Friuli-Venezia Giulia
| Friuli-Venezia Giulia regione autonoma a statuto speciale |
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|---|---|---|---|---|---|---|---|
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| Dati amministrativi | |||||||
| Stato | |||||||
| Capoluogo | Trieste | ||||||
| Presidente | Debora Serracchiani (PD) dal 22/04/2013 | ||||||
| Data di istituzione | 31 gennaio 1963 | ||||||
| Territorio | |||||||
| Coordinate del capoluogo |
45°38′10″N 13°48′15″E / 45.63611°N 13.80417°ECoordinate: 45°38′10″N 13°48′15″E / 45.63611°N 13.80417°E | ||||||
| Superficie | 7 845 km² | ||||||
| Abitanti | 1 219 356[1] (31-10-2012) | ||||||
| Densità | 155,43 ab./km² | ||||||
| Province | Gorizia, Pordenone, Trieste, Udine | ||||||
| Comuni | 218 | ||||||
| Regioni confinanti | Alta Carniola (SI-052), Carinzia (AT-2), Goriziano (SI-023), Litorale-Carso (SI-024), Veneto | ||||||
| Altre informazioni | |||||||
| Lingue | Italiano, friulano, sloveno, tedesco | ||||||
| Fuso orario | UTC+1 | ||||||
| ISO 3166-2 | IT-36 | ||||||
| Codice ISTAT | 06 | ||||||
| Nome abitanti | friulani e giuliani | ||||||
| PIL | (PPA) 27.358,2 mln € | ||||||
| PIL procapite | (PPA) 29.292 € | ||||||
| Localizzazione | |||||||
Mappa della regione con le sue province |
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| Sito istituzionale | |||||||
Il Friuli-Venezia Giulia[2] (Friûl-Vignesie Julie in friulano, Furlanija-Julijska krajina in sloveno, Friaul-Julisch Venetien in tedesco), è una regione a statuto speciale dell'Italia nord-orientale di 1.219.356 abitanti[3], con capoluogo Trieste. Secondo il Dossier redatto a conclusione della Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome svoltasi il 20 luglio 2009[4] le ragioni che sottendono alla specialità della Regione Friuli Venezia Giulia vanno attribuite al problema dell’unità regionale in considerazione della delicata situazione confinaria, della presenza di minoranze linguistiche, delle marcate diversità territoriali e dell’arretratezza economica di larghe porzioni del suo territorio all'epoca della sua istituzione. Insieme al Veneto e al Trentino-Alto Adige, il Friuli Venezia Giulia fa parte della macroarea del Triveneto o delle Tre Venezie.
Indice |
Geografia[modifica]
Il Friuli-Venezia Giulia si estende su una superficie di 7858;km². È formata dalla regione storico-geografica del Friuli, che costituisce circa il 96% del territorio, e dalla parte di Venezia Giulia rimasta all'Italia dopo la seconda guerra mondiale. Tuttavia, non si può stabilire una demarcazione precisa tra queste due zone, in quanto per alcuni il confine sarebbe costituito dal fiume Timavo, un fiume in parte sotterraneo, (confini del Friuli storico), mentre per altri, residenti soprattutto nel goriziano, questo passerebbe lungo il fiume Isonzo.
I confini sono:
- nord - Austria (Carinzia)
- est - Slovenia (Alta Carniola, Goriziano sloveno e Litorale)
- ovest - Veneto (Provincia di Belluno, Treviso e Venezia)
- sud - Mare Adriatico.
Morfologicamente la regione può essere suddivisa in 4 aree principali.
- L'area montana: che comprende a nord-ovest la Carnia e la sezione finale delle Alpi (Alpi Carniche e Alpi Giulie), di cui la più alta vetta è il Monte Coglians 2.780 m. I suoi paesaggi sono caratterizzati da vaste pinete e pascoli, i suggestivi alpeggi, meravigliosi laghi di montagna, ad esempio Sauris, il lago di Bordaglia e da numerosi torrenti che scendono dalle montagne. La zona è nota anche come meta turistica, soprattutto durante la stagione invernale (Tarvisio, Monte Zoncolan, Piancavallo).
- L'area collinare: situata a sud di quella montana e lungo la parte centrale del confine con la Slovenia. Il principale prodotto del settore agricolo in questa zona è il vino, la cui qualità, soprattutto la qualità bianca, è conosciuta in tutto il mondo (Verduzzo, Ramandolo). La parte più orientale della zona collinare è anche conosciuta come Slavia Friulana, il cui nome ricorda le terre che fin dai tempi dei Longobardi erano abitate da genti di origini slave.
- Le pianure centrali: caratterizzate da suoli poveri, aridi e permeabili. Il terreno è stato reso fertile con un sistema di irrigazione esteso e attraverso l'adozione di moderne tecniche di allevamento intensivo. La maggior parte delle attività agricole della regione sono concentrate in questa zona.
- La zona costiera: che può essere ulteriormente suddivisa in due sotto aree, l'occidentale e quella orientale, separate dalla foce del fiume Isonzo (Riserva naturale della Foce dell'Isonzo). A ovest di questa la costa è bassa e sabbiosa con ampie lagune (laguna di Grado, Marano Lagunare) oltre a famose località balneari quali Grado e Lignano. A est, la costa sale verso le scogliere, dove l'altopiano carsico incontra l'Adriatico, fino a Trieste e Muggia, al confine con la Slovenia. Il Carso, caratterizzato da notevoli fenomeni geologici quali, le cavità carsiche e le numerose grotte (Grotta Gigante) e fiumi sotterranei, si estende nell'entroterra delle province di Trieste e Gorizia, con un'altitudine compresa tra 300 e 600 m.
Le sezioni e sottosezioni alpine che interessano la regione sono:
- Prealpi Venete (Prealpi Bellunesi)
- Alpi Carniche e della Gail (Alpi Carniche, Prealpi Carniche)
- Alpi e Prealpi Giulie (Alpi Giulie, Prealpi Giulie)
- Alpi di Carinzia e di Slovenia (Caravanche) (in minima parte).
Il clima del Friuli-Venezia Giulia va dal clima submediterraneo delle zone costiere, a un clima temperato più umido delle pianure e zone collinari fino al clima alpino delle Alpi. La temperatura annuale media di Trieste (dati 2000-2008) è di 15.7 gradi e mentre quella della pianura va dai 13 ai 14.5 gradi. La zona della regione più mite è quella litoranea presso Trieste per l'influenza del mare profondo ed il parziale riparo delle colline retrostanti. Questo tratto di costa gode di clima tra i più secchi d'Italia e specie nelle minime risulta quasi sempre sensibilmente più mite del resto della regione, contando in media solo 9 minime sottozero (in genere di pochi decimi o di -1 o -2 gradi) all'anno contro le 60 ed oltre minime negative (che possono arrivare fino ai -10 e oltre) di alcune zone della pianura friulana. Sulla costa i venti principali sono la caratteristica Bora da NNE e lo Scirocco da Sud, che si alternano nel corso dell'inverno, mentre il Maestrale da Ovest e le brezze predominano invece in estate. La zona della costiera triestina tra Sistiana e Miramare è riparata dal vento di Bora grazie al costone roccioso sovrastante, mentre vi risultano esposte Trieste, il resto della costa, la bassa pianura, le zone di Cividale e parzialmente la alta pianura da Palmanova a Gemona, zone su cui il vento nordorientale penetra sfruttando varie valli laterali delle Alpi Giulie. La montagna friulana ha un clima più rigido e piovoso e i livelli altimetrici delle nevicate e della vegetazione sono più bassi che nel resto delle Alpi.
| Per approfondire, vedi Zone Altimetriche d'Italia. |
Ambiente[modifica]
- ZPS - Zone di Protezione Speciale
Questi sono, per quanto concerne la Regione Friuli-Venezia Giulia, i siti delle Zone di Protezione Speciale[5]
| Per approfondire, vedi Aree naturali protette del Friuli-Venezia Giulia. |
Provincia di Gorizia
- Valle Cavanata e banco Mula di Muggia
Provincia di Pordenone
Provincia di Trieste
Provincia di Udine
- Dolomiti friulane
- Gruppo del Monte Grions
- Alpi Carniche
- Alpi Giulie
- Laguna di Marano e laguna di Grado
Storia[modifica]
| Per approfondire, vedi Storia del Friuli, Venezia Giulia e Storia di Trieste. |
La regione sorge in parte delle terre occupate in epoche passate dal Patriarcato di Aquileia che fu nell'età medievale uno degli stati più estesi ed importanti dell'Italia settentrionale. Il patriarcato di Aquileia si dotò, molto precocemente, di una propria Costituzione e di un Parlamento, ritenuto, da alcuni studiosi, il più antico d'Europa[6].
Il Friuli-Venezia Giulia raggiunge l'attuale conformazione nel dopoguerra. Il 10 febbraio 1947, alla fine della seconda guerra mondiale, l'Italia, sconfitta, aveva firmato a Parigi il, Trattato di Pace con le potenze alleate (e associate) vincitrici, perdendo gran parte della Venezia Giulia. Il 15 settembre 1947 era stato istituito il Territorio libero di Trieste (TLT), diviso in due zone. La prima (Zona A) comprendeva Trieste e zone limitrofe, la seconda (Zona B) parte dell'Istria nord-occidentale (fra cui i comuni di Capodistria, Umago e Cittanova). Il Territorio libero di Trieste era destinato a costituire un nuovo stato sotto il diretto controllo del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il progetto, a causa della guerra fredda, fu realizzato solo per la parte di funzionamento provvisorio, quindi si giunse ad un compromesso,con il Memorandum di Londra del 1954 anchesso provvisorio. Il 26 ottobre 1954 la zona A del TLT venne data in amministrazione all'Italia; la zona B restò invece alla Jugoslavia. Lo Stato italiano decise, nel 1963, di unire la parte del Territorio Libero di Trieste, assegnato all'Italia, al Friuli, formato all'epoca dalle sole province di Udine e Gorizia (la Provincia di Pordenone sarà istituita solo nel 1968 per distacco dalla Provincia di Udine), fornendo anche una certa autonomia alla nuova regione, che, oltretutto, era situata in prossimità della Cortina di ferro.
La scelta di Trieste come capoluogo regionale fu fatta per dare alla città giuliana, privata dei propri tradizionali mercati di sbocco e della propria zona di influenza fin dalla fine della prima guerra mondiale e del proprio immediato entroterra subito dopo la seconda, un ruolo amministrativo importante. Trieste, dalla storia recente importante e travagliata, fu nel XIX secolo il principale porto dell'Impero Austro-Ungarico ed uno dei maggiori empori del Mediterraneo, nonché polo culturale di indiscussa importanza. Per tali ragioni godeva di prestigio internazionale. La città che, dalla fine dell'Ottocento, era divenuta anche uno dei simboli del nazionalismo italiano, risultava però al momento del congiungimento essere estranea alla regione storica e geografica del Friuli.
Udine, da parte sua, fin dal XIII secolo diviene una delle città in cui risiede il Patriarca di Aquileia ed in seguito è riconosciuta come la capitale della Patria del Friuli, in età medievale uno degli stati più estesi ed importanti dell'Italia settentrionale. Il patriarcato di Aquileia si dotò, molto precocemente, di una propria Costituzione e di un Parlamento, ritenuto, da alcuni studiosi, il più antico d'Europa[6], nonché di una Università istituita a Cividale del Friuli nel 1353 per concessione diretta dell'imperatore Carlo IV. Al momento della costituzione in regione del Friuli Venezia Giulia, la città fu estromessa dal ruolo che per secoli aveva avuto e che, secondo molti friulani, le spetterebbe ancora, considerando la propria storia, la centralità geografica di cui gode (mentre Trieste è decentrata e geograficamente al margine della regione), l'importanza economica della propria area urbana e quella sia economica che demografica della Provincia di cui è capoluogo, dove vive quasi la metà dell'intera popolazione regionale.
Politica[modifica]
Il Consiglio regionale della XI legislatura è stato eletto con le elezioni del 2013.
| Per approfondire, vedi Presidenti del Friuli-Venezia Giulia, Consiglio Regionale del Friuli-Venezia Giulia e Elezioni regionali in Friuli-Venezia Giulia. |
Bandiera[modifica]
La bandiera del Friuli-Venezia Giulia è un'aquila (mentre secondo alcuni non si tratterebbe di un'aquila, ma di un altro rapace) dorata su campo blu. Il simbolo è stato ripreso da un paramento sacro conservato nel Museo del Duomo di Udine e appartenuto al patriarca Bertrando di San Genesio, considerato uno dei padri civili del Friuli.
Amministrazione[modifica]
La regione autonoma Friuli Venezia Giulia è suddivisa in 4 province e 218 comuni.
| Province | Capoluoghi | Comuni | Popolazione (ab) | ||
|---|---|---|---|---|---|
| GO | Gorizia | 25 (elenco) | 142 172 (31-12-2011) | ||
| PN | Pordenone | 51 (elenco) | 316 150 (31-12-2011) | ||
| TS | Trieste | 6 (elenco) | 236 229 (31-12-2011) | ||
| UD | Udine | 136 (elenco) | 541 552 (31-12-2011) |
Sul territorio regionale operano 4 comunità montane, le province di Gorizia e Trieste ricoprono anche le funzioni delle comunità montane.
| Comunità montana | Sedi | Comuni | Provincia | Sito web |
| Comunità Montana della Carnia | Tolmezzo | 28 | UD | [2] |
| Comunità Montana del Gemonese, Canal del Ferro e Val Canale | Pontebba, Gemona del Friuli | 15 | UD | [3] |
| Comunità Montana del Torre, Natisone e Collio | San Pietro al Natisone, Cormons, Tarcento | 25 | UD-GO | [4] |
| Comunità Montana del Friuli Occidentale | Barcis, Meduno, Polcenigo | 27 | PN | [5] |
Onorificenze[modifica]
| Medaglia d'oro al Merito Civile | |
| «In occasione di un disastroso terremoto, l’intera popolazione del Friuli Venezia Giulia dava prova collettiva di spirito civico e di forza morale, offrendo determinante contributo ed incondizionato impegno alla rapida ricostruzione morale e materiale dei paesi distrutti. Splendido esempio di grande solidarietà sociale e nobile spirito di abnegazione, meritevole dell’amministrazione e della gratitudine della Nazione tutta.» |
| Medaglia d'oro al valor militare | |
| «Fedele alle tradizioni dei padri, il Friuli, dopo l’8 settembre 1943, sorgeva compatto contro il tedesco oppressore, sostenendo per diciannove mesi una lotta che sa di leggenda. A domarne la resistenza il nemico guidava e lanciava, in disperati sforzi, orde fameliche di mercenari stranieri animati da furore barbarico, ma l’indomito valore e la fede ardente delle genti friulane vincevano sulle rappresaglie, sulla fame, sul terrore. Nelle giornate radiose dell’insurrezione i suoi ventimila partigiani, schierati dai monti al mare, scattavano con epico eroismo per ridonare a vita e a libertà la loro terra, su cui, per la seconda volta nella storia dell’Italia unita, era passata la furia devastatrice del barbaro nemico. Tremilasettecento morti e feriti, settemila deportati, ventimila perseguitati che sentono ancora nello spirito le ansie e i patemi e nelle carni il bruciore delle ferite e delle torture, testimoniano il cruento e glorioso sacrificio offerto dal popolo alla Madre comune, e dai roghi ardenti dei paesi distrutti si alza al cielo, purificatrice oltre ogni orrore, la sacra fiamma dell’amore per l’Italia. Settembre 1943 - maggio 1945.» |
Conferita il 11/10/2010:
| Medaglia al merito di I classe della Protezione Civile | |
| «Per la partecipazione all'evento sismico del 6 aprile 2009 in Abruzzo, in ragione dello straordinario contributo reso con l'impiego di risorse umane e strumentali per il superamento dell'emergenza.» — D.P.C.M. 11 ottobre 2010, ai sensi del ai sensi dell'art. 5, comma 5, del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 19 dicembre 2008, |
Demografia[modifica]
Come si è già accennato, Il Friuli Venezia Giulia è formato da due entità distinte per tradizioni culturali, storiche e produttive: il Friuli vero e proprio, con Pordenone, Udine e la provincia di Gorizia (in parte o nella sua totalità), e la Venezia Giulia, con Trieste e la sua provincia, cui, secondo taluni, andrebbe aggiunta anche parte della provincia di Gorizia. Inoltre, mentre in passato era ben evidente la differenza tra il grande porto di Trieste, città che godeva di un relativo benessere e il Friuli, zona agricola depressa, oggi la situazione è molto mutata. Le provincie di Udine e Pordenone raccolgono il 70% degli abitanti, possiedono un elevato tenore di vita e vantano altissimi ritmi di sviluppo economico, condizioni similari si sono create nella provincia di Gorizia. La provincia del capoluogo regionale Trieste gode di un reddito pro capite fra i più alti d'Italia[7], mentre a livello di singoli comuni capoluogo è Udine a presentare il reddito pro-capite più alto[8][9]. Per quanto riguarda la distribuzione della popolazione sul territorio, un terzo della popolazione è concentrata nelle aree urbane di Udine (l'agglomerato conta circa 177.000 abitanti in 312 km², e comprende il capoluogo friulano e gli 11 comuni che lo circondano) e di Trieste (considerando come area metropolitana triestina l'intera provincia di Trieste, che conta circa 236.000 abitanti in 212 km²), mentre per i restanti due terzi la popolazione regionale principalmente vive ancora in piccoli e medi comuni e la montagna è poco popolata.
La regione è stata una delle zone che più ha risentito dei fenomeni migratori, causati da fattori quali l'economia depressa, le varie vicende belliche, i cambiamenti territoriali e il terremoto del 1976. Tra la fine dell'Ottocento e la fine della seconda guerra mondiale, salvo la breve parentesi della Grande Guerra, i flussi si sono diretti soprattutto verso l'Argentina e gli Stati Uniti. Con il secondo dopoguerra il fenomeno si invertì momentaneamente visto l'afflusso di migliaia di profughi dall'Istria e da Zara, per poi riprendere quasi contemporaneamente verso l'Europa centrale (Svizzera, Germania, Francia, Belgio), oltreoceano (Stati Uniti, Canada, Australia) e verso la zona del triangolo industriale (Piemonte, Lombardia, Liguria). Solo con gli anni settanta il Friuli Venezia Giulia si trasformò da terra di emigrati in regione ricettrice di flussi migratori provenienti sia dal resto d'Italia, sia, soprattutto, dall'estero. Fra le cause di tale inversione di tendenza vanno segnalate lo sviluppo industriale, profilatosi in forma netta e inequivocabile proprio in quegli anni, e la ricostruzione di parte della regione a seguito del terremoto del 1976, che richiamò in patria anche numerosi friulani.
A partire dagli anni ottanta del Novecento la forte flessione del tasso di natalità che ha colpito con particolare forza il Friuli Venezia Giulia e, più in generale, tutta l'Italia centro-settentrionale è stata così compensata da un vigoroso flusso di immigrati. Tale flusso ha consentito alla regione una dinamica demografica positiva che, seppur molto modesta, non solo non si sarebbe prodotta in assenza degli immigrati, ma sarebbe stata sicuramente di segno negativo.
Nel 2006[10] i nati sono stati 10.355 (8,6‰), i morti 13.676 (11,3‰) con un incremento naturale di -3.321 unità rispetto al 2005 (-2,7%). Le famiglie contano in media 2,2 componenti. Il 31 dicembre 2011 su una popolazione di 1.235.808 si contavano 105.286 stranieri (9‰ della popolazione totale), di cui quasi la metà (45% circa) provenienti dai vicini balcani ed in particolare dai paesi della ex-Jugoslavia.[11]
| Provincia | Popolazione (31-12-2011) | Superficie (km²) | Densità (ab/km²) | Incidenza % |
|---|---|---|---|---|
| Gorizia | 142.172 | 466 | 305 | 11,502 |
| Pordenone | 316.150 | 2.178 | 145 | 25,576 |
| Trieste | 236.229 | 212 | 1.115 | 19,111 |
| Udine | 541.552 | 4.905 | 110 | 43,811 |
| Friuli-Venezia Giulia | 1.236.103 | 7.845 | 158 | 100,00 |
I primi 23 comuni (> 10.000 abitanti) del Friuli Venezia Giulia al 31 dicembre 2011[12]
| Pos. | Stemma | Comune di | Popolazione (ab) |
Provincia |
|---|---|---|---|---|
| 1° | Trieste | 205.194 | TS | |
| 2° | Udine | 99.910 | UD | |
| 3° | Pordenone | 51.777 | PN | |
| 4° | Gorizia | 35.819 | GO | |
| 5° | Monfalcone | 27.703 | GO | |
| 6° | Sacile | 20.363 | PN | |
| 7° | Cordenons | 18.466 | PN | |
| 8° | Codroipo | 16.023 | UD | |
| 9° | Azzano Decimo | 15.790 | PN | |
| 10° | Porcia | 15.405 | PN | |
| 11° | San Vito al Tagliamento | 15.044 | PN | |
| 12° | Tavagnacco | 14.614 | UD | |
| 13° | Latisana | 14.054 | UD | |
| 14° | Cervignano del Friuli | 13.673 | UD | |
| 15° | Muggia | 13.410 | TS | |
| 16° | Spilimbergo | 12.300 | PN | |
| 17° | Ronchi dei Legionari | 12.095 | GO | |
| 18° | Maniago | 11.965 | PN | |
| 19° | Fontanafredda | 11.789 | PN | |
| 20° | Cividale del Friuli | 11.633 | UD | |
| 21° | Fiume Veneto | 11.601 | PN | |
| 22° | Gemona del Friuli | 11.244 | UD | |
| 23° | Tolmezzo | 10.624 | UD |
Cittadini stranieri[modifica]
Al 1º gennaio 2011 i cittadini stranieri residenti in regione sono 105.286. I gruppi più numerosi sono quelli di:
Romania 19.664
Albania 13.088
Serbia 9.063
Ghana 4.990
Ucraina 4.698
Marocco 4.249
Bangladesh 3.014
Cina 2.899
fonte Istat
Economia[modifica]
| Per approfondire, vedi Economia del Friuli e Economia di Trieste. |
Dati economici[modifica]
Di seguito la tabella che riporta il PIL ed il PIL procapite[13] prodotto nel Friuli Venezia Giulia dal 2000 al 2006:
| 2000 | 2001 | 2002 | 2003 | 2004 | 2005 | 2006 | |
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Prodotto Interno Lordo (Milioni di Euro) |
27.255,0 | 28.908,9 | 29.938,7 | 30.384,4 | 31.411,3 | 32.739,2 | 34.306,3 |
| PIL ai prezzi di mercato per abitante (Euro) |
23.101,4 | 24.449,3 | 25.209,4 | 25.428,4 | 26.143,4 | 27.135,7 | 28.342,9 |
Di seguito la classifica dei quattro comuni capoluogo di provincia per reddito imponibile medio ai fini Irpef (dati 2010, valori in euro)[8][9] e la relativa posizione a livello nazionale:
| Comune capoluogo | Reddito pro-capite | Posizione nazionale |
| Udine | € 27,241 | 22 |
| Pordenone | € 25,985 | 33 |
| Trieste | € 24,962 | 47 |
| Gorizia | € 23,529 | 79 |
Nel 2004 la regione Friuli Venezia Giulia si è collocata al quindicesimo posto nella classifica del reddito pro-capite di tutte le regioni dell'Unione Europea[14].
Di seguito la tabella che riporta il PIL[15], prodotto in Friuli-Venezia Giulia ai prezzi correnti di mercato nel 2006, espresso in milioni di euro, suddiviso tra le principali macro-attività economiche:
| Macro-attività economica | PIL prodotto | % settore su PIL regionale | % settore su PIL italiano |
| Agricoltura, silvicoltura, pesca | € 487,6 | 1,42% | 1,84% |
| Industria in senso stretto | € 6.638,2 | 19,35% | 18,30% |
| Costruzioni | € 1.355,7 | 3,95% | 5,41% |
| Commercio, riparazioni, alberghi e ristoranti, trasporti e comunicazioni | € 6.882,1 | 20,06% | 20,54% |
| Intermediazione monetaria e finanziaria; attività immobiliari ed imprenditoriali | € 8.496,2 | 24,77% | 24,17% |
| Altre attività di servizi | € 6.861,4 | 20,00% | 18,97% |
| Iva, imposte indirette nette sui prodotti e imposte sulle importazioni | € 3.585,0 | 10,45% | 10,76% |
| PIL Friuli-Venezia Giulia ai prezzi di mercato | € 34.306,3 |
Gli arrivi turistici nel 2007 sono stati di 1.126.493 italiani e 792.526 stranieri[16].
Agricoltura[modifica]
La morfologia della regione costituisce un ostacolo per l'agricoltura che, anche se qua e là modernamente organizzata, resta peraltro nel complesso un settore debole. Discreto ruolo hanno in pianura la produzione di mais, soia[17] e di barbabietole da zucchero, mentre nell'area collinare una viticoltura molto specializzata garantisce vini e grappe di alta qualità. Anche l'allevamento del bestiame, bovino in prevalenza, ormai nettamente superiore al consumo locale e quindi destinato al commercio con le altre regioni, è al servizio di un'industria rinomata.
- Prodotti agroalimentari tradizionali
Il ministero delle Politiche agricole e alimentari, in collaborazione con la regione Friuli Venezia Giulia, ha riconosciuto 120 prodotti del Friuli Venezia Giulia come "tradizionali".
| Per approfondire, vedi Prodotti agroalimentari tradizionali italiani e Vini del Friuli-Venezia Giulia. |
Industria[modifica]
L'industrializzazione del Friuli Venezia Giulia iniziò con lo sviluppo del settore dell'industria di base, con pochi grandi impianti, concentrata sulla costa. L'industria pesante è oggi in fase di assestamento con punte di rilievo nel settore metallurgico e navale. Notevole è stato lo sviluppo dell'azienda manifatturiera medio-piccola, a struttura generalmente familiare, derivante dall'esperienza dell'artigianato e diffusa in ogni parte della regione. È fiorente ormai in molti settori, come quello meccanico, soprattutto a Pordenone, quello tessile e quello dell'arredamento. In provincia di Udine, soprattutto nell'hinterland udinese, ha grande peso il settore terziario che rappresenta circa due terzi dell'occupazione totale. Presenti numerosi centri commerciali e centri di distribuzione, concentrati soprattutto a nord di Udine e nel Monfalconese. Le industrie pesanti, un tempo presenti nel capoluogo friulano (acciaierie Bertoli, SAFAU) si sono trasferite nell'hinterland udinese (ABS di Cargnacco) oppure lontano dal capoluogo (Danieli di Buttrio e Pittini di Osoppo). Particolare impulso all'industria manifatturiera è stato dato dall'istituzione dei distretti industriali (distretto della sedia a Manzano, distretto del mobile a Brugnera, i prosciuttifici di San Daniele del Friuli).
Per ulteriori dettagli vedere Friuli, Economia.
Trasporti[modifica]
| Per approfondire, vedi Trasporti del Friuli-Venezia Giulia. |
Cultura[modifica]
Lingue[modifica]
Il Friuli Venezia Giulia è una terra di confine e di incontro di popoli.
Nel Friuli Venezia Giulia l'italiano, lingua ufficiale dello Stato, lingua di cultura e principale lingua d'uso, è parlato dalla quasi totalità degli abitanti. La Regione autonoma ha anche riconosciuto ufficialmente come lingue regionali il friulano, lo sloveno ed il tedesco. Gran parte della popolazione, infatti, ha altri idiomi come propria lingua vernacolare, sia neolatini che di altre famiglie linguistiche. Accanto all'Italiano sono lingue ufficiali regionali:
- Il friulano, un idioma retoromanzo conosciuto da circa 600.000 persone e tutelato in 15 comuni su 25 della Provincia di Gorizia, in 36 comuni su 51 della Provincia di Pordenone e in 125 comuni su 136 della Provincia di Udine (nonché, fuori dal Friuli Venezia Giulia, in 3 comuni del Veneto Orientale). Dal 1996 il friulano gode in regione di un livello minimo di tutela con la legge reg. 15/96. Dal 1999 con la legge statale 482/99 lo Stato italiano ha riconosciuto ai friulanofoni lo status di "minoranza linguistica storica" ai sensi dell'art. 6 della Costituzione italiana. La L.482/99 prevede la tutela della lingua friulana, e in particolare il suo insegnamento a scuola anche come lingua veicolare.
- Lo sloveno è diffuso nella parte orientale della regione a ridosso del confine con la Slovenia (circa 61.000 parlanti[18]) e possiede il riconoscimento del suo uso in sede amministrativa ufficiale nei 6 comuni della provincia di Trieste e in 8 comuni su 25 della Provincia di Gorizia, nei quali vi sono scuole statali di ogni ordine e grado in lingua slovena (l'italiano viene studiato a parte, ma alla pari[19]) e viene fornita la Carta d'identità bilingue. È inoltre riconosciuta in 18 comuni su 136 della Provincia di Udine (Slavia friulana, Val Canale e Val Resia, nella quale secondo alcune teorie ed alcuni suoi stessi parlanti la particolare parlata, il resiano, viene considerata come una lingua a sé stante, distinta dalla lingua slovena).
- Il tedesco, insediato in Val Canale (dove convive con il gruppo linguistico friulano e con quello sloveno) e in due piccole "isole" linguistiche in provincia di Udine, cioè il comune di Sauris e la frazione di Timau appartenente quest'ultima al comune di Paluzza. Mentre in Val Canale e a Timau si parlano dialetti di tipo carinziano, il tedesco parlato a Sauris è imparentato con le parlate tirolesi. Non esistono statistiche ufficiali sul numero dei parlanti. Dal 1999 il tedesco gode in regione di un livello minimo di tutela.
Sia la lingua slovena che le parlate germanofone sono tutelate dalla legge statale 482/99 al pari della lingua friulana. La lingua slovena è ulteriormente tutelata dalla L. 38/01 del 23 febbraio 2001 (Norme a tutela della minoranza linguistica slovena della regione Friuli Venezia Giulia) e dalla Legge regionale n. 26 del 16.11.2007 (Norme regionali per la tutela della minoranza linguistica slovena).
Accanto alle lingue riconosciute ufficialmente in regione si parlano dialetti veneti come il triestino, il bisiaco, il graisàn, il maranese, il liventino e le parlate del pordenonese. Dialetti di tipo veneto si erano anche diffusi presso la borghesia urbana delle città di Gorizia, Udine e Palmanova, ma a partire dal secondo dopoguerra sono praticamente scomparsi a Udine e Palmanova, mentre presentano ancora una certa vitalità a Gorizia. Va segnalato che la diglossia costituisce praticamente la norma presso i friulanofoni e i venetofoni (friulano/italiano, veneto/italiano). Gli sloveni sono spesso bilingui e trilingui (sloveno/friulano/italiano in provincia di Udine - e in buona parte di quella di Gorizia - e sloveno/veneto/italiano in quella di Trieste e in alcune zone del goriziano) e lo stesso si può dire per i tedeschi di Sauris e a Timau (tedesco/friulano/italiano). Nella Val Canale non è raro trovare persone che possono esprimersi correttamente in ben quattro idiomi: tedesco, italiano, friulano e sloveno.
| Lingua [20] | Percentuale |
|---|---|
| italiano | 53,5% |
| friulano | 43% |
| sloveno | 4,7% |
| tedesco | 0,4% |
Divisi per provincia:
| Provincia | Italiano | Friulano | Sloveno |
|---|---|---|---|
| Pordenone | 53,8% | 37% | 2,5% |
| Udine | 21,7% | 74,9% | 3,3% |
| Gorizia | 70,3% | 24,6% | 7,4% |
| Trieste | 91% | 1,7% | 7,1% |
| Per approfondire, vedi Lingua friulana, Diffusione dello sloveno in Italia, Lingua Saurana, Dialetto resiano, Dialetto veneto-udinese, Dialetto triestino, Dialetto bisiaco e Dialetto pordenonese. |
Sport[modifica]
| Per approfondire, vedi Sport in Friuli-Venezia Giulia. |
Galleria fotografica[modifica]
Provincia di Gorizia[modifica]
Provincia di Pordenone[modifica]
-
Municipio di Pordenone
-
Il fiume Tagliamento nei pressi di Pinzano
-
Lago di Barcis
Provincia di Trieste[modifica]
Provincia di Udine[modifica]
-
Piazza Libertà a Udine
-
Piazza San Giacomo a Udine
-
Ponte del Diavolo a Cividale del Friuli
-
Spiaggia di Lignano Sabbiadoro
-
Terrazza Mare a Lignano Sabbiadoro
-
Santuario del Monte Santo di Lussari a Tarvisio
-
Tipiche case della Carnia
-
Polo sciistico dello Zoncolan
Note[modifica]
- ^ Friulani e Giuliani
- ^ http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge.costituzionale:1963-01-31;1 Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia
- ^ Bilancio demografico mensile aggiornato al 31-10-2012 (DATI ISTAT)
- ^ http://www.parlamentiregionali.it/dbdata/documenti/[4bc6ff213ecb1]dossier_speciali_marzo_mod.pdf
- ^ . Le località - definite Zone di Protezione Speciale, e spesso indicate con l'acronimo ZPS - sono state proposte sulla base del decreto 25 marzo 2005 - pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 168 del 21 luglio 2005 - predisposto dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ai sensi della direttiva 79/409/CEE
- ^ a b Pubblicazione edita e distribuita gratuitamente dalla Provincia di Udine il 3 aprile 2006, ove testualmente è scritto:
Questa è solo una piccola parte del testo proposto dalla brochure e tratto da questo libro di Placerani:« Per avere un quadro più preciso in cui si colloca tale avvenimento, vi proponiamo qui di seguito un testo tratto dal libro "La nestre storie" - ed. ass. storie dai Longobarts, 1990 - che raccoglie le conferenze sulla storia del Friuli tenute da Pre Checo Placerani nell'inverno del 1978 »
Il libro "La nestre storie" è edito dalla "Associazione storie dai Longobarts" che ha sede a Cividale del Friuli (UD)« [...] dal 1077 in poi il Friuli è uno Stato indipendente da avere addirittura un suo Parlamento. Un esempio: abbiamo documenti relativi a una riunione del Parlamento friulano precedenti di ben 20 anni rispetto ad analoghe testimonianze del Parlamento inglese [...] » - ^ , sotto il profilo della ricchezza prodotta la sua provincia continua a presentare redditi molto elevati ed in alcuni anni (1991 e 2005) primi in assoluto non solo in ambito regionale, ma anche nazionale. Per quanto riguarda i redditi provinciali degli anni 1991 e 2005 cfr. Sito del Corriere della Sera e Sito del Comune di Bologna/Articolo de Il Sole 24 Ore
- ^ a b Maurizio Caprino, Francesca Milano,Marco Mobili,Giovanni Parente, Milano prima, calano i redditi alti, in «Il Sole 24 Ore», 16 maggio 2012, p. 24.
- ^ a b Maurizio Cescon, Redditi, Udine è la prima in regione, in «Messaggero Veneto» (Udine), 17 maggio 2012.
- ^ Fonte dal sito: demo.istat.it
- ^ http://www.comuni-italiani.it/06/statistiche/stranieri.html
- ^ Cfr. il sito ufficiale dell'ISTAT
- ^ Dati Istat - Tavole regionali
- ^ Elaborazione della Camera di commercio di Milano, attraverso il Lab MiM, su dati Eurostat tratti dal rapporto "Regions: Statistical yearbook 2006. Data 1999-2004" (ottobre 2006) e relativi a 167 regioni europee (UE12, comprese le regioni dei paesi neo-ammessi dell'Est Europa: Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia, Ungheria e Romania; tra le regioni italiane non ci sono i dati per il Trentino-Alto Adige)
- ^ Fonte Istat
- ^ [1] Dati Istat 2007
- ^ Agricoltura24.it
- ^ Non c'è accordo sulla reale consistenza della comunità slovena in regione. La cifra di 61.000 unità è fornita dal Ministero dell'Interno. Notizia tratta da: Raoul Pupo, Il lungo esodo. Istria: le persecuzioni, le foibe, l'esilio, Milano, serie Rizzoli storica, RCS ed., 2005, pag. 304
- ^ http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1961-07-19;1012 Legge n. 1012 del 19 luglio 1961: Disciplina delle istituzioni scolastiche nella provincia di Gorizia e nel Territorio di Trieste
- ^ Fonte: L'Aménagement Linguistique dans le Monde
Voci correlate[modifica]
- Musei del Friuli-Venezia Giulia
- Nativi del Friuli-Venezia Giulia
- Comunità di lavoro Alpe Adria
- Decreto di attuazione degli statuti
- Diffusione dello sloveno in Italia
Altri progetti[modifica]
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Commons contiene immagini o altri file su Friuli-Venezia Giulia
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Collegamenti esterni[modifica]
- Friuli-Venezia Giulia su Open Directory Project (Segnala su DMoz un collegamento pertinente all'argomento "Friuli-Venezia Giulia")
- Sito ufficiale
- Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche
- Norme a tutela della minoranza linguistica slovena della regione Friuli Venezia Giulia
- Sito del Consiglio Regionale
- Portale delle Autonomie Locali FVG
- Aeroporto del Friuli-Venezia Giulia
- Meteo regionale
- Portale della sanità regionale
- Scuole della regione
- Protezione Civile Regionale del Friuli-Venezia Giulia
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- I rifugi del Friuli-Venezia Giulia
- Film commission del Friuli-Venezia Giulia
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