Salvatore Rino Formica
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
| Parlamento Italiano Camera dei deputati |
|
| On. Salvatore Rino Formica | |
|
|
| Luogo nascita | Bari |
| Data nascita | 1 marzo 1927 |
| Titolo di studio | Laurea in scienze economiche e commerciali |
| Partito | Partito Socialista Italiano |
| Gruppo | P.S.I. |
| Collegio | Bari |
Salvatore Rino Formica (Bari, 1 marzo 1927) è un politico italiano, più volte Ministro della Repubblica.
[modifica] Biografia
Fu un membro di rilievo del Partito Socialista Italiano durante la segreteria di Bettino Craxi.
Fu varie volte ministro e spesso venne messo a capo di dicasteri importanti; fu ad esempio ministro delle Finanze nel primo e nel secondo governo Spadolini: quest'ultimo, in particolare, cadde a seguito della "lite delle comari" ossia uno scontro politico tra lo stesso Formica ed il ministro del Tesoro Beniamino Andreatta.
Punto di riferimento dell'organizzazione dei quadri del PSI, mantenne sempre una spiccata autonomia intellettuale. Rimane famosa una sua dichiarazione sull'attività politica: "la politica è sangue e merda".Un'altra volta Formica affermó che "il convento è povero, ma i monaci sono ricchi"[1], riferendosi ai problemi finanziari del PSI, in cui alcuni dirigenti mantenevano uno stile di vita principesco.
Altrettanto nota la sua definizione dell'ultima Assemblea Nazionale (il parlamentino del Psi) del 1991, vista come una "corte di nani e ballerine", con riferimento ai tanti personaggi dello spettacolo e della cultura con la quale era stata infarcita l'Assemblea, e perciò ne chiedeva la chiusura.
La sua carriera politica finisce contemporaneamente con la caduta del PSI a causa dello scandalo Tangentopoli che coinvolge numerosi esponenti socialisti, anche se per quanto lo riguarda il processo a Bari si concluse con l'assoluzione.
L'episodio che fu definito da Craxi il poker d'assi - cioè l'esistenza di un dossier in quattro punti che avrebbe screditato i moventi moralizzatori del pool milanese di Mani pulite[2] - vide un suo ruolo di divulgazione del contenuto della riunione della segreteria politica del PSI in cui era stato presentato il dossier. Poiché il dossier era stato oggetto implicitamente di un corsivo di Craxi sull'Avanti!, non sarebbe stato necessario che Formica ne parlasse alla stampa, lasciando ai giornalisti il collegamento tra i due fatti: di recente egli ha invece spiegato che la sua dichiarazione era importante più per quello che non diceva che per quello che diceva, perché fu da lui resa per "coprire" Giuliano Amato, che voleva la garanzia che il personaggio più credibile della riunione avvalorasse la sua difesa[3].
Nel febbraio del 1993, dopo le dimissioni di Bettino Craxi dalla segreterio del partito, Formica sostiene Martelli per una sua candidatura. La segreteria passa prima a Benvenuto poi a Del Turco che sospendono i parlamentari indagati dalla ricandidatura.
Alle elezioni del 1994 non viene ri-eletto. Dopo essersi lungamente tenuto fuori dalla diaspora socialista, nel 2003 ha fatto nascere insieme ad altri ex dirigenti del PSI un nuovo movimento politico chiamato Socialismo è Libertà, che, collocandosi nel centro-sinistra, ha rifiutato accordi tanto con il Nuovo PSI quanto con lo SDI di Enrico Boselli.
Lontano dalla Rosa nel Pugno e fortemente contrario al coinvolgimento dei socialisti nel Partito Democratico, attualmente Rino Formica è presidente del movimento Socialismo è Libertà e ha aderito al Partito Socialista.
[modifica] Note
- ^ Citato in Elio Veltri, Da Craxi a Craxi, Laterza, 1993, p. 208.
- ^ Il dossier si rivelò una raccolta di elementi giuridicamente ininfluenti (tipo le pregresse frequentazioni di Di Pietro e Borrelli con esponenti politici socialisti lombardi) e confluì dopo un anno in un'altrettanto irrilevante inchiesta giornalistica del settimanale Il Sabato. Parte di quegli addebiti finì nell'inchiesta bresciana del 1995 a carico di Antonio Di Pietro, che ne uscì con l'assoluzione in formula piena.
- ^ Rino Formica nell'intervista a Claudio Sabelli Fioretti per “La Stampa” del 10 dicembre 2008, così dichiara: «Alla famosa riunione della segreteria, quella del poker d’assi contro Di Pietro, Amato c’era. Intervenne proprio su come fronteggiare Di Pietro. Il giorno dopo Scalfari scrisse un violentissimo attacco ad Amato perché aveva partecipato ai lavori della segreteria pur essendo presidente del Consiglio. Amato mi telefonò: “Devo fare una smentita. Dirò che non ho partecipato ai lavori in cui si è parlato di Di Pietro“ (...) Mi disse: “Sei l’unico che potrebbe rompermi i coglioni. Posso fare questa dichiarazione?” Gli dissi: “Falla, va benissimo per me”. E lui la fece». Domanda: E tu tacesti…«Fino a quando cominciò a dire che non sapeva di questo, non sapeva di quello. Non sapeva niente».
[modifica] Collegamenti esterni
- Date personali e incarichi nella IX legislatura della Camera
- Centro Studi Politici e Sociali "F. M. Malfatti"
| Predecessore: | Ministro dei Trasporti della Repubblica Italiana | Successore: | |
|---|---|---|---|
| Luigi Preti | 4 aprile 1980 - 28 giugno 1981 | Vincenzo Balzamo |


