Antonio Di Pietro

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Monogramma della Camera dei deputati Parlamento Italiano
Camera dei deputati
On. Antonio Di Pietro

Luogo nascita Montenero di Bisaccia (CB)
Data nascita 2 ottobre 1950 (1950-10-02) (58 anni)
Luogo morte
Data morte
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Professione Avvocato penalista
Partito Italia dei Valori
Legislatura XV, XVI
Gruppo Italia dei Valori
Coalizione Pd-IdV
Circoscrizione Veneto 2 (XV), Molise (XVI)
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Senatore a vita
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Incarichi parlamentari
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Senato della Repubblica
Sen. Antonio Di Pietro
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Titolo di studio
Professione
Partito I Democratici (fino al 19 giugno 2000)

Italia dei Valori (dal 20 giugno 2000)

Legislatura XIII (dal 17 novembre 1997)
Gruppo Misto
Coalizione L'Ulivo
Circoscrizione Toscana
Regione {{{regione}}}
Collegio 3 - Mugello
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Senatore a vita
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Incarichi parlamentari

1ª Commissione permanente (Affari Costituzionali)

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Antonio Di Pietro (Montenero di Bisaccia, 2 ottobre 1950) è un politico ed ex magistrato italiano.

Ha fatto parte del pool di Mani Pulite come pubblico ministero; nel 1996 è entrato in politica, e nel 1998[1] ha fondato il movimento Italia dei Valori.

Indice

[modifica] I primi anni

Dopo aver conseguito un diploma di perito elettronico, a 21 anni emigra in Baviera (Germania); la sua giornata si suddivide fra un lavoro da operaio lucidatore di metalli in una fabbrica metalmeccanica e un altro, il pomeriggio, in una segheria.

Tornato in Italia, nel 1973, inizia gli studi all'Università di Milano presso la facoltà di giurisprudenza, mentre lavora come impiegato civile dell'Aeronautica Militare. Nel 1978 termina gli studi universitari conseguendo la laurea[2] - voto 108/110 - con una tesi in Diritto Costituzionale su «L'attuazione della Costituzione a trent'anni dalla promulgazione»; l'anno successivo, attraverso un pubblico concorso, assume le funzioni di segretario comunale in alcuni comuni del Comasco.

Nel 1980 vince un concorso della Polizia di Stato per Commissario e frequenta la Scuola Superiore di Polizia. Successivamente viene inviato al IV distretto come responsabile della Polizia Giudiziaria.

Nel 1981, sempre alternando lavoro e studio, vince il concorso di uditore giudiziario: è assegnato, con funzione di Sostituto Procuratore, alla Procura della Repubblica di Bergamo.

[modifica] Il periodo in magistratura

[modifica] Il pool di mani pulite e tangentopoli

Per approfondire, vedi la voce Mani Pulite.

Nel 1985 passa alla Procura della Repubblica di Milano, dove si occupa soprattutto di reati contro la pubblica amministrazione. Si fa notare per la sua padronanza degli strumenti informatici, che gli consente una notevole velocizzazione delle indagini e un efficiente collegamento dei dati processuali. In questo modo, all'epoca di Tangentopoli, può svolgere una notevolissima mole di lavoro. Nel 1989 il Ministero di Grazia e Giustizia lo nomina consulente per l'informazione e membro di alcune Commissioni ministeriali per la riorganizzazione informatizzata dei servizi della pubblica amministrazione.

Quale pubblico ministero di punta del cosiddetto Pool di Mani Pulite, composto anche da altri magistrati come Gherardo Colombo, Piercamillo Davigo, Ilda Boccassini e Armando Spataro, coordinati da Francesco Saverio Borrelli, ha messo sotto inchiesta per corruzione centinaia di politici locali e nazionali, tra cui alcune figure politiche di primo piano, come il segretario del Partito Socialista Italiano, Bettino Craxi.


[modifica] Le dimissioni

Il 6 dicembre del 1994, poco prima che si riuscisse a tenere alla Procura di Milano l'interrogatorio dell'allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, indagato per corruzione, si dimetterà clamorosamente dalla magistratura. La spiegazione resa all'epoca fu quella di voler evitare "di essere tirato per la giacca", ma sul dettaglio si susseguirono nel tempo dallo stesso interessato varie versioni: Di Pietro prima addusse l'esigenza che i veleni sul suo conto - dal "poker d'assi" di Rino Formica al dossier de "Il Sabato", dall'inchiesta del GICO sull'autosalone di via Salomone alle indagini bresciane attivate dalle denunce degli inquisiti - non danneggiassero l'immagine della Procura di Milano[3]. Successivamente lamentò come ragione scatenante la fuga di notizie sul mandato di cattura a Berlusconi, reso noto durante la conferenza di Napoli sul crimine transnazionale mentre Di Pietro si trovava a Parigi per rogatorie internazionali[4].

Una sentenza[5] assolutoria nei confronti di diversi imputati, tra cui Paolo Berlusconi e Cesare Previti, accusati di aver fatto indebite pressioni affinché Di Pietro abbandonasse la magistratura, ha sostenuto che Di Pietro si fosse già determinato a lasciare la toga, presumibilmente per darsi alla politica, quando venne avanzata la richiesta di interrogare Silvio Berlusconi. La sentenza afferma anche che alcuni fatti ascrivibili al magistrato potevano presentare rilevanza disciplinare.[6][7][8]

[modifica] L'inchiesta di Brescia

Dopo questi anni da protagonista della magistratura italiana, sono partite contro di lui diverse indagini giudiziarie, tutte risolte in assoluzioni piene o archiviazioni. Nel 1995 viene indagato dal sostituto procuratore di Brescia Fabio Salamone, ipotizzando reati di concussione e abuso d'ufficio in seguito a dichiarazioni rese dal generale Cerciello (sotto accusa in un processo sulla corruzione della guardia di finanza)[9], ma il giudice per le indagini preliminari archivia il procedimento[10].

Una seconda indagine viene aperta sempre a Brescia sulla base di affermazioni dall'avvocato Carlo Taormina (allora difensore del generale Cerciello) [11][12], la testimonianza di Giancarlo Gorrini e dossier anonimi su presunti traffici illeciti tra l'ex pm e una società di assicurazioni[13]. L'inchiesta successivamente prende una strada completamente diversa e il pm Salamone arriva ad ipotizzare un complotto finalizzato a far dimettere Di Pietro per mezzo di ricatti e dossier anonimi. Per fare luce sulla vicenda il pm interroga gli ispettori ministeriali Dinacci e De Biase, i ministri Alfredo Biondi[14], Cesare Previti[15] e il presidente del consiglio Silvio Berlusconi[16], mentre suo fratello Paolo viene indagato per estorsione[17]. Secondo le ricostruzioni dei pm tutto sarebbe iniziato dopo che fu recapitato a Silvio Berlusconi un invito a comparire dalla procura di Milano il 21 novembre 1994: Previti avrebbe telefonato all'ispettore ministeriale Dinacci e l'avrebbe messo in contatto con Gorrini il quale si sarebbe presentato lo stesso giorno all'ispettorato per presentare le sue documentazioni contro Di Pietro. Questo avveniva il 23 novembre 1994. Il 29 il ministro Alfredo Biondi ha ordinato di aprire l'inchiesta su Di Pietro. Il 6 dicembre Di Pietro annuncia le dimissioni ed il 10 l'inchiesta viene archiviata. È allora che Salamone mette sotto controllo diversi telefoni e dalle telefonate di Gorrini sulla vicenda emerge il nome di Paolo Berlusconi, suo conoscente e l'incriminazione per lo stesso[18]. Successivamente vengono incriminati anche Cesare Previti, Sergio Cusani per estorsione[19] e lo stesso Silvio Berlusconi per estorsione ed attentato ai diritti politici del cittadino[20]. In questa inchiesta emerge l'esistenza di un dossier del SISDE su Di Pietro chiamato "Achille"[21][22].

Dopo le indagini si arriva ad un processo con imputati Previti, Paolo Berlusconi e gli ispettori ministeriali che indagarono sul Di Pietro. Il 18 ottobre 1996 mentre è ancora in corso il processo sul presunto complotto contro Di Pietro la procura generale di Brescia rimuove dall'incarico i pm Salamone e Bonfigli per una presunta "grave inimicizia" con Di Pietro (che comunque non era imputato) che "giunge al livello di pervicace odio privato[23]". Il successivo ricorso in cassazione di Salamone contro la decisione della procura viene respinto[24]. Il 21 gennaio 1997 il procuratore che sostiene la pubblica accusa in sostituzione di Salamone (Raimondo Giustozzi) rinuncia ad interrogare i testimoni convocati dall'accusa e chiede subito l'assoluzione per tutti gli imputati [25]. Istanza che viene accolta dal giudice.

[modifica] La carriera politica

[modifica] La prima chiamata in politica

Subito dopo le elezioni del 27 marzo 1994, Silvio Berlusconi gli chiede di abbandonare la magistratura e di entrare a far parte del suo governo come Ministro dell'Interno[26].

Quando il Governo Berlusconi I era in formazione, ci furono una serie di incontri tra Silvio Berlusconi e Di Pietro, in virtù dei quali Berlusconi affermò che il magistrato era interessato a una posizione ministeriale in un eventuale governo del Polo[27]. Ciò non si verificò, a detta di Berlusconi, a causa dell'intervento dissuasivo di Scalfaro su Borrelli e di quest'ultimo su Di Pietro[27].

Di Pietro, invece, ha sostenuto che, pur dichiarandosi lusingato di fronte a numerosi giornalisti, non accettò perché preferiva continuare il suo lavoro di magistrato, seguendo il consiglio offertogli da Francesco Saverio Borrelli (che avrebbe rivolto, con analogo successo, lo stesso consiglio a Piercamillo Davigo, cui Ignazio La Russa avrebbe offerto il ministero della giustizia). In effetti, in quel periodo era frequente il tentativo di arricchire le squadre di governo con personaggi beniamini del pubblico in ragione del tentativo di moralizzazione politica condotto mediante il loro ruolo di pubblici accusatori[28].

Secondo quanto affermato da Cesare Previti nel 1995, a Di Pietro era stato offerto il ministero degli Interni e quest'ultimo aveva manifestato la sua disponibilità[29]. Le affermazioni di Previti contrastano con quelle fatte da Berlusconi durante l'ultima campagna elettorale e nel 1996, quando sostenne di non aver avuto il tempo di formulare l'offerta in questione, poiché Di Pietro lo aveva già messo al corrente del fatto che gli era stato sconsigliato di accettare l'offerta[27].

Nel luglio del 1995 in un interrogatorio presso la procura di Brescia circa i suoi rapporti con Di Pietro, Silvio Berlusconi riferì di aver proposto al magistrato la direzione dei servizi segreti[30][31].

Anni dopo, nella campagna elettorale del 2008, Berlusconi ha negato di aver offerto un Ministero a Di Pietro[32][33].

[modifica] Ministro dei Lavori pubblici

Nel 1996 chiamato da Romano Prodi accetta di divenire ministro nel suo Governo sostenuto dalla coalizione dell'Ulivo, appena insediatosi dopo la vittoria nelle elezioni politiche di aprile.

L'incarico affidatogli è il Ministero dei Lavori pubblici, ma decide di presentare le sue dimissioni dopo sei mesi, il giorno dopo in cui gli viene notificata da Brescia una nuova indagine nei suoi confronti (avviso di garanzia). Prodi respinge le dimissioni, ma Di Pietro non vuole tornare sui suoi passi. Verrà poi assolto dai 27 capi di accusa in tutti e dieci i processi perché il fatto non sussiste[26].[34]

[modifica] Elezione al Senato ed al Parlamento Europeo

A fine 1997 si tengono alcune elezioni suppletive; Di Pietro viene candidato da Massimo D'Alema l'Ulivo per il seggio al senato del collegio uninominale del Mugello, in Toscana, vacante in seguito alle dimissioni di Pino Arlacchi, vincitore nella precedente votazione con il 66,5% dei voti. Gli avversari, Giuliano Ferrara per la coalizione di Silvio Berlusconi, Sandro Curzi per Rifondazione comunista, che nel 1996 non si era presentata da sola, e Franco Checcacci per la Lega Nord, vengono battuti da Di Pietro, che ottiene il 67,8% dei voti. Diventa così senatore e, come indipendente, aderisce al gruppo misto.

Dopo alcuni mesi, nel marzo 1998, fonda, con Elio Veltri, la di lui moglie e l'amica di famiglia Silvana Mura (oggi parlamentare e capogruppo IDV) un suo movimento, Italia dei Valori, che vede l'adesione anche di altri parlamentari, e insieme a loro forma un sottogruppo. Dopo la caduta del Governo Prodi I dell'ottobre del 1998, si verificano dei cambiamenti nell'assetto dei partiti alleati. Di Pietro è un sostenitore di Romano Prodi, lo considera come unico punto di riferimento, aderisce al progetto dei Democratici, che intende portare avanti l'idea unitaria formale dei partiti che sono a fondamento dell'Ulivo. Così nel febbraio 1999 viene deciso lo scioglimento del giovane movimento, per farlo confluire, insieme ad altre formazioni politiche, in quello di Prodi. Di Pietro viene scelto per svolgere l'importante ruolo di responsabile organizzativo.

I Democratici debuttano alle elezioni europee dello stesso anno, ottenendo il 7,7% dei voti e sette seggi, e Di Pietro viene eletto eurodeputato con funzioni di Presidente di Delegazione del Parlamento europeo dapprima per le relazioni con il Sud America, poi per l’Asia centrale ed infine per il Sudafrica.

[modifica] Italia dei Valori

In seguito a ripetuti dissidi con la linea portata avanti da Arturo Parisi, leader del partito, con il culmine nello strappo avvenuto quando Di Pietro sceglie di non votare la fiducia al nuovo governo Amato, il 27 aprile 2000 si separa dai Democratici. Rifonda quindi Italia dei Valori come partito autonomo nel settembre 2000, sempre con l'obiettivo di portare avanti le proprie battaglie politiche, mettendo sempre in primo piano temi come la valorizzazione e l'affermazione della legalità e la necessità di trasparenza amministrativa e a livello politico.

Pur d'accordo nel contrastare la coalizione guidata da Silvio Berlusconi, per le elezioni politiche del 2001 Di Pietro non riesce a trovare un accordo e si presenta quindi da solo alla competizione elettorale. Tuttavia non risulterà eletto, non riuscendo a spuntarla nel collegio uninominale in Molise e non superando, con la sua lista al proporzionale, la soglia del 4%, seppur di poco (3,9%).

[modifica] Il 'tentato' Nuovo Ulivo

Alla vigilia delle elezioni europee del 2004, Di Pietro aderisce all'appello di Prodi di presentarsi sotto un unico simbolo nel nome dell'Ulivo. Ma non tutti sono d'accordo con l'ingresso di Di Pietro (il fronte dell'opposizione è guidato dai socialisti dello SDI). E così nasce una nuova intesa elettorale con Achille Occhetto: insieme presentano la Lista Società Civile, Di Pietro-Occhetto, Italia dei Valori.

Nel suo simbolo, la lista inserisce la dicitura "Per il Nuovo Ulivo", con un piccolo ramoscello d'ulivo, per sottolineare la chiara intenzione di partecipare alla rinascita e al rafforzamento della coalizione. Prodi, in un primo momento, plaude all'idea, ma poi Di Pietro e Occhetto (a campagna elettorale già avviata) sono costretti ad eliminare quel frammento del loro simbolo perché - dicono dalla coalizione - si potrebbe generare confusione fra gli elettori che potrebbero confonderlo con il "vero" Ulivo.

La lista, comunque, corre regolarmente alle elezioni, ma il progetto è un fallimento: raccoglie soltanto il 2,1%. Occhetto abbandona immediatamente l'alleanza, cedendo il seggio di parlamentare europeo in favore del giornalista Giulietto Chiesa (come aveva anticipato prima delle elezioni) e conservando quindi il suo seggio al Senato.

Di Pietro viene rieletto al Parlamento europeo nella circoscrizione sud, dopo aver ricevuto in tutta Italia quasi 200 mila preferenze. Iscritto al gruppo parlamentare dell'Alleanza dei Democratici e Liberali per l'Europa; membro della Conferenza dei presidenti di delegazione; della Commissione giuridica; della Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni; della Delegazione per le relazioni con il Sudafrica.

[modifica] L'ingresso nell'Unione e le primarie

Intanto, nasce la nuova coalizione di centrosinistra, chiamata L'Unione, che si apre ai contributi di Italia dei Valori e di Rifondazione Comunista.

Il nuovo schieramento debutta alle elezioni regionali dell'aprile 2005: IdV ne è parte integrante in tutte le 14 regioni chiamate al voto, ma il partito conferma il suo trend negativo, raggranellando soltanto l'1,8% dei voti.

Prodi, in vista delle elezioni politiche del 2006, lancia l'idea delle consultazioni primarie per la scelta del candidato premier. Il progetto va in porto, le primarie si organizzano e Di Pietro presenta subito la sua candidatura.

Le primarie si svolgono il 16 ottobre 2005 con sette candidati: Di Pietro è arrivato quarto, raccogliendo 142.143 voti (il 3,3% dei consensi), alle spalle di Romano Prodi, che ha ricevuto l'investitura di candidato premier della coalizione, di Fausto Bertinotti e Clemente Mastella.

[modifica] Ministro delle Infrastrutture

Antonio Di Pietro con i capogruppo dell'IdV Massimo Donadi e Felice Belisario al termine dei colloqui con il Presidente della Repubblica in occasione delle consultazioni per il nuovo governo.

Le elezioni politiche del 9 e 10 aprile 2006 fanno registrare un avanzamento dell'Italia dei Valori (che si attesta al 2,3% alla Camera e al 2,9% al Senato) grazie anche al buonissimo risultato conseguito in una circoscrizione tradizionalmente ostica per Di Pietro ed il centrosinistra, la Sicilia, in cui decisiva fu la presenza nelle liste dell'IdV di Leoluca Orlando, da un anno segretario regionale del movimento in terra sicula e che successivamente verrà nominato presidente del partito.

Il successo nelle consultazioni arride all'Unione ed il 17 maggio 2006 Di Pietro viene nominato Ministro delle Infrastrutture nel secondo Governo Prodi. Lascia l'incarico di europarlamentare per accettare quello di deputato nazionale.

In qualità di ministro delle infrastrutture, sospende la procedura di fusione tra la società autostrade e l'omonima spagnola Abertis, eccependo il danno economico che lo Stato avrebbe dall'esecuzione di tale piano.[35]

[modifica] La protesta sull'indulto

Nel luglio del 2006 scoppia una polemica all'interno della coalizione di governo che vede protagonista Di Pietro e il suo partito, contrari all'approvazione della parte del provvedimento di indulto che riguardava i reati finanziari. Il provvedimento è stato sostenuto, invece, in maniera trasversale da esponenti e partiti di entrambi gli schieramenti, esclusa la Lega Nord Padania, il Partito dei Comunisti Italiani (astenutosi perché contrario all'inserimento del voto di scambio tra i reati condonati) e gran parte di Alleanza Nazionale.

Si riteneva che tale indulto avrebbe avuto effetti su circa 12 mila carcerati, in seguito rivelatisi più di 20 mila. Di Pietro manifesta davanti a Palazzo Madama prima dell'approvazione del provvedimento al Senato, insieme alla Lega Nord, anch'essa contraria. La richiesta avanzata da Di Pietro, ma non accolta, è quella di escludere dall'indulto i reati finanziari, societari e di corruzione, anche in risposta ai recenti scandali come Bancopoli. Al contrario della Lega Nord, Di Pietro si è dichiarato a malincuore favorevole all'indulto come mezzo per svuotare le carceri per gli altri reati ma solo dopo un cambiamento della riforma Castelli "prima la riforma e poi l'indulto", secondo il programma dell'Ulivo.

Di Pietro pubblica sul suo sito web personale i nomi dei deputati che hanno votato a favore dell'indulto, tra i quali anche Rossi Gasparrini dell'Italia dei Valori, poi passata all'Udeur

Afferma Di Pietro:

« È sconcertante, davvero sconcertante, vedere l'Unione rinnegare nei fatti, con questo indulto, il programma che ha presentato ai cittadini e per cui è stata eletta. Il cittadino conta meno di zero, non può scegliere i suoi rappresentanti (con riferimento alla legge elettorale senza preferenze, ndr) e neppure vedere rispettato il programma di governo. A cosa serve l'istituzione parlamentare oggi? Quanto è lontana dagli elettori? È una domanda che noi politici dobbiamo farci e alla quale è necessario dare presto delle risposte. »

[modifica] Le elezioni 2008

In occasione delle elezioni politiche del 2008, Di Pietro entra in coalizione con il Partito Democratico. Il suo partito ottiene il 4,4% alla Camera dei Deputati e il 4,3% al Senato raddoppiando i suoi voti; l'ex magistrato sceglie di essere eletto nel natìo Molise, dove aveva raggiunto il miglior risultato in Italia, superando in entrambe le camere il Partito Democratico.

[modifica] Altre prese di posizione

  • Di Pietro si schiera insieme a Casini ed a tutta la Casa delle Libertà contro la rimozione del capo della polizia De Gennaro, responsabile della polizia in carica durante le violenze del G8,[36] adducendo come motivazione "non tanto il gesto ma le modalità di esecuzione",[37] ritenendo preferibile che non venisse prontamente allontanato, troppo veementemente, un capo della polizia indagato per istigazione alla falsa testimonianza,[38] allontanamento che Di Pietro definisce "una vendetta della sinistra massimalista".[39] Altri membri del suo partito in tale occasione si sono augurati che a De Gennaro venissero affidati altri prestigiosi incarichi, cosa puntualmente accaduta, con la nomina a capo del gabinetto da parte di Amato.[40]
  • Di Pietro dichiara di opporsi alla riforma sulle intercettazioni che, a suo dire, avrebbe come obiettivo l'imbavagliamento dei giornalisti e la limitazione dei poteri della magistratura.
  • L'ex magistrato sostiene le ragioni di Europa 7, che da tempo cerca di ottenere le frequenze per trasmettere, situazione per la quale lo Stato Italiano ha ricevuto comunicazione di costituzione in mora da parte della Comunità europea in data 19 luglio 2006 [2005/5086 C(2006) 3321][41].
  • In seguito alla condanna in primo grado di Salvatore Cuffaro per favoreggiamento semplice, ha scritto al Presidente del Consiglio, Romano Prodi, chiedendo la sospensione di diritto di Cuffaro, ai sensi della legge 19 marzo 1990, n. 55.[42]
  • Nel 2008, dopo le dimissioni di Mastella da Ministro della Giustizia, ha scritto a Romano Prodi, che aveva preso l'interim. In questa lettera, ha denunciato le nomine del Comitato direttivo della scuola della Magistratura di Benevento, a cui, fra gli ultimi atti che aveva compiuto come ministro, Mastella aveva nominato persone del suo collegio elettorale, fra cui l'avvocato difensore della moglie dello stesso Mastella.[43]
  • Annuncia l'adesione di IdV all'iniziativa della rivista MicroMega per la manifestazione nazionale del 8 luglio 2008 in Piazza Navona, contro le cosiddette "Leggi canaglia", denominata No Cav Day.

[modifica] Indagini giudiziarie

Il 3 febbraio 2009 Di Pietro è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Roma con l'accusa di Offesa all'Onore o al Prestigio del Presidente della Repubblica[44] (articolo 278 del codice penale). L'atto è conseguente alla denuncia presentata il 31 gennaio dall'Unione delle Camere Penali Italiane, secondo la cui lettura dei fatti Di Pietro, nel corso del suo intervento durante la manifestazione organizzata dallAssociazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia il 28 gennaio 2008 a Piazza Farnese, non si sarebbe limitato a criticare il comportamento del Presidente Napolitano, ma avrebbe attribuito un atteggiamento mafioso ai suoi silenzi[45].
Dal canto suo, Di Pietro ha risposto dal suo blog definendo l'iniziativa "Una mossa puramente politica [...] da parte del professore Oreste Dominioni, che sostiene di "non essere amico di questo o di quel governo", ma che è anche avvocato di famiglia Berlusconi oltre che Presidente dell'Unione delle Camere Penali"[46], invitando anche a rivedere il video del suo intervento al fine di verificare come l'affermazione "il silenzio è mafioso" fosse inserita nella frase "Non siamo d'accordo sull'oblio che le istituzioni hanno nei confronti di questi familiari delle vittime. Vediamo le vittime del terrorismo, della mafia, della criminalità che vengono dimenticate ed abbandonate a sé stesse. Lo possiamo dire, o no? Rispettosamente! Ma il rispetto è una cosa, il silenzio un'altra: il silenzio uccide, il silenzio è mafioso, il silenzio è un comportamento mafioso.".[47] Proprio in virtù di ciò il 13 febbraio 2009 la Procura della Repubblica di Roma, per mezzo del Procuratore Giovanni Ferrara e del PM Giancarlo Amato, ha richiesto l'archiviazione[48], ritenendo che:

« "Una lettura attenta del complessivo intervento dell'onorevole Di Pietro consente di escludere che i riferimenti al 'silenzio mafioso' abbiano avuto quale destinatario il presidente della Repubblica. [...] Dovendosi esse [le affermazioni riferite al Capo dello Stato, NdR] invece inquadrarsi nell'esercizio di un legittimo diritto di critica che è consentito anche nei confronti delle più alte cariche dello Stato se espresso in forme continenti (qui senz'altro ravvisabili), nessuna offesa all'onore ovvero al prestigio del capo dello Stato possono essere ipotizzate. Da qui la ritenuta impossibilità di configurare la fattispecie prevista dall'articolo 278 c.p. e la conseguente decisione di non richiedere l'apposita autorizzazione prevista dall'art.313 primo comma c.p. nei confronti dell'indagato" »

[modifica] Di Pietro e Internet

A partire dal mese di gennaio del 2006 Di Pietro tiene un blog personale. Tra le iniziative di spicco, oltre alla pubblicazione di riflessioni personali, alla pubblicizzazione delle iniziative e degli incontri nazionali del partito e alla spiegazione della linea politica che egli segue, ha riproposto la spiegazione di tutte le decisioni prese all'interno del Consiglio dei Ministri sotto forma di videoclip ospitate su YouTube, partire col CdM del 19 gennaio 2007 (e pubblicato poi sul blog il 22 gennaio).

Il 28 febbraio 2007 ha annunciato sul suo blog di aver aperto uno spazio per l'Italia dei Valori nella comunità virtuale Second Life, avendo acquistato un'isola su cui ha piantato la bandiera del partito. In seguito l'area è stata allestita con nuove costruzioni e, a partire dal 26 marzo 2007, è sede per le riunioni di IDV AGORÀ, gruppo di avatar di Second Life che si riconosce negli ideali di Italia dei Valori. Il 12 luglio 2007 Antonio Di Pietro tiene la prima conferenza stampa ufficiale del partito su Second Life, davanti all'avatar di numerosi giornalisti e simpatizzanti che hanno interagito, ponendo domande anche per verificare che non fosse una registrazione.

[modifica] Aspetti controversi

Anche se ha sostenuto l'importanza di candidare solo persone che non sono mai state condannate dalla giustizia, il suo partito, Italia dei Valori, ha candidato uomini come Pancho Pardi, ex sostenitore del movimento della sinistra extraparlamentare Potere operaio, condannato ad un mese di carcere per "Manifestazione non autorizzata"[49]. Tuttavia già prima di candidarsi con l'IDV si era dissociato pubblicamente da tale passato violento.[49] Inoltre, nel 2006 ha candidato uomini come il senatore Sergio De Gregorio, personaggio controverso che già era stato candidato a Napoli per Forza Italia e, pochi giorni dopo la sua elezione è passato di nuovo al centrodestra e dal giugno 2007 indagato dalla Procura antimafia di Napoli per i reati di riciclaggio e favoreggiamento della camorra. Nel febbraio 2008 è stato iscritto nel registro degli indagati della Procura di Roma per il reato di corruzione. Antonio Di Pietro si è fatto antesignano di un modo diverso di fare politica, lontano da forme di sottogoverno. Tuttavia su questo fronte sono stati sollevati rilievi[50] nei confronti, ad esempio, di Sergio Scicchitano, avvocato personale[51] di Di Pietro[52] che svolge il ruolo di liquidatore giudiziale della Federconsorzi e consigliere di amministrazione dell'Anas; è inoltre presidente di Lazio Service.

Antonio Di Pietro da molti anni viene aspramente criticato per la gestione personalistica e familistica del suo partito Italia Dei Valori. Tra i più critici si registrano il quotidiano Il Giornale, la rivista Panorama (entrambi di proprietà della famiglia Berlusconi) e RadioRadicale.it, il sito web dell'emittente radiofonica Radio Radicale. Proprio quest'ultima il 9 febbraio 2008 pubblica un'inchiesta [53], chiamata L'Italia Dei Valori Immobiliari, contenente interviste a Francesco Romano (ex segretario Idv di Catanzaro), a Elio Veltri (ex socio di Antonio Di Pietro), ed a Laura Maragnani, giornalista di Panorama.

Nell'aprile 2009 il Parlamento Europeo ha confermato (654 voti favorevoli, 11 contrari e 13 astenuti) l'immunità parlamentare a vantaggio di Di Pietro, bloccando la causa civile per diffamazione intentatagli dal giudice Filippo Verde a seguito di un articolo pubblicato sul sito dell'Italia dei Valori. Infatti, nel commentare il processo pendente dinanzi al Tribunale di Milano per la vicenda IMI-SIR/Lodo Mondadori, Di Pietro affermava che Verde era stato accusato di corruzione per aver accettato una tangente al fine di "aggiustare" una sentenza[54]. In effetti, Filippo Verde non è mai stato coinvolto nella vicenda processuale del Lodo Mondadori, mentre lo è stato nel processo IMI-SIR, nell'ambito del quale era stato assolto da tutte le imputazioni contestategli. L'unico italiano che si è espresso con voto contrario è stato Roberto Fiore[55].

Sul proprio sito personale, Di Pietro ha pubblicato una serie di risposte alle accuse più popolarmente rivoltegli, in una pagina denominata ["Calunnie, solo calunnie"] [56]. La pagina è stata pubblicata anche sul giornale Libero di Vittorio Feltri (giornale vicino alle opinioni politiche del centro-destra), in quanto ideale risposta ad un editoriale scritto da Feltri stesso giorni prima.

Un'altra inchiesta sul partito è stata pubblicata nell'aprile 2009 dall'associazione Casa della Legalità e della Cultura Onlus[57], nella quale si denuncia il comportamento incoerente dell'Italia Dei Valori relativamente agli scandali avvenuti in Liguria, Campania, Abruzzo e Toscana. Sempre dalla stessa associazione, viene riportato un dossier a cura di Simonetta Castiglion, dal titolo Fatti concreti vs Parole svuotate[58] nel quale l'autrice cerca di mettere in luce tutte le contraddizioni, presunte o reali, del partito di Antonio Di Pietro.

[modifica] Note

  1. ^ Storia in .pdf dell'Italia dei Valori su italiadeivalori.antoniodipietro.com
  2. ^ Durante una puntata di Porta a porta, lo stesso Berlusconi ha negato la validità della laurea conseguita da Di Pietro, sostenendo che gli è stata data dai servizi segreti: cfr. ((http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2006/01_Gennaio/30/pop_laurea.shtml)). Per tutta risposta Antonio Di Pietro ha pubblicato sul suo blog la pergamena del suo titolo di studio, con tanto di commento polemico.
  3. ^ http://archiviostorico.corriere.it/1995/dicembre/13/Dossier_dei_Servizi_Pietro__co_0_9512139646.shtml
  4. ^ http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1996/11/27/di-pietro-disse-me-ne.html
  5. ^ Tribunale di Brescia del 29 gennaio 1997
  6. ^ http://archiviostorico.corriere.it/1997/marzo/12/Gorrini_disse_vero_Pietro__co_0_97031214950.shtml
  7. ^ http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=272664&START=1&2col=
  8. ^ http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1997/03/12/poco-corretto-il-pm-di-pietro.html
  9. ^ http://archiviostorico.corriere.it/1995/aprile/08/Pietro_indagato_abuso_ufficio_co_0_9504082573.shtml
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[modifica] Bibliografia

[modifica] Voci correlate

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Pietro Lunardi (Infrastrutture e Trasporti) 17 maggio 2006 - 8 maggio 2008 Altero Matteoli (Infrastrutture e Trasporti) I
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