Jean-François Millet

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Jean-François Millet
Fotografia di Nadar

Jean-François Millet (Gréville-Hague, 9 ottobre 1814Barbizon, 20 gennaio 1875) è stato un pittore francese.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Le spigolatrici (Les glaneuses) (1857), Parigi, Musée d'Orsay

Jean-François Millet fu il primo degli otto figli di Jean-Louis Nicolas e di Aimée Henriette Adélaïde Henry, una coppia di piccoli contadini, molto religiosi, di Gruchy. Gruchy non era altro che un gruppo di case, frazione del paesino normanno di Gréville affacciato sul mare di Normandia. La povertà della famiglia non gli consentì di ricevere un'istruzione di primo livello, ma sembra che ad essa un suo prozio prete abbia cercato di supplire facendogli leggere, oltre la Bibbia, anche un poco di latino.

Avendo dimostrato di essere predisposto al disegno, all'età di diciannove anni cominciò a prendere lezioni di pittura e disegno dal maestro Paul Dumouchel, senza per questo trascurare di aiutare la famiglia nel duro lavoro dei campi; nel 1835 scelse di seguire un altro pittore, Théophile Langlois, che si occupava anche del museo di Cherbourg, dove Millet entrò in contatto con l'arte del passato. Suo padre morì nel 1837, lo stesso anno in cui ricevette una borsa di studio dal Municipio di Cherbourg, che gli permise di recarsi a Parigi per frequentare l'École des Beaux-Arts sotto la direzione del pittore Paul Delaroche.

Nel novembre 1841 sposò Pauline-Virginie Ono, che morì di tubercolosi tre anni dopo ad appena ventitré anni. Superato il lutto, Millet si risposò nel 1853 con Catherine Lemaire dalla quale ebbe nove figli. Inizialmente indirizzato al ritratto, si dedicò progressivamente a temi di vita contadina: nel 1847 espose al Salon di Parigi, l'importante mostra annuale che consacrava i migliori artisti dell'epoca. Grazie a questa esperienza entrò in contatto con importanti personalità del mondo dell'arte, come, ad esempio, il mercante Paul Durand-Ruel. L'anno successivo ottenne un successo ancora maggiore al Salon, con il dipinto Il vagliatore, giudicato positivamente dalla critica.

Nel 1849 decise di trasferirsi con l'amico Charles Jacques a Barbizon, nei pressi della foresta di Fontainebleau, dove, tra gli altri artisti presenti, conobbe Théodore Rousseau. Nonostante i discreti successi ottenuti, Millet dovette aspettare ancora dieci anni per poter contare su una certa stabilità economica garantita dalla vendita delle sue opere. Collaborò, dal 1860, con alcuni collezionisti belgi: le mostre cui partecipò contribuirono ad accrescerne la stima, tanto che nel 1868 venne nominato cavaliere della Legion d'onore.

Dai primi anni settanta, il lavoro dell'artista risentì dei suoi problemi di salute: Millet morì pochi anni dopo nel 1875, a Barbizon, sessantenne. Fu un grande artista.

L'Angelus (1857-1859), Parigi, Musée d'Orsay

Attività artistica[modifica | modifica sorgente]

All'inizio della carriera, Millet si dedicò ai ritratti, un genere sempre richiesto che gli permetteva di guadagnare il minimo per vivere. Adeguandosi alle mode, sperimentò anche un genere che richiamava il rococò del XVIII secolo: rappresentò quadri mitologici e allegorici, con scene campestri spensierate.

Dal 1850 si cimentò con le incisioni: dopo i primi esperimenti necessari a prendere padronanza con la tecnica, eseguì stampe tratte da suoi dipinti, ma riprese pure, nei quadri, soggetti già incisi[1].

Nel periodo di Barbizon, si dedicò a rappresentazioni di scene agresti a metà strada tra il naturalismo e il realismo: i protagonisti dei suoi dipinti, contadini o persone delle classi più umili, sono ritratti con una grande dignità e forza d'animo. Sono queste le opere che vennero più volte richiamate da artisti come Vincent Van Gogh e Salvador Dalí.

Opere[modifica | modifica sorgente]

Chasse des oiseaux avec les feux (1874), Philadelphia Museum of Art

Musei[modifica | modifica sorgente]

Elenco dei musei che raccolgono opere dell'artista:

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Patrizia Foglia, Alla conquista della dignità: grafica e lavoro nel XIX secolo, in Patrizia Foglia, Chiara Gatti, Luigi Martini [a cura di], Il lavoro inciso - Arbeit der Grafik. Capolavori dell'arte grafica da Millet a Vedova - Meisterwerke der grafischen Kunst von Millet bis Vedova, Skira, 2007 (ISBN 88-6130-150-9)

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