Friuli-Venezia Giulia

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Friuli-Venezia Giulia
regione autonoma a statuto speciale
(IT) Friuli-Venezia Giulia
(FUR) Friûl-Vignesie Julie
(SL) Furlanija-Julijska Krajina
(DE) Friaul-Julisch Venetien
Friuli-Venezia Giulia – Stemma Friuli-Venezia Giulia – Bandiera
In senso orario vedute di Gorizia, Pordenone, Udine e Trieste
In senso orario vedute di Gorizia, Pordenone, Udine e Trieste
Localizzazione
Stato Italia Italia
Amministrazione
Capoluogo Trieste
Presidente Debora Serracchiani (PD) dal 22/04/2013
Data di istituzione 31 gennaio 1963
Territorio
Coordinate
del capoluogo
45°38′10″N 13°48′15″E / 45.636111°N 13.804167°E45.636111; 13.804167 (Friuli-Venezia Giulia)Coordinate: 45°38′10″N 13°48′15″E / 45.636111°N 13.804167°E45.636111; 13.804167 (Friuli-Venezia Giulia)
Superficie 7 845 km²
Abitanti 1 229 363[1] (31-12-2013)
Densità 156,71 ab./km²
Province Gorizia, Pordenone, Trieste, Udine
Comuni 217
Regioni confinanti Alta Carniola (SI-052), Carinzia (AT-2), Goriziano (SI-023), Litorale-Carso (SI-024), Veneto
Altre informazioni
Lingue Italiano, friulano, sloveno, tedesco
Fuso orario UTC+1
ISO 3166-2 IT-36
Codice ISTAT 06
Nome abitanti friulani e giuliani
PIL (PPA) 27.358,2 mln
PIL procapite (PPA) 29.292
Cartografia

Friuli-Venezia Giulia – Localizzazione

Mappa della regione con le sue province
Mappa della regione con le sue province
Sito istituzionale

Il Friuli Venezia Giulia[2] (Friûl-Vignesie Julie in friulano, Furlanija-Julijska krajina in sloveno, Friaul-Julisch Venetien in tedesco) è una regione a statuto speciale dell'Italia nord-orientale di 1.221.860 abitanti[3], con capoluogo Trieste. Il Friuli-Venezia Giulia è un caso del tutto singolare tra le regioni italiane. La geografia lo ha posto al confine delle tre principali realtà etnico-linguistiche del continente europeo: latina, slava e germanica, che qui hanno dialogo e si sono armonizzate, ma che si sono pure scontrate, creando nei secoli molteplici diversità.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Si estende su una superficie di 7858 km². È formata dalla regione storico-geografica del Friuli, che costituisce una porzione di territorio compresa tra il 91 e il 96%, e dalla parte di Venezia Giulia rimasta all'Italia dopo la seconda guerra mondiale. Tuttavia, non si può stabilire una demarcazione precisa tra queste due zone, in quanto secondo la parte friulana il confine sarebbe costituito dal fiume Timavo, un fiume in parte sotterraneo (confini del Friuli storico), mentre per altri, residenti soprattutto a Trieste, questo passerebbe lungo il fiume Isonzo.

I confini sono:

Morfologicamente la regione può essere suddivisa in 4 aree principali.

Montagne[modifica | modifica sorgente]

Questa area comprende a nord-ovest la Carnia e la sezione finale delle Alpi (Alpi Carniche e Alpi Giulie), di cui la più alta vetta è il Monte Coglians 2.780 m. I suoi paesaggi sono caratterizzati da vaste pinete e pascoli, i suggestivi alpeggi, meravigliosi laghi di montagna, per esempio Sauris, Barcis, Fusine, il lago di Bordaglia e da numerosi torrenti che scendono dalle montagne. La zona è nota anche come meta turistica, soprattutto durante la stagione invernale (Tarvisio, Sella Nevea, Monte Zoncolan, Forni di Sopra, Piancavallo).

Le sezioni e sottosezioni alpine che interessano la regione sono:

Colline[modifica | modifica sorgente]

L'area collinare è situata a sud di quella montana e lungo la parte centrale del confine con la Slovenia. Il principale prodotto del settore agricolo in questa zona è il vino, la cui qualità, soprattutto la qualità bianca, è conosciuta in tutto il mondo (verduzzo, ramandolo). La parte più orientale della zona collinare è anche conosciuta come Slavia friulana, il cui nome ricorda le terre in cui dal VII secolo d.C. si erano insediate genti di origini slave.

Pianure centrali[modifica | modifica sorgente]

L'area è caratterizzata da suoli poveri, aridi e permeabili. Il terreno è stato reso fertile con un sistema di irrigazione esteso e attraverso l'adozione di moderne tecniche di allevamento intensivo. La maggior parte delle attività agricole della regione sono concentrate in questa zona.

Coste[modifica | modifica sorgente]

Area che può essere ulteriormente suddivisa in due sottoaree, l'occidentale e quella orientale, separate dalla foce del fiume Isonzo (Riserva naturale della Foce dell'Isonzo). A ovest di questa la costa è bassa e sabbiosa con ampie lagune (laguna di Grado, Marano Lagunare) oltre a famose località balneari quali Grado e Lignano Sabbiadoro. A est, la costa sale verso le scogliere, dove l'altopiano carsico incontra l'Adriatico, fino a Trieste e Muggia, al confine con la Slovenia. Il Carso, caratterizzato da notevoli fenomeni geologici quali, le cavità carsiche e le numerose grotte (Grotta Gigante) e fiumi sotterranei, si estende nell'entroterra delle province di Trieste e Gorizia, con un'altitudine compresa tra 300 e 600 m.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Il clima del Friuli Venezia Giulia va dal clima submediterraneo delle zone costiere, a un clima temperato più umido delle pianure e zone collinari fino al clima alpino delle Alpi. La temperatura annuale media di Trieste (dati 2000-2008) è di 15,7 gradi e mentre quella della pianura va dai 13 ai 14,5 gradi. La zona della regione più mite è quella litoranea presso Trieste per l'influenza del mare più profondo ed il parziale riparo delle colline retrostanti. Questo tratto di costa gode di clima tra i più secchi d'Italia e specie nelle minime risulta quasi sempre sensibilmente più mite del resto della regione, contando in media solo 9 minime sottozero (in genere di pochi decimi o di -1 o -2 gradi) all'anno contro le 60 ed oltre minime negative (che possono arrivare fino ai -10 e oltre) di alcune zone della pianura friulana. Sulla costa i venti principali sono la caratteristica Bora da ENE e lo Scirocco da Sud, che si alternano nel corso dell'inverno, mentre il Maestrale da Ovest e le brezze predominano invece in estate. La zona della costiera triestina tra Sistiana e Miramare è riparata dal vento di Bora grazie al costone roccioso sovrastante, mentre vi risultano esposte Trieste, il resto della costa, la bassa pianura, le zone di Cividale e parzialmente la alta pianura da Palmanova a Gemona,zone su cui il vento nordorientale penetra sfruttando varie valli laterali delle Alpi Giulie. La montagna friulana ha un clima più rigido e piovoso e i livelli altimetrici delle nevicate e della vegetazione sono più bassi che nel resto delle Alpi.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Zone Altimetriche d'Italia.

Ambiente naturale[modifica | modifica sorgente]

  • ZPS - Zone di Protezione Speciale

Questi sono, per quanto concerne la Regione Friuli-Venezia Giulia, i siti delle Zona di protezione speciale.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Aree naturali protette del Friuli-Venezia Giulia.

Provincia di Gorizia

Provincia di Pordenone

Provincia di Trieste

Provincia di Udine

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia del Friuli, Venezia Giulia e Storia di Trieste.

Epoca romana[modifica | modifica sorgente]

Statua di Giulio Cesare a Cividale (Forum Iulii)

Roma intervenne nell’Istria con tre spedizioni militari (221, 178-177 e 129 a.C.), interessata al controllo delle regioni subalpine orientali. Nel 181 a.C. nasce la colonia di Aquileia e da qui si irradiò la potenza romana, vanamente contrastata dalle popolazioni indigene: nel 177 a.C. vennero debellati gli Istri e distrutta Nesazio la loro capitale. Nel 129 a.C. furono battuti i Giapidi e nel 115 a.C. i Galli Carni. Una raggiera di strade collegò Aquileia ai passi alpini e, a guardia di questi furono fondati altri centri, Iulium Carnicum (Zuglio) sulla strada di Monte Croce, Forum Iulii (Cividale) su quella di Piedicolle, ed ancora Tergeste (Trieste) e Pietas Iulia (Pola). Nel 42 a.C. tutta la regione fino al Formione (Risano) entrò a far parte dell’Italia il cui confine fu portato all’Arsa in età augustea, probabilmente tra il 18 e il 12 a.C. Le Alpi orientali ebbero allora il nome di Giulie.

Questi territori fecero parte della Regio X Venetia et Histria, decima regione d’Italia, e la maggior parte delle loro città vennero ascritta a diverse tribù: Aquileia e Pola alla Velina, Iulium Carnicum alla Claudia, Forum Iuilii alla Scapita, Trieste alla Pupinia, Parenzo alla Lemonia. Nell’età di Marco Aurelio, il confine orientale dell’Italia supera le Giulie e comprende Emona (Lubiana), Albona e Tarsatica. La regione subì un processo di romanizzazione analogo a quelle della altre parti dell’Impero, e le popolazioni sottomesse si limitarono a conservare memoria delle loro origini preistoriche nei toponimi (la desinenza "acco" dei nomi di molte località friulane si deve ai contadini gallo-romani) o in miti alludenti alle antichissime migrazioni illiriche (gli argonauti e Diomede erano onorati alle foci del Timavo, i Colchi quali fondatori a Pola e nelle isole del Quarnaro). A lungo rimase vivo il culto di divinità locali, illiriche nell’Istria orientale, galliche (Beleno) in Friuli. Furono secoli di prosperità, affluiva in Aquileia gente da tutto il mondo romano tanto da divenire una delle delle più popolose città del mondo, ospitava i comandi dell’esercito danubiano, della flotta dell’Alto Adriatico ed era centro di un ricco agro alimentario, di attività portuali, commerciali, industriali.

Le vicende che portarono alla dissoluzione dell’Impero Romano furono tumultuose e drammatiche nella regione, esposta ai barbari e punto d’incrocio fra oriente e occidente. Nel 239 vi fu il "bellum aquileiense" fra le forze del senato e l’imperatore Massimino, che fu sconfitto e ucciso. Le opere di fortificazione lungo l’arco delle Alpi Giulie, iniziate già alla fine del II sec. vennero a formare col tempo un complesso sistema difensivo imperniato sul Castellum di Castra (Aidussina) e si diffusero pure le cinte murate; ma il Limes Italicus Orientalis non impedì a Teodosio, vittorioso sul Frigido (Vipacco) nella Battaglia del Frigido contro Eugenio di saccheggiare Aquileia nel 394 d.C.

Infine nel 452 la città fu assediata e predata da Attila e non risorse più all’antica potenza, con questo episodio si può far terminare il periodo romano della storia della parte nord-orientale d’Italia.

Epoca medievale[modifica | modifica sorgente]

Rovine romane di Aquileia

La regione sorge in parte delle terre occupate in epoche passate dal Patriarcato di Aquileia che fu nell'età medievale uno degli stati più estesi ed importanti dell'Italia settentrionale. Il patriarcato di Aquileia si dotò, molto precocemente, di una propria Costituzione e di un Parlamento, ritenuto, da alcuni studiosi, il più antico d'Europa[4].

Epoca contemporanea[modifica | modifica sorgente]

La costituzione del Regno d'Italia rafforzò, a sua volta, l'irridentismo, non solo nell'Istria ma pure a Trieste e a Gorizia. Questa affermazione era favorita dal sistema elettorale austriaco. Il processo di industrializzazione di Trieste, di Monfalcone e Pola diventata dopo il 1866 una grande base navale, inserì nella lotta politica una consistente e ben organizzata forza politica: il partito socialista, mentre la situazione internazionale, causata dalla Triplice Alleanza rendeva spesso difficile l'azione dell'irredentismo che ebbe le sue principali manifestazioni a Trieste e in genere nelle città. Il movimento politico dei cattolici ebbe le sue maggiori affermazioni nel goriziano fortemente caratterizzato dal nazionalismo cattolico slavo. Queste lotte favorirono un notevole processo culturale e sociale, come pure della coscienza nazionale tra gli italiani a cui l'Impero Austriaco cerco di contrapporsi favorendo l'austroslavismo nei territori interessati.

La guerra italo-austriaca del 1915 ebbe tra i suoi obbiettivi fondamentali l'annessione della Venezia Giulia all'Italia. Essa fu combattuta per la maggior parte nel territorio della regione che risentì duramente delle operazioni belliche. A oriente e occidente del fiume Isonzo la regione fu retrovia del conflitto per tre anni e patì gravissimi danni nei porti e nelle valli dell'Isonzo dove Gorizia fu quasi totalmente rasa al suolo. Sugli italiani gravò l'oppressione poliziesca dell'Austria e dopo la rotta di Caporetto nel 1917 il Friuli subì la dura prova dell'invasione e dell'esodo di parte della popolazione e delle conseguenti spoglizioni.

Il Friuli-Venezia Giulia raggiunge l'attuale conformazione dopo la seconda guerra mondiale. Il 10 febbraio 1947, alla fine della seconda guerra mondiale, l'Italia, sconfitta, aveva firmato a Parigi il Trattato di Pace con le potenze alleate (e associate) vincitrici, perdendo gran parte della Venezia Giulia.

La scelta di Trieste come capoluogo regionale fu fatta per dare alla città giuliana, privata dei propri tradizionali mercati di sbocco e della propria zona di influenza fin dalla fine della prima guerra mondiale e del proprio immediato entroterra subito dopo la seconda, un ruolo amministrativo importante. Trieste, dalla storia recente importante e travagliata, fu nel XIX secolo il principale porto dell'Impero Austro-Ungarico ed uno dei maggiori empori del Mediterraneo, nonché polo culturale di indiscussa importanza. Per tali ragioni godeva di prestigio internazionale. La città che, dalla fine dell'Ottocento, era divenuta anche uno dei simboli del nazionalismo italiano, risultava però al momento del congiungimento essere estranea alla regione storica e geografica del Friuli.

Udine, da parte sua, fin dal XIII secolo diviene una delle città in cui risiedeva il Patriarca di Aquileia, in età medievale una degli stati più estesi ed importanti dell'Italia settentrionale. Il patriarcato di Aquileia si dotò, molto precocemente, di una propria Costituzione e di un Parlamento, ritenuto, da alcuni studiosi, il più antico d'Europa[4], nonché di una Università istituita a Cividale del Friuli nel 1353 per concessione diretta dell'imperatore Carlo IV. La città di Udine continua ancora oggi con i suoi centri culturali a mantenere viva la storia e le tradizioni delle terre di cui storicamente fa capo.

Toponimo[modifica | modifica sorgente]

Il nome Friuli è di origine romana e deriva dalla città di Forum Iulii (ora Cividale del Friuli) fondata da Giulio Cesare verso la metà del I secolo a.C. e divenuta dopo la distruzione di Aquileia ad opera degli Unni nel (452 d.C.), il capoluogo della regione Venetia et Histria, in posizione pedemontana più appartata, ma più sicura. Con le invasioni barbariche il nome, contrattosi nella forma attuale fu esteso a tutta la regione circostante sulla quale la città esercitava la sua giurisdizione, che divenne prima ducato, poi la marca ed infine la contea del Friuli. Anche il nome Venezia Giulia si richiama alla tradizione romana della Venetia et Histria e delle Alpes Iuliae, ricordando il substrato dei venetici e le imprese di Giulio Cesare e di Cesare Ottaviano Augusto, entrambi della Gens Iulia. Esso fu proposto nel 1863 dal glottologo goriziano Graziadio Ascoli.

Bandiera[modifica | modifica sorgente]

La bandiera del Friuli Venezia Giulia è un'aquila dorata su campo blu. Il simbolo è stato ripreso da un paramento sacro conservato nel Museo del Duomo di Udine e appartenuto al patriarca Bertrando di Aquileia, considerato uno dei padri civili del Friuli.

Amministrazione e politica[modifica | modifica sorgente]

Con legge Costituzionale n.1 del 31 gennaio 1963, ed entrata in vigore il 16 febbraio 1963 il Friuli Venezia Giulia è costituito in Regione autonoma, fornita di personalità giuridica, entro l'unità della Repubblica Italiana, una e indivisibile, sulla base dei principi della Costituzione, secondo tale Statuto. La Regione comprende i territori delle attuali province di Gorizia e di Udine e dei comuni di Trieste Duino-Aurisina, Monrupino, Muggia, San Dorligo della Valle e Sgonico. La Regione ha per capoluogo la città di Trieste. Ferme restando le disposizioni sull'uso della Bandiera Nazionale, la Regione ha un proprio gonfalone ed uno stemma, approvato con decreto del Presidente della Repubblica. Nella Regione è riconosciuta parità di diritti e di trattamento tutti i cittadini, qualunque sia il gruppo linguistico al quale appartengono, con la salvaguardia delle rispettive caratteristiche etniche e culturali.

Il Consiglio regionale della XI legislatura è stato eletto con le elezioni del 2013.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Presidenti del Friuli-Venezia Giulia, Consiglio Regionale del Friuli-Venezia Giulia e Elezioni regionali in Friuli-Venezia Giulia.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Gonfalone delle regione

La regione autonoma Friuli Venezia Giulia è suddivisa in 4 province e 218 comuni.

Province Capoluoghi Comuni Popolazione (ab)[5]
Provincia di Gorizia-Stemma.png GO Gorizia-Stemma.png Gorizia 25 (elenco) 140 650 (31-12-2012)
Provincia di Pordenone-Stemma.png PN Pordenone-Stemma.png Pordenone 51 (elenco) 312 911 (31-12-2012)
Provincia di Trieste-Stemma.png TS Trieste-Stemma.png Trieste 6 (elenco) 231 677 (31-12-2012)
Provincia di Udine-Stemma.png UD Udine-Stemma.png Udine 136 (elenco) 536 622 (31-12-2012)

Sul territorio regionale operano 4 comunità montane, le province di Gorizia e Trieste ricoprono anche le funzioni delle comunità montane.

Comunità montana Sedi Comuni Provincia Sito web
Comunità Montana della Carnia Tolmezzo 28 UD Comunità Montana della Carnia
Comunità Montana del Gemonese, Canal del Ferro e Val Canale Pontebba, Gemona del Friuli 15 UD comunitamontanadelgemonese.it
Comunità Montana del Torre, Natisone e Collio San Pietro al Natisone, Cormons, Tarcento 25 UD-GO Torre Natisone Collio: Comunità Montana del Torre, Natisone e Collio
Comunità Montana del Friuli Occidentale Barcis, Meduno, Polcenigo 27 PN Sito Ufficiale della Comunita' montana Friuli Occidentale: Comunità Montana del Friuli Occidentale

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Medaglia d'oro al Merito Civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al Merito Civile
«In occasione di un disastroso terremoto, l’intera popolazione del Friuli Venezia Giulia dava prova collettiva di spirito civico e di forza morale, offrendo determinante contributo ed incondizionato impegno alla rapida ricostruzione morale e materiale dei paesi distrutti. Splendido esempio di grande solidarietà sociale e nobile spirito di abnegazione, meritevole dell’amministrazione e della gratitudine della Nazione tutta.»
Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Fedele alle tradizioni dei padri, il Friuli, dopo l’8 settembre 1943, sorgeva compatto contro il tedesco oppressore, sostenendo per diciannove mesi una lotta che sa di leggenda. A domarne la resistenza il nemico guidava e lanciava, in disperati sforzi, orde fameliche di mercenari stranieri animati da furore barbarico, ma l’indomito valore e la fede ardente delle genti friulane vincevano sulle rappresaglie, sulla fame, sul terrore. Nelle giornate radiose dell’insurrezione i suoi ventimila partigiani, schierati dai monti al mare, scattavano con epico eroismo per ridonare a vita e a libertà la loro terra, su cui, per la seconda volta nella storia dell’Italia unita, era passata la furia devastatrice del barbaro nemico. Tremilasettecento morti e feriti, settemila deportati, ventimila perseguitati che sentono ancora nello spirito le ansie e i patemi e nelle carni il bruciore delle ferite e delle torture, testimoniano il cruento e glorioso sacrificio offerto dal popolo alla Madre comune, e dai roghi ardenti dei paesi distrutti si alza al cielo, purificatrice oltre ogni orrore, la sacra fiamma dell’amore per l’Italia. Settembre 1943 - maggio 1945.»

Conferita il 11/10/2010:

Medaglia al merito di I classe della Protezione Civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia al merito di I classe della Protezione Civile
«Per la partecipazione all'evento sismico del 6 aprile 2009 in Abruzzo, in ragione dello straordinario contributo reso con l'impiego di risorse umane e strumentali per il superamento dell'emergenza.»
— D.P.C.M. 11 ottobre 2010, ai sensi del ai sensi dell'art. 5, comma 5, del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 19 dicembre 2008,

Demografia[modifica | modifica sorgente]

Il Friuli Venezia Giulia è formato da molteplici tradizioni culturali, storiche e produttive. Le provincie di Udine e Pordenone zone un tempo agricole depresse, hanno visto negli anni un grande sviluppo industriale e la popolazione possiede un elevato tenore di vita, condizioni similari si sono create nella provincia di Gorizia. La città di Trieste e la sua provincia sono prevalentemente dedite al terziario e godono di un reddito pro capite fra i più alti d'Italia[6], mentre a livello di singoli comuni capoluogo è Udine a presentare il reddito pro-capite più alto[7][8]. Per quanto riguarda la distribuzione della popolazione sul territorio, un terzo della popolazione è concentrata nelle aree urbane di Udine (l'agglomerato conta circa 175.000 abitanti in 312 km², e comprende il capoluogo friulano e gli 11 comuni che lo circondano) e di Trieste (considerando come area metropolitana triestina l'intera provincia di Trieste, che conta circa 231.000 abitanti in 212 km²), mentre per i restanti due terzi la popolazione regionale principalmente vive ancora in piccoli e medi comuni e la montagna è poco popolata.
La regione è stata una delle zone che più ha risentito dei fenomeni migratori, causati da fattori quali l'economia depressa, le varie vicende belliche, i cambiamenti territoriali e il terremoto del 1976. Tra la fine dell'Ottocento e la fine della seconda guerra mondiale, salvo la breve parentesi della Grande Guerra, i flussi si sono diretti soprattutto verso l'Argentina e gli Stati Uniti. Con il secondo dopoguerra il fenomeno si invertì momentaneamente visto l'afflusso di migliaia di profughi dall'Istria e da Zara, per poi riprendere quasi contemporaneamente verso l'Europa centrale (Svizzera, Germania, Francia, Belgio), oltreoceano (Stati Uniti, Canada, Australia) e verso la zona del triangolo industriale (Piemonte, Lombardia, Liguria). Solo con gli anni settanta il Friuli Venezia Giulia si trasformò da terra di emigrati in regione ricettrice di flussi migratori provenienti sia dal resto d'Italia, sia, soprattutto, dall'estero. Fra le cause di tale inversione di tendenza vanno segnalate lo sviluppo industriale, profilatosi in forma netta e inequivocabile proprio in quegli anni, e la ricostruzione di parte della regione a seguito del terremoto del 1976, che richiamò in patria anche numerosi friulani.

Alpi Carniche, Monte Coglians
Laguna di Grado
Gran Monte, Monteaperta
Comune di Ovaro in Carnia
Trieste, Canal Grande
Udine, Piazza della Libertà


A partire dagli anni ottanta del XX secolo la forte flessione del tasso di natalità che ha colpito con particolare forza il Friuli Venezia Giulia e, più in generale, tutta l'Italia centro-settentrionale è stata così compensata da un vigoroso flusso di immigrati. Tale flusso ha consentito alla regione una dinamica demografica positiva che, seppur molto modesta, non solo non si sarebbe prodotta in assenza degli immigrati, ma sarebbe stata sicuramente di segno negativo.
Nel 2006[9] i nati sono stati 10.355 (8,6‰), i morti 13.676 (11,3‰) con un incremento naturale di -3.321 unità rispetto al 2005 (-2,7%). Le famiglie contano in media 2,2 componenti. Il 31 dicembre 2011 su una popolazione di 1.235.808 si contavano 105.286 stranieri (9‰ della popolazione totale), di cui quasi la metà (45% circa) provenienti dai vicini balcani ed in particolare dai paesi della ex-Jugoslavia.[10]

Provincia Popolazione (31-12-2011) Superficie (km²) Densità (ab/km²) Incidenza %
Gorizia 140.350 466 305 11,486
Pordenone 312.911 2.178 145 25,609
Trieste 231.677 212 1.115 18,961
Udine 536.622 4.905 110 43,918
Friuli-Venezia Giulia 1.221.860 7.845 158 100,00

I primi 23 comuni (> 10.000 abitanti) del Friuli Venezia Giulia al 31 luglio 2013[11]

Pos. Stemma Comune di Popolazione
(ab)
Provincia
Trieste-Stemma.png Trieste 209.023 TS
Udine-Stemma.png Udine 100.514 UD
Pordenone-Stemma.png Pordenone 51.712 PN
Gorizia-Stemma.png Gorizia 35.401 GO
Monfalcone-Stemma.png Monfalcone 27.647 GO
Sacile-Stemma.png Sacile 19.883 PN
Cordenons-Stemma.png Cordenons 18.242 PN
Codroipo-Stemma.png Codroipo 15.879 UD
Azzano Decimo-Stemma.png Azzano Decimo 15.621 PN
10° Porcia-Stemma.png Porcia 15.353 PN
11° San Vito al Tagliamento-Stemma.png San Vito al Tagliamento 15.115 PN
12° Tavagnacco-Stemma.jpg Tavagnacco 14.527 UD
13° Latisana-Stemma.png Latisana 13.868 UD
14° Cervignano del Friuli-Stemma.png Cervignano del Friuli 13.843 UD
15° Muggia-Stemma.gif Muggia 13.295 TS
16° Spilimbergo-Stemma.png Spilimbergo 12.071 PN
17° Ronchi dei Legionari-Stemma.png Ronchi dei Legionari 11.905 GO
18° Maniago-Stemma.png Maniago 11.877 PN
19° Fontanafredda-Stemma.png Fontanafredda 11.811 PN
20° Fiume Veneto-Stemma.svg Fiume Veneto 11.626 PN
21° Cividale del Friuli-Stemma.png Cividale del Friuli 11.359 UD
22° Gemona del Friuli-Stemma.svg Gemona del Friuli 11.110 UD
23° Tolmezzo-Stemma.png Tolmezzo 10.578 UD

Cittadini stranieri[modifica | modifica sorgente]

Al 1º gennaio 2011 i cittadini stranieri residenti in regione sono 105.286. I gruppi più numerosi sono quelli di:

Fonte: Istat

Economia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Economia del Friuli e Economia di Trieste.

Dati economici[modifica | modifica sorgente]

Di seguito la tabella che riporta il PIL ed il PIL procapite[12] prodotto nel Friuli Venezia Giulia dal 2000 al 2006:

2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006
Prodotto Interno Lordo
(Milioni di Euro)
27.255,0 28.908,9 29.938,7 30.384,4 31.411,3 32.739,2 34.306,3
PIL ai prezzi di mercato per abitante
(Euro)
23.101,4 24.449,3 25.209,4 25.428,4 26.143,4 27.135,7 28.342,9

Di seguito la classifica dei quattro comuni capoluogo di provincia per reddito imponibile medio ai fini Irpef (dati 2010, valori in euro)[7][8] e la relativa posizione a livello nazionale:

Comune capoluogo Reddito pro-capite Posizione nazionale
Udine € 27,241 22
Pordenone € 25,985 33
Trieste € 24,962 47
Gorizia € 23,529 79

Nel 2004 la regione Friuli Venezia Giulia si è collocata al quindicesimo posto nella classifica del reddito pro capite di tutte le regioni dell'Unione europea[13].

Di seguito la tabella che riporta il PIL[14], prodotto in Friuli-Venezia Giulia ai prezzi correnti di mercato nel 2006, espresso in milioni di euro, suddiviso tra le principali macro-attività economiche:

Macro-attività economica PIL prodotto % settore su PIL regionale % settore su PIL italiano
Agricoltura, silvicoltura, pesca € 487,6 1,42% 1,84%
Industria in senso stretto € 6.638,2 19,35% 18,30%
Costruzioni € 1.355,7 3,95% 5,41%
Commercio, riparazioni, alberghi e ristoranti, trasporti e comunicazioni € 6.882,1 20,06% 20,54%
Intermediazione monetaria e finanziaria; attività immobiliari ed imprenditoriali € 8.496,2 24,77% 24,17%
Altre attività di servizi € 6.861,4 20,00% 18,97%
Iva, imposte indirette nette sui prodotti e imposte sulle importazioni € 3.585,0 10,45% 10,76%
PIL Friuli-Venezia Giulia ai prezzi di mercato € 34.306,3

Gli arrivi turistici nel 2007 sono stati di 1.126.493 italiani e 792.526 stranieri[15].

Industria[modifica | modifica sorgente]

L'industrializzazione del Friuli Venezia Giulia iniziò con lo sviluppo del settore dell'industria di base, con pochi grandi impianti, concentrata sulla costa. L'industria pesante è oggi in fase di assestamento con punte di rilievo nel settore metallurgico e navale. Notevole è stato lo sviluppo dell'azienda manifatturiera medio-piccola, a struttura generalmente familiare, derivante dall'esperienza dell'artigianato e diffusa in ogni parte della regione. È fiorente ormai in molti settori, come quello meccanico, soprattutto a Pordenone, quello tessile e quello dell'arredamento. In provincia di Udine, soprattutto nell'hinterland udinese, ha grande peso il settore terziario che rappresenta circa due terzi dell'occupazione totale. Presenti numerosi centri commerciali e centri di distribuzione, concentrati soprattutto a nord di Udine e nel Monfalconese. Le industrie pesanti, un tempo presenti nel capoluogo friulano (acciaierie Bertoli, SAFAU) si sono trasferite nell'hinterland udinese (ABS di Cargnacco) oppure lontano dal capoluogo (Danieli di Buttrio e Pittini di Osoppo). Particolare impulso all'industria manifatturiera è stato dato dall'istituzione dei distretti industriali (distretto della sedia a Manzano, distretto del mobile a Brugnera, i prosciuttifici di San Daniele del Friuli).

Per ulteriori dettagli vedere Friuli, Economia.

Cultura e turismo[modifica | modifica sorgente]

Pochissime regioni a livello mondiale vantano una varietà culturale, naturale, enogastronomica e folcloristica così ampia in un territorio tanto limitato. Dalle piste di sci di Piancavallo, del Tarvisiano, di Ravascletto e di Forni di Sopra alle spiagge di Lignano Sabbiadoro e Grado. Oltre le località sopracitate vi sono zone di interesse meno note ma forse per questo ancora più importanti, come la ricchezza della natura nelle aree tutelate dai parchi regionali, le testimonianze della storia nei piccoli paesi di campagna e nei castelli delle colline e della pianura, lo splendore di molte ville, i tesori delle città d’arte. Come valore aggiunto infine una cività gastronomica ed enologica della massima qualità.

Città d'arte[modifica | modifica sorgente]

Tarcento, villa Moretti

Trasporti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Trasporti del Friuli-Venezia Giulia.

Il sistema infrastrutturale del Friuli-Venezia Giulia consiste di linee ferroviarie, aeroportuali, autostradali, stradali e marittime. La rete ferroviaria si compone di 466 km di linee; 17 sono le principali stazioni, classificate come platinum, gold e silver. La regione è percorsa da due importanti direttrici internazionali: la direttrice Adriatica (AustriaItalia Meridionale) e la direttrice est-ovest (BarcellonaPianura PadanaTriesteLubianaBudapestKiev)[16]. La principale stazione ferroviaria è la Stazione di Udine, da cui si diramano 5 linee ferroviarie, per Venezia, Trieste, Tarvisio, Cervignano del Friuli e Cividale del Friuli.
Il servizio aeroportuale conta due aeroporti civili e due militari. Gli aeroporti civili sono quelli di Trieste e di Udine-Campoformido.

Società[modifica | modifica sorgente]

Lingue e dialetti[modifica | modifica sorgente]

Il Friuli Venezia Giulia è una terra di confine e di incontro di popoli.

Nel Friuli Venezia Giulia l'italiano, lingua ufficiale dello Stato, lingua di cultura e principale lingua d'uso, è parlato dalla quasi totalità degli abitanti. La Regione autonoma ha anche riconosciuto ufficialmente come lingue regionali il friulano, lo sloveno ed il tedesco. Sono molto utilizzati come lingua dialettale altri idiomi sia neolatini che di altre famiglie linguistiche. Accanto all'Italiano sono in regime di co-ufficialità le lingue regionali:

Lingue e dialetti nel Nord-est d'Italia
Segnaletica multilingue presso Trieste
  • Il friulano, un idioma retoromanzo conosciuto da circa 600.000 persone e tutelato in 15 comuni su 25 della Provincia di Gorizia, in 36 comuni su 51 della Provincia di Pordenone e in 125 comuni su 136 della Provincia di Udine (nonché, fuori dal Friuli Venezia Giulia, in 3 comuni del Veneto Orientale). Dal 1996 il friulano gode in regione di un livello minimo di tutela con la legge reg. 15/96. Dal 1999 con la legge statale 482/99 lo Stato italiano ha riconosciuto ai friulanofoni lo status di "minoranza linguistica storica" ai sensi dell'art. 6 della Costituzione italiana. La L.482/99 prevede la tutela della lingua friulana, e in particolare il suo insegnamento a scuola anche come lingua veicolare.
  • Lo sloveno è diffuso nella parte orientale della regione a ridosso del confine con la Slovenia (circa 61.000 parlanti[17]) e possiede il riconoscimento del suo uso in sede amministrativa ufficiale nei 6 comuni della provincia di Trieste e in 8 comuni su 25 della Provincia di Gorizia, nei quali vi sono scuole statali di ogni ordine e grado in lingua slovena (l'italiano viene studiato a parte, ma alla pari[18]) e viene fornita la Carta d'identità bilingue. È inoltre riconosciuta in 18 comuni su 136 della Provincia di Udine (Slavia friulana, Val Canale e Val Resia, nella quale secondo alcune teorie ed alcuni suoi stessi parlanti la particolare parlata, il resiano, viene considerata come una lingua a sé stante, distinta dalla lingua slovena).
  • Il tedesco, insediato in Val Canale (dove convive con il gruppo linguistico friulano e con quello sloveno) e in due piccole "isole" linguistiche in provincia di Udine, cioè il comune di Sauris e la frazione di Timau appartenente quest'ultima al comune di Paluzza. Mentre in Val Canale e a Timau si parlano dialetti di tipo carinziano, il tedesco parlato a Sauris è imparentato con le parlate tirolesi. Non esistono statistiche ufficiali sul numero dei parlanti. Dal 1999 il tedesco gode in regione di un livello minimo di tutela.

Sia la lingua slovena che le parlate germanofone sono tutelate dalla legge statale 482/99 al pari della lingua friulana. La lingua slovena è ulteriormente tutelata dalla L. 38/01 del 23 febbraio 2001 (Norme a tutela della minoranza linguistica slovena della regione Friuli Venezia Giulia) e dalla Legge regionale n. 26 del 16.11.2007 (Norme regionali per la tutela della minoranza linguistica slovena).

Accanto alle lingue sopra citate, in regione si parlano dei dialetti veneti, riconosciuti e tutelati dalla L.R. 17 febbraio 2010, n. 5 come "patrimonio tradizionale della comunità regionale"[19][20], come il triestino, il bisiaco, il dialetto gradese, il maranese, il muggesano, il liventino, il veneto dell'Istria e della Dalmazia, il veneto goriziano, il dialetto udinese e le parlate del pordenonese[19]. Dialetti di tipo veneto si erano anche diffusi presso la borghesia urbana delle città di Gorizia e Palmanova, ma a partire dal secondo dopoguerra sono praticamente scomparsi a Palmanova, mentre presentano ancora una certa vitalità a Gorizia[senza fonte]. Va segnalato che la diglossia costituisce praticamente la norma presso i friulanofoni e i venetofoni (friulano/italiano, veneto/italiano). Gli sloveni sono spesso bilingui e trilingui (sloveno/friulano/italiano in provincia di Udine - e in buona parte di quella di Gorizia - e sloveno/veneto/italiano in quella di Trieste e in alcune zone del goriziano) e lo stesso si può dire per i tedeschi di Sauris e a Timau (tedesco/friulano/italiano). Nella Val Canale non è raro trovare persone che possono esprimersi correttamente in ben quattro idiomi: tedesco, italiano, friulano e sloveno.

La targa in tutte le lingue della regione al Consiglio Regionale, Trieste
Lingua[21] Percentuale
italiano 53,5%
friulano 43%
sloveno 4,7%
tedesco 0,4%


Divisi per provincia:

Provincia Italiano Friulano Sloveno
Pordenone 53,8% 37% 2,5%
Udine 21,7% 74,9% 3,3%
Gorizia 70,3% 24,6% 7,4%
Trieste 91% 1,7% 7,1%
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lingua friulana, Diffusione dello sloveno in Italia, Lingua Saurana, Dialetto resiano, Dialetto veneto-udinese, Dialetto triestino, Dialetto bisiaco, Dialetto pordenonese, Timau e Lingua veneta.

Enogastronomia[modifica | modifica sorgente]

Cucina[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Prodotti agroalimentari tradizionali friulani e giuliani.

Il panorama gastronomico riflette le diverse componenti del Friuli Venezia Giulia, riuscendo anche a operare sintesi originalissime come nel Goriziano o a Trieste, dove la cucina fonde in tre uniche culture Italiana, Slava e Germanica ed in certi casi anche greche ed ebraiche. Il fatto importante, in ogni caso è che si dà spazio sempre più grande e con sempre maggior convinzione ai sapori della regione, ai prodotti del territorio: dalla farina di granoturco di alcune varietà locali della pianura friulana, agli ortaggi quali l'asparagi di Sant'Andrea, raddicchi goriziani ecc. e alle erbe aromatiche, dai formaggi delle malghe carniche al pesce delle lagune di Grado e Marano. Una menzione particolare ai salumi fra i quali spicca il prosciutto di san Daniele, celeberrimo nel mondo, ma di qualità altissima sono anche lo speck e il prosciutto di Sauris, affumicati con le profumate essenze di boschi carnici e i salumi d'oca che provengono dai dintorni di Palmanova. Tra i prodotti tipici della regione troviamo:

  • Aglio di Resia
  • Asino
  • Asparagi bianchi e verdi
  • Birra di Resiutta
  • Birra di Sauris
  • Bisgnje
  • Blecs o Biechi
  • Bobici
  • Brovada o Brovade
  • Buiadnik
  • Cevapcici
  • Cjar fumada
  • Confetture di piccoli frutti della Carnia
  • Cotto di Trieste
  • Cotto di Gorizia
  • Crafut ou Crafus
  • Craut garp
  • Cjarsons o Cjalçons o Cjalsons o Scjarsons
  • Crofins della Carnia
  • Crostui friulani
  • Cueste
  • Esse biscotti
  • Fagioli di Andreis
  • Fagioli di Chiusaforte
  • Fasûi cjargnei
  • Filon
  • Formadi di mont
  • Formaggio di grotta
  • Frico
  • Frant
  • Gnocchi
  • Goulash o Gulasch
  • Grappa friulana
  • Gubana friulana e goriziana
  • Jota o Iota
  • Kaiserfleisch
  • Kenederli
  • Klotzen
  • Klotznudl di Sauris
  • Cren o Kren
  • Cuincir
  • Latteria
  • Lidric cul Poc
  • Linguâl
  • Liptauer
  • Lujagne
  • Malga
  • Mele carniche
  • Mele Seuka
  • Miele di Carnia
  • Miele del Carso
  • Miele del Collio
  • Miele del Natisone
  • Miele del Tarvisiano
  • Miele delle Valli Pordenonesi
  • Musetto o Muset
  • Montasio friulano
  • Most
  • Oca di Morsano e derivati
  • Olio oliva Tergeste
  • Pecorino friulano
  • Pestât o Pestadice
  • Pevarins
  • Pindulis
  • Pistum
  • Pitina o Peta o Petuccia o Pistiç
  • Polenta friulana
  • Pordenone biscotti
  • Porzina o Porcina
  • Prosciutto crudo o affumicato di Sauris
  • Prosciutto crudo di San Daniele
  • Prosciutto crudo o affumicato di Cormons
  • Prosciutto crudo o affumicato del Carso
  • Pinza
  • Putizza
  • Radic di Mont o Lidric di Mont della Carnia
  • Radicchio Rosa e Canarino di Gorizia
  • Radnijci
  • Ricotta affumicata
  • Rusclin
  • Salàt o Salato
  • Salame asino friulano
  • Salame del Carso
  • Salame friulano
  • Sassaka o Sasaka friulana del Tarvisiano
  • Savors
  • Sauc o Bondiola di Pordenone
  • Sciroppi di fiori e di piccoli frutti della Carnia
  • Sliwovitz friulana
  • Schulta fumât della Carnia
  • Strucchi o Struki
  • Strudel
  • Succo e sidro di mele carniche
  • Tabor
  • Trota affumicata di San Daniele
  • Trota affumicata della Carnia

Vini[modifica | modifica sorgente]

Plinio il vecchio narra che l'imperatrice Giulia Augusta "mise in conto al vino Pucino gli 86 anni di vita raggiunti, non bevendone altro". Erede del Pucinum, vino rosso e denso che Aquileia esportava in tutto l'impero, sarebbe il refosco dal peduncolo rosso, un rosso robusto e ricchissimo di sali minerali. La cività della vita e del vino è una costante nel tempo in Friuli Venezia Giulia che oggi si esprime in una produzione qualitivamente altissima suddivisa in 9 zone Doc e sostenuta da iniziative che mirano a diffondere la conoscenza e a sottolineare il valore, non solo economico.

Sport[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sport in Friuli-Venezia Giulia.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Provincia di Gorizia[modifica | modifica sorgente]

Provincia di Pordenone[modifica | modifica sorgente]

Provincia di Trieste[modifica | modifica sorgente]

Provincia di Udine[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Friulani e Giuliani
  2. ^ Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia
  3. ^ Bilancio demografico mensile aggiornato al 31-12-2012 (DATI ISTAT)
  4. ^ a b Pubblicazione edita e distribuita gratuitamente dalla Provincia di Udine il 3 aprile 2006, ove testualmente è scritto:
    « Per avere un quadro più preciso in cui si colloca tale avvenimento, vi proponiamo qui di seguito un testo tratto dal libro "La nestre storie" - ed. ass. storie dai Longobarts, 1990 - che raccoglie le conferenze sulla storia del Friuli tenute da Pre Checo Placerani nell'inverno del 1978 »
    Questa è solo una piccola parte del testo proposto dalla brochure e tratto da questo libro di Placerani:
    « [...] dal 1077 in poi il Friuli è uno Stato indipendente da avere addirittura un suo Parlamento. Un esempio: abbiamo documenti relativi a una riunione del Parlamento friulano precedenti di ben 20 anni rispetto ad analoghe testimonianze del Parlamento inglese [...] »
    Il libro "La nestre storie" è edito dalla "Associazione storie dai Longobarts" che ha sede a Cividale del Friuli (UD)
  5. ^ Statistiche demografiche ISTAT
  6. ^ , sotto il profilo della ricchezza prodotta la sua provincia continua a presentare redditi molto elevati ed in alcuni anni (1991 e 2005) primi in assoluto non solo in ambito regionale, ma anche nazionale. Per quanto riguarda i redditi provinciali degli anni 1991 e 2005 cfr. Sito del Corriere della Sera e Sito del Comune di Bologna/Articolo de Il Sole 24 Ore
  7. ^ a b Maurizio Caprino, Francesca Milano,Marco Mobili,Giovanni Parente, Milano prima, calano i redditi alti in Il Sole 24 Ore, 16 maggio 2012, p. 24.
  8. ^ a b Maurizio Cescon, Redditi, Udine è la prima in regione in Messaggero Veneto - Giornale del Friuli (Udine), 17 maggio 2012.
  9. ^ Fonte dal sito: demo.istat.it
  10. ^ Cittadini Stranieri in Friuli-Venezia Giulia
  11. ^ Cfr. il sito ufficiale dell'ISTAT
  12. ^ Dati Istat - Tavole regionali
  13. ^ Elaborazione della Camera di commercio di Milano, attraverso il Lab MiM, su dati Eurostat tratti dal rapporto "Regions: Statistical yearbook 2006. Data 1999-2004" (ottobre 2006) e relativi a 167 regioni europee (UE12, comprese le regioni dei paesi neo-ammessi dell'Est Europa: Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia, Ungheria e Romania; tra le regioni italiane non ci sono i dati per il Trentino-Alto Adige)
  14. ^ Fonte Istat
  15. ^ Dati Istat 2007
  16. ^ Fonte:www.itccarli.it URL consultato il 08/07/2010
  17. ^ Non c'è accordo sulla reale consistenza della comunità slovena in regione. La cifra di 61.000 unità è fornita dal Ministero dell'Interno. Notizia tratta da: Raoul Pupo, Il lungo esodo. Istria: le persecuzioni, le foibe, l'esilio, Milano, serie Rizzoli storica, RCS ed., 2005, pag. 304
  18. ^ Legge n. 1012 del 19 luglio 1961: Disciplina delle istituzioni scolastiche nella provincia di Gorizia e nel Territorio di Trieste
  19. ^ a b L.R. 17 febbraio 2010 n.5.
  20. ^ L.R. 17 febbraio 2010 n.5.
  21. ^ Fonte: L'Aménagement Linguistique dans le Monde

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]