Lega Nord

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai a: navigazione, cerca
Lega Nord
Segretario Umberto Bossi
Presidente Angelo Alessandri
Coordinatore Roberto Maroni
Stato [[File:{{Naz/{{{stato}}}|a}}|Bandiera {{Naz/{{{stato}}}|b}}{{Naz/{{{stato}}}|c}}|border|20px]] [[{{Naz/{{{stato}}}|e}}|{{Naz/{{{stato}}}|c}}]]
Fondazione 4 dicembre 1989
Dissoluzione {{{dissoluzione}}}
Sede Via Carlo Bellerio 41, Milano
Partito {{{partito}}}
Ideologia Federalismo,
Autonomismo,
Regionalismo,
Settentrionalismo,
Indipendentismo,
Etnonazionalismo[1][2][3][4][5]
Collocazione cfr. Posizionamento politico
Coalizione PdL-Lega (2010-)
Partito europeo
Gruppo parlamentare europeo {{{gruppo parlamentare europeo}}}
Affiliazione internazionale {{{internazionale}}}
Seggi
59 / 630
 (2008)
[6]
Seggi
25 / 315
 (2008)
[7]
Seggi
9 / 73
 (2010)
Seggi
58 / 1117
 (2010)
Testata La Padania
Organizzazione giovanile Movimento Giovani Padani
Iscritti circa 120.000[senza fonte]
Colori verde
Sito web www.leganord.org

La Lega Nord per l'Indipendenza della Padania, meglio nota come Lega Nord, o più semplicemente Lega, è un partito politico nato come federazione di vari movimenti autonomisti regionali, tra i quali, in particolare, la Lega Lombarda e la Liga Veneta.

Il partito, spesso citato come il Carroccio nel linguaggio giornalistico, è attivo soprattutto nell'Italia settentrionale, ma presente anche in alcune regioni del Centro. Segretario federale, fondatore e leader del partito è Umberto Bossi.

Originariamente sostenitrice del federalismo, dal 1996 la Lega Nord ha proposto la secessione delle regioni settentrionali, indicate collettivamente come Padania. Attualmente[senza fonte] ripropone il progetto di uno Stato federale, da realizzarsi attraverso il federalismo fiscale e la devoluzione alle regioni di alcune funzioni esercitate dallo Stato. Propone altresì di aumentare il peso politico delle regioni del Nord Italia, ritenuto non adeguato al peso demografico ed economico delle stesse, nonché di promuovere e valorizzare le culture e le lingue regionali.

La Lega Nord si batte inoltre per l'attuazione di norme più severe, rispetto a quelle vigenti, al fine di contrastare l'integralismo islamico; è contraria all'ingresso della Turchia nell'Unione europea ed è considerata tra i movimenti euroscettici[8]. Enfatizza anche la lotta all'immigrazione clandestina e l'eliminazione degli sprechi nella gestione statale.

Indice

[modifica] Storia

[modifica] Da alleanza a confederazione (1989-1990)

Il 22 novembre 1989, a Bergamo, venne sottoscritto davanti ad un notaio l'atto costitutivo ed il testo dello statuto della "Lega Nord", il nuovo soggetto politico confederale che dovrà unire definitivamente la vecchia Lega Lombarda di Umberto Bossi con le altre leghe e movimenti autonomisti del Nord Italia (Liga Veneta, Piemont Autonomista, Uniun Ligure, Lega Emiliano-Romagnola, Alleanza Toscana), come già avvenuto in giugno alle elezioni europee col cartello elettorale di Alleanza Nord.

Il 4 dicembre 1989 nasce ufficialmente il Movimento Lega Nord. Fra l'8 ed il 10 dicembre il I Congresso della Lega Lombarda approva la confluenza nella Lega Nord. Alla platea di 500 persone, Bossi spiega che «la nostra via non poteva che essere quella dell'etnofederalismo, cioè quella unione di più movimenti etnonazionalisti in un unico strumento capace di vincere. L'etnonazionalismo deve costituire un attacco al centralismo dello Stato». Segretario del movimento è Bossi, presidente è Marilena Marin della Liga Veneta. Nelle istituzioni si parte con un senatore e un deputato, due europarlamentari, 60 consiglieri comunali, due provinciali [9].

Successivamente gli altri partiti iniziarono a prendere sul serio la Lega come avversario politico a tutti gli effetti. Indicativo sarà il raduno socialista a Pontida del 3 marzo 1990. Qui, dove la Lega ha già il 16% dei voti, il segretario Bettino Craxi lancia la proposta di modificare la Costituzione per passare a una Repubblica presidenzialista e federalista. I leghisti contestarono vivacemente[10] e risponderanno con un proprio raduno a Pontida il 25 marzo dello stesso anno: il primo di una lunga serie di raduni (solo nel 2004, perché Bossi era gravemente malato, e nel 2006 non presero luogo)[11][12].

Il 1º maggio a Milano giunse il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, il quale, alludendo alle leghe, avverte che «se poi vi fosse qualche farneticamento che, al di là del sentimento confuso, del risentimento oscuro, della forzatura folkloristica, al di qua del calendario della storia e della cultura, e al di là di quello del possibile futuro, pensasse a più avventurosi tentativi di divisione, sarà bene ricordare che dovere fondamentale del presidente della Repubblica, che anche per giuramento si è impegnato davanti al Parlamento e alla sua coscienza, è quello di tutelare l'integrità territoriale, l'indipendenza e la sovranità dello Stato e di difendere, nelle istituzioni e nella società, l'unità nazionale. Un avvertimento preciso: per l'adempimento di questo dovere tutti i legittimi poteri dello Stato sono esercitabili con il suo concorso: e lo sarebbero»[13]. Per Bossi «In tutto questo comunque c'è il riflesso della paura che si ha di noi, delle nostre liste. (...) Noi non vogliamo separarci dall'Italia ma vogliamo che cambi la Costituzione, che diventi quella di uno Stato federale»[14].

Le elezioni amministrative del 6 maggio 1990 confermano la tendenza in crescita della Lega che raccolse circa il 4% dei voti su base nazionale, ma nella sola Lombardia è il secondo partito con il 18,9% dei voti validi, davanti al Partito Comunista Italiano (18,8%) e dietro a Democrazia Cristiana (28,6%). Vennero così eletti oltre 700 consiglieri e persino il sindaco di Cene, ma presenti nelle giunte di solo tre comuni con Pianello del Lario retto da un'intesa DC-Lega[15]. Questo perché, come dirà Bossi, la Lega è «un partito di governo transitoriamente all'opposizione»[16]. Tutti gli eletti si ritroveranno il successivo 20 maggio a Pontida per giurare fedeltà alla causa autonomista e al partito davanti a ottomila persone sotto la pioggia[17][18]. Craxi, replicando alle «smargiassate» di Bossi contro di lui ed il Presidente della Repubblica, commentò: «Credono di dover liberare la Lombardia? Io dico che, se non ritorneranno su un programma democraticamente ragionevole, faremo di tutto perché la Lombardia si liberi di loro»[19].

Dopo le amministrative del 1990, si impone «l'allarme per il voto di protesta» leghista che «ha colpito al cuore il mondo politico»[20]. Anche L'Osservatore Romano mostra preoccupazione[21]. Una protesta che pare a molti qualunquista, ma Bossi si difende spiegando che invece «non è affatto qualunquista la protesta. Se no, si sarebbe rivolta al Msi che è il cane da guardia del sistema. La gente si è svegliata e ha visto nella Lega uno strumento di liberazione. Questo è avvenuto soprattutto al Nord, nelle aree di civiltà industriale dove è più critico il rapporto cittadini-istituzioni»[22].

Come osserverà il socialista Valdo Spini, «vi è chi non vuole rendersene conto, ma le elezioni del sei maggio del 1990 hanno veramente segnato una svolta storica nel nostro sistema politico istituzionale. Quando in una regione importante come la Lombardia, superando la tradizionale vischiosità degli spostamenti elettorali, una lista anti-partiti come la Lega Lombarda, arriva quasi d'improvviso al 20%, avviene qualcosa di nuovo nella nostra vita politica. È un segnale di distacco preoccupante tra cittadini e istituzioni. Quando il PCI perde il 6% dei voti, ma l'ex elettore comunista può restarsene a casa, votare per i verdi delle varie articolazioni, o per i cacciatori, o, perfino, per le Leghe, e solo in parte prende la strada del voto per l'altro partito della sinistra, il PSI, avviene un altro fatto da non sottovalutare. È la crisi delle ideologie, come è stato altre volte detto, e più in particolare la crisi, all'interno dell'elettorato comunista, della tradizionale disciplina. Ma cade anche la diga dell'anticomunismo nell'elettorato democristiano del Nord, che non ha inibizioni a lasciare lo scudo crociato per le Leghe. Si allentano i vincoli della disciplina di partito»[23]. Mentre Giorgio Ruffolo nota che «è amaro constatarlo: ma la Lega Lombarda, con campagne prive di faccioni e di strumenti clientelari, ha saputo parlare direttamente alla gente, molto più dei partiti tradizionali»[24]. Persino Achille Occhetto, segretario generale del PCI, ammetterà davanti ai bresciani che «le proteste della Lega contro lo Stato corrotto sono accettabili... Occorrono dunque nuovi poteri alle autonomie locali, più forza alle regioni, più controllo sulla spesa pubblica»[25].

Il 26 maggio l'Azione Cattolica non nasconde la sua ostilità verso il fenomeno leghista[26]. Contro la Lega anche il Partito Sardo d'Azione che impedisce al partito di Bossi di entrare nell'Alleanza Libera Europea, l'eurogruppo degli autonomisti, perché «il potenziale politico della Lega può essere un grande patrimonio della democrazia italiana, europea, e quindi mondiale, purché superi la fase xenofoba e ponga problemi di uno sviluppo generalizzato, diffuso e affidato ai poteri della base»[27].

Quello stesso giorno l'ideologo leghista Gianfranco Miglio, come egli stesso rivelerà quattro anni dopo, riceve una telefonata da Cossiga che intima al professore amico: «Dì ai tuoi amici leghisti che sono indignato con loro: devono piantarla. Non mi mancano i mezzi per persuaderli. Rovinerò Bossi facendogli trovare la sua automobile imbottita di droga; lo incastrerò. E quanto ai cittadini che votano per la Lega, li farò pentire: nelle loro località che più simpatizzano per il vostro movimento autonomo aumenteranno gli agenti della Guardia di Finanza e della polizia; anzi li aumenteremo in proporzione al voto registrato. I negozianti e i piccoli e grossi imprenditori che vi aiutano saranno passati al setaccio: manderemo a controllare i loro registri fiscali, e le loro partite IVA; non li lasceremo in pace»[28]. Cossiga non ha mai smentito[29].

Il 31 maggio la Lega crea il Sindacato Autonomista Lombardo (SAL) con l'obiettivo di «rompere le gabbie salariali egualitarie, difendere i lavoratori indigeni dall'assalto degli immigrati, combattere i monopoli privilegiando piccoli imprenditori e artigiani» per un «liberismo federalista». A guidare la SAL viene posto Antonio Magri, già sindacalista socialista della UIL[30]. Ai referendum del 3 giugno su caccia e pesticidi, la Lega dà agli elettori indicazione di astenersi «per contrastare l'intenzione del governo romano di avallare la propria logica di potere centralista, negatrice della norma costituzionale dell'articolo 17 che stabilisce competenze legislative alle regioni in materia di caccia»[31].

In agosto viene annunciata l'iniziativa di raccogliere le firme per un referendum che abroghi parzialmente la recente legge Martelli che regola l'immigrazione. Per Bossi dietro quella legge «c'era un progettino finalizzato alla creazione di uno Stato multirazziale, uno Stato che crei insicurezza nella gente favorendo così la richiesta di un governo forte e rafforzando il potere centralista dei partiti»[32][33]. Per il Forum delle Comunità Straniere in Italia «con questa campagna referendaria la Lega Lombarda tenta di dare legittimazione costituzionale al razzismo più triviale»[34].

Il 3 settembre si costituisce la Lega Venezia Giulia. A settembre hanno luogo alcune feste di partito, come il Bèrghemfest di Alzano Lombardo (1-9 settembre). È l'occasione per lanciare la proposta di fare dell'Italia una repubblica confederale di tre repubbliche federali: Nord, Centro e Sud[35]. Per il vicesegretario del PSDI Maurizio Pagani la proposta di Bossi può essere il pretesto per aprire un dibattito politico sul federalismo, ma Craxi ironizza: «Perché dividere l'Italia in tre e non in quattro? Se si affermasse un'idea separatista dovrebbero essere almeno cinque, per non fare torto alla Sicilia e alla Sardegna»[36].

Arrivano anche i primi attacchi alla bandiera tricolore italiana, che Franco Castellazzi, presidente della Lega Lombarda, definisce massonica per via del colore verde[37]. Fuori dalla Lega, avrà tutti contro[38]. Lo stesso Bossi sminuirà parlando di «battuta infelice»[39].

Il 27 settembre viene depositata in Cassazione dalla Lega una proposta di legge di iniziativa popolare sull'immigrazione che ha Bossi come primo firmatario[40]. Il 16 ottobre viene acquistata Radio Varese, emittente fondata nel 1976 tra gli altri da Roberto Maroni per l'estrema sinistra varesotta[41]. Dal 20 diventerà Radio Varese-Lega Lombarda, primo embrione di quella che dal 17 maggio 1997 sarà Radio Padania Libera[42].

Il 26 ottobre il presidente Cossiga, in visita ufficiale in Gran Bretagna, dichiara che «separare» l'Italia «mi sembra una cosa criminale, una cosa sciocca, vergognosa»[43]. Per queste parole, il 30, durante una riunione del consiglio regionale lombardo, Castellazzi rivolgerà «un invito alla classe dei medici curanti perché lo assistano meglio. Non è un problema politico, ma un problema medico, di sclerosi» perché «Cossiga ha criminalizzato un milione e settecentomila persone che hanno votato per noi: questo è straparlare». Ne seguirà un vespaio di polemiche[44]. Il 24 novembre intervistato dal GR1, Cossiga preciserà che non voleva «censurare o valutare le intenzioni di nessuno. Ho detto che sarebbe criminoso separare Roma da Milano, dopo tutti gli sforzi che si sono fatti per unirle»[45].

Nelle elezioni amministrative di quattro piccoli comuni lombardi del 12 novembre, la Lega si conferma in crescita[46]. Il 18 novembre a Varese si tiene l'Assemblea nazionale della Lega Lombarda che dà il via libera alla fusione della Lega Nord[47].

Il 1º dicembre da una nuova scissione nasce l'Unione Federalista che unisce l'Alleanza Lombarda di Pierangelo Brivio, l'Union Piemonteisa di Roberto Gremmo, la Lega Padana di Umberto Mori e altri espulsi vari dal Carroccio[48]. L'8 dicembre, polemizzando coi leghisti, Craxi rilancia il disegno del PSI per una «grande riforma che attui un nuovo disegno di decentramento e consolidamento delle autonomie regionali. (...) Cosa ben diversa dalla improvvisazione delle tre repubblichette di cui si è sentito parlare. Se per avventura domani dovesse essere attuato, sarebbe un disegno che aprirebbe la strada al disfacimento dell'unità nazionale e all'indebolimento dell'indipendenza stessa del Paese»[49].

Il giorno dopo da Cene Bossi attacca la DC: «Stia attento il partito democratico cristiano, se ci fa arrabbiare c'è il rischio che per la prima volta si ritrovi all'opposizione»[50]. Tre giorni dopo ancora, Bossi preciserà che ciò potrebbe divenire possibile con un'alleanza a sinistra guidata da Craxi[51]. Davanti a una simile proposta Craxi, Di Donato, Pillitteri e i socialisti milanesi restano vaghi, mentre Claudio Martelli si dice disponibile[52]. Successivamente Bossi entrerà in contraddizione formulando altre ipotesi di alleanze anche con la DC, ma in definitiva chiederà solo che Craxi faccia «quello che deve fare, cioè le elezioni anticipate, spaccare con la DC, e mangiarsi i voti del PCI»[53].

Il 17 dicembre la Conferenza Episcopale Italiana diretta dal cardinale Ugo Poletti e dal vescovo Camillo Ruini presenta il documento Evangelizzazione e testimonianza della carità dove è scritto che «Nella prospettiva del bene comune del paese, della nuova Europa da costruire insieme e del servizio allo sviluppo integrale dell’umanità, non si giustificano le varie forme di chiusure particolaristiche che insidiano il tessuto sociale, politico e culturale della nazione: siano esse di stampo corporativo, a livello professionale ed economico, o invece facciano leva su caratteristiche anche positive della propria gente e della propria terra, finendo però col trasformarle in motivi di divisione e di discordia. Senza misconoscere le obiettive situazioni di malessere che tali tendenze denunciano, e a cui occorre far fronte, l’impegno della comunità ecclesiale non può non camminare nella direzione del rafforzamento di una solidale e unitaria coscienza comune, all’interno della quale le diversità siano stimolo di crescita e non motivo di divisione»[54]. Verrà letto come un chiaro attacco alla Lega[55] e Bossi replicherà: «Oggi questo cattolico è costretto a chiedersi se polemizzare democraticamente con la DC significhi frantumare l'unità religiosa degli italiani. Più ancora questo cattolico è costretto a ribellarsi quando legge che, poste in pratica sullo stesso piano, sono da condannare la mafia e le leghe»[56].

[modifica] La fusione definitiva (1991)

Nei giorni 8-9-10 febbraio 1991 atto e statuto vengono approvati all'unanimità dal primo Congresso Federale della Lega Nord svoltosi a Pieve Emanuele (MI). Secondo lo statuto approvato, nel Movimento Lega Nord vengono a confluire i Movimenti denominati Liga Veneta, Lega Lombarda, Piemont Autonomista, Uniun Ligure, Alleanza Toscana - Lega Toscana - Movimento per la Toscana, Lega Emiliano-Romagnola. In seguito aderiscono alla federazione movimenti e partiti autonomisti anche di altre regioni e province autonome (Trentino, Alto Adige/Südtirol, Friuli-Venezia Giulia, Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste, Umbria e Marche).

Il movimento si conferma negli anni successivi come una delle forze politiche più significative del Nord Italia, portando i suoi candidati alla vittoria in diverse amministrazioni locali, tra le quali spicca il comune di Milano.

Nell'ottobre 1991 avviene una prima scissione: Franco Castellazzi, che fino ad allora era stato il numero due del partito, esce dal movimento insieme ad altri cinque consiglieri regionali lombardi, dopo essere stato attaccato duramente da Bossi. Fonderanno la Lega Nuova, ma con poco successo, tanto che durerà meno di un anno.[57]

[modifica] Elezioni politiche 1992: successo elettorale della Lega

Nelle elezioni politiche del 1992 la Lega Nord, con l'8,6% (Camera) e l'8,2% (Senato) dei voti a livello nazionale, ottiene 80 parlamentari, di cui 25 senatori e 55 deputati. Bossi e i suoi parlamentari festeggeranno un mese dopo per tre giorni il successo elettorale a Pontida[58].

Nel novembre 1993 anche la Lega Nord entra nelle indagini di Mani Pulite, che da quasi due anni avevano terremotato la politica italiana incassando anche il plauso leghista. Il 24 novembre nel processo ENIMONT, il processo più celebre di Tangentopoli, Carlo Sama, amministratore Montedison e cognato di Raul Gardini, afferma di «non escludere che la Lega abbia percepito soldi in campagna elettorale nel '92»[59]. Il 4 dicembre L'espresso rivela che la Montedison avrebbe deciso di versare 200 milioni di Lire ad Alessandro Patelli, segretario organizzativo, e, fino al 12 agosto 1992, tesoriere della Lega Nord[60]. Tre giorni dopo Patelli è posto agli arresti perché chiamato in causa dal responsabile delle relazioni istituzionali dei Ferruzzi, Marcello Portesi, il quale conferma di aver dato 200 milioni al bar Doney di via Veneto a Roma a Patelli per conto di Sergio Cusani «in prossimità delle elezioni politiche del 1992»[61]. Bossi e la Lega difendono Patelli: «abbiamo sempre confidato nella magistratura che deve punire i colpevoli e assolvere gli innocenti. Non cambiamo idea e quindi esigiamo che la magistratura agisca in tempi brevi e che, di conseguenza, rilasci chi è innocente come Patelli»[62]. Ma il giorno dopo Patelli ammette tutto e dunque posto agli arresti domiciliari[63]. Il 20 dicembre Antonio Di Pietro interroga Umberto Bossi dopo che il giorno prima l'ex leghista Piergianni Prosperini aveva sostenuto che «c'erano ben poche possibilità che il cassiere agisse senza l'input del segretario. Anche perché altrimenti nessuno gli avrebbe dato una lira»[64]. Bossi raccoglie allora i 200 milioni al II Congresso della Lega Lombarda e consegna l'assegno alla procura, la quale rifiuta e interroga Bossi (che nega tutto, tranne gli incontri con Sama). Bossi è così ufficialmente indagato per concorso in violazione della legge sul finanziamento dei partiti in concorso con Patelli[65].

Il 5 gennaio 1994 Bossi è interrogato in aula al processo Cusani in diretta TV per quasi un'ora[66][67]. Per questa vicenda, la giustizia italiana riconoscerà Bossi e Patelli sempre colpevoli e li condannerà a 8 mesi di reclusione ciascuno, ma nessuno vedrà mai il carcere grazie alla sospensione automatica della pena in virtù della Legge 27 maggio 1998, n. 165 detta legge Simeone-Saraceni, approvata poco tempo prima della sentenza di Cassazione[68][69].

[modifica] Elezioni politiche 1994: nasce il Polo delle Libertà

In occasione delle elezioni politiche 1994, quando ancora il Paese vive una situazione di transizione dal sistema della Prima Repubblica a quello del bipolarismo, la Lega si allea con Silvio Berlusconi, entrato in politica fondando il movimento di Forza Italia e organizzando in breve tempo una coalizione di centrodestra.

Berlusconi guida due diversi schieramenti, vista la reciproca disaccettazione fra la Lega e il Movimento Sociale Italiano-Alleanza Nazionale: al nord Forza Italia, CCD e Lega si presentano come Polo delle Libertà, mentre al sud c'è il Polo del Buon Governo con AN e senza la Lega.

Nel 1994, pur con un leggero calo percentuale con l'8,4% dei voti alla Camera, i parlamentari salgono a 180 grazie alla presenza di candidati leghisti nei collegi uninominali come rappresentanti di tutta la coalizione. La Lega diviene il più grande raggruppamento parlamentare.

[modifica] Caduta del governo Berlusconi I

Il Polo vince le elezioni e viene costituito il primo governo Berlusconi, destinato a durare in carica soltanto pochi mesi, proprio a causa della sottrazione dell'appoggio da parte della Lega: in un primo momento l'Assemblea federale leghista (6 novembre 1994) presenta un progetto di Costituzione che divide l'Italia in 9 macroregioni o macroaree, riferibili agli stati preesistenti all'unità d'Italia; lo scontro scoppia alcuni giorni dopo sul tema delle pensioni: Berlusconi afferma che non si può governare con un alleato come Bossi e che non rimane altro da fare che ritornare alle urne. Sul tema i rapporti si alterano, e anche il ministro dell'Interno Roberto Maroni, vicepresidente del Consiglio, accusa la maggioranza per la mancanza di accordi con i sindacati.

Lo scontro diretto arriva in Aula fra il 21 e il 22 dicembre: in diretta televisiva Silvio Berlusconi, con un discorso duro nei confronti dell'alleato Bossi, dichiara che il patto sancito con lui il 27 marzo è stato tradito e chiede di ritornare immediatamente alle urne. Bossi, dal canto suo, ricambia le accuse, affermando che l'accordo sul federalismo è stato ampiamente disatteso dal governo. Così si apre la crisi: Berlusconi rassegna le proprie dimissioni ed invita i suoi militanti a manifestare in piazza contro il "tradimento".

Il 23 dicembre si incontrano, nella casa romana di Bossi, il leader leghista con Massimo D'Alema e Rocco Buttiglione, rispettivamente segretari del PDS e del PPI. I tre leader decidono di stringere un'alleanza che porterà all'appoggio esterno al successivo governo tecnico guidato da Lamberto Dini. È il cosiddetto «patto delle sardine», chiamato così perché alla richiesta di Bossi se i due ospiti avessero fame, il Senatur offrì quello che aveva nel frigorifero in quel momento, ovvero sardine in scatola, lattine di birra, di coca-Cola e pancarré[70] (anche se D'Alema preciserà anni dopo che allora «preferii digiunare. Quel frugale pasto fu consumato da Bossi e Buttiglione») [71].

[modifica] Il progetto secessionista

Il Sole delle Alpi simbolo scelto dalla Lega come bandiera della Padania
L'irruzione della Digos in via Bellerio

Il 18 settembre 1996, pochi giorni dopo la Dichiarazione d'indipendenza della Padania del 15 settembre, la Digos (organo di polizia per gli interventi speciali) eseguì un mandato di perquisizione nell'abitazione di Corinto Marchini (capo delle «camicie verdi» in Lombardia). Marchini ed altri erano indagati dalla Procura della Repubblica di Verona per attentato all'unità dello Stato (reato previsto dal Codice penale).
Il mandato predeva anche la perquisizione dell'«ufficio di Marchini» presso la sede leghista. Gli agenti si fecero dunque accompagnare nella sede della Lega Nord, in via Bellerio. Qui trovarono Umberto Bossi, Roberto Maroni ed alcuni militanti. I leghisti sostennero che non ci fosse nessun ufficio di Marchini nella sede leghista. A questo punto la Digos decise di fare irruzione. Facendosi strada con la forza, gli agenti entrarono nella sede travolgendo i militanti tra cui Bossi e Maroni, che ricevettero gomitate e botte in testa. Maroni cadde e rimase ferito[72]. Qualche giorno più tardi la polizia rese noto il verbale dell'operazione. Nella sede leghista fu sequestrato il seguente materiale: camicie, gadget, manifesti, una carta geografica del Po e copie dell'inno Va' pensiero di Giuseppe Verdi.[73]

Contro la perquisizione la Camera dei deputati avanzò ricorso secondo l'articolo 68 della Costituzione, che vieta la violazione di locali a disposizione dei parlamentari senza consenso del Parlamento. La perquisizione venne condannata nel 2004 dalla Corte Costituzionale in quanto lesiva proprio dell'articolo 68[74].

La Cassazione condannò comunque Roberto Maroni e Piergiorgio Martinelli a 4 mesi e 20 giorni per resistenza a pubblico ufficiale (pena poi convertita in una multa di 5.320 Euro[75]). Umberto Bossi venne assolto in appello il 22 giugno 2007, dopo avere chiesto precedentemente l'immunità al Parlamento europeo[76].

Si arriva allo svolgimento di nuove elezioni, e stavolta la Lega non stringe alleanze. Si presenta da sola e conquista il 10,4% dei voti a livello nazionale e 87 parlamentari. Questa decisione penalizza il Polo di centrodestra e favorisce la nuova coalizione dell'Ulivo, guidata da Romano Prodi, il quale andò a formare il suo primo governo.

Al momento della ricostituzione dei gruppi parlamentari leghisti, nel maggio 1996, viene introdotto il nome Lega Nord per l'Indipendenza della Padania (dopo la bocciatura di Lega Parlamento della Padania al Senato e Lega Padania indipendente alla Camera[77]) che diventerà il nuovo nome del movimento con la modifica dello statuto approvata il 15 febbraio 1997. In quell'occasione entra nel patrimonio simbolico leghista il Sole delle Alpi in verde su bianco[78].

Forte del consenso elettorale (30% in Veneto, 25% in Lombardia), il 15 settembre la Lega Nord, radicalizzando la propria politica, annuncia di voler perseguire il progetto della secessione delle regioni dell'Italia settentrionale (indipendenza della Padania). A tal fine organizza una manifestazione lungo il fiume Po il cui culmine si tiene a Venezia, in Riva degli Schiavoni, dove Umberto Bossi, dopo aver ammainato la bandiera tricolore italiana, fa issare quella col Sole delle Alpi, e proclama unilateralmente l'indipendenza della Padania. A seguito di questa svolta secessionista, alcuni importanti esponenti del Carroccio entreranno in rotta con Bossi: Irene Pivetti è espulsa il 12 settembre 1996 e fonderà Italia Federale, Vito Gnutti lascia la Lega l'11 giugno 1999[79] e fonderà con altri ex leghisti Futuro Nord[80].

Nel frattempo il Parlamento, attraverso i decreti legislativi noti come legge Bassanini, attribuisce numerose funzioni amministrative agli enti locali, e in particolar modo ai comuni.

La Lega mostra, fin dalla legge di delegazione (legge 15 marzo 1997 n. 59), di non accontentarsi delle riforme e decide di proseguire nella sua battaglia secessionista, creando un Governo padano.

Mentre il programma secessionista è in atto, il Parlamento (a maggioranza centro-sinistra) approva una riforma del Titolo V della Parte II della Costituzione, che modifica profondamente il regionalismo italiano. La riforma si fonda sui principi di sussidiarietà - art. 118 - e di leale collaborazione - art. 120 -, indicando espressamente le materie di competenza legislativa esclusiva dello Stato e concorrente tra Stato e Regioni, e riservando alla competenza legislativa esclusiva delle Regioni tutte le altre materie.

A partire dall'autunno 1998 si staccano dalla Lega diversi dirigenti e militanti che fondano movimenti regionali autonomi: in Veneto movimenti come la Liga Veneta Repubblica, che nelle tornate elettorali ha raccolto un consenso tra l'1,3% (2005) ed il 2,3% (2000) a livello regionale con un piccolo exploit nelle elezioni per il Senato nel 2001 dove ha raggiunto il 5%, sfiorando l'elezione di un senatore, nel 2000 diversi gruppi regionali staccatisi dalla Lega fondano Autonomisti per l'Europa, nel 2001 nasce in Liguria il Movimento Indipendentista Ligure e nel 2006 in Lombardia Max Ferrari, ex direttore di TelePadania, dopo essere stato espulso dalla Lega fonda il movimento autonomista Fronte Indipendentista Lombardia raccogliendo però pochi consensi.

[modifica] Riavvicinamento al centrodestra

Alle elezioni europee del 1999 il partito raccoglie il 4,5% dei consensi, meno della metà rispetto alle politiche del 1996, ed elegge 4 europarlamentari, di cui uno, Marco Formentini, fautore dell'alleanza con il centro-sinistra, avrebbe presto lasciato il partito per aderire a I Democratici.

Quell'anno la Lega organizza una manifestazione a Roma. Il 5 dicembre convergono nella capitale decine di migliaia di militanti, che sfilano nelle strade del centro per gridare la loro opposizione alle politiche dello Stato centrale.

A cavallo tra il 1999 e il 2000 la Lega si avvicina nuovamente alla coalizione di centrodestra, rinsaldando i rapporti con Silvio Berlusconi e il suo partito, Forza Italia. La nuova alleanza Lega-Forza Italia-An, detta della Casa delle Libertà, muove i primi passi già alle elezioni regionali del 2000, quando la Lega, alleata della CdL, conquista posizioni di rilievo nelle giunte locali.

La CdL è riproposta per le elezioni politiche del 2001 come alleanza tra FI, AN, CCD, CDU, Nuovo PSI e PRI. La CdL vince le elezioni e Berlusconi torna presidente del Consiglio.

I risultati elettorali vedono la Lega in forte calo rispetto al passato: 3,9% dei consensi nella quota proporzionale (dunque sotto la soglia di sbarramento) e solo 47 parlamentari eletti nel maggioritario. Ma l'alleanza con il centrodestra risulta vincente. La Lega entra nell'esecutivo, con Umberto Bossi che viene nominato Ministro delle Riforme e della Devoluzione, Roberto Castelli Ministro della Giustizia, Roberto Maroni Ministro del Welfare, e negli uffici di presidenza delle assemblee legislative, con Roberto Calderoli, che viene eletto vicepresidente del Senato.

[modifica] La nuova azione di governo

Nel governo la Lega spinge per la realizzazione delle riforme costituzionali, in particolare di quella federalista chiamata "devolution" che valorizza il ruolo delle autonomie regionali, attraverso l’attribuzione di competenze esclusive attinenti alla sanità, alla scuola ed alla sicurezza pubblica.

La mattina dell'11 marzo 2004 Umberto Bossi è ricoverato in ospedale in gravi condizioni, colpito da un ictus cerebrale; la riabilitazione lo costringe ad una lunga degenza ospedaliera in Svizzera e ad una faticosa convalescenza, poi conseguentemente a una lunga interruzione dell'attività politica. Nel frattempo al suo posto a capo del dicastero delle riforme istituzionali viene nominato il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli.

Nonostante le condizioni di salute (la malattia gli ha lasciato un braccio indebolito, difficoltà a camminare e parlare da cui si è successivamente ripreso, anche se non completamente) Bossi si candida come capolista al Parlamento europeo alle elezioni di giugno, risultando eletto nelle due circoscrizioni del nord, con circa 285.000 voti. Per il seggio di Strasburgo lascia quindi la carica di deputato italiano.

Bossi riapparirà solo il 19 settembre nella sua casa a Gemonio[81] e tornerà in pubblico gradualmente prima partecipando il 28 febbraio 2005 nella sede della Lega in via Bellerio a Milano all'inaugurazione dell'asilo nido interno.[82]

Il 6 marzo Bossi effettua la sua prima uscita pubblica dopo l'ictus nella casa-museo di Carlo Cattaneo a Castagnola[83]. Alla manifestazione di Castagnola prende parte anche il ministro dell'Economia Giulio Tremonti (uomo chiave del cosiddetto «asse del Nord» tra Bossi e Berlusconi),[84][85] il ministro Roberto Calderoli, il Ministro della Giustizia Roberto Castelli, il Ministro del Lavoro e politiche sociali Roberto Maroni e una delegazione della Lega dei Ticinesi, movimento politico localista ad ispirazione cantonale elvetico guidato dall'imprenditore luganese Giuliano Bignasca[86].

Il 19 giugno 2005 Bossi torna a partecipare ai tradizionali raduni di Pontida[87][88], ma solo dal 15 novembre ritornerà a far politica a Roma ripresentandosi al Senato[89][90].

Nelle elezioni europee del 2004 e nelle elezioni regionali del 2005, la Lega Nord recupera parte dei consensi persi in precedenza, ricevendo rispettivamente il 5,1% e il 5,6% dei suffragi a livello nazionale.

[modifica] La Lega e autonomisti del Sud Italia per le elezioni 2006

Militanti leghisti al raduno di Venezia.

In vista delle elezioni politiche del 2006, la Lega, per la prima volta, si apre anche alle energie provenienti dal Sud Italia, stipulando un accordo con il Movimento per l'Autonomia (MpA) guidato da Raffaele Lombardo, eurodeputato eletto nelle file dell'UDC e proveniente dalla corrente DC di Calogero Mannino. L'MpA è un movimento composto da esponenti politici provenienti in maggior parte dalla Democrazia Cristiana; ha il suo radicamento in Sicilia e sostiene politiche in favore del Mezzogiorno, come la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina. Condivide con la Lega il fattore dell'autonomismo regionale, ma si oppone a un federalismo fiscale che poggi totalmente sulle spalle delle Regioni. L'obiettivo dei due partiti alleati, secondo Raffaele Lombardo, è quello di «porre fine alla conflittualità tra autonomia e federalismo» e «trasformare i conflitti in sinergie e collaborazione tra Nord e Sud del Paese»[91].

Dopo le elezioni, il gruppo leghista alla Camera è formato da 23 deputati. Il capogruppo è l'ex ministro Roberto Maroni, mentre al Senato a capo dei 13 senatori c'è l'ex-Guardasigilli Roberto Castelli.

[modifica] Il Referendum costituzionale del 2006

Fra 18 ottobre 2004 e il 16 novembre 2005 il parlamento dà i quattro sì necessari per modificare la Costituzione e introdurre la devolution, cioè la devoluzione alle regioni della potestà legislativa esclusiva in materia di organizzazione scolastica, polizia amministrativa regionale e locale, assistenza e organizzazione sanitaria[92], riforma fortemente voluta dalla Lega. Tuttavia l'approvazione è avvenuta a maggioranza semplice; questo obbliga la maggioranza ad indire un referendum confermativo.

Il secondo Referendum costituzionale, dopo quello del 2001 sulla riforma del Titolo V, si tiene così il 25 e 26 giugno 2006 e a questo partecipa il 52,3% degli aventi diritto[93]. La maggioranza dei voti risulta di parere contrario alla riforma costituzionale. In sole due regioni, Lombardia e Veneto, i sì prevalgono sui no[94]. Il progetto federalista della Lega subisce così una battuta d'arresto. Bossi ammetterà di essere «un po' deluso da questa Italia che fa un po' tristezza»[95][96].

[modifica] Elezioni politiche del 2008

Alle elezioni politiche del 2008 la Lega partecipa in coalizione con Il Popolo della Libertà e il Movimento per l'Autonomia. Il partito ha presentato le proprie liste e il proprio simbolo esclusivamente nelle regioni del Centro-Nord: Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Liguria, Toscana, Marche e Umbria.

Al voto, la Lega ha ottenuto un risultato di rilievo, partecipando in maniera decisiva alla vittoria del centro-destra e ottenendo l'8,30% alla Camera [97] e l'8,06% al Senato[98], in netto rialzo rispetto alle precedenti votazioni.

[modifica] Elezioni europee del 2009

Risultati elettorali del 2009 in percentuale

Alle elezioni europee del 2009 la Lega Nord ottiene il 10,22%. Elegge per la prima volta un parlamentare europeo nella circoscrizione Centro, l'attuale segretario della Lega Nord Toscana Claudio Morganti. In Veneto ottiene il 28,3% e risulta il partito più votato nelle province di Belluno, Treviso, Verona e Vicenza. Subito dopo le elezioni la Lega Nord, con l'UKIP, è tra i fondatori del Gruppo Europa della Libertà e della Democrazia (ELD), creatosi il 1º luglio 2009 dopo lo scioglimento dell'Unione per l'Europa delle Nazioni.

[modifica] Elezioni regionali 2010

Nelle elezioni regionali 2010 la Lega Nord si è presentata, sempre alleata del PdL, in 8 delle 13 regioni che andavano al voto (Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Umbria). In due di queste, Piemonte e Veneto, ha presentato i propri esponenti Roberto Cota e Luca Zaia quali candidati presidenti, risultati entrambi vincenti.

Complessivamente la Lega ha ottenuto il 12,28% del totale dei voti validi delle 13 regioni (19,77% nelle otto in cui era presente), con una punta del 35,15% in Veneto, dove è risultata essere il primo partito. Rispetto alle precedenti elezioni regionali del 2005, il partito ha raddoppiato i propri consensi[99] ottenendo «un avanzamento generalizzato in tutte le regioni del Nord e anche in quelle “rosse”»[99]. In termini di voti assoluti il partito ha comunque perso 117 mila voti rispetto al 2008 (–4,1%) e 195 mila voti rispetto al 2009 (–6,6%), ma è una perdita «molto contenuta rispetto all’andamento della partecipazione e quindi equivale a una crescita dei consensi»[100].

Secondo studi condotti in nove città del Nord, rispetto alle precedenti elezioni europee si è registrato un consistente flusso di voti dal PdL alla Lega Nord[101].

Il 30 e 31 maggio successivi la Lega Nord ha partecipato al rinnovo delle otto provincie sarde, presentando proprie liste a Cagliari, Ogliastra, Olbia-Tempio e Sassari. Qui, dove la Lega non è ancora radicata, il partito ha ottenuto 4.179 voti, pari allo 0,58% su scala regionale (0,93% relativamente alle quattro provincie citate).

[modifica] Caduta del Berlusconi IV e passaggio all'opposizione

Nel corso del 2011 la Lega garantisce il proprio appoggio al governo Berlusconi IV.

Successivamente alle dimissioni di Silvio Berlusconi ed alla nascita del governo Monti, la Lega si situa all'opposizione insieme all'Italia dei Valori.

[modifica] Posizionamento politico

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Controversia sull'ideologia della Lega Nord e Provenienza dei politici appartenenti alla Lega Nord.

Fin dalle origini, la collocazione politica della Lega Nord è divenuta oggetto di controversia. In genere le opinioni degli esperti oscillano fra il centro e l'estrema destra, ma non manca chi ha visto nel movimento leghista l'espressione di una forza di sinistra.

Fra chi la colloca al centro pesa non solo il fatto che la Lega per prima si proclami tale, ma anche il fatto che il partito debba i suoi iniziali successi al ceto medio, che per votarla smetteva di appoggiare la Democrazia Cristiana. Viene ritenuto altresì indicativo il suo professarsi al tempo stesso antifascista e anticomunista.

Quanto a chi la colloca a destra, sono considerate in tal senso le ferree posizioni del partito sui temi legati all'immigrazione e alla società multietnica, posizioni accompagnate da atteggiamenti e affermazioni che spesso hanno fatto parlare di xenofobia, razzismo e omofobia, miste a demagogia e populismo; accuse considerate dal partito come strumentali e pertanto sempre respinte.

A sostegno della tesi che la Lega sia di sinistra, viene perlopiù citato il suo forte radicamento popolare che ha radici anche presso settori operai che talvolta al tempo stesso restano sindacalmente vicini alla CGIL.

[modifica] Alleanze

Nella Lega Nord sono sempre esistite diversità di opinioni circa le alleanze nazionali. Nel 1994, qualche giorno prima dell'annuncio del patto Bossi-Berlusconi che portò alla formazione del Polo delle Libertà, Roberto Maroni firmò un patto, poi annullato, con il Patto per l'Italia di Mario Segni. Quando Bossi decise di togliere l'appoggio al primo Governo Berlusconi alla fine dello stesso anno, Maroni, all'epoca Ministro dell'Interno, e molti altri membri del partito presero le distanze dal segretario. Molti lasciarono il partito (40 deputati su 117 e 17 senatori su 60) e altri, fra cui Lucio Malan, passarono a Forza Italia. Maroni, dopo alcuni mesi di freddezza con Bossi, tornò ad essere membro attivo della Lega.

Dopo le elezioni politiche del 1996, a cui la Lega Nord partecipò fuori dalle due principali coalizioni, i sostenitori di un'alleanza con Berlusconi (Vito Gnutti, Domenico Comino, Fabrizio Comencini ed altri) e coloro che preferivano entrare nella coalizione guidata da Romano Prodi non scomparvero. Alcuni di loro (15 deputati su 59 e 9 senatori su 27) lasciarono il partito per passare al centrodestra o al centrosinistra, come fecero Marco Formentini ed Irene Pivetti. Il gruppo di Gnutti e Comino uscì nel 1999, dopodiché si alleò localmente con il centrodestra, mentre Comencini aveva lasciato il partito nel 1998 per lanciare la Liga Veneta Repubblica con l'obiettivo di entrare in coalizione regionale con Forza Italia.

Il processo di riavvicinamento tra Bossi e Silvio Berlusconi si concluse nel 2000 Quell'anno la Lega, insieme agli altri partiti della Casa delle Libertà, vinse le elezioni regionali. L'anno successivo la coalizione sconfisse il centrosinistra alle elezioni politiche e ritornò al governo.

Durante gli anni di governo a Roma (2001-2006) il partito vide emergere due diverse opinioni sulle alleanze: alcuni, guidati da Roberto Calderoli e Roberto Castelli (con l'approvazione di Umberto Bossi ancora convalescente dopo l'ictus), sostenevano fortemente la partecipazione nel centrodestra, mentre altri, rappresentati da Roberto Maroni e Giancarlo Giorgetti, erano più tiepidi in proposito. Alcuni, tra questi ultimi, parlarono di una possibile adesione al centrosinistra dopo le elezioni politiche del 2006, che erano certi di perdere. Quest'idea maturò in considerazione del fatto che, senza i voti della sinistra, la vittoria del referendum costituzionale sulla riforma federale dello Stato sarebbe stata difficilissima. Il centrosinistra non cambiò la propria posizione e il referendum fu perduto, generando nella Lega ostilità verso il secondo Governo Prodi e minore volontà di allearsi con chi si era opposto alla riforma costituzionale.[senza fonte] Dopo un periodo di opposizione al governo Prodi II (2006-2008), la Lega ha mantenuto l'alleanza con il Popolo della Libertà di Berlusconi, con il quale è tornata al governo dal 2008, ottenendo importanti ministeri. Con la nascita del governo Monti, l'alleanza con il Popolo della Libertà può dirsi conclusa a livello nazionale, mentre prosegue a livello locale, almeno fino alle successive elezioni[102].

I legami tra Bossi e Berlsconi non sono del tutto chiari: esisterebbe un patto di ferro firmato presso un notaio: Gigi Moncalvo lo ha ricordato il 2 ottobre 2011 in Mezz'ora con Lucia Annunziata [103]. Secondo Rosanna Sapori, ex consigliere comunale leghista e giornalista di Radio Padania Libera, il marchio della Lega sarebbe oggi di proprietà di Silvio Berlusconi, che lo avrebbe ottenuto in cambio del salvataggio del Credieuronord, banca leghista in via di fallimento [104].

[modifica] Relazioni con la Chiesa cattolica

Le relazioni tra la Lega Nord e la Chiesa cattolica hanno attraversato diverse fasi, passando più volte da buone a pessime.

La Chiesa di Roma è stata talvolta attaccata come esempio di centralismo o per le sue posizioni in difesa dell'immigrazione. In altri momenti, la Chiesa è stata difesa dalla Lega Nord, che si è schierata dalla stessa parte per quanto riguarda bioetica, diritto di famiglia e la proposta di inserimento delle radici giudeo-cristiane nella Costituzione Europea.

Il 17 dicembre 1990 la Conferenza Episcopale Italiana diretta dal cardinale Ugo Poletti e dal vescovo Camillo Ruini con il documento Evangelizzazione e testimonianza della carità condannava le «chiusure particolaristiche» e quindi per molti si trattava di una sconfessione dell'allora emergente Lega Nord (cfr. sopra Da alleanza a confederazione (1989-1990)).

Più esplicitamente nel novembre 1992 il cardinale Giovanni Saldarini, arcivescovo di Torino e vicepresidente della CEI, e i presuli Attilio Nicora, vescovo di Verona, e Bruno Foresti, vescovo di Brescia, scrivevano sul settimanale Famiglia Cristiana perché votare Lega fosse anticristiano e perché dunque «allo stato attuale "nessuna benedizione" può venire dai vescovi, perché corrisponderebbe ad una legittimazione del particolarismo»[105][106]. Seguiranno altri attacchi dalle colonne de L'Osservatore Romano e de La Civiltà Cattolica, con quest'ultima che definirà la Lega un movimento «assai pericoloso e distruttivo»[107].

Altro momento basso nei rapporti Lega-Chiesa si è avuto nel 1997, quando Umberto Bossi dichiarava:

« Il Papa polacco ha investito nel potere temporale, nello Ior e nei Marcinkus. Ha investito nella politica dimenticando il suo magistero di spiritualità e di evangelizzazione. [...] I vescovoni sono stati arruolati nell'esercito di Franceschiello, l'esercito del partito-Stato. Il caporale in testa è Massimo D'Alema, lo seguono in seconda fila i vescovoni sulla giumenta, dietro ci sono gli stipendiati del sindacato e a debita distanza el conductor Berluscons, a testa bassa con gli occhiali scuri, agganciato alla mangiatoia del nazionalsocialismo. [...] Altrimenti, come già accade nel bergamasco, i fedeli andranno in parrocchia con il fazzoletto verde e si alzeranno se solo sentiranno pronunciare certi sermoni. Urleranno: va' a da' via el cu'. Si faranno seppellire avvolti nelle bandiere della Lega e se rinasceranno, se mai rinasceranno, saranno padani. Non possiamo continuare ad accettare una Chiesa romanocentrica. Il nazional clericalismo è diventato una delle bretelle che reggono il sistema centralista.[108] »

e ancora «Il Sud è quello che è grazie all’Atea Romana Chiesa, con i suoi vescovoni falsoni che girano con la croce d’oro nei paesi dove si muore di fame: il principale potere antagonista dei padani» (...) «I preti pensino all’anima, lascino stare la politica»[106].

Alla fine degli anni '90, la Lega sembrava rigettare il cristianesimo a favore di pratiche paganeggianti. Nel dicembre 1996 Bossi raccoglieva le ampolle di acqua del "dio Po"[106], e nel 1998, Roberto Calderoli si sposava con "rito celtico"[109].

Negli anni 2000 la Lega si riavvicina alla Chiesa, in funzione anti-islamica, trovandosi vicina alle posizioni del vescovo di Como Alessandro Maggiolini, e dell’arcivescovo di Bologna Giacomo Biffi[106]. Allo stesso periodo risale la frequentazione dei lefebvriani da parte dei leghisti. Una forte campagna viene invece condotta da Radio Padania contro il nuovo arcivescovo di Milano, Dionigi Tettamanzi, considerato un buonista amico dei comunisti e degli immigrati musulmani[106].

Infine, la Lega Nord ha dimostrato negli anni una forte consonanza con la CEI sui temi di bioetica e diritti civili: aborto, eutanasia e fine vita, matrimoni gay e inseminazione artificiale[106].

A livello europeo, nel 2005-2006 ha tenuto banco la controversia sull'introduzione del riferimento alle "radici giudaico-cristiane dell'Europa", fortemente voluto da papa Giovanni Paolo II. La Lega Nord ha sostenuto, così come tutto il centrodestra, tale battaglia[110].

Un forte momento di scontro tra Lega Nord e Chiesa italiana si è avuto poi nell'agosto 2009 sulla rinnovata questione dell'accoglienza degli immigrati clandestini, dal 2009 perseguiti penalmente [111][112]. In seguito a ciò, Bossi ha dichiarato "Andrò con Roberto Calderoli in Vaticano per avere un chiarimento con la Chiesa per ricordare che le nostre radici sono cristiane. La matrice della Lega è cristiana e cattolica e siamo gli unici che veramente hanno radici cristiane"[113] e, di ritorno dall'incontro, "Ho capito che il Vaticano non ce l'ha con noi"[114]. Nella stessa occasione, Roberto Cota ha derubricato le polemiche come "episodi isolati", dichiarando che la linea politica della Lega Nord sull'immigrazione sarebbe perfettamente in linea con i valori cristiani[115].

Un altro episodio di divergenza tra Lega Nord e vertici ecclesiastici ha avuto luogo tra il 6 e l'8 dicembre 2009, quando su La Padania appare un attacco contro l'arcivescovo di Milano (paragonato a un imam), Dionigi Tettamanzi, a causa, tra l'altro, della sua presa di posizione contro lo sgombero di 250 gitani da un campo abusivo presso il capoluogo lombardo. Altri attacchi sono giunti poco dopo dal ministro Roberto Calderoli e dal viceministro Castelli[116]. Tali affermazioni hanno suscitato polemiche da parte delle altre forze politiche, compresi esponenti dell'area cattolica del Popolo della Libertà. Bossi ha tuttavia minimizzato, e altri esponenti della Lega, tra cui l'europarlamentare Salvini, hanno chiesto di incontrare il cardinale per un chiarimento, pur senza smentire quanto scritto dal quotidiano leghista[117].

Per Ilvo Diamanti tali episodi mostrano che in Italia «la religione viene usata come strumento di consenso partigiano ed elettorale.»[118].

[modifica] Vicinanza ai lefebvriani

Per anni alla Lega è stata considerata vicina al movimento lefebvriano, col quale condivide il cattolicesimo della tradizione, usato «all'occorrenza, come elemento di identità padana»[119].

Alla notizia che il 21 gennaio 2009 il Papa ha rimosso la scomunica ai lefebvriani, il capogruppo della Lega al Senato, Federico Bricolo, ha espresso gioia, osservando che «si chiude oggi un doloroso periodo che aveva visto i difensori della tradizione cattolica e del magistero costante e continuo della Chiesa allontanati, esiliati dalla chiesa romana»[120].

Il rapporto col movimento tradizionalista si rompe quando il 29 gennaio 2009 don Floriano Abrahamowicz della Fraternità Sacerdotale San Pio X, già celebrante ufficiale e di messe dell’associazione Padania Cristiana di Mario Borghezio,[121][122] dichiara «che le camere a gas sono esistite almeno per disinfettare, ma non so dirle se abbiano fatto morti oppure no».[123] Queste parole porteranno all'espulsione del prete dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X[124] e all'immediata presa di distanza dei massimi esponenti leghisti da Abrahamowicz e dal movimento lefebvriano.[125][126][127]

[modifica] Posizioni sull'Unione europea e l'euro

La Lega ha sempre distinto nettamente l'Europa dei popoli dall'Unione europea, definito «superstato giacobino». A parere di Bossi, l'UE è il principale nemico dell'Europa dei popoli. L'ultima mobilitazione della Lega contro l'UE avvenne nel 2005, quando la Commissione prospettò l'istituzione di una «super procura» i cui poteri scavalcavano le barriere nazionali. Non sarò certo io - affermò Bossi - a consegnare un operaio della Bovisa o un cittadino di Arcore a Forcolandia, magari a una Forcolandia ex comunista[128].

Riguardo l'euro, già nel 1996 Umberto Bossi dichiarò che l'Europa ci imbroglia, e la moneta unica sarà una scelta politica. La Lega fu l'unico partito a votare contro l'adozione della moneta unica al Parlamento europeo[128].

[modifica] Gruppi e movimenti interni

La Lega Nord vuole unire tutti quei cittadini delle regioni settentrionali italiane i quali domandano l'autonomia e il federalismo, secondo un criterio di pragmatismo ideologico.

Secondo Vittorio Locatelli, la Lega Nord «esiste in funzione di quello che il segretario decide di fare. E ogni volta che Bossi detta la linea si muove come un solo uomo, ubbidendo ciecamente. Il dissenso, nel Carroccio, non è tollerato. Chi non è d'accordo o se ne va da solo o viene cacciato. Le correnti non possono esistere, le candidature le ha sempre decise Bossi, spesso anche per le liste dei piccoli Comuni»[129].

Le diverse sensibilità fra i vari esponenti del partito non sono infatti organizzate in correnti. Esistono diverse associazioni, che si definiscono "partiti padani", ma non svolgono effettiva azione politica.

[modifica] Nei primi anni Novanta

Secondo una ricostruzione del giornalista di Repubblica Guido Passalacqua, nel 1993 nella Lega si potevano individuare tre aree[130]:

[modifica] I Gruppi del Parlamento del Nord

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Parlamento del Nord.

Il 26 ottobre 1997, la Lega Nord organizzò in migliaia di gazebo allestiti nelle piazze le cosiddette «prime elezioni del Parlamento Padano» (successivamente "Parlamento del Nord"). Un numero imprecisato di italiani del nord (6 milioni secondo il Partito) si recarono ai seggi e scelsero tra diversi pseudo-partiti padani[131]:

[modifica] Anni 2000

[modifica] La corrente maroniana

Nel 2011, le cronache giornalistiche riportano una divisione informale all'interno dei dirigenti del Carroccio tra il cosiddetto Cerchio Magico (composto da Marco Reguzzoni, Rosi Mauro, ed i famigliari più stretti di Umberto Bossi) ed i Maroniani, capitanati da Roberto Maroni e con base soprattutto a Varese. Viene inoltre riportata una certa divisione tra Maroni e Roberto Calderoli, più berlusconiano.[138][139].

All'inizio del 2012, la divisione è resa esplicita in occasione del voto sull'arresto di Cosentino. Mentre Maroni annuncia il voto favorevole della Lega, Bossi spinge per il voto contrario. Contro Maroni viene emesso il divieto di parlare in pubblico, che viene poi ritirato a fronte della rivolta della base.

[modifica] Critiche

[modifica] Le accuse di razzismo e xenofobia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Accuse di razzismo e xenofobia alla Lega Nord.

La Commissione europea contro il razzismo e l'intolleranza (ECRI), organo di esperti indipendenti del Consiglio d'Europa, in due rapporti consecutivi sulla situazione italiana, nel 2002 e nel 2006, ha denunciato come «gli esponenti della Lega Nord hanno fatto un uso particolarmente intenso della propaganda razzista e xenofoba, quantunque si debba notare che anche dei membri di altri partiti hanno usato un linguaggio politico xenofobo od in altra maniera intollerante».[140] Quattro anni dopo l'ECRI ha notato «con rammarico che, da allora, alcuni membri della Lega Nord hanno intensificato l’uso di discorsi razzisti e xenofobi in ambito politico. Pur rilevando che si sono espressi in tal senso soprattutto dei rappresentanti eletti locali di questo partito, anche certi importanti leader politici a livello nazionale hanno rilasciato dichiarazioni razziste e xenofobe. Tali discorsi hanno continuato a prendere di mira essenzialmente gli immigrati extracomunitari, ma anche altri membri di gruppi minoritari, ad esempio i Rom e i Sinti». Di seguito si ricorda «che nel dicembre del 2004, Il tribunale di prima istanza di Verona ha giudicato colpevoli di incitamento all’odio razziale sei esponenti locali della Lega Nord, in relazione a una campagna organizzata per cacciare un gruppo di Sinti da un campo temporaneo sul territorio locale. Le sei persone furono condannate a sei mesi di prigione, e al pagamento di 45.000 Euro per danni morali, con divieto di partecipare a qualsiasi attività di propaganda elettorale per tre anni e di presentarsi alle elezioni nazionali e locali»[141][142].

Al momento della pubblicazione del rapporto del 2002, Bossi aveva difeso sé e la Lega affermando che «La Lega non è razzista e non è xenofoba. Noi siamo democratici. (...) Io sono tranquillo, queste accuse le respingo al mittente. Razzista e xenofoba è la sinistra. Noi siamo in regola, non siamo Le Pen. (...) Noi siamo il contrario di Le Pen e chi ci accosta è un farabutto. Altro che razzisti e xenofobi»[143].

[modifica] Vertenze giudiziarie

Quarantacinque membri del partito, tra cui il segretario federale Umberto Bossi, sono stati iscritti nel registro degli indagati per attentato all'Unità dello Stato; il reato era punibile con l'ergastolo secondo quanto prescriveva una norma del vigente Codice Penale; il processo era stato sospeso nel 1996. Tuttavia nel frattempo è stato approvato un provvedimento che cancella il reato se non accompagnato da violenze[144].

[modifica] Le presunte tangenti al partito

Il 6 marzo 2012 il presidente del Consiglio Regionale della Lombardia, Davide Boni, della Lega Nord, è iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Milano con l'accusa di corruzione. La somma delle tangenti il cui valore ammonterebbe ad oltre un milione di euro sarebbe stata utilizzata per "esigenze del partito"[145].

[modifica] Struttura

La Lega Nord è una federazione composta da una quindicina di movimenti politici regionali[146] ed è articolata nelle seguenti Sezioni Nazionali, intendendo col termine "Nazione" le comunità regionali, sub-regionali o provinciali:

  • Liga Veneta (membro fondatore)
  • Lega Lombarda (membro fondatore)
  • Lega Nord Piemont (membro fondatore come Piemont Autonomista)
  • Lega Nord Emilia (membro fondatore come Lega Emiliano-Romagnola)
  • Lega Nord Liguria (membro fondatore come Uniun Ligure)
  • Lega Nord Toscana (membro fondatore come Alleanza Toscana)
  • Lega Nord Friuli-Venezia Giulia
  • Lega Nord Valle d'Aosta
  • Lega Nord Südtirol
  • Lega Nord Trentino
  • Lega Nord Romagna
  • Lega Nord Marche
  • Lega Nord Umbria
  • Lega Nord Estero [147]
  • Lega Nord Abruzzo [147]
  • Lega Nord Sardinia (Sardegna) [147]

Secondo lo storico Giuseppe Vacca, «la Lega di Bossi» è «l'unico erede» del modello gramsciano di partito politico, inteso come elemento mediatore della democrazia, strutturato e radicato nel territorio, capace di rispondere alle richieste del popolo.[148] Roberto Maroni ha anche dichiarato che nell'organizzazione i leghisti sono «gli unici che si ispirano a chi sapeva cosa erano i partiti, cioè a Lenin. I partiti sono un’organizzazione difficile da mantenere, perché si fondano sul volontariato e migliaia di persone devono essere motivate. C’è uno che comanda e gli altri che danno esecuzione al progetto».[149]

[modifica] Associazionismo padano

La Lega Nord conta all'interno della propria organizzazione diverse associazioni di volontariato.

Tra le associazioni figurano i Padani nel Mondo, la Guardia Nazionale Padana, SportPadania, Padania Calcio, Associazione Liberi Padani Escursionisti, Padas, Automobil Club Padano, Autisti Padani, Eurocamp, Professionisti-Imprenditori Uniti, Collezionisti Padani, Arte Nord, Cattolici Padani, Centro Culturale "Roberto Ronchi"[150].

Alcune come la Onlus Copam, l'Umanitaria Padana, i Medici Padani sono impegnate a portare aiuto alle popolazioni bisognose del terzo mondo; le campagne sono svolte in modo particolare nei paesi in via di sviluppo e in quelli colpiti da eventi bellici e catastrofi naturali[151].

Altre associazioni si occupano di assistenza alle famiglie in disagio sociale, agli anziani, ai disabili (Padaniassistenza, Insieme nel Futuro), altre della difesa degli interessi morali ed economici delle donne padane e della tutela della famiglia (Donne Padane), altre sono dedicate alle iniziative a favore di bambini e genitori (Orsetti Padani, Scuola Bosina), alcune si occupano di ambiente (Padania Bella, Volontari Verdi, Padania Ambiente, Il Collare verde).

[modifica] Congressi federali

Lo Striscione di sfondo al I Congresso Federale della Lega Nord, Pieve Emanuele 1991.
  • Congresso costituente - Segrate, 7-9 dicembre 1989
  • I Congresso - Pieve Emanuele, 8-10 febbraio 1991 - Repubblica del Nord. Uno Stato Confederale: Nord, Centro, Sud
  • II Congresso - Bologna, 4-6 febbraio 1994
  • Congresso straordinario - Milano, 10-12 febbraio 1995
  • III Congresso - Milano, 14-16 febbraio 1997 - Padania libera
  • Congresso straordinario - Milano, 27-29 marzo 1998
  • Congresso straordinario - Brescia, 24-25 ottobre 1998 - Blocco padano
  • Congresso straordinario - Varese, 24-25 luglio 1999
  • IV Congresso - Assago, 1-3 marzo 2002 - Sovranità dei popoli

Dal 2002 non è più stato convocato un congresso, anche se lo Statuto prescrive un congresso ordinario ogni tre anni.

[modifica] Raduni

Data Raduno
19 maggio 1990 I raduno di Pontida[18]
16 giugno 1991 II raduno di Pontida[152]
16 febbraio 1992 III raduno di Pontida[153]
10 maggio 1992 IV raduno di Pontida[154]
28 marzo 1993 V raduno di Pontida[155]
11 luglio 1993 VI raduno di Pontida[156]
26 settembre 1993 VII raduno di Pontida[157]
10 aprile 1994 VIII raduno di Pontida[158]
19 giugno 1994 IX raduno di Pontida[159]
9 luglio 1995 X raduno di Pontida[160]
26 novembre 1995 XI raduno di Pontida[161]
24 marzo 1996 XII raduno di Pontida[162]
2 giugno 1996 XIII raduno di Pontida[163]
15 settembre 1996 I Festa dei popoli padani[164]
29 giugno 1997 XIV raduno di Pontida[165]
14 settembre 1997 II Festa dei popoli padani[166]
31 maggio 1998 XV raduno di Pontida[167]
13 settembre 1998 III Festa dei popoli padani[168]
20 giugno 1999 XVI raduno di Pontida[169]
12 settembre 1999 IV Festa dei popoli padani[170]
4 giugno 2000 XVII raduno di Pontida[171]
17 settembre 2000 V Festa dei popoli padani[172]
17 giugno 2001 XVIII raduno di Pontida[173]
16 settembre 2001 VI Festa dei popoli padani[174]
23 giugno 2002 XIX raduno di Pontida[175]
15 settembre 2002 VII Festa dei popoli padani[176]
4 maggio 2003 XX raduno di Pontida[177]
21 settembre 2003 VIII Festa dei popoli padani[178]
6 giugno 2004 (annullato) XXI raduno di Pontida[179]
19 giugno 2005 XXII raduno di Pontida[180]
18 settembre 2005 IX Festa dei popoli padani[181]
3 giugno 2007 XXIII raduno di Pontida[182]
17 settembre 2007 X Festa dei popoli padani[183]
1º giugno 2008 XXIV raduno di Pontida[184]
14 settembre 2008 XI Festa dei popoli padani[185]
14 giugno 2009 XXV raduno di Pontida[186]
13 settembre 2009 XII Festa dei popoli padani[187]
20 giugno 2010 XXVI raduno di Pontida[188]
12 settembre 2010 XIII Festa dei popoli padani[189]
19 giugno 2011 XXVII raduno di Pontida[190]
18 settembre 2011 XIV Festa dei popoli padani[191]

[modifica] Segretari federali

[modifica] Presidenti federali

[modifica] Iscritti

Lo statuto della Lega Nord prevede due diversi livelli di partecipazione all'attività del partito. Il socio sostenitore sottoscrive la propria adesione con decorrenza annuale, senza obblighi particolari né vincoli (per esempio, in merito al luogo di residenza) ma, per contro, senza la possibilità di candidarsi a ricoprire cariche interne e senza il diritto di voto nei congressi, a qualunque livello.

Il socio ordinario militante è invece un iscritto che gode del diritto di voto e rappresentanza all'interno del partito, secondo le modalità stabilite dallo statuto e dai regolamenti, e che può candidarsi a ricoprire ruoli interni, se in possesso dei requisiti di anzianità richiesti per ciascuno di essi. Il socio militante è tenuto a partecipare all'attività della Lega Nord, in particolare alle iniziative della sezione nella quale è iscritto, ed è sottoposto a ulteriori vincoli che escludono, ad esempio, l'iscrizione a qualsiasi altro partito o movimento politico. La qualifica di socio ordinario militante può essere acquisita, previa apposita richiesta, solo da persone maggiorenni che abbiano alle spalle un certo periodo (attualmente non inferiore a un anno) in cui abbiano sottoscritto l'adesione al partito come sostenitori, e abbiano partecipato all'attività politica o di propaganda. L'innalzamento di un socio sostenitore alla qualifica di socio ordinario militante è di competenza del consiglio direttivo provinciale.

La qualifica di socio ordinario militante è contraddistinta da una tessera di colore e aspetto diversi rispetto alla tessera di socio sostenitore.

Le statistiche sotto riportate si riferiscono al totale delle tessere sottoscritte.

[modifica] Risultati elettorali

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Risultati elettorali della Lega Nord per regione italiana.
Voti % Seggi
Europee 1984 (Lega Lombarda+Liga Veneta+Movimento Piemont come Liga Veneta) 164.115 0,47 0
Europee 1989 636.242 1,83 2
Politiche 1992 Camera 3.395.384 8,65 55
Senato 2.732.461 8,20 25
Politiche 1994 Camera 3.235.248 8,36 117
Senato nel PdL - 60
Europee 1994 2.162.586 6,56 6
Regionali 1995 1.687.199 6,41 29
Politiche 1996 Camera 3.776.354 10,07 59
Senato 3.394.733 10,41 27
Europee 1999 1.391.595 4,49 4
Regionali 2000 1.262.603 5,04 21
Politiche 2001 Camera 1.464.301 3,94 30
Senato nella CdL - 17
Europee 2004 1.615.834 4,96 4
Regionali 2005 1.381.282 5,55 26
Politiche 2006 (lista LN-MPA) Camera 1.747.730 4,58 26
Senato 1.530.667 4,48 14
Politiche 2008 Camera 3.026.844 8,3 60
Senato 2.644.248 8,1 26
Europee 2009 3.126.915 10,2 9
Regionali 2010 2.749.176 12,2 58

[modifica] Appartenenza a gruppi parlamentari europei

La Lega Nord è presente al Parlamento Europeo dal 1989, anno in cui Francesco Speroni e Luigi Moretti vengono eletti per la lista Lega Lombarda - Alleanza Nord. In tale ambito, il partito ha cercato convergenze con altre forze politiche euroscettiche, entrando nel Gruppo Arcobaleno al Parlamento europeo.

Nel 1994 la Lega ha preso parte al Gruppo del Partito Europeo dei Liberali, Democratici e Riformatori (ELDR), venendone espulsa nel 1997.

Dal 1999 al 2004, gli europarlamentari leghisti hanno seduto nel Gruppo Tecnico degli Indipendenti, sorta di gruppo "misto", assieme alla Lista Bonino e alla Fiamma Tricolore, al Vlaams Blok fiammingo e al Fronte Nazionale francese. Il gruppo è stato sciolto nel 2001 a seguito di numerosi giudizi del Tribunale di primo grado delle Comunità europee per mancanza di una piattaforma politica comune. A seguito di ciò gli europarlamentari leghisti hanno seduto tra i non iscritti.

Dal 2004 la Lega Nord ha preso parte al nuovo gruppo euroscettico Indipendenza e Democrazia (IND/DEM). Nel marzo 2006 il gruppo ha espulso i parlamentari della Lega per divergenze sulla gestione dei fondi e a causa delle provocazioni di Roberto Calderoli in seguito alla pubblicazione delle caricature di Maometto sul Jyllands-Posten, che hanno portato alle sue stesse dimissioni dal governo. Nel 2007 la Lega ha quindi aderito al gruppo di destra Unione per l'Europa delle Nazioni (UEN), dove già sedevano gli eurodeputati di Alleanza Nazionale e La Destra.

A seguito delle elezioni europee del 2009, la Lega Nord ha partecipato alla fondazione del Gruppo Europa della Libertà e della Democrazia, con la maggior parte dei partiti già membri di IND/DEM, ed alcuni provenienti da UEN. Con 9 eurodeputati, la Lega esprime uno dei vicepresidenti del gruppo, Francesco Speroni.

Partito 1979-1984 1984-1989 1989-1994 1994-1999 1999-2004 2004-2009 2009-2014
Lega Lombarda - Lega Nord - - ARC ELDR, NI NI, TGI, NI I/D, NI, UEN EFD

[modifica] Capigruppo al Senato

[modifica] Capigruppo alla Camera

[modifica] Capigruppo al Parlamento Europeo

[modifica] Fondatori

Bruno Ravera, Umberto Bossi, Franco Castellazzi, Francesco Speroni, Franco Rocchetta, Marilena Marin, Gipo Farassino, Giorgio Conca, Carla Uccelli, Riccardo Fragrassi

[modifica] Associazioni, enti, manifestazioni e media collegati alla Lega Nord

[modifica] Note

  1. ^ Pierre-André Taguieff, L'illusione populista, Bruno Mondadori, Milano 2003.
  2. ^ Bruno Luverà, I confini dell'odio, Editori Riuniti, 1999
  3. ^ Giuseppe Scaliati, Dove va la Lega Nord. Radici ed evoluzione politica di un movimento populista, Edizioni zero in condotta, Milano 2006
  4. ^ Roberto Biorcio, La Padania promessa. La storia, le idee e la logica d’azione della Lega Nord, Il Saggiatore, Milano 1997
  5. ^ Luciano Costantini, Dentro la Lega. Come nasce, come cresce, come comunica, Koinè, Roma 1994
  6. ^ Deputati e Organi Parlamentari - Composizione gruppi Parlamentari in Camera.it. URL consultato il 19-06-2010.
  7. ^ Composizione dei Gruppi parlamentari in senato.it. URL consultato il 20 agosto 2011.
  8. ^ Maurizio Cotta, Pierangelo Isernia, Luca Verzichelli (a cura di), L'Europa in Italia. Élite, opinione pubblica e decisioni, Bologna, Il mulino, 2005, p. 106.
  9. ^ Guido Passalacqua. Bossi e i suoi lumbard obiettivo dieci per cento. la Repubblica, 17 marzo 1990. URL consultato il 16 dicembre 2010.
  10. ^ CRAXI DETTA IL DECALOGO DI PONTIDA
  11. ^ Lega a Pontida, il giallo del raduno
  12. ^ La Lega rinuncia a Pontida Bossi: prepariamo la battaglia
  13. ^ 'PRIMA DI TUTTO L'UNITA' DEL PAESE'
  14. ^ 'Ma noi lumbard non vogliamo la rottura dello stato italiano...'
  15. ^ Sulla mappa delle giunte più monocoloiri e 'anomale'
  16. ^ MILANO, IL DEBUTTO DELLA LEGA
  17. ^ Manifestazione (e giuramento) della Lega lombarda
  18. ^ a b Una gita a Pontida, tifando Lega
  19. ^ Craxi si arrabbia 'smargiassate'
  20. ^ CRAXI PRESENTA IL CONTO 'SUBITO IL CHIARIMENTO'
  21. ^ 'QUESTO VOTO HA ALLONTANATO L'ALTERNATIVA'
  22. ^ IL CARROCCIO CHE TRAVOLGE I PARTITI
  23. ^ IL TERREMOTO DEL 6 MAGGIO
  24. ^ RIUSCIREMO A SMUOVERE LA MACCHINA DEI PARTITI?
  25. ^ DOPO NAPOLI, A BRESCIA PER CAPIRE I 'LEGHISTI'
  26. ^ UN SECCO NO DALL'AC AI MOVIMENTI AUTONOMISTI
  27. ^ I SARDISTI FANNO AUTOCRITICA
  28. ^ "Cossiga mi telefonò: rovinerò Bossi con la droga"
  29. ^ C'eravamo tanto odiati
  30. ^ UN SINDACATO PER BOSSI 'È ORA CHE IL NORD ABBIA SALARI PIU' ALTI'
  31. ^ ANCHE SULLA CACCIA COMUNISTI NEI GUAI I VERDI: 'SIETE SEMPRE PIU' SCHIZOFRENICI'
  32. ^ Referendum anti-immigrati, la Lega di Bossi lancia la sfida
  33. ^ La strategia di Bossi ha un obiettivo: il PSI
  34. ^ L'ultimo slogan del senatore Bossi 'Bianchi e neri non si integrano'
  35. ^ 'DIVIDIAMO L'ITALIA IN TRE REPUBBLICHE'
  36. ^ LE TRE REPUBBLICHE DI BOSSI
  37. ^ 'ABOLIAMO QUEL TRICOLORE PIDUISTA'
  38. ^ 'TRICOLORE MASSONE? MA CHE STUPIDAGGINE'
  39. ^ UN MEGAFONO PER BOSSI CON UNA RADIO E UNA TV
  40. ^ IMMIGRATI BOSSI LANCIA LA SUA LEGGE
  41. ^ LA LEGA LOMBARDA PUNTA ALLA CONQUISTA DELL'ETERE
  42. ^ Ecco com'è nata Radio Padania Libera
  43. ^ 'ITALIANI, CI VUOLE UN SACRIFICIO'
  44. ^ DALLA LEGA INSULTI A COSSIGA
  45. ^ COSSIGA E LE LEGHE
  46. ^ MA ANCORA LE URNE PREMIANO LA LEGA
  47. ^ BOSSI TRASCINA I LUMBARD 'È L'ORA DELLA LEGA NORD'
  48. ^ I NEMICI DI BOSSI LASCIANO LA LEGA LOMBARDA
  49. ^ CRAXI: 'DAI GIUDICI UNA RESISTENZA AL NUOVO CODICE'
  50. ^ LA LEGA CORRE PER IL PRIMO POSTO
  51. ^ 'BETTINO, SBARAZZIAMOCI DELLA DC'
  52. ^ 'LEGHISTI, POSSIBILI ALLEATI' MARTELLI RISPONDE A BOSSI
  53. ^ BOSSI IL DISINVOLTO: AL CENTRO A SINISTRA E IN OGNI LUOGO...
  54. ^ Evangelizzazione e testimonianza della carità
  55. ^ 'LEGHE, NON AVETE CARITÀ'
  56. ^ BOSSI RISPONDE ALLE ACCUSE DEI VESCOVI
  57. ^ Marco Garzonio. Il sogno è finito. Sciolta la Lega Nuova. Corriere della Sera, 15 settembre 1992. URL consultato il 16-5-2009.
  58. ^ la LEGA NORD annuncia a Pontida: "cambieremo la legge sul lavoro"
  59. ^ Sama: non ricordo se pagammo la LEGA
  60. ^ "200 milioni alla LEGA"
  61. ^ "la tangente alla Lega in via Veneto"
  62. ^ Bossi: hanno sbagliato persona e partito
  63. ^ Patelli confessa e torna subito a casa
  64. ^ "Bossi voleva contributi da Gardini"
  65. ^ Bossi sventola un assegno inutile
  66. ^ Bossi Di Pietro, duello in tribunale
  67. ^ il giorno dell'ira di Tonino il duro
  68. ^ Enimont, definitive le condanne
  69. ^ Legge 27 maggio 1998, n. 165
  70. ^ Bossi: "Così in tre buttammo giù Silvio"
  71. ^ Le riforme o sono condivise o sono una forzatura
  72. ^ da corriere.it - Lega ore 18: la Polizia da' la carica - 19 settembre 1996
  73. ^ Iva Garibaldi. «Scalfaro? Con lui al Colle, Digos in via Bellerio». la Padania, 31 gennaio 2012, p. 8.
  74. ^ Corte Costituzionale - Sentenza 58/2004
  75. ^ da RaiNews24 - Maroni si oppose alla Digos con atti di sfida ingiustificabili - 9 marzo 2004
  76. ^ Bossi assolto per gli incidenti di via Bellerio
  77. ^ Alla Camera via libera al nome "indipendentista" dei lumbard
  78. ^ Il Sole delle Alpi "batte" Alberto da Giussano Ora "l'indipendenza padana" è anche nel nome
  79. ^ L'ex ministro Gnutti abbandona Bossi
  80. ^ Gli ex Comino e Gnutti fondano "Futuro Nord"
  81. ^ Bossi, primo saluto in pubblico
  82. ^ Rodolfo Sala, Bossi torna e arringa i leghisti Meglio la Svizzera, non l'Europa, La Repubblica, 1º marzo 2005
  83. ^ La mano tremante, la voce roca l'emozione del condottiero ferito
  84. ^ Si sente aria di '94 l'allarme degli alleati
  85. ^ I giorni di Tremonti
  86. ^ Bossi un anno dopo: padani, sono tornato
  87. ^ Bossi ritorna e infiamma Pontida Sapevo che la Ue sarebbe fallita
  88. ^ Centomila a Pontida con Bossi
  89. ^ Il gran ritorno di Bossi a Roma Ora tutti federalisti nella Cdl
  90. ^ Bossi torna al Senato
  91. ^ Mpa e Lega intesa per il programma
  92. ^ Ultimo sì, la devolution è diventata legge
  93. ^ Votanti sopra il 50 per cento È la prima volta dopo 11 anni
  94. ^ Vittoria netta del no. Prodi e Berlusconi: dialogo
  95. ^ Bossi: andiamo avanti con il Cavaliere. Non lascio, i «generali» restino con me
  96. ^ «Gli italiani fanno schifo». La nuova sfida del Senatùr: calmare i suoi
  97. ^ Ministero dell'Interno - Elezione della Camera dei Deputati del 13 - 14 aprile 2008. URL consultato il 15-04-2008.
  98. ^ Ministero dell'Interno - Elezione del Senato della Repubblica del 13 - 14 aprile 2008. URL consultato il 15-04-2008.
  99. ^ a b Elezioni regionali 2010. Chi ha vinto, chi ha perso, di quanto e dove? Forte crescita della Lega Nord e dell’Italia dei valori, con conseguente riequilibrio dei rapporti di forza entro le due coalizioni
  100. ^ Regionali 2010: confronto con le europee del 2009 e le politiche 2008
  101. ^ I flussi elettorali fra le elezioni europee del 2009 e le regionali del 2010 in nove grandi città
  102. ^ Pdl: Maroni, alleanza finita qua ma non nei territori
  103. ^ [1]
  104. ^ Il Riformista, 25 agosto 2010
  105. ^ L'ANATEMA DEI VESCOVI 'VOTARLI È UN ERRORE'
  106. ^ a b c d e f Andrea Tornielli, Il Carroccio prega il dio Po ma non tradisce la Chiesa, Il Giornale, 23 agosto 2009
  107. ^ E c'è anche chi rivendica "il Carroccio, simbolo cattolico"
  108. ^ Bossi: questo Papa fa politica per Roma, Corriere della sera, 17 agosto 1997, p. 5
  109. ^ Un rito celtico per le prime nozze padane, Corriere della Sera, 21 settembre 1998
  110. ^ http://www.leganord.org/elezioni/2008/lega/ue/radici_cristiane.pdf
  111. ^ Vita.it [Notizie] Migranti, il mare tra Chiesa e Lega (26/08/2009)
  112. ^ Il Mattino
  113. ^ AGI, Milano, 29 agosto 2009
  114. ^ Bossi: «Il Vaticano non ce l'ha con noi», Corriere della Sera, 4 settembre 2009
  115. ^ Virgilio.it, "Immigrati/ Cota: Nessuno scontro, Lega vicina a posizioni Vaticano"
  116. ^ Affondo della Lega su Tettamanzi, Corriere della Sera, 7 dicembre 2009
  117. ^ Bossi minimizza. Ma è bufera, Avvenire, 7 dicembre 2009
  118. ^ La religione senza Dio
  119. ^ Bossi a messa dai lefebvriani «Mi liberano con i loro canti»
  120. ^ Lefebvre, fine di uno scisma
  121. ^ Borghezio: bene il si del Papa alla messa in latino
  122. ^ Borghezio: il presepe al Parlamento europeo
  123. ^ "Le camere a gas? Per disinfettare"
  124. ^ «Ebrei disinfettati» Espulso il lefebvriano
  125. ^ Tosi «scarica» il prete dei raduni leghisti
  126. ^ Zaia: bestialità ho molti amici ebrei so cos'è stata la Shoah
  127. ^ Il sindaco Tosi scarica gli amici tradizionalisti
  128. ^ a b Marco Cremonesi, «Da "Forcolandia" alla svolta pro Bruxelles», Corriere della Sera, 9 agosto 2011.
  129. ^ Vittorio Locatelli, La Lega contro l'Italia. La storia del Carroccio nelle parole di Umberto Bossi, Roma, Nuova Iniziativa Editoriale, 2004, p. 7.
  130. ^ LE 'CORRENTI' DEL CARROCCIO
  131. ^ CRONISTORIA DELLA LEGA NORD. DALLE ORIGINI AD OGGI. Terza Parte. 1996 - 1998
  132. ^ Maroni: solo, ma vado al congresso
  133. ^ Bossi riaccoglie Maroni e torna alle origini
  134. ^ Umberto Bossi iscritto al Pci
  135. ^ Bossi e il PCI "Attivista, senza tessera"
  136. ^ Non vedo l'ora di uscire dal governo
  137. ^ «Io, Borghezio, un obiettivo vivente. Aggredito due volte in un mese» di Roncone Fabrizio, archivio storico del Corriere della Sera (link recuperato il 4 marzo 2008)
  138. ^ http://www.repubblica.it/politica/2011/09/19/news/bossi_sala-21880248/index.html?ref=search
  139. ^ http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/politica/2011/1-ottobre-2011/delibera-bavaglio-agita-carroccio-verona-guerra-sezioni-1901691206537.shtml
  140. ^ ECRI, Secondo rapporto sull'Italia
  141. ^ ECRI, Terzo rapporto sull'Italia
  142. ^ «Fecero propaganda razziale» Condannati Tosi e cinque leghisti
  143. ^ «Troppa gente di sinistra, alla Farnesina è ora di cambiare»
  144. ^ Reati di opinione, niente più carcere
  145. ^ 10240tangenti_al_pirellone_indagato_boni_ pm_alla_lega_un_milione Agi - Pm alla Lega un milione di euro
  146. ^ Sito ufficiale della Lega Nord : Sedi e sezioni
  147. ^ a b c È controverso se considerare questa una Sezione a pieno titolo della Lega Nord, perché pur essendo riconosciuta come Nazione e pur avendo una Segreteria Nazionale, potrebbe non avere ancora un proprio rappresentante nell'attuale Consiglio Federale.
  148. ^ "La rinascita del Pd ricominci da Gramsci"
  149. ^ Maroni: “La Lega è ispirata a Lenin, ma è post-ideologica”
  150. ^ da associazionipadane.com
  151. ^ Umanitaria Padana: in Darfur missione compiuta
  152. ^ BOSSI FA LA CORTE A COSSIGA 'SI BATTE CONTRO I PARTITI'
  153. ^ "Primi al Nord", è il sogno di Bossi
  154. ^ Bossi a Pontida mette la prima pietra della Repubblica del Nord
  155. ^ "Se vince il Sì Scalfaro sciolga il Senato"
  156. ^ Bossi: contro le tasse, da Nord a Sud
  157. ^ Bossi, tre passi per la secessione
  158. ^ Bossi: sì al governo, ecco le condizioni
  159. ^ E a Pontida scoppia la pace
  160. ^ Bossi: né Polo né Ulivo, faremo i guerrieri
  161. ^ Bossi agli indipendentisti: la Lega è una
  162. ^ Bossi e Pivetti, duello a Pontida
  163. ^ Bossi: giura leghista, contro questo Stato
  164. ^ Bossi: "Nord libero". Ma in piazza vince Fini
  165. ^ Bossi: "Padania alle urne in ottobre"
  166. ^ Bossi: ora c'è una doppia legalità
  167. ^ la Padania, 2/6/1998
  168. ^ la Padania, 15/9/1998
  169. ^ la Padania, 22/6/1999
  170. ^ la Padania, 14/9/1999
  171. ^ la Padania, 6/6/2000
  172. ^ la Padania, 19/9/2000
  173. ^ la Padania, 19/6/2001
  174. ^ la Padania, 18/9/2001
  175. ^ la Padania, 25/6/2002
  176. ^ la Padania, 17/9/2002
  177. ^ la Padania, 4/5/2003
  178. ^ la Padania, 23/9/2003
  179. ^ la Padania, 2/6/2004
  180. ^ la Padania, 20/6/2005
  181. ^ la Padania, 18/9/2005
  182. ^ la Padania, 4/6/2007
  183. ^ la Padania, 17/9/2007
  184. ^ la Padania, 2/6/2008
  185. ^ la Padania, 15/9/2008
  186. ^ la Padania, 15/6/2009
  187. ^ la Padania, 14/9/2009
  188. ^ la Padania, 21/6/2010
  189. ^ la Padania, 13/6/2010
  190. ^ la Padania, 20/6/2011
  191. ^ Bossi rilancia la Padania: 'Pronti al referendum' - Politica - ANSA.it

[modifica] Bibliografia

  • Corrado Poli, La geografia politica di fronte ai movimenti autonomistici. Riflessioni sul caso "Liga Veneta", Memorie della Società Geografica Italiana, volume nº XL, Roma 1986.
  • Comitato regionale lombardo Democrazia Cristiana, Localismo politico: il caso lega lombarda, Varese, 1989.
  • Giuseppe Belotti, La Lega lombarda. Saggio critico, Trescore Balneario, Editrice San Marco, 1990.
  • Cisl Lombardia, Ufficio studi, Mutamenti sociali e nuove aggregazioni. (Dentro il fenomeno delle Leghe). Materiale documentario in preparazione del Seminario di studio organizzato a Milano il 25 giugno 1990, 1990.
  • Giancarlo Galli, I lumbard. Ragioni, pretese, spropositi, Roma, EBE, 1990.
  • Vittorio Moioli, I nuovi razzismi. Miserie e fortune della Lega Lombarda, Roma, Edizioni associate, 1990.
  • Daniele Vimercati, I lombardi alla nuova crociata. La Lega dall'esordio al trionfo. Cronaca di un miracolo politico, Milano, Mursia, 1990.
  • Grazie Lega. Storia di veleni italiani con qualche antidoto, Milano, Centro studi Lotario, 1991.
  • Sergio Cappelli, Davide Maranzano, La gente e la Lega. Un'ipotesi divenuta realtà, Milano, Greco & Greco ed., 1991.
  • Franco Cardini, La vera storia della lega lombarda, Milano, A. Mondadori, 1991.
  • G. Ciammarughi, La vera storia della Lega lombarda, Rozzano, Editoriale Il Carrobbio, 1991.
  • Antonio Costabile, Il Fronte dell'uomo qualunque e la Lega lombarda. Movimenti antipartito e crisi di legittimazione nel sistema politico italiano, Messina, Armando Siciliano, 1991.
  • Riccardo Fragassi, Leghismo, Edizioni Agemina (Firenze), I ed. 1991.
  • Renato Mannheimer, La Lega lombarda, Milano, Feltrinelli, 1991.
  • Feo di Bean (Alfeo Mizzau), Caro D'Aronco. Friulani, veneti e lombardi tra leghe, movimenti e partiti, Udine, La nuova base, 1991.
  • Vittorio Moioli, Il tarlo delle leghe, Trezzo sull'Adda, Comedit 2000, 1991.
  • Giuseppe Adamoli [et al.], Il dissenso delle leghe. II Convegno della sinistra DC, Lecco, novembre 1990, Lecco, Centro di cultura politica Giovanni Marcora, 1992.
  • Stefano Allievi, Le parole della Lega. Il movimento politico che vuole un'altra Italia, Milano, Garzanti, 1992.
  • Umberto Bossi, Daniele Vimercati, Vento dal nord, Milano, Sperling & Kupfer, 1992.
  • Raffaello Canteri, Achille Ottaviani, I cento giorni della Lega. Gli 80 parlamentari a Roma. Le storie, le battaglie, l'impegno politico, Verona, Euronobel, 1992.
  • Centro Studi PDS, Il fenomeno della Lega Lombarda, Mantova, 1992.
  • Sergio Bertolini, Massimo Soncini, Umberto Bossi i suoi uomini le sue donne. Luci ed ombre del leghismo, Milano, SO.G.EDI, 1992.
  • Andrea Cantadori, "Le funzioni dello Stato: opportunità e urgenza della loro delocalizzazione", in Nuova Rassegna, 1992.
  • Raffaello Canteri, Achille Ottaviani, I cento giorni della Lega. Gli 80 parlamentari a Roma. Le storie, le battaglie, l'impegno politico, Euronobel, Verona 1992.
  • Franco Compasso, Leghe. Un rischio per il Sud, Napoli, Edizioni scientifiche italiane, 1992.
  • Maurizio Costanzo (a cura di), Bella Italia perché le Leghe, Milano, Rusconi, 1992.
  • Massimo Introvigne, Tra leghe e nazionalismi. Religione civile e nuovi simboli politici, Milano, Effedieffe, 1992.
  • Alessandro Leto, La Lega Nord. Riflessioni su un fenomeno politico contemporaneo, Perugia, Delta, 1992.
  • Max Ottomani, Brigate rozze. A sud e a nord del senatore Bossi, Napoli, T. Pironti, 1992.
  • Giulio Savelli, Che cosa vuole la Lega, Milano, Longanesi, 1992.
  • Umberto Bossi, Daniele Vimercati, La rivoluzione, Milano, Sperling & Kupfer, 1993.
  • Federico Caravita, Lega Nord. Storia fotografica, 1990-1991, Legnano, EdiCart, 1993.
  • Andrea Chiti-Batelli, Le leghe, l'Italia, l'Europa alle soglie del Duemila. Dal crollo dell'impero sovietico, al mercato unico, alla federazione paneuropea?, Settimo Milanese, Marzorati, 1993.
  • Franco Compasso, Leghismo, mezzogiorno, unità nazionale, Minturno, Caramanica, 1993.
  • Luigi De Marchi, Perché la Lega. La rivolta dei ceti produttivi in Italia e nel mondo, Milano, A. Mondadori, 1993.
  • Ilvo Diamanti, La Lega. Geografia, storia e sociologia di un nuovo soggetto politico, Roma, Donzelli, 1993.
  • Ambrogio Fusella (a cura di), Arrivano i barbari, Milano, Rizzoli, 1993.
  • Gino & Michele, Il pianeta dei bauscia. Viaggio al centro della Lega, Milano, Baldini & Castoldi, 1993.
  • Marco Giusti, Bossoli, Roma, Theoria, 1993.
  • Massimo Greco, Alberto Bollis, Carroccio a Nord-Est. Storia, programma e uomini della Lega Nord del Friuli-Venezia Giulia, Trieste, MGS press, 1993.
  • Antonietta Mazzette e Giancarlo Rovati (a cura di), La protesta dei forti. Leghe del Nord e Partito sardo d'azione, Milano, F. Angeli, 1993.
  • Feo di Bean (Alfeo Mizzau), Il latte versato. La Democrazia cristiana e le leghe. Cronaca di un confronto mancato, Udine, La Panarie, La nuova Base, 1993.
  • Toni Visentini, La Lega. Italia a pezzi? Verso la seconda Repubblica, Bolzano, Raetia, 1993.
  • I leghisti. 1979-1994, Roma, Ebe, 1994.
  • Luciano Costantini, Dentro la Lega. Come nasce, come cresce, come comunica, Roma, Koine, 1994.
  • Paolo De Lalla Millul, La Destra. Le radici processuali, istituzionali e politiche di Tangentopoli e del crollo della prima repubblica, e i loro nessi potenziali con le Destre emergenti, Napoli, Edizioni scientifiche italiane, 1994.
  • Giovanni De Luna (a cura di), Figli di un benessere minore. Lega 1979-1993, Scandicci, La nuova Italia, 1994.
  • Roberto Iacopini, Stefania Bianchi, La Lega ce l'ha crudo. Il linguaggio del Carroccio nei suoi slogan, comizi, manifesti, Milano, Mursia, 1994.
  • Piero Ignazi, L'estrema destra in Europa, Bologna, Il Mulino, 1994; 2000.
  • Gianfranco Miglio, Io, Bossi e la Lega. Diario segreto dei miei quattro anni sul Carroccio, Milano, A. Mondadori, 1994.
  • Pino Nicotri, Fratelli d'Italie. Dialoghi polemici tra il presidente della Lega Nord Franco Rocchetta, il sociologo Sabino Acquaviva, l'economista Renato Brunetta a proposito di Lega, Italie ed Europa, Verona, Progei, 1994.
  • Giovanna Pajetta, Il grande camaleonte. Episodi, passioni, avventure del leghismo, Milano, Feltrinelli, 1994.
  • Bernd Baumgartl e Adrian Favell (a cura di), La nuova xenofobia in Europa. Diversità e intolleranza alla fine del millennio, Firenze, Ponte alle Grazie, 1995.
  • Ugo Besola, Il compito storico della Lega. Teoria e strategia di un movimento storico: il localismo, Este, Rinnovamento, 1995.
  • Aldo Bonomi, Pier Paolo Poggio (a cura di), Etnos e demos. Dal leghismo al neopopulismo, Milano, Mimesis, 1995.
  • Umberto Bossi, Tutta la verità, Milano, Sperlig & Kupfer, 1995.
  • Christophe Bouillaud, Les droites en Italie. La science politique italienne face à un objet renouvelé, in Politix, n. 30, pp. 151–167, 1995.
  • Ilvo Diamanti, La Lega. Geografia, storia e sociologia di un soggetto politico, Roma, Donzelli, 1995.
  • Andrea Sarubbi, La Lega qualunque. Dal populismo di Giannini a quello di Bossi, Roma, Armando, 1995.
  • Umberto Bossi, Il mio progetto, Milano, Sperling & Kupfer, 1996.
  • Domenico Comino, Io sto con la Lega. Il Nord all'assalto del Palazzo, Torino, Sintagma, 1996.
  • Ilvo Diamanti, Il male del Nord. Lega, localismo, secessione, Roma, Donzelli, 1996.
  • Memy Marzano, La civiltà si e fermata a Empoli. Federalismo: un popolo di camicie, Milano, Nuovi autori, 1996.
  • Fabrizio Rizzi, Addio, Italia crudele. Bossi, la Lega e la rivolta del Nord, Milano, Il minotauro, 1996.
  • Gian Antonio Stella, Dio Po. Gli uomini che fecero la Padania, Milano, Baldini & Castoldi, 1996, ISBN 88-8089-200-2.
  • Emma Bassani Castelli, A proposito della Lega Nord e dell'ideale federalista. Filosofia politica per le società occidentali del 2000, Vigevano, Editoriale Viscontea, 1997.
  • Roberto Biorcio, La Padania promessa, Milano, Il saggiatore, 1997.
  • Piero Ignazi, I partiti italiani, Bologna, il Mulino, 1997, pp. 125–132.
  • Vittorio Moioli, Sinistra e Lega: processo a un flirt impossibile. Dalle intese di Monza e Varese alle prove di secessione, Milano, Comedit 2000, 1997.
  • Benito Pastorelli, Il culto del nordismo nel mito del Bossi-pensiero, ovvero I contropensieri di un sudista milanese, Galatina, Congedo, 1997.
  • Angelo Ruggeri, Leghe e leghismo. L'ideologia, la politica, l'economia dei forti e l'antitesi federalista al potere dal basso, Milano, Centro culturale Il lavoratore!, 1997.
  • Paolo Rumiz, La secessione leggera, Roma, Editori riuniti, 1997.
  • Francesco Valsecchi, Il popolo della Lega. Alle radici di una protesta, Genova, Marietti, 1997.
  • Umberto Bossi, Daniele Vimercati, Processo alla Lega, Milano, Sperling & Kupfer, 1998.
  • Enzo Carnazza, Il Carroccio tradito, Milano, Bietti, 1998.
  • Pietro Cipollaro, Lettere per un amico leghista, Fiesole, Arno, 1998.
  • Raimondo Fassa, Dalla Lega di Stato alla Lega di città. Riflessioni tra il Municipio di Varese e l'europarlamento di Strasburgo, 1998.
  • Cesareo R. Aguilera de Prat, El cambio politico en Italia y la Liga Norte, Madrid, CIS, Siglo veintiuno de Espana, 1999.
  • Umberto Bossi, La Lega. 1979-1989, Milano, Nord, 1999.
  • Fabrizio Comencini, La Liga dei veneti. Mario Zwirner intervista Fabrizio Comencini, Verona, Telenuovo, 1999.
  • Giuseppe Gangemi, Grande Padania piccola cultura. Il Nord Est nella nuova Europa, Roma, Ediesse, 1999.
  • Paola Marino, La sconfitta di Cattaneo. Le ragioni del consenso verso l'odierno leghismo, Hyria, 2000.
  • Alberto Burgio, Sul razzismo della Lega Nord, in La guerra delle razze, Roma, Manifestolibri, 2001.
  • Palo Rumiz, La secessione leggera. Dove nasce la rabbia del profondo Nord, Milano, Feltrinelli, 2001.
  • Damian Tambini, Nationalism in italian politics. Stories of the Northern League, 1980-2000, London and New York, Routledge, 2001.
  • Daniele Albertazzi, "Transition in Italian Politics", Italian Politics Specialist Group panels held at the Political Studies Association’s 52nd Annual Conference, 5-7 April 2002, University of Abrdeen, in Modern Italy, volume 7, fascicolo 2, novembre 2002, pp. 205–208.
  • Daniele Albertazzi, Recent studies of the Lega Nord, in Modern Italy, volume 7, fascicolo 2, novembre 2002, pp. 209–213.
  • Andrea Chiti-Batelli, I radicali (e la Lega) visti da un federalista. Peggio di Picasso, parole in libertà e politiche in cattività, Manduria, P. Lacaita, 2002.
  • Margarita Gomez-Reino Cachafeiro, Ethnicity and nationalism in Italian politics. Inventing the Padania: Lega Nord and the northern question, Ashgate, Aldershot 2002.
  • Luciano Vandelli, Devolution e altre storie. Paradossi, ambiguità e rischi di un progetto politico, Bologna, Il mulino, 2002.
  • Thomas W. Gold, The Lega Nord and contemporary politics in Italy, Houndmills, Palgrave Macmillan, 2003.
  • Annamaria Rivera, La Lega Nord: un razzismo strutturale, in Estranei e nemici. Discriminazione e violenza razzista in Italia, Roma, Deriveapprodi, 2003, pp. 79–83.
  • Francesco Tabladini (a cura di), Bossi: la grande illusione. La Lega nel racconto di un protagonista, Roma, Editori riuniti, 2003.
  • Michel Huysseune, Modernità e secessione. Le scienze sociali e il discorso politico della Lega Nord, Carocci, 2004.
  • Vittorio Locatelli, La Lega contro l'Italia. La storia del Carroccio nelle parole di Umberto Bossi, Roma, Nuova Iniziativa Editoriale, 2004.
  • Daniele Albertazzi, The Lega Nord in the Second Berlusconi Government: In a League of Its Own, in West European Politics, volume 28, fascicolo 5, novembre 2005, pp. 952–972.
  • Daniele Albertazzi, "Back to our roots" or self-confessed manipulation? The uses of the past in the Lega Nord’s positing of Padania, in National Identities, volume 8, fascicolo 1, marzo 2006, pp. 21–39.
  • Daniele Albertazzi, The Lega dei Ticinesi: The Embodiment of Populism, in Politics, volume 26, fascicolo 2, 4 aprile 2006, pp. 133–139.
  • Giuseppe Scaliati, Dove va la Lega Nord. Radici ed evoluzione politica di un movimento populista, Edizioni zero in condotta, Milano 2006.
  • Lynda Dematteo, L'idiotie en politique. Subversion et néo-populisme en Italie, Paris, Fondation Maison des sciences de l'homme, 2007.
  • Christina Schori Liang (a cura di), Europe for the Europeans. The Foreign and Security Policy of the Populist Radical Right, Ashgate, Aldershot 2007.
  • David Parenzo, Davide Romano, Romanzo Padano, Sperling & Kupfer, 2008.
  • Alessandro Trocino, Adalberto Signore, Razza padana, Biblioteca Universale Rizzoli, 2008.
  • Francesco Jori, Dalla Liga alla Lega. Storia, movimenti, protagonisti, Venezia, Marsilio, 2009.
  • Guido Passalacqua, Il vento della Padania. Storia della Lega Nord 1984-2009, Mondadori, Milano 2009.
  • Filippo Salone, Il fenomeno leghista perché nasce perché si afferma, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2009.
  • Eleonora Bianchini, Il libro che la Lega Nord non ti farebbe mai leggere. Dichiarazioni e scandali di un partito, Roma, Newton Compton, 2010.
  • Roberto Biorcio, La rivincita del Nord. La Lega dalla contestazione al governo, Roma-Bari, GLF editori Laterza, 2010.
  • Fabio Bonasera, con Davide Romano, Inganno Padano. La vera storia della Lega Nord, Palermo, La Zisa, 2010.
  • Sebastiano Canetta, con Ernesto Milanesi, LegaLand. Miti e realtà del Nord Est, Roma, Manifestolibri, 2010.
  • Alessandro Casellato, a cura di e con Gilda Zazzara, Veneto agro. Operai e sindacato alla prova del leghismo, 1980-2010, Treviso-Mestre, Istresco-Ires Veneto, 2010.
  • Leonardo Facco, Umberto Magno. La vera storia del'imperatore della Padania, Reggio Emilia, Aliberti, 2010.
  • Sergio Frigo, Caro Zaia. Vorrei essere leghista ma proprio non ci riesco, Pordenone, Biblioteca dell'immagine, 2010.
  • Cristina Giudici, Leghiste. Pioniere di una nuova politica, Venezia, Marsilio, 2010.
  • Francesco Maria Provenzano, Dall'interno della Lega. Testi e documenti per conoscere tutto della Lega Nord, s.l., Presse libre Italia, 2010.
  • Paolo Stefanini, Avanti Po. La Lega Nord alla riscossa nelle regioni rosse, Milano, Il Saggiatore, 2010.
  • Marta X, con Piero Y, Barzellette e battute sulla Lega Nord, Siena, Liberamente, 2010.
  • Paolo Bertazzolo, Padroni a Chiesa nostra. Vent'anni di politica religiosa della Lega Nord, Bologna, Emi, 2011.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

Strumenti personali
Namespace

Varianti
Azioni
Navigazione
Comunità
Stampa/esporta
Strumenti
Altre lingue