Battaglia di Legnano

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Battaglia di Legnano
parte della guerra tra Guelfi e Ghibellini
La battaglia di Legnano in un dipinto di Amos Cassioli
La battaglia di Legnano in un dipinto di Amos Cassioli
Data 29 maggio 1176
Luogo Legnano[1][2]
Esito Vittoria della Lega Lombarda e fine del tentativo di egemonizzazione dei comuni dell'Italia settentrionale da parte di Federico Barbarossa
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
da 3.000[3] a 19.000/21.000 (2.000/3.000 cavalieri[4]) da 3.500[3] a 20.000 (di cui 1.500 cavalieri[4])
Perdite
pesanti pesanti
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La battaglia di Legnano fu uno scontro armato avvenuto il 29 maggio 1176 tra l'esercito imperiale di Federico I "Barbarossa" e le truppe della Lega Lombarda. La battaglia, che ebbe luogo tra Legnano e Borsano[5][6], fu cruciale nella lunga guerra che fu combattuta dal Sacro Romano Impero Germanico per tentare di affermare il suo potere, almeno in linea di principio, sui Comuni dell'Italia settentrionale. Questi ultimi, ad un certo punto della guerra, misero da parte le reciproche rivalità e si allearono nella Lega Lombarda. Tale unione militare era guidata simbolicamente da papa Alessandro III.

La battaglia pose fine alla quinta discesa in Italia dell'imperatore Federico Barbarossa, che si concluse con la sconfitta di Legnano. Il Barbarossa cercò di risolvere la questione tentando l'approccio diplomatico, che sfociò qualche anno più tardi nella pace di Costanza (25 giugno 1183). Grazie ad essa l'imperatore riconosceva la Lega Lombarda e dava concessioni ai Comuni che la componevano.

La battaglia di Legnano potrebbe definirsi uno dei tanti scontri non previsti che avvennero durante questa guerra. Entrambi gli schieramenti, sebbene sapessero della presenza del nemico nei dintorni, si incontrarono improvvisamente senza avere il tempo di pianificare alcuna strategia.

Alla storica battaglia fa riferimento l'inno di Mameli che recita «Dall'Alpi a Sicilia dovunque è Legnano» in ricordo della vittoria delle popolazioni italiane su quelle straniere. Grazie a questa storica battaglia Legnano è l'unica città, oltre a Roma, ad essere citata nell'inno Nazionale italiano. La data del 29 maggio è stata scelta come Festa regionale della Lombardia[7].

Le fasi dello scontro[modifica | modifica sorgente]

Le premesse[modifica | modifica sorgente]

Nella primavera del 1176 Federico Barbarossa incontrò a Chiavenna il cugino Enrico il Leone ed altri feudatari per chiedere i rinforzi militari necessari per la prosecuzione della sua quinta campagna d'Italia. Quando queste truppe giunsero, Federico si accorse che non erano così numerose come aveva sperato e inoltre, tra le fila delle milizie arrivate, mancava Enrico. Nonostante il numero insufficiente di rinforzi dalla Germania, l'imperatore decise di lasciare le vallate alpine riprendendo la marcia da Como verso Pavia[8] con l'obiettivo di riunirsi col resto delle sue milizie. L'obbiettivo di Federico Barbarossa era infatti quello di attaccare l'esercito della Lega Lombarda indipendentemente dall'entità degli aiuti ricevuti.

Il primo contatto tra gli eserciti nei dintorni di Borsano[modifica | modifica sorgente]

Cascina Brughetto a Sacconago

La notte del 29 maggio 1176 l'imperatore si trovava con le sue truppe presso Cairate. Questa informazione non giunse però ai capi della Lega Lombarda, che erano infatti convinti che il Barbarossa fosse ancora distante, a Bellinzona[9]. Per questo motivo il Carroccio, scortato da centinaia di cavalieri, fu trasferito da Milano a Legnano. La restante parte dell'esercito della Lega Lombarda seguiva invece con ragguardevole distacco lungo la strada tra il capoluogo lombardo e Legnano. La scelta di collocare il Carroccio a Legnano non fu fortuita. All'epoca il borgo legnanese rappresentava, per chi proveniva da nord, il passaggio di accesso al contado milanese: tale varco doveva essere quindi chiuso per prevenire l'attacco a Milano[10]. Nel frattempo alcune avanguardie dell'esercito della Lega Lombarda di stanza a Legnano, che erano formate da 700 cavalieri, si staccarono dal grosso dell'esercito e perlustrarono il territorio tra Borsano e Busto Arsizio[10][11]. A tre miglia da Legnano (secondo alcuni studiosi nei pressi dell'odierna Cascina Brughetto) le truppe lombarde in avanscoperta incrociarono 300 cavalieri dell'esercito imperiale, che rappresentavano però solo le avanguardie delle truppe di Federico Barbarossa. Essendo numericamente superiori, i cavalieri della Lega Lombarda attaccarono la colonna imperiale riuscendo, perlomeno all'inizio, ad avere la meglio[10]. Subito dopo i primi scontri l'imperatore Federico Barbarossa sopraggiunse con il grosso dell'esercito e caricò i lombardi. Alcuni cronisti dell'epoca riportano che i consiglieri del Barbarossa suggerirono all'imperatore di temporeggiare per preparare una nuova strategia, ma il Sovrano rifiutò per approfittare della superiorità numerica[10]. Le sorti della battaglia si ribaltarono temporaneamente, dato che le truppe tedesche costrinsero le prime file dell'esercito lombardo ad indietreggiare in preda alla confusione. La durezza degli scontri obbligò poi i cavalieri lombardi a ritirarsi verso Milano, lasciando soli i soldati che erano a difesa del Carroccio a Legnano. Il Barbarossa decise quindi di attaccare quest'ultimo, dato che era difeso solo dalla fanteria e da un esiguo numero di cavalieri[10].

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Il Carroccio durante la battaglia di Legnano in un dipinto di Amos Cassioli

A questo punto accadde un fatto eccezionale[10]. I fanti, attaccati dal Barbarossa, si arroccarono istintivamente intorno al Carroccio tramite un nuovo sistema di difesa, lo schiltron[12]. I fanti lombardi si organizzarono su tre linee difensive, ognuna delle quali era formata da soldati protetti da scudi. Tra uno scudo e l'altro erano poi allungate le lance. Durante lo scontro, che durò ore, le prime due linee alla fine cedettero, ma la terza resistette alle continue cariche[10]. Nel frattempo le truppe comunali che stavano ripiegando verso Milano incontrarono il grosso dell'esercito della Lega Lombarda che si stava muovendo verso Legnano. L'esercito comunale, ora riunificato, si mosse verso Legnano e giunto al Carroccio attaccò le truppe imperiali sui fianchi[10]. Intuendo che il cuore della battaglia fosse ormai intorno al Carroccio, Federico Barbarossa, col l'audacia che gli era abituale, si gettò nel bel mezzo della mischia cercando di incoraggiare le sue truppe senza però apprezzabile risultato. Per giunta l'imperatore, nel fervore della battaglia, venne disarcionato e sparì alla vista dei combattenti. I tedeschi cominciarono quindi a scoraggiarsi e andarono incontro, anche per questo motivo, ad una sconfitta totale. Gli imperiali tentarono di fuggire verso il Ticino, ma furono inseguiti dalle truppe della Lega Lombarda. Le acque del fiume furono infatti il teatro delle ultime fasi della battaglia, che si concluse con la cattura e l'uccisione di molti soldati dell'esercito imperiale[10]. L'imperatore ebbe poi grosse difficoltà a sfuggire alla cattura ed a raggiungere la fedele Pavia.

Dopo la battaglia i milanesi scrissero ai bolognesi una lettera dove affermavano, tra le altre cose, di avere in custodia, proprio a Milano, un grande numero di prigionieri tra cui il duca Bertoldo (forse Bertoldo IV duca di Zähringen), un nipote dell'imperatore e il fratello dell'arcivescovo di Colonia.

L'analisi della battaglia[modifica | modifica sorgente]

La battaglia di Legnano in un dipinto di Massimo d'Azeglio (1831)

Una delle fasi più importanti della battaglia fu l'energica resistenza della fanteria intorno al Carroccio. Sotto la bandiera della loro coalizione i soldati lombardi, in inferiorità numerica, resistettero infatti contro un esercito superiore e per di più a cavallo.

Fra i motivi di tale vigorosa resistenza bisogna sicuramente menzionare il fatto che gli eventi della battaglia portarono i soldati a raggrupparsi sotto il loro simbolo. Sul Carroccio era infatti posta la croce di Ariberto d'Intimiano, che tenne alto il morale ai fanti permettendo loro di resistere fino all'arrivo dei rinforzi. Oltre a ciò, proprio per stare attorno al carro, i fanti lombardi formarono inavvertitamente uno schiltron[13]. La posizione delle lance all'interno di questa formazione, che erano tutte rivolte all'esterno, fu sicuramente un altro motivo responsabile della vittoriosa resistenza, dato che costituì un baluardo difensivo difficilmente superabile.

Questa battaglia rappresenta un esempio in cui la fanteria medievale ha dimostrato il suo potenziale tattico nei confronti della cavalleria. La vittoria dei lombardi va però anche ripartita con la cavalleria leggera giunta in seguito, che assestò la carica decisiva contro gli imperiali.

Il luogo dello scontro[modifica | modifica sorgente]

Oggi è difficile stabilire con precisione il luogo esatto della battaglia. Ciò è dovuto anche alle storpiature dei toponimi effettuate dai copisti dell'epoca, che non conoscevano i luoghi della zona[5].

La prima fase della battaglia, che è collegata allo scontro iniziale tra i due eserciti, pare abbia avuto luogo tra Borsano e Busto Arsizio[14][15]. Questa tesi è suffragata anche da un libro di monsignor Carlo Annoni[16] dove viene citato un documento di un cronista anonimo, forse riportato successivamente da Sire Raul[17], nella cui opera ("Gesta Federici I imperatoris in Lombardia" ovvero "Le gesta dell'imperatore Federico I in Lombardia")[18] si racconta che[19]:

« […] Poi sabato 29 maggio 1176, mentre i Milanesi si trovavano presso Legnano insieme con cinquanta cavalieri di Lodi, circa trecento di Novara e Vercelli, circa duecento di Piacenza, con la milizia di Brescia, Verona e di tutta la Marca (i fanti di Verona e di Brescia erano in città, altri erano vicino per strada e venivano a raggiungere l'esercito dei Milanesi), l'imperatore Federico era accampato con tutti i Comaschi presso Cairate con circa mille cavalieri tedeschi, e si diceva che fossero duemila quelli che aveva fatto venire attraverso la valle di Disentis così segretamente che nessuno dei Lombardi aveva potuto saperlo. Anzi, quando si diceva che erano presso Bellinzona, sembrava una favola. L'imperatore voleva passare ed andare a Pavia, credendo che i Pavesi dovessero venirgli incontro. Invece gli vennero, incontro i Milanesi con i cavalieri indicati sopra, tra Borsano e Busto Arsizio, e fu attaccata un'ingente battaglia. L'imperatore mise in fuga i cavalieri che erano da una parte presso il carroccio, cosicché quasi tutti i Bresciani e gran parte degli altri fuggirono verso Milano, come pure gran parte dei migliori Milanesi. Gli altri si fermarono, presso il carroccio con i fanti di Milano e combatterono eroicamente. Infine l'imperatore fu volto in fuga, i Comaschi furono catturati quasi tutti, dei Tedeschi molti furono presi ed uccisi, molti morirono nel Ticino […] »
(Cronista anonimo, Le gesta dell'imperatore Federico I in Lombardia)
Il fiume Olona a Legnano

Per quanto riguarda invece le fasi finali della battaglia, che sono ricollegate alla difesa del Carroccio ed ai successivi e risolutivi scontri tra i due eserciti, esiste un'opera che ci fornisce un'indicazione importante[5]. In tale testo (la "Vita di Alessandro III" redatta dal cardinale Bosone) si indicano i toponimi, evidentemente storpiati dai copisti, di Barrano e Brixiano, che potrebbero indicare Legnano e Borsano oppure Busto Arsizio e Borsano. Nel citato documento è però indicata con precisione la distanza tra il luogo delle ultime fasi della battaglia e Milano, 15 miglia, che è la distanza esatta tra Legnano ed il capoluogo lombardo[5]. Questa distanza di 15 miglia è stata poi utilizzata per riferirsi a Legnano anche in documenti successivi[9].

Per quanto concerne invece l'ubicazione esatta del Carroccio in riferimento ai toponimi della Legnano attuale, una delle cronache dello scontro, gli Annali di Colonia, contiene un'informazione importante. Perché nessun combattente potesse fuggire, i Lombardi "…aut vincere aut mori parati, grandi fossa suum exercitum circumdederunt…", ossia "pronti a vincere o a morire sul campo, collocarono il proprio esercito all'interno di una grande fossa". Ciò farebbe pensare al fatto che il Carroccio fosse situato sul bordo di un ripido pendio così che la cavalleria imperiale, il cui arrivo era previsto lungo il corso del fiume Olona, sarebbe stata obbligata ad assalire il centro dell'esercito della Lega Lombarda risalendo tale avvallamento. Considerando le fasi dello scontro questo potrebbe significare che le fasi cruciali a difesa del Carroccio siano state combattute sul territorio dei quartieri legnanesi di San Martino[20][21] oppure di "costa di San Giorgio", non essendo in altra parte del Legnanese individuabile un altro avvallamento con queste caratteristiche[21]. Considerando l'ultimo caso citato, lo scontro finale potrebbe essere avvenuto anche su parte del territorio ora appartenente al comune di San Giorgio su Legnano[21]. Una leggenda popolare narra che a quei tempi una galleria sotterranea metteva in comunicazione San Giorgio su Legnano al castello di Legnano e che per questo cunicolo Federico Barbarossa fosse riuscito a fuggire ed a salvarsi dopo la disfatta militare. Nel XX secolo, durante alcuni scavi, furono effettivamente trovati dei tronconi di una galleria sotterranea molto antica. Il primo, non lontano da San Giorgio su Legnano, fu esplorato da uno degli operai che lo riportarono alla luce. L'operaio venne dissuaso dall'esplorazione dopo aver percorso 5 o 6 metri a causa di un fiato di vento che gli spense la candela. Un secondo troncone fu scoperto a Legnano e subito ostruito dall'Amministrazione comunale per ragioni di sicurezza[22]. Inoltre, durante alcuni scavi effettuati nel 2014 presso il castello di Legnano, è stato individuato l'ingresso di una galleria segreta[23].

Il significato postumo[modifica | modifica sorgente]

Nei secoli successivi la battaglia di Legnano non restò nella memoria degli italiani perché all'epoca non esisteva una coscienza collettiva nazionale[9]. Iniziò ad essere considerata come uno dei simboli della lotta per l'unità nazionale nel XIX secolo, quando l'Italia era percorsa dai fermenti patriottici che erano indirizzati alla cacciata degli austriaci dal suolo nazionale[9]. In questo contesto la battaglia di Legnano fu riscoperta dagli intellettuali dell'epoca e ciò fu anche causato dalla medesima origine teutonica che accomunava Federico Barbarossa agli imperatori austriaci[9]. Da un punto di vista strettamente storico, la battaglia di Legnano non fece però parte di una guerra contro lo straniero. Infatti, nell'esercito imperiale, erano compresi anche i pavesi e i comaschi, che si allearono con il Barbarossa per arginare l'espansione di Milano[9].

Il 16 giugno 1862, in pieno periodo risorgimentale, Giuseppe Garibaldi visitò Legnano. Da un balcone di un palazzo del centro cittadino l'Eroe dei due mondi fece un discorso ai legnanesi incitandoli ad erigere un monumento in ricordo della battaglia[24]. I legnanesi seguirono l'esortazione di Garibaldi e nel 1876 innalzarono un primo monumento in occasione settecentesimo anniversario dello scontro. Questa statua, che venne realizzata da Egidio Pozzi, fu poi sostituita nel 1900 da quella attuale, che è invece opera di Enrico Butti.

Alberto da Giussano e la Compagnia della Morte[modifica | modifica sorgente]

Secondo una leggenda raccontata per la prima volta dal cronista trecentesco Galvano Fiamma, alla testa della cavalleria lombarda si trovava la Compagnia della Morte. Tale compagine era composta da 900 cavalieri ed era guidata, sempre secondo Galvano, da Alberto da Giussano[10]. I componenti della compagnia pare provenissero principalmente da Brescia e da altri comuni della Lombardia orientale. La Compagnia della Morte, secondo il racconto di questo cronista, diresse la carica finale contro l'esercito imperiale, che venne messo in rotta: l'imperatore, disarcionato, fuggì a piedi.

I racconti di Fiamma andrebbero presi però con il beneficio del dubbio dato che nelle sue cronache sono presenti delle inesattezze, delle imprecisioni oltre che dei fatti leggendari. Per quanto concerne quest'ultimo aspetto Fiamma dichiara che un certo "prete Leone" abbia visto tre colombe uscire dalle sepolture dei santi Sisinnio, Martirio e Alessandro. I tre uccelli si appoggiarono poi sul Carroccio durante la battaglia e causarono la fuga del Barbarossa[10]. In queste cronache è anche citato il fatto che le compagini militari che difesero il Carroccio fossero tre[10]. La prima era la già citata Compagnia della Morte, che comprendeva 900 cavalieri, ognuno dei quali sarebbe stato provvisto di un anello d'oro. La seconda compagnia era invece formata da 300 popolani, mentre la terza sarebbe stata costituita da 300 carri falcati, ognuno dei quali era guidato da dieci soldati.

Da queste asserzioni si può certamente dedurre l'inattendibilità dei racconti del Galvano[10]. È infatti inverosimile che la battaglia sia stata vinta dalla Lega Lombarda grazie a tre colombe che misero in fuga il Barbarossa. Inoltre pare altrettanto dubbio il fatto che Milano, durante la situazione di ristrettezza economica causata dalla guerra, avesse fornito ben 900 anelli d'oro ai cavalieri. In aggiunta pare strano che le altre cronache dell'epoca non menzionino la presenza di 300 carri falcati, che sarebbe stato un avvenimento molto particolare senz'altro degno di nota. Inoltre, le cronache storicamente più attendibili non citano né Alberto da Giussano e neppure le tre compagnie militari[10]. Ciò suffraga la tesi che questi fatti raccontati in realtà non siano altro che delle fantasie di Galvano[10].

Ricorrenze[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Palio di Legnano.

Per commemorare la battaglia a Legnano si svolge annualmente, nell'ultima domenica di maggio, il Palio cittadino. Alla corsa ippica a pelo che chiude la manifestazione concorrono le otto contrade storiche della città. La rievocazione storica comprende anche un corteo di oltre mille figuranti in abiti medievali, fedeli ricostruzioni dell'epoca. Il corteo si snoda attraverso Legnano per finire allo stadio della città, dove ha poi luogo la gara ippica.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dizionario Enciclopedico Italiano, Istituto dell'Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani - 1970 - Volume VI - pag. 778
  2. ^ Rosario Villari, Mille anni di storia, Laterza, 2000, pag. 41.
  3. ^ a b Magill, op. cit.
  4. ^ a b Per i dati più numerosi vedi Cau 2006, p. 79
  5. ^ a b c d D'Ilario, 1984, op. cit., pag. 26
  6. ^ Ars Bellica - Le grandi battaglie della storia - La battaglia di Legnano. URL consultato il 18 agosto 2011.
  7. ^ Festa della Lombardia. URL consultato il 30 maggio 2014.
  8. ^ Le due città lombarde citate non facevano infatti parte della Lega Lombarda, ma erano solidali all'imperatore
  9. ^ a b c d e f Agnoletto, 1992, op. cit., p. 37
  10. ^ a b c d e f g h i j k l m n o Agnoletto, 1992, op. cit., p. 38
  11. ^ Secondo altre fonti, queste truppe controllarono invece la zona tra Legnano e Borsano. Vedi il sito web di "Ars Bellica"
  12. ^ Lo schiltron è un sistema simile alla falange, ma a differenza di quest'ultima permette la difesa su tutti i lati
  13. ^ Anche in natura è possibile trovare tale sistema di difesa: è infatti la formazione che assumono i buoi muschiati quando sono in branco e si trovano aggrediti dai lupi
  14. ^ Muratori, 1868, op. cit., p. 150
  15. ^ Ferrario, 1987, op. cit., p. 11
  16. ^ Sul Carroccio la campana della Martinella in battaglia non c'era. URL consultato il 3 dicembre 2009.
  17. ^ Franco Cardini per esempio sposa l'ipotesi secondo la quale Sire Raul non sarebbe il cronista nell'introduzione a "Federico Barbarossa e i Lombardi. Comuni ed imperatore nelle cronache contemporanee". A cura di Franco Cardini. Giancarlo Andenna. Pierangelo Ariatta. Novara, Europìa, 1991, II edizione. Cardini, parlando del cronista, dice che era "senza dubbio testimone oculare e molto probabilmente coprotagonista di parte almeno delle vicende che narrava".
  18. ^ Gesta Federici I imperatoris in Lombardia auctore cive Medio­lanensi, ed. Oswald Holder-Egger, in ’Monumenta Germaniae Historica. Scriptores rerum Germa­nicarum in usum scholarum’ Hannover, Hahn 1892, pa­g. 63 (e rist. anast. Hannover, 1980)
  19. ^ Reti medioevali - Antologia delle fonti bassomedievali. URL consultato il 26 giugno 2013.
  20. ^ D'Ilario, 1984, op. cit., p. 233
  21. ^ a b c Agnoletto, 1992, op. cit., p. 39
  22. ^ Le pubblicazioni de' "Il Belvedere" – San Giorgio su Legnano – Cenni storici - Con il patrocinio dell'Amministrazione comunale
  23. ^ Da leggenda a realtà: trovato il cunicolo del Castello, legnanonews.com. URL consultato il 13 giugno 2014.
  24. ^ D'Ilario, 1984, op. cit., pag. 96

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Don Rinaldo Beretta - 1914 - Della compagnia della Morte e della compagnia del Carroccio alla battaglia di Legnano, A.S.L., a. XLI, fasc. 1-2, pp. 240-256 [Ripubblicato, con ampi rimaneggiamenti e aggiunte, quale seconda parte de Il giuramento di Pontida e la Società della Morte nella battaglia di Legnano: Storia o leggenda?, Como 1970, pp. 41-82. Ripreso poi da Grado Giovanni Merlo nella silloge Alberto da Giussano: una leggenda nella storia, Giussano, 2001, pp.77-97].
  • Don Rinaldo Beretta - 1926 - [Recensione di] O. Masnovo: La battaglia di Legnano (29 maggio 1176), Legnano 1926, A.S.L., a. LIII, fasc. 4, pp. 522-523.
  • Don Rinaldo Beretta - 1970 - Il giuramento di Pontida e la Società della Morte nella battaglia di Legnano. Storia o leggenda?, Como, pp. 86.
  • Paolo Cau, Battaglie. Le 100 grandi battaglie della storia: da Qadesh alla presa di Baghdad, tremila anni di arte della guerra, Prato, 2006, ISBN 978-88-09-04459-3.
  • (EN) Magill's Guide to Military History, Salem Pr Inc, 2001, ISBN 978-08935-601-40.
  • Gelasius Dobner Chronicon Vincentii Canonici Pragensis in Monumenta historica Boemiae (1764)
  • Federico A. Rossi di Marignano, Federico Barbarossa e Beatrice di Borgogna. Re e regina d'Italia, Oscar Mondadori 2009.
  • Ferrario, Notizie storico statistiche (ristampa anastatica, Busto Arsizio, 1864), Busto Arsizio, Atesa, 1987.
  • Giorgio D'Ilario, Egidio Gianazza, Augusto Marinoni, Marco Turri, Profilo storico della città di Legnano, Edizioni Landoni, 1984, pagg. 37-39.
  • Attilio Agnoletto, La battaglia di Legnano è avvenuta nel territorio sangiorgese ? (capitolo scritto da Augusto Marinoni) in San Giorgio su Legnano - storia, società, ambiente, Edizioni Landoni, 1992.
  • Lodovico Antonio Muratori, Annali d'Italia: dal principio dell'era volgare sino all'anno MDCCXLIX, Volume 4, Giachetti, 1868.
  • Paolo Grillo, Legnano 1176. Una battaglia per la libertà, Laterza, 2010 - ISBN 9788842092438
  • Ugo Balzani,"Federico Barbarossa e la Lega lombarda, cap. XXV, vol. IV (La riforma della chiesa e la lotta fra papi e imperatori) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 859-904.
  • Elena Percivaldi, I Lombardi che fecero l'impresa. La Lega Lombarda e il Barbarossa tra storia e leggenda, Milano, 2009, Ancora Editrice. ISBN 88-514-0647-2

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