Rino Formica

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Rino Formica
Rino Formica.jpg

Ministro delle Finanze
Durata mandato 28 giugno 1981 –
1 dicembre 1982
Presidente Giovanni Spadolini
Predecessore Franco Reviglio
Successore Francesco Forte

Durata mandato 22 luglio 1989 –
28 giugno 1992
Presidente Giulio Andreotti
Predecessore Emilio Colombo
Successore Giovanni Goria

Ministro del Lavoro
Durata mandato 28 luglio 1987 –
22 luglio 1989
Presidente Giovanni Goria
Ciriaco De Mita
Predecessore Ermanno Gorrieri
Successore Carlo Donat-Cattin

Dati generali
Partito politico Partito Socialista Italiano
sen. Rino Formica
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Luogo nascita Bari
Data nascita 1 marzo 1927
Titolo di studio Laurea in scienze economiche e commerciali
Professione Dottore commercialista
Partito Partito Socialista Unitario, Partito Socialista Italiano
Legislatura V, VIII
Gruppo PSU, PSI
Regione Puglia, Lombardia
Collegio Bari, Milano VI
Pagina istituzionale
on. Rino Formica
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Luogo nascita Bari
Data nascita 1 marzo 1927
Titolo di studio Laurea in scienze economiche e commerciali
Professione Dottore commercialista
Partito Partito Socialista Italiano
Legislatura IX, X, XI
Gruppo PSI
Coalizione Pentapartito
Circoscrizione Puglia
Collegio Bari
Pagina istituzionale

Salvatore Formica detto Rino[1] (Bari, 1 marzo 1927) è un politico italiano. Fu varie volte ministro, spesso a capo di dicasteri importanti. Fu un membro di rilievo del Partito Socialista Italiano durante la segreteria di Bettino Craxi.

Punto di riferimento dell'organizzazione dei quadri del PSI, mantenne sempre una spiccata autonomia intellettuale. Rimane famosa una sua dichiarazione sull'attività politica: "la politica è sangue e merda". Un'altra volta Formica affermò che "il convento è povero, ma i monaci sono ricchi"[2], riferendosi ai problemi finanziari del PSI, in cui alcuni dirigenti mantenevano uno stile di vita principesco. Altrettanto nota la sua definizione dell'ultima Assemblea Nazionale (il parlamentino del Psi) del 1991, vista come una "corte di nani e ballerine"[3], con riferimento ai tanti personaggi dello spettacolo e della cultura con la quale era stata infarcita l'Assemblea, di cui Formica giunse a chiedere la chiusura.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Fu ministro delle Finanze nel primo e nel secondo governo Spadolini, che cadde a seguito della "lite delle comari", ossia uno scontro politico tra lo stesso Formica ed il ministro del Tesoro Beniamino Andreatta. La sua carriera politica finisce contemporaneamente con la caduta del PSI a causa dello scandalo Tangentopoli che coinvolge numerosi esponenti socialisti, anche se per quanto lo riguarda il processo a Bari si concluse con l'assoluzione.

L'episodio che fu definito da Craxi il poker d'assi - cioè l'esistenza di un dossier in quattro punti che avrebbe screditato i moventi moralizzatori del pool milanese di Mani pulite[4] - vide un suo ruolo di divulgazione del contenuto della riunione della segreteria politica del PSI in cui era stato presentato il dossier. Poiché il dossier era stato oggetto implicitamente di un corsivo di Craxi sull'Avanti!, non sarebbe stato necessario che Formica ne parlasse alla stampa, lasciando ai giornalisti il collegamento tra i due fatti: di recente egli ha invece spiegato che la sua dichiarazione era importante più per quello che non diceva che per quello che diceva, perché fu da lui resa per "coprire" Giuliano Amato, che voleva la garanzia che il personaggio più credibile della riunione avvalorasse la sua difesa[5].

Nel febbraio del 1993, dopo le dimissioni di Bettino Craxi dalla segreteria del partito, Formica sostiene Martelli per una sua candidatura. La segreteria passa prima a Benvenuto poi a Del Turco che sospendono i parlamentari indagati dalla ricandidatura. Alle elezioni del 1994 non viene rieletto. Dopo essersi lungamente tenuto fuori dalla diaspora socialista, nel 2003 ha fatto nascere insieme ad altri ex dirigenti del PSI un nuovo movimento politico chiamato "Socialismo è Libertà", che, collocandosi nel centro-sinistra, ha rifiutato accordi tanto con il Nuovo PSI quanto con lo SDI di Enrico Boselli.

Lontano dalla Rosa nel Pugno e fortemente contrario al coinvolgimento dei socialisti nel Partito Democratico, attualmente Rino Formica è presidente del movimento "Socialismo è Libertà" e ha aderito al Partito Socialista. Dopo l'assoluzione negli anni Novanta per il processo ENIT, nel maggio 2010 è stato assolto in formula piena, a 17 anni dagli arresti domiciliari inflittigli per il processo sui nastri trasportatori del porto di Bari[6].

Incarichi parlamentari[modifica | modifica sorgente]

  • IX
    • membro della giunta per il regolamento (9 agosto 1983 - 1º agosto 1986)
    • membro della VI commissione finanza e tesoro (12 luglio 1983 - 1º agosto 1986)
    • membro della XI commissione agricoltura e foreste (1º agosto 1986 - 1º luglio 1987)
    • membro della commissione parlamentare d'inchiesta sulla loggia massonica P2 (12 agosto 1983 - 1º luglio 1987)
    • membro della commissione parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza e per il segreto di Stato (26 ottobre 1983 - 1º agosto 1986)
  • X
    • membro della XI commissione lavoro (4 agosto 1987 - 22 aprile 1992)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Scheda di Rino Formica dall'archivio online della Camera dei deputati
  2. ^ Citato in Elio Veltri, Da Craxi a Craxi, Laterza, 1993, p. 208.
  3. ^ Sergio Stimolo, Gianna Fregonara, Onorevole parli chiaro, Rizzoli, 1994 ISBN 88-17-84307-5 p. 166
  4. ^ Il dossier si rivelò una raccolta di elementi giuridicamente ininfluenti (tipo le pregresse frequentazioni di Di Pietro e Borrelli con esponenti politici socialisti lombardi) e confluì dopo un anno in un'inchiesta giornalistica altrettanto irrilevante del settimanale Il Sabato. Parte di quegli addebiti finì nell'inchiesta bresciana del 1995 a carico di Antonio Di Pietro, che ne uscì con l'assoluzione con formula piena.
  5. ^ Rino Formica nell'intervista a Claudio Sabelli Fioretti per “La Stampa” del 10 dicembre 2008, così dichiara: «Alla famosa riunione della segreteria, quella del poker d'assi contro Di Pietro, Amato c’era. Intervenne proprio su come fronteggiare Di Pietro. Il giorno dopo Scalfari scrisse un violentissimo attacco ad Amato perché aveva partecipato ai lavori della segreteria pur essendo presidente del Consiglio. Amato mi telefonò: “Devo fare una smentita. Dirò che non ho partecipato ai lavori in cui si è parlato di Di Pietro“ (...) Mi disse: “Sei l’unico che potrebbe rompermi i coglioni. Posso fare questa dichiarazione?” Gli dissi: “Falla, va benissimo per me”. E lui la fece». Domanda: E tu tacesti…«Fino a quando cominciò a dire che non sapeva di questo, non sapeva di quello. Non sapeva niente».testo dell'intervista
  6. ^ Giancarlo Perna, Formica assolto dopo 17 anni, Il Giornale, 27 maggio 2010. URL consultato il 25 agosto 2012.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Ministro dei Trasporti Successore Emblem of Italy.svg
Luigi Preti 4 aprile 1980 - 18 ottobre 1980
governo Cossiga II
Rino Formica I
Rino Formica 18 ottobre 1980 - 28 giugno 1981
governo Forlani
Vincenzo Balzamo II
Predecessore Ministro del Lavoro Successore Emblem of Italy.svg
Ermanno Gorrieri 28 luglio 1987 - 13 aprile 1988
governo Goria
Rino Formica I
Rino Formica 13 aprile 1988 - 22 luglio 1989
governo De Mita
Vincenzo Balzamo II
Predecessore Ministro delle Finanze Successore Emblem of Italy.svg
Franco Reviglio 28 giugno 1981 - 23 agosto 1982
governo Spadolini I
Rino Formica I
Rino Formica 23 agosto 1982 - 1º dicembre 1982
governo Spadolini II
Francesco Forte II
Emilio Colombo 22 luglio 1989 - 12 aprile 1991
governo Andreotti VI
Rino Formica III
Rino Formica 12 aprile 1991 - 28 giugno 1992
governo Andreotti VII
Giovanni Goria IV