotizza anche che la bomba fu un'azione diversiva per sviare l'attenzione da alcuni scandali del periodo: il crack finanziario del banco Ambrosiano, la bancarotta e la caduta del faccendiere Michele Sindona[2] (colluso con la mafia e la P2, e, secondo Luigi Cipriani, deputato di Democrazia Proletaria, anche finanziatore della strategia della tensione fino al 1974[55]), l'affacciarsi degli attacchi di Cosa Nostra contro lo Stato[56] e le indagini che avrebbero condotto agli elenchi dei piduisti, ritrovati a Castiglion Fibocchi, tutti casi in cui venne coinvolta la loggia massonica eversiva diretta da Gelli, il cui scopo era l'instaurazione di una repubblica presidenziale bipartitica, con tratti di autoritarismo e controllo dei mass media, mascherata da intenti "liberali" e "anticomunisti".[57]

Altre piste legano la strage anche alla criminalità organizzata connivente col terrorismo nero, come alla Banda della Magliana.

L'ipotesi del "diversivo" per Ustica[modifica | modifica wikitesto]

Un'altra ipotesi fu che Bologna servì ad avvalorare la tesi, poi clamorosamente invalidata, della bomba a bordo del DC-9 Itavia distrutto nella strage di Ustica, oltre a distrarre da Ustica stessa e sviare dalle responsabilità della prima strage (questa pista è nata dalle citate rivelazioni di Vinciguerra, il primo che parlò di un collegamento diretto con Ustica). Questo sarebbe stato fatto per coprire la responsabilità della NATO, le cui forze, forse caccia inglesi e francesi col colpevole disinteresse o assenso del governo italiano, avrebbero lanciato un missile per tentare di colpire il jet privato del leader libico Gheddafi (che si trovava in volo sul Mediterraneo), centrando invece l'aereo civile italiano e un caccia libico ritrovato in Calabria. Secondo questa pista, la bomba di Bologna doveva quindi accreditare la tesi della "bomba di Ustica", riproposta molte volte negli anni[58], ad esempio da Carlo Giovanardi (ma anche da Paolo Guzzanti) e molto gradita - a livello teorico - ai diplomatici statunitensi, come mostrano i cablogrammi dell'ambasciata di Roma, resi pubblici dal sito Wikileaks nel 2011.[59]

I resti dell'aereo DC-9 al museo per la memoria di Ustica

In particolare l'on. Luigi Cipriani fu un forte sostenitore della tesi "atlantica" in contrapposizione alla pista neofascista, e accusò la massoneria deviata di seguire ordini e progetti anticomunisti dell'amministrazione Nixon e di Henry Kissinger, tramite la mediazione delle logge statunitensi.[55] Per Cipriani le logge americane e inglesi avrebbero forzato il Grande Oriente d'Italia, tradizionalmente democratico, facendone convergere gli obiettivi con quelli della Gran Loggia Regolare d'Italia, di ispirazione conservatrice, e con elementi reazionari della Gran Loggia d'Italia degli Alam; da ciò sarebbe derivata anche l'ascesa di Gelli nella P2. Il politico di Democrazia Proletaria dichiarò inoltre alla Commissione Stragi e per il decimo anniversario della strage che

« quella di Bologna rispetto alle precedenti fu una strage anomala, perché avvenne in una situazione politica ampiamente stabilizzata, tale da tranquillizzare gli alleati del nostro paese; perciò la strage assume la caratteristica di un tentativo di cancellare dalla città, dall'attenzione della stampa, dal dibattito politico, dall'opera dei magistrati la strage di Ustica. Perché proprio Bologna è presto detto. Innanzitutto perché a Bologna risiedevano gran parte dei familiari delle vittime di Ustica, che dovevano essere zittiti con una strage di enormi proporzioni in città. In secondo luogo perché il Sismi poteva contare sull'appoggio di importanti magistrati alla Procura della repubblica. Infine, la interpretazione in chiave politica, di attacco alla roccaforte del Pci, sarebbe essa stessa stata un depistaggio sui reali obiettivi, scaricando sulla manovalanza fascista, ampiamente infiltrata dal Sismi, le responsabilità. Come era facilmente prevedibile, il Pci abboccò immediatamente all'amo della strage fascista per colpire le istituzioni democratiche. Ovviamente gli appelli a fare quadrato attorno alle istituzioni contro gli attacchi della destra si sprecarono, tutto il dibattito politico, l'informazione, la magistratura, i servizi vennero impegnati su questo fronte e Ustica cadde nell'oblio. »
(L. Cipriani, Da Ustica a Bologna. Due stragi francesi?, Relazione alla Commissione stragi inverno 1989-1990[60])
« Signor Presidente, da quella lapide dobbiamo togliere le parole "strage fascista", perché ciò è riduttivo e fa parte del depistaggio operato sulla strage di Bologna, diversa dalle altre stragi e che ha molto più a che fare con Ustica e con i rapporti tra Italia, Francia, Stati Uniti, i servizi occidentali e le strutture segrete. Dire che sono stati Fioravanti e compagni è stato un depistaggio: su quella lapide bisogna scrivere "strage di stato"! »
(Discorso parlamentare per il decimo anniversario della strage, 2 agosto 1990[61])

La ricerca dei mandanti[modifica | modifica wikitesto]

L'Associazione dei Familiari delle Vittime delle Strage di Bologna ha sempre sostenuto che, come in altre stragi analoghe, chi posizionò la bomba era solo un esecutore di ignoti mandanti. Il presidente dell'associazione, l'on. Paolo Bolognesi, ha affermato che essi vanno cercati nelle istituzioni dell'epoca e in gruppi come la P2.[12] Egli afferma che Licio Gelli diede 10 milioni di dollari a persone dei servizi segreti e ad appartenenti all'Organizzazione Gladio, prima e dopo il 2 agosto 1980.[62] L'Associazione Familiari delle Vittime respinge invece le piste "estere", sia di estrema sinistra e arabe, sia quelle che coinvolgono i servizi segreti dei paesi NATO, affermando che la strategia della tensione fu ideata da mandanti italiani (persone che stavano "nel cuore delle istituzioni"), per mantenere il potere in maniera autoritaria.[12] Bolognesi afferma che Fioravanti e Mambro negano la strage (sia come effettivo attentato, sia come incidente o errore[63]), nonostante l'ammissione di tutti gli altri omicidi, perché troppo infamante e diversa dagli obiettivi e dal messaggio di lotta armata contro lo Stato (a differenza dello stragismo del vecchio neofascismo) che i NAR volevano rappresentare, quando cominciarono la loro attività.[64] I NAR avrebbero collaborato non per motivi ideologici (come avevano fatto le precedenti organizzazioni armate di estrema destra), ma perché ricompensati con una contropartita, in collusione con la criminalità organizzata e le strutture segrete deviate, della quale avrebbero agito come semplice sicari e ultimo anello della catena.[65]

Sempre Bolognesi ha dato alle stampe, con Roberto Scardova, il libro Stragi e mandanti. Sono veramente ignoti gli ispiratori dell'eccidio del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna? (2012) in cui viene ipotizzata un'unica strategia anticomunista internazionale, attuata in Grecia con la dittatura dei colonnelli, in Italia con la strategia della tensione, comprendente falsi golpe di avvertimento e reali stragi, di cui Bologna fu il culmine, e in America latina con i colpi di stato (Cile, dittatura argentina appoggiata dalla P2, ecc.) dell'Operazione Condor (della quale l'Operazione Gladio fu l'equivalente europea), con mandanti originari uomini dei servizi segreti anglo-americani, importanti politici stranieri e, localmente, italiani. La strategia della tensione sarebbe partita da prima della fine della seconda guerra mondiale con la costituzione, in ambito fascista, della struttura parastatale denominata Noto Servizio o "Anello", il cui capo durante la Repubblica, secondo quanto detto anche da Licio Gelli, sarebbe stato Giulio Andreotti. Lo stragismo avrebbe quindi da sempre usato manovalanza neofascista, neonazista, criminali comuni e mafiosi e avrebbe goduto di finanziamenti esterni provenienti dall'estero (sia dalla NATO, sia dal petrolio della Libia di Gheddafi, in affari segreti con i governi di Andreotti e con l'ENI di Eugenio Cefis) e da faccendieri italiani.[66]

Ipotesi alternative alla sentenza giudiziaria[modifica | modifica wikitesto]

I primi soccorsi

A causa del protrarsi negli anni delle vicende giudiziarie e dei numerosi comprovati depistaggi, intorno ai veri esecutori e ai mandanti dell'attentato si sono sempre sviluppate numerose ipotesi e strumentalizzazioni politiche divergenti dai fatti processuali che hanno portato alle condanne definitive dei presunti esecutori materiali della strage.

I due punti chiavi delle tesi di chi non accetta la versione ufficiale sono le stranezze del racconto di Sparti (il citato "vestito tirolese" di Fioravanti; qualcuno ha fatto notare l'incongruenza e la stranezza che due ricercati usassero un travestimento così visibile e facile da notare - non c'erano comitive di turisti tedeschi e austriaci vestiti così in stazione - accusando che potessere essere una messa in scena per incastrare il neofascista Fioravanti, come venne fatto con l'anarchico Pietro Valpreda per la strage di piazza Fontana nel 1969) e il depistaggio verso la pista neofascista, che avrebbe avuto poco senso se la strage era davvero neofascista (cosiddetta "tesi dell'inpistaggio").[67]

Nel maggio 2007 il figlio di Massimo Sparti (malvivente legato alla banda della Magliana, gruppo criminale coinvolto nella strategia della tensione e nei depistaggi, e principale accusatore di Fioravanti e Mambro) dichiara «mio padre nella storia del processo di Bologna ha sempre mentito».[68]

Il terzo condannato, Ciavardini, venne invece accusato da Angelo Izzo, criminale pluriomicida noto come "il mostro del Circeo", spesso rivelatosi inattendibile.[69] Il 19 agosto 2011 la Procura di Bologna pone sotto indagine due terroristi tedeschi, Thomas Kram e Christa Margot Frohlich, entrambi legati al gruppo del terrorista Carlos, i quali risulterebbero presenti a Bologna il giorno dell'attentato, seguendo così la pista del terrorismo palestinese e/o mediorientale, mai accettata dal presidente dell'Associazione famigliari vittime Paolo Bolognesi e invece ripetutamente riproposta da Francesco Cossiga.[70]

Anche persone appartenenti ad aree opposte rispetto alla destra hanno espresso dei dubbi sulla verità emersa dalle indagini giudiziarie. Ad esempio, il giornalista Andrea Colombo, ex militante del movimento Potere Operaio e poi senatore di Rifondazione Comunista, si espresse così riguardo alla sentenza sui tre neofascisti:

« L’imitazione del terrorismo rosso, nelle intenzioni di Valerio Fioravanti, deve dimostrare a tutti che la nuova generazione del neofascismo è rivoluzionaria quanto e più dei comunisti. Altro che collusioni con golpe e stragi. Ma, come spesso accade, la realtà finisce per superare qualsiasi immaginazione: dopo aver cercato, in maniera criminale, di marcare la propria distanza dalla vecchia destra golpista e bombarola, Valerio, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini finiranno per essere gli unici terroristi condannati con sentenza definitiva per una strage nel nostro Paese. Per di più la strage più sanguinosa della storia repubblicana: quella alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980. Certo, tutti e tre hanno sempre dichiarato, anzi urlato la propria innocenza. Senza dimenticare che i giudici che li hanno condannati non sono stati in grado di indicare né movente, né complici, né mandanti. E se a ciò aggiungiamo l'elemento appena emerso, e cioè che i Nar hanno cominciato a uccidere rappresentanti dello Stato per esplicitare la propria opposizione alla destra stragista, i conti di questa sentenza non tornano proprio per niente.[71] »

Oltre a Cossiga, Pellegrino e Colombo, esiste un movimento innocentista che afferma che Mambro, Fioravanti e Ciavardini non siano colpevoli della strage; in una sede romana dell'associazione di sinistra ARCI, nacque nel 1994 il Comitato "E se fossero innocenti?", ad opera di personalità politiche e culturali di estrazione diversa, quali Elio Vito[72], Liliana Cavani[72], Giovanni Negri[72], Marco Taradash[72], lo stesso Andrea Colombo[72], Giovanni Minoli[72], Sandro Curzi[72], Oliviero Toscani[72]. Dubbi - a vario titolo - sulla sentenza sono stati espressi da Marco Pannella[73], Sergio D'Elia, Luca Telese[74], Andrea Camilleri[75], Paolo Mieli, Furio Colombo, Marcello De Angelis, Rossana Rossanda, Luigi Manconi, Enzo Fragalà, Enzo Raisi, Ersilia Salvato, Luigi Cipriani, Ennio Remondino (giornalista che scoprì che la cartella clinica di Sparti era andata distrutta), Sandro Provvisionato, Adriano Sofri, Gabriele Adinolfi, Gianfranco Fini, Paolo Guzzanti, Daniele Capezzone, le ex terroriste delle BR Anna Laura Braghetti e Barbara Balzerani[76], Gianni Alemanno, Massimo Fini[77], Giovanni Spadolini, Ugo Volli[78], Deborah Fait[79], Leonardo Sciascia[80], Magdi Allam[81] e dal giudice Rosario Priore.[82][77]

Lo stesso Valerio Fioravanti ha affermato che

« A noi è andata di lusso. L'ho sempre detto e ringrazio i bolognesi perché hanno esagerato talmente tanto che alla fine veniamo chiamati a rendere conto solo di una cosa che non abbiamo fatto [la strage] e non di quelle che abbiamo commesso veramente [i numerosi omicidi commessi dai NAR], quindi veniamo perdonati per le cose che abbiamo fatto davvero perché nessuno in fondo ci pensa e discutiamo invece all'infinito di un'altra cosa, è un paradosso.[83] »

L'ipotesi di Licio Gelli[modifica | modifica wikitesto]

Licio Gelli ha dichiarato che crede che la strage sia dovuta a un mozzicone di sigaretta che cadendo accidentalmente su dell'esplosivo o in una caldaia, e ne ha causato la detonazione[84]. Paolo Bolognesi ha affermato invece che la natura dell'esplosivo ritrovato, che è inerte se non azionato da un detonatore, impedisce e rende del tutto inverosimile questa ipotesi.[12]

Ipotesi della ritorsione della NATO[modifica | modifica wikitesto]

Oltre al citato depistaggio su Ustica, forse ad opera dei servizi segreti, c'è chi ipotizza una ritorsione.[58] È da tenere in considerazione il fatto che il 27 giugno 1980, ovvero 35 giorni prima della strage della stazione, da Bologna era partito l'aereo DC9 Itavia volo IH870 per Palermo, che fu misteriosamente abbattuto al largo di Ustica provocando la morte di 81 persone. Le versioni ufficiali hanno sempre tenuto le due stragi separate al punto che tuttora per l'opinione pubblica italiana i due fatti appaiono slegati da qualsiasi fattore o nesso comune. Esiste tuttavia, per alcuni, la possibilità che alcuni servizi segreti (CIA, Mossad) avessero provocato la strage di Bologna al fine di mettere sotto pressione il governo italiano e il suo filoarabismo ("lodo Moro"), in quanto considerato ambiguo e controproducente agli interessi atlantici. Tale filoarabismo dello Stato italiano avrebbe suggerito la protezione del Colonnello Gheddafi nel presumibile attacco subito nei cieli di Ustica il 27 giugno di quella stessa estate. Questo spiegherebbe la copertura successiva e la deviazione delle indagini sulla strage da parte dello Stato italiano. Tale ipotesi deriva principalmente dalla tesi del terrorista Carlos e di alcuni suoi compagni di lotta.[85]

Stemma associato all'Organizzazione Gladio

Dalla sua cella, a Parigi, Carlos, pseudonimo del terrorista filo palestinese Ilich Ramírez Sánchez, affermò che «la commissione Mitrokhin cerca di falsificare la storia» e che «a Bologna a colpire furono CIA e Mossad», con l'intento di punire e ammonire l'Italia per i suoi rapporti di fiducia reciproca con l'OLP, che si era segretamente impegnato a non colpire l'Italia in cambio di una certa protezione.[86] Carlos ha poi cambiato più volte versione, affermando che il movente era distruggere un carico di armi palestinesi e dare la colpa a loro, poi dichiarando che il Mossad e la Cia non c'entrano, né c'entrano i neofascisti, ma la colpa è di Gladio e dei servizi segreti militari americani.[87] In un allegato pubblicato in fascicoli del settimanale di destra L'Italia Settimanale viene fornita una particolare ipotesi sulla strage; viene accomunata alla strage di Ustica (ne viene definita letteralmente il "bis"); poi viene paragonata al caso di Enrico Mattei e al caso Moro. Il testo prosegue con

« L'Italia dalla nascita della prima Repubblica è stata, come tutti sanno, un paese a sovranità limitata (...) ora, nel momento in cui, per questioni contingenti (...) ha fatto - raramente - scelte che si sono rivelate in contrasto con le alleanze di cui vi dicevo, ha compiuto, detto in termini politico-mafioso-diplomatici, uno "sgarro". E come nella mafia quando un picciotto sbaglia finisce in qualche pilone di cemento o viene privato di qualche parente (in gergo si chiama "vendetta trasversale"). Così è fra gli Stati: quando qualche paese sbaglia, non gli si dichiara guerra; ma gli si manda un "avvertimento", sotto forma di bomba, che esplode in una piazza, su di un treno, su una nave, ecc ecc »

Senza contestare le sentenze giudiziarie che hanno riconosciuto gli esecutori materiali, il testo vuole indicare alcuni possibili mandanti internazionali.[88]

Antonino Arconte, militare ed ex agente segreto di Gladio con il numero G-71, ha affermato il collegamento tra Ustica e Bologna (in molti documenti che sono stati dichiarati "un falso" dal SISMI, sollecitato da Giulio Andreotti), sostenendo l'innocenza di Mambro e Fioravanti, definiti "capri espiatori" per persone coperte dal segreto di stato.[89] Le sue rivelazioni sono state riprese da alcune pubblicazioni di ambiente eterodosso e accusato di complottismo, ma anche in relazione al caso Moro, come nel libro dell'ex magistrato Ferdinando Imposimato, I 55 giorni che hanno cambiato l'Italia.[90] Sempre Imposimato, in altre opere e dichiarazioni afferma però che Fioravanti è colpevole, e potrebbe aver agito come agente di Gladio[28]; indica poi come mandante di tutte le stragi il cosiddetto gruppo Bilderberg, un noto argomento di teoria del complotto.[91]

Il gruppo di "Carlos" e la "pista palestinese" del FPLP[modifica | modifica wikitesto]

Ilich Ramírez Sánchez detto Carlos lo sciacallo

Stando quanto riportato dai media nel 2004 e ripreso nel 2007[92] (ribadito poi nell'autobiografia La versione di K), Francesco Cossiga, in una lettera indirizzata a Enzo Fragalà (misteriosamente assassinato nel 2010), capogruppo di Alleanza Nazionale nella commissione Mitrokhin (che si occupava del noto archivio di documenti del KGB sovietico) - il cui presidente, Paolo Guzzanti, si trovò poi d'accordo con le rivelazioni di Cossiga - ipotizza un coinvolgimento palestinese (per mano del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina e del gruppo tedesco Separat di Ilich Ramírez Sánchez, noto come "comandante Carlos", venezuelano filopalestinese e insignito della cittadinanza onoraria di Palestina dal leader OLP Yasser Arafat, secondo le sue affermazioni) dietro l'attentato.[93]

L'ipotesi dell'"incidente"[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2008 Cossiga ha rilasciato un'intervista al Corriere della Sera in cui ribadiva la sua convinzione secondo cui la strage non sarebbe da imputarsi al terrorismo nero, ma ad un "incidente" di gruppi della resistenza palestinese operanti in Italia; il compound B, l'esplosivo al tritolo e T4 non può detonare accidentalmente, occorre comunque un innesco per le gelatine esplosive, di cui la bomba era composta in parte maggiore. Si dichiara altresì convinto dell'innocenza di Francesca Mambro e Giuseppe Valerio Fioravanti.[11]

Il "lodo Moro" e la possibile ritorsione[modifica | modifica wikitesto]

Un'ipotesi nota riguarda il cosiddetto "lodo Moro", del quale parla anche lo stesso Aldo Moro nel memoriale della prigionia, riguardante un accordo segreto con la dirigenza palestinese, trattato dal colonnello del SISMI Stefano Giovannone. Tra il 1999 e il 2006, durante i lavori istruttori della Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi (XIII legislatura, 1996-2001) e poi della Commissione d'inchiesta concernente il «dossier Mitrokhin» e l'attività d'intelligence italiana (XIV legislatura, 2001-2006) sono emersi elementi inediti sui collegamenti internazionali del terrorismo italiano e sulle reti dei servizi segreti dell'ex blocco sovietico e dei principali Paesi arabi come Siria, Libano, Libia, Yemen del Sud e Iraq, una rete di rapporti accennati anche, ad esempio, nel cosiddetto "olografo Senzani", un biglietto manoscritto ritrovato nei documenti delle BR.[94] Il capo brigatista Giovanni Senzani attribuirebbe, probabilmente secondo quanto riferito da Abu Ayad (un membro del gruppo terroristico Settembre Nero), la strage (assieme all'attentato alla sinagoga di Parigi e quello alla SIOT di Trieste) alla regia del KGB, che tramite la STASI (polizia politica della Germania Est) finanziava il gruppo di Carlos e la causa palestinese del FPLP[95]:

« Il rapporto esiste, ma non è ufficiale nel senso che non verrà mai ammesso, punto 1 dell’accordo. (...) Il rapporto è ufficiale con AF [al-Fatah, ndr], ed è possibile perché fra gli innumerevoli gruppi che si riconoscono in AF, uno ci appoggia (Quale? Paolo). Inoltre oggi c’è un III giocatore, peso della Europa in Medio O. [Oriente], che oggi ha un certo controllo. C’è un asse Mitterrand – Kresky [Kreisky] per il controllo politico del Medio O. e la R. [Russia] tenta in ogni modo di far saltare questa politica europea. Gli ultimi attentati in Europa (Sinagoga, BO e Trieste (?)) possono essere letti in questa chiave internazionale. (...) (A. [forse Abu Ayad] pensa così) – Così ogni altro movimento in Europa di forze rivoluzionarie e servizi segreti può essere letto in questo modo – Andando avanti si vedranno altre dimostrazioni di ciò – altri attentati e dietro c’è sempre R. (e suoi collegati)... – A. aspetta.[94] »

Grazie a queste informazioni è stato possibile riannodare i fili di una trama occultata per 25 anni e scoprire i punti nevralgici di uno dei segreti più sensibili della Repubblica: gli accordi con la dirigenza palestinese (il cosiddetto «lodo Moro», che prevedeva nessun coinvolgimento diretto dell'Italia in attentati palestinesi in cambio di libero accesso al territorio da parte dei gruppi anti-israeliani legati all'OLP; in più i paesi arabi avrebbero garantito adeguato afflusso di petrolio per l'ENI); i retroscena del traffico di armi tra l'Fplp e l'Italia (e l'origine militare, occidentale o sovietica, dell'esplosivo usato a Bologna); le minacce al governo italiano per il sequestro dei missili di Ortona e l'arresto del capo dell'Fplp in Italia Abu Anzeh Saleh; i legami di Abu Anzeh Saleh con il terrorista internazionalista Ilich Ramírez Sánchez, detto Carlos; l'allarme dell'antiterrorismo italiano ai servizi segreti tre settimane prima della strage; il fallimento delle manovre della nostra intelligence per evitare l'azione ritorsiva; l'arrivo in Italia il 1º agosto 1980 del terrorista tedesco Thomas Kram legato al gruppo Carlos e ai palestinesi, e presente a Bologna il giorno della strage (poi rifugiatasi temporaneamente a Berlino Est il 5 agosto), possibile ritorsione per la rottura del lodo Moro. Il depistaggio del SISMI sarebbe stato atto a coprire gli accordi segreti italo-palestinesi. A fronte di queste evidenze, il 17 novembre 2005 la procura bolognese apre un procedimento contro ignoti (7823/2005 RG)[96].

Mino Pecorelli, il giornalista misteriosamente assassinato nel 1979, parla del lodo Moro commentando le parole del leader democristiano in una lettera a Flaminio Piccoli, in cui Moro afferma che

« dunque, non una, ma più volte, furono liberati con meccanismi vari palestinesi detenuti ed anche condannati, allo scopo di stornare gravi rappresaglie che sarebbero poi state poste in essere, se fosse continuata la detenzione. La minaccia era seria, credibile, anche se meno pienamente apprestata che nel caso nostro. Lo stato di necessità è in entrambi evidente »
(Aldo Moro, lettera dal covo delle BR.[97])

Il lodo Moro sarebbe stato coperto dai depistaggi in altre situazioni, come nel caso dei giornalisti Graziella De Palo e Italo Toni, scomparsi e probabilmente rapiti e poi assassinati (forse dalla frangia OLP-Fplp di George Habbash) in Libano il 2 settembre 1980, mentre indagavano a Beirut sui legami tra servizi segreti, terrorismo e organizzazioni palestinesi.[98] Cossiga afferma che lo stesso Habbash gli mandò un telegramma dopo il sequestro dei missili di Ortona nella macchina di Daniele Pifano, leader di Autonomia Operaia, per avvisarlo che l'Italia stava rompendo l'accordo e violando i patti.[99] Il terrorismo arabo-palestinese si rese responsabile di due stragi sul territorio italiano, entrambe a Fiumicino: nel 1973 (prima della stipula dell'accordo) e nel 1985 (dopo la rottura). Inoltre nel 1984 (15 febbraio), su richiesta dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina, con la quale i brigatisti collaboravano da anni, le BR-PCC uccisero a Roma Leamon Ray Hunt, il comandante in capo della Sinai Multinational Force and Observer Group.[100] Occorre ricordare che Carlos lo Sciacallo fu anche responsabile di alcune bombe in Francia, come rappresaglia per l'arresto della sua prima moglie e di altri militanti (il che non rende inverosimile la vendetta per il sequestro dei missili e l'arresto di Abu Anzeh Saleh), e che egli stesso, pur essendo condannato per 11 omicidi, ha riconosciuto di aver causato più di 1000 vittime, di cui 200 come "danni collaterali"; a differenza delle BR o dei NAR, che colpivano obiettivi precisi e rivendicavano il tutto, l'associazione Separat-FPLP non esitava nel colpire anche persone che erano, dal loro punto di vista, innocenti conclamati, pur di raggiungere l'obiettivo "rivoluzionario" (o per semplice ritorsione, come le bombe sui TGV francesi e l'attentato della stazione Saint-Charles di Marsiglia).[101]

I magistrati titolari dell'indagine, sempre secondo Paolo Bolognesi, starebbero andando verso l'archiviazione della pista tedesco-palestinese.[62]

Ricostruzione dei fatti in breve (pista alternativa)[modifica | modifica wikitesto]

Questa pista è stata anche collegata da alcuni, come Enzo Raisi (parlamentare di AN, poi di Futuro e Libertà, che il 2 agosto stava per partire per il servizio militare proprio da Bologna ed era nei pressi della stazione quando scoppiò l'ordigno, evitando per pochi minuti di rimanerne possibile vittima[102]) nel libro Bomba o non bomba, con la morte nella strage del giovane comunista Mauro Di Vittorio, affermando che potesse essere un ignaro o incauto portatore di un ordigno che non era destinato a Bologna.[103][104] La bomba sarebbe stata destinata ad un obiettivo più simbolico per la causa palestinese, come accadde con le due stragi di Fiumicino (in cui si colpirono, tra le vittime, alcuni italo-israeliani), ma per un errore (o cambio di programma) sarebbe stato fatto detonare durante il trasporto, secondo Cossiga, mentre secondo l'archivio Mitrokhin Bologna sarebbe stata l'obiettivo fin da subito.[104] Nel citato libro di Enzo Raisi, si ricostruisce la possibile vicenda, seguendo la tesi innocentista sui NAR proposta da Cossiga e dai documenti della Commissione Mitrokhin[105]:

  • la bomba, ordinata dai palestinesi del FPLP (dalla frazione di George Habbash) e da Carlos del gruppo Separat, doveva esplodere in un obiettivo sensibile, con molte vittime israeliane o militari della NATO, oppure su un treno nei pressi di Roma[106]
  • Carlos ne incaricò Thomas Kram (la cui presenza è accertata da alcuni documenti in un albergo di Bologna quel giorno, nonostante lui neghi) e altri membri di Separat come Christa Frohlich (che alloggiava all'Hotel Jolly di fronte alla stazione, e fu vista con una grossa valigia)[106][107]
  • per un errore di impostazione del timer e dell'innesco, di comunicazione o un sabotaggio (Carlos afferma che il carico di armi e tritolo era destinato alla resistenza palestinese, ma venne fatto esplodere appositamente dall'Organizzazione Gladio e dai servizi segreti della NATO[108]), esplose a Bologna (in alternativa per ritorsione alla rottura del lodo Moro)[106]
  • il portatore disattento della bomba non è stato identificato poiché il suo corpo sarebbe stato completamente disintegrato dall'improvvisa deflagrazione ravvicinata[106]
  • Kram allora fuggì immediatamente a Berlino Est, mettendosi sotto la protezione della DDR (ufficialmente andò ad un incontro con altri elementi del gruppo di estrema sinistra)[106]
  • i servizi segreti e la Gladio incaricarono la P2 di dirigere il depistaggio che portasse alla pista del neofascismo, attribuendo all'ormai scoperta strategia della tensione l'attentato, prima ad Avanguardia Nazionale, poi ai NAR; Cossiga stesso puntò con decisione la pista nera, per poi abbandonarla molti anni dopo, quando la situazione si era calmata; difatti la priorità sarebbe stata innanzitutto di nascondere il lodo Moro, in quanto accordo segreto e illegale con l'OLP di Arafat, e salvare le apparenze[106]
  • l'assassinio della De Palo e di Toni in Libano è parte del depistaggio; sarebbe stato compiuto dal FPLP e dai servizi segreti italiani per coprire il secondo scandalo (dopo Ustica) che, nel giro di un mese, aveva messo in imbarazzo i servizi segreti militari, causando immani stragi di cittadini, tuttalpiù che Bologna nuoceva anche alla causa dei palestinesi stessi, in quanto città tradizionalmente di sinistra e filo-palestinese[106]
L'allora leader libico Mu'ammar Gheddafi (a destra) assieme a quello palestinese Yasser Arafat (1977)

La pista libica e il possibile coinvolgimento di Gheddafi[modifica | modifica wikitesto]

C'è anche chi pensa che la Libia stessa abbia avuto una larga parte nella strage di Bologna quale ritorsione per l'attacco al Colonnello Gheddafi avvenuto presumibilmente a Ustica il 27 giugno del 1980, forse ad opera di forze anglo-francesi.[109] L'attacco sarebbe fallito perché il colonnello fu avvisato, come avverrà con Bettino Craxi che salverà Gheddafi dal bombardamento aereo su Tripoli del 1986, da qualche personaggio importante della politica italiana.

Ustica e la Libia[modifica | modifica wikitesto]

In questa occasione aviazioni NATO avrebbero lanciato, col consenso del governo italiano che non si occupò di vigilare sulle rotte civili, un missile che appunto non colpì Gheddafi, ma un caccia libico (ritrovato in Calabria) e l'aereo DC9 Itavia. Poco più di un mese dopo, proprio il 2 agosto, l'Italia, alla Valletta, firmò un accordo per proteggere Malta da possibili attacchi libici, nell'ambito della crisi Malta-Libia. Il rais libico, presente, avrebbe minacciato il diplomatico Giuseppe Zamberletti dicendo che "fra poco gli italiani conosceranno il significato della parola terrore". Le minacce libiche, proferite poche ore prima dello scoppio della bomba, sono state confermate anche dallo stesso diplomatico. Bologna era anche il luogo da cui era partito l'aereo abbattuto a Ustica.[110][111]

Nel 1999 il collaboratore di giustizia Francesco Di Carlo (ex mafioso di Altofonte), interrogato dal giudice Rosario Priore, dichiarò che, quando era detenuto in Inghilterra per traffico di droga, il suo compagno di cella era «il braccio destro di un colonnello siriano che si stava esercitando in Libia nel 1980» che gli confidò che la strage di Bologna era stata compiuta dai servizi segreti libici «per ripicca contro i servizi italiani che avevano aiutato gli americani», i quali volevano abbattere l'aereo sul quale viaggiava Gheddafi, sfociando appunto nella strage di Ustica[112].

Il depistaggio "petrolifero"[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Spadolini si dichiarò convinto della pista libica, in un'interrogazione parlamentare del 4 agosto[113], quando si capì che era detonata una bomba e non una caldaia, ma Cossiga dichiarò subito la strage come "fascista", apparentemente senza prove certe (all'epoca di questa affermazione), ritrattando alcuni anni dopo accusando il terrorismo palestinese. Lo stesso depistaggio dei servizi segreti e della P2, sarebbe servito ad indicare la pista del fascismo, anche se non quella dei NAR ma quella "internazionale", per scagionare la Libia ed evitare incidenti diplomatici, poiché Gheddafi aveva importanti partnership commerciali e petrolifere con l'ENI e la FIAT, nonché quote di partecipazioni azionarie. Il leader libico coltivava anche buoni rapporti con Giulio Andreotti. L'ex spia e faccendiere Francesco Pazienza, condannato a 13 anni per i depistaggi verso la pista neofascista, ha sostenuto questa tesi in interviste concesse dopo la scarcerazione, affermando che anche il procuratore Domenico Sica propose la pista libica, rivelando il motivo per cui Gelli volle depistare, e cioè la difesa degli interessi finanziari e petroliferi italiani con il regime di Gheddafi[114], poiché "coinvolgerla (la Libia)", sempre secondo la "confessione" dell'ex agente nell'intervista a Milena Gabanelli, «in quel momento avrebbe voluto dire tragedia per la Fiat e per l'Eni».[115][116]

Analogia nel tipo delle bombe[modifica | modifica wikitesto]

Thomas Kram nel periodo 1979-1983 ebbe rapporti con il colonnello Gheddafi e lavorò con i servizi segreti della Jamahiyria e inoltre si sa che due ex-agenti della CIA, Frank Terpil e Ed Wilson, avevano probabilmente venduto del T4 (esplosivo al plastico, usato anche a Bologna) e alcuni timer a Gheddafi nel 1977.[117][118] Il terrorismo libico colpirà molto negli anni successivi: le bombe sul TGV in Francia nel 1983 (posta da uomini di Carlos), la bomba nella Discotheca “La Belle” in Germania nel 1986, la strage di Lockerbie nel 1988 (anche qui una bomba al plastico), oltre all'attacco missilistico su Lampedusa.[117]

Bologna e Lockerbie[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Strage di Lockerbie.

La bomba al tritolo di Bologna - di fabbricazione militare - sarebbe stata posta da agenti segreti libici come quella della strage di Lockerbie del 1988 (270 vittime), in cui è riconosciuta la responsabilità del governo di Tripoli e di un suo agente, Abd el-Basset Ali al-Megrahi[119] che la attuò, probabilmente, per vendicare un abbattimento per errore di un aereo di linea della Repubblica Islamica dell'Iran, con cui la Libia aveva un'alleanza strategica, causato dall'aviazione statunitense), o dal citato Thomas Kram del gruppo filopalestinese e filoarabo di Carlos, che fu collaboratore anche dei libici. La tesi è sostenuta anche da uno dei condannati per la strage, Valerio Fioravanti, ma anche da elementi dissociati delle Brigate Rosse[120][94], mentre Cossiga affermò invece che Gheddafi non era coinvolto.[121] Gheddafi si fece anche promotore di un lancio di missili contro il territorio italiano nel 1986, prima della distensione degli anni '90. Peraltro la NATO ufficialmente avversava Gheddafi come nemico globale n.1, e quindi anche l'Italia era tenuta a farlo, ma i produttori di armi italiani trafficavano anche in armamenti ed esplosivi con la Jamahiyria (la Libia aveva molti rapporti di questo tipo anche con l'URSS).[122][123] Anche gli stessi NAR, condannati come esecutori materiali, professavano una posizione di anti-imperialismo (vedere i rapporti tra NAR e Terza Posizione[124]), come gli stessi libici. Parte degli archivi di Gheddafi, contenenti forse informazioni sui finanziamenti e i coinvolgimenti del regime di Tripoli con il terrorismo internazionale e gli accordi petroliferi occulti, sono stati ritrovati, mentre parte sono andati persi durante la guerra civile libica e con la morte del rais stesso durante questo conflitto.[125][126]

Il punto debole della teoria è che Gheddafi non rivendicò l'attentato, mentre sfidò apertamente persino gli Stati Uniti in altre occasioni. Tuttavia, nemmeno la strage di Lockerbie venne rivendicata, benché sia accertata la colpevolezza dei libici, e così sarà anche per la bomba di Berlino, anche se i libici, messi alle strette, si offriranno negli anni 2000 di pagare un risarcimento danni alle vittime e ai parenti.[127]

Vittime[modifica | modifica wikitesto]

Lapide commemorativa delle vittime della strage

Le vittime furono 85, la più giovane di 3 anni (Angela Fresu) e la più vecchia di 86 anni (Antonio Montanari). Qui sotto un elenco dei nomi, seguiti dall'età.

Nazionalità[128] Vittime
Italia Italia 77
bandiera Germania Ovest 3
Regno Unito Regno Unito 2
Spagna Spagna 1
Francia Francia 1
Giappone Giappone 1
Altra veduta della lapide contenente i nomi delle vittime. Al centro lo squarcio che rende visibile il foro dall'esterno
  • Antonella Ceci, 19
  • Angela Marino, 23
  • Leo Luca Marino, 24
  • Domenica Marino, 26
  • Errica Frigerio, 57
  • Vito Diomede Fresa, 62
  • Cesare Francesco Diomede Fresa, 14
  • Anna Maria Bosio, 28
  • Carlo Mauri, 32
  • Luca Mauri, 6
  • Eckhardt Mader, 14
  • Margret Rohrs, 39
  • Kai Mader, 8
  • Sonia Burri, 7
  • Patrizia Messineo, 18
  • Silvana Serravalli, 34
  • Manuela Gallon, 11
  • Natalia Agostini, 40
  • Marina Antonella Trolese, 16
  • Anna Maria Salvagnini, 51
  • Roberto De Marchi, 21
  • Elisabetta Manea, 60
  • Eleonora Geraci, 46
  • Vittorio Vaccaro, 24
  • Velia Carli, 50
  • Salvatore Lauro, 57
  • Paolo Zecchi, 23
  • Viviana Bugamelli, 23
  • Catherine Helen Mitchell, 22
  • John Andrew Kolpinski, 22
  • Angela Fresu, 3
  • Maria Fresu, 24
  • Loredana Molina, 44
  • Angelica Tarsi, 72
  • Katia Bertasi, 34
  • Mirella Fornasari, 36
  • Euridia Bergianti, 49
  • Nilla Natali, 25
  • Franca Dall'Olio, 20
  • Rita Verde, 23
  • Flavia Casadei, 18
  • Giuseppe Patruno, 18
  • Rossella Marceddu, 19
  • Davide Caprioli, 20
  • Vito Ales, 20
  • Iwao Sekiguchi, 20
  • Brigitte Drouhard, 21
  • Roberto Procelli, 21
  • Mauro Alganon, 22
  • Maria Angela Marangon, 22
  • Verdiana Bivona, 22
  • Francisco Gómez Martínez, 23
  • Mauro Di Vittorio, 24
  • Sergio Secci, 24
  • Roberto Gaiola, 25
  • Angelo Priore, 26
  • Onofrio Zappalà, 27
  • Pio Carmine Remollino, 31
  • Gaetano Roda, 31
  • Antonino Di Paola, 32
  • Mirco Castellaro, 33
  • Nazzareno Basso, 33
  • Vincenzo Petteni, 34
  • Salvatore Seminara, 34
  • Carla Gozzi, 36
  • Umberto Lugli, 38
  • Fausto Venturi, 38
  • Argeo Bonora, 42
  • Francesco Betti, 44
  • Mario Sica, 44
  • Pier Francesco Laurenti, 44
  • Paolino Bianchi, 50
  • Vincenzina Sala, 50
  • Berta Ebner, 50
  • Vincenzo Lanconelli, 51
  • Lina Ferretti, 53
  • Romeo Ruozi, 54
  • Amorveno Marzagalli, 54
  • Antonio Francesco Lascala, 56
  • Rosina Barbaro, 58
  • Irene Breton, 61
  • Pietro Galassi, 66
  • Lidia Olla, 67
  • Maria Idria Avati, 80
  • Antonio Montanari, 86

Associazione dei familiari delle vittime[modifica | modifica wikitesto]

L'Associazione dei familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 si costituì il 1º giugno 1981 allo scopo di "ottenere con tutte le iniziative possibili la giustizia dovuta"; costituita inizialmente da 44 persone, il numero di associati crebbe fino ad arrivare a 300 elementi.

L'Associazione negli anni successivi alla strage è rimasta attiva, tanto per il ricordo della strage quanto per proporre iniziative che si sono affiancate alle indagini; con scadenza quadrimestrale i componenti sono soliti recarsi presso il tribunale, al fine di incontrare i magistrati inquirenti e, esaurito l'incontro, indicendo una conferenza stampa a scopo informativo sullo stato delle cose.

Il 6 aprile 1983, l'Associazione, assieme alle Associazioni delle vittime delle stragi di Piazza Fontana, Piazza della Loggia e del treno Italicus, costituì, con sede a Milano, l'Unione dei Familiari delle Vittime per Stragi[129].

Declassificazione degli atti[modifica | modifica wikitesto]

Con una direttiva del 22 aprile 2014, tutti i fascicoli relativi a questa strage non sono più coperti dal segreto di Stato e sono perciò liberamente consultabili da tutti.[130]

Commemorazioni[modifica | modifica wikitesto]

Il foro nel pavimento provocato dalla bomba, sito al di sotto della lapide contenente i nomi delle vittime
L'orologio della stazione, fermo perennemente alle ore 10.25 in memoria del momento della strage. L'orologio venne riparato e fatto ripartire, ma la città di Bologna volle che fosse fermato di nuovo sull'ora della strage[131]
Lapide UNESCO a memoria della strage
La manifestazione per il trentennale della strage, celebratasi il 2 agosto 2010

Il 2 agosto è considerata la giornata in memoria di tutte le stragi, e la città di Bologna con l'Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 organizzano ogni anno un concorso internazionale di composizione musicale con concerto in Piazza Maggiore.

Per ricordare la strage, nella ricostruzione dell'ala della stazione distrutta è stato creato uno squarcio nella muratura. All'interno, nella sala d'aspetto, è stata mantenuta la pavimentazione originale nel punto dello scoppio. Il settore ricostruito presenta l'intonaco esterno liscio e non "bugnato" come tutto il resto del fabbricato, in modo che sia immediatamente riconoscibile e più visibile. È stato mantenuto intatto uno degli orologi nel piazzale antistante la stazione ferroviaria, quello che si fermò alle 10:25; qualche tempo dopo la strage l'orologio venne rimesso in funzione,[132][133] ma di fronte a decise rimostranze le Ferrovie convennero sull'opportunità che quelle lancette rimanessero ferme a perenne ricordo.

Il cippo commemorativo nella stazione di Bologna contiene l'elenco delle "vittime del terrorismo fascista". Durante il mandato di Giorgio Guazzaloca, sindaco di Bologna dal 1999 al 2004, l'esponente locale di Alleanza Nazionale Massimiliano Mazzanti propose al sindaco di non citare più la "matrice fascista" della strage nella commemorazione ufficiale del 2 agosto, anche se confermata con le condanne del 1995.[134] Nonostante le critiche dell'opposizione, il sindaco, pur non ammettendo di aver accolto l'invito che veniva da una parte della sua maggioranza, così fece per tutte e quattro le prime celebrazioni che lo videro protagonista. Dal 2004, invece, il nuovo sindaco, Sergio Cofferati, è tornato a scandire la vecchia formula durante la manifestazione ufficiale.

Il 2 agosto 2010, giorno del trentennale della strage, per la prima volta nessun rappresentante del governo è stato presente alla commemorazione svoltasi dapprima in Comune e successivamente nel piazzale antistante la stazione; rappresentante per lo Stato è stato il prefetto di Bologna, Angelo Tranfaglia[135]. Il 24 settembre 2010 è stata posta sul binario 1 della stazione di Bologna una targa commemorativa con cui Unesco dichiara la Strage parte dei Patrimoines pour une Culture de la Paix Onu-Unesco per la promozione di una cultura di pace anche attraverso i patrimoni culturali locali.

Nell'arte[modifica | modifica wikitesto]

Cinema e teatro[modifica | modifica wikitesto]

  • 2 agosto 1980. Oggi (2005)
  • 2 agosto, stazione di Bologna. Binario 9 ¾ (2006)
  • NowHere (2007)
  • Il narratore Daniele Biacchessi, racconta la strage alla stazione di Bologna negli spettacoli La storia e la memoria e Il paese della vergogna con il gruppo Gang.
  • Il film del 2010 L'estate di Martino, di Massimo Natale, ricorda nel finale la strage alla stazione, anche se indirettamente, poiché tutta la negatività delle ore 10:25 viene convogliata sul protagonista che muore, lasciando scorrere senza alcuna esplosione il momento fatidico delle 10:25 a Bologna.
  • Il documentario del 2011, ispirato all'omonimo libro, Giusva, la vera storia di Valerio Fioravanti, racconta la versione di uno dei tre condannati per la strage.
  • Il documentario del 2012 Un solo errore – Bologna, 2 agosto 1980, di Matteo Pasi, riporta le testimonianze di alcuni sopravvissuti e parenti delle vittime, rilasciate trenta anni dopo il fatto, oltre a interviste a magistrati e giornalisti sulla strage.
  • Nel 2013 Pupi Avati ricorda la strage del 2 agosto nella miniserie televisiva Un matrimonio con Micaela Ramazzotti e Flavio Parenti.
  • Il film del 2014 Bologna 2 agosto... I giorni della collera di Giorgio Molteni e Daniele Santamaria Maurizio, si concentra sulla storia dei NAR e sulla strage di Bologna.

Musica[modifica | modifica wikitesto]

  • Fabrizio De André, Se ti tagliassero a pezzetti. C'è un velato riferimento alla strage nel testo scritto con Massimo Bubola e presente nell'album detto L'indiano (1981)[136]: "T'ho incrociata alla stazione / che inseguivi il tuo profumo / presa in trappola da un tailleur grigio fumo / i giornali in una mano e nell'altra il tuo destino / camminavi fianco a fianco al tuo assassino".
  • Francesco Guccini, Bologna (dall' album Metropolis del 1981). Il cantautore tosco-emiliano, alludendo alla strage, descrive una "Bologna capace di vita, capace di morte".
  • Pierangelo Bertoli, Nicolò (dal 33 giri Album pubblicato nel 1981). Bertoli cita il tragico evento nei versi: "Col fiato sospeso nel fuoco e nel fumo / Bologna si staglia sfinita".
  • Giorgio Gaber, Qualcuno era comunista (1992). C'è un riferimento esplicito, come per altre stragi del periodo: "Qualcuno era comunista perché piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l’Italicus, Ustica, eccetera, eccetera, eccetera".
  • Frankie hi-nrg MC, Fight da Faida
  • I Fratelli di Soledad, Brescia Bologna Ustica
  • Daniele Silvestri, La bomba (dall'album Il dado, 1996)
  • Lucilla Galeazzi, Per Sergio
  • Paolo Fiorucci, Dieci e venticinque (Bologna)
  • Oblivion, La stazione di Bologna
  • Offlaga Disco Pax, Sensibile
  • Lo Stato Sociale, Linea 30

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

  • Nel 2010 viene ripubblicato il libro Strage di Loriano Macchiavelli (Einaudi editore). Il romanzo era già uscito nel 1990 sotto lo pseudonimo di Jules Quicher, per l'editore Rizzoli, e fu ritirato dalle vendite dopo una settimana in seguito ad una querela. Il romanzo, di stile poliziesco, rappresenta gli avvenimenti della Strage di Bologna e le successive indagini. Nella nota dell'autore viene negato ogni riferimento a personaggi reali.
    La sovracoperta dell'edizione Rizzoli del 1990 riproduceva alcune immagini della stazione distrutta, inclusa quella dell'orologio fermo alle 10:25.
  • Maria Fresu, l'unica vittima di cui non venne ritrovato il corpo perché completamente disintegrato dall'esplosione, viene ricordata nella poesia Il nome di Maria Fresu[137] di Andrea Zanzotto.
  • Nel romanzo Il pendolo di Foucault di Umberto Eco si parla a un certo punto di una valigia piena di esplosivo abbandonata su un treno, in transito tra Bologna e Firenze.[138]
  • Uno dei racconti[139] della raccolta Bar sport duemila di Stefano Benni si svolge nella stazione di Bologna la mattina della strage e termina un istante prima dell'esplosione.
  • Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli, nel libro Appennino di sangue[140], ricordano la strage, seppure indirettamente. I due personaggi principali, infatti, giungono nell'area ovest della stazione di Bologna il due agosto alle ore 10:25.

Opere figurative[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La strage di Bologna
  2. ^ a b c d Fioravanti, Mambro e Ciavardini rimangono gli esecutori materiali
  3. ^ Strage di Bologna. Depistaggi per l' "amico" Gheddafi
  4. ^ Bologna e Ustica, quando il sospetto cadde su Gheddafi
  5. ^ Gheddafi e Bologna
  6. ^ Strage Bologna, lo “sfregiato” che potrebbe essere il filo rosso con gli attentati di mafia
  7. ^ Operation Gladio
  8. ^ Sentito dai magistrati l'ex terrorista tedesco Kram
  9. ^ Strage di Bologna: l'ex giudice Priore rilancia la pista palestinese
  10. ^ da parte palestinese per la rottura del "lodo Moro" o libica per il presunto attacco contro Gheddafi a Ustica e l'accordo della Valletta, cfr. La minaccia e la vendetta. Ustica e Bologna, un filo tra due stragi di Franco Angeli; o da parte di forze legate alla NATO per collaborazione tra Italia, palestinesi e Gheddafi stesso, cfr. Strage di Bologna, il giudice Rosario Priore: "Chiedete a Carlos, lui potrebbe dire cose che non immaginiamo"
  11. ^ a b "La strage di Bologna, fu un incidente della resistenza palestinese", Corriere della Sera, 8 luglio 2008
  12. ^ a b c d e Antonio Amorosi, Esclusivo, strage di Bologna. Nuova pista per i mandanti
  13. ^ Carlo Lucarelli, Blu notte La strage di Bologna
  14. ^ Filmato "Il Caso della Strage di Bologna" di Carlo Lucarelli - Blu notte, quinta serie, puntata n.6 - 2002.
  15. ^ La storia d'Italia, Vol. 23, Dagli anni di piombo agli anni 80, Torino, 2005, pag. 587
  16. ^ L'Unità, 3 agosto 1980
  17. ^ a b La strage di Bologna, Cinquantamila giorni, Corriere della Sera
  18. ^ I depistaggi per Gheddafi
  19. ^ l'affare Italia-Libia: dossier
  20. ^ Milena Gabanelli, "Io, Gelli e la strage di Bologna". Ecco le verità della super-spia
  21. ^ "SuperSISMI", dodici anni per una verità
  22. ^ a b c Pellegrino: strage di Bologna, il movente non è credibile
  23. ^ Sergio Picciafuoco, su cinquantamila.corriere.it
  24. ^ a b "... si è visto il persistente rapporto fra Delle Chiaie e ambienti della P2 e della massoneria, messo in evidenza non solo da Vincenzo Vinciguerra, ma anche da tutti quegli elementi che legano direttamente il Delle Chiaie al Gelli e cioè i loro contatti in forma telefonica durante la latitanza del Delle Chiaie, di cui parla la Nara Lazzerini ed il loro incontro del 1989 di cui parla il teste Villone, ma soprattutto ben più significativa circostanza che i nomi di entrambi sono stati esclusi dal rapporto definitivo sul golpe Borghese. Non va sottaciuto infine che sia Gelli che Delle Chiaie sono stati infine avvantaggiati da quel complesso di attività di sviamento delle indagini che ha percorso la prima istruttoria e che è ricaduto anche su decisioni giurisdizionali successive. Come ben si vede, come nel caso di Augusto Cauchi, si è giunti a raccogliere un insieme di elementi tale da avvicinarsi notevolmente all'adeguatezza per disporre il rinvio a giudizio. Anche in questo caso, tuttavia, occorre tenere conto delle elusività di Vinciguerra, della mancanza di conferme da parte delle fonti di Angelo Izzo, nonché di alcuni elementi non chiari della deposizione Spiazzi a suo tempo messi in evidenza dalla sentenza ordinanza dei Giudici Istruttori di Bologna del 14.6.1986. Tutto ciò considerato, allo stato degli atti, conviene disporre il proscioglimento di Stefano Delle Chiaie e dell'intera dirigenza di Avanguardia Nazionale dai delitti loro rispettivamente ascritti concernenti la strage di Bologna del 2 agosto 1980 per non aver commesso i fatti.
  25. ^ Stralcio della sentenza della Corte d'appello per la strage di Bologna
  26. ^ CONTRIBUTI ALLA VERITA' dai documenti del comitato pro Fioravanti - Mambro
  27. ^ a b Stralcio della sentenza con interrogatorio di Massimo Sparti
  28. ^ a b c Ferdinando Imposimato, La repubblica delle stragi impunite, estratto
  29. ^ 30 anni dopo
  30. ^ Riccardo Bocca, «Sì, ho visto la Mambro»
  31. ^ a b Andrea Colombo, Storia nera. Bologna. La verità di Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, 2007, edizioni Cairo, pag. 256-258
  32. ^ 2 agosto, vacilla il teste chiave. «I documenti falsi? Non c'entro»
  33. ^ Le verità di Vincenzo Vinciguerra sulle stragi
  34. ^ (EN) "Terrorism in Western Europe: An Approach to NATO’s Secret Stay-Behind Armies" Acrobat file
  35. ^ (EN) Secret agents, freemasons, fascists... and a top-level campaign of political destabilisation, articolo del "Guardian", del 5 dicembre 1990
  36. ^ Gladio, assoluzione per l' ex vertice Sismi: «Non hanno mentito»
  37. ^ Articolo su Archivio Guerra Politica
  38. ^ Bologna, Ciavardini: "Incastrato da Izzo"
  39. ^ Dal sito stragi.it
  40. ^ Paolo Bolognesi, Stragi, ma i magistrati di Bologna hanno interrogato Spiazzi?
  41. ^ Stragi e mandanti, il libro di Scardova sul 2 agosto 1980 presentato alla festa del PD
  42. ^ Maurizio Torrealta, La trattativa, ed. BUR, estratto
  43. ^ La vicenda politico-giudiziaria, dal sito Associazione Familiari Vittime Strage di Bologna
  44. ^ Sentenza della Corte Suprema di Cassazione, 23 novembre 1995.
  45. ^ Gli autori della strage di Bologna. Paolo Bolognesi: legati anche a Mokbel - Fatti e Parole, di Gigi Marcucci, riportato su Facebook
  46. ^ La latitanza di Marcello Dell'Utri e l'aiuto del faccendiere Mokbel
  47. ^ Mokbel, Fioravanti, Mambro: la centrale nera
  48. ^ Esclusivo, Strage di Bologna. Nuova pista per i mandanti
  49. ^ Roberto Scardova, Stragi e mandanti, a cura di Paolo Bolognesi
  50. ^ Stefano Corradino, Paolo Bolognesi: "Con la declassificazione degli atti sulle stragi potremmo conoscere i nomi dei mandanti..."
  51. ^ a b Nicola Rao, Il piombo e la celtica, estratto
  52. ^ Ugo Maria Tassinari, In difesa di Luigi Ciavardini
  53. ^ Paragrafo 2.2.5.3 della sentenza
  54. ^ Marco Gregoretti, La strage di Bologna, Carlos e lo Stato ipocrita
  55. ^ a b Luigi Cipriani, Contro lo stato delle stragi
  56. ^ Riina ordinò la strage di Natale dell'84? Movente fragile
  57. ^ Rita Di Giovacchino, Strage di Bologna, la verità negata
  58. ^ a b Claudio Gatti e Gail Hammer, Il quinto scenario. I missili di Ustica (Rizzoli 1994)
  59. ^ Wikileaks, Giovanardi chiese aiuto agli Usa. “Dovete supportare la mia tesi”
  60. ^ riportato su Fondazione Cipriani
  61. ^ Ustica e Bologna, il grande imbroglio, fondazione Cipriani
  62. ^ a b Due agosto, "a un passo dai mandanti": la speranza nel giorno della memoria
  63. ^ Intervista a Valerio Fioravanti
  64. ^ Bolognesi contro Fioravanti. Due verità a confronto sulla strage
  65. ^ Sentenza - MOTIVI DELLA DECISIONE - Esame dei motivi di ricorso relativi a Valerio Fioravanti e Francesca Mambro
  66. ^ Recensione a "Stragi e mandanti"
  67. ^ Dalla Commissione Mitrokhin ai terroristi indagati per la strage di Bologna. Intervista esclusiva all’on. Enzo Raisi
  68. ^ "Strage di Bologna. Parla il figlio di Sparti, testimone chiave dell'accusa: «Mio padre ha sempre mentito»", Il Sole 24 Ore, 24 maggio 2007
  69. ^ Angelo Izzo, un pentito per tutte le stagioni
  70. ^ Svolta sulla strage del Due Agosto Indagati due terroristi tedeschi da bologna.repubblica.it, 19 agosto 2011
  71. ^ A. Colombo e altri, Giusva. La vera storia di Valerio Fioravanti, Sperling e Kupfer, 2011, pagina 39
  72. ^ a b c d e f g h Lista del Comitato sul sito stragi.it
  73. ^ Conversazioni settimanali di Marco Pannella
  74. ^ «Mambro e Fioravanti sono innocenti, ma la sinistra non supera questo tabù», Intervista ad Andrea Colombo, di Luca Telese
  75. ^ Camilleri: Alla ricerca dell’impegno perduto - micromega-online - micromega
  76. ^ Le ex BR: "Mambro e Fioravanti innocenti"
  77. ^ a b 2 agosto 1980: e se fossero innocenti?
  78. ^ Gli eroi palestinesi, commenti di U. Volli, D. Fait, F. Steinhaus
  79. ^ D. Fait, Le vedove nere e gli infernali padroni del mondo
  80. ^ Fulvio Abbate, Mambro e Fioravanti, le due verità
  81. ^ da Io amo l'Italia
  82. ^ Giusva - il docu-film sul terrorista Valerio Fioravanti
  83. ^ Strage di Bologna, tutte le altre vittime di Mambro e Fioravanti
  84. ^ La Stampa - Strage di Bologna, intervista choc a Gelli: "Fu colpa di una sigaretta"
  85. ^ Trattai io il lodo Moro, mani libere a noi palestinesi
  86. ^ "A Bologna a colpire furono Cia e Mossad. Carlos: utilizzati giovani neofascisti, però per me Mambro e Fioravanti sono innocenti", Corriere della Sera, 23 novembre 2005
  87. ^ I giorni dello "sciacallo"
  88. ^ L'Italia Settimanale, "Storia della prima Repubblica", 1994
  89. ^ Antonino Arconte, L'Ultima Missione. G-71 e la verità negata ISBN 8890067829
  90. ^ Ferdinando Imposimato, I 55 giorni che hanno cambiato l'Italia
  91. ^ Imposimato: "Dietro la strategia della tensione c'è Bilderberg. Ne ho parlato anche con Grillo" - La Zanzara
  92. ^ "Il giallo della strage di Bologna. Ecco le prove della pista araba", da Il Giornale del 22-10-2007.
  93. ^ "Strage Bologna: Cossiga, forse atto del terrorismo arabo"
  94. ^ a b c Bologna, cade anche l’ultimo segreto. L’olografo di Senzani e gli accordi segreti tra Br e palestinesi
  95. ^ L'ombra del terrorismo palestinese sulla strage di Bologna
  96. ^ Dossier
  97. ^ La strage? Figlia del tradimento del «lodo Moro»
  98. ^ Sismi, OLP e strage di Bologna: quante bugie su Italo e Graziella
  99. ^ Renato Farina, Cossiga mi ha detto. Il testamento politico di un protagonista della storia italiana del Novecento, Capitolo "La mezza verità di Carlos", Marsilio, che riprende un articolo di Aldo Cazzullo sul Corriere;
  100. ^ Il 15 febbraio 1984, a Roma, l'auto blindata del diplomatico statunitense Leamon Ray Hunt, responsabile logistico della forza militare multinazionale dell'ONU nel Sinai, viene raggiunta da vari colpi. Il diplomatico resta ucciso. L'attentato mortale viene rivendicato dalle BR-PCC con un documento nel quale, a fronte del riacutizzarsi delle tensioni internazionali, viene affermata la necessità di un intervento antimperialista. Le FARL (Frazioni Armate Rivoluzionarie Libanesi) rivendicano l'azione insieme alle BR-PCC. Giorgio Galli, nel suo libro: "Storia del Partito Armato", indica in Maurizio Folini ("Corto Maltese") il tramite per cui le armi dell'OLP e di Muammar Gheddafi giungevano alle BR, circostanza confermata dal terrorista in persona il quale utilizzava la sua barca da diporto per il trasporto del materiale bellico. Secondo un articolo sul Corriere della Sera di Marco Imarisio [1] le BR erano in contatto fin dal 1973 con l'OLP al fine di ricercare un trampolino di lancio sulla scena internazionale. La figura della terrorista palestinese Leila Khaled affascinava addirittura Mara Cagol.
  101. ^ Parigi, nuovo processo per Carlos lo Sciacallo, il "rivoluzionario di professione"
  102. ^ Enzo Raisi: chi sono
  103. ^ Paolo Bolognesi, Strage del 2 agosto 1980: Raisi e il suo libro di favole
  104. ^ a b Due agosto, Raisi insiste sulla pista Di Vittorio
  105. ^ Enzo Raisi, Bomba o non bomba. Alla ricerca ossessiva della verità, Minerva edizioni, 2012
  106. ^ a b c d e f g Deborah Birani, «Fu un errore l'esplosione alla stazione di Bologna. L'ordigno doveva saltare a Roma». Torna l'ombra dei palestinesi sulla strage, Il Sole 24 ore, 12 novembre 2012
  107. ^ La strage di Bologna, i palestinesi, il lodo Moro, le armi: ecco l'Italia che non ci hanno mai raccontato
  108. ^ Carlos: A Bologna non furono i NAR
  109. ^ Riccardo Bocca, Tutta un'altra strage, BUR, 2007
  110. ^ Giuseppe Zamberletti, La minaccia e la vendetta: Ustica e Bologna: un filo tra due stragi, F. Angeli, 1995
  111. ^ Giuseppe D'Avanzo, Bologna, le ombre e le intenzioni
  112. ^ Strage di Bologna, un pentito di mafia: «Fu una vendetta libica contro l'Italia» Il Giornale, 22 agosto 2011
  113. ^ "Io, Gelli e la strage di Bologna" Ecco le verità della super-spia - Politica - Repubblica.it
  114. ^ Pazienza: "La strage di Bologna opera di Gheddafi"
  115. ^ Lo zelo sospetto di Cossiga e la pista libica
  116. ^ Nicola Rao, Il piombo e la celtica. Storie di terrorismo nero: dalla guerra di strada allo spontaneismo armato, qui, Sperling & Kupfer editori, 2010
  117. ^ a b Bologna: le 4 piste
  118. ^ Ex-C.I.A. Agent Edwin Wilson Talks About His Mysterious Allegiance to Libya
  119. ^ «Gheddafi ordinò la strage di Lockerbie»
  120. ^ Strage di Bologna, adesso spunta il brigatista Marra
  121. ^ Bocca, op. cit.
  122. ^ Le armi di Gheddafi
  123. ^ Italia primo fornitore europeo di armi alla Libia
  124. ^ Terza Posizione
  125. ^ I segreti del raìs. I dossier di Gheddafi che possono ribaltare gli equilibri
  126. ^ Gheddafi, il gran burattinaio-Il ricatto di Gheddafi - L'Occidente disposto a salvarlo in cambio del suo silenzio
  127. ^ Da Lockerbie a Ustica: i misteri sepolti col Raìs
  128. ^ Strage di Bologna: vittime
  129. ^ L'Associazione ha curato, insieme ad altre associazioni di vittime delle stragi la pubblicazione del libro intitolato Il terrorismo e le sue maschere edito dalla Pendragon di Bologna.
  130. ^ Stragi, Renzi toglie il segreto di Stato: tutta la verità su Ustica, piazza Fontana, Italicus, stazione di Bologna in Il Messaggero.it, 22 aprile 2014. URL consultato il 22 aprile 2014.
    «I «fatti sanguinosi» di Ustica, Peteano, treno Italicus, piazza Fontana, Piazza della Loggia, Gioia Tauro, stazione di Bologna e rapido 904 non sono più coperti dal segreto di Stato.».
  131. ^ Michele Serra, Fermate l'orologio di Bologna, La Repubblica, 18 agosto 2001.
  132. ^ Fermate l'orologio di Bologna di Michele Serra, Repubblica, 18 agosto 2001
  133. ^ Strage di Bologna, le Ferrovie riattivano l'orologio. Guazzaloca: è un errore Corriere della Sera, 18 agosto 2001
  134. ^ I DS intervengono sulla strage di Bologna, 20/12/2003
  135. ^ Strage di Bologna, per il trentennale commemorazione senza ministri in Corriere della Sera, 31 luglio 2010. URL consultato il 1º agosto 2010.
  136. ^ Riccardo Bertoncelli, Belìn, sei sicuro? Storia e canzoni di Fabrizio De André: Con gli appunti inediti de "I Notturni", Intervista al co-autore Massimo Bubola, pag. 108
  137. ^ Il nome di Maria Fresu, in Andrea Zanzotto, Idioma, Milano, Mondadori, 1986.
  138. ^ Umberto Eco, Il pendolo di Foucault, Milano, Bompiani, 1988, pp. 437-438.
  139. ^ Il bar della stazione Testo del racconto
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Daniele Biacchessi "10:25, cronaca di una strage". Roma, Gamberetti, 2000.
  • Daniele Biacchessi "Un attimo vent'anni, Storia dell'associazione tra i familiari delle vittime della strage di Bologna". Bologna, Pendragon, 2001.
  • Daniele Biacchessi, Ombre nere, Milano, Mursia, 2002
  • Antonella Beccaria, Riccardo Lenzi. Prefazione di Claudio Nunziata, Schegge contro la democrazia – 2 agosto 1980: le ragioni di una strage nei più recenti atti giudiziari. Socialmente Editore, 2010
  • Carlo Lucarelli, La strage di Bologna in Nuovi misteri d'Italia. I casi di Blu Notte. Torino, Einaudi, 2004. pp. 190 – 213. ISBN 978-88-06-16740-0.
  • Alex Boschetti e Anna Ciammitti, La strage di Bologna, fumetto con prefazione di Carlo Lucarelli. Casa editrice Becco Giallo.
  • Andrea Colombo, Storia nera. Bologna, la verità di Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, 2007, Cairo publishing.
  • Biblioteca di Repubblica: La storia d'Italia, Vol. 23, Dagli anni di piombo agli anni 80, Torino, 2005.
  • Patrick Fogli Il tempo infranto, Romanzo, Milano, Piemme, 2010.
  • Gabriele Paradisi, Gian Paolo Pelizzaro, François de Quengo de Tonquédec, "Dossier strage di Bologna. La pista segreta" Giraldi Editore, Bologna, 2010.
  • Valerio Cutonilli "Strage all'italiana", Edizioni Trecento, 2007.
  • Fedora Raugei, Bologna, 1980 vent'anni per la verità. Il più grave attentato della storia italiana nella ricostruzione processuale, prefazione di Mario Guarino, Prospettiva, Roma, 2000.
  • Gianluca Semprini, La strage di Bologna e il terrorista sconosciuto. Il caso Ciavardini, Bietti, Roma, 2003.
  • Enzo Raisi, Bomba o non bomba. Alla ricerca ossessiva della verità, Minerva edizioni, 2005
  • Riccardo Bocca, Tutta un'altra strage, BUR, 2007
  • Francesco Cossiga, La versione di K. Sessant'anni di controstoria, Rizzoli, 2009
  • Andrea Paolella, Paolo Bolognesi, Roberto Roversi, Gianni D'Elia, Carlo Lucarelli, "La strage dei trent'anni", Clueb, Bologna 2010

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