Partito Repubblicano Italiano

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Partito Repubblicano Italiano
Presidente Francesco Nucara[1]
Coordinatore Saverio Collura
Stato Italia Italia
Fondazione 21 aprile 1895
Sede Corso Vittorio Emanuele II 326 - Roma
Ideologia 1895-1947:
Repubblicanesimo
Mazzinianesimo
Radicalismo
Nazionalismo europeo
Dal 1947:
Liberalismo[2]
Liberalismo sociale
Europeismo
Collocazione Sinistra (1895-1947)
Centro (dal 1947)
Coalizione Centrismo (1947-1963)
Centro-sinistra (1963-1981)
Pentapartito (1981-1991)
Patto per l'Italia (1994)
L'Ulivo (1996-2001)
CdL (2001-2006)
Centro-destra (2008-2011)
Scelta Europea (2014)
Partito europeo ALDE
Seggi Camera
0 / 630
(2013)
Seggi Senato
0 / 315
(2013)
Testata La Voce Repubblicana
Organizzazione giovanile Federazione Giovanile Repubblicana
Iscritti 12 000 (2005)
Colori Verde
Sito web pri.it
« Il PRI è un piccolo partito di massa »
(Palmiro Togliatti[3], citato anche da Ugo La Malfa[4])

Il Partito Repubblicano Italiano (PRI) è un partito politico italiano, fondato nel 1895.

Ha mantenuto immutati nome, simbolo (una foglia di edera) e le basi ideologiche fondate sul pensiero sia di Giuseppe Mazzini e Aurelio Saffi[5] sia, in seguito, di Ugo La Malfa e Giovanni Spadolini[6].

Il PRI nasce come un partito laico e di sinistra, sebbene non marxista, come sovente puntualizzava Ugo La Malfa[7].

Nel corso degli anni è virato verso posizioni genuinamente liberaldemocratiche.

Dal punto di vista del rapporto col territorio, si tratta di un partito antistatalista, in quanto la tradizione prevalente, di origine soprattutto saffiana, è quella municipalista. Il suo attuale segretario nazionale è Francesco Nucara.

In Europa il PRI è membro del Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa (ALDE) ed ha partecipato fino dal 2004 al Parlamento Europeo come membro del Gruppo del Partito Europeo dei Liberali, Democratici e Riformatori; dal 2004 il PRI non ha rappresentanti al Parlamento Europeo.

Storia[modifica | modifica sorgente]

I presupposti del partito nel Risorgimento e l'Unità d'Italia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Estrema sinistra storica e Partito d'Azione (1853-1867).
Giuseppe Mazzini

Il Partito Repubblicano Italiano affonda le proprie radici politiche, culturali e ideali nel Risorgimento; per la precisione nel filone democratico, mazziniano, radicale e rivoluzionario, i cui massimi rappresentanti sono stati Giuseppe Mazzini, Carlo Cattaneo, Carlo Pisacane e Aurelio Saffi.

La prima organizzazione politica con l'obiettivo di trasformare l'Italia in una repubblica democratica unitaria, secondo i principi di libertà, indipendenza e unità, destituendo gli Stati preunitari, fu la Giovine Italia (o Giovane Italia), l'associazione politica insurrezionale fondata a Marsiglia nel luglio 1831 da Giuseppe Mazzini. La Giovine Italia costituì uno dei momenti fondamentali nell'ambito del Risorgimento italiano ed ebbe anche un respiro europeo, entrando a far parte della più ampia associazione politica mazziniana, la Giovine Europa (1834), assieme ad altre associazioni simili come la Giovine Germania, la Giovine Polonia e la Giovine Svizzera.

Nel 1833, a Taganrog, in Ucraina, anche Giuseppe Garibaldi aderì alle idee mazziniane.

Il 5 maggio 1848, la Giovine Italia fu sciolta da Mazzini che la trasformò nell'Associazione Nazionale Italiana, e, nel 1853, fondò il Partito d'Azione.

I repubblicani, in contrapposizione con i moderati raccolti attorno alla monarchia dei Savoia e Cavour, si opponevano alla guerra regia, ai plebisciti, alle annessioni e alla piemontesizzazione dell'Italia, sostenendo la necessità di una sollevazione del popolo per conseguire l'Unità, il diritto d'assemblea sindacale e il suffragio universale in luogo di quello ristretto e censitario.

Un momento significativo del processo di formazione del partito risale alla nascita dell'organo di stampa ufficiale dei repubblicani italiani: L'Unità Italiana, diretto da Maurizio Quadrio (1861), e successivamente con il primo congresso della Federazione dei Movimenti Democratici Italiani, svoltosi a Parma nell'aprile 1866.

Il congresso rese evidenti le correnti fondamentali del movimento repubblicano in Italia: a) la destra parlamentaristica e radicale di Agostino Bertani[8]; b) la linea di Giuseppe Mazzini, disposto anche a stringere accordi e ad accettare soluzioni in modo da completare l'Unità d'Italia; c) gli "intransigenti", contrari a qualsiasi compromesso con la dinastia sabauda e sdegnati verso la politica economica e sociale del nuovo Stato unitario.

Sarà la corrente massimalista e irriducibile a prevalere, eleggendo un triumvirato nelle persone di Maurizio Quadrio, Giuseppe Marcora e Vincenzo Brusco Onnis, determinando l'estraneazione dalla vita politica e l'astensionismo elettorale del movimento repubblicano nei decenni a venire[9].

Mazzini proseguì comunque nell'appoggio al reclutamento dei volontari garibaldini in occasione della Terza guerra di indipendenza (giugno 1866) e della spedizione del 1867, conclusa tragicamente a Mentana, deluso tuttavia dal fallimento delle sue iniziative, sciolse il Partito d'Azione e si adeguò alla linea degli intransigenti.

Giuseppe Garibaldi

Ciò non ne comportò l'inattività politica: i repubblicani cominciarono a dar vita alle prime organizzazioni del movimento dei lavoratori (associazioni operaie, casse mutue, cooperative, scuole popolari) e nel 1871, a Roma, per sua specifica iniziativa, fu stretto il Patto di fratellanza tra le Società operaie.

Nello stesso anno Garibaldi - reduce dalla guerra franco-prussiana, ove aveva vittoriosamente combattuto a Digione in difesa della Francia, alla testa di volontari italiani e stranieri - ruppe definitivamente con Mazzini, prendendo posizione favorevole verso la Prima Internazionale dei lavoratori.

La propaganda degli internazionalisti, peraltro, mise in difficoltà i repubblicani, che riuscirono comunque a mantenere un radicamento a livello locale e popolare, ma limitato alla Romagna, alle Marche, all'Umbria, al litorale toscano e al Lazio, che rimarranno sempre le roccaforti repubblicane.

Alla morte dell'Apostolo dell'Unità d'Italia, almeno quattro sono le correnti del repubblicanesimo: a) i cosiddetti "mazziniani puri", ancora nostalgici del metodo insurrezionale e comprendenti gli "intransigenti", su una linea di assoluto antiparlamentarismo; b) il gruppo di Alberto Mario, anch'egli astensionista, ma convinto dell'esistenza di spazi per la lotta politica pur in regime di monarchia; c) i seguaci di Garibaldi, indulgente alle idee socialiste e internazionaliste, a volta addirittura pacifiste e comunque caratterizzate da un profondo anticlericalismo; d) la corrente radicale di Agostino Bertani, deciso a ottenere per via costituzionale le riforme democratiche e che, nel 1877, costituirà il gruppo dell'Estrema sinistra nel Parlamento italiano, separandosi dai repubblicani.

Figura di spicco in quest'epoca tumultuosa fu Aurelio Saffi, che costituì la guida morale del passaggio dall'astensionismo alla presenza politica nelle istituzioni[10].

La fine dell'astensionismo e la nascita del Partito Repubblicano Italiano[modifica | modifica sorgente]

Giovanni Bovio

Il 2 agosto 1874, a Villa Ruffi, presso Rimini, la polizia fece irruzione nel corso di una riunione repubblicana, arrestando ventotto partecipanti, tra cui l'antico triumviro della Repubblica Romana, Aurelio Saffi, e il futuro Presidente del Consiglio, Alessandro Fortis[11]. Tale episodio contribuì a rendere ancora più profondo il solco tra i repubblicani e le istituzioni.

La scelta astensionistica fu ribadita al XIV Congresso generale delle Società Operaie Italiane affratellate, tenutosi a Genova il 24-26 settembre 1876[12].

L'astensionismo elettorale, tuttavia, rischiava di rendere sterile l'azione politica, così alcuni repubblicani meno intransigenti, in occasione delle elezioni politiche del 1880, decisero di partecipare alle consultazioni elettorali. Furono quindi eletti i primi deputati, che si iscrissero al gruppo dell'estrema, insieme ai radicali di Bertani e Cavallotti; la loro composizione sociale era eterogenea, comprendendo sia piccoli borghesi, come Giovanni Bovio e Napoleone Colajanni, ma anche operai, come Valentino Armirotti.

Il primo congresso ufficiale del Partito Repubblicano Italiano, che sancì la costituzione ufficiale del partito come forza politica organizzata con strutture permanenti, si svolse a Bologna il 21 aprile del 1895[13]: fra i fondatori, va citato il forlivese Giuseppe Gaudenzi, che ne divenne il primo segretario. Gaudenzi promosse, nello stesso anno, la fondazione, a Forlì, de Il Pensiero Romagnolo, organo ufficiale del Partito.

Alle elezioni del 1897 il cartello elettorale dell'estrema, composto anche da radicali e socialisti, riuscì ad eleggere ottantuno deputati alla Camera; all'indomani, ventidue di essi formarono il gruppo parlamentare repubblicano; tra di loro: Giovanni Bovio, Napoleone Colajanni, Matteo Renato Imbriani, Salvatore Barzilai ed Edoardo Pantano[14].

Nello stesso anno periva a Domokos il deputato Antonio Fratti, accorso al fianco dei greci contro l'Impero Ottomano, al seguito del contingente garibaldino guidato da Ricciotti Garibaldi. Quest'ultimo combatterà contro i turchi alla testa di volontari, in difesa di Grecia, Serbia e Montenegro, anche nel 1912 a Drisko.

La fine secolo vide il PRI stipulare alleanze politico-amministrative con i socialisti e con i radicali, grazie alle quali riuscì a partecipare al governo di grandi città come Milano, Firenze e Roma (per esempio nella giunta guidata da Ernesto Nathan).

Il rifiuto di partecipare ai governi liberal-democratici dell'età giolittiana, tuttavia, impedì al PRI di dare seguito alle sue enunciazioni programmatiche, in particolare la lotta ai monopoli e il riscatto del Mezzogiorno.

La Prima guerra mondiale e l'avvento del fascismo[modifica | modifica sorgente]

Giovanni Conti

Gli anni che precedettero la Prima guerra mondiale, videro come protagonista della scena politica il giovane Pietro Nenni.

Contrario alla guerra libica, e per questo imprigionato (1911), Nenni fu segretario della Camera del Lavoro di Forlì; il 7 giugno 1914, ad Ancona, nel corso di un suo comizio antimilitarista, insieme all'anarchico Errico Malatesta, la polizia aprì il fuoco sui partecipanti, uccidendo due militanti repubblicani e un anarchico. Ne seguì una settimana di scioperi e di agitazioni in gran parte dell'Italia (cosiddetta Settimana rossa).

Allo scoppio della Prima guerra mondiale il PRI si schierò dalla parte degli interventisti, collocandosi nel filone democratico-irredentista; obiettivo dei repubblicani era correre in aiuto della Francia (considerata la patria dei diritti dell'uomo)[15] contro gli Imperi centrali tedesco e austriaco visti come gli emblemi dell'autoritarismo e della reazione, nonché per annettere all'Italia Trento e Trieste.

Tra il 1915 e il 1917, i primi esponenti repubblicani (Salvatore Barzilai ed Ubaldo Comandini) parteciparono ai governi di "Unione Nazionale" di Salandra e di Boselli.

Dopo la guerra il PRI ritentò un accordo con le altre forze di sinistra al Convegno di Firenze del 1918, ma fallì perché il PSI era ormai sotto il controllo dei massimalisti. Nel 1921 Pietro Nenni uscì dal PRI per entrare nel PSI.

L'avvento del Fascismo vide il PRI saldamente all'opposizione. Nel 1922, a Roma, un gruppo di repubblicani, tra i quali Giovanni Conti, Raffaele Rossetti, Fernando Schiavetti, Mario Angeloni e Cino Macrelli, fondarono il movimento antifascista “l'Italia libera”, nominandone segretario il giovane Randolfo Pacciardi.

La violenza dello squadrismo fascista prese di mira anche gli esponenti repubblicani: i deputati Alfredo Morea e Cipriano Facchinetti furono fermati dalla polizia; Fernando Schiavetti e l'affondatore della Viribus Unitis, Raffaele Rossetti, furono vittime di aggressioni e furono devastati gli studi professionali di Giovanni Conti e di Guido Bergamo[16].

Nel 1925 il segretario Giuseppe Gaudenzi inaugurò quello che sarebbe stato l'ultimo congresso del Partito nel territorio italiano, prima della Liberazione. Negli anni successivi, lo stesso Gaudenzi dovette ritirarsi a vita privata.

Tra il 1925 e il 1926 Eugenio Chiesa, Giuseppe Chiostergi, Rossetti, Facchinetti e Bergamo optarono per l'esilio, subito imitati dai ricercati Randolfo Pacciardi ed Egidio Reale[17]. Altri repubblicani che rimasero in patria, quali gli avvocati Oronzo Reale e Battista Bardanzellu, il criminologo Giulio Andrea Belloni e il giovane Federico Comandini, furono strettamente sorvegliati ed inseriti nell'apposito elenco dei "sovversivi" del Casellario Politico Centrale[18].

Il partito in esilio[modifica | modifica sorgente]

Randolfo Pacciardi

Nel frattempo, il 1º gennaio 1927, il Partito repubblicano comunicò il suo avvenuto trasferimento all'estero, e precisamente a Parigi[19].

Nello stesso anno, Pacciardi stabilì la sua residenza a Lugano, dando un contributo decisivo per fare della locale sezione del PRI il principale collegamento tra l'organizzazione estera del partito e i militanti ancora attivi in patria[20].

Il PRI si impegnò nella lotta antifascista, e molti dei suoi aderenti in esilio, come Raffaele Rossetti, entrarono nel movimento Giustizia e Libertà. Nel 1927 il partito aderì alla Concentrazione d’azione antifascista, un organismo che comprendeva anche Giustizia e Libertà e il PSI in esilio.

Nell'agosto del 1930, Rossetti (polemicamente uscito da "Giustizia e Libertà") e Facchinetti dettero vita all'organizzazione clandestina "La Giovine Italia"[21]. Al 4º congresso in esilio del partito, che si tenne a Saint Louis nel 1932, Rossetti si pose a capo della corrente contraria alla partecipazione del PRI alla Concentrazione antifascista e, alleatosi con la sinistra filo comunista (Fernando Schiavetti),[22] fu eletto segretario politico.

Al congresso successivo, che si tenne a Parigi l'anno dopo, invece, sull'opposto programma filo concentrazionista fu eletto segretario politico Randolfo Pacciardi.

Il PRI fu anche in prima fila durante la guerra civile spagnola. Fu Pacciardi ad aver per primo l'idea di un corpo di volontari a sostegno della Spagna democratica minacciata dalla rivolta dei militari ribelli, raccogliendo il celeberrimo appello del "giellista" Carlo Rosselli "Oggi in Ispagna, domani in Italia!". Pacciardi pensava a una «legione italiana» assolutamente apartitica, organizzata secondo il modello dei garibaldini che nel 1897-1898 avevano combattuto in Grecia contro i Turchi o di quelli accorsi in Francia nel 1914 prima dell'entrata in guerra dell'Italia[23]. Già noto come capo militare per la sua audacia e considerato 'super-partes' sia dai socialisti che dai comunisti, il 26 ottobre 1936 firmò a Parigi l'accordo per la formazione del Battaglione Garibaldi (poi "Brigata Garibaldi") sotto il patronato politico dei partiti socialista, comunista e repubblicano e con il concorso delle organizzazioni aderenti al comitato italiano pro Spagna, accettandone il comando[24].

Altri repubblicani italiani accorsi in difesa della Repubblica spagnola furono Mario Angeloni, ufficiale della "colonna italiana", caduto nella battaglia del Monte Pelato; Etrusco Benci, poi internato nel campo francese di Argelès; Giorgio Braccialarghe, comandante del plotone d'assalto del Battaglione Garibaldi; Ilario Tabarri, in seguito confinato a Ventotene, che sarà comandante dell'8ª Brigata Garibaldi "Romagna" durante la Resistenza.

Nell'estate del 1937, in dissenso con i comunisti per la mancata realizzazione di una brigata completamente italiana e contrario all'uso della Brigata Garibaldi contro gli anarchici, Pacciardi lasciò la Spagna. Il 4 dicembre 1937, a Parigi, fondò il settimanale “La Giovine Italia”, al quale si affiancò nella conduzione il giornalista ed ex dirigente di "Giustizia e Libertà" Alberto Tarchiani; al settimanale collaborò con numerosi articoli anche l'ex Ministro degli Esteri Carlo Sforza, parimenti esule in Francia.

All'indomani dell'ottavo congresso del PRI in esilio (Parigi, 1938), Pacciardi fu rieletto segretario politico, sia pur affiancato collegialmente da Cipriano Facchinetti.

Alla vigilia dello scoppio della Seconda guerra mondiale, Pacciardi propose al governo francese la costituzione di un Comitato nazionale italiano, composto da esuli antifascisti, combattenti sotto la bandiera tricolore a difesa della Francia, ma non contro altri italiani[25]. L'occupazione tedesca della Francia (1940) costrinse numerosi rifugiati repubblicani - Pacciardi compreso - ad emigrare nuovamente, dissolvendo l'organizzazione del partito all'estero.

Il partito repubblicano nella Resistenza e l'avvento della Repubblica[modifica | modifica sorgente]

Carlo Sforza

Il 4 giugno 1942 nell'abitazione romana di Federico Comandini, rinacque il Partito d'Azione riprendendo il nome del movimento politico risorgimentale fondato nel 1853 da Mazzini.

Alcuni repubblicani, come Oronzo Reale, Giulio Andrea Belloni, l'ex GL Ferruccio Parri e gli economisti Ugo La Malfa e Bruno Visentini, entrarono nel nuovo partito.

Tuttavia, dopo il 25 luglio 1943, Giovanni Conti, anche a nome degli esponenti storici Cipriano Facchinetti[26], Oliviero Zuccarini e Cino Macrelli, riprese le pubblicazioni del La Voce Repubblicana, proclamando a Roma la ricostituzione del Partito repubblicano Italiano. Inoltre, il 9-10 ottobre dello stesso anno, a Portsmouth, si tenne un nuovo Congresso del Partito repubblicano in esilio e, il 5 dicembre, a Milano, un Congresso clandestino dell'Alta Italia. Ciò mise in difficoltà i già complicati rapporti tra i vari esponenti del PRI in Italia e all'estero.

A Conti, l'uomo dell'intransigenza repubblicana, è genericamente attribuita dagli storici la responsabilità della mancata partecipazione del PRI al Comitato di Liberazione Nazionale, dopo l'8 settembre 1943, per aver posto un'imprescindibile pregiudiziale ad ogni forma di rapporto con i Savoia, oltre che per l'avversione all'istituto monarchico in sé[27]. In periferia, tuttavia, non mancarono i rapporti tra i repubblicani e i Comitati di liberazione locali, per non compromettere l'unità della lotta al nazifascismo[28]. Nella stessa Roma e nel Lazio, durante l'occupazione nazifascista, Battista Bardanzellu si pose al comando di una Brigata Mazzini, operante unitariamente alle squadre del Partito d'Azione[29], mentre le squadre romane formate direttamente dal partito erano guidate dal veterano della Guerra civile spagnola, Giorgio Braccialarghe[30].

La guerra di resistenza vide la partecipazione di molti repubblicani come Oddo Biasini, Libero Gualtieri e Osvaldo Abbondanza[31], sempre attraverso le proprie formazioni armate chiamate Brigate Mazzini, soprattutto dopo la liberazione di Roma. Giorgio Braccialarghe fu paracadutato vicino a Pistoia, onde coadiuvare il coordinamento della brigate partigiane che avevano le Alpi Apuane come zona operativa. In Emilia-Romagna, Piemonte, Liguria, Lombardia e nelle Tre Venezie furono costituiti cinque raggruppamenti regionali delle Brigate Mazzini; nella sola Lombardia furono costituite cinque brigate[32].

Nel frattempo era rientrato in Italia Randolfo Pacciardi che, nel Convegno Nazionale del 26-27 maggio 1945, fu confermato Segretario politico del partito, per acclamazione.

La linea politica che Pacciardi impresse al PRI (in contrasto con la corrente facente capo a Giovanni Conti), fu quella dell'unità d'azione con le altre forze politiche favorevoli alla repubblica, in particolare il Partito d'Azione, dal quale era già rientrato Giulio Andrea Belloni. Tale linea subì uno stop, a seguito del voto contrario del Comitato centrale del partito, alla partecipazione alla Consulta Nazionale[33], ancorché tale organismo fosse presieduto da Carlo Sforza, che più volte aveva fatto dichiarazioni favorevoli alla repubblica[34] e che, alle elezioni per l'Assemblea Costituente, si sarebbe presentato come indipendente nelle liste del PRI.

Il 2 giugno 1946, il popolo italiano, con il referendum istituzionale scelse la forma repubblicana: il PRI vedeva finalmente soddisfatta la sua pregiudiziale fondamentale. Si aprì dunque, nella politica del partito, la fase della partecipazione ai governi della Repubblica italiana

L'Assemblea Costituente e il centrismo[modifica | modifica sorgente]

Ugo La Malfa

Presentatosi all'elezione della Costituente nel 1946 il PRI ottenne il 4,4%, confermandosi forte nelle regioni dove tradizionalmente già lo era e di scarso seguito dove erano forti la DC e i partiti marxisti; il PRI entrò nel II governo De Gasperi, insieme a DC, PCI e PSI, con i ministri Macrelli e Facchinetti.

Nello stesso anno, la linea d'intesa di Pacciardi con le altre forze di sinistra segnò un punto favorevole, con l'ingresso nel PRI della Concentrazione Democratica Repubblicana guidata da Ugo La Malfa e dall'ex Presidente del Consiglio Ferruccio Parri, usciti dal Partito d'Azione nel febbraio insieme a Oronzo Reale, Bruno Visentini e Alberto Tarchiani.

Al XIX Congresso, svoltosi nel gennaio 1947, si scontrarono due tendenze, quella di Randolfo Pacciardi, favorevole ad una collaborazione al governo col PCI, e quella di Conti e Facchinetti, che invece ritenevano il PCI responsabile dell'inefficienza del governo e volevano interromperne la collaborazione.

Alla fine, pur con la rielezione di Pacciardi a Segretario politico, prevalse il gruppo legato a Giovanni Conti. Carlo Sforza, infatti, poté partecipare come Ministro degli Esteri al III governo De Gasperi (DC, PCI, PSI), solo a titolo "tecnico" e non politico; ciò gli consentì - comunque - di firmare il Trattato di Parigi fra l'Italia e le potenze alleate (febbraio 1947).

L'esclusione delle sinistre (maggio 1947) ebbe come conseguenza il rientro a pieno titolo del PRI nel successivo quarto governo De Gasperi, ancora con Carlo Sforza al Ministero degli Esteri e Cipriano Facchinetti alla Difesa; Pacciardi, avendo rifiutato l'anticomunismo di principio e non condividendo le contrapposizioni della guerra fredda, inizialmente non ne prese parte. Ma, nel dicembre del 1947, il radicalizzarsi della politica del PCI in ossequio alle nuove direttive del PCUS, convertì anche Pacciardi all'anticomunismo, e si convinse ad entrare nel governo, come Vicepresidente del Consiglio dei Ministri.

Le elezioni del 1948 videro quindi il PRI saldamente schierato nel campo della democrazia occidentale a fianco della Democrazia Cristiana, ma anche un cattivo risultato: il 2,5% dei voti. Proseguì comunque nella partecipazione ai governi guidati da De Gasperi, dando un contributo decisivo alla linea politica del paese negli anni a venire: il Ministro degli Esteri Sforza, infatti, si adoperò per l'adesione dell'Italia al Piano Marshall, al Patto Atlantico (4 aprile 1949) e al Consiglio d'Europa (5 maggio 1949); successivamente condusse anche i negoziati e firmò per l'Italia, il 18 aprile 1951, il trattato istitutivo della Comunità europea del carbone e dell'acciaio (CECA). Proprio sulla politica atlantista dei governi De Gasperi, si registrò il dissenso dell'antico militante Giovanni Conti, che, nel febbraio 1950, si dimise polemicamente dal Partito repubblicano[35].

Un altro colpo alla rappresentatività del partito fu assestato da Ferruccio Parri, il quale, contrario all'appoggio dato dal PRI alla legge elettorale maggioritaria (cosiddetta "Legge truffa"), uscì dal partito e aderì al movimento Unità Popolare[36], formatosi il 18 aprile 1953.

Nel frattempo la componente degli ex-azionisti era divenuta maggioritaria e il partito si avviò sulla linea sostenuta da Ugo La Malfa, favorevole all'intervento pubblico nell'economia[37]. Oronzo Reale, che aveva assunto la Segreteria politica nel 1949, la mantenne ininterrottamente sino al 1963.

La sconfitta elettorale alle politiche del 1953 favorì una pausa di riflessione all'interno del partito (sceso all'1,6%); il PRI si limitò ad appoggiare saltuariamente i governi centristi post-degasperiani (1953-62), senza parteciparvi.

Nel 1959 Ugo La Malfa assunse la direzione de La Voce Repubblicana e, a partire dal quarto governo Fanfani (1962) - appoggiato dall'esterno anche dal PSI - il partito rientrò stabilmente nella compagine governativa.

Anni sessanta e settanta: la guida di Ugo La Malfa[modifica | modifica sorgente]

Bruno Visentini

La politica di La Malfa stava guidando progressivamente il PRI nell'ambito della formula del centrosinistra, per la quale Pacciardi, assertore del liberismo economico, aveva dichiarato apertamente la propria opposizione. Nel XXVII Congresso del marzo 1960, la corrente facente capo a quest'ultimo (40% dei voti) fu sconfitta da quella aperta all'alleanza con il Partito Socialista Italiano, guidata da La Malfa (58%).

Il 4 dicembre 1963, nella votazione per la fiducia al primo governo di centrosinistra (Governo Moro I), al quale il PRI partecipava con Reale alla Giustizia, Pacciardi ruppe la disciplina di partito e votò contro: fu immediatamente espulso.

Nel 1964 fondò un nuovo gruppo politico, l'Unione Democratica per la Nuova Repubblica, favorevole a un'evoluzione dell'istituzione repubblicana italiana in senso presidenzialista (sul modello gollista della Quinta Repubblica francese); rientrerà nel partito nel 1981, dopo la morte di La Malfa.

Nel quarto governo guidato da Amintore Fanfani (1962-1963), La Malfa - Ministro del Bilancio - lanciò la Commissione della programmazione economica e si batté per la nazionalizzazione delle industrie elettriche. Nel 1965 La Malfa fu eletto Segretario nazionale del PRI e propose per primo l'avvio di una politica dei redditi, per affrontare la questione degli squilibri settoriali e territoriali. Bruno Visentini, parlamentare dal 1972, ebbe un ruolo importante nella preparazione tecnica dell'imposta cedolare d'acconto.

Nel marzo 1974, la collaborazione del PRI con i governi di centro-sinistra andò in crisi per dissidi in materia di politica economica. In quell'anno, infatti, il PRI uscì dalla maggioranza per insanabili divergenze col ministro del Bilancio Antonio Giolitti. Vi rientrò nel novembre dello stesso anno, per formare un governo bicolore guidato da Aldo Moro, con La Malfa vicepresidente del Consiglio (governo Moro-La Malfa).

Nei primi mesi del 1979, il capo dello Stato affidò a Ugo La Malfa l'incarico di formare il nuovo governo.

Dal 1945, era la prima volta che un politico non democristiano otteneva l'incarico. Il tentativo però non ebbe esito positivo, e il 21 marzo venne varato il quinto governo Andreotti, del quale La Malfa fu nuovamente vicepresidente. Cinque giorni dopo La Malfa scomparve improvvisamente. In settembre il PRI elesse Bruno Visentini presidente e Giovanni Spadolini segretario del partito.

Anni ottanta: Governo Spadolini e nascita del Pentapartito[modifica | modifica sorgente]

Giovanni Spadolini

Negli anni ottanta Spadolini prima e il figlio di Ugo, Giorgio La Malfa poi, legano il PRI al Pentapartito, alleanza formata da DC, PSI, PSDI, PLI e quindi PRI, che dal 1983 al 1990 governa l'Italia. Il PRI romperà con la maggioranza solo nel 1991 in merito alla Legge Mammì sulle telecomunicazioni. Secondo gli accordi del Pentapartito la DC sarebbe stata il partito egemone, ma il presidente del consiglio avrebbe potuto essere anche un non democristiano.

Nel giugno del 1981 Giovanni Spadolini fu così nominato Presidente del Consiglio dei ministri, il primo non democristiano della storia dell'Italia repubblicana. Il 21 gennaio Spadolini presiedette a Palazzo Chigi una riunione operativa a cui parteciparono i responsabili delle forze dell'ordine, dove denunciò l'intreccio perverso fra mafia, camorra e terrorismo e a breve il Parlamento approvò il disegno di legge presentato dal governo per l'attuazione del divieto costituzionale delle associazioni segrete; fu sciolta la loggia P2. Il Governo Spadolini I però durò poco e terminò nell'estate del 1982. Nell'agosto di quell'anno Spadolini ricostituì un governo perfettamente identico al precedente, lo Spadolini-bis definito dai giornali governo fotocopia, ma in novembre dovette dimettersi a causa della lite tra i due ministri Beniamino Andreatta, del Tesoro, e Rino Formica, delle Finanze, che sarà detta "lite delle comari".

L'azione di Spadolini" alle elezioni politiche anticipate del 1983, per la prima volta nella sua storia, il PRI superò il 5% dei voti alla Camera dei deputati; in alcune grandi città come Torino divenne il terzo partito, dietro DC e PCI e davanti ai socialisti.

Nella successiva legislatura, con Craxi presidente del consiglio, Spadolini ricoprì la carica di Ministro della Difesa dal 1983 al 1987. Fu quindi uno dei protagonisti della crisi di Sigonella, su posizioni atlantiste e quindi in contrasto rispetto a quelle filo-palestinesi di Craxi.

Nel luglio 1987, all'indomani delle elezioni politiche del 14 giugno, Giovanni Spadolini viene eletto alla carica di presidente del Senato. Il 12 settembre dello stesso anno il Consiglio nazionale elegge il suo successore: il nuovo segretario politico del PRI è Giorgio La Malfa.

1991-1994: Giorgio La Malfa segretario, il Patto per l'Italia e la diaspora[modifica | modifica sorgente]

La Malfa porta i repubblicani all'opposizione, non partecipando al governo Andreotti VII (1991), ma, dopo lo scoppio di Tangentopoli, lo stesso La Malfa risulterà indagato e lascerà l'incarico di segretario che sarà assunto per qualche mese da Giorgio Bogi. Bogi mirava a guidare il partito all'interno di un'ampia coalizione di centrosinistra in Alleanza Democratica.

Nel gennaio 1994, con La Malfa tornato segretario, il partito sceglie di collocarsi al centro, nella coalizione del Patto per l'Italia di Mariotto Segni e Mino Martinazzoli. Nella quota maggioritaria però nessun seggio viene conquistato dai candidati repubblicani, che scelgono di candidare solo nomi nuovi (tra questi Denis Verdini, Giannantonio Mingozzi, Piero Gallina, Mauro Fantini) o comunque estranei alle vicende giudiziarie (come Gerolamo Pellicanò, lo stesso segretario La Malfa non si candida). Nella quota proporzionale il PRI presenta candidati nelle liste del Patto Segni e risulta eletta solo una esponente repubblicana, Carla Mazzuca Poggiolini. L'ipotesi centrista di fatto fallisce.

Con la discesa in campo di Berlusconi molti ex-repubblicani aderiscono a Forza Italia. Ha inizio una diaspora repubblicana:

Alle elezioni europee del 1994 il PRI si ripresenta col proprio simbolo e raccoglie lo 0,7% dei voti che consentono al segretario La Malfa di entrare al Parlamento Europeo, aderendo al Gruppo del Partito Europeo dei Liberali, Democratici e Riformatori.

1995-2001: nel centro-sinistra con l'Ulivo[modifica | modifica sorgente]

Giorgio La Malfa

Nel 1995 il PRI entra nell'Ulivo. Preso atto dell'impossibilità di dar vita a un'alternativa centrista, il Partito Repubblicano, così come il Partito Popolare Italiano, decide di avvicinarsi alle forze di centro-sinistra con l'intento di creare uno schieramento di unità nazionale che sappia affrontare i problemi del paese. Nel frattempo in Parlamento La Malfa riesce a ricostituire una piccola presenza repubblicana: due deputati di origine repubblicana, eletti nelle file dei Progressisti, accettano di tornare nel PRI: si tratta di Luciana Sbarbati e Denis Ugolini. La deputata Carla Mazzuca Poggiolini invece non accetta di lasciare Segni, con il quale era stata eletta e quindi esce dal partito.

Alle elezioni politiche del 1996, il PRI si presenta quindi nell'alleanza di centrosinistra nel maggioritario detta L'Ulivo Alleanza per il Governo e con la lista Popolari per Prodi composta da Partito Popolare Italiano, Unione Democratica e Südtiroler Volkspartei nella quota proporzionale, sostenendo la candidatura di Romano Prodi a Presidente del Consiglio dei ministri. Due sono i deputati eletti: Luciana Sbarbati e Giorgio La Malfa, che subito abbandonano il progetto dell'Unione Democratica di Antonio Maccanico (cui aderivano anche Alleanza Democratica e i liberali di Valerio Zanone) e scelgono di entrare nel gruppo misto.
Nel corso della legislatura poi i due deputati repubblicani si uniranno al gruppo della Lista Dini - Rinnovamento Italiano per poi distaccarsene formando un piccolo gruppo denominato Federalisti, Liberaldemocratici e Repubblicani con l'adesione al partito anche del deputato Gian Antonio Mazzocchin.

Nel 1997-98 tra gli esponenti ex-repubblicani che non accettano la scelta di centro-sinistra del partito nasce un piccolo movimento guidato da Armando Corona, denominato Unità Repubblicana (adotta come simbolo tre foglie di edera, una verde, una bianca e una rossa), che si colloca nel centro-destra. Il movimento nel 1998 aderirà per breve tempo al progetto dell'Unione Democratica per la Repubblica), ma se ne distaccherà dopo la scelta dell'UDR a favore del Governo D'Alema I, confermando una scelta di centro-destra.

Alle elezioni europee del 1999 il PRI si allea con la Federazione dei Liberali, ottenendo lo 0,54 % dei voti e facendo eleggere Luciana Sbarbati.

2001-2006: nel centro-destra e la scissione dei Repubblicani Europei[modifica | modifica sorgente]

A fine legislatura, (dopo cinque anni di governi dell'Ulivo a guida Prodi, D'Alema e Amato) il PRI cambia schieramento: il XLII congresso del partito, a Bari nel gennaio del 2001, decreta ufficialmente l'adesione alla coalizione di centrodestra Luciana Sbarbati, in aperta polemica con questa decisione, esce dal partito alla guida di un minuscolo gruppo di scissionisti (5% dei voti congressuali) che daranno vita al Movimento Repubblicani Europei, alleato del centrosinistra.

Alla scissione a sinistra corrisponde anche un recupero dell'area di destra, con il ritorno di Unità Repubblicana.

Il risultato ottenuto dal partito è di un deputato (Giorgio La Malfa, eletto all'interno di Forza Italia) e di un senatore (Antonio Del Pennino, eletto nella Casa delle Libertà.

Il 6 ottobre 2001 Giorgio La Malfa, dopo 14 anni, lascia la segreteria del partito per assumerne la presidenza. Il consiglio nazionale elegge nuovo segretario nazionale Francesco Nucara.

Ad ottobre del 2002 il XLIII Congresso nazionale che si svolge a Fiuggi conferma le scelte del congresso di Bari e la collocazione del partito nell'alleanza della CdL.

A giugno del 2003, riprendono le pubblicazioni de La Voce Repubblicana, sotto la direzione di Francesco Nucara. Nel maggio 2004 il tribunale di Roma annulla temporaneamente i risultati del congresso del 2001 per un presunto mancato rispetto dello statuto del partito. Tali risultati, confermati dal successivo congresso di Fiuggi, saranno infine convalidati dal tribunale.

Nell'aprile 2005 La Malfa e Nucara vengono rispettivamente nominati Ministro per le Politiche Comunitarie il primo e vice-ministro per l'Ambiente il secondo nel Governo Berlusconi III.

Nell'ottobre 2005, all'indomani dell'approvazione della nuova legge elettorale proporzionale, il PRI contesta alcuni aspetti della normativa e cala il gelo nei rapporti con gli alleati, in attesa della conferenza programmatica del 3 febbraio 2006, dove interviene lo stesso Berlusconi ed il PRI riconferma l'alleanza con la CdL ed avvia un legame elettorale con Forza Italia.

Nel 2006 il PRI ottiene il riconoscimento dell'esclusività del simbolo dell'edera: il Tribunale di Roma emette un'ordinanza vietando al Movimento Repubblicani Europei e ai Repubblicani Democratici l'uso contemporaneo del simbolo dell'edera e della parola Repubblicani, che resta diritto esclusivo del PRI; il 20 febbraio 2008, il MRE rinuncerà al ricorso contro la sentenza con cui il Tribunale di Roma respingeva la richiesta, fatta dallo stesso Movimento, di annullamento del Congresso di Bari.[38]

Dal 2006: all'opposizione e l'alleanza con il PdL[modifica | modifica sorgente]

Francesco Nucara e Luciana Sbarbati il 28 febbraio 2009

In occasione delle elezioni del 2006 si crea un rapporto elettorale tra PRI e Forza Italia, che gli garantisce un diritto di rappresentanza parlamentare ospitando candidati repubblicani in proprie liste alla Camera dei deputati. Al Senato, il PRI si presenta in alcune regioni con liste e simbolo propri, ma vi è comunque un candidato nelle liste di FI, il senatore uscente Antonio Del Pennino, nella circoscrizione regionale della Lombardia. Il PRI elegge i due deputati repubblicani inseriti a fini elettorali nelle liste di FI: il presidente La Malfa e il segretario Nucara, ma anche il senatore Antonio Del Pennino (dopo la rinuncia all'elezione da parte di Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia), il 12 luglio 2006 rientra in Senato.

In occasione del referendum costituzionale del giugno 2006 Giorgio La Malfa, contrario alla riforma costituzionale, si dissocia dalla delibera della maggioranza della direzione nazionale che dà indicazione di seguire l'orientamento della CdL di votare e si dimette dalla presidenza; il partito, pur avendo dato indicazione di voto, aveva comunque lasciato libertà di scelta ai propri iscritti.

Il 16 marzo 2007 si forma la componente politica Repubblicani, Liberali, Riformatori nel Gruppo Misto alla Camera dei deputati e vi aderiscono i deputati del PRI, Giorgio La Malfa e Francesco Nucara e Giovanni Ricevuto, eletto in Forza Italia per il Nuovo PSI e non legato ad alcun partito. Il 18 marzo viene stipulato un patto federativo, poi confermato dai rispettivi congressi, tra il PRI e il Partito Liberale Italiano, nella logica della comune appartenenza al Partito liberale europeo, per promuovere liste comuni per le prossime elezioni.

Il XLV Congresso, tenutosi a Roma dal 30 marzo al 1º aprile 2007, riconferma i vertici del partito e mantiene una netta opposizione al governo Prodi II, tendente però a esaltare l'autonomia e peculiarità del partito rispetto agli schieramenti, sancendo quindi anche un allentamento dei rapporti con la CdL. La mozione finale viene approvata all'unanimità, senza opposizione interna; l'unica che sarebbe potuta crearsi era quella di una parte di Riscossa repubblicana, che aveva tentato di presentare una mozione, ma non aveva raggiunto il quorum necessario. Nucara tentò la riconciliazione cooptando i dissidenti nel Consiglio nazionale.

Per le elezioni del 2008, il PRI ha inserito tre propri candidati nelle liste de Il Popolo della Libertà (come già accaduto nel 2006 con FI). Il risultato elettorale ha visto rieletti i due deputati repubblicani uscenti La Malfa e Nucara. Il terzo candidato, Antonio Del Pennino, candidato al Senato in Lombardia, risulterà il terzo dei non eletti. Sarà proclamato senatore il 16 maggio 2011, subentrando ad altri senatori deceduti o dimessi. All'avvio dei lavori parlamentari, Nucara si è iscritto al gruppo parlamentare misto, mentre La Malfa, per ragioni concernenti la formazione delle commissioni parlamentari, si è provvisoriamente iscritto al gruppo del PdL; nel settembre 2008 anche Giorgio La Malfa è passato al gruppo misto nella componente Liberaldemocratici-Repubblicani. Al congresso fondativo de Il Popolo della Libertà del marzo del 2009 il PRI vi partecipa, ma solo come alleato, non sciogliendosi all'interno del nuovo partito unico del centro-destra.

Il 13 maggio 2009, contestualmente all'accordo elettorale intervenuto tra Liberal Democratici e MAIE e alla costituzione della componente Liberaldemocratici-MAIE del gruppo misto alla Camera, i deputati repubblicani costituiscono con Mario Baccini la componente del gruppo misto denominata Repubblicani Regionalisti Popolaripoi con l'abbandono di Baccini (entrato nel PdL) e l'adesione di Francesco Pionati, ex portavoce UdC la componente è ridenominata Repubblicani Azionisti Alleanza di Centro. Con l'adesione di Pionati al nuovo gruppo a sostegno del Governo Berlusconi IV Iniziativa Responsabile e il rifiuto di Nucara ad entrarvi non disponendo del numero minimo di 3 deputati la componente viene sciolta. Il 5 luglio 2011 con l'adesione dell'ex IdV Aurelio Misiti e dell'ex PdL e IR Mario Pepe alla Camera viene riformata la componente Repubblicani-Azionisti. Il 17 gennaio 2012 Misiti abbandona la componente che non viene sciolta grazie all'adesione di Calogero Mannino, deputato ex DC, UDC e PID ora al Gruppo Misto, non iscritto ad alcuna componente ed ex Ministro dei Trasporti e dell'Agricoltura. Il 1º marzo 2012 subentra a Luigi Nicolais (PD) eletto Presidente del CNR Giuseppe Ossorio che dopo essere stato candidato da Veltroni a deputato nel 2008 per il Partito Democratico era rientrato nel 2011 nel PRI.Con il suo ingresso la componente dei Repubblicani alla Camera conta 4 deputati dei quali due sono direttamente iscritti al PRI.

Il 16 novembre 2011 il vicesegretario nazionale del PRI Gianfranco Polillo entra come tecnico nel Governo Monti.

La riunificazione coi Repubblicani Europei e Repubblicani Democratici[modifica | modifica sorgente]

All'indomani della modifica della legge elettorale per le elezioni europee, che prevede lo sbarramento al 4%, il Movimento dei Repubblicani Europei, guidato da Luciana Sbarbati, avvia il riavvicinamento al PRI.[39]. Al congresso del MRE, a Roma tra 28 febbraio e 1º marzo 2009, viene letto un documento comune nel quale i due partiti si impegnano a prendere posizioni comuni nei due rami del Parlamento. Un definitivo ritorno del MRE nel PRI si è avuto con il Congresso del PRI (il XLVI) tenutosi, secondo uno schema "a tesi"[40], a fine gennaio 2011[41][42].

Il 46º congresso nazionale del PRI, svoltosi a Roma il 25, 26 e 27 febbraio 2011, ha sancito la definitiva riunificazione di PRI, MRE e Repubblicani Democratici di Giuseppe Ossorio. Luciana Sbarbati è quindi senatrice del PRI.[43] La mozione "Nucara-Sbarbati" ottiene l'85% dei voti dei delegati.

L'espulsione di Giorgio La Malfa[modifica | modifica sorgente]

Il 14 dicembre 2010 l'ex segretario Giorgio La Malfa, disattendendo le indicazioni della segreteria del PRI, nega la fiducia al Governo Berlusconi. Aveva motivato la sua decisione con la motivazione che «se il Partito vuole suicidarsi insieme con Berlusconi è libero di farlo, ma certamente io non lo seguirò. Non ho intenzione di restare in questa specie di fine epoca». Dopo essere stato sospeso dal partito ne viene espulso l'8 giugno 2011 dal collegio dei probiviri[44].

Politiche 2013: al Centro e fuori dal Parlamento[modifica | modifica sorgente]

Alle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio 2013 vengono presentate liste autonome solo nei collegi di Emilia-Romagna e Sicilia.

Esse raccolgono lo 0,02% dei voti a livello nazionale per la Camera, mentre al Senato ricevono lo 0,1% dei voti in Sicilia e lo 0,24% in Emilia-Romagna, non superando le soglie di sbarramento e non riuscendo dunque ad eleggere nessun proprio candidato nella XVII Legislatura.

Il sostegno alla lista unica targata Verhofstadt[modifica | modifica sorgente]

In occasione delle elezioni europee del 2014 il partito decide di appoggiare Scelta Europea, lista che sostiene la candidatura dell'ex premier belga Guy Verhofstadt alla Presidenza della Commissione europea.

Struttura[modifica | modifica sorgente]

Gli organi principali del partito sono la Segreteria Nazionale (3 membri), il Consiglio (173 membri effettivi) e la Direzione (53 membri effettivi).

Valori[modifica | modifica sorgente]

« Aderiscono al Partito Repubblicano Italiano tutti i cittadini maggiorenni che si riconoscono negli insegnamenti della scuola repubblicana, da Giuseppe Mazzini a Carlo Cattaneo, da Ugo La Malfa a Giovanni Spadolini; nelle lotte del Risorgimento e della Resistenza e nello sforzo di realizzazione di una società basata sul rispetto dei diritti individuali, sulla responsabilità civica, sulla democrazia come metodo per la scelta del governo. »
(dall'art. 1 dello statuto del Partito Repubblicano Italiano)

L'ideologia ed i valori del PRI si basano incontestabilmente sulla dottrina mazziniana.

Fin dalle origini ha manifestato una pregiudiziale anti-monarchica che lo ha portato a sostenere la necessità di un'assemblea costituente e di una Repubblica Parlamentare.

Propende per una sana laicità nella separazione tra Stato e Chiesa. Ha un preciso riferimento nel Liberalismo, in particolare nella sua componente sociale.

In politica estera è infine un convinto atlantista ed europeista.

È membro dell'Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa ed i suoi europarlamentari hanno sempre aderito al gruppo liberaldemocratico del Parlamento Europeo fino al 2004.

Risultati elettorali[modifica | modifica sorgente]

Anno Lista Voti % Seggi
Politiche 1897 PRI - 4,92 25
Politiche 1900 PRI - 5,71 29
Politiche 1904 PRI - 4,72 24
Politiche 1909 PRI - 4,72 24
Politiche 1913 PRI - 3,5 17
Politiche 1919 PRI 53.197 0,9 4
Politiche 1921 PRI 120.000 ca 1,9 6
Politiche 1924 PRI 133.714 1,9 7
Costituente 1946 PRI 1.003.007 4,4 23
Politiche 1948 Camera PRI 652.477 2,5 9
Senato PRI 605.192 2,6 8[45]
Politiche 1953 Camera PRI 437.988 1,6 5
Senato PRI 261.713 1,1 0
Politiche 1958 Camera PRI-Partito Radicale 405.574 1,4 6
Senato PRI-Partito Radicale 367.340 1,4 0
Politiche 1963 Camera PRI 420.419 1,4 6
Senato[46] PRI 231.599 0,8 0
Politiche 1968 Camera PRI 626.567 2,0 9
Senato PRI 622.420 2,2 2
Politiche 1972 Camera PRI 954.597 2,9 15
Senato PRI 918.397 3,1 15
Politiche 1976 Camera PRI 1.134.936 3,0 14
Senato PRI 846.415 2,7 6
Politiche 1979 Camera PRI 1.110.209 3,0 16
Senato PRI 1.053.251 3,4 6
Europee 1979 PRI 895.558 2,6 2
Politiche 1983 Camera PRI 1.874.512 5,1 29
Senato PRI 1.452.279 4,7 10
Europee 1984 PRI-PLI 2.136.075 6,1 3[47]
Politiche 1987 Camera PRI 1.429.628 3,7 21
Senato PRI 1.248.641 3,9 8
Europee 1989 PRI-PLI-Federalisti 1.533.053 4,4 3[48]
Politiche 1992 Camera PRI 1.722.465 4,4 27
Senato PRI 1.565.142 4,7 10
Politiche 1994 Camera nel Patto Segni - - 8
Senato nel Patto per l'Italia - - 7
Europee 1994 PRI 223.099 0,7 1
Politiche 1996 Camera nei Popolari per Prodi - - 2
Senato nell'Ulivo - - 2
Europee 1999 PRI-FdL 168.620 0,5 1
Politiche 2001 Camera in Forza Italia - - 1
Senato nella CdL - - 1
Europee 2004 PRI-Liberal Sgarbi 232.799 0,7 0
Politiche 2006 Camera in Forza Italia - - 2
Senato[46] PRI/Forza Italia 45.098 0,13 1[49]
Politiche 2008 Camera nel PdL - - 2
Senato nel PdL - - 0[50]
Politiche 2013 Camera[51] PRI 7.143 0,02 0
Senato[51] PRI 8.476 0,02 0
Europee 2014 in Scelta Europea 197.942 0,72 0

Segretari[modifica | modifica sorgente]

Congressi[modifica | modifica sorgente]

  • I Congresso - Bologna, 1º novembre 1895
  • II Congresso - Firenze, 27-29 maggio 1897
  • III Congresso - Lugano, 8-9 settembre 1899
  • IV Congresso - Firenze-Rifredi, 1-3 novembre 1900
  • V Congresso - Ancona, 19 febbraio 1901
  • VI Congresso - Pisa, 6-8 ottobre 1902
  • VII Congresso - Forlì, 3-5 ottobre 1903
  • VIII Congresso - Genova, 22-24 giugno 1905
  • IX Congresso - Roma, 3-5 maggio 1908
  • X Congresso - Firenze, 9 -11 aprile 1910
  • XI Congresso - Ancona, 18-20 maggio 1912
  • XII Congresso - Bologna, 16-18 maggio 1914
  • XIII Congresso - Roma, 13-15 dicembre 1919
  • XIV Congresso - Ancona, 25-27 settembre 1920
  • XV Congresso - Trieste, 22-25 aprile 1922
  • XVI Congresso - Roma, 16-18 dicembre 1922
  • XVII Congresso - Milano, 9-10 maggio 1925
  • I congressi dell'esilio (senza numerazione):
    • Lione, 30 giugno - 1º luglio 1928
    • Parigi, 29-30 giugno 1929
    • Annemasse, 28-29 marzo 1931
    • St. Louis, 27-28 maggio 1932
    • Parigi, 23-24 aprile 1933
    • Lione, 24-25 marzo 1934
    • Parigi, 3 febbraio 1935
    • Parigi, 11-12 giugno 1938
    • Portsmouth, 9-10 ottobre 1943
  • Congresso clandestino dell'Alta Italia
    • Milano, 5 dicembre 1943
  • XVIII Congresso - Roma, 9-11 febbraio 1946
  • XIX Congresso - Bologna, 17-20 gennaio 1947
  • XX Congresso - Napoli, 16-18 febbraio 1948
  • XXI Congresso - Roma, 5-8 febbraio 1949
  • XXII Congresso - Livorno, 18-21 maggio 1950
  • XXIII Congresso - Bari, 6-8 marzo 1952
  • XXIV Congresso - Firenze, 29 aprile - 2 maggio 1954
  • XXV Congresso - Roma, 16-19 marzo 1956
  • XXVI Congresso - Firenze, 20-23 novembre 1958
  • XXVII Congresso - Bologna, 3-6 marzo 1960
  • XXVIII Congresso - Livorno, 31 maggio - 3 giugno 1962
  • XXIX Congresso - Roma, 25 -29 marzo 1965
  • XXX Congresso - Milano, 7-10 novembre 1968
  • XXXI Congresso - Firenze, 11-14 novembre 1971
  • XXXII Congresso - Genova, 27 febbraio - 2 marzo 1975
  • XXXIII Congresso - Roma, 14 -18 giugno 1978
  • XXXIV Congresso - Roma, 22-25 maggio 1981
  • XXXV Congresso - Milano, 27-30 aprile 1984
  • XXXVI Congresso - Firenze, 22-26 aprile 1987
  • XXXVII Congresso - Rimini, 11-15 maggio 1989
  • XXXVIII Congresso - Carrara, 11-14 novembre 1992
  • XXXIX Congresso - Roma, 4-6 marzo 1995
  • XL Congresso - Roma, 9-11 aprile 1999
  • XLI Congresso - Chianciano, 28-30 gennaio 2000
  • XLII Congresso - Bari, 26-28 gennaio 2001
  • XLIII Congresso - Fiuggi, 25-27 ottobre 2002
  • XLIV Congresso - Fiuggi, 4-6 febbraio 2005
  • XLV Congresso - Roma, 30 marzo - 1º aprile 2007
  • XLVI Congresso - Roma, 25 - 27 febbraio 2011
  • XLVII Congresso - Data e luogo da destinarsi

Governi italiani cui ha preso parte il PRI[modifica | modifica sorgente]

Movimento giovanile[modifica | modifica sorgente]

Il movimento giovanile del PRI è la Federazione Giovanile Repubblicana. Tra i segretari Pietro Nenni, Ildo Cappelli, Oscar Giannino, Raffaele Vanni, Tullio Pirenti, Davide Giacalone, Pierpaolo Rubeo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Francesco Nucara eletto presidente del Partito Repubblicano Italiano
  2. ^ Statuto del PRI
  3. ^ Partiti politici, genesi, evoluzione, crisi
  4. ^ I repubblicani e il partito-Noemi | Riccardo Orioles | Il Fatto Quotidiano
  5. ^ Giovanni Spadolini, I Repubblicani dopo l'Unità, Le Monnier, Firenze, 1960, pagg. 1-22
  6. ^ Statuto del PRI
  7. ^ Movimento Repubblicani Europei - Sardegna
  8. ^ Alessandro Galante Garrone, I radicali in Italia (1849-1925), Garzanti, Milano, 1973, pagg. 47-48
  9. ^ Giovanni Spadolini, cit., pagg. 5-8
  10. ^ Giovanni Spadolini, cit., pagg. 23-24
  11. ^ Giovanni Spadolini, cit., pagg. 37-39
  12. ^ Giovanni Spadolini, cit., pagg. 41-42
  13. ^ Giovanni Spadolini, cit., pag. 74
  14. ^ Francesco Atzeni, I repubblicani in Sardegna, Edizioni Archivio Trimestrale, Roma, 1988, pag. 27
  15. ^ Peppino Garibaldi, figlio di Ricciotti e nipote di Giuseppe Garibaldi, formò una legione italiana di volontari garibaldini, ed accorse in difesa della Francia nel 1914
  16. ^ Santi Fedele, I Repubblicani in esilio nella lotta contro il fascismo (1926-1940), Firenze, Le Monnier, 1989, pag. 10.
  17. ^ Santi Fedele, cit., pag. 11
  18. ^ Archivio Centrale dello Stato, Min. Interno, Dir. Gen. P.S., Casellario politico centrale.
  19. ^ Santi Fedele, cit., p. 9.
  20. ^ Santi Fedele, cit., pag. 15
  21. ^ Santi Fedele, cit., pag. 56
  22. ^ Santi Fedele, cit., pag. 63
  23. ^ Liberal. Fondazione di Alberto Indelicato, Anno II n. 14 - ottobre-novembre 2002
  24. ^ Randolfo Pacciardi, Il Battaglione Garibaldi. Volontari italiani nella Spagna Repubblicana, La Lanterna, Roma, 1945, pp. 41-42
  25. ^ Santi Fedele, cit., pagg. 192-93
  26. ^ Facchinetti era stato appena scarcerato da Regina Coeli, dove era stato condotto, dopo essere stato arrestato a Marsiglia dalla polizia tedesca
  27. ^ Alessandro Spinelli, I repubblicani nel secondo dopoguerra (1943-1953), Longo, Ravenna, 1998, pagg. 3-13
  28. ^ Alessandro Spinelli, cit., pag. 15
  29. ^ Simone Sechi, La partecipazione dei sardi alla Resistenza italiana, in: L’antifascismo in Sardegna, Cagliari, Edizioni della Torre, 1986, vol. II, pp. 133-206
  30. ^ Massimo Scioscioli, I Repubblicani a Roma. 1943-1944, Roma, 1983
  31. ^ http://www.memoteca.it/upload/dl/Resistenza_in_Romagna/33_-_cesena.pdf
  32. ^ I repubblicani nella resistenza, in: La Voce repubblicana, numero speciale del 25 aprile 1951
  33. ^ Alessandro Spinelli, cit., pagg. 41-43
  34. ^ Carlo Sforza, L'Italia dal 1914 al 1944 quale io la vidi, Roma, Mondadori, 1945, p. 175 e succ.ve.
  35. ^ Alessandro Spinelli,cit., pagg. 161-162
  36. ^ Alessandro Spinelli,cit., pag. 233
  37. ^ Alessandro Spinelli,cit., pagg. 236 e succ.ve.
  38. ^ Congresso di Bari, l'associazione Repubblicani Europei rinuncia agli atti di giudizio nei confronti del Pri
  39. ^ intervista di Luciana Sbarbati a La Voce Repubblicana del 27 febbraio 2009
  40. ^ Direzione Nazionale Pri del 15 aprile 2010: congresso per tesi in autunno
  41. ^ come deciso nella Direzione Nazionale del 27 luglio 2010
  42. ^ Rinviato il Congresso Nazionale
  43. ^ Testo della mozione approvata dal Congresso
  44. ^ La Malfa espulso dal Pri e a Nucara viene l'infarto - I COMMENTI - Italiaoggi
  45. ^ Ai quattro senatori eletti nelle liste del PRI, si aggiunsero altri 4 repubblicani eletti al Nord in liste comuni col cartello socialdemocratico di Unità Socialista, e precisamente nome cognome, nome cognome, nome cognome e nome cognome.
  46. ^ a b solo in alcune regioni
  47. ^ Tra i 5 eletti della lista, mentre gli altri due erano in quota liberale.
  48. ^ Tra i 4 eletti della lista, mentre l'altro era in quota radicale.
  49. ^ Eletto nelle liste di Forza Italia
  50. ^ Tuttavia il 15 giugno 2011 il repubblicano Antonio Del Pennino subentra al senatore deceduto Romano Comincioli
  51. ^ a b Lista presente solo in Emilia-Romagna e Sicilia

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giovanni Spadolini, I Repubblicani dopo l'Unità, Le Monnier, Firenze, 1960. BN - 60-3863 (edizione 1980 ISBN 8800855768)
  • Lucio Cecchini, Unitari e federalisti: il pensiero autonomistico repubblicano da Mazzini alla formazione del P.R.I., Bulzoni, Roma, 1974. BN 747920
  • Risposta de' repubblicani a fogli clandestini dei costituzionali, Firenze, 30 maggio 1851. IT\ICCU\CFI\0589524
  • Alberto La Pegna, Il patto di Roma del 13 maggio 1890: programma della democrazia italiana per la 17ª legislatura, Sonzogno, Milano, 1890. BN 1890 8571
  • Claudio Pavone, Le bande insurrezionali della primavera del 1870, in Movimento operaio n. 1-3, pagg. 42-107, 1956.
  • Giuseppe Pomelli, Aspromonte-Mentana, e le Bande Repubblicane in Italia nella primavera del 1870, Casa Editrice Imperia, Milano, 1923. (Prima edizione Como, 1911, BN 1911 4867).
  • Mario Chini, Lettere di Giuseppe Mazzini a Giuseppe Riccioli Romano, Palermo, 1951, Società siciliana per la storia patria. BN 1852 3311 (sulla cospirazione repubblicana in Sicilia tra il 1864 e il 1872).
  • Nello Rosselli, Mazzini e Bakunin: dodici anni di movimento operaio in Italia (1860-1872), Einaudi, Torino, 1967, ISBN 88-06-00485-9
  • Luigi Minuti, Il comune artigiano di Firenze della Fratellanza Artigiana d'Italia, Tip. Cooperativa, Firenze, 1911.
  • Enrico Golfieri, I primordi dell'organizzazione operaia in Italia, Arti Grafiche, Ravenna, 1946. BN 1946 3797
  • Michele Vitale, Il pensiero politico di Napoleone Colajanni (1847-1921), tra repubblicanesimo e socialismo, Milano, Università degli studi, 1990.
  • Elisa Signori, Il verde e il rosso: Fernando Schiavetti e gli antifascisti nell'esilio fra repubblicanesimo e socialismo, Le Monnier, Firenze, 1987, ISBN 8800855342
  • Giuseppe Chiostergi nella storia del repubblicanesimo mazziniano italiano: atti del Convegno di studi: Senigallia, settembre 1978, Edizioni di Archivio trimestrale, Roma, 1980. BN 82-9293
  • Luigi Gualtieri, Mazzini, Roma, democrazia: la Repubblica Romana e la genesi del repubblicanesimo italiano attraverso le pagine della rivista "Nuova Antologia" (1900-1950), 1908
  • Enzo Santarelli, Nenni dal repubblicanesimo al socialismo (1908-1921): Contributo ad una biografia, ed. Istituto Gramsci, 1973.
  • Giuseppe Tramarollo, Ideario repubblicano: quindici capitoli sulla storia e le idee del repubblicanesimo italiano, P.A.C.E., Cremona, 1983
  • L'Idealista, I repubblicani e il repubblicanesimo: ricorrendo il 45º anniversario della fondazione del Lucifero, Stab. tipografico cooperativo, Ancona, 1915
  • Paolo Gualdi, Repubblicanesimo e cooperazione a Ravenna: dal patto di fratellanza operaia alla nascita di Acmar 1871-1951, Longo, Ravenna, 2002. ISBN 88-8063-369-4
  • Andrea Falco Il repubblicanesimo mazziniano nella lotta per l'unita d'Italia e per la risoluzione del problema sociale, Università di Palermo, 1946.
  • Angela De Benedictis, Contrattualismo e repubblicanesimo in una città d'antico regime: Bologna nello Stato della Chiesa, Estr. da: Materiali per una storia della cultura giuridica Anno 22, 1992.
  • Marco Novarino, L'Italia delle minoranze: massoneria, protestantesimo e repubblicanesimo nell'Italia contemporanea, L'età dell'Acquario, Torino, 2003. ISBN 88-7136-188-1
  • Oliviero Zuccarini, Socialismo e repubblicanesimo, tipografia A. Garagnani, Bologna, 1908
  • Pietro Galletto Dal repubblicanesimo risorgimentale alla Repubblica italiana del 1946 G. Battagin, San Zenone degli Ezzelini, 2001. BN 2002-9920.

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