Strage di Bologna

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Coordinate: 44°30′22″N 11°20′32″E / 44.506111°N 11.342222°E44.506111; 11.342222

Strage di Bologna
Stragedibologna-2.jpg
L'ala ovest della stazione di Bologna, crollata a seguito dell'esplosione dell'ordigno che causò la strage
Stato Italia Italia
Luogo Bologna
Obiettivo Stazione ferroviaria
Data 2 agosto 1980
10:25
Tipo Attentato dinamitardo
Morti 85
Feriti 218[1]
Responsabili Giuseppe Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini (membri dei NAR[2])
Sospetti
Motivazione Terrorismo, strategia della tensione, possibile ritorsione contro l'Italia[9]

La strage di Bologna, compiuta la mattina di sabato 2 agosto 1980 alla stazione ferroviaria di Bologna, è uno degli atti terroristici più gravi avvenuti in Italia nel secondo dopoguerra, da molti indicato come uno degli ultimi atti della strategia della tensione.

Come esecutori materiali furono individuati dalla magistratura alcuni militanti di estrema destra, appartenenti ai NAR, tra cui Giuseppe Valerio Fioravanti.

Nell'attentato rimasero uccise 85 persone ed oltre 200 rimasero ferite.

L'avvenimento[modifica | modifica sorgente]

Cittadini e vigili del fuoco trasportano all'esterno della stazione uno dei feriti
L'autobus della linea 37, utilizzato come pronto soccorso mobile di fronte alla stazione

Il 2 agosto 1980 alle 10:25, nella sala d'aspetto di 2ª classe della stazione di Bologna, affollata di turisti e di persone in partenza o di ritorno dalle vacanze, un ordigno a tempo, contenuto in una valigia abbandonata, esplose, causando il crollo dell'ala ovest dell'edificio. La bomba era composta da 23 kg di esplosivo, una miscela di 5 kg di tritolo e T4 detta "Compound B", potenziata da 18 kg di gelatinato (nitroglicerina ad uso civile)[10].

L'esplosivo, di fabbricazione militare, era posto nella valigia, sistemata a circa 50 centimetri d'altezza su di un tavolino portabagagli sotto il muro portante dell'ala ovest, allo scopo di aumentarne l'effetto[11]; l'onda d'urto, insieme ai detriti provocati dallo scoppio, investì anche il treno Ancona-Chiasso, che al momento si trovava in sosta sul primo binario, distruggendo circa 30 metri di pensilina, ed il parcheggio dei taxi antistante l'edificio. L'esplosione causò la morte di 85 persone ed il ferimento o la mutilazione di oltre 200.

Manifestazione di protesta in Piazza Maggiore a Bologna, durante la celebrazione dei funerali delle vittime

La città reagì con orgoglio e prontezza: molti cittadini, insieme ai viaggiatori presenti, prestarono i primi soccorsi alle vittime e contribuirono ad estrarre le persone sepolte dalle macerie e, immediatamente dopo l'esplosione, la corsia di destra dei viali di circonvallazione del centro storico di Bologna, su cui si trova la stazione, fu riservata alle ambulanze ed ai mezzi di soccorso. Dato il grande numero di feriti, non essendo tali mezzi sufficienti al loro trasporto verso gli ospedali cittadini, i vigili impiegarono anche autobus, in particolare quello della linea 37, auto private e taxi.

Al fine di prestare le cure alle vittime dell'attentato, i medici ed il personale ospedaliero fecero ritorno dalle ferie, così come i reparti, chiusi per le festività estive, furono riaperti per consentire il ricovero di tutti i pazienti. L'autobus 37 divenne, insieme all'orologio fermo alle 10:25, uno dei simboli della strage. Di una delle vittime (la ventiquattrenne Maria Fresu) non venne ritrovato il corpo. Soltanto il 29 dicembre 1980, fu accertato che alcuni resti ritrovati sotto il treno diretto a Basilea appartenevano a lei. Essa si era trovata così vicino alla bomba che il suo corpo era rimasto completamente disintegrato.

Nei giorni successivi la centrale Piazza Maggiore ospitò imponenti manifestazioni di sdegno e di protesta da parte della popolazione e non furono risparmiate accese critiche e proteste rivolte ai rappresentanti del governo, intervenuti il giorno 6 ai funerali delle vittime celebrati nella Basilica di San Petronio. Gli unici applausi furono riservati al presidente Sandro Pertini, giunto con un elicottero a Bologna alle 17:30 del giorno della strage, che in lacrime affermò di fronte ai giornalisti: «non ho parole, siamo di fronte all'impresa più criminale che sia avvenuta in Italia»[12].

Le indagini giudiziarie[modifica | modifica sorgente]

Nell'immediatezza dell'attentato la posizione ufficiale sia del Governo italiano, allora presieduto dal Senatore democristiano Francesco Cossiga, che delle forze di polizia fu quella dell'attribuzione dello scoppio a cause fortuite, ovvero all'esplosione di una vecchia caldaia sita nel sotterraneo della stazione; tuttavia, a seguito dei rilievi svolti e delle testimonianze raccolte sul luogo dell'esplosione, apparve chiara la natura dolosa dell'esplosione, rendendo palese una matrice terrorista, che contribuì ad indirizzare le indagini nell'ambiente del terrorismo nero.

Molti anni dopo, ricordando l'ipotesi della caldaia, il magistrato Libero Mancuso ebbe a dire in un'intervista televisiva che i depistaggi erano già iniziati poche ore dopo la strage. Ciò fu particolarmente grave perché, essendo esclusa nelle prime ore l'ipotesi di un attentato, gli esecutori poterono dileguarsi indisturbati. L'Unità, nell'edizione del 3 agosto, basandosi su una presunta rivendicazione da parte dei NAR, sostenne l'idea della matrice neofascista dell'attentato[13]

Già il 26 agosto 1980 la Procura della Repubblica di Bologna emise ventotto ordini di cattura nei confronti di militanti di estrema destra dei Nuclei Armati Rivoluzionari: Roberto Fiore e Massimo Morsello (futuri fondatori di Forza Nuova), Gabriele Adinolfi, Francesca Mambro, Elio Giallombardo, Amedeo De Francisci, Massimiliano Fachini, Roberto Rinani, Giuseppe Valerio Fioravanti, Claudio Mutti, Mario Corsi, Paolo Pizzonia, Ulderico Sica, Francesco Bianco, Alessandro Pucci, Marcello Iannilli, Paolo Signorelli, PierLuigi Scarano, Francesco Furlotti, Aldo Semerari, Guido Zappavigna, GianLuigi Napoli, Fabio De Felice, Maurizio Neri. Vengono subito interrogati a Ferrara, Roma, Padova e Parma. Tutti saranno scarcerati nel 1981.

Fasi principali del processo:

  • 19 gennaio 1987: inizio del processo di primo grado
  • 25 ottobre 1989: inizio del processo d'appello
  • 18 luglio 1990: pronuncia della sentenza, gli imputati sono tutti assolti dall'accusa di strage
  • 12 febbraio 1992: le Sezioni Unite Penali della Corte di Cassazione dichiarano che il processo d'Appello dev'essere rifatto, in quanto la sentenza viene definita illogica, priva di coerenza, non ha valutato in termini corretti prove e indizi, non ha tenuto conto dei fatti che precedettero e seguirono l'evento, immotivata o scarsamente motivata, in alcune parti i giudici hanno sostenuto tesi inverosimili che nemmeno la difesa aveva sostenuto
  • ottobre 1993 inizia il secondo processo d'appello
  • 16 maggio 1994: pronuncia della sentenza che conferma l'impianto accusatorio del processo di primo grado
  • 23 novembre 1995: pronuncia della sentenza della Corte di Cassazione che conferma quella del secondo processo d'Appello.

I depistaggi e la disinformazione[modifica | modifica sorgente]

Licio Gelli, Maestro Venerabile della loggia massonica P2, condannato per il depistaggio delle indagini. Ha dichiarato che l'esplosione è stata causata da un mozzicone di sigaretta caduto accidentalmente su dell´esplosivo.

Vi furono svariati episodi di depistaggio, organizzati per far terminare le indagini, dei quali il più grave è quello ordito da parte di alcuni vertici dei servizi segreti del SISMI, tra i quali Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte (affiliati alla loggia P2 di Licio Gelli), che fecero porre in un treno a Bologna, da un sottufficiale dei carabinieri, una valigia piena di esplosivo, dello stesso tipo che fece esplodere la stazione, contenente oggetti personali di due estremisti di destra, un francese e un tedesco, legati a Stefano Delle Chiaie.

Musumeci produsse anche un dossier fasullo, denominato "Terrore sui treni", in cui riportava gli intenti stragisti dei due terroristi internazionali in relazione con altri esponenti dell'eversione neofascista, tutti legati allo spontaneismo armato, senza legami politici, quindi autori e allo stesso tempo mandanti della strage. La motivazione del depistaggio viene da taluni individuata nell'obiettivo di celare la strategia della tensione, oppure, secondo tesi minoritarie, nel proteggere Gheddafi e la Libia da possibili accuse, in quanto divenuti ormai partner commerciali importanti per FIAT ed ENI.[14] Lo stesso giorno della strage, a Malta, si firmò l'accordo della Valletta, in cui l'Italia si impegnava a proteggere Malta da attacchi libici, come quelli che si sarebbero poi verificati in quella zona del Mediterraneo.[15]

Le affermazioni di Francesco Cossiga[modifica | modifica sorgente]

Francesco Cossiga, il 15 marzo 1991, al tempo della sua presidenza della Repubblica, affermò di essersi sbagliato a definire "fascista" la strage alla stazione di Bologna e di essere stato male informato dai servizi segreti. Dopo la dichiarazione del 1980 poi ritrattata da Cossiga, venne abbandonata la scomoda pista libica, sostenuta fin dall'inizio da Giovanni Spadolini[16], per puntare solo su quella neofascista.[17] Attorno a questa strage, come era già avvenuto per la Strage di piazza Fontana nel 1969, si sviluppò un cumulo di affermazioni, controaffermazioni, piste vere e false, tipiche di altri tragici avvenimenti della cosiddetta strategia della tensione.

I processi e le condanne[modifica | modifica sorgente]

Lentamente e con fatica, attraverso una complicata e discussa vicenda politica e giudiziaria, e grazie alla spinta civile dell'associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, si giunse ad una sentenza definitiva della Corte di Cassazione il 23 novembre 1995. Vennero condannati all'ergastolo, quali esecutori dell'attentato, i neofascisti dei NAR Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, che si sono sempre dichiarati innocenti, mentre l'ex capo della P2 Licio Gelli, l'ex agente del SISMI Francesco Pazienza e gli ufficiali del servizio segreto militare Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte vennero condannati per il depistaggio delle indagini.

Già nella sentenza del 2004 venivano elencati numerosi fatti e documenti che provavano come nell'ambiente del terrorismo di destra si sapesse già da tempo, prima del 2 agosto, del progetto di strage. Era emerso, tra le altre cose, che il 10 luglio 1980, nel carcere di Padova, il detenuto neofascista Luigi Vettore Presilio aveva rilasciato una dichiarazione al giudice istruttore. In essa si alludeva a un "evento straordinario" previsto per i primi di agosto. Il 9 giugno 2000 la Corte d'Assise di Bologna emise nuove condanne per depistaggio: 9 anni di reclusione per Massimo Carminati, estremista di destra, e quattro anni e mezzo per Federigo Mannucci Benincasa, ex direttore del SISMI di Firenze, e Ivano Bongiovanni, delinquente comune legato alla destra extraparlamentare. Ultimo imputato per la strage è Luigi Ciavardini, con condanna a 30 anni confermata nel 2007: anche lui continua a dichiararsi innocente. Eventuali mandanti della strage non sono ancora stati scoperti.

Ipotesi alternative[modifica | modifica sorgente]

I primi soccorsi

A causa del protrarsi negli anni delle vicende giudiziarie e dei numerosi comprovati depistaggi, intorno ai veri esecutori e ai mandanti dell'attentato si sono sempre sviluppate numerose ipotesi e strumentalizzazioni politiche divergenti dai fatti processuali che hanno portato alle condanne definitive dei presunti esecutori materiali della strage. Nel maggio 2007 il figlio di Massimo Sparti (malvivente legato alla banda della Magliana, gruppo criminale coinvolto nella strategia della tensione e nei depistaggi, e principale accusatore di Fioravanti e Mambro) dichiara «mio padre nella storia del processo di Bologna ha sempre mentito».[18]

Il terzo condannato, Ciavardini, venne invece accusato da Angelo Izzo, criminale pluriomicida noto come "il mostro del Circeo", spesso rivelatosi inattendibile.[19] Il 19 agosto 2011 la Procura di Bologna pone sotto indagine due terroristi tedeschi, Thomas Kram e Christa Margot Frohlich, entrambi legati al gruppo del terrorista Carlos, i quali risulterebbero presenti a Bologna il giorno dell'attentato, seguendo così la pista del terrorismo palestinese e/o mediorientale, mai accettata dal presidente dell'Associazione famigliari vittime Paolo Bolognesi e invece ripetutamente riproposta da Francesco Cossiga.[20]

L'ipotesi di Licio Gelli[modifica | modifica sorgente]

Licio Gelli ha dichiarato che crede che la strage sia dovuta un mozzicone di sigaretta che cadendo accidentalmente su dell'esplosivo ne ha causato la detonazione [21].

Il gruppo di "Carlos" e la "pista palestinese" del FPLP[modifica | modifica sorgente]

Stando quanto riportato dai media nel 2004 e ripreso nel 2007[22], Francesco Cossiga, in una lettera indirizzata a Enzo Fragalà (misteriosamente assassinato nel 2010), capogruppo di Alleanza Nazionale nella commissione Mitrokhin (che si occupava del noto archivio di documenti del KGB sovietico) - il cui presidente, Paolo Guzzanti, si trovò poi d'accordo con le rivelazioni di Cossiga - ipotizza un coinvolgimento palestinese (per mano del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina e del gruppo Separat di Ilich Ramírez Sánchez, noto come "comandante Carlos") dietro l'attentato.[23]Inoltre, nel 2008 Cossiga ha rilasciato un'intervista al Corriere della Sera in cui ribadiva la sua convinzione secondo cui la strage non sarebbe da imputarsi al terrorismo nero, ma ad un "incidente" di gruppi della resistenza palestinese operanti in Italia[24]. Si dichiara altresì convinto dell'innocenza di Francesca Mambro e Giuseppe Valerio Fioravanti.[25]

Tra il 1999 e il 2006, durante i lavori istruttori della Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi (XIII legislatura, 1996-2001) e poi della Commissione d'inchiesta concernente il «dossier Mitrokhin» e l'attività d'intelligence italiana (XIV legislatura, 2001-2006) sono emersi elementi inediti sui collegamenti internazionali del terrorismo italiano e sulle reti dei servizi segreti dell'ex blocco sovietico e dei principali Paesi arabi come Siria, Libano, Libia, Yemen del Sud e Iraq.

Grazie a queste informazioni è stato possibile riannodare i fili di una trama occultata per 25 anni e scoprire i punti nevralgici di uno dei segreti più sensibili della Repubblica: – gli accordi con la dirigenza palestinese (cosiddetto «lodo Moro»); – i retroscena del traffico di armi tra l'Fplp e l'Italia; – le minacce al governo italiano per il sequestro dei missili di Ortona e l'arresto del capo dell'Fplp in Italia Abu Anzeh Saleh; – i legami di Abu Anzeh Saleh con il terrorista internazionalista Ilich Ramírez Sánchez, detto Carlos; – l'allarme dell'antiterrorismo italiano ai servizi segreti tre settimane prima della strage; – il fallimento delle manovre della nostra intelligence per evitare l'azione ritorsiva; – l'arrivo in Italia il 1º agosto 1980 del terrorista tedesco Thomas Kram legato al gruppo Carlos e ai palestinesi, e presente a Bologna il giorno della strage, possibile ritorsione per la rottura del lodo Moro. A fronte di queste evidenze il 17 novembre 2005 la procura bolognese apre un procedimento contro ignoti (7823/2005 RG)[26]. Questa pista è stata anche collegata da alcuni, come Enzo Raisi nel libro Bomba o non bomba, con la morte nella strage del giovane comunista Mauro Di Vittorio, affermando che potesse essere un ignaro o incauto portatore di un ordigno che non era destinato a Bologna.[27][28]

Possibile connessione con Ustica e la NATO[modifica | modifica sorgente]

È da tenere in considerazione il fatto che il 27 giugno 1980, ovvero 35 giorni prima della strage della stazione, da Bologna era partito l'aereo DC9 Itavia volo IH870 per Palermo, che fu misteriosamente abbattuto al largo di Ustica provocando la morte di 81 persone. Le versioni ufficiali hanno sempre tenuto le due stragi separate al punto che tuttora per l'opinione pubblica italiana i due fatti appaiono slegati da qualsiasi fattore o nesso comune. Esiste tuttavia, per alcuni, la possibilità che alcuni servizi segreti (CIA, Mossad) avessero provocato la strage di Bologna al fine di mettere sotto pressione il governo italiano e il suo filoarabismo ("lodo Moro"), in quanto considerato ambiguo e controproducente agli interessi atlantici. Tale filoarabismo dello Stato italiano avrebbe suggerito la protezione del Colonnello Gheddafi nel presumibile attacco subito nei cieli di Ustica il 27 giugno di quella stessa estate. Questo spiegherebbe la copertura successiva e la deviazione delle indagini sulla strage da parte dello Stato italiano. Tale ipotesi deriva principalmente dalla tesi del terrorista Carlos e di alcuni suoi compagni di lotta.[29]

Dalla sua cella, a Parigi, Carlos, pseudonimo del terrorista filo palestinese Ilich Ramírez Sánchez, affermò che «la commissione Mitrokhin cerca di falsificare la storia» e che «a Bologna a colpire furono CIA e Mossad», con l'intento di punire e ammonire l'Italia per i suoi rapporti di fiducia reciproca con l'OLP, che si era segretamente impegnato a non colpire l'Italia in cambio di una certa protezione.[30] In un allegato pubblicato in fascicoli del settimanale di destra L'Italia Settimanale nel corso del 1994 intitolato "Storia della prima Repubblica" viene fornita una particolare ipotesi sulla strage; viene accomunata alla strage di Ustica (ne viene definita letteralmente il "bis"); poi viene paragonata al caso di Enrico Mattei e al caso Moro. Il testo prosegue con

« L'Italia dalla nascita della prima Repubblica è stata, come tutti sanno, un paese a sovranità limitata (...) ora, nel momento in cui, per questioni contingenti (...) ha fatto - raramente - scelte che si sono rivelate in contrasto con le alleanze di cui vi dicevo, ha compiuto, detto in termini politico-mafioso-diplomatici, uno "sgarro". E come nella mafia quando un picciotto sbaglia finisce in qualche pilone di cemento o viene privato di qualche parente (in gergo si chiama "vendetta trasversale"). Così è fra gli Stati: quando qualche paese sbaglia, non gli si dichiara guerra; ma gli si manda un "avvertimento", sotto forma di bomba, che esplode in una piazza, su di un treno, su una nave, ecc ecc »

Senza contestare le sentenze giudiziarie che hanno riconosciuto gli esecutori materiali, il testo vuole indicare i mandanti.

La pista libica e il possibile coinvolgimento di Gheddafi[modifica | modifica sorgente]

C'è anche chi pensa che la Libia stessa abbia avuto una larga parte nella strage di Bologna quale ritorsione per l'attacco al Colonnello Gheddafi avvenuto presumibilmente a Ustica il 27 giugno del 1980.[31] L'attacco sarebbe fallito perché il colonnello fu avvisato, come avverrà con Bettino Craxi che salverà Gheddafi dal bombardamento aereo su Tripoli, da qualche personaggio importante della politica italiana. In questa occasione aviazioni NATO, francesi e inglesi, avrebbero lanciato, col consenso del governo italiano che non si occupò di vigilare sulle rotte civili, un missile che appunto non colpì Gheddafi, ma un caccia libico (ritrovato in Calabria) e l'aereo DC9 Itavia. Poco più di un mese dopo, proprio il 2 agosto, l'Italia, alla Valletta, firmò un accordo per proteggere Malta da possibili attacchi libici. Il rais libico, presente, avrebbe minacciato il diplomatico Giuseppe Zamberletti dicendo che "fra poco gli italiani conosceranno il significato della parola terrore".[32] Le minacce libiche sono state confermate anche dallo stesso diplomatico.[33][34]

Giovanni Spadolini si dichiarò convinto della pista libica, in un'interrogazione parlamentare del 4 agosto[35], quando si capì che era detonata una bomba e non una caldaia, ma Cossiga dichiarò subito la strage come "fascista", apparentemente senza prove certe (all'epoca di questa affermazione), ritrattando alcuni anni dopo accusando il terrorismo palestinese. Lo stesso depistaggio dei servizi segreti e della P2, sarebbe servito ad indicare la pista del fascismo, anche se non quella dei NAR ma quella "internazionale", per scagionare la Libia ed evitare incidenti diplomatici, poiché Gheddafi aveva importanti partnership commerciali e petrolifere con l'ENI e la FIAT, nonché quote di partecipazioni azionarie. L'ex spia e faccendiere Francesco Pazienza, braccio destro di Gelli, condannato a 13 anni per i depistaggi verso la pista neofascista, ha sostenuto questa tesi in interviste concesse dopo la scarcerazione, affermando che anche il procuratore Domenico Sica propose la pista libica, rivelando il motivo per cui Gelli volle depistare, e cioè la difesa degli interessi finanziari e petroliferi italiani con il regime di Gheddafi[36], poiché "coinvolgerla (la Libia) in quel momento avrebbe voluto dire tragedia per la Fiat e per l'Eni."[37]

La bomba al tritolo di Bologna - di fabbricazione militare - sarebbe stata posta da agenti segreti libici (come quella al plastico della strage di Lockerbie del 1988, in cui è riconosciuta la responsabilità del governo di Tripoli e di un suo agente, Abd el-Basset Ali al-Megrahi), o dal citato Thomas Kram del gruppo di Carlos, collaboratore anche dei libici. La tesi è sostenuta anche da uno dei condannati per la strage, Valerio Fioravanti, ma anche da elementi dissociati delle Brigate Rosse, mentre Cossiga affermò invece che Gheddafi non era coinvolto.[38]

Vittime[modifica | modifica sorgente]

Associazione dei familiari delle vittime[modifica | modifica sorgente]

L'Associazione dei familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 si costituì il 1º giugno 1981 allo scopo di "ottenere con tutte le iniziative possibili la giustizia dovuta"; costituita inizialmente da 44 persone, il numero di associati crebbe fino ad arrivare a 300 elementi.

L'Associazione negli anni successivi alla strage è rimasta attiva, tanto per il ricordo della strage quanto per proporre iniziative che si sono affiancate alle indagini; con scadenza quadrimestrale i componenti sono soliti recarsi presso il tribunale, al fine di incontrare i magistrati inquirenti e, esaurito l'incontro, indicendo una conferenza stampa a scopo informativo sullo stato delle cose.

Il 6 aprile 1983, l'Associazione, assieme alle Associazioni delle vittime delle stragi di Piazza Fontana, Piazza della Loggia e del treno Italicus, costituì, con sede a Milano, l'Unione dei Familiari delle Vittime per Stragi[39].

Declassificazione degli atti[modifica | modifica sorgente]

Con una direttiva del 22 aprile 2014, tutti i fascicoli relativi a questa strage non sono più coperti dal segreto di Stato e sono perciò liberamente consultabili da tutti.[40]

Commemorazioni[modifica | modifica sorgente]

Il foro nel pavimento provocato dalla bomba, sito al di sotto della lapide contenente i nomi delle vittime
L'orologio della stazione, fermo perennemente alle ore 10.25 in memoria del momento della strage. L'orologio venne riparato e fatto ripartire, ma la città di Bologna volle che fosse fermato di nuovo sull'ora della strage[41]
Lapide UNESCO a memoria della strage
La manifestazione per il trentennale della strage, celebratasi il 2 agosto 2010

Il 2 agosto è considerata la giornata in memoria di tutte le stragi, e la città di Bologna con l'Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 organizzano ogni anno un concorso internazionale di composizione musicale con concerto in Piazza Maggiore.

Per ricordare la strage, nella ricostruzione dell'ala della stazione distrutta è stato creato uno squarcio nella muratura. All'interno, nella sala d'aspetto, è stata mantenuta la pavimentazione originale nel punto dello scoppio. Il settore ricostruito presenta l'intonaco esterno liscio e non "bugnato" come tutto il resto del fabbricato, in modo che sia immediatamente riconoscibile e più visibile. È stato mantenuto intatto uno degli orologi nel piazzale antistante la stazione ferroviaria, quello che si fermò alle 10:25; qualche tempo dopo la strage l'orologio venne rimesso in funzione,[42][43] ma di fronte a decise rimostranze le Ferrovie convennero sull'opportunità che quelle lancette rimanessero ferme a perenne ricordo.

Il cippo commemorativo nella stazione di Bologna contiene l'elenco delle "vittime del terrorismo fascista". Durante il mandato di Giorgio Guazzaloca, sindaco di Bologna dal 1999 al 2004, l'esponente locale di Alleanza Nazionale Massimiliano Mazzanti propose al sindaco di non citare più la "matrice fascista" della strage nella commemorazione ufficiale del 2 agosto, anche se confermata con le condanne del 1995.[44] Nonostante le critiche dell'opposizione, il sindaco, pur non ammettendo di aver accolto l'invito che veniva da una parte della sua maggioranza, così fece per tutte e quattro le prime celebrazioni che lo videro protagonista. Dal 2004, invece, il nuovo sindaco, Sergio Cofferati, è tornato a scandire la vecchia formula durante la manifestazione ufficiale.

Il 2 agosto 2010, giorno del trentennale della strage, per la prima volta nessun rappresentante del governo è stato presente alla commemorazione svoltasi dapprima in Comune e successivamente nel piazzale antistante la stazione; rappresentante per lo Stato è stato il prefetto di Bologna, Angelo Tranfaglia[45]. Il 24 settembre 2010 è stata posta sul binario 1 della stazione di Bologna una targa commemorativa con cui Unesco dichiara la Strage parte dei Patrimoines pour une Culture de la Paix Onu-Unesco per la promozione di una cultura di pace anche attraverso i patrimoni culturali locali.

La strage nel cinema e nel teatro[modifica | modifica sorgente]

  • 2 agosto 1980. Oggi (2005)
  • 2 agosto, stazione di Bologna. Binario 9 ¾ (2006)
  • NowHere (2007)
  • Il narratore Daniele Biacchessi, racconta la strage alla stazione di Bologna negli spettacoli La storia e la memoria e Il paese della vergogna con il gruppo Gang.
  • Il film del 2010 L'estate di Martino, di Massimo Natale, ricorda nel finale la strage alla stazione, anche se indirettamente, poiché tutta la negatività delle ore 10:25 viene convogliata sul protagonista che muore, lasciando scorrere senza alcuna esplosione il momento fatidico delle 10:25 a Bologna.
  • Nel 2013 Pupi Avati ricorda la strage del 2 agosto nella miniserie televisiva "Un Matrimonio" con Micaela Ramazzotti e Flavio Parenti

La strage nelle opere letterarie[modifica | modifica sorgente]

  • Nel 2010 viene ripubblicato il libro Strage di Loriano Macchiavelli (Einaudi editore). Il romanzo era già uscito nel 1990 sotto lo pseudonimo di Jules Quicher, per l'editore Rizzoli, e fu ritirato dalle vendite dopo una settimana in seguito ad una querela. Il romanzo, di stile poliziesco, rappresenta gli avvenimenti della Strage di Bologna e le successive indagini. Nella nota dell'autore viene negato ogni riferimento a personaggi reali.
    La sovracoperta dell'edizione Rizzoli del 1990 riproduceva alcune immagini della stazione distrutta, inclusa quella dell'orologio fermo alle 10:25.
  • Maria Fresu, l'unica vittima di cui non venne ritrovato il corpo perché completamente disintegrato dall'esplosione, viene ricordata nella poesia Il nome di Maria Fresu[46] di Andrea Zanzotto.
  • Nel romanzo Il pendolo di Foucault di Umberto Eco si parla a un certo punto di una valigia piena di esplosivo abbandonata su un treno, in transito tra Bologna e Firenze.[47]
  • Uno dei racconti[48] della raccolta Bar sport duemila di Stefano Benni si svolge nella stazione di Bologna la mattina della strage e termina un istante prima dell'esplosione.
  • Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli, nel libro Appennino di sangue[49], ricordano la strage, seppure indirettamente. I due personaggi principali, infatti, giungono nell'area ovest della stazione di Bologna il due agosto alle ore 10:25.

La strage nelle opere figurative[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La strage di Bologna
  2. ^ Fioravanti, Mambro e Ciavardini rimangono gli esecutori materiali
  3. ^ Strage di Bologna. Depistaggi per l' "amico" Gheddafi
  4. ^ Bologna e Ustica, quando il sospetto cadde su Gheddafi
  5. ^ Gheddafi e Bologna
  6. ^ Operation Gladio
  7. ^ Sentito dai magistrati l'ex terrorista tedesco Kram
  8. ^ Strage di Bologna: l'ex giudice Priore rilancia la pista palestinese
  9. ^ da parte palestinese per la rottura del "lodo Moro" o libica per il presunto attacco contro Gheddafi a Ustica e l'accordo della Valletta, cfr. La minaccia e la vendetta. Ustica e Bologna, un filo tra due stragi di Franco Angeli; o da parte di forze legate alla NATO per collaborazione tra Italia, palestinesi e Gheddafi stesso, cfr. Strage di Bologna, il giudice Rosario Priore: "Chiedete a Carlos, lui potrebbe dire cose che non immaginiamo"
  10. ^ Carlo Lucarelli, Blu notte La strage di Bologna
  11. ^ Filmato "Il Caso della Strage di Bologna" di Carlo Lucarelli - Blu notte, quinta serie, puntata n.6 - 2002.
  12. ^ La storia d'Italia, Vol. 23, Dagli anni di piombo agli anni 80, Torino, 2005, pag. 587
  13. ^ L'Unità, 3 agosto 1980
  14. ^ I depistaggi per Gheddafi
  15. ^ l'affare Italia-Libia: dossier
  16. ^ Milena Gabanelli, "Io, Gelli e la strage di Bologna". Ecco le verità della super-spia
  17. ^ "SuperSISMI", dodici anni per una verità
  18. ^ "Strage di Bologna. Parla il figlio di Sparti, testimone chiave dell'accusa: «Mio padre ha sempre mentito»", Il Sole 24 Ore, 24 maggio 2007
  19. ^ Angelo Izzo, un pentito per tutte le stagioni
  20. ^ Svolta sulla strage del Due Agosto Indagati due terroristi tedeschi da bologna.repubblica.it, 19 agosto 2011
  21. ^ La Stampa - Strage di Bologna, intervista choc a Gelli: "Fu colpa di una sigaretta"
  22. ^ "Il giallo della strage di Bologna. Ecco le prove della pista araba", da Il Giornale del 22-10-2007.
  23. ^ "Strage Bologna: Cossiga, forse atto del terrorismo arabo"
  24. ^ il compound B, l'esplosivo al tritolo e T4 può, in teoria, detonare anche per errore, innescando e poi facendo esplodere le gelatine, di cui la bomba era composta in parte maggiore, anche se non può esplodere accidentalmente con "mozziconi di sigaretta", come invece affermò anche Licio Gelli
  25. ^ "La strage di Bologna, fu un incidente della resistenza palestinese", Corriere della Sera, 8 luglio 2008
  26. ^ Dossier
  27. ^ Paolo Bolognesi, Strage del 2 agosto 1980: Raisi e il suo libro di favole
  28. ^ Due agosto, Raisi insiste sulla pista Di Vittorio
  29. ^ Trattai io il lodo Moro, mani libere a noi palestinesi
  30. ^ "A Bologna a colpire furono Cia e Mossad. Carlos: utilizzati giovani neofascisti, però per me Mambro e Fioravanti sono innocenti", Corriere della Sera, 23 novembre 2005
  31. ^ Riccardo Bocca, Tutta un'altra strage, BUR, 2007
  32. ^ Marco Gregoretti, La bomba la fece mettere Muammar al Qaddafi detto Gheddafi?
  33. ^ Giuseppe Zamberletti, La minaccia e la vendetta: Ustica e Bologna: un filo tra due stragi, F. Angeli, 1995
  34. ^ Giuseppe D'Avanzo, Bologna, le ombre e le intenzioni
  35. ^ "Io, Gelli e la strage di Bologna" Ecco le verità della super-spia - Politica - Repubblica.it
  36. ^ Pazienza: "La strage di Bologna opera di Gheddafi"
  37. ^ Lo zelo sospetto di Cossiga e la pista libica
  38. ^ Bocca, op. cit.
  39. ^ L'Associazione ha curato, insieme ad altre associazioni di vittime delle stragi la pubblicazione del libro intitolato Il terrorismo e le sue maschere edito dalla Pendragon di Bologna.
  40. ^ Stragi, Renzi toglie il segreto di Stato: tutta la verità su Ustica, piazza Fontana, Italicus, stazione di Bologna in Il Messaggero.it, 22 aprile 2014. URL consultato il 22 aprile 2014.
    «I «fatti sanguinosi» di Ustica, Peteano, treno Italicus, piazza Fontana, Piazza della Loggia, Gioia Tauro, stazione di Bologna e rapido 904 non sono più coperti dal segreto di Stato.».
  41. ^ Michele Serra, Fermate l'orologio di Bologna, La Repubblica, 18 agosto 2001.
  42. ^ Fermate l'orologio di Bologna di Michele Serra, Repubblica, 18 agosto 2001
  43. ^ Strage di Bologna, le Ferrovie riattivano l'orologio. Guazzaloca: è un errore Corriere della Sera, 18 agosto 2001
  44. ^ I DS intervengono sulla strage di Bologna, 20/12/2003
  45. ^ Strage di Bologna, per il trentennale commemorazione senza ministri in Corriere della Sera, 31 luglio 2010. URL consultato il 1º agosto 2010.
  46. ^ Il nome di Maria Fresu, in Andrea Zanzotto, Idioma, Milano, Mondadori, 1986.
  47. ^ Umberto Eco, Il pendolo di Foucault, Milano, Bompiani, 1988, pp. 437-438.
  48. ^ Il bar della stazione Testo del racconto
  49. ^ Francesco Guccini, Loriano Macchiavelli, Appennino di sangue. Tre casi per il maresciallo Santovito, Milano, Mondadori, 2011.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Daniele Biacchessi "10:25, cronaca di una strage". Roma, Gamberetti, 2000.
  • Daniele Biacchessi "Un attimo vent'anni, Storia dell'associazione tra i familiari delle vittime della strage di Bologna". Bologna, Pendragon, 2001.
  • Daniele Biacchessi, Ombre nere, Milano, Mursia, 2002
  • Antonella Beccaria, Riccardo Lenzi. Prefazione di Claudio Nunziata, Schegge contro la democrazia – 2 agosto 1980: le ragioni di una strage nei più recenti atti giudiziari. Socialmente Editore, 2010
  • Carlo Lucarelli, La strage di Bologna in Nuovi misteri d'Italia. I casi di Blu Notte. Torino, Einaudi, 2004. pp. 190 – 213. ISBN 978-88-06-16740-0.
  • Alex Boschetti e Anna Ciammitti, La strage di Bologna, fumetto con prefazione di Carlo Lucarelli. Casa editrice Becco Giallo.
  • Andrea Colombo, Storia nera. Bologna, la verità di Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, 2007, Cairo publishing.
  • Biblioteca di Repubblica: La storia d'Italia, Vol. 23, Dagli anni di piombo agli anni 80, Torino, 2005.
  • Patrick Fogli Il tempo infranto, Romanzo, Milano, Piemme, 2010.
  • Gabriele Paradisi, Gian Paolo Pelizzaro, François de Quengo de Tonquédec, "Dossier strage di Bologna. La pista segreta" Giraldi Editore, Bologna, 2010.
  • Valerio Cutonilli "Strage all'italiana", Edizioni Trecento, 2007.
  • Fedora Raugei, Bologna, 1980 vent'anni per la verità. Il più grave attentato della storia italiana nella ricostruzione processuale, prefazione di Mario Guarino, Prospettiva, Roma, 2000.
  • Gianluca Semprini, La strage di Bologna e il terrorista sconosciuto. Il caso Ciavardini, Bietti, Roma, 2003.
  • Enzo Raisi, Bomba o non bomba. Alla ricerca ossessiva della verità, Minerva edizioni, 2005
  • Riccardo Bocca, Tutta un'altra strage, BUR, 2007
  • Francesco Cossiga, La versione di K. Sessant'anni di controstoria, Rizzoli, 2009
  • Andrea Paolella, Paolo Bolognesi, Roberto Roversi, Gianni D'Elia, Carlo Lucarelli, "La strage dei trent'anni", Clueb, Bologna 2010

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]