Antonio Di Pietro

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Stemma della Camera dei deputati Parlamento Italiano
Camera dei deputati
On. Antonio Di Pietro

Luogo nascita Montenero di Bisaccia, (Campobasso)
Data nascita 2 ottobre 1950
Luogo morte
Data morte
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Professione Avvocato penalista
Partito Italia dei Valori
Legislatura XV, XVI Legislatura
Gruppo Italia dei Valori
Coalizione Pd-IdV
Circoscrizione Veneto 2 (XV), Molise (XVI)
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Senatore a vita
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Incarichi parlamentari
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Antonio Di Pietro (Montenero di Bisaccia2 ottobre 1950) è un politico e ex magistrato italiano.

Come magistrato ha fatto parte del pool di Mani Pulite; nel 1996 è entrato in politica, e nel 1998 ha fondato il movimento Italia dei Valori.

Indice

[modifica] I primi anni

Dopo aver conseguito un diploma di perito elettronico, a 21 anni emigra in Baviera (Germania); la sua giornata si suddivide fra un lavoro da operaio in una fabbrica metalmeccanica e un altro, il pomeriggio, in una segheria.

Tornato in Italia, nel 1973, inizia gli studi all'Università di Milano presso la facoltà di giurisprudenza, mentre lavora come impiegato civile dell'Aeronautica Militare. Nel 1978 termina gli studi universitari laureandosi in giurisprudenza (con voto 108/110); l'anno successivo, attraverso un pubblico concorso, assume le funzioni di segretario comunale in alcuni comuni del Comasco.

Nel 1980 vince un concorso della Polizia di Stato per Commissario e viene assunto alla Scuola Superiore di Polizia. Successivamente viene inviato al IV distretto come responsabile della Polizia Giudiziaria.

Nel 1981, sempre alternando lavoro e studio, vince un nuovo concorso, questa volta in Magistratura: è assegnato, con funzione di Sostituto Procuratore, alla Procura della Repubblica di Bergamo.

[modifica] Il periodo in magistratura

[modifica] Il pool di mani pulite e tangentopoli

Per approfondire, vedi la voce Mani Pulite.

Nel 1985 passa alla Procura della Repubblica di Milano, dove si occupa soprattutto di reati contro la pubblica amministrazione. Si fa notare per la sua padronanza degli strumenti informatici, che gli consente una notevole velocizzazione delle indagini e un efficiente collegamento dei dati processuali. In questo modo, all'epoca di Tangentopoli, può svolgere una notevolissima mole di lavoro. Nel 1989 il Ministero di Grazia e Giustizia lo nomina consulente per l'informazione e membro di alcune Commissioni ministeriali per la riorganizzazione informatizzata dei servizi della pubblica amministrazione.

Quale pubblico ministero di punta del cosiddetto Pool di Mani Pulite, composto anche da altri magistrati come Gherardo Colombo, Piercamillo Davigo, Ilda Boccassini e Armando Spataro, coordinati da Francesco Saverio Borrelli, ha messo sotto inchiesta per corruzione centinaia di politici locali e nazionali, tra cui alcune figure politiche di primo piano, tra cui il segretario del Partito Socialista Italiano Bettino Craxi.

Subito dopo le elezioni del 27 marzo 1994, Silvio Berlusconi gli chiede di abbandonare la magistratura e di entrare a far parte del suo governo come Ministro dell'Interno[1]. Di Pietro, pur dichiarandosi lusingato di fronte a numerosi giornalisti, non accetta e preferisce continuare il suo lavoro di magistrato. Anni dopo, nella campagna elettorale del 2008 Berlusconi ha negato di aver offerto un Ministero a Di Pietro.

[modifica] Le dimissioni

Il 6 dicembre del 1994, poco prima che si riuscisse a tenere alla Procura di Milano l'interrogatorio dell'allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, indagato per corruzione, si dimetterà clamorosamente dalla magistratura. La spiegazione resa all'epoca fu quella di voler evitare "di essere tirato per la giacca", ma sul dettaglio si susseguirono nel tempo dallo stesso interessato varie versioni: Di Pietro prima addusse l'esigenza che i veleni sul suo conto - dal "poker d'assi" di Rino Formica al dossier de "Il Sabato", dall'inchiesta del GICO sull'autosalone di via Salomone alle indagini bresciane attivate dalle denunce degli inquisiti - non danneggiassero l'immagine della Procura di Milano[2]. Successivamente lamentò come ragione scatenante la fuga di notizie sul mandato di cattura a Berlusconi, reso noto durante la conferenza di Napoli sul crimine transnazionale mentre Di Pietro si trovava a Parigi per rogatorie internazionali[citazione necessaria]. La reazione a tali ricostruzioni oscillanti fu un gelido "con Di Pietro non siamo passati mai oltre il lei"[3], pronunciato dal suo ex superiore Francesco Saverio Borrelli sulla sedia del testimone al processo di Brescia.

[modifica] L'inchiesta di Brescia e i retroscena sulle dimissioni

Dopo questi anni di protagonismo, sono partite contro di lui diverse indagini giudiziarie, tutte risolte in assoluzioni piene o archiviazioni. Nel 1995 viene indagato dal sostituto procuratore di Brescia Fabio Salamone, ipotizzando reati di concussione e abuso d'ufficio in seguito a dichiarazioni rese dal generale Cerciello (sotto accusa in un processo sulla corruzione della guardia di finanza)[4], ma il giudice per le indagini preliminari archivia il procedimento[5].

Una seconda indagine viene aperta sempre a Brescia sulla base di affermazioni dall'avvocato Carlo Taormina (allora difensore del generale Cerciello) [6][7], la testimonianza di Giancarlo Gorrini e dossier anonimi su presunti traffici illeciti tra l'ex pm e una società di assicurazioni[8]. L'inchiesta successivamente prende una strada completamente diversa e il pm Salamone arriva ad ipotizzare un complotto finalizzato a far dimettere Di Pietro per mezzo di ricatti e dossier anonimi. Per fare luce sulla vicenda il pm interroga gli ispettori ministeriali Dinacci e De Biase, i ministri Alfredo Biondi[9], Cesare Previti[10] e il presidente del consiglio Silvio Berlusconi[11], mentre suo fratello Paolo viene indagato per estorsione[12]. Secondo le ricostruzioni dei pm tutto iniziò il giorno dell'avviso di garanzia a Silvio Berlusconi mentre partecipava alla conferenza dell'Onu sulla criminalità, Previti avrebbe telefonato all'ispettore ministeriale Dinacci e l'avrebbe messo in contatto con Gorrini il quale si sarebbe presentato lo stesso giorno all'ispettorato per presentare le sue documentazioni contro Di Pietro. Questo avveniva il 23 novembre. Il 29 il ministro Alfredo Biondi ha ordinato di aprire l'inchiesta su Di Pietro. Il 6 ottobre Di Pietro annuncia le dimissioni ed il 10 l'inchiesta viene archiviata. È allora che Salamone mette sotto controllo diversi telefoni e dalle telefonate di Gorrini sulla vicenda emerge il nome di Paolo Berlusconi, suo conoscente e l'incriminazione per lo stesso[13]. Successivamente vengono incriminati anche Cesare Previti, Sergio Cusani per estorsione[14] e lo stesso Silvio Berlusconi per estorsione ed attentato ai diritti politici del cittadino[15]. In questa inchiesta emerge l'esistenza di un dossier del SISDE su Di Pietro chiamato "Achille".[16][17].
Il 18 Ottobre 1996 mentre è ancora in corso il processo sul presunto complotto contro Di Pietro la procura generale di Brescia rimuove dall'incarico i pm Salamone e Bonfigli per una presunta "grave inimicizia" con Di Pietro che "giunge al livello di pervicace odio privato"[18] e il successivo ricorso in cassazione di Salamone contro la decisione della procura non gli da ragione[19]. Il 21 gennaio 1997 il procuratore che prende il posto di Salamone (Raimondo Giustozzi) chiede subito l'assoluzione per tutti gli imputati[20] ed è quello che avverrà successivamente.

[modifica] La carriera politica

[modifica] La prima chiamata in politica

Nel 1994, quando il Governo Berlusconi I era in formazione, Silvio Berlusconi propose a Di Pietro il ministero dell'Interno; Di Pietro rifiutò in quanto intendeva proseguire il suo lavoro in Magistratura. Tuttavia, durante la campagna elettorale per le Politiche del 2006, l'ex premier ha rinnegato di aver mai fatto tale offerta (venendo però smentito da Pierferdinando Casini)[citazione necessaria]. Nel luglio del 1995 in un interrogatorio presso la procura di Brescia circa i suoi rapporti con Di Pietro, Silvio Berlusconi riferì di aver proposto al magistrato la direzione dei servizi segreti[21][22].

[modifica] Ministro dei Lavori pubblici

Nel 1996 chiamato da Romano Prodi accetta di divenire ministro nel suo Governo sostenuto dalla coalizione dell'Ulivo, appena insediatosi dopo la vittoria nelle elezioni politiche di aprile.

L'incarico affidatogli è il Ministero dei Lavori pubblici, ma decide di presentare le sue dimissioni dopo sei mesi, il giorno dopo in cui gli viene notificata da Brescia una nuova indagine nei suoi confronti (avviso di garanzia). Prodi respinge le dimissioni, ma Di Pietro non vuole tornare sui suoi passi. Verrà poi assolto dai 27 capi di accusa in tutti e dieci i processi perché il fatto non sussiste[1].

[modifica] Elezione al Senato ed al Parlamento Europeo

A fine 1997 si tengono le elezioni suppletive e Di Pietro accetta la candidatura per un seggio al senato offerta dall'Ulivo al collegio uninominale del Mugello in Toscana, dove nella precedente votazione la coalizione aveva vinto con il 66,5% dei consensi. Gli avversari, Giuliano Ferrara per la coalizione di Silvio Berlusconi, Sandro Curzi per Rifondazione comunista, che nel 1996 non si era presentata da sola, e il candidato della Lega Nord, vengono battuti da Di Pietro, che ottiene il 67,8% dei voti. Diventa così senatore e, come indipendente, aderisce al gruppo misto.

Dopo alcuni mesi, nel marzo 1998, fonda un suo movimento, Italia dei Valori, che vede l'adesione anche di altri parlamentari, e insieme a loro forma un sottogruppo. Dopo la caduta del Governo Prodi I dell'ottobre del 1998, si verificano dei cambiamenti nell'assetto dei partititi alleati. Di Pietro è un sostenitore di Romano Prodi, lo considera come unico punto di riferimento, aderisce al progetto dei Democratici, che intende portare avanti l'idea unitaria formale dei partiti che sono a fondamento dell'Ulivo. Così nel febbraio 1999 viene deciso lo scioglimento del giovane movimento, per farlo confluire, insieme ad altre formazioni politiche, in quello di Prodi. Di Pietro viene scelto per svolgere l'importante ruolo di responsabile organizzativo.

I Democratici debuttano alle elezioni europee dello stesso anno, ottenendo il 7,7% dei voti e sette seggi, e Di Pietro viene eletto eurodeputato con funzioni di Presidente di Delegazione del Parlamento europeo dapprima per le relazioni con il Sud America, poi per l’Asia centrale ed infine per il Sudafrica.

[modifica] Italia dei Valori

In seguito a ripetuti dissidi con la linea portata avanti da Arturo Parisi, leader del partito, con il culmine nello strappo avvenuto quando Di Pietro sceglie di non votare la fiducia al nuovo governo Amato, il 27 aprile 2000 si separa dai Democratici. Rifonda quindi Italia dei Valori come partito autonomo nel settembre 2000, sempre con l'obiettivo di portare avanti le proprie battaglie politiche, mettendo sempre in primo piano temi come la valorizzazione e l'affermazione della legalità e la necessità di trasparenza amministrativa e a livello politico.

Pur d'accordo nel contrastare la coalizione guidata da Silvio Berlusconi, per le elezioni politiche del 2001 Di Pietro non riesce a trovare un accordo e si presenta quindi da solo alla competizione elettorale. Tuttavia non risulterà eletto, non riuscendo a spuntarla nel collegio uninominale in Molise e non superando, con la sua lista al proporzionale, la soglia del 4%, seppur di poco (3,9%).

[modifica] Il 'tentato' Nuovo Ulivo

Alla vigilia delle elezioni europee del 2004, Di Pietro aderisce all'appello di Prodi di presentarsi sotto un unico simbolo nel nome dell'Ulivo. Ma non tutti sono d'accordo con l'ingresso di Di Pietro (il fronte dell'opposizione è guidato dai socialisti dello SDI). E così nasce una nuova intesa elettorale con Achille Occhetto: insieme presentano la Lista Società Civile, Di Pietro-Occhetto, Italia dei Valori.

Nel suo simbolo, la lista inserisce la dicitura "Per il Nuovo Ulivo", con un piccolo ramoscello d'ulivo, per sottolineare la chiara intenzione di partecipare alla rinascita e al rafforzamento della coalizione. Prodi, in un primo momento, plaude all'idea, ma poi Di Pietro e Occhetto (a campagna elettorale già avviata) sono costretti ad eliminare quel frammento del loro simbolo perché - dicono dalla coalizione - si potrebbe generare confusione fra gli elettori che potrebbero confonderlo con il "vero" Ulivo.

La lista, comunque, corre regolarmente alle elezioni, ma il progetto è un fallimento: raccoglie soltanto il 2,1%. Occhetto abbandona immediatamente l'alleanza, cedendo il seggio di parlamentare europeo in favore del giornalista Giulietto Chiesa (come aveva anticipato prima delle elezioni) e conservando quindi il suo seggio al Senato.

Di Pietro viene rieletto al Parlamento europeo nella circoscrizione sud, dopo aver ricevuto in tutta Italia quasi 200 mila preferenze. Iscritto al gruppo parlamentare dell'Alleanza dei Democratici e Liberali per l'Europa; membro della Conferenza dei presidenti di delegazione; della Commissione giuridica; della Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni; della Delegazione per le relazioni con il Sudafrica.

[modifica] L'ingresso nell'Unione e le primarie

Intanto, nasce la nuova coalizione di centrosinistra, chiamata L'Unione, che si apre ai contributi di Italia dei Valori e di Rifondazione Comunista.

Il nuovo schieramento debutta alle elezioni regionali dell'aprile 2005: IdV ne è parte integrante in tutte le 14 regioni chiamate al voto, ma il partito conferma il suo trend negativo, raggranellando soltanto l'1,8% dei voti.

Prodi, in vista delle elezioni politiche del 2006, lancia l'idea delle consultazioni primarie per la scelta del candidato premier. Il progetto va in porto, le primarie si organizzano e Di Pietro presenta subito la sua candidatura.

Le primarie si svolgono il 16 ottobre 2005 con sette candidati: Di Pietro è arrivato quarto, raccogliendo 142.143 voti (il 3,3% dei consensi), alle spalle di Romano Prodi, che ha ricevuto l'investitura di candidato premier della coalizione, di Fausto Bertinotti e Clemente Mastella.

[modifica] Ministro delle Infrastrutture

Le elezioni politiche del 9 e 10 aprile 2006 fanno registrare un avanzamento dell'Italia dei Valori (che si attesta al 2,3% alla Camera e al 2,9% al Senato) grazie anche al buonissimo risultato conseguito in una circoscrizione tradizionalmente ostica per Di Pietro ed il centrosinistra, la Sicilia, in cui decisiva fu la presenza nelle liste dell'IdV di Leoluca Orlando, da un anno segretario regionale del movimento in terra sicula e che successivamente verrà nominato presidente del partito.

Il successo nelle consultazioni arride all'Unione ed il 17 maggio 2006 Di Pietro viene nominato Ministro delle Infrastrutture nel secondo Governo Prodi. Lascia l'incarico di europarlamentare per accettare quello di deputato nazionale.

[modifica] La protesta sull'indulto

A luglio del 2006 scoppia una polemica all'interno della coalizione di governo che vede protagonista Di Pietro e il suo partito, contrari all'approvazione di una parte del provvedimento di indulto sostenuto, invece, in maniera trasversale da esponenti e partiti di entrambi gli schieramenti, esclusa la Lega Nord Padania, il Partito dei Comunisti Italiani (astenutosi perché contrario all'inserimento del voto di scambio tra i reati condonati) e gran parte di Alleanza Nazionale.

Si riteneva che tale indulto avrebbe avuto effetti su circa 12 mila carcerati, in seguito rivelatisi più di 20 mila. Di Pietro manifesta davanti a Palazzo Madama prima dell'approvazione del provvedimento al Senato, insieme alla Lega Nord, anch'essa contraria. La richiesta avanzata da Di Pietro, ma non accolta, è quella di escludere dall'indulto i reati finanziari, societari e di corruzione, anche in risposta ai recenti scandali come Bancopoli. Al contrario della Lega Nord, Di Pietro si è dichiarato a malincuore favorevole all'indulto come mezzo per svuotare le carceri per gli altri reati ma solo dopo un cambiamento della riforma Castelli "prima la riforma e poi l'indulto", secondo il programma dell'Ulivo.

Di Pietro pubblica sul suo sito web personale i nomi dei deputati che hanno votato a favore dell'indulto.

Afferma Di Pietro:

« È sconcertante, davvero sconcertante, vedere l'Unione rinnegare nei fatti, con questo indulto, il programma che ha presentato ai cittadini e per cui è stata eletta. Il cittadino conta meno di zero, non può scegliere i suoi rappresentanti (con riferimento alla legge elettorale senza preferenze, ndr) e neppure vedere rispettato il programma di governo. A cosa serve l'istituzione parlamentare oggi? Quanto è lontana dagli elettori? È una domanda che noi politici dobbiamo farci e alla quale è necessario dare presto delle risposte. »

[modifica] Le elezioni 2008

In occasione delle elezioni politiche del 2008, Di Pietro entra in coalizione con il Partito Democratico. Il suo partito ottiene il 4.4% alla Camera dei Deputati e il 4.3% al Senato; l'ex magistrato sceglie di essere eletto in Molise.

[modifica] Altre prese di posizione

  • Di Pietro si schiera insieme a Casini ed a tutta la Casa delle Libertà contro la rimozione del capo della polizia De Gennaro, responsabile della polizia in carica durante le violenze del G8,[23] adducendo come motivazione "non tanto il gesto ma le modalità di esecuzione",[24] ritenendo preferibile che non venisse prontamente allontanato, troppo veementemente, un capo della polizia indagato per istigazione alla falsa testimonianza,[25] allontanamento che Di Pietro definisce "una vendetta della sinistra massimalista"}.[26] Altri membri del suo partito in tale occasione si sono augurati che a De Gennaro venissero affidati altri prestigiosi incarichi, cosa puntualmente accaduta, con la nomina a capo del gabinetto da parte di Amato.[27]
  • Di Pietro dichiara di opporsi alla riforma sulle intercettazioni che, a suo dire, avrebbe come obiettivo l'imbavagliamento dei giornalisti e la limitazione dei poteri della magistratura.
  • L'ex magistrato sostiene le ragioni di Europa 7, che da tempo cerca di avere frequenze televisive per trasmettere.
  • Contrario al divieto di diffusione di informazioni ottenute con le intercettazioni dei politici e comuni cittadini, si schiera però contro le intercettazioni della magistratura. A proposito delle intercettazioni dei magistrati ad opera dei servizi segreti, dichiara a Radio Popolare il 5-7-2007 che "è ovvio che i dipendenti seguano ordini dei loro capi", indicando che per i membri dei servizi che indagavano sulla magistratura, qualcuno doveva aver loro dato questo incarico.
  • In seguito alla condanna in primo grado di Salvatore Cuffaro per favoreggiamento semplice, ha scritto al Presidente del Consiglio, Romano Prodi, chiedendo la sospensione di diritto di Cuffaro, ai sensi della legge 19 marzo 1990, n. 55.[28]
  • Nel 2008, dopo le dimissioni di Mastella da Ministro della Giustizia, ha scritto a Romano Prodi, che aveva preso l'interim. In questa lettera, ha denunciato le nomine del Comitato direttivo della scuola della Magistratura di Benevento, a cui, fra gli ultimi atti che aveva compiuto come ministro, Mastella aveva nominato persone del suo collegio elettorale, fra cui l'avvocato difensore della moglie dello stesso Mastella.[29]

[modifica] Di Pietro e Internet

Comprendendo prima di molti altri politici italiani le potenzialità comunicative di Internet inteso come nuovo media d'informazione per raggiungere il cittadino e l'elettore, a partire dal mese di gennaio del 2006 apre un blog personale. Tra le iniziative di spicco, oltre alla pubblicazione di riflessioni personali, alla pubblicizzazione delle iniziative e degli incontri nazionali del partito e alla spiegazione della linea politica che esso segue, ha riproposto la spiegazione di tutte le decisioni prese all'interno del Consiglio dei Ministri sottoforma di videoclip ospitate su YouTube, partire col CdM del 19 gennaio 2007 (e pubblicato poi sul blog il 22 gennaio).

Il 28 febbraio 2007 ha annunciato sul suo blog di aver aperto uno spazio per l'Italia dei Valori nella comunità virtuale Second life, avendo acquistato un'isola su cui ha piantato la bandiera del partito. In seguito l'area è stata allestita con nuove costruzioni e, a partire dal 26 marzo 2007, è sede per le riunioni di IDV AGORÀ, gruppo di avatar di Second Life che si riconosce negli ideali di Italia dei Valori. Il 12 luglio 2007 Antonio Di Pietro tiene la prima conferenza stampa ufficiale del partito su Second Life, davanti all'avatar di numerosi giornalisti e simpatizzanti che hanno interagito ponendo domande anche per verificare che non fosse una registrazione.

[modifica] Onorificenze

Cavaliere Ordine al merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria

Cavaliere Ordine al merito della Repubblica Italiana

— Roma, 2 giugno 1996


Predecessore: Presidente Italia dei Valori Successore: [[Immagine:{{{immagine}}}|30x30px]]
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II
III
IV
V
VI
VII
VIII
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MPE italiano Gruppo Lista di elezione Partito italiano Area Preferenze
1999 - 2004

2004 - mag 2006

ELDR

ALDE

I Democratici

Di Pietro-Occhetto

I Democratici, IDV

IDV

Sud

Sud

316.943

63.549

[modifica] note

  1. ^ a b Antonio Di Pietro. Giovanni Valentini (a cura di) Intervista su Tangentopoli. Laterza. ISBN 8842061875
  2. ^ http://archiviostorico.corriere.it/1995/dicembre/13/Dossier_dei_Servizi_Pietro__co_0_9512139646.shtml
  3. ^ http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=211522, PERNA GIANCARLO, Il moralista che ama le “Mercedes”, “il Giornale” dell'8-10-2007
  4. ^ http://archiviostorico.corriere.it/1995/aprile/08/Pietro_indagato_abuso_ufficio_co_0_9504082573.shtml
  5. ^ http://archiviostorico.corriere.it/1995/luglio/04/Archiviato_caso_Pietro_Fiamme_gialle_co_8_950704605.shtml
  6. ^ http://archiviostorico.corriere.it/1995/giugno/03/Brescia_Pietro_una_nuova_inchiesta_co_0_95060310589.shtml
  7. ^ http://archiviostorico.corriere.it/1995/giugno/03/Brescia_altre_indagini_Pietro_co_8_950603665.shtml
  8. ^ http://archiviostorico.corriere.it/1995/giugno/07/Pago_debiti_Rea_spinto_dall_co_8_950607801.shtml
  9. ^ http://archiviostorico.corriere.it/1995/giugno/22/Biondi_per_tre_ore_davanti_co_0_95062213611.shtml
  10. ^ http://archiviostorico.corriere.it/1995/giugno/26/Previti_mai_fatto_nome_mister_co_0_95062611921.shtml
  11. ^ http://archiviostorico.corriere.it/1995/luglio/25/anche_Berlusconi_Salamone_co_0_9507251993.shtml
  12. ^ http://archiviostorico.corriere.it/1995/luglio/19/Paolo_Berlusconi_oggi_Salamone_Torna_co_0_950719013.shtml
  13. ^ http://archiviostorico.corriere.it/1995/luglio/20/NOINDC_co_0_950720558.shtml
  14. ^ http://archiviostorico.corriere.it/1995/ottobre/10/Caso_Pietro_indagato_Previti_co_0_9510104416.shtml
  15. ^ http://archiviostorico.corriere.it/1996/gennaio/12/Bloccate_Pietro_Berlusconi_indagato_co_0_9601123668.shtml
  16. ^ http://archiviostorico.corriere.it/1995/dicembre/13/Dossier_dei_Servizi_Pietro__co_0_9512139646.shtml
  17. ^ http://archiviostorico.corriere.it/1996/gennaio/11/Pietro_Sisde_sotto_inchiesta_co_0_9601114446.shtml
  18. ^ http://archiviostorico.corriere.it/1996/ottobre/18/Rimosso_Salamone_Odia_Pietro__co_0_961018275.shtml
  19. ^ http://archiviostorico.corriere.it/1996/novembre/01/Giusto_estromettere_Salamone_Bonfigli__co_0_9611017226.shtml
  20. ^ http://archiviostorico.corriere.it/1997/gennaio/21/Contro_Pietro_nessun_complotto__co_0_970121353.shtml
  21. ^ http://archiviostorico.corriere.it/1995/luglio/26/Proposi_Pietro_servizi_segreti__co_8_9507262869.shtml
  22. ^ http://archiviostorico.corriere.it/1996/gennaio/17/voleva_fare_capo_dei_Servizi_co_0_960117660.shtml
  23. ^ http://www.youtube.com/watch?v=qCdDzO3Xhf4&mode=related&search=
  24. ^ http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=3756&sez=HOME_INITALIA
  25. ^ http://www.repubblica.it/2007/06/sezioni/politica/sostituzione-de-gennaro/de-gennaro-indagato/de-gennaro-indagato.html
  26. ^ http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=3756&sez=HOME_INITALIA
  27. ^ http://www.ilmanifesto.it/argomenti-settimana/articolo_afb0c0f7a2dc61cfbf28b47e60f0e337.html
  28. ^ http://qn.quotidiano.net/2008/01/24/60996-pietro_scrive_prodi_sospendere_subito_cuffaro.shtml
  29. ^ http://www.antoniodipietro.com/lettera_scuola_magistratura_benevento.pdf

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