Arnaldo Forlani

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Arnaldo Forlani
Forlani.jpg

Presidente del Consiglio dei ministri
Durata mandato 18 ottobre 1980 –
28 giugno 1981
Presidente Sandro Pertini
Predecessore Francesco Cossiga
Successore Giovanni Spadolini

Vicepresidente del Consiglio dei ministri
Durata mandato 4 agosto 1983 –
17 aprile 1987
Presidente Bettino Craxi
Predecessore Ugo La Malfa
Successore Giuliano Amato

Segretario della
Democrazia Cristiana
Durata mandato novembre 1969 –
giugno 1973
Predecessore Flaminio Piccoli
Successore Amintore Fanfani

Durata mandato febbraio 1989 –
ottobre 1992
Predecessore Ciriaco De Mita
Successore Mino Martinazzoli

Ministro degli Affari Esteri
Durata mandato 29 luglio 1976 –
4 agosto 1979
Presidente Giulio Andreotti
Predecessore Mariano Rumor
Successore Franco Malfatti

Ministro della Difesa
Durata mandato 23 novembre 1974 –
29 luglio 1976
Presidente Aldo Moro
Predecessore Giulio Andreotti
Successore Vito Lattanzio

Dati generali
Partito politico Democrazia Cristiana
on. Arnaldo Forlani
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Luogo nascita Pesaro
Data nascita 8 dicembre 1925 (88 anni)
Titolo di studio Laurea in Giurisprudenza
Professione Giornalista
Partito Democrazia Cristiana
Legislatura III, IV, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI
Gruppo Democratico Cristiano
Circoscrizione Marche
Pagina istituzionale
Arnaldo Forlani
Monogramma del Parlamento Europeo
Unione europea
Parlamento europeo
Partito Democrazia Cristiana
Legislatura III
Gruppo PPE
Circoscrizione Italia centrale
Pagina istituzionale

Arnaldo Forlani (Pesaro, 8 dicembre 1925) è un politico italiano.

Fu uno dei massimi esponenti nazionali della Democrazia Cristiana. Dopo essere stato a lungo il delfino di Amintore Fanfani ed esponente della sua corrente politica Nuove Cronache, formò poi con Antonio Gava e Vincenzo Scotti la corrente "Alleanza Popolare" (Grande centro "doroteo").

È nota la frase con la quale egli stesso descrisse la propria oratoria: "Parlo senza dir niente? Potrei farlo per ore".[1]

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Gli incarichi di partito[modifica | modifica wikitesto]

Laureato in giurisprudenza all'Università degli Studi di Urbino, iniziò la sua carriera politica nel 1948 con la nomina a segretario provinciale della Democrazia Cristiana di Pesaro e con i successivi incarichi di consigliere provinciale e consigliere comunale di Pesaro. Nel 1954 entrò a far parte per la prima volta della direzione della DC. Il 7 ottobre 1955 ottenne il suo primo rilevante incarico di partito, arrivando a dirigere l’importante sezione Studi, Propaganda e Stampa (SPES).

A seguito della frattura nella corrente di Iniziativa Democratica tra il gruppo dei dorotei e quello degli amici dell’ex Segretario Amintore Fanfani (Nuove Cronache), Forlani scelse di aggregarsi a quest’ultimo, affermandosi nel Congresso nazionale di Firenze del 1959 come uno dei leader più in vista della corrente fanfaniana.

Proprio in rappresentanza di quest’area, nel 1962 fu eletto Vice-Segretario nazionale del partito, contribuendo così alla gestione unitaria del Democrazia Cristiana che seguì al Congresso nazionale di Napoli e che avrebbe portato alla nascita del Centro-Sinistra. Mantenne quest'incarico, con una breve pausa di pochi mesi, fino all'inizio del 1969, lavorando assieme a tre Segretari politici diversi: Aldo Moro, Mariano Rumor e Flaminio Piccoli.

A seguito della crisi interna alla corrente dorotea e delle conseguenti dimissioni di Flaminio Piccoli da Segretario politico, Forlani fu eletto con un’ampia maggioranza nuovo Segretario nel corso del Consiglio nazionale del 9 novembre 1969. Con l’elezione di Forlani e la nomina di De Mita a Vice-Segretario, sembrò affermarsi nel partito la cosiddetta nuova Terza generazione democristiana.

Durante la sua segreteria, Forlani tentò di evitare il disfacimento dell'alleanza politica di Centro-Sinistra, minata dall’incapacità di reagire in modo efficace alle difficoltà economiche e sociali del periodo. Fu così che formulò il ‘preambolo’ del 1970, che mirava a rinforzare la collaborazione dei partiti di Governo e ad estenderla a tutti i livelli istituzionali, comprese le neo-nate Regioni. Dopo il fallimento del ‘preambolo’, Forlani lanciò la cosiddetta politica di centralità. Direttamente ispirata alla teoria della reversibilità delle formule di Amintore Fanfani, questa linea politica fu la premessa per un rilancio dell'immagine moderata del partito alle elezioni del 1972 (con lo slogan ‘Avanti al Centro’) per la formazione del governo Andreotti-Malagodi senza il PSI.

Al Congresso di Roma del 1973, però, i maggiori dirigenti della DC decisero di porre fine a quell'esperienza e di ritornare al Centro-Sinistra. Iniziò così per Forlani, ma anche per Giulio Andreotti, un periodo di quaresima, come nella definizione del suo maestro Amintore Fanfani. Forlani dovette rinunciare alla segreteria nazionale del partito, nonché ad altri incarichi governativi.

La quaresima per l'ex Segretario democristiano terminò solo un anno dopo, quando venne nominato Ministro della difesa nel Governo Moro IV. Confermato nello stesso incarico nel breve Governo Moro V, Forlani fu uno dei protagonisti dell'opposizione democristiana alla politica di solidarietà nazionale ventilata da Moro e dal neo-segretario DC Benigno Zaccagnini. Proprio per questo, nel XIII Congresso nazionale del 1976 Forlani fu il candidato del blocco moderato del partito alla guida del partito: appoggiato dai dorotei di Piccoli e Bisaglia, nonché dai seguaci di Andreotti e di Fanfani, Forlani sfidò nella corsa alla Segreteria Zaccagnini, proponendo una piattaforma moderata che escludeva qualsiasi tipo di rapporto d'attenzione e di governo con il PCI. La sfida fu molto combattuta, ma alla fine la linea di Forlani risultò sconfitta, seppure solo per pochissimi voti.

Nonostante la sua opposizione al nuovo corso e alla politica di solidarietà nazionale, Forlani fu nominato alla prestigiosa carica di Ministro degli Esteri nel Governo Andreotti III. Tale nomina può essere giustificata con due motivi: uno interno, uno esterno alla DC. Quello interno al partito di maggioranza è fin troppo chiaro: un partito così spaccato all'ultimo Congresso aveva bisogno di una gestione il più possibile unitaria della nuova fase; pertanto era indispensabile recuperare Forlani affidandogli un ruolo prestigioso. Quello esterno è forse ancora più evidente: in un mondo ancora segnato dalla presenza del fattore K e dalla divisione in blocchi, la nomina di un anticomunista riconosciuto e viscerale poteva tranquillizzare i partner europei e atlantici della continuità della politica estera italiana.

Per questi motivi mantenne la carica di Ministro degli esteri fino al 1979, quando la formula di solidarietà nazionale fu accantonata definitivamente. Nel 1980 Forlani fu tra gli artefici della vittoria al Congresso di una maggioranza moderata che pose fine all’esperienza della collaborazione con il PCI, rilanciando la formula del Centro-sinistra. In riconoscimento del suo ruolo nella nuova maggioranza, venne eletto per la prima volta alla Presidenza del Consiglio nazionale.

Durante il Congresso nazionale del 1982, che elesse per la prima volta Ciriaco De Mita alla Segreteria nazionale, Forlani mantenne la sua posizione candidandosi alla Segreteria in rappresentanza delle componenti moderate del partito. La sconfitta di Forlani fu, però, in larga parte determinata dal cambiamento di posizione del suo vecchio maestro Amintore Fanfani che sostenne il candidato a lui opposto.
In quest'occasione, Forlani uscì dalla corrente fanfaniana di “Nuove Cronache”, seguito da molti esponenti storici della componente come Franco Maria Malfatti, Luciano Radi, Ivo Butini, Lorenzo Natali ed Oscar Luigi Scalfaro. La nuova area forlaniana iniziò così l’avvicinamento ai "dorotei", che poi avrebbe determinato la nascita della nuova corrente moderata di “Azione Popolare”.

Coerentemente con la linea politica espressa nei congressi precedenti, Forlani mantenne per tutti gli anni ottanta il ruolo di leader della parte moderata del partito, spingendo la Democrazia Cristiana a rafforzare il rapporto di governo con il PSI. Nacque in questi anni la sintonia tra Forlani e il segretario socialista Bettino Craxi, che li portò a una stretta collaborazione: negli anni in cui il leader socialista resse la Presidenza del Consiglio dei ministri, Forlani ricoprì l'incarico di Vicepresidente del Consiglio.

Nel 1986 fu eletto nuovamente alla carica di Presidente del Consiglio nazionale della DC, al fine di garantire la massima unità possibile tra le varie anime della ‘Balena bianca’. In vista del Congresso nazionale del 1989, Forlani lavorò attivamente alla ricomposizione dell'area moderata della DC. Grazie alla convergenza della sua corrente, di quella dorotea di Antonio Gava e di alcuni ex-fanfaniani, nacque la nuova corrente di "Alleanza Popolare", che riuniva le varie correnti moderate del partito. Grazie all'affermazione di "Alleanza Popolare" al Congresso nazionale della DC del 1989, Forlani riuscì ad essere nuovamente eletto Segretario nazionale.

Questa nuova esperienza alla guida del partito di maggioranza relativa di Forlani si caratterizzò per il rafforzamento del rapporto con il PSI e con la marginalizzazione della Sinistra DC (“Area del Confronto”) e del suo leader Ciriaco De Mita. Durante il periodo 1989-1992 si avviò la fase giornalisticamente nota come del CAF: un'alleanza tra Craxi, Giulio Andreotti e lo stesso Forlani per blindare la maggioranza pentapartito e la collaborazione tra socialisti e democristiani. Dopo la sconfitta alle elezioni politiche del 1992 e la sconfitta personale nella corsa per il Quirinale nello stesso anno, Forlani si dimise da Segretario.

Incarichi governativi[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso della sua vita politica, Forlani svolse prevalentemente attività all'interno degli organismi interni del suo partito: la Democrazia Cristiana. Ciononostante, ebbe anche modo di ricoprire anche alcuni incarichi governativi, seppur in modo meno continuo rispetto ad altri suoi autorevoli colleghi di partito.

Governi Rumor[modifica | modifica wikitesto]

Nel primo Governo Rumor venne nominato ministro delle Partecipazioni Statali; nel secondo Governo Rumor fu invece ministro per i rapporti con le Nazioni Unite, incarico da cui si dimise l'11 novembre 1969, dopo l'elezione a segretario politico della DC.

Governi Moro e Andreotti[modifica | modifica wikitesto]

Nel quarto e nel quinto Governo Moro fu ministro della Difesa. Nel 1976, durante il terzo Governo Andreotti, divenne ministro degli Esteri: in tale veste, si recò in visita in Portogallo nel luglio 1977 per esprimere l'appoggio del governo italiano alla richiesta, avanzata da Lisbona, di adesione alla CEE. Continuò a mantenere la sua carica nel quarto e nel quinto Governo Andreotti.

Gli anni Ottanta[modifica | modifica wikitesto]

Quirinale 1980: I ministri del governo Forlani con il Presidente della Repubblica Sandro Pertini

Dal 18 ottobre 1980 al 26 giugno 1981 fu Presidente del Consiglio dei ministri. Durante la sua presidenza furono scoperti gli elenchi degli aderenti alla loggia massonica P2; il ritardo nella pubblicazione delle liste, politicamente considerato (soprattutto dal PCI) una sua diretta responsabilità, lo costrinse a rassegnare le dimissioni e ad allontanarsi da posizioni di primaria importanza per qualche tempo.

Nei due Governi presieduti da Bettino Craxi tra il 1983 e il 1987 ricoprì l'incarico di Vicepresidente del Consiglio, guidando la delegazione democristiana all'interno del Governo.

La corsa per il Quirinale[modifica | modifica wikitesto]

Il nome di Forlani è associato anche alle elezioni per il Presidente della Repubblica del 1992. Forlani, all'epoca Segretario della DC, venne candidato dal partito e dalla coalizione quadripartita che appoggiava il governo per la successione di Francesco Cossiga.

La sua corsa per il Quirinale non ebbe un esito felice: la coalizione quadripartita, indebolita dall'esito deludente delle elezioni politiche del 1992, non garantiva a Forlani di disporre di un margine sufficientemente largo per puntare a una elezione senza sorprese. Per di più l'alto numero di franchi tiratori del suo stesso partito impedì a Forlani di poter superare la maggioranza richiesta per l'elezione.

Nel corso del 5º e del 6º scrutinio, entrambi avvenuti il 16 maggio 1992, Forlani mancò l'elezione rispettivamente di 39 e di 29 voti. A seguito di questa duplice sconfitta, Forlani ritirò la sua candidatura a Presidente della Repubblica.

Tangentopoli[modifica | modifica wikitesto]

Durante il Processo ENIMONT, nel periodo dell'inchiesta Mani pulite, Forlani fu chiamato a testimoniare riguardo ai finanziamenti illeciti ricevuti dall'affare Enimont. Palesemente in difficoltà, rispondendo alle domande del pubblico ministero Antonio Di Pietro, negò di saperne alcunché con un visibile stato di agitazione[2].

Non fu un tribuno, ma seppe intervenire in modo efficace all'interno del mondo politico, tanto da essere definito da Gianfranco Piazzesi "coniglio mannaro"[3], nomignolo che non lo avrebbe più abbandonato. Si è da molti congetturato che fra Forlani, Giulio Andreotti e Bettino Craxi si fosse nel tempo stabilito un occulto patto di potere che avrebbe pesantemente condizionato in loro favore la vita politica italiana; a tale presunto patto fu giornalisticamente attribuito il nome di "CAF" (dalle iniziali dei rispettivi cognomi)[4].

Ai tempi della DC il suo portavoce era Enzo Carra.

Procedimenti penali a suo carico[modifica | modifica wikitesto]

Enimont

Forlani è stato condannato in via definitiva a due anni e quattro mesi di reclusione per finanziamento illecito nell'affare Enimont. La pena della reclusione è stata sostituita con l'affidamento in prova al servizio sociale ed espiata mediante la collaborazione con la Caritas di Roma.[5] Forlani ha sempre ribadito di ritenere ingiusta la condanna inflittagli e di accettarla in spirito socratico come la sua cicuta da bere.[6]

Autostrade

Condannato a tre anni in primo grado di giudizio per ricettazione di varie tangenti sugli appalti inerenti alle autostrade, è stato poi assolto con formula piena in appello.[7]

Il calcio[modifica | modifica wikitesto]

Forlani ebbe una breve carriera agonistica come calciatore. Giocò come mezz'ala nella Vis Pesaro, squadra della sua città, con la quale militò in Serie C[8][9]. Politicamente centrista, mai schierato apertamente per il centrodestra o il centrosinistra, dichiarò ironicamente a la Repubblica: "Ero ambidestro, tiravo bene sia col destro che col sinistro. Così una volta giocavo di qua e l'altra di là. Poi mi chiesero di scegliere: mezzala destra o mezzala sinistra. Fu allora che lasciai il calcio"[10]. Gianni Baget Bozzo disse di Forlani che "l'unico titolo che ha prima di essere democristiano è essere stato il centrattacco della sua squadra. È un puro frutto del partito", a differenza di un politico come Cossiga, che non era un politico di professione, ma aveva "una storia prima della DC"[11].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cancelliere e Tesoriere dell'Ordine militare d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cancelliere e Tesoriere dell'Ordine militare d'Italia
— Dal 23 novembre 1974 al 29 luglio 1976
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Il P.S.I. di fronte al comunismo. Dal 1945 al 1956, Cinque lune, Roma 1956.
  • Discorso pronunciato al VII Congresso nazionale della DC, Firenze, 24 ottobre 1959, Ediz. "Periferia", Roma 1959.
  • Il piano verde, un mezzo di ripresa per l'agricoltura italiana, Tip. InGraRo, Roma 1961.
  • Il "miracolo" non basta, con Franco Maria Malfatti, A.B.E.T.E., Roma 1962.
  • I democratici cristiani e la società nuova. Relazione all'Assemblea nazionale della Democrazia cristiana. Sorrento, 3 novembre 1965, Cinque lune, Roma 1966.
  • Una linea di coerenza e di lealtà. X Congresso nazionale della DC. Milano, 23-26 nov. 1967, A.B.E.T.E., Roma 1967.
  • Blocco d'ordine e frontismo sullo sfondo della lunga crisi. La risposta della DC. Discorso pronunciato il 16 aprile 1970 alla Camera dei deputati in occasione del dibattito sulla fiducia al III governo Rumor, Cinque lune, Roma 1970.
  • Le regioni con la D.C., Cinque lune, Roma 1970.
  • La difficile alleanza. Discorsi dal palazzo e nei dintorni, Cinque lune, Roma 1983.
  • L'immaginaria corsa per il potere, Orlandi, Roma 1989.
  • Il taglio della balena e la deriva. Breve dialogo sui travisamenti con qualche annotazione per gli amici dispersi o dovunque acquartierati, Stella, Ancona 1996.
  • Fuori campo con memoria, Casa della stampa, Bagni di Tivoli 2001.
  • Potere discreto. Cinquant'anni con la Democrazia cristiana, Marsilio, Venezia 2008.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Panorama n° 2429 del 28 novembre 2012, p.28
  2. ^ Resoconto dell'interrogatorio in aula, Corriere.it, Forlani cade dalle nuvole: non sapevo, di Goffredo Buccini, 18 dicembre 1993
  3. ^ Dall'articolo dell'11/03/2011 su http://www.liberoquotidiano.it a firma di Giampaolo Pansa:"Quando Gianfranco Piazzesi, e non il sottoscritto come molti pensano, cominciò a chiamarlo il Coniglio Mannaro, non s’inalberò e continuò a mostrare la sua calma olimpica." http://www.liberoquotidiano.it/news//688290/Caro-paranoico-Bocchino--ma-dove-vive--Il-falco-finiano-ci-accusa-di-stalking.html
  4. ^ Si veda in proposito una sorta di "non smentita" di uno degli interessati: Corriere.it, Andreotti: e rimpiangerete il CAF, di Francesco Merlo, 21 ottobre 1992
  5. ^ Forlani vicino al fine-pena
  6. ^ Forlani: ingiusto ma berrò la mia cicuta
  7. ^ Forlani assolto in appello
  8. ^ Forlani: "un arbitro resta sopra le parti", Corriere della Sera, 16 gennaio 1992, p. 7. URL consultato il 2 febbraio 2012.
  9. ^ http://sport.tiscali.it/feedsold/calcio/09/03/13/galli_sindaco_altri_954.html [collegamento interrotto]
  10. ^ Sebastiano Messina, Forlani, la fine della pena è vicina. Fui condannato come Pinocchio, la Repubblica, 25 febbraio 2002, p. 6. URL consultato il 2 febbraio 2012.
  11. ^ [6680] - Riunione della direzione del Pci: fine del compromesso storico | RadioRadicale.it

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
Francesco Cossiga 18 ottobre 1980 - 28 giugno 1981 Giovanni Spadolini
Predecessore Ministro degli Esteri della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
Mariano Rumor 29 luglio 1976 - 4 agosto 1979 Franco Malfatti
Predecessore Ministro della Difesa della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
Giulio Andreotti 23 novembre 1974 - 29 luglio 1976 Vito Lattanzio
Predecessore Ministro delle Partecipazioni Statali della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
Giorgio Bo 12 dicembre 1968 - 5 agosto 1969 Franco Malfatti
Predecessore Ministro senza portafoglio Successore Emblem of Italy.svg
ruolo condiviso 5 agosto 1969 - 11 novembre 1969
con delega ai rapporti con l'ONU
ruolo condiviso I
ruolo condiviso 4 agosto 1983 - 17 aprile 1987
con rango di Vicepresidente del Consiglio
ruolo condiviso II

Controllo di autorità VIAF: 85164011 LCCN: n85175821