Partito Repubblicano Italiano

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Partito Repubblicano Italiano
Partito politico italiano
Segretario Francesco Nucara
Vicesegretario Corrado De Rinaldis Saponaro
Luca Ferrini
Gianfranco Polillo
Fondazione 12 aprile 1895
Sede Corso Vittorio Emanuele II
n.326, 00186 Roma
Coalizione Pentapartito (1981-1991)
Patto per l'Italia (1994)
L'Ulivo (1996)
CdL (2001-2006)
PdL-LN-MpA (2008)
Ideologia Liberalismo sociale, Laicismo,
Repubblicanesimo, Atlantismo
Partito europeo Partito Europeo dei Liberali, Democratici e Riformatori
Gruppo parlamentare europeo Gruppo del Partito Europeo
dei Liberali, Democratici e Riformatori
(1953-1999)
Deputati 2
Senatori 0
Europarlamentari 0
Organo ufficiale La Voce Repubblicana
Iscritti 12.000 (2005)
Sito web www.pri.it
« Il PRI è un piccolo partito di massa »

Il Partito Repubblicano Italiano (PRI) è il più antico partito politico italiano[1] essendo l'unico ad aver sempre mantenuto immutati nome, simbolo (una foglia di edera) e le basi ideologiche fondate sul pensiero di Giuseppe Mazzini, Carlo Cattaneo, Ugo La Malfa e Giovanni Spadolini[2]. Il PRI è un partito laico e di sinistra, ma non marxista, così lo definì Ugo La Malfa. In economia liberalsociale e in politica estera atlantista.

Il primo congresso ufficale si svolse a Bologna il 12 aprile del 1895, ma la data di nascita del partito può essere fatta risalire a prima del 1861, con il Patto di Fratellanza e la nascita dell'organo di stampa ufficiale dei Repubblicani italiani: L'Unità Italiana; poi con il primo congresso della Federazione dei Movimenti Democratici Italiani, svoltosi a Parma nel 1866, che fu il nucleo e la base del PRI.[3]

Il suo attuale segretario nazionale è Francesco Nucara.

In Europa il PRI è membro del Partito Europeo dei Liberali, Democratici e Riformatori (ELDR) ed è stato presente all'interno delle assemblee parlamentari comunitarie come membro del Gruppo del Partito Europeo dei Liberali, Democratici e Riformatori dal 1953 fino al 1999.

Indice

[modifica] Storia

[modifica] Il Risorgimento e l'Unità d'Italia

Giuseppe Mazzini

Come il PLI e il Partito Radicale, anche il PRI affonda le proprie radici politiche, culturali, ideali nel Risorgimento, per la precisione nel filone democratico, mazziniano, radicale e rivoluzionario, i cui massimi rappresentanti sono stati Giuseppe Mazzini, Carlo Cattaneo, Carlo Pisacane e Aurelio Saffi.

I repubblicani, in contrapposizione con i moderati raccolti attorno alla monarchia dei Savoia e Cavour, si opponevano alla guerra regia, ai plebisciti, alle annessioni e alla piemontesizzazione dell'Italia, sostenendo invece la necessità di una sollevazione del popolo per conseguire l'Unità, un'Assemblea Costituente, il suffragio universale in luogo di quello ristretto e censitario.

Negli anni immediatamente successivi all'Unità i repubblicani, visto il trionfo e l'egemonia dei moderati, si estraniarono dalla vita politica, predicando l'astensionismo elettorale. Ciò non comportò certo l'inattività politica, anzi: i repubblicani furono in prima fila nel reclamare una soluzione decisa per l'unione all'Italia del Veneto e di Roma, e diedero vita alle prime organizzazioni del movimento dei lavoratori (associazioni operaie, casse mutue, cooperative, scuole popolari). Nel 1871, per iniziativa di Mazzini, venne fondato a Roma il Patto di fratellanza tra le Società operaie. La morte di Mazzini, l'anno seguente, e la propaganda degli Internazionalisti, misero in difficoltà i repubblicani, che tuttavia riuscirono a mantenere un radicamento a livello locale e popolare anche se limitato alla Romagna, alle Marche, all'Umbria, al litorale toscano e al Lazio, che rimarranno sempre le roccaforti repubblicane.

[modifica] La fine dell'astensionismo e la nascita del Partito Repubblicano Italiano

L'astensionismo elettorale rischiava di isterilire l'azione politica dei repubblicani, così venne deciso, in occasione delle elezioni politiche del 1880, di partecipare alle consultazioni elettorali. La composizione sociale dei deputati repubblicani era molto eterogenea, comprendendo sia piccoloi borghesi, come Giovanni Bovio e Napoleone Colajanni, ma anche operai, come Valentino Armirotti.

Nel 1895 si costituì ufficialmente come forza politica organizzata con strutture permanenti. La fine secolo vede il PRI stipulare alleanze con i socialisti e con i radicali, grazie alle quali conquista il governo di grandi città come Milano, Firenze, Roma, ma ciò non porta alla formazione di un grande partito democratico di sinistra, perché da una parte i socialisti vedono ascendere alla guida del loro partito i massimalisti, incompatibili con le forze laiche e progressiste borghesi, e dall'altra gli stessi repubblicani non possono vantare un radicamento nelle masse come i socialisti; così repubblicani e radicali rimasero partiti elitari, destinati quindi a rimanere marginali nell'epoca della società di massa.

La decisione inoltre di non partecipare ai governi, fino al 1909, impedì al PRI di dare seguito alle sue enunciazioni programmatiche, in particolare la lotta ai monopoli e il riscatto del Mezzogiorno e il PRI finì così per lasciarsi coinvolgere nel sistema trasformista giolittiano.

[modifica] La Prima guerra mondiale e l'avvento del fascismo

Allo scoppio della Prima guerra mondiale il PRI si schierò dalla parte degli interventisti, collocandosi nel filone democratico-irredentista; obiettivo dei repubblicani era correre in aiuto della Francia (considerata la patria dei diritti dell'uomo) contro gli Imperi centrali tedesco e austriaco (visti come gli emblemi dell'autoritarismo e della reazione), nonché per riunire all'Italia Trento e Trieste.

Dopo la guerra il PRI ritentò un accordo con le altre forze di sinistra al Convegno di Firenze del 1918, ma fallì perché il PSI era ormai sotto il controllo dei massimalisti. Nel 1921 Pietro Nenni uscì dal PRI per entrare nel PSI. Il Fascismo nascente mise nel mirino tutti i partiti antifascisti, e tra loro anche il PRI, che sarà messo fuori legge nel 1926.

[modifica] L'antifascismo, la Resistenza e il CLN

Molti esponenti e militanti repubblicani vennero arrestati o inviati al confino, altri dovettero recarsi in esilio. Il PRI si impegnò nella lotta antifascista, invitando i suoi aderenti ad entrare nel movimento Giustizia e Libertà. Nel 1927 aderì alla Concentrazione Antifascista. Il PRI fu anche in prima fila durante la guerra civile spagnola (comandante del Battaglione Garibaldi era Randolfo Pacciardi), raccogliendo per primo il celeberrimo appello di Carlo Rosselli Oggi in Ispagna, domani in Italia!. L'occupazione tedesca della Francia, dove si erano rifugiati numerosi antifascisti, mise in difficoltà i già complicati rapporti tra i vari esponenti del PRI. La lotta contro il nazifascismo vide la partecipazione dei repubblicani, attraverso le proprie formazioni armate, le Brigate Mazzini, ma anche nelle formazioni di Giustizia e Libertà. Alcuni repubblicani manifestarono, perciò, l'intenzione di entrare nel Partito d'Azione, ma prevalse la tendenza a ricostituire il partito, sostenuta dagli esponenti storici Giovanni Conti, Cipriano Facchinetti, Oliviero Zuccarini e Cino Macrelli.

Pur facendo parte dei Comitati di Liberazione Nazionale provinciali delle zone occupate dai nazifascisti, per non compromettere l'unità della lotta, il PRI rimase fuori dai governi del CLN, avendo posto un'imprescindibile pregiudiziale repubblicana contro i Savoia, considerati complici del fascismo, oltre che per l'avversione all'istituto monarchico in sé.

[modifica] L'Assemblea Costituente e il centrismo

Carlo Sforza

Presentatosi all'elezione dell'Assemblea Costituente nel 1946 il PRI ottenne il 4,4%, confermandosi forte nelle regioni dove tradizionalmente già lo era e di scarso seguito dove erano forti la DC e i partiti marxisti. Caduta la Monarchia, il PRI vedeva soddisfatta la sua pregiudiziale fondamentale ed entrava nel governo formato dai partiti di massa e guidato da Alcide De Gasperi. Il repubblicano Carlo Sforza, Ministero degli Esteri dal 1947 al 1948, firmò il Trattato di pace con gli alleati e contribuì all’adesione dell’Italia al Piano Marshall, al Patto Atlantico (4 aprile 1949) e al Consiglio d'Europa (5 maggio 1949); condusse anche i negoziati e firmò per l'Italia il 18 aprile 1951 il trattato istitutivo della Comunità europea del carbone e dell'acciaio (CECA).

Nell'autunno del 1946 confluisce nel PRI la Concentrazione Democratica Repubblicana guidata da Ugo La Malfa e Ferruccio Parri, usciti dal Partito d'Azione nel febbraio insieme a Oronzo Reale e Michele Cifarelli.

Al XIX Congresso del 1947 si scontrarono due tendenze, quella del segretario Randolfo Pacciardi, favorevole ad una collaborazione al governo col PCI, e quella di Conti e Facchinetti, che invece riteneva il PCI responsabile dell'inefficienza del governo e voleva interrompere la collaborazione. Prevalse quest'ultima tendenza e il PRI ritirò i propri ministri dal governo. Ciononostante Pacciardi, confermato segretario, rifiutò l'anticomunismo e la divisione in blocchi della guerra fredda, e non fece entrare il partito nel IV governo De Gasperi che escludeva le sinistre. Ma il radicalizzarsi della politica del PCI in ossequio alle nuove direttive di Mosca, convinse il PRI ad entrare nel governo, cosa che avvenne nel dicembre del 1947.

Le elezioni del 1948 vedono quindi il PRI saldamente schierato nel campo della democrazia occidentale a fianco della Democrazia Cristiana, ma anche un cattivo risultato: il 2,5% dei voti. L'alleanza con il centrismo dura fino al 1957, quando i repubblicani ritirano l'appoggio esterno al governo Segni; Randolfo Pacciardi, messo in minoranza, lascia la direzione del partito. Nel 1959 Ugo La Malfa assume la direzione de "La Voce Repubblicana" e nel 1965 diventa segretario del partito.

[modifica] Anni Sessanta e Settanta: la guida di Ugo La Malfa

Dai primi anni sessanta il PRI rientra stabilmente nella maggioranza di governo. Amintore Fanfani e La Malfa lanciano: la nazionalizzazione delle industrie elettriche; l'imposta cedolare d'acconto (il repubblicano Bruno Visentini ebbe un ruolo importante nella preparazione tecnica di questa imposta); la Commissione della programmazione economica. Infine, per affrontare la questione degli squilibri settoriali e territoriali, Ugo La Malfa propone per primo l'avvio di una politica dei redditi. Tale collaborazione andrà in crisi nel 1974, per dissidi in materia di politica economica. In quell'anno, infatti, La Malfa esce, e con lui il PRI, dalla maggioranza per insanabili divergenze sulla politica economica col ministro del Bilancio.

Nei primi mesi del 1979, il capo dello Stato affida a Ugo La Malfa l'incarico di formare il nuovo governo. È la prima volta dal 1948 che un politico non democristiano riceve l'incarico. Il tentativo però non riesce, e il 21 marzo viene varato il quinto governo Andreotti, del quale la Malfa è comunque vicepresidente. Cinque giorni dopo La Malfa muore, colto da un male improvviso. In settembre il Pri elegge Bruno Visentini presidente e Giovanni Spadolini segretario del partito.

[modifica] Anni Ottanta: Spadolini al Governo e la nascita del Pentapartito

Giovanni Spadolini

Negli anni ottanta Spadolini prima e il figlio di Ugo, Giorgio La Malfa poi, legano il PRI al Pentapartito, alleanza formata da DC, PSI, PSDI, PLI e quindi PRI, che dal 1983 al 1990 governa l'Italia. Il PRI romperà con la maggioranza solo nel 1991 in merito alla Legge Mammì sulle telecomunicazioni. Secondo gli accordi del Pentapartito la DC sarà il partito egemone, ma il presidente del consiglio potrà essere anche un non democristiano.

Nel giugno del 1981 così Giovanni Spadolini fu nominato Presidente del Consiglio dei Ministri, il primo non democristiano della storia dell'Italia repubblicana. Il 21 gennaio Spadolini presiedette a Palazzo Chigi una riunione operativa a cui parteciparono i responsabili delle forze dell'ordine, dove denunciò l'intreccio perverso fra mafia, camorra e terrorismo e a breve il Parlamento approvò il disegno di legge presentato dal governo per l'attuazione del divieto costituzionale delle associazioni segrete; fu sciolta la loggia P2. Lo Spadolini I però durò poco e terminò nell'estate del 1982. Nell'agosto di quell'anno Spadolini ricostituì un governo perfettamente identico al precedente, lo Spadolini-bis detto dai giornali governo fotocopia, ma in novembre dovette dimettersi a causa della lite tra i due ministri Beniamino Andreatta, del Tesoro, e Rino Formica, delle Finanze, che sarà detta "lite delle comari". Grazie al cosiddetto "effetto Spadolini" alle elezioni politiche anticipate del 1983, per la prima volta nella sua storia, il PRI superò il 5% dei voti alla Camera dei Deputati; in alcune grandi città come Torino divenne il terzo partito, dietro DC e PCI, ma davanti ai socialisti.

Nella successiva legislatura, con Craxi presidente del consiglio, Spadolini ricoprì la carica di Ministro della Difesa dal 1983 al 1987. Fu quindi uno dei protagonisti della crisi di Sigonella, su posizioni atlantiste e quindi in constrasto rispetto a quelle filo-palestinesi di Craxi.

Nel luglio 1987, all'indomani delle elezioni politiche del 14 giugno, Giovanni Spadolini viene eletto alla carica di presidente del Senato. Il 12 settembre dello stesso anno il Consiglio nazionale elegge il suo successore: il nuovo segretario politico del PRI è Giorgio La Malfa.

[modifica] 1991-1994: Giorgio La Malfa segretario, il Patto e la diaspora

La Malfa porta i repubblicani all'opposizione, non partecipando al governo Andreotti VII (1991), ma, dopo lo scoppio di Tangentopoli, lo stesso La Malfa risulterà indagato e lascerà l'incarico di segretario che sarà assunto per qualche mese da Giorgio Bogi. Bogi mira a guidare il partito all'interno di una più ampia coalizione di centrosinistra in Alleanza Democratica, ma la linea non è condivisa da tutto il partito.

PATTO SEGNI.jpg

Nel gennaio 1994, con La Malfa tornato segretario, il partito sceglie di collocarsi al centro, nella coalizione del Patto per l'Italia di Segni e Martinazzoli. Nella quota maggioritaria però nessun seggio va ai repubblicani, che scelgono di candidare solo nomi nuovi (tra questi Denis Verdini, Giannantonio Mingozzi, Piero Gallina, Mauro Fantini, lo stesso segretario La Malfa non si candida). Nella quota proporzionale il PRI presenta candidati nelle liste del Patto Segni e risulta eletta solo una esponente repubblicana, Carla Mazzuca Poggiolini. L'ipotesi centrista di fatto fallisce.

Con la discesa in campo di Berlusconi molti ex-repubblicani aderiscono a Forza Italia. Ha inizio una diaspora repubblicana:

Alle elezioni europee del 1994 il PRI si ripresenta col proprio simbolo e raccoglie lo 0,7% dei voti che consentono al segretario La Malfa di entrare nell'europarlamento e collocandosi del Gruppo del Partito Europeo dei Liberali, Democratici e Riformatori.

[modifica] 1995-2001: nel centro-sinistra con l'Ulivo

Nel 1995 il PRI entra nell'Ulivo. Preso atto dell'impossibilità di dar vita a un'alternativa centrista, il Partito Repubblicano, così come il Partito Popolare Italiano, decide di avvicinarsi alle forze di centro-sinistra con l'intento di creare uno schieramento di unità nazionale che sappia affrontare i problemi del paese. Nel frattempo in Parlamento La Malfa riesce a ricostituire una piccola presenza repubblicana: due deputati di origine repubblicana, eletti nelle file dei Progressisti, accettano di tornare nel PRI: si tratta di Luciana Sbarbati e Denis Ugolini. La deputata Carla Mazzuca Poggiolini invece non accetta di lasciare Segni e quindi esce dal partito.

Alle elezioni politiche del 1996, il PRI si presenta quindi nell'alleanza di centrosinistra nel maggioritario detta L'Ulivo Alleanza per il Governo e con la lista Popolari per Prodi composta da Partito Popolare Italiano, Unione Democratica e Südtiroler Volkspartei nella quota proporzionale, sostenendo la candidatura di Romano Prodi a Presidente del Consiglio dei Ministri. Due sono i deputati eletti: Luciana Sbarbati e Giorgio La Malfa, che subito abbandonano il progetto dell'Unione Democratica di Maccanico (cui aderivano anche Alleanza Democratica e i liberali di Valerio Zanone) e scelgono di andare nel gruppo misto.
Nel corso della legislatura poi i due deputati repubblicani si uniranno al gruppo di Rinnovamento Italiano per poi distaccarsene formando un piccolo gruppo denominato Federalisti, Liberaldemocratici e Repubblicani con l'adesione al partito anche del deputato Gian Antonio Mazzocchin.

Nel 1997-98 tra gli esponenti ex-repubblicani che non accettano la scelta di centro-sinistra del partito nasce un piccolo movimento guidato da Armando Corona, denominato Unità Repubblicana (adotta come simbolo tre foglie di edera, una verde, una bianca e una rossa), che si colloca nel centro-destra. Il movimento nel 1998 aderirà per breve tempo al progetto dell'Unione Democratica per la Repubblica), ma se ne distaccherà dopo la scelta dell'UDR a favore del Governo D'Alema I, confermando una scelta di centro-destra.

Alle elezioni europee del 1999 il PRI si allea con la Federazione dei Liberali Italiani, ottenendo lo 0,54 % dei voti ed eleggendo Luciana Sbarbati.

[modifica] 2001-2006: nel centro-destra di Berlusconi e la scissione dei Repubblicani Europei

A fine legislatura (dopo cinque anni di governi dell'Ulivo a guida Prodi, D'Alema e Amato) il PRI cambia schieramento: il XLII congresso del partito, a Bari nel gennaio del 2001, decreta l'adesione alla coalizione di centrodestra, mentre un ingresso ufficiale nella CdL non fu mai formalmente ratificato. Luciana Sbarbati, in aperta polemica con questa decisione, esce dal partito alla guida di un piccolo gruppo di scissionisti (5% dei voti congressuali) che daranno vita al Movimento Repubblicani Europei, alleato del centrosinistra. Alla scissione a sinistra corrisponde anche un recupero a destra: riconfluiscono nel PRI gli esponenti del movimento di Unità Repubblicana.

Il 6 ottobre 2001 Giorgio La Malfa, dopo 14 anni, lascia la segreteria del partito per assumerne la presidenza. Il consiglio nazionale elegge nuovo segretario nazionale Francesco Nucara.

Ad ottobre del 2002 il XLIII Congresso nazionale che si svolge a Fiuggi conferma le scelte del congresso di Bari e la collocazione del partito nell'alleanza della CdL. A giugno del 2003, riprendono le pubblicazioni de La Voce Repubblicana, sotto la direzione di Francesco Nucara. Nel maggio 2004 il tribunale di Roma annulla temporaneamente i risultati del congresso del 2001 per un presunto mancato rispetto dello statuto del partito. Tali risultati, confermati dal successivo congresso di Fiuggi, saranno infine convalidati dal tribunale.

Nell'aprile 2005 La Malfa e Nucara vengono rispettivamente nominati Ministro per le Politiche Comunitarie il primo e vice-ministro per l'Ambiente il secondo nel nel Governo Berlusconi III. Nell'ottobre 2005, all'indomani dell'approvazione della nuova legge elettorale proporzionale, il PRI contesta alcuni aspetti della normativa e cala il gelo nei rapporti con gli alleati, in attesa della conferenza programmatica del 3 febbraio 2006, dove interviene lo stesso Berlusconi ed il PRI riconferma l'alleanza con la CdL ed avvia un legame elettorale con Forza Italia.

Nel 2006 il PRI ottiene il riconoscimento dell'esclusività del simbolo dell'edera: il Tribunale di Roma emette un'ordinanza vietando al Movimento Repubblicani Europei e ai Repubblicani Democratici l'uso contemporaneo del simbolo dell'edera e della parola Repubblicani, che resta diritto esclusivo del PRI; il 20 febbraio 2008, il MRE rinuncerà al ricorso contro la sentenza con cui il Tribunale di Roma respingeva la richiesta, fatta dallo stesso Movimento, di annullamento del Congresso di Bari.[4]

[modifica] Dal 2006: all'opposizione e l'adesione al PdL

In occasione delle elezioni del 2006 si crea un rapporto elettorale tra PRI e Forza Italia, che gli garantisce un diritto di rappresentanza parlamentare ospitando candidati repubblicani in proprie liste alla Camera dei Deputati. Al Senato, il PRI si presenta in alcune regioni con liste e simbolo propri, ma vi è comunque un candidato nelle liste di FI, il senatore uscente Antonio Del Pennino, nella circoscrizione regionale della Lombardia. Il PRI elegge i due deputati repubblicani inseriti a fini elettorali nelle liste di FI: il presidente La Malfa e il segretario Nucara, ma anche il senatore Antonio Del Pennino (dopo la rinuncia all'elezione di Roberto Formigoni in quanto presidente della Regione Lombardia), il 12 luglio 2006 rientra in Senato.

In occasione del referendum costituzionale del giugno 2006 Giorgio La Malfa, contrario alla riforma costituzionale, si dissocia dalla delibera della maggioranza della direzione nazionale che dà indicazione di seguire l'orientamento della CdL di votare e si dimette dalla presidenza; il partito, pur avendo dato indicazione di voto, aveva comunque lasciato libertà di scelta ai propri iscritti.

Il 16 marzo 2007 si forma la componente politica Repubblicani, Liberali, Riformatori nel Gruppo Misto alla Camera dei Deputati e vi aderiscono i deputati del PRI, Giorgio La Malfa e Francesco Nucara, e Giovanni Ricevuto, eletto in Forza Italia per il Nuovo PSI e non legato ad alcun partito. Il 18 marzo viene stipulato un patto federativo, poi confermato dai rispettivi congressi, tra il PRI e il Partito Liberale Italiano, nella logica della comune appartenenza al Partito ELDR, per promuovere liste comuni per le prossime elezioni.

Francesco Nucara e Luciana Sbarbati durante la lettura del documento comune Pri-Mre, 28 febbraio 2009

Il XLV Congresso, tenutosi a Roma dal 30 marzo al 1º aprile 2007, riconferma i vertici del partito e mantiene una netta opposizione al governo Prodi, tendente però a esaltare l'autonomia e peculiarità del partito rispetto agli attuali schieramenti bipolari, sancendo quindi anche un allentamento dei rapporti con la CdL. La mozione finale viene approvata all'unanimità, senza opposizione interna; l'unica che sarebbe potuta crearsi era quella di una parte di Riscossa repubblicana, che aveva tentato di presentare una mozione, ma non aveva raggiunto il quorum necessario. Nucara tentò la riconciliazione cooptando i dissidenti nel Consiglio nazionale.

Per le elezioni del 2008, il PRI ha inserito tre propri candidati nelle liste de Il Popolo della Libertà (come già accaduto nel 2006 con FI) mantenendo però totale autonomia. Il risultato elettorale ha visto rieletti i due deputati repubblicani uscenti La Malfa e Nucara. All'avvio dei lavori parlamentari, Nucara si è iscritto al gruppo parlamentare misto, mentre La Malfa, per ragioni di opportunità concernenti la formazione delle commissioni parlamentari, si è provvisoriamente iscritto al gruppo del PdL; settembre 2008 anche Giorgio La Malfa è passato al gruppo misto nella componente Liberaldemocratici-Repubblicani. Al congresso fondativo de Il Popolo della Libertà del marzo del 2009 il PRI vi partecipa, ma solo come alleato, non sciogliendosi all'interno del nuovo partito unico del centro-destra.

All'indomani della modifica della legge elettorale per le elezioni europee, che prevede lo sbarramento al 4%, il Movimento dei Repubblicani Europei, guidato da Luciana Sbarbati, tenta un riavvicinamento al PRI. [5]. Al congresso del MRE, a Roma tra 28 febbraio e 1 marzo 2009, viene letto un documento comune nel quale i due partiti si impegnano a prendere posizioni comuni nei due rami del Parlamento.

Il 13 maggio, contestualmente all'accordo elettorale intervenuto tra LD e MAIE e alla costituzione della componente Liberaldemocratici-MAIE del gruppo misto alla camera, i deputati repubblicani costituiscono con Mario Baccini la componente del gruppo misto denominata Repubblicani Regionalisti Popolari.

[modifica] Valori

« Aderiscono al Partito Repubblicano Italiano tutti i cittadini maggiorenni che si riconoscono negli insegnamenti della scuola repubblicana, da Giuseppe Mazzini a Carlo Cattaneo, da Ugo La Malfa a Giovanni Spadolini; nelle lotte del Risorgimento e della Resistenza e nello sforzo di realizzazione di una società basata sul rispetto dei diritti individuali, sulla responsabilità civica, sulla democrazia come metodo per la scelta del governo. »
(dall'art. 1 dello statuto del P.R.I.)

Il PRI è un partito di centro-sinistra, non marxista. In quanto repubblicano, fu fin dalle sue origini anti-monarchico e promotore di un'assemblea costituente. È laico, difensore della divisone tra Stato e Chiesa. Fa riferimento al Liberalismo e soprattutto alla sua componente sociale, il Liberalismo sociale. In politica estera è un convinto atlantista. Come dice il suo statuto, il partito ha realizzato collegamenti internazionali con partiti e movimenti politici che si muovono nell'ambito della tradizione liberaldemocratica. Infatti è membro del Partito Europeo dei Liberali, Democratici e Riformatori e i suoi europarlamentari hanno sempre aderito ai gruppi di matrice liberale all'interno delle assemblee comunitarie.

[modifica] Risultati elettorali

Anno Lista Voti % Seggi
Politiche 1987 PRI - 4,92 25
Politiche 1900 PRI - 5,71 29
Politiche 1904 PRI - 4,72 24
Politiche 1909 PRI - 4,72 24
Politiche 1913 PRI - 3,5 17
Politiche 1919 PRI 53.197 0,9 4
Politiche 1921 PRI 120.000 ca 1,9 6
Politiche 1924 PRI 133.714 1,9 7
Costituente 1946 PRI 1.003.007 4,4 23
Politiche 1948 Camera PRI 652.477 2,5 9
Senato PRI 605.192 2,6 4
Politiche 1953 Camera PRI 437.988 1,6 5
Senato PRI 261.713 1,1 0
Politiche 1958 Camera PRI-Partito Radicale 405.574 1,4 8
Senato PRI-Partito Radicale 367.340 1,4 0
Politiche 1963 Camera PRI 420.419 1,4 6
Senato[6] PRI 231.599 0,8 0
Politiche 1968 Camera PRI 626.567 2,0 9
Senato PRI 622.420 2,2 2
Politiche 1972 Camera PRI 954.597 2,9 15
Senato PRI 918.397 3,1 15
Politiche 1976 Camera PRI 1.134.936 3,0 14
Senato PRI 846.415 2,7 6
Politiche 1979 Camera PRI 1.110.209 3,0 16
Senato PRI 1.053.251 3,4 6
Europee 1979 PRI 895.558 2,6 2
Politiche 1983 Camera PRI 1.874.512 5,1 29
Senato PRI 1.452.279 4,7 10
Europee 1984 PRI-PLI 2.136.075 6 5
Politiche 1987 Camera PRI 1.429.628 3,7 21
Senato PRI 1.248.641 3,9 8
Europee 1989 PRI-PLI-Federalisti 1.533.053 4,4 4
Politiche 1992 Camera PRI 1.722.465 4,4 27
Senato PRI 1.565.142 4,7 10
Politiche 1994 Camera Patto Segni - - 8
Senato Patto per l'Italia - - 7
Europee 1994 PRI 223.099 0,7 1
Politiche 1996 Camera Popolari per Prodi - - 2
Senato L'Ulivo - - 2
Europee 1999 PRI-FdL 168.620 0,5 1
Politiche 2001 Camera Forza Italia - - 1
Senato Casa delle Libertà - - 1
Europee 2004 PRI-Liberal Sgarbi 232.799 0,7 0
Politiche 2006 Camera Forza Italia - - 2
Senato[7] PRI 45.098 0,13 1
Politiche 2008 Camera PDL - - 2
Senato PDL - - 0

[modifica] Governi italiani cui ha preso parte il PRI

[modifica] Segretari

[modifica] Congressi

  • I Congresso - Bologna, 1º novembre 1895
  • II Congresso - Firenze, 27-29 maggio 1897
  • III Congresso - Lugano, 8-9 settembre 1899
  • IV Congresso - Firenze-Rifredi, 1-3 novembre 1900
  • V Congresso - Ancona, 19 febbraio 1901
  • VI Congresso - Pisa, 6-8 ottobre 1902
  • VII Congresso - Forlì, 3-5 ottobre 1903
  • VIII Congresso - Genova, 22-24 giugno 1905
  • IX Congresso - Roma, 3-5 maggio 1908
  • X Congresso - Firenze, 9 -11 aprile 1910
  • XI Congresso - Ancona, 18-20 maggio 1912
  • XII Congresso - Bologna, 16-18 maggio 1914
  • XIII Congresso - Roma, 13-15 dicembre 1919
  • XIV Congresso - Ancona, 25-27 settembre 1920
  • XV Congresso - Trieste, 22-25 aprile 1922
  • XVI Congresso - Roma, 16-18 dicembre 1922
  • XVII Congresso - Milano, 9-10 maggio 1925
  • I congressi dell'esilio (senza numerazione):
    • Lione, 30 giugno - 1º luglio 1928
    • Parigi, 29-30 giugno 1929
    • Annemasse, 28-29 marzo 1931
    • St. Louis, 27-28 maggio 1932
    • Parigi, 23-24 aprile 1933
    • Lione, 24-25 marzo 1934
    • Parigi, 3 febbraio 1935
    • Parigi, 11-12 giugno 1938
    • Portsmouth, 9-10 ottobre 1943
  • Congresso clandestino dell'Alta Italia
    • Milano, 5 dicembre 1943
  • XVIII Congresso - Roma, 9-11 febbraio 1946
  • XIX Congresso - Bologna, 17-20 gennaio 1947
  • XX Congresso - Napoli, 16-18 febbraio 1948
  • XXI Congresso - Roma, 5-8 febbraio 1949
  • XXII Congresso - Livorno, 18-21 maggio 1950
  • XXIII Congresso - Bari, 6-8 marzo 1952
  • XXIV Congresso - Firenze, 29 aprile - 2 maggio 1954
  • XXV Congresso - Roma, 16-19 marzo 1956
  • XXVI Congresso - Firenze, 20-23 novembre 1958
  • XXVII Congresso - Bologna, 3-6 marzo 1960
  • XXVIII Congresso - Livorno, 31 maggio - 3 giugno 1962
  • XXIX Congresso - Roma, 25 -29 marzo 1965
  • XXX Congresso - Milano, 7-10 novembre 1968
  • XXXI Congresso - Firenze, 11-14 novembre 1971
  • XXXII Congresso - Genova, 27 febbraio - 2 marzo 1975
  • XXXIII Congresso - Roma, 14 -18 giugno 1978
  • XXXIV Congresso - Roma, 22-25 maggio 1981
  • XXXV Congresso - Milano, 27-30 aprile 1984
  • XXXVI Congresso - Firenze, 22-26 aprile 1987
  • XXXVII Congresso - Rimini, 11-15 maggio 1989
  • XXXVIII Congresso - Carrara, 11-14 novembre 1992
  • XXXIX Congresso - Roma, 4-6 marzo 1995
  • XL Congresso - Roma, 9-11 aprile 1999
  • XLI Congresso - Chianciano, 28-30 gennaio 2000
  • XLII Congresso - Bari, 26-28 gennaio 2001
  • XLIII Congresso - Fiuggi, 25-27 ottobre 2002
  • XLIV Congresso - Fiuggi, 4-6 febbraio 2005
  • XLV Congresso - Roma, 30 marzo - 1º aprile 2007

[modifica] Note

  1. ^ Giovanni Spadolini, I Repubblicani dopo l'Unità, Le Monnier, Firenze, 1960, pagg. 1-22
  2. ^ Statuto del PRI
  3. ^ Giovanni Spadolini, I Repubblicani dopo l'Unità, Le Monnier, Firenze, 1960, pag. 1
  4. ^ [1]
  5. ^ intervista di Luciana Sbarbati a La Voce Repubblicana del 27 febbraio 2009
  6. ^ solo in alcune ragioni
  7. ^ solo in alcune ragioni

[modifica] Bibliografia

  • Giovanni Spadolini, I Repubblicani dopo l'Unità, Le Monnier, Firenze, 1960. BN - 60-3863 (edizione 1980 ISBN 8800855768)
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  • Claudio Pavone, Le bande insurrezionali della primavera del 1870, in Movimento operaio n. 1-3, pagg. 42-107, 1956.
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  • Nello Rosselli, Mazzini e Bakunin: dodici anni di movimento operaio in Italia (1860-1872), Einaudi, Torino, 1967, ISBN 8806004859
  • Luigi Minuti, Il comune artigiano di Firenze della Fratellanza Artigiana d'Italia, Tip. Cooperativa, Firenze, 1911.
  • Enrico Golfieri, I primordi dell'organizzazione operaia in Italia, Arti Grafiche, Ravenna, 1946. BN 1946 3797
  • Michele Vitale, Il pensiero politico di Napoleone Colajanni (1847-1921), tra repubblicanesimo e socialismo, Milano, Università degli studi, 1990.
  • Elisa Signori, Il verde e il rosso: Fernando Schiavetti e gli antifascisti nell'esilio fra repubblicanesimo e socialismo, Le Monnier, Firenze, 1987, ISBN 8800855342
  • Giuseppe Chiostergi nella storia del repubblicanesimo mazziniano italiano: atti del Convegno di studi: Senigallia, settembre 1978, Edizioni di Archivio trimestrale, Roma, 1980. BN 82-9293
  • Luigi Gualtieri, Mazzini, Roma, democrazia: la Repubblica Romana e la genesi del repubblicanesimo italiano attraverso le pagine della rivista "Nuova Antologia" (1900-1950), 1908
  • Enzo Santarelli, Nenni dal repubblicanesimo al socialismo (1908-1921): Contributo ad una biografia, ed. Istituto Gramsci, 1973.
  • Giuseppe Tramarollo, Ideario repubblicano: quindici capitoli sulla storia e le idee del repubblicanesimo italiano, P.A.C.E., Cremona, 1983
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  • Andrea Falco Il repubblicanesimo mazziniano nella lotta per l'unita d'Italia e per la risoluzione del problema sociale, Università di Palermo, 1946.
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