Busto Arsizio

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Busto Arsizio
Panorama di Busto Arsizio
Busto Arsizio - Stemma
Nome ufficiale: {{{nomeUfficiale}}}
Stato: bandiera Italia
Regione: Lombardia
Provincia: stemma Varese
Coordinate: 45°36′43.05″N 8°51′06.48″E / 45.6119583, 8.8518
Altitudine: 226 m s.l.m.
Superficie: 30,27 km²
Abitanti:
80.633 2008
Densità: 2663,79 ab./km²
Frazioni: Vedi elenco 
Comuni contigui: Cassano Magnago, Castellanza, Dairago (MI), Fagnano Olona, Gallarate, Legnano (MI), Magnago (MI), Olgiate Olona, Samarate
CAP: 21052
Pref. tel: 0331
Codice ISTAT: 012026
Codice catasto: B300 
Nome abitanti: bustocchi (per chi è nato nella città) o bustesi (per chi non è nato nella città); per chi abita nelle frazioni di Borsano e Sacconago si usano rispettivamente i termini "Borsanese" (Borsano) e "Sinaghino" (Sacconago, dal nome dialettale della frazione, "Sinàgu") 
Santo patrono: San Giovanni Battista 
Giorno festivo: 24 giugno 
Comune
Posizione del comune nell'Italia
Sito istituzionale
Portale:Portali Visita il Portale Italia
« Oh, yes, I love Italy: Rome, Venice, Florence, Busto Arsizio »
(Signore inglese che si rivolge a Sergio Colombo (Paolo Villaggio), nel film Io no spik inglish di Carlo Vanzina, 1995)

Busto Arsizio (Büsti Gràndi in dialetto bustocco) è un comune italiano di 80.633 abitanti[1] della provincia di Varese, posto al suo confine meridionale, a ponente del fiume Olona, ed è la città più grande dell'Alto Milanese e l'ottava città più popolosa della Lombardia.[2] La città di Busto Arsizio si presenta come un moderno centro industriale e commerciale ed è considerata economicamente strategica grazie alla sua posizione al centro di un virtuale "quadrato" che ha come diagonale l'asse del Sempione e come vertici opposti Novara e Como.

Indice

[modifica] Stemma, gonfalone e onorificenze

Medaglia di Bronzo al Valor Militare.
Medaglia di Bronzo al Valor Militare.

[modifica] Stemma

«  Il Comune ha come stemma civico uno scudo troncato di rosso e d'argento, a due lettere maiuscole B dell'uno nell'altro, alla fiamma di rosso nascente dalla punta dello scudo e ornamenti esteriori da Città.  »
(Descrizione dello Stemma Civico del Comune di Busto Arsizio, Art. 5 comma 1, Statuto Comunale[3] )

[modifica] Gonfalone

«  Il Comune ha come gonfalone un drappo di colore azzurro riccamente ornato di ricami d'oro, caricato dello stemma civico con l'iscrizione centrata in oro "Città di Busto Arsizio". Le parti di metallo e i nastri sono dorati. L'asta verticale é ricoperta di velluto azzurro con bullette dorate poste a spirale. Nella freccia è rappresentato lo stemma della Città e sul gambo inciso il nome. Cravatta e nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d'oro. »
(Descrizione del Gonfalone del Comune di Busto Arsizio, Art. 5 comma 2, Statuto Comunale[3] )

[modifica] Onorificenze

[modifica] Toponimo

Stemma della città di Busto Arsizio (particolare del pavimento del viale interno del giardino di Villa Ottolini-Tosi)
Stemma della città di Busto Arsizio (particolare del pavimento del viale interno del giardino di Villa Ottolini-Tosi)

Non è chiara l'origine del nome "Busto Arsizio". Si ipotizza che "Busto" derivi dal latino ambustum ("bruciato"), attraverso una divisione popolare delle sillabe in am-bustum invece di quella corretta amb-ustum: questa origine potrebbe essere riferita ad un terreno piuttosto secco o ad un incendio che avrebbe colpito anticamente l'abitato.

La seconda parte del nome, "Arsizio", aggiunta solo verso il XIII secolo, potrebbe essere una duplicazione del precedente (richiama infatti l'aggettivo "arso"), oppure potrebbe derivare dal latino ars, con allusione all'operosità degli abitanti, o ancora dal greco arsi, "sollevare". Si farebbe probabilmente riferimento alla rivolta degli Insubri contro i Romani ai tempi della costruzione del Castrum di Seprio, quando durante una sommossa un incendio bruciò l'allora avamposto gallico-romano, oppure al periodo dell'invasione di Federico Barbarossa del 1162, il quale rase al suolo e bruciò Milano, distruggendo e bruciando anche i territori nei pressi della città che provvedevano al suo approvvigionamento.

Secondo un'altra ipotesi, il termine "Arsizio" deriverebbe invece dal germanico hard (termine legato alla metallurgia), poi traslato, attraverso il tardo latino ardicium, arsitium, al volgare arsitio. Il toponimo si riferirebbe alla principale attività degli abitanti del borgo, la produzione del filo di ferro, ancora oggi chiamato in dialetto bustocco "ardìa", ed alle numerose fucine presenti nel borgo e ai loro fuochi, che sarebbero anche richiamati anche dalla fiammella posta nella parte inferiore dello stemma cittadino.

Il toponimo "Arsizio" compare anche nel nome del comune ticinese di Brusino Arsizio.

Anticamente, accanto a "Busto Arsizio", era comune l'indicazione della città come "Busto Grande" (rimasta nel dialetto: il nome dialettale della città è infatti Büsti Gràndi e non esiste un termine dialettale per "Arsizio"), al fine di distinguerla dalla più piccola Busto Garolfo (Büst Picul) nonché da Buscate (anticamente "Busto Cava").

[modifica] Geografia e territorio

Cartello di ingresso alla città.
Cartello di ingresso alla città.

Il territorio di Busto Arsizio sorge al limite settentronale della Pianura Padana, nella zona alluvionale dell'alta pianura, a sud delle Prealpi Varesine. È situato nella zona interessata dai pianalti morenici della Valle Olona.

La collocazione del primo insediamento non è casuale. Si trovava infatti su un percorso alternativo al Sempione, detto "strada di Milano", che metteva in comunicazione Milano con il Lago Maggiore.

Il suolo permeabile della zona, composto da ciottoli, ghiaie, sabbie silicee e argillose, coperto da uno strato di humus poco adatto alle colture agricole, così da essere in gran parte lasciato a brughiera. Il terreno inoltre non riesce a trattenere l’acqua piovana. Perciò questa penetra per decine di metri sotto la superficie fino ad incontrare uno strato di materiale impermeabile. Sul territorio di Busto sono presenti numerosi pozzi, interconnessi tra loro. Sotto il livello stradale scorrono anche due torrenti: il Tenore e il Rile, un suo affluente.

La casa comunale è situata a 226 metri sul livello del mare. Le quote dei punti più alto e più basso sono rispettivamente 244 m.s.l.m e 194 m.s.l.m., per un dislivello di 50 m.

[modifica] Distanze chilometriche da alcune città nei dintorni

Busto Arsizio dista 24 Km dal capoluogo di provincia, Varese; 35 Km dal capoluogo regionale Milano; 38 Km dalla città piemontese di Novara; 45 Km da Como; 7 Km da Legnano e 7 Km da Gallarate.

[modifica] Storia

[modifica] Ipotesi sulle origini

Studi recenti hanno dimostrato che Busto Arsizio ha origini liguri.[5] I Liguri erano un popolo che per tradizione praticavano il "debbio", cioè la tecnica di appiccare l'incendio alla foresta di roveri, roverelle, carpini neri che allora ricopriva l'intera Pianura Padana per costruirvi capanne di sassi con tetti di paglie e per ricavare campi da colvitare a vite ed a cereali poveri (miglio, segale, panico). Anche in quella che venne successivamente chiamata "Silva longa", crearono un Bustum, cioè un nuovo insediamento, che fu l'incipit di quella che oggi è la città di Busto Arsizio.

Busto Arsizio fu una enclave in terra insubre che appena si accorse dell'arrivo, ad ondate successive attraverso le Alpi, di tali popolazioni celtiche. Ciononostante, alcune antiche contrade della città (come "Sciornago") presentano le tipiche terminazioni celtiche in -ago (Sacconago), in -ano (Borsano) e in -ate. Ma se si studia il dialetto bustocco, ci si accorge che è un’isola ligure fossile in terra lombarda. I fatti risalgono alla preistoria, quando le terre dal Rodano alla val Camonica erano abitate da tribù liguri. Il loro linguaggio nella seconda metà del primo millennio a.C. fu trasformato prima dalla dominazione gallica, che però non penetrò dappertutto in egual misura (nel caso di Busto le tracce sono scarse), e poi da quella più profonda e decisiva dei Romani.

Il fatto che l'area fosse abitata in età romana è indicato dall'andamento regolare delle vie del centro storico e dal ritrovamento di alcuni oggetti di epoca tardo-romana, probabilmente dell'epoca tra il II e il IV secolo a.C..

La più antica costruzione tuttora esistente nella città è costituita dalla base del campanile della chiesa di San Michele Arcangelo, risalente al X secolo. La dedica della chiesa a san Michele Arcangelo, il cui culto era particolarmente diffuso presso i Longobardi, ha fatto supporre un originario insediamento di quella popolazione nei pressi della chiesa, che nella sua fase attuale dovette sostituire un più antico edificio di culto di minori dimensioni. La presenza eventuale di una fortificazione concorda con la posizione del sito, che si trova nel punto più alto dell'antico territorio comunale e con l'appellativo di borgo, assunto di epoca medievale. Inserirequilaformula

[modifica] Alto Medioevo

Nota nell'Alto Medioevo per la concia delle pelli, la prima menzione della città risale al 922, anno in cui il nome del locus viene citato in alcuni documenti di notai.[6] Altre citazioni sono del XII secolo, in due documenti del 1119[7] e del 1140[8].

Il centro infatti, già fiorente negli ultimi tempi dell'impero romano, conobbe un periodo di notevole splendore dopo le invasioni barbariche. I Longobardi, a partire dal VI secolo, ne fecero la roccaforte più importante della regione a nord di Milano. Il dominio longobardo diede il colpo di grazia alle superstiti istituzioni romane ed instaurò un nuovo ordinamento politico, civile ed economico già di tipo quasi feudale.

La dominazione longobarda cessò quando Carlo Magno sconfisse il re Desiderio, la cui caduta si ebbe nel 774. Alle istituzioni longobarde si sostituirono quelle dei Franchi: ai duchi si opponevano i conti ed i marchesi, ed il feudalesimo era alle porte.

In tutto il periodo carolingio e in quello successivo dei regni d'Italia si assiste ad una mancanza, per quanto riguarda Busto Arsizio, di documentazione. Il locus Busti continuò a far parte del contado del Seprio, che divenne così potente da avere una propria zecca. Per quanto riguarda le istituzioni ecclesiastiche, Busto Arsizio dipendeva da Olgiate Olona, capo pieve.

[modifica] Basso Medioevo

Il vescovo Ottone Visconti, sotto il quale Busto venne elevata al rango di Borgo nel 1287.
Il vescovo Ottone Visconti, sotto il quale Busto venne elevata al rango di Borgo nel 1287.

Verso l'anno Mille il locus Busti era un feudo di una famiglia di capitani di Milano, aveva un castello e cominciava a farsi sentire nelle lotte tra il popolo, i feudatari minori e i militi. Il cronista milanese Galvaneo Fiamma dichiarò che tra i sostenitori dell'arcivescovo Ariberto d'Intimiano nelle lotte contro i nobili minori, vi erano i capitani di Busto[9], che come tutti i capitani erano contro le libertà comunali.

L'autonomia del contado del Seprio venne minacciata dalla crescente potenza del comune di Milano. Questa situazione favorì i tentativi di sottrarsi alla giurisdizione del conte da parte di Busto. Era il periodo appena precedente alla formazione della Lega Lombarda, fondata nel 1167 per contrastare Federico I detto il "barbarossa" nel suo tentativo di allargare l'influenza imperiale nella regione padana. Infatti, tre anni prima, 9 giugno 1164 Federico I concesse a Rainaldo di Dassel, arcivescovo di Colonia e arcicancelliere del Sacro Romano Impero un feudo che comprendeva la pieve di Dairago (con l'antico comune di Capopieve e ampi territori nella zona), Busto Arsizio, (facente parte della pieve di Olgiate Olona) e Bernate.

Il XII secolo bustocco fu caratterizzato dalla crescita del borgo, che vedeva svolgersi al suo interno il fenomeno, comune a buona parte dell'Italia, della formazione del gruppo sociale della borghesia. Forte della loro condizione economica, i borghesi (mercanti, proprietari terrieri e proprietari di case) volevano partecipare attivamente alla vita pubblica.

Alla fine del secolo XII e al principio del successivo, come si legge negli Statuti della compartizione delle strade e delle fagie, il borgo aveva in carico 1526 braccia[10] sulla strada di Rho, una delle sei strade che facevano capo alle sei porte principali di Milano e lungo le quali erano state aggregate le sei circoscrizioni (dette fagge). Nel 1212 furono creati i consoli delle fagge e Busto fu assegnata al I Consolato di Porta Ticinese e Vercellina, che abbracciava il territorio dell'Alto Milanese tra il Ticino e l'Olona.

Della prima metà XIII secolo è la notizia[11] di una comunità monastica di Suore Umiliate situata nella Contrada Basilica[12], mentre il borgo si sviluppa economicamente grazie alla produzione tessile del fustagno e della bombasina. A questa casa, nel 1278 se ne aggiunse un'altra, collocata in Contrada Platea[13].

Nel 1287 dopo un'ennesima riconquista, l'arcivescovo di Milano, Ottone Visconti, ordinò la distruzione di Castel Seprio e Busto assurse così a Borgo[14], appellativo che indicava i paesi dotati di un mercato e di una fortificazione. Fu in questo periodo che si aggiunse anche il termine Arsizium.

Il favore dei Visconti, divenuti vicari imperiali, contribuì al miglioramento delle condizioni e alla presa di vigore del borgo con la ricostruzione ad opera di Alberto Confalonieri del castello e delle mura. Data la generosità e la religiosità del popolo di Busto Arsizio, parte della crescente ricchezza del borgo fu consacrata, attraverso dei benefici, alle chiese di San Giovanni Battista, San Michele Arcangelo e Santa Maria di Piazza.

Nel 1375 "quasi in ogni casa batte un telaio" racconta qualche secolo più tardi lo storico Crespi Castoldi nella sua storia di Busto Arsizio.

Il Libro della Decima pagata dai borghigiani al capopieve presentava, se si trascurano gli enti, circa 300 proprietari nel 1399 e lascia dunque ipotizzare per Busto una popolazione di circa 1500 abitanti, ben più delle 200 o 300 anime che potevano contare i villaggi circostanti.

Nel 1402 morì Gian Galeazzo Visconti, il quale nel 1395, aveva ottenuto l'elevazione al rango di Duca di Milano. Il titolo e la signoria sui vasti possedimenti viscontei passarono al primogenito Giovanni Maria Visconti, tredicenne, motivo per cui lo stato venne governato dalla vedova duchessa Caterina. In quel periodo il borgo, che era suddiviso in cinque "comunetti" (Arconati, Mizzaferro, Pasquali, Pozzo e Visconti), fu oggetto di gravi minacce da parte di Facino Cane che voleva saccheggiarlo. Gli abitanti, nel pomeriggio del 4 aprile 1408 vennero richiamati dal suono delle campane ed accorsero alle mura con la volontà di respingere l'aggressore. Dopo aver chiuso le quattro porte del borgo, venne costruito un secondo terrapieno. Un messo, che chiese di parlare col comandante del castello, venne messo in fuga da una scarica di frecce degli assediati. Dopo altri stratagemmi andati a vuoto, Facino Cane si allontanò da Busto Arsizio pensando che fosse meglio rivolgere i suoi assalti a popolazioni meno fiere. Gli abitanti del borgo attribuirono la vittoria all'intervento dei Santi Re Magi, ai quali dedicarono la porta settentrionale di Busto.

Nel 1427 nacque in territorio bustese[15], cioè alla Cascina Verghera, poi Cascina dei Poveri, Giuliana Puricelli, dichiarata beata dal papa Benedetto XIV e ricordata anche in un sonetto di Giuseppe Parini[16].

Nel 1440 venne istituito il primo tribunale, con la concessione al primo podestà in loco del borgo del potere di "dirimere qualsiasi questione o lite civile e criminale, somma o valore e di sentenziare e di applicare pene pecuniarie e corporali fino all'estremo supplizio compreso[17]".

Dopo la parentesi tumultuosa, tra il 1447 e il 1449, della Repubblica Ambrosiana, Busto Arsizio pattuì il passaggio sotto Francesco Sforza procurandosi i favori dello stesso Duca, il quale confermò ai borghigiani il privilegio del podestà in loco e si oppose alla richiesta avanzata dai gallaratesi che chiedevano che Busto Arsizio tornasse sotto il vicariato di Gallarate[18]. Busto attraversò così un periodo di intenso splendore anche sotto la dominazione degli Sforza, soprattutto dal punto di vista artistico e culturale, nonostante le guerre, le devastazioni, i saccheggi, le carestie e le pestilenze che accompagnarono la Lombardia nel corso del XVI secolo. Per quanto riguarda la peste, si ebbero altre epidemie nel 1451 e nel 1468. Successivamente, secondo il Crespi Castoldi, morirono a Busto 1100 persone nel tra il 1484 e il 1485.

Nel 1488 Ludovico Sforza detto "il Moro", vista l'importanza che aveva conquistato il borgo di Busto, lo elevò al rango di Contea, subordinando politicamente e giuridicamente Legnano a Busto ed istituendo il tribunale nel Borgo bustocco. Praticamente Busto diventò capoluogo dell'area. Si venne formando così, verso la fine del secolo, un ambiente culturale umanistico, sull'esempio della corte Sforzesca di Milano.

[modifica] XVI secolo

L'arcivescovo Carlo Borromeo che ordinò nel 1583 il trasporto della sede plebana da Olgiate Olona a Busto Arsizio, a seguito della sua visita pastorale.
L'arcivescovo Carlo Borromeo che ordinò nel 1583 il trasporto della sede plebana da Olgiate Olona a Busto Arsizio, a seguito della sua visita pastorale.

Nel XVI secolo, Busto Arsizio era rinomata per la produzione del fustagno[19] ma l'occupazione principale degli abitanti restava l'agricoltura: i raccolti erano soprattutto di cereali e vino.

Nel 1529 ebbe luogo una forte epidemia di peste sul territorio. Nel 1535 Francesco II Sforza morì senza lasciare discendenza e il casato si estinse. Terminò così il periodo delle dominazioni nostrane e iniziò quello della soggezione allo straniero. Nel 1540, sotto la dominazione spagnola, iniziata già sotto l'ultimo Sforza, ci fu una nuova epidemia di peste, che causò gravi danni alla popolazione.

La Contea di Busto Arsizio tornò alla Camera ducale milanese nel 1564 e venne richiesta nel 1568 da Pietro Antonio Marliani. Nel 1569 venne eseguita una ricognizione diretta sul territorio per stimare i beni del borgo, leggendo la quale si viene a sapere che esso era circondato da un fossato e da un bastione di terra e che contava "focholari quattrocentoventi" (circa 3500 abitanti). Nel 1573 al "console" di Gabriele de' Turati il senatore Pietro Antonio Marliani tornò ad interessarsi di Busto Arsizio e superò le offerte dei concorrenti presso la Regia Camera. Solo dopo la conclusione di varie liti con alcuni nobili che non volevano prestare fedeltà ai Marliani, sei anni dopo la richiesta il Regio Senato poté approvare l'infeudazione e Paolo Camillo Marliani divenne il nuovo feudatario di Busto Arsizio.

Quanto alla popolazione, lo stato delle anime del 1574 fornisce la cifra di 3007 abitanti divisi in 515 nuclei familiari, di cui parecchi ad impianto patriarcale: una cifra che faceva di Busto Arsizio il centro più popoloso dell'Alto Milanese[20].

Nel 1576, l'arcivescovo Carlo Borromeo aggregò le monache del monastero vecchio o di Santa Maria Maddalena di Busto Arsizio, di regola benedettina, con le religiose del monastero nuovo o di San Girolamo, di regola agostiniana, fondato da Orsina Caniani a metà del XV secolo. Al momento dell'aggregazione l'arcivescovo impose al nuovo monastero la regola benedettina[21]. Lo stesso anno è ricordato anche per la Peste di San Carlo, che però a Busto fu meno forte che nel milanese.

Con decreto del cardinale Carlo Borromeo, il 4 aprile 1583[22] Busto Arsizio, allora sotto il dominio del duca Visconte Filippo Maria, venne staccata dal Vicariato del Seprio e messa a capo di quella che fino a quel momento era la Pieve di Olgiate Olona con un podestà proprio. L'arcivescovo, durante una visita pastorale, aveva constatato la decadenza irrimediabile di Olgiate Olona, che contava allora 550 abitanti, in contrasto con la rigogliosa vita religiosa e civile di Busto Arsizio e dei suoi 3200 abitanti. La pieve di Busto Arsizio comprendeva i comuni di: Cairate, Fagnano Olona, Solbiate Olona, Olgiate Olona, Castellanza, Sacconago e Villa Cortese sulla sponda ovest dell'Olona e Gorla Maggiore, Gorla Minore, Prospiano, Marnate, Castegnate, Rescalda e Cislago sulla sponda est. Nel 1594 si ebbero dati ufficiali sugli abitanti che si aggiravano sulle 5400 unità. L'età media era di poco più di 26 anni.

[modifica] XVII secolo

Piazza Giuseppe Garibaldi, un tempo prato di Porta Basilica.
Piazza Giuseppe Garibaldi, un tempo prato di Porta Basilica.

Nella Busto Arsizio del Seicento il terrapieno e il fossato che circondavano il borgo medievale erano ormai inutili e per questo motivo erano stati parzialmente livellati o comunque abbandonati. Restavano le quattro porte antiche, con i relativi ponti di scavalcamento del fossato: la porta di Basilica ad est (che dava accesso alla contrada più vasta e popolata), la porta di Pessina (o Piscina) ad ovest, la porta di Savico a nord e la porta di Sciornago a sud. In corrispondenza delle porte, superato il fossato, si aprivano ampi spazi ad utilizzo pubblico, detti prati. Le quattro contrade convenivano nella piazza di Santa Maria, con i portici del mercato settimanale, denominata platea magna. Nel 1602 vivevano a Busto Arsizio 2945 abitanti, suddivisi in 585 fuochi[23].

Durante il Seicento furono attuati interventi in quasi tutte le chiese di Busto Arsizio: la ricostruzione di San Giovanni (1609-1635) e San Michele (1652-1679), la costruzione di Madonna in Veroncora (prima del 1630), della chiesa di San Gregorio (1657-1659), dell'oratorio della Cascina dei Poveri (1665-1668), del mortorio presso san Giovanni (1689-1692), dei campanili di santa Croce e di santa Maria Maddalena (1603), poi entrambi distrutti, l'ampliamento di Madonna in Prato (1605 circa) e di Sant'Antonio (1670) e i restauri nella primitiva chiesa di San Rocco (1603-1614).

Per quanto riguarda l'amministrazione della contea di Busto, il conte Paolo Camillo abdicò nel 1613 in favore del primogenito Luigi Marliani. Nel 1630 Luigi morì di peste a Milano e gli successe il nipote Carlo Mariani, di soli ventiquattro anni.

Busto Arsizio, al tempo, non era ancora sede prepositurale. Poteva tuttavia vantare ben cinque curati porzionari, cosiddetti perché guida spirituale ciascuno di una frazione del borgo e titolari ciascuno di una prebenda specifica. Tre di essi risiedevano presso la chiesa di San Giovanni ed altri due erano residenti presso la chiesa di San Michele.

Nei primi trent'anni del XVII secolo venne realizzata un'opera idraulica di notevole rilievo: la copertura del Tenore. Fino al 1631,[24] dopo aver percorso le attuali via Bellini e via Montebello, il torrente alimentava una vasca situata in Piazza Santa Maria per l'approvvigionamento idrico della popolazione. La riduzione della portata d'acqua trasformò la vasca in uno stagno maleodorante e di conseguenza si decise l'interramento.

Nel 1621 il territorio venne colpito da una nuova epidemia di peste. Nel 1629 Busto subì gravi danni a causa delle scorribande di soldati mercenari tedeschi e polacchi. Nel febbraio del 1630 arrivò a Busto una grande epidemia di peste che uccise 1000 dei 3000 abitanti in quell'anno ed altri 500 l'anno successivo. Nel 1631 l'epidemia cessò ed i superstiti manifestarono la loro gioia con solenni processioni nelle quali fu portato il simulacro miracoloso della Madonna di Santa Maria di Piazza, al cui Aiuto si attribuisce la grazia della cessazione del flagello. La Vergine viene detta per questo Madonna dell'Aiuto. Dopo tale esperienza gli abitanti del borgo sentirono il bisogno di avere un servizio sanitario permanente e comunale. Tale desiderio si espresse nei voleri scritti nei testamenti dei più generosi e umani tra i borghigiani, che lasciarono a tale scopo i propri beni alla Scuola dei poveri di Cristo.

L'ottusa e formalistica dominazione spagnola[25] lasció territorio in una profonda crisi che stremó le strutture produttive dei centri urbani. Si crearono inoltre un'intricata confusione istituzionale e un grande disordine amministrativo. Tutta l'economia, con industria e artigianato in primis, entró in una fase di blocco.

[modifica] XVIII secolo

Nel 1706, durante la Guerra di successione spagnola, il territorio venne occupato dagli austriaci col loro sovrano Giuseppe I. All'inizio del Settecento, il borgo contava circa 6000 abitanti[26]. Il periodo austriaco (1714-1796) apportò alla società modificazioni lente e durevoli.

Ancora nel 1751 Busto Arsizio era divisa in cinque comuni. Durante il governo austriaco il potere dei feudatari venne radicalmente ridimensionato. Il 23 giugno 1757, l’imperatrice Maria Teresa d’Austria emanò un regolamento sull’amministrazione della comunità di Busto Arsizio il quale ne istituiva un consiglio che rappresentava l’intero comune. Vennero pertanto soppresse tutte le divisioni precedenti, cioè i comuni denominati Arconati, Mizzaferro, Pasquali, Pozzo e Visconti, e vietata qualsiasi divisione futura. Il borgo ricomposto si ebbe una ripresa dell'agricoltura e si tenne in maggior considerazione anche la manifattura, la quale, attraverso la trasformazione dei prodotti agricoli, ne accresceva largamente il valore. All'agricoltura è collegato lo sviluppo delle industrie tessili e in particolar modo la manifattura della seta, del lino, della lana e delle fibre, alcune delle quali erano proditte in loco.

Nel 1778 si estinse la famiglia dei conti Marliani, e nel 1779 il feudo di Busto Arsizio passò al conte Giuseppe Gambarana, primogenito di Gerolamo. La famiglia Gambarana era ben vista alla corte di Vienna. Il 26 settembre 1786 il comune fu compreso nella provincia di Gallarate, assieme alle altre località della Pievi milanesi, a seguito del compartimento territoriale della Lombardia austriaca, che suddivise il territorio lombardo in otto province. A partire dalla fine del 1787 Varese sostituì Gallarate come sede dell’intendenza politica. Nel 1791 i comuni della pieve di Gallarate risultavano inseriti nel distretto XXXIII della provincia di Milano.


Durante l'impero di Giuseppe II, figlio di Maria Teresa, si manifestò una resistenza della popolazione di Busto Arsizio alle riforme radicali, soprattutto di fronte alle leggi che soppressero le congregazioni religiose con finalità devozionali e contemplative. Tale contrapposizione fra la società e il governo si accentuò con il trascorrere del tempo e raggiunse anche le caratteristiche della vera e propria rivolta, durante il periodo della dominazione francese. Il 29 gennaio 1797, una parte della popolazione di Busto Arsizio si ribellò contro l'esercito di Napoleone per liberare alcuni prigionieri austriaci.

Il fervore religioso rinnovatosi nel Settecento stimolò una rilevante produzione artistica: Busto si arricchì di edifici religiosi come la Madonna delle Grazie (oggi Sant'Anna), la Madonna in Prato (che venne ampliata e completamente decorata di affreschi) ed i Mortori delle chiese di San Michele e San Giovanni.

Nel 1790 la popolazione del comune era salita a 6114 unità. Nel 1799 Busto Arsizio passò ai conti Cicogna, che lo tennero fino al 1822.

[modifica] XIX secolo

Corona per il titolo di Città dell'Italia.
Corona per il titolo di Città dell'Italia.

Il periodo francese (1796-1814) apportò alla società trasformazioni rapide e violente, ma non sempre durature. L'industria locale, che aveva avuto un promettente sviluppo sotto la dominazione austriaca, fu gravemente ostacolata dalla politica economica di Napoleone Bonaparte, che proibiva l'importazione di materiali e intralciava l'esportazione dei tessuti per favorire il commercio francese. Nel 1806 il blocco continentale impedì l'entrata delle navi inglesi nei porti della penisola e tolse la possibilità di importare il cotone. Nel 1813 il Regno d'Italia finì con la sconfitta di Napoleone a Lipsia.

Nel 1815 Busto Arsizio, la cui popolazione già 12 anni prima era salita a 6659 abitanti, insieme al resto della Lombardia e al Veneto, venne annessa al territorio asburgico. I due territori furono uniti nel Regno Lombardo Veneto. Nel 1816 il territorio soggetto al governo di Milano venne ripartito in nove province. La provincia di Milano venne suddivisa in sedici distretti e Busto Arsizio venne nominata capoluogo del XV distretto, che comprendeva anche Legnano.

Il progetto dell'Ospedale giunse nel 1825 ad un inizio di attuazione per opera del canonico Giuseppe Candiani. La Congregazione di Carità (ex-Scuola dei Poveri) incaricò l'architetto Pietro Gilardoni di redigere il progetto e successivamente fu iniziata la costruzione. L'inaugurazione avvenne 28 anni dopo.

Nel periodo tra il 1830 e il 1850 la popolazione salì da 8.300 a 11.139 abitanti. Questo aumento fu reso possibile da una immigrazione sensibile e costante, presumibilmente dalle zone vicine, di famiglie in cerca di lavoro.

Risulta che[27] nel 1854 quasi la metà della produzione tessile lombarda era concentrata nella zona di Busto Arsizio (150.000 pezze su 338.000) anche se tale zona avesse meno di un terzo dei telai lombardi (5.000 su 16.900). Questi dati evidenziano la resa nettamente più favorevole per i telai della zona di Busto Arsizio.

Nella seconda metà dell'Ottocento iniziò lo sviluppo del borgo al di fuori della cinta difensiva, lungo la strà Balon (attuale corso XX settembre) e la strada Garottola (attuale via Mameli). La popolazione infatti continuava a crescere e raggiunse nel 1861, anno della proclamazione del Regno d'Italia, le 13.509 unità. In quell'anno iniziarono una serie di trasformazioni che cancellarono l'aspetto ancora seicentesco del borgo e gettano le basi per quello attuale. Dal dicembre dell'anno precedente venne attivato anche il collegamento ferroviario con Milano ed entrò in funzione la prima stazione del comune.

Il fiume Olona presso Malnate.
Il fiume Olona presso Malnate.

Dalla metà del XIX secolo la moderna industra cominciò ad avere un ruolo sempre più importante, tanto che in poche decadi Busto Arsizio diventò la cosiddetta "Manchester d'Italia" (nel 1862 contava già 51 ditte, in gran parte filature o tessiture). Infatti, quando la prima industria trovò nelle acque del fiume Olona un fondamentale mezzo per il suo sviluppo, il borgo, la cui fama nel campo tessile risaliva al Medioevo, gettò le basi per trasformarsi in una città all'avanguardia nel campo industriale, grazie alla dedizione al lavoro radicata nei suoi abitanti.

Il 30 ottobre del 1864 Busto Arsizio ottenne nel Regno d'Italia il titolo di città. Nel 1873 venne fondata la Banca di Busto Arsizio. Nel 1882 vennero completati i lavori iniziati due anni prima per la linea ferroviaria delle Ferrovie Nord ed entrò in funzione la seconda stazione di Busto Arsizio.

Negli ultimi 15 anni del XIX secolo iniziò l'attività di Enrico dell'Acqua, pionere italiano dell'esportazione cotoniera nel mondo, ed in particolare in Africa, in Asia minore e in America del Sud, dove la presenza di masse compatte ed agiate di italiani poteva garantire il buon esito dell'impresa, che si concluse nel primo decennio del secolo successivo. Busto Arsizio acquistò così la duplice natura di città cotoniera e meccanica, situazione che le assicurò a lungo fortuna e benessere.

[modifica] XX e XXI secolo

Benito Mussolini inaugura la nuova stazione ferroviaria (25 ottobre 1924) tra il disinteresse della cittadinanza.
Benito Mussolini inaugura la nuova stazione ferroviaria (25 ottobre 1924) tra il disinteresse della cittadinanza.

Nel 1915 a Busto Arsizio venne fondata la Società Anonima Ferrovie Meridionali Sarde con lo scopo di costruire una ferrovia a scartamento ridotto (950 mm) nel sud ovest della Sardegna, secondo un progetto approvato dal Governo e risalente al 1911.

Nel 1927 Busto Arsizio non venne scelta come capoluogo pur essendo la città più grande della nuova provincia istituita unendo comuni già appartenenti alle province di Milano e Como. Un fattore che contribuì fortemente a questa decisione fu il comportamento dei bustocchi nel giorno della visita di Mussolini alla città in occasione dell'inaugurazione della nuova stazione ferroviaria, nell'ottobre del 1924[28]. Il 6 aprile dello stesso anno ebbero luogo le elezioni generali, che si svolsero sotto il controllo dei fascisti. Nonostante l'incitamento al dovere, votò solo il 73% degli aventi diritto e il successo della lista di destra fu meno ampio del previsto[29] e ben al di sotto della percentuale nazionale del 64%.

Nel 1928 a Busto Arsizio vennero aggregati i comuni di Borsano e di Sacconago (che al censimento del 1931 contavano rispettivamente 2413 e 4435 abitanti, su un totale della città di 39841 abitanti).

Durante il ventennio, è indubbio che due preti furono tra i promotori dello sviluppo della città: don Paolo Cairoli per il quartiere dei Santi Apostoli (ancor oggi si dice popolarmente quartiere "don Paolo") e don Ambrogio Gianotti per il quartiere di Sant'Edoardo.

Busto Arsizio fa parte delle città decorate ed è stata insignita della medaglia di bronzo al valor militare per i meriti acquisiti durante la lotta partigiana nel corso della seconda guerra mondiale.

Piazza Garibaldi all'inizio degli anni cinquanta.
Piazza Garibaldi all'inizio degli anni cinquanta.

Nel secondo dopoguerra, lo sviluppo riprese e numerose furono le iniziative sostenute finanziariamente dai bustocchi e dai bustesi tra le quali l’aeroporto intercontinentale della Malpensa, già aeroporto Città di Busto Arsizio, e la Mostra Internazionale del Tessile che, insediata nel territorio di Castellanza, fu però sviluppata da un consorzio in cui Busto Arsizio ebbe una parte dominante. Il 22 maggio 1948 venne fondata in città la SEA con il nome di Società Aeroporto di Busto Arsizio, che nel 1955 assunse l'attuale denominazione.

Gli abitanti, che nel 1949 erano 49.200, salirono a 55.930 nel 1955 e a 70.000 nel 1970; oggi sono più di 80.000.

[modifica] Il progetto della Provincia di Busto Arsizio o del Seprio

Nel corso degli ultimi 10 anni si sono susseguiti vari progetti di legge per l'istituzione di una provincia con capoluogo a Busto Arsizio che riunisse i territori limitrofi. Le ultime due proposte sono entrambe del 2006.

Il 28 aprile 2006 il deputato Luca Volontè ha presentato un progetto di legge[30] che prevede l'istituzione della provincia di Busto Arsizio, con lo scopo di superare l'attuale suddivisione del territorio dell'Altomilanese in due province i cui confini attuali in alcuni casi tagliano a metà dei rioni[31].

Pochi giorni dopo, il 9 maggio 2006 è stato avanzato dal senatore Antonio Tomassini un progetto di legge[32] che prevede l'istituzione della Provincia del Seprio, con capoluogo a Busto Arsizio. La provincia comprenderebbe i comuni della zona meridionale della Provincia di Varese e quelli della zona nord-ovest della Provincia di Milano.

I comuni appartenenti alla nuova provincia sarebbero: Busto Arsizio, Arconate, Arsago Seprio, Buscate, Busto Garolfo, Cairate, Canegrate, Cardano al Campo, Caronno Pertusella, Casorate Sempione, Cassano Magnago, Castano Primo, Castellanza, Castelseprio, Cerro Maggiore, Cislago, Dairago, Fagnano Olona, Ferno, Gallarate, Gerenzano, Gorla Maggiore, Gorla Minore, Gornate Olona, Legnano, Lonate Pozzolo, Magnago, Marnate, Nerviano, Nosate, Olgiate Olona, Origgio, Parabiago, Rescaldina, Samarate, San Giorgio su Legnano, San Vittore Olona, Saronno, Solbiate Olona, Somma Lombardo, Turbigo, Uboldo, Vanzaghello, Villa Cortese, Vizzola Ticino.

[modifica] Luoghi di interesse

[modifica] Basilica di San Giovanni Battista

Basilica di San Giovanni Battista
Basilica di San Giovanni Battista

La chiesa di San Giovanni Battista (santo patrono della città) ha il titolo di Basilica romana minore. L'edificio attuale fu costruito tra il 1609 e il 1635 nel luogo dove esisteva la primitiva cappella a tre navate dedicata dai longobardi ad uno dei loro santi protettori. Il campanile venne aggiunto a tale cappella tra il 1400 e il 1418. La facciata, completata tra il 1699 e il 1701 da Domenico Valmagini, presenta un ordine inferiore di lesene binate ioniche, un breve protiro con frontone arcuato, porte di rame e di bronzo, statue e bassorilievi. Nel solenne interno di questo luogo di culto, progettato da Francesco Maria Ricchino, vi sono diversi dipinti del pittore bustocco Daniele Crespi, come il Cristo morto con San Domenico. Sul fianco destro della chiesa si trova il mortorio, un tempietto di cui non si conosce l'autore, costruito tra il 1689 e il 1692. La piazza antistante la chiesa è quel che resta dell'antico cimitero, antecedente a quello che venne poi costruito appena fuori dal borgo, nell'attuale Parco Ugo Foscolo.

[modifica] Santuario di Santa Maria di Piazza

Santuario di Santa Maria di Piazza
Santuario di Santa Maria di Piazza

L'edificio sacro più notevole dell'arte rinascimentale è il Santuario di Santa Maria di Piazza (detta anche Santuario della Beata Vergine dell'Aiuto). L'edificio sorge nel centro storico della città dove sorgeva una precedente chiesa dedicata alla Madonna, che a sua volta aveva sostituito una cappella risalente all'epoca della cristinizzazione. Questo splendido santuario fu costruito rapidamente tra il 1515 e il 1522. Escluso Bramante per ragioni di data, due nomi compaiono nei documenti, se pur citati in modo generico, quello di un Antonio da Lonate (autore del modello per il Duomo di Vigevano) e quello di "magistro Tomaxio ingeniero", probabilmente Tommaso Rodari, il noto scultore e architetto attivo nel Duomo di Como, allievo di Giovanni Antonio Amadeo. Il primo avrebbe impostato la pianta centrale, per la quale si è ipotizzata l'esistenza di un disegno bramantesco, "Bramanti secutus exemplar"; il secondo avrebbe eseguito i due portali a ovest e a sud, e forse l'elegante loggiato nel tamburo sotto la cupola. Internamente, la parte bassa, quadrata, che è tagliata negli angoli da archi diagonali formanti nicchie e cuffie, rimanda ai numerosi studi di chiese a pianta centrale compiuti da Leonardo mentre il tamburo ottagonale con una ghiera di nicchie (la corona dei 12 santi) e le otto unghie della volta di copertura riecheggiano gli esempi di Santa Maria Incoronata di Canepanova a Pavia e dell'Incoronata a Lodi e di Santa Maria della Croce a Crema). All'esterno, il rigoroso volume cubico scandito da lesene è sormontato da un tiburio con gugliotti e lanterna che interpreta in forme più leggere ed eleganti la tipologia della tradizione lombarda (come già nel non lontano Santuario di Saronno). All'interno si possono ammirare opere di scultura e dipinti di Gaudenzio Ferrari (come l'Ultima cena, nell'altare di destra), Bernardino Luini ed una copia della perduta Madonna delle Vittorie di Giovan Paolo Lomazzo. Del santuario di Santa Maria esiste una copia esatta, ma più piccola, a Crespi d'Adda.

[modifica] Chiesa di San Michele Arcangelo

Per approfondire, vedi la voce Chiesa di San Michele Arcangelo (Busto Arsizio).
Chiesa di san Michele Arcangelo
Chiesa di san Michele Arcangelo

Una delle chiese principali della città è quella di San Michele Arcangelo, sede di prepositura. Con il suo campanile risalente al X secolo, che costituisce l'elemento architettonico più antico della città, è situata al limite nord dell'antico borgo, in una zona leggermente più alta del resto dell'abitato esistente all'epoca. Per questo motivo si è molto propensi a pensare che la base del campanile stesso appartenesse ad una fortificazione preesistente (si ricordi che San Michele Arcangelo è patrono dei Longobardi). La prima citazione della chiesa di San Michele risale al 1300 circa. Tra il 1652 e il 1679 venne ricostruita dall'architetto Francesco Maria Ricchino, che decise di capovolgerne l'orientazione. Nella chiesa sono conservate varie reliquie, tra le quali l'interno corpo di San Felice martire. Nella cappella invernale si trova un crocifisso ligneo della metà del 1300, che viene utilizzato nella funzione del Venerdì Santo per commemorare la passione e la morte in croce di Gesù.

[modifica] Chiesa di San Rocco

Per approfondire, vedi la voce Chiesa di San Rocco (Busto Arsizio).
Chiesa di San Rocco
Chiesa di San Rocco

Eretta dopo l'epidemia di peste del 1485 (che fece 1100 morti nel borgo secondo lo storico Crespi Castoldi) e dedicata a San Rocco, invocato ausiliatore contro le pestilenze, venne ricostruita negli anni 1706-1713 grazie ad offerte minute dei contradaioli su un'area donata dall'avvocato Carlo Visconti. L'interno della chiesa conserva affreschi di Salvatore e Francesco Maria Bianchi (1731) e Biagio Bellotti. La facciata, completata nel 1895, presenta due statue: quella di San Rocco e quella di San Giuseppe. Nel 1909, grazie al decisivo contributo delle sorelle Bottigelli Pajàscia, la chiesa venne allungata e l'altare retrocesso di 7-8 metri. Un tempo i contadini portavano i loro animali per la benedizione in San Rocco. Da 26 anni, nel mese di settembre, presso la chiesa si celebra la sagra di San Rocco, una festa tradizionale di 3 giorni di concerti, sfilate e mercatini scanditi dalle Sante Messe solenni e dai Vesperi solenni. Durante tale contesto è possibile assaggiare il tradizionale pane di San Rocco. Oggi San Rocco è una delle quattro chiese appartenenti alla parrocchia prepositurale di San Michele Arcangelo, oltre a Madonna in Prato, San Carlo e alla chiesa parrocchiale.

[modifica] Cimitero Monumentale

Per approfondire, vedi la voce Cimitero Monumentale (Busto Arsizio).
Cimitero Monumentale
Cimitero Monumentale

Alla fine del XIX secolo, il campo santo situato appena fuori dai confini dell’antico borgo divenne troppo piccolo e si rese necessaria la costruzione di un nuovo cimitero. Il cimitero monumentale fu progettato da Ercole Seves sul modello del cimitero di Milano di Carlo Maciachini. Venne edificato in un luogo allora lontano dall’abitato, all’incrocio tra la via per Lonate e la via Corbetta. Venne inaugurato nel 1894. Nel corso degli anni ha subito molte ampliazioni, fino a ricoprire una superficie circa doppia di quella iniziale. Una delle realizzazioni più significative è il Mausoleo della famiglia Ottolini, progettato dall'architetto Camillo Crespi Balbi.

[modifica] Villa Ottolini-Tosi

Villa Ottolini-Tosi
Villa Ottolini-Tosi
Per approfondire, vedi la voce Villa Ottolini-Tosi.

La villa Ottolini-Tosi è la più grandiosa delle ville di Busto Arsizio ed era di proprietà di Ernesto Ottolini, uno dei tre figli di Carlo Ottolini, il padrone del cotonificio omonimo. È collocata a poca distanza dalle altre due residenze che ospitavano la famiglia di Ernesto ed Antonio Ottolini. Il progetto della villa fu redatto da Camillo Crespi Balbi, l'architetto di fiducia degli Ottolini. L'edificio fu costruito nel 1902 e la sua tipologia è quella del castello medievale. Si articola su due piani principali fuori terra ed uno, seminterrato, destinato agli ambienti di servizio. In corrispondenza della zona a sud-ovest è presente un terzo piano fuori terra. La villa è dominata da un torrione che costituisce una sorta di ambiente di guardia. Un elemento fondamentale della villa è la massiccia presenza di ferri battuti, tutti realizzati da Alessandro Mazzucotelli.

[modifica] Museo del Tessile e della Tradizione Industriale di Busto Arsizio

Museo del tessile
Museo del tessile
Per approfondire, vedi la voce Museo del Tessile e della Tradizione Industriale di Busto Arsizio.

Il Museo del tessile e della tradizione industriale, appena fuori dal centro storico, è stato inaugurato il 30 gennaio 1997 ed ha in esposizione macchinari tessili e prodotti finiti (dalle fibre tradizionali alle nuove fibre sintetiche) dell'epoca che va dall'Ottocento fino ad oggi. Occupa uno degli edifici appartenteni all'ex cotonificio bustese, dell'architetto Camillo Crespi Balbi, allievo di Arrigo Boito. Nel giardino pubblico che oggi circonda il museo, durante il periodo natalizio, vengono allestiti un mercatino e una pista per il pattinaggio su ghiaccio, aperta solitamente fino a metà febbraio. Nello stesso periodo, all'interno dell'edificio, è possibile mangiare nel ristorante tipico tirolese.

[modifica] Parco dell'Alto Milanese

Per approfondire, vedi la voce Parco Alto Milanese.

Nelle zone boschive e rurali della parte meridionale del territorio comunale si trova il Parco Alto Milanese, un'area protetta che interessa anche i territori dei comuni di Castellanza e Legnano e tutela la flora e fauna locali e le tradizionali attività nel campo dell'agricoltura e dell'allevamento. La sede del Parco dell'Alto Milanese si trova nella Villa Ottolini-Tosi di Busto Arsizio.

[modifica] Comuni confinanti

Cassano Magnago, Castellanza, Dairago (MI), Fagnano Olona, Gallarate, Legnano (MI), Magnago (MI), Olgiate Olona, Samarate.

[modifica] Tradizioni

Esempio di Giöbia a Busto Arsizio
Esempio di Giöbia a Busto Arsizio

[modifica] Giöbia

L'ultimo giovedì di gennaio la Giöbia, un fantoccio di paglia vestito di stracci, viene bruciata per esorcizzare l'inverno.[33] La tradizione bustocca ha un'origine millenaria che ha radici e motivazioni nella ripresa della fecondità della terra bruciata con il fuoco purificatrice. La pietanza tradizionale della festa è il risotto con la luganiga, simbolo anch'esso di fertilità a causa della porzione di carne che ricorda le interiora dell'animale che si sacrificava alle divinità.

[modifica] Carnevale

Durante il periodo del Carnevale si svolge una sfilata in maschera e di carri allegorici. Le maschere ufficiali della città, sono rappresentate da ul Tarlisu e da a Bumbasina. Sebbene di creazione recente, entrambe riferite alle tradizionali attività della tessitura, il primo al tessuto detto "traliccio", “cruciata” o federa per materassi e cuscini, a righe bianche e marroni, e la seconda relativa alla bambagia, o bombasina.

Con la delibera n. 313/83 del 16 febbraio 1983 la Giunta Municipale di Busto proclamò il Tarlisu maschera tipica della Città di Busto Arsizio.[34]

[modifica] Prodotti tipici

  • Brüscitti (piatto di carne tritata cotta a lungo con semi di finocchio e vino);

A Busto Arsizio ha sede, dal 1975, l'associazione "Magistero dei Brüscitti da Büsti Grandi", con lo scopo di diffondere la conoscenza, in città e fuori, della cucina rustica bustocca.

  • Cupeti (dolci di mandorle tostate e zuccherate).

La festa delle coppette si celebra ogni 8 dicembre nei pressi della chiesa di Madonna in Prato. La nascita della Cuppetta viene descritta nella poesia “A Madôna da Prà” del Comm. Avv. Pietro Tosi, riportata sull'etichetta delle confezioni.

Un bel dì a Madôna da Prà
L’ha vorzü vegnì foeua dàa cà:
Ul so coeui ga renda cumpassion
Che in d’un Bust ga füss nanca un bumbon.
Chi pescitti, spassegiandu sutti i pianti
Han cambià tücci i sassi in crôccanti:
Chi manitti, inscì bianchi e devotti,
I han quatà cont’à a nevi sua e suttu
E vedendo a passà ul diavaén
Par cuppall gh’ì à tià in d’ul cuppén.
E peu, dopu d’avéi benedetti