Arnaldo Forlani

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Arnaldo Forlani
Forlani.jpg

Presidente del Consiglio dei ministri
Durata mandato 18 ottobre 1980 –
28 giugno 1981
Presidente Sandro Pertini
Predecessore Francesco Cossiga
Successore Giovanni Spadolini

Vicepresidente del Consiglio dei ministri
Durata mandato 4 agosto 1983 –
17 aprile 1987
Presidente Bettino Craxi
Predecessore Ugo La Malfa
Successore Giuliano Amato

Segretario della
Democrazia Cristiana
Durata mandato novembre 1969 –
giugno 1973
Predecessore Flaminio Piccoli
Successore Amintore Fanfani

Durata mandato febbraio 1989 –
ottobre 1992
Predecessore Ciriaco De Mita
Successore Mino Martinazzoli

Ministro degli Affari Esteri
Durata mandato 29 luglio 1976 –
4 agosto 1979
Presidente Giulio Andreotti
Predecessore Mariano Rumor
Successore Franco Malfatti

Ministro della Difesa
Durata mandato 23 novembre 1974 –
29 luglio 1976
Presidente Aldo Moro
Predecessore Giulio Andreotti
Successore Vito Lattanzio

Dati generali
Partito politico Democrazia Cristiana
on. Arnaldo Forlani
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Luogo nascita Pesaro
Data nascita 8 dicembre 1925 (89 anni)
Titolo di studio Laurea in Giurisprudenza
Professione Giornalista
Partito Democrazia Cristiana
Legislatura III, IV, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI
Gruppo Democratico Cristiano
Circoscrizione Marche
Pagina istituzionale
Arnaldo Forlani
Monogramma del Parlamento Europeo
Unione europea
Parlamento europeo
Partito Democrazia Cristiana
Legislatura III
Gruppo PPE
Circoscrizione Italia centrale
Pagina istituzionale

Arnaldo Forlani (Pesaro, 8 dicembre 1925) è un politico italiano.

Fu uno dei massimi esponenti nazionali della Democrazia Cristiana. Dopo essere stato a lungo il principale collaboratore di Amintore Fanfani nella corrente politica "Nuove Cronache", la abbandonò agli inizi degli anni '80 e diede vita infine con Antonio Gava e Vincenzo Scotti alla corrente "Azione Popolare" (o "Grande centro") alla fine di quel decennio.

Fu presidente e vicepresidente del Consiglio dei ministri, ministro degli Esteri e della Difesa; per due volte segretario della Democrazia Cristiana e per un lungo periodo presidente del Consiglio nazionale del partito.

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Primi incarichi di partito[modifica | modifica wikitesto]

Laureato in giurisprudenza all'Università degli Studi di Urbino, iniziò la sua carriera politica nel 1948 con la nomina a segretario provinciale della Democrazia Cristiana di Pesaro e con i successivi incarichi di consigliere provinciale e consigliere comunale di Pesaro. Nel 1954 entrò a far parte per la prima volta della direzione della DC. Il 7 ottobre 1955 ottenne il suo primo rilevante incarico di partito, arrivando a dirigere l’importante sezione Studi, Propaganda e Stampa (SPES).

A seguito della frattura nella corrente di Iniziativa Democratica tra il gruppo dei dorotei e quello degli amici dell’ex segretario Amintore Fanfani (Nuove Cronache), Forlani scelse di aggregarsi a quest’ultimo, affermandosi nel Congresso nazionale di Firenze del 1959 come uno dei leader più in vista della corrente fanfaniana.

Proprio in rappresentanza di quest’area, nel 1962 fu eletto vicesegretario nazionale del partito, contribuendo così alla gestione unitaria del Democrazia Cristiana che seguì al Congresso nazionale di Napoli e che avrebbe portato alla nascita del centrosinistra. Mantenne quest'incarico, con una breve pausa di pochi mesi, fino all'inizio del 1969, lavorando assieme a tre segretari politici diversi: Aldo Moro, Mariano Rumor e Flaminio Piccoli.

Inizio della carriera di governo, prima segreteria DC e il "preambolo" del 1970[modifica | modifica wikitesto]

Nel primo Governo Rumor venne nominato ministro delle Partecipazioni statali; nel secondo Governo Rumor fu invece ministro per i rapporti con le Nazioni Unite.

Nel settembre 1969 si svolse il convegno di San Ginesio, cui parteciparono Arnaldo Forlani, Ciriaco De Mita e Bartolo Ciccardini. Il convegno di San Ginesio passò alla storia come quello che stabilì un patto generazionale per un ricambio nella guida del partito, favorendo i "quarantenni" e causando la disgregazione della vecchia maggioranza dorotea. Nell'ottobre 1969, un mese dopo il convegno di San Ginesio, infatti, i dorotei di "Impegno Democratico" si divisero in due correnti: Mariano Rumor e Flaminio Piccoli (allora al vertice del governo e del partito) si separarono da Giulio Andreotti ed Emilio Colombo. Rumor e Piccoli fondarono "Impegno Popolare", Andreotti e Colombo mantennero la stessa denominazione di "Impegno Democratico". Piccoli si dimise dalla segreteria e il Consiglio nazionale elesse il 9 novembre 1969 al suo posto Forlani con 157 voti a favore e 13 schede bianche. Pochi giorni dopo Ciriaco De Mita divenne vicesegretario: erano i frutti del patto di San Ginesio, al punto che Forlani e De Mita vennero ribattezzati "i gemelli di San Ginesio". Contestualmente all'elezione a segretario, Forlani si dimise da ministro del governo Rumor. Durante la sua segreteria, Forlani tentò di evitare il disfacimento dell'alleanza politica di centrosinistra, minata dall’incapacità di reagire in modo efficace alle difficoltà economiche e sociali del periodo. Fu così che formulò il "preambolo" del 1970, che mirava a rinforzare la collaborazione dei partiti di Governo e ad estenderla a tutti i livelli istituzionali, comprese le neo-nate Regioni. Seguì una fase politica travagliata. Sempre a novembre del 1969 la Camera approvò la legge sul divorzio con una maggioranza diversa da quella di governo e l'opposizione di DC, MSI e monarchici. Il presidente del Consiglio Rumor si dimise nel febbraio 1970, per ricostituire un governo organico di centro-sinistra nel marzo 1970. Nonostante il successo politico per le prime elezioni regionali del giugno 1970, il III° Governo Rumor non sopravvive alle tensioni politiche e sociali nel Paese (lo sciopero generale del luglio 1970). Il centrosinistra organico venne salvato dal nuovo governo presieduto da Emilio Colombo, dall'agosto 1970 al gennaio 1972. La DC, nel Consiglio nazionale del partito del settembre 1970, ratificò all'unanimità il sostegno politico al centrosinistra. Forlani organizzò nell'ottobre 1970, a Fermo, un convegno di studio per dare seguito alle conclusioni del convegno di San Ginesio, mentre la legge sul divorzio venne definitivamente approvata dal Parlamento, con la forte preoccupazione dei vescovi italiani e provocando un'immediata reazione del mondo cattolico, che, tramite il movimento "Un popolo per la famiglia" organizzò la raccolta di firme per il referendum abrogativo. Il clima di violenza diffusa contribuì a uno spostamento a destra dell'elettorato, con una crescita significativa del MSI di Almirante nelle elezioni amministrative parziali del 1971. Alle elezioni del presidente della Repubblica del 1971, Forlani propose la candidatura di Amintore Fanfani, ma di fronte al diniego degli alleati e alla presenza di franchi tiratori interni, che impedirono anche l'elezione di Aldo Moro, la DC ripiegò su Giovanni Leone, che venne eletto con l'appoggio determinante dell'MSI. Nel gennaio 1972 i repubblicani uscirono dal Governo Colombo, e venne aperta la crisi. L'impossibilità a ricostituire un'alleanza di centrosinistra porta la DC a proporre un governo monocolore guidato da Giulio Andreotti, che non ottenne la fiducia del Parlamento. Si ebbero così elezioni anticipate, che evitarono anche momentaneamente il referendum sul divorzio. Nella campagna elettorale del 1972, Forlani lanciò la cosiddetta politica di centralità, direttamente ispirata alla teoria della reversibilità delle formule di Amintore Fanfani: le elezioni del 7 maggio 1972 confermarono la leadership della DC nel panorama politico del Paese e al tempo stesso l'inconsistenza numerica dei nuclei e dei movimenti dell'estrema sinistra: in un clima difficile e di forti tensioni, sia all'interno della vecchia maggioranza di centro-sinistra che nello stesso associazionismo cattolico, la DC guidata da Forlani ottenne il 38,7% dei voti alla Camera dei Deputati ed il 38,1% al Senato. Anche la paventata avanzata della destra del MSI venne contenuta dal punto di vista elettorale. La DC varò allora una nuova alleanza centrista, riallacciando l'alleanza con il PLI nel governo. La sinistra DC si oppose e non entrò a far parte del secondo governo Andreotti costituito da DC, PSDI e PLI con l'appoggio esterno del PRI. Le conseguenze del ritorno ad una formula centrista provocarono, all'interno della DC, le dimissioni dalla Direzione centrale dei rappresentanti delle correnti di "Forze Nuove" e dei morotei. Solo Benigno Zaccagnini, su indicazione di Moro, rimase presidente del Consiglio nazionale.

La "quaresima" e la carriera di governo. La sconfitta nel Congresso del 1976[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine del 1972 emersero le insoddisfazioni verso la politica economica espressa dal secondo governo Andreotti. Forlani accolse allora la richiesta della sinistra interna di riaprire un dibattito interno sulla situazione politica. Le spinte verso un riavvicinamento al PSI ed alla ripresa della collaborazione governativa di centrosinistra erano sempre più forti e sfociarono nel XII° Congresso nazionale della DC del 1973 che pose fine all'alleanza centrista, riportando alla segreteria Amintore Fanfani e alla guida del governo Mariano Rumor alleato nuovamente coi socialisti. Iniziò così per Forlani e per Andreotti un periodo di quaresima, secondo la definizione di Fanfani, che escluse per qualche tempo Forlani da incarichi politici di rilievo.

La quaresima per l'ex segretario democristiano durò solo un anno. Infatti Forlani fu ministro della Difesa nel quarto e nel quinto Governo Moro. In questo periodo, Forlani fu uno dei protagonisti dell'opposizione democristiana alla politica di solidarietà nazionale ventilata da Moro e dal neo-segretario DC Benigno Zaccagnini, eletto nel 1975. Proprio per questo, nel XIII Congresso nazionale del 1976 Forlani fu il candidato del blocco moderato del partito alla guida del partito: appoggiato dai dorotei di Piccoli e Bisaglia, nonché dai seguaci di Andreotti e di Fanfani, Forlani sfidò nella corsa alla segreteria Zaccagnini, proponendo una piattaforma moderata che escludeva qualsiasi tipo di rapporto d'attenzione e di governo con il PCI. La sfida fu molto combattuta, ma alla fine la linea di Forlani risultò sconfitta, seppure solo per pochissimi voti. Nonostante la sua opposizione al nuovo corso e alla politica di solidarietà nazionale, Forlani fu nominato alla prestigiosa carica di ministro degli Esteri nel Governo Andreotti III. I motivi di questo importante incarico furono, da un lato, la necessità di recuperare un clima di unità nel partito dopo le divisioni congressuali e, dal'altro, l'opportunità, in un mondo ancora segnato dalla guerra fredda, di assegnare la politica estera a una personalità chiaramente anticomunista in grado di tranquillizzare i partner europei e atlantici sul permanere della fedeltà italiana al Patto Atlantico. Per questi motivi mantenne la carica di ministro degli esteri nei successivi governi presieduti da Andreotti fino al 1979, quando la formula di solidarietà nazionale fu accantonata definitivamente. In qualità di ministro degli Esteri, si recò in visita in Portogallo nel luglio 1977 per esprimere l'appoggio del governo italiano alla richiesta, avanzata da Lisbona, di adesione alla CEE.

Il "preambolo" del 1980. Presidente della DC e presidente del Consiglio dei ministri[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1980 Forlani fu tra gli artefici della vittoria al Congresso di una maggioranza moderata che elesse come segretario Flaminio Piccoli e pose fine all’esperienza della collaborazione con il PCI, rilanciando la formula del centrosinistra. Le quattro correnti alleate (dorotei, fanfaniani, Forze Nuove e il gruppo di Proposta) sono concordi nel voler porre fine alla collaborazione con il Partito Comunista per far posto a un nuovo rapporto organico con il PSI, ora guidato da Bettino Craxi. Il Congresso, nel quale svolse una funzione politica importante Carlo Donat Cattin, venne chiamato del "preambolo" in quanto le mozioni associate alle liste delle quattro correnti alleate presentarono un preambolo politico comune, sul quale si formò la nuova maggioranza del partito, che potè contare sul 57,7% dei voti congressuali. La sinistra democristiana e gli andreottiani rimasero all'opposizione, mentre Carlo Donat Cattin divenne vicesegretario unico. In riconoscimento del suo ruolo nella nuova maggioranza, Forlani venne eletto per la prima volta alla presidenza del Consiglio nazionale.

Quirinale 1980: I ministri del governo Forlani con il Presidente della Repubblica Sandro Pertini

In quello stesso anno la carriera governativa di Forlani raggiunse il suo apice: infatti, dal 18 ottobre 1980 al 26 giugno 1981 fu presidente del Consiglio dei ministri, guidando un quadripartito formato da DC,PSI,PSDI e PRI. Il governo Forlani consentì alla DC di ritrovare la sua unità interna, sia nella riunione del Consiglio nazionale del dicembre 1980 che in quella del marzo 1981. Inoltre, la DC si aprì nell'Assemblea nazionale dell'aprile 1981 al suo retroterra culturale e sociale: da quell'Assemblea scaturirono infatti cinque convegni nazionali ed uno conclusivo nel novembre 1981, la cosiddetta Assemblea degli "Esterni". Il governo Forlani dovette affrontare una serie di difficili prove, dal terrorismo che continuava a colpire i democratici cristiani, all'attentato al Papa Giovanni Paolo II, alla sconfitta del referendum sull'aborto, fino allo scandalo della loggia P2, che portò Forlani alle dimissioni. Infatti, durante la presidenza di Forlani furono scoperti gli elenchi degli aderenti alla loggia massonica P2; il ritardo di due mesi nella pubblicazione delle liste, considerato, specie dal PCI, una sua diretta responsabilità, lo costrinse a rassegnare le dimissioni e ad allontanarsi da posizioni di primaria importanza per qualche tempo. Dopo oltre un mese di crisi, ed un nuovo tentativo di Arnaldo Forlani finito senza esito positivo, nascerà il primo governo non guidato da un democristiano dal 1945: il primo governo Spadolini.

La sconfitta al Congresso del 1982. Vicepresidente del Consiglio dei ministri e nuovamente presidente della DC[modifica | modifica wikitesto]

Durante il Congresso nazionale del 1982, che elesse per la prima volta Ciriaco De Mita alla segreteria nazionale, Forlani mantenne la sua posizione candidandosi alla segreteria in rappresentanza delle componenti moderate del partito. La sconfitta di Forlani fu, però, in larga parte determinata dal cambiamento di posizione del suo vecchio maestro Amintore Fanfani che sostenne il candidato a lui opposto.
In quest'occasione, Forlani uscì dalla corrente fanfaniana di “Nuove Cronache”, seguito da molti esponenti storici della componente come Franco Maria Malfatti, Luciano Radi, Ivo Butini, Lorenzo Natali ed Oscar Luigi Scalfaro. La nuova area forlaniana iniziò così l’avvicinamento ai "dorotei", che poi avrebbe determinato la nascita della nuova corrente moderata di “Azione Popolare”.

Ancora una volta, come già nel 1976, la sconfitta congressuale non segnò affatto per Forlani un'eclisse politica. Coerentemente con la linea già evidenziata nei congressi precedenti, Forlani mantenne per tutti gli anni ottanta il ruolo di leader della parte moderata del partito, spingendo la Democrazia Cristiana a rafforzare il rapporto di governo con il PSI. Nacque in questi anni la sintonia tra Forlani e il segretario socialista Bettino Craxi, che li portò a una stretta collaborazione: negli anni in cui il leader socialista resse la guida del governo, Forlani ricoprì l'incarico di vicepresidente, guidando la cospicua e autorevole delegazione democristiana al governo.

Nel 1986 fu eletto nuovamente alla carica di presidente del Consiglio nazionale della DC, al fine di garantire la massima unità possibile tra le varie anime della ‘Balena bianca’. In vista del Congresso nazionale del 1989, Forlani lavorò attivamente alla ricomposizione dell'area moderata della DC. Grazie alla convergenza della sua corrente, di quella dorotea di Antonio Gava e di alcuni ex-fanfaniani, nacque la nuova corrente di "Alleanza Popolare", che riuniva le varie correnti moderate del partito. Grazie all'affermazione di "Azione Popolare" al Congresso nazionale della DC del 1989, Forlani riuscì ad essere nuovamente eletto segretario nazionale.

La vittoria al Congresso del 1989, la seconda segreteria DC e il CAF[modifica | modifica wikitesto]

Questa nuova esperienza alla guida del partito di maggioranza relativa di Forlani si caratterizzò per il rafforzamento del rapporto con il PSI e con la marginalizzazione della Sinistra DC (“Area del Confronto”) e del suo leader Ciriaco De Mita. Durante il periodo 1989-1992 si avviò la fase giornalisticamente nota come del CAF: un'alleanza tra Craxi, Giulio Andreotti e lo stesso Forlani per blindare la maggioranza pentapartito e la collaborazione tra socialisti e democristiani. Andreotti, tra il 1993 e il 2004 fu processato a Palermo per associazione mafiosa, ma alla fine venne completamente assolto e scagionato da ogni accusa. Dopo la sconfitta alle elezioni politiche del 1992 e la sconfitta personale nella corsa per il Quirinale nello stesso anno, Forlani si dimise da segretario.

La corsa per il Quirinale[modifica | modifica wikitesto]

Il nome di Forlani è associato anche alle elezioni per il presidente della Repubblica del 1992. Forlani, all'epoca segretario della DC, venne candidato dal partito e dalla coalizione quadripartita che appoggiava il governo per la successione di Francesco Cossiga.

La sua corsa per il Quirinale non ebbe un esito felice: la coalizione quadripartita, indebolita dall'esito deludente delle elezioni politiche del 1992, non garantiva a Forlani di disporre di un margine sufficientemente largo per puntare a una elezione senza sorprese. Per di più l'alto numero di franchi tiratori del suo stesso partito impedì a Forlani di poter superare la maggioranza richiesta per l'elezione.

Nel corso del 5º e del 6º scrutinio, entrambi avvenuti il 16 maggio 1992, Forlani mancò l'elezione rispettivamente di 39 e di 29 voti. A seguito di questa duplice sconfitta, Forlani ritirò la sua candidatura a presidente della Repubblica.

Procedimenti penali a suo carico[modifica | modifica wikitesto]

Enimont

Durante il Processo ENIMONT, nell'ambito dell'inchiesta Mani pulite, Forlani fu interrogato riguardo ai finanziamenti illeciti ricevuti dall'affare Enimont, negando di conoscere tali circostanze e mostrando una certa agitazione[1]. Alla fine fu condannato in via definitiva a due anni e quattro mesi di reclusione per finanziamento illecito. La pena della reclusione fu sostituita con l'affidamento in prova al servizio sociale ed espiata mediante la collaborazione con la Caritas di Roma.[2] Forlani ha sempre ribadito di ritenere ingiusta la condanna inflittagli e di accettarla in spirito socratico come la sua cicuta da bere.[3]

Autostrade

Condannato a tre anni in primo grado di giudizio per ricettazione di varie tangenti sugli appalti inerenti alle autostrade, è stato poi assolto con formula piena in appello.[4]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

- Forlani ebbe una breve carriera agonistica come calciatore. Giocò come mezz'ala nella Vis Pesaro, squadra della sua città, con la quale militò in Serie C[5][6].

- Fu soprannominato da Gianfranco Piazzesi "coniglio mannaro"[7], nomignolo tratto dal celebre romanzo di Riccardo Bacchelli "Il mulino del Po" e che non lo avrebbe più abbandonato.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cancelliere e Tesoriere dell'Ordine militare d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cancelliere e Tesoriere dell'Ordine militare d'Italia
— Dal 23 novembre 1974 al 29 luglio 1976
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Il P.S.I. di fronte al comunismo. Dal 1945 al 1956, Cinque lune, Roma 1956.
  • Discorso pronunciato al VII Congresso nazionale della DC, Firenze, 24 ottobre 1959, Ediz. "Periferia", Roma 1959.
  • Il piano verde, un mezzo di ripresa per l'agricoltura italiana, Tip. InGraRo, Roma 1961.
  • Il "miracolo" non basta, con Franco Maria Malfatti, A.B.E.T.E., Roma 1962.
  • I democratici cristiani e la società nuova. Relazione all'Assemblea nazionale della Democrazia cristiana. Sorrento, 3 novembre 1965, Cinque lune, Roma 1966.
  • Una linea di coerenza e di lealtà. X Congresso nazionale della DC. Milano, 23-26 nov. 1967, A.B.E.T.E., Roma 1967.
  • Blocco d'ordine e frontismo sullo sfondo della lunga crisi. La risposta della DC. Discorso pronunciato il 16 aprile 1970 alla Camera dei deputati in occasione del dibattito sulla fiducia al III governo Rumor, Cinque lune, Roma 1970.
  • Le regioni con la D.C., Cinque lune, Roma 1970.
  • La difficile alleanza. Discorsi dal palazzo e nei dintorni, Cinque lune, Roma 1983.
  • L'immaginaria corsa per il potere, Orlandi, Roma 1989.
  • Il taglio della balena e la deriva. Breve dialogo sui travisamenti con qualche annotazione per gli amici dispersi o dovunque acquartierati, Stella, Ancona 1996.
  • Fuori campo con memoria, Casa della stampa, Bagni di Tivoli 2001.
  • Potere discreto. Cinquant'anni con la Democrazia cristiana, Marsilio, Venezia 2008.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Resoconto dell'interrogatorio in aula, Corriere.it, Forlani cade dalle nuvole: non sapevo, di Goffredo Buccini, 18 dicembre 1993
  2. ^ Forlani vicino al fine-pena
  3. ^ Forlani: ingiusto ma berrò la mia cicuta
  4. ^ Forlani assolto in appello
  5. ^ Forlani: "un arbitro resta sopra le parti", Corriere della Sera, 16 gennaio 1992, p. 7. URL consultato il 2 febbraio 2012.
  6. ^ Sebastiano Messina, Forlani, la fine della pena è vicina. Fui condannato come Pinocchio, la Repubblica, 25 febbraio 2002, p. 6. URL consultato il 2 febbraio 2012..[6680] - Riunione della direzione del Pci: fine del compromesso storico | RadioRadicale.it
  7. ^ Dall'articolo dell'11/03/2011 su http://www.liberoquotidiano.it a firma di Giampaolo Pansa:"Quando Gianfranco Piazzesi, e non il sottoscritto come molti pensano, cominciò a chiamarlo il Coniglio Mannaro, non s’inalberò e continuò a mostrare la sua calma olimpica." http://www.liberoquotidiano.it/news//688290/Caro-paranoico-Bocchino--ma-dove-vive--Il-falco-finiano-ci-accusa-di-stalking.html

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
Francesco Cossiga 18 ottobre 1980 - 28 giugno 1981 Giovanni Spadolini
Predecessore Ministro degli Esteri della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
Mariano Rumor 29 luglio 1976 - 4 agosto 1979 Franco Malfatti
Predecessore Ministro della Difesa della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
Giulio Andreotti 23 novembre 1974 - 29 luglio 1976 Vito Lattanzio
Predecessore Ministro delle Partecipazioni Statali della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
Giorgio Bo 12 dicembre 1968 - 5 agosto 1969 Franco Malfatti
Predecessore Ministro senza portafoglio Successore Emblem of Italy.svg
ruolo condiviso 5 agosto 1969 - 11 novembre 1969
con delega ai rapporti con l'ONU
ruolo condiviso I
ruolo condiviso 4 agosto 1983 - 17 aprile 1987
con rango di Vicepresidente del Consiglio
ruolo condiviso II
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