Antonio Di Pietro

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Antonio Di Pietro
Antonio Di Pietro Siena 2010.JPG

Presidente dell'Italia dei Valori
Durata mandato 21 marzo 1998[1] –
28 giugno 2013
Predecessore carica non istituita
Successore carica vacante

Ministro dei Lavori Pubblici
Durata mandato 18 maggio 1996 –
20 novembre 1996
Presidente Romano Prodi
Predecessore Paolo Baratta
Successore Paolo Costa

Ministro delle Infrastrutture
Durata mandato 17 maggio 2006 –
8 maggio 2008
Presidente Romano Prodi
Predecessore Pietro Lunardi
Successore Altero Matteoli

Presidente Onorario dell'Italia dei Valori
Durata mandato 30 giugno 2013 –
in carica
Predecessore carica non istituita
Successore in carica

Dati generali
Partito politico Italia dei Valori (1998-99; dal 2000)
Precedenti:
I Democratici (1998-2000)
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Professione Ex pubblico ministero, avvocato penalista
on. Antonio Di Pietro
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Luogo nascita Montenero di Bisaccia (CB)
Data nascita 2 ottobre 1950 (63 anni)
Partito Italia dei Valori
Legislatura XV, XVI
Gruppo Italia dei Valori
Coalizione PD-IdV
Circoscrizione Veneto 2 (XV),
Molise (XVI)
sen. Antonio Di Pietro
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Partito Dem (fino al 19 giugno 2000)

IdV (dal 20 giugno 2000)

Legislatura XIII (dal 17 novembre 1997)
Gruppo Misto
Coalizione L'Ulivo
Circoscrizione Toscana
Collegio 3 - Mugello
Incarichi parlamentari

1ª Commissione permanente (Affari Costituzionali)

Pagina istituzionale
Antonio Di Pietro
Monogramma del Parlamento Europeo
Unione europea
Parlamento europeo
Partito I Democratici (V)
Italia dei Valori (V-VI)
Legislatura V, VI
Gruppo Europa dei Liberali, Democratici e Riformatori (V)
Alleanza dei Liberali e Democratici Europei (VI)
Circoscrizione Italia meridionale
Pagina istituzionale

Antonio Di Pietro (Montenero di Bisaccia, 2 ottobre 1950) è un politico, avvocato ed ex magistrato italiano.

Ha fatto parte del pool di Mani pulite come sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Milano; nel 1996 è entrato in politica, e nel 1998[1] ha fondato il partito Italia dei Valori.

Dal punto di vista ideologico Di Pietro dichiara di essere di estrazione cattolica e di non essere né di destra né di sinistra, in un rifuggire dagli estremi che lo porta a considerarsi un liberale e un uomo di centro[2].

I primi anni[modifica | modifica sorgente]

Dopo aver conseguito un diploma di perito elettronico, nel 1971 a 21 anni emigra a Böhmenkirch, in Baden-Württemberg (Germania); la sua giornata si suddivide fra un lavoro da operaio lucidatore di metalli in una fabbrica metalmeccanica e un altro, il pomeriggio, in una segheria.

Tornato in Italia, nel 1973, inizia gli studi all'Università degli Studi di Milano presso la facoltà di giurisprudenza, mentre lavora come impiegato civile dell'Aeronautica Militare. Nel 1978 termina gli studi universitari conseguendo la laurea[3]; l'anno successivo, attraverso un pubblico concorso, assume le funzioni di segretario comunale in alcuni comuni del comasco.

Nel 1980 vince un concorso della Polizia di Stato per Commissario e frequenta la Scuola Superiore di Polizia. Successivamente viene inviato al IV distretto come responsabile della Polizia Giudiziaria. Nel 1981, sempre alternando lavoro e studio, vince il concorso di uditore giudiziario: è assegnato, con funzione di Sostituto Procuratore, alla Procura della Repubblica di Bergamo.

Il periodo in magistratura[modifica | modifica sorgente]

Il pool di Mani Pulite e Tangentopoli[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mani pulite.

Nel 1985 passa alla Procura della Repubblica di Milano, dove si occupa soprattutto di reati contro la pubblica amministrazione. Si fa notare per la sua padronanza degli strumenti informatici, che gli consente una notevole velocizzazione delle indagini e un efficiente collegamento dei dati processuali. In questo modo, all'epoca di Tangentopoli, può svolgere una notevolissima mole di lavoro. Nel 1989 il Ministero di Grazia e Giustizia lo nomina consulente per l'informazione e membro di alcune commissioni ministeriali per la riorganizzazione informatizzata dei servizi della pubblica amministrazione.

Nel 1991, in un articolo pubblicato sul mensile milanese Società civile, Di Pietro sostenne che la tangente data al politico dall'imprenditore in cambio dell'appalto costituiva un sistema così pervasivo da rappresentare la norma, nella Milano degli anni novanta; la tangente, che egli chiamava «dazione ambientale», a suo parere veniva oramai data talmente per scontata che praticamente non era necessario né chiederla né proporla: era automatica, «ambientale», appunto.

« Più che di corruzione o di concussione, si deve parlare di dazione ambientale, ovvero di una situazione oggettiva in cui chi deve dare il denaro non aspetta più nemmeno che gli venga richiesto; egli, ormai, sa che in quel determinato ambiente si usa dare la mazzetta o il pizzo e quindi si adegua[4]»

Le prove di quanto affermato in quell'articolo arriveranno con l'arresto di Mario Chiesa, il primo tassello di un gigantesco "effetto domino" che dette l'avvio alla fine della I Repubblica. Quale pubblico ministero di punta del cosiddetto Pool di Mani pulite, composto anche da altri magistrati come Gherardo Colombo, Piercamillo Davigo, Ilda Boccassini e Armando Spataro, coordinati da Francesco Saverio Borrelli, ha messo sotto inchiesta per corruzione centinaia di politici locali e nazionali, tra cui alcune figure politiche di primo piano, come il segretario del Partito Socialista Italiano, Bettino Craxi.

In riferimento ai fatti di quegli anni, Di Pietro ha rivelato, durante la puntata dell'8 ottobre 2009 della trasmissione televisiva Annozero, che, pochi giorni prima della strage di via d'Amelio (19 luglio 1992), in seguito ad una nota riservata dei ROS che lo indicava come probabile obiettivo di un imminente attentato, fu messo sotto protezione ed espatriato in Costa Rica, sotto il falso nome di Marco Canale[5].

« C'era una riservata del ROS che diceva: "guardate che Borsellino e Di Pietro devono essere fatti fuori". Io vengo avvertito, tant'è che (...) a me viene dato un passaporto (...) di copertura a nome Marco Canale[6]»

Le dimissioni[modifica | modifica sorgente]

Il 6 dicembre del 1994, poco prima che si riuscisse a tenere alla Procura di Milano l'interrogatorio, che era previsto per il 26 novembre, dell'allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, indagato per corruzione, si dimetterà dalla magistratura. La spiegazione resa all'epoca fu quella di voler evitare "di essere tirato per la giacca", ma su questo dettaglio si ebbero nel tempo, da parte dello stesso Di Pietro, varie versioni: Di Pietro prima addusse l'esigenza che i veleni sul suo conto - dal "poker d'assi" di Rino Formica al dossier de "Il Sabato", dall'inchiesta del GICO sull'autosalone di via Salomone alle indagini bresciane attivate dalle denunce degli inquisiti - non danneggiassero l'immagine della Procura di Milano[7]. Successivamente lamentò come ragione scatenante la fuga di notizie sull' avviso di garanzia a Berlusconi, reso noto durante la conferenza di Napoli sul crimine transnazionale mentre Di Pietro si trovava a Parigi per rogatorie internazionali[8].

Una sentenza[9] assolutoria nei confronti di diversi imputati, tra cui Paolo Berlusconi e Cesare Previti, accusati di aver fatto indebite pressioni affinché Di Pietro abbandonasse la magistratura, ha sostenuto che Di Pietro si fosse già determinato a lasciare la toga, presumibilmente per darsi alla politica, quando venne avanzata la richiesta di interrogare Silvio Berlusconi. La sentenza afferma anche che alcuni fatti ascrivibili al magistrato potevano presentare rilevanza disciplinare[10][11][12].

La carriera politica[modifica | modifica sorgente]

La prima chiamata in politica[modifica | modifica sorgente]

Subito dopo le elezioni del 27 marzo 1994, Silvio Berlusconi gli chiede di abbandonare la magistratura e di entrare a far parte del suo governo come Ministro dell'Interno[13]. Quando il Governo Berlusconi I era in formazione, ci furono una serie di incontri tra Silvio Berlusconi e Di Pietro, falliti definitivamente il 7 maggio 1994, con l'ultimo no di Di Pietro a Berlusconi a qualunque incarico di governo[14][15].

Di Pietro di fronte a numerosi giornalisti ha sostenuto che, pur dichiarandosi lusingato, non accettò perché preferiva continuare il suo lavoro di magistrato, seguendo il consiglio di Francesco Saverio Borrelli (che avrebbe rivolto, con analogo successo, lo stesso consiglio a Piercamillo Davigo, cui Ignazio La Russa avrebbe offerto il ministero della giustizia). Secondo quanto affermato da Cesare Previti nel 1995, a Di Pietro era stato offerto il ministero degli Interni e quest'ultimo aveva manifestato la sua disponibilità[16]. Le affermazioni di Previti contrastano con quelle fatte da Berlusconi durante l'ultima campagna elettorale e nel 1996, quando sostenne di non aver avuto il tempo di formulare l'offerta in questione, poiché Di Pietro lo aveva già messo al corrente del fatto che gli era stato sconsigliato di accettare l'offerta.

Nel luglio del 1995 in un interrogatorio presso la procura di Brescia circa i suoi rapporti con Di Pietro, Silvio Berlusconi riferì di aver proposto al magistrato la direzione dei servizi segreti[17][18]. Anni dopo, nella campagna elettorale del 2008, Berlusconi ha negato di aver offerto un Ministero a Di Pietro[19].

Ministro dei Lavori pubblici nel Governo Prodi I[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi elezioni politiche 1996, Governo Prodi I e XIII Legislatura della Repubblica Italiana.

Nel 1996 chiamato da Romano Prodi accetta di divenire ministro nel suo Governo sostenuto dalla coalizione dell'Ulivo, appena insediatosi dopo la vittoria nelle elezioni politiche di aprile.

L'incarico affidatogli è il Ministero dei Lavori pubblici, ma decide di presentare le sue dimissioni dopo sei mesi, il giorno dopo in cui gli viene notificata da Brescia una nuova indagine nei suoi confronti (avviso di garanzia). Prodi respinge le dimissioni, ma Di Pietro non vuole tornare sui suoi passi. Verrà poi prosciolto dai 27 capi di accusa in tutti e dieci i processi perché il fatto non sussiste[13][20].

Elezione al Senato ed al Parlamento Europeo[modifica | modifica sorgente]

Il 20 giugno 1997 il senatore del PDS Pino Arlacchi è nominato vicesegretario generale delle Nazioni Unite[21]. Nelle settimane successive Massimo D'Alema d'intesa con Romano Prodi offrono a Di Pietro la possibilità di sostituire Arlacchi candidandosi per l'Ulivo nel collegio senatoriale del Mugello, in Toscana. Di Pietro accetta inaugurando così la sua attività politica[22].

Il 9 novembre 1997 si tengono dunque le elezioni suppletive che Di Pietro vince contro Giuliano Ferrara per la coalizione di Silvio Berlusconi, Sandro Curzi per il PRC, e Franco Checcacci per la Lega Nord, con il 67,8% dei voti[23]. Diventa così senatore e, come indipendente, aderisce al gruppo misto. Il neosenatore però lavora subito per la creazione di un gruppo parlamentare proprio, ma nel febbraio 1998 è costretto a rinunciarci preferendo lavorare alla creazione di un proprio movimento politico[24].

Nasce così, il 21 marzo seguente a Sansepolcro, Italia dei Valori. A fondare il movimento ci sono anche Elio Veltri, la cui moglie è l'amica di famiglia Silvana Mura (oggi parlamentare e capogruppo IDV) che vede l'adesione anche di altri parlamentari, e insieme a loro forma un sottogruppo[25]. Dopo la caduta del Governo Prodi I dell'ottobre del 1998, si verificano dei cambiamenti nell'assetto dei partiti alleati. Di Pietro è un sostenitore di Romano Prodi, lo considera come unico punto di riferimento, aderisce al progetto dei Democratici, che intende portare avanti l'idea unitaria formale dei partiti che sono a fondamento dell'Ulivo. Così nel febbraio 1999 viene deciso lo scioglimento del giovane movimento, per farlo confluire, insieme ad altre formazioni politiche, in quello di Prodi. Di Pietro viene scelto per svolgere l'importante ruolo di responsabile organizzativo.

I Democratici debuttano alle elezioni europee dello stesso anno, ottenendo il 7,7% dei voti e sette seggi, e Di Pietro viene eletto eurodeputato con funzioni di Presidente di Delegazione del Parlamento europeo dapprima per le relazioni con il Sud America, poi per l'Asia centrale ed infine per il Sudafrica.

Italia dei Valori[modifica | modifica sorgente]

In seguito a ripetuti dissidi con la linea portata avanti da Arturo Parisi, leader del partito, con il culmine nello strappo avvenuto quando Di Pietro sceglie di non votare la fiducia al nuovo governo Amato, il 27 aprile 2000 si separa dai Democratici. Rifonda quindi Italia dei Valori come partito autonomo nel settembre dello stesso anno, sempre con l'obiettivo di portare avanti le proprie battaglie politiche, mettendo sempre in primo piano temi come la valorizzazione e l'affermazione della legalità e la necessità di trasparenza amministrativa e a livello politico.

Pur d'accordo nel contrastare la coalizione guidata da Silvio Berlusconi, per le elezioni politiche del 2001 Di Pietro non riesce a trovare un accordo e si presenta quindi da solo alla competizione elettorale. Tuttavia non risulterà eletto, non riuscendo a spuntarla nel collegio uninominale in Molise e non superando, con la sua lista al proporzionale, la soglia del 4%, seppur di poco (3,9%).

Il 'tentato' Nuovo Ulivo e la rielezione al Parlamento europeo[modifica | modifica sorgente]

Alla vigilia delle elezioni europee del 2004, Di Pietro aderisce all'appello di Prodi di presentarsi sotto un unico simbolo nel nome dell'Ulivo. Ma non tutti sono d'accordo con l'ingresso di Di Pietro (il fronte dell'opposizione è guidato dai socialisti dello SDI). E così nasce una nuova intesa elettorale con Achille Occhetto: insieme presentano la Lista Società Civile, Di Pietro-Occhetto, Italia dei Valori.

Nel suo simbolo, la lista inserisce la dicitura "Per il Nuovo Ulivo", con un piccolo ramoscello d'ulivo, per sottolineare la chiara intenzione di partecipare alla rinascita e al rafforzamento della coalizione. Prodi, in un primo momento, plaude all'idea, ma poi Di Pietro e Occhetto (a campagna elettorale già avviata) sono costretti ad eliminare quel frammento del loro simbolo perché - dicono dalla coalizione - si potrebbe generare confusione fra gli elettori che potrebbero confonderlo con il "vero" Ulivo.

La lista, comunque, corre regolarmente alle elezioni, ma il progetto è un fallimento: raccoglie soltanto il 2,1%. Occhetto abbandona immediatamente l'alleanza, cedendo il seggio di parlamentare europeo in favore del giornalista Giulietto Chiesa (come aveva anticipato prima delle elezioni) e conservando quindi il suo seggio al Senato.

Di Pietro viene rieletto al Parlamento europeo nella circoscrizione sud, dopo aver ricevuto in tutta Italia quasi 200 000 preferenze. Iscritto al gruppo parlamentare dell'Alleanza dei Democratici e Liberali per l'Europa; membro della Conferenza dei presidenti di delegazione; della Commissione giuridica; della Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni; della Delegazione per le relazioni con il Sudafrica.

L'ingresso nell'Unione e il 4º posto alle primarie[modifica | modifica sorgente]

Intanto, nasce la nuova coalizione di centrosinistra, chiamata L'Unione, che si apre ai contributi di Italia dei Valori e di Rifondazione Comunista. Il nuovo schieramento debutta alle elezioni regionali dell'aprile 2005: IdV ne è parte integrante in tutte le 14 regioni chiamate al voto, ma il partito conferma il suo trend negativo, raggranellando soltanto l'1,8% dei voti.

Prodi, in vista delle elezioni politiche del 2006, lancia l'idea delle consultazioni primarie per la scelta del candidato premier. Il progetto va in porto, le primarie si organizzano e Di Pietro presenta subito la sua candidatura. Le primarie si svolgono il 16 ottobre 2005 con sette candidati: Di Pietro è arrivato quarto, raccogliendo 142.143 voti (il 3,3% dei consensi), alle spalle di Romano Prodi, che ha ricevuto l'investitura di candidato premier della coalizione, di Fausto Bertinotti e Clemente Mastella.

Ministro delle Infrastrutture nel Governo Prodi II[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi elezioni politiche italiane del 2006, Governo Prodi II e XV Legislatura della Repubblica Italiana.
Antonio Di Pietro con i capigruppo dell'IdV Massimo Donadi e Felice Belisario al termine dei colloqui con il Presidente della Repubblica in occasione delle consultazioni per il nuovo governo.

Le elezioni politiche del 9 e 10 aprile 2006 fanno registrare un avanzamento dell'Italia dei Valori (che si attesta al 2,3% alla Camera e al 2,9% al Senato) grazie anche al buonissimo risultato conseguito in una circoscrizione tradizionalmente ostica per Di Pietro ed il centrosinistra, la Sicilia, in cui decisiva fu la presenza nelle liste dell'IdV di Leoluca Orlando, da un anno segretario regionale del movimento in terra sicula e che successivamente verrà nominato presidente del partito.

Il successo nelle consultazioni arride all'Unione ed il 17 maggio 2006 Di Pietro viene nominato Ministro delle Infrastrutture nel secondo Governo Prodi. Lascia l'incarico di europarlamentare per accettare quello di deputato nazionale.

In qualità di ministro delle infrastrutture, sospende la procedura di fusione tra la società autostrade e l'omologa spagnola Abertis, eccependo il danno economico che lo Stato avrebbe avuto dall'esecuzione di tale piano[26].

La protesta sull'indulto[modifica | modifica sorgente]

Nel luglio del 2006 scoppia una polemica interna alla coalizione di governo, in particolare nei confronti del Ministro della Giustizia Clemente Mastella, a causa della forte contrarietà del partito di Di Pietro ad inserire i reati finanziari, societari e di corruzione all'interno del provvedimento di indulto[27]. Il provvedimento è sostenuto, invece, in maniera trasversale da esponenti e partiti di entrambi gli schieramenti, esclusa la Lega Nord, il Partito dei Comunisti Italiani e gran parte di Alleanza Nazionale.

Di Pietro manifesta davanti a Palazzo Madama prima dell'approvazione del provvedimento al Senato, insieme alla Lega Nord. Tuttavia, al contrario di tale partito, Di Pietro si è dichiarato a malincuore favorevole all'indulto come mezzo per svuotare le carceri solo dopo un cambiamento della riforma Castelli, come previsto dal programma dell'Ulivo.

Tali richieste non vengono accolte e Di Pietro pubblica polemicamente sul suo sito web personale i nomi dei deputati che hanno votato a favore dell'indulto[28], tra i quali anche Federica Rossi Gasparrini dell'Italia dei Valori, poi passata all'Udeur. Afferma Di Pietro:

« È sconcertante, davvero sconcertante, vedere l'Unione rinnegare nei fatti, con questo indulto, il programma che ha presentato ai cittadini e per cui è stata eletta. Il cittadino conta meno di zero, non può scegliere i suoi rappresentanti (con riferimento alla legge elettorale senza preferenze, ndr) e neppure vedere rispettato il programma di governo. A cosa serve l'istituzione parlamentare oggi? Quanto è lontana dagli elettori? È una domanda che noi politici dobbiamo farci e alla quale è necessario dare presto delle risposte. »

Le elezioni 2008[modifica | modifica sorgente]

Di Pietro nel 2010

In occasione delle elezioni politiche del 2008, Di Pietro entra in coalizione con il Partito Democratico. Il suo partito ottiene il 4,4% alla Camera dei Deputati e il 4,3% al Senato raddoppiando i suoi voti; l'ex magistrato sceglie di essere eletto nel natìo Molise, dove aveva raggiunto il miglior risultato in Italia, superando in entrambe le camere il Partito Democratico.

Le elezioni 2013 con Rivoluzione Civile e le dimissioni[modifica | modifica sorgente]

Nel 2013, in occasione delle elezioni politiche del 2013, decide di rinunciare a presentarsi con il suo partito per appoggiare la lista Rivoluzione Civile, guidata dal candidato premier ed ex magistrato Antonio Ingroia. Tuttavia i risultati delle elezioni non consentono a questa lista di superare le rispettive soglie di sbarramento per Camera e Senato, così Di Pietro resta fuori dal Parlamento[29].

Il 26 febbraio si dimette da presidente dell'Italia dei Valori[30] e il 2 maggio Rivoluzione Civile viene disciolta all'unanimità dai suoi costituenti.[31]

Il 28 giugno al Congresso dell'Italia dei Valori ufficializza le sue dimissioni da presidente del partito dichiarando di rimanere però militante dello stesso.[32] Il nuovo leader del movimento è Ignazio Messina.[33]

Le elezioni europee del 2014[modifica | modifica sorgente]

Nel febbraio 2014, nel corso del programma L'aria che tira, annuncia la sua candidatura alle Elezioni europee di maggio.

Altre prese di posizione[modifica | modifica sorgente]

  • Di Pietro si schiera insieme a Casini ed a tutta la Casa delle Libertà contro la rimozione del capo della polizia De Gennaro, responsabile della polizia in carica durante le violenze del G8, adducendo come motivazione "non tanto il gesto ma le modalità di esecuzione"[34], ritenendo preferibile che non venisse prontamente allontanato, troppo veementemente, un capo della polizia indagato per istigazione alla falsa testimonianza[35], allontanamento che Di Pietro definisce "una vendetta della sinistra massimalista"[34]. Altri membri del suo partito in tale occasione si sono augurati che a De Gennaro venissero affidati altri prestigiosi incarichi, cosa puntualmente accaduta, con la nomina a capo del gabinetto da parte di Amato[36].
  • Di Pietro dichiara di opporsi alla riforma sulle intercettazioni che, a suo dire, avrebbe come obiettivo l'imbavagliamento dei giornalisti e la limitazione dei poteri della magistratura.
  • L'ex magistrato sostiene le ragioni di Europa 7, che da tempo cerca di ottenere le frequenze per trasmettere, situazione per la quale lo Stato Italiano ha subito procedura di infrazione da parte della Comunità europea in data 19 luglio 2006 [2005/5086 C(2006) 3321][37].
  • In seguito alla condanna in primo grado di Salvatore Cuffaro per favoreggiamento semplice, ha scritto al Presidente del Consiglio, Romano Prodi, chiedendo la sospensione di diritto di Cuffaro, ai sensi della legge 19 marzo 1990, n. 55[38].
  • Nel 2008, dopo le dimissioni di Mastella da Ministro della Giustizia, ha scritto a Romano Prodi, che aveva preso l'interim. In questa lettera, ha denunciato le nomine del Comitato direttivo della Scuola della Magistratura di Benevento, a cui, fra gli ultimi atti che aveva compiuto come ministro, Mastella aveva nominato persone del suo collegio elettorale, fra cui l'avvocato difensore della moglie dello stesso Mastella[39].
  • Annuncia l'adesione di IdV all'iniziativa della rivista MicroMega per la manifestazione nazionale dell'8 luglio 2008 in Piazza Navona, contro le cosiddette "Leggi canaglia", denominata No Cav Day.
  • La sua posizione riguardo al reato di immigrazione è cambiata diverse volte. Egli è passato dal considerarlo giusto (arrivando ad affermare che alcuni immigrati "meriterebbero il taglio degli attributi" e a sostenere pene detentive fino a tre anni nei confronti degli immigrati irregolari) al contrastarlo (considerandolo la causa del sovraffollamento carcerario e dichiarando che gli immigrati "non possono essere considerati di serie B, ma devono avere gli stessi diritti e doveri, a cominciare da quelli elettorali, dei cittadini")[40][41][42]
  • Nel marzo 2010, in seguito alla firma del Presidente della Repubblica Napolitano sul decreto legge che avrebbe permesso la riammissione delle liste PdL nel Lazio e in Lombardia, Di Pietro affermò che bisognava valutare se ci fossero gli estremi per mettere sotto impeachment il Presidente della Repubblica in quanto, a suo dire, il Presidente della Repubblica aveva violato la Costituzione contribuendo alla stesura del testo. L'attacco suscitò la reazione sdegnata sia del governo, sia del resto dell'opposizione[43][44].
  • Dopo le proteste del Movimiento 15-M che il 15 ottobre 2011 sono degenerate in duri scontri a Roma, il 17 ottobre 2011 alcuni organi di informazione hanno attribuito ad Antonio Di Pietro la volontà di introdurre una nuova "Legge Reale"[45] per gestire situazioni di violenza durante le manifestazioni, mentre lo stesso Di Pietro ha subito respinto e smentito tali affermazioni[46].

Indagini giudiziarie e aspetti controversi[modifica | modifica sorgente]

Di Pietro nel maggio 2011

L'inchiesta di Brescia[modifica | modifica sorgente]

Dopo questi anni da protagonista della magistratura italiana, sono partite contro di lui diverse indagini giudiziarie, tutte risolte in assoluzioni piene o archiviazioni. Nel 1995 viene indagato dal sostituto procuratore di Brescia Fabio Salamone[47], ipotizzando reati di concussione e abuso d'ufficio in seguito a dichiarazioni rese dal generale Cerciello (sotto accusa in un processo sulla corruzione della guardia di finanza[48]) ma il giudice per le indagini preliminari archivia il procedimento[49].

Una seconda indagine viene aperta sempre a Brescia sulla base di affermazioni dall'avvocato Carlo Taormina (allora difensore del generale Cerciello)[50][51], la testimonianza di Giancarlo Gorrini e dossier anonimi su presunti traffici illeciti tra l'ex pm e una società di assicurazioni[52]. L'inchiesta successivamente prende una strada completamente diversa e il pm Salamone arriva ad ipotizzare un complotto finalizzato a far dimettere Di Pietro per mezzo di ricatti e dossier anonimi. Per fare luce sulla vicenda il pm interroga gli ispettori ministeriali Dinacci e De Biase, i ministri Alfredo Biondi[53], Cesare Previti[54] e il presidente del consiglio Silvio Berlusconi[55], mentre suo fratello Paolo viene indagato per estorsione[56]. Secondo le ricostruzioni dei pm tutto sarebbe iniziato dopo che fu recapitato a Silvio Berlusconi un invito a comparire dalla procura di Milano il 21 novembre 1994: Previti avrebbe telefonato all'ispettore ministeriale Dinacci e l'avrebbe messo in contatto con Gorrini il quale si sarebbe presentato lo stesso giorno all'ispettorato per presentare le sue documentazioni contro Di Pietro. Questo avveniva il 23 novembre 1994. Il 29 il ministro Alfredo Biondi ha ordinato di aprire l'inchiesta su Di Pietro.

Il 6 dicembre Di Pietro annuncia le dimissioni ed il 10 l'inchiesta viene archiviata. È allora che Salamone mette sotto controllo diversi telefoni e dalle telefonate di Gorrini sulla vicenda emerge il nome di Paolo Berlusconi, suo conoscente e l'incriminazione per lo stesso[57]. Successivamente vengono incriminati anche Cesare Previti, Sergio Cusani per estorsione[58] e lo stesso Silvio Berlusconi per estorsione ed attentato ai diritti politici del cittadino[59]. In questa inchiesta emerge l'esistenza di un dossier del SISDE su Di Pietro chiamato "Achille"[7][60].

Dopo le indagini si arriva ad un processo con imputati Previti, Paolo Berlusconi e gli ispettori ministeriali che indagarono sul Di Pietro. Il 18 ottobre 1996, mentre è ancora in corso il processo sul presunto complotto contro Di Pietro, la procura generale di Brescia rimuove dall'incarico i pm Salamone e Bonfigli per una presunta "grave inimicizia" con Di Pietro (che comunque non era imputato) che "giunge al livello di pervicace odio privato[61]". Il successivo ricorso in cassazione di Salamone contro la decisione della procura viene respinto[62]. Il 21 gennaio 1997 il procuratore che sostiene la pubblica accusa in sostituzione di Salamone (Raimondo Giustozzi) rinuncia ad interrogare i testimoni convocati dall'accusa e chiede subito l'assoluzione per tutti gli imputati[63]. Istanza che viene accolta dal giudice.

Accusa di offesa e attacchi verso Napolitano[modifica | modifica sorgente]

Il 3 febbraio 2009 Di Pietro è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Roma con l'accusa di Offesa all'Onore o al Prestigio del Presidente della Repubblica[64] (articolo 278 del codice penale). L'atto è conseguente alla denuncia presentata il 31 gennaio dall'Unione delle Camere Penali Italiane, secondo la cui lettura dei fatti Di Pietro, nel corso del suo intervento durante la manifestazione organizzata dall'Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia il 28 gennaio 2008 a Piazza Farnese, non si sarebbe limitato a criticare il comportamento del Presidente Napolitano, ma avrebbe attribuito un atteggiamento mafioso ai suoi silenzi[65].

Dal canto suo, Di Pietro ha risposto dal suo blog definendo l'iniziativa "Una mossa puramente politica [...] da parte del professore Oreste Dominioni, che sostiene di "non essere amico di questo o di quel governo", ma che è anche avvocato di famiglia Berlusconi oltre che Presidente dell'Unione delle Camere Penali"[66], invitando anche a rivedere il video del suo intervento al fine di verificare come l'affermazione "il silenzio è mafioso" fosse inserita nella frase "Non siamo d'accordo sull'oblio che le istituzioni hanno nei confronti di questi familiari delle vittime. Vediamo le vittime del terrorismo, della mafia, della criminalità che vengono dimenticate ed abbandonate a sé stesse. Lo possiamo dire, o no? Rispettosamente! Ma il rispetto è una cosa, il silenzio un'altra: il silenzio uccide, il silenzio è mafioso, il silenzio è un comportamento mafioso."[67]. Proprio in virtù di ciò il 13 febbraio 2009 la Procura della Repubblica di Roma, per mezzo del Procuratore Giovanni Ferrara e del PM Giancarlo Amato, ha richiesto l'archiviazione[68], ritenendo che:

« "Una lettura attenta del complessivo intervento dell'onorevole Di Pietro consente di escludere che i riferimenti al 'silenzio mafioso' abbiano avuto quale destinatario il presidente della Repubblica. [...] Dovendosi esse [le affermazioni riferite al Capo dello Stato, NdR] invece inquadrarsi nell'esercizio di un legittimo diritto di critica che è consentito anche nei confronti delle più alte cariche dello Stato se espresso in forme continenti (qui senz'altro ravvisabili), nessuna offesa all'onore ovvero al prestigio del capo dello Stato possono essere ipotizzate. Da qui la ritenuta impossibilità di configurare la fattispecie prevista dall'articolo 278 c.p. e la conseguente decisione di non richiedere l'apposita autorizzazione prevista dall'art.313 primo comma c.p. nei confronti dell'indagato" »

Di Pietro è tornato ad attaccare il Presidente della Repubblica sostenendo che la bocciatura dei referendum sulla legge elettorale avvenuta il 12 gennaio 2012 da parte della Corte Costituzionale sarebbe stata una scelta non giuridica ma di favore per compiacere il Capo dello Stato e la sua «maggioranza inciucista». Giorgio Napolitano ha replicato immediatamente che si tratta di «un'insinuazione volgare e del tutto gratuita che denota solo scorrettezza istituzionale»[69][70].

Immunità parlamentare per diffamazione[modifica | modifica sorgente]

Nell'aprile 2009 il Parlamento Europeo ha confermato (654 voti favorevoli, 11 contrari e 13 astenuti) l'immunità parlamentare a vantaggio di Di Pietro, bloccando la causa civile per diffamazione intentatagli dal giudice Filippo Verde a seguito di un articolo pubblicato sul sito dell'Italia dei Valori. Nel commentare il processo pendente dinanzi al Tribunale di Milano per la vicenda IMI-SIR/Lodo Mondadori, Di Pietro affermava che Verde era stato accusato di corruzione per aver accettato una tangente al fine di "aggiustare" una sentenza[71]. In effetti, Filippo Verde non è mai stato coinvolto nella vicenda processuale del Lodo Mondadori, mentre lo è stato nel processo IMI-SIR, nell'ambito del quale era stato assolto da tutte le imputazioni contestategli. L'unico italiano che si è espresso con voto contrario è stato Roberto Fiore[72], europarlamentare di Forza Nuova. Ha invocato l'immunità parlamentare anche nel procedimento civile intentato da Salvatore Cuffaro presso il Tribunale di Palermo. In questo caso, il Tribunale non ha riconosciuto la sussistenza dei presupposti per l'insindacabilità delle proprie affermazioni ed ha condannato l'ex pm di mani pulite a risarcire Salvatore Cuffaro. La causa civile era stata avviata perché Di Pietro aveva linkato sul proprio sito internet, www.antoniodipietro.it , il video "Costanzo Show Cuffaro aggredisce Falcone" ed aveva affermato che Cuffaro avesse screditato Falcone. Il Tribunale di Palermo, con sentenza n. 1742/2013, ha riconosciuto che Cuffaro non aveva detto nulla contro Giovanni Falcone ed ha considerato diffamatorie le affermazioni di Antonio Di Pietro.

Sospensione dal Foro[modifica | modifica sorgente]

L'Ordine degli Avvocati di Bergamo, Foro presso il quale l'ex magistrato attualmente esercita la professione di avvocato, in data 7 luglio 2009, ha inflitto ad Antonio Di Pietro la sanzione della sospensione disciplinare per la violazione del divieto di assumere incarichi contro ex clienti di cui all'articolo 51 del codice deontologico della professione forense[73]. Il riferimento è al processo, svoltosi in Corte d'Assise a Campobasso, nel quale Di Pietro era il legale di parte civile per l'omicidio di Giuliana D'Ascenzo, compaesana di Montenero di Bisaccia, e nel quale imputato era Pasqualino Cianci, precedentemente assistito proprio da Di Pietro.

A cena con SISDE e CIA[modifica | modifica sorgente]

Nel 2010 vengono rese pubbliche alcune foto risalenti al 1992 che ritraggono Di Pietro a cena in una caserma dei carabinieri con alcuni esponenti dei servizi segreti, tra i quali Bruno Contrada che solo nove giorni dopo sarà arrestato e poi condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione di tipo mafioso[74]. Alla cena erano presenti anche alcuni agenti statunitensi della CIA[75].

CEPU[modifica | modifica sorgente]

Fondato nel 1995, il CEPU ha inizialmente goduto dell'amicizia tra il suo fondatore Francesco Polidori e Di Pietro, che prese parte alle prime campagne pubblicitarie e tenne seminari in qualità di docente di Tecnica processuale. Inoltre, nel 1998 Di Pietro fondò l'Italia dei Valori in un hotel di Sansepolcro di proprietà del gruppo di Polidori[76]. Successivamente, i legami tra Di Pietro e Polidori si sono indeboliti, e quest'ultimo si è candidato nella lista "Federalismo Democratico Umbro" senza stringere alleanze con partiti già presenti in Parlamento.

L'inchiesta di Report[modifica | modifica sorgente]

Una puntata di Report dell'ottobre 2012 dedicata al patrimonio personale di Di Pietro ha suscitato notevoli polemiche che hanno avuto influenza anche sul partito Italia dei Valori, contribuendo alla fuoriuscita di alcuni esponenti, tra cui Massimo Donadi[77]. Nella trasmissione si è affermato che Di Pietro sarebbe intestatario di 56 immobili ( compresi garage, cantine e terreni), del valore stimato intorno ai 15 milioni di euro, e che parte di essi sarebbe stato acquistato utilizzando fondi ricavati dai rimborsi elettorali e da un lascito[78][79].

Di Pietro, tramite il suo blog, si è subito difeso portando come prova le visure catastali. Da questi documenti emergerebbe secondo Di Pietro che "un modesto appartamento diviso in due e da me regalato nel 2008 ai miei figli Anna e Totò, a Milano, è diventato nella campagna di calunnia 15 case"; ha aggiunto inoltre di aver "messo a disposizione di chiunque i documenti che dimostrano come in quell’agguato travestito da inchiesta siano state fatte passare per mie proprietà marciapiedi, svincoli, strade di accesso e persino giardinetti pubblici". Sempre dagli incartamenti del catasto si dedurrebbe che i due appartamenti di Bergamo costituiscono in realtà un solo appartamento, acquistato dalla moglie Susanna Mazzoleni. Ha infine dichiarato che sporgerà querela contro la giornalista di Report che ha condotto l'inchiesta[80]. Tuttavia, nonostante gli annunci, decorso il termine di novanta giorni, Di Pietro non ha sporto querela, ma ha annunciato una causa civile.[senza fonte]

Parte civile al processo per compravendita di senatori[modifica | modifica sorgente]

Nel febbraio 2014 si costituisce parte civile per l'IdV al processo sulla presunta compravendita di senatori da parte di Silvio Berlusconi.[81]

Vita privata[modifica | modifica sorgente]

La famiglia[modifica | modifica sorgente]

Antonio Di Pietro si è sposato nel 1973 con Isabella Ferrara, da cui lo stesso anno ha avuto il figlio Cristiano il quale siede nel consiglio regionale del Molise con l'IDV[82].
Dopo il divorzio, si è sposato in seconde nozze nel 1994 con Susanna Mazzoleni, avvocato di famiglia benestante bergamasca (padre anch’egli avvocato e nonno notaio). Con lei ha avuto due figli: Anna e Antonio Giuseppe, detto Totò[80].
Nel 2002 diventa nonno di tre gemelli.

Il tumore benigno alla prostata[modifica | modifica sorgente]

Il 1º ottobre 2009 Di Pietro ha confidato al Corriere della Sera di essere stato operato, due mesi prima, per un tumore benigno alla prostata e di essersi già discretamente ristabilito. Di Pietro ha inoltre dichiarato, nella stessa intervista, di sentirsi solidale nei confronti di Silvio Berlusconi, il quale aveva subito anni prima un intervento simile[83].

Il "dipietrese"[modifica | modifica sorgente]

Alcuni aspetti del linguaggio utilizzato da Antonio di Pietro, dapprima come magistrato, e, in seguito, dopo l'abbandono dell'ordine giudiziario, nella sua azione politica, sono stati oggetto dell'attenzione dei media, che hanno coniato il neologismo "dipietrese"[84], entrato nel gergo giornalistico e usato dallo stesso Di Pietro[85]. Il fenomeno ha attratto l'attenzione dei linguisti, con articoli e commenti, per le sue caratteristiche innovative nel tradizionale modo di esprimersi della comunicazione pubblica in Italia, riconosciutegli in gradi diversi dai vari studiosi[86].

Questo modo d'esprimersi è salito alla ribalta nelle aule giudiziarie, in occasione delle udienze pubbliche di processi della stagione di Mani Pulite, in cui Di Pietro, in qualità di pubblico ministero, sosteneva il ruolo della pubblica accusa. In particolare, è venuto all'attenzione di un vasto pubblico a seguito della messa in onda delle registrazioni delle udienze di quei processi.

Caratteristiche del dipietrese[modifica | modifica sorgente]

Il dipietrese si caratterizza per un lessico e un registro linguistico coloriti e popolari[87], con uno stile comunicativo spesso scevro da tecnicismi e formalismi[85], condito da espressioni tipiche, esclamazioni, detti proverbiali, neologismi funzionali, come «dazione» e «dazione ambientale»[88], «fuggitore di notizie» (autore delle fughe di notizie), «mosca cavallina»[89], «zanzata»[90], «benedettiddio!» o «Santa Madonna!», «che c'azzecca?» («cosa c'entra?»), «Non ho capito!», «Scusi, non ho capito!» (frasi ed esclamazioni rivolte a testimoni o imputati per sottolineare la contraddittorietà di quanto dichiarato), «O è zuppa, o è pan bagnato»[91], e l'affermarsi di numerose altre polirematiche e neologismi divenute patrimonio del linguaggio comune, come "Mani pulite" e "Tangentopoli"[89].

L'eloquio tende a un stile nominale, pur senza eccedere, come altri, in nominalismi[92]. Un'altra cifra distintiva è l'ampio uso di sigle in funzione di «parole piene»: «il PG» (Procuratore generale), «il GIP» (Giudice per le indagini preliminari), «il PM» (pubblico ministero)[92].

Innovatività del linguaggio di Di Pietro[modifica | modifica sorgente]

Quando il linguaggio di Di Pietro si manifestò per le prime volte, offrendosi a una vasta platea giornalistica e televisiva, in esso fu immediatamente riconosciuto un carattere di novità, rispetto a formulazioni linguistiche retoriche, pompose, scenografiche, tecnicistiche, stereotipate, o paludate, di quel linguaggio settoriale che la mente normalmente associa all'ambiente giudiziario[86]. La novità del linguaggio si accompagnava alla novità della condotta dibattimentale, anch'essa fuori dagli schemi per quanto riguarda il modo di porgere le prove agli interlocutori del pubblico ministero[86], anche con l'utilizzo, veramente innovativo per l'epoca, di risorse informatiche e multimediali[92].

Il giudizio sull'innovatività linguistica del dipietrese, assume toni diversi nelle opinioni dei linguisti: Michele Cortelazzo, ad esempio, senza negarne gli aspetti di novità, considera il linguaggio di Antonio Di Pietro ancora troppo vincolato ai paludamenti del tecnicismo giudiziario[90]. Più severo è il giudizio di Raffaele Simone, che invece riconosce nel dipietrese i vizi perduranti del linguaggio della comunicazione pubblica italiana, «enigmaticità ed equivocità», accostate, nel suo caso, a una dose di «scombinatezza»[90][93].

Di Pietro e Internet[modifica | modifica sorgente]

A partire dal mese di gennaio del 2006 Di Pietro tiene un blog personale[94]. Tra le iniziative di spicco, oltre alla pubblicazione di riflessioni personali, alla pubblicizzazione delle iniziative e degli incontri nazionali del partito e alla spiegazione della linea politica che egli segue, ha riproposto la spiegazione di tutte le decisioni prese all'interno del Consiglio dei ministri sotto forma di videoclip ospitate su YouTube, partire col CdM del 19 gennaio 2007 (e pubblicato poi sul blog il 22 gennaio).

Il 28 febbraio seguente ha annunciato sul suo blog di aver aperto uno spazio per l'Italia dei Valori nella comunità virtuale Second Life, avendo acquistato un'isola su cui ha piantato la bandiera del partito. In seguito l'area è stata allestita con nuove costruzioni e, a partire dal 26 marzo, è sede per le riunioni di IDV AGORÀ, gruppo di avatar di Second Life che si riconosce negli ideali di Italia dei Valori. Il 12 luglio Antonio Di Pietro tiene la prima conferenza stampa ufficiale del partito su Second Life, davanti all'avatar di numerosi giornalisti e simpatizzanti che hanno interagito, ponendo domande anche per verificare che non fosse una registrazione.

A causa di un articolo pubblicato sul proprio sito internet dal titolo "Vi difendiamo tutti da Cuffaro", Antonio di Pietro è stato condannato dal Tribunale Civile di Palermo, con sentenza n. 1742/2013, a risarcire Salvatore Cuffaro con la somma di € 6.000,00, oltre € 4.980,00 di spese legali ed alla pubblicazione della sentenza su "Il Corriere della Sera" e "La Repubblica", per aver detto erroneamente che lo stesso avrebbe screditato il giudice Giovanni Falcone nel corso di una trasmissione televisiva andata in onda nel 1991 http://livesicilia.it/2013/05/31/cuffaro-non-aggredi-falcone-di-pietro-dovra-risarcirlo_325331/.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Storia dell'Italia dei Valori, italiadeivalori.it. URL consultato il 6 luglio 2010.
  2. ^ Gianni Barbacetto, Il Guastafeste. La storia, le idee, le battaglie di un ex magistrato entrato in politica senza chiedere permesso, Firenze, Ponte alle Grazie, 2008.
  3. ^ Durante una puntata di Matrix del 20 gennaio 2006, Berlusconi negò la validità della laurea conseguita da Di Pietro, sostenendo che gli sarebbe stata data dai servizi segreti. Antonio Di Pietro, per smentire quanto affermato da Berlusconi decise di pubblicare la propria pergamena di laurea su internet. Si segnalano a tal proposito i seguenti articoli: l'11 maggio 2012 la suprema Corte di Cassazione sancisce la validità del titolo di laurea di Antonio Di Pietro dirimendo definitivamente la questione * Politica, Di Pietro rivincita su Berlusconi: la sua laurea è autentica. URL consultato il 15 maggio 2012.; inoltre, sul processo per diffamazione a carico di Silvio Berlusconi la Corte di Cassazione non riconosce a Berlusconi l’insindacabilità delle opinioni espresse da parlamentare, annullando la sentenza di non punibilità emessa il cinque ottobre 2010 dal giudice di Viterbo, e rinviandola a nuovo esame * Di Pietro “laureato dai servizi”, annullato il proscioglimento di Berlusconi. URL consultato il 15 maggio 2012.
  4. ^ Mani pulite, anno zero in Micromega, 2004. URL consultato il 14 dicembre 2009.
  5. ^ Rai: Annozero, Di Pietro "portato all'estero perché avevo ricevuto minacce di morte" in Corriere della sera, 8 ottobre 2009. URL consultato il 14 dicembre 2009.
  6. ^ Verità nascoste, rai.tv. URL consultato il 14 dicembre 2009.
  7. ^ a b Luigi Corvi, Dossier dei Servizi su Di Pietro in Corriere della Sera, 13 dicembre 1995, p. 12. URL consultato il 14 dicembre 2009.
  8. ^ Luca Fazzo, E Di Pietro disse: 'Me ne vado' in Repubblica, 27 novembre 1996, p. 6. URL consultato il 14 dicembre 2009.
  9. ^ Tribunale di Brescia del 29 gennaio 1997
  10. ^ Luigi Corvi, Gorrini disse il vero su Di Pietro in Corriere della Sera, 12 marzo 1997, p. 15. URL consultato il 14 dicembre 2009.
  11. ^ Filippo Facci, Di Pietro, quindici anni di segreti e bugie in Il Giornale, 30 giugno 2008. URL consultato il 14 dicembre 2009.
  12. ^ Cinzia Sasso, Poco corretto il PM Di Pietro in Repubblica, 12 marzo 1997, p. 16. URL consultato il 14 dicembre 2009.
  13. ^ a b Antonio Di Pietro in Giovanni Valentini (a cura di), Intervista su Tangentopoli, Laterza, ISBN 88-420-6187-5.
  14. ^ le toghe italiane in coro applaudono i colleghi milanesi: hanno fatto bene
  15. ^ il Gran Persuasore non seduce Di Pietro
  16. ^ "Dissi a Paolo di restar fuori" in Corriere della Sera, 20 gennaio 1996, p. 7. URL consultato il 14 dicembre 2009.
  17. ^ Luigi Corvi, "Proposi a Di Pietro i servizi segreti" in Corriere della Sera, 26 luglio 1995, p. 5. URL consultato il 14 dicembre 2009.
  18. ^ "L'ex Pm voleva fare il capo dei Servizi" in Corriere della Sera, 17 gennaio 1996, p. 3. URL consultato il 14 dicembre 2009.
  19. ^ Liana Milella, E Di Pietro sbugiarda il Cavaliere Mi voleva ministro, ho i testimoni in Repubblica, 11 aprile 2008, p. 4. URL consultato il 14 dicembre 2009.
  20. ^ Antonio Di Pietro, La mia storia, Sito web personale. URL consultato il 14 dicembre 2009.
  21. ^ Arlacchi vicesegretario generale dell'ONU
  22. ^ Di Pietro: scendo in campo con l'Ulivo
  23. ^ Di Pietro conquista il Mugello
  24. ^ Di Pietro vuole fare l'anti Cossiga
  25. ^ Di Pietro, nasce l'"Italia dei Valori"
  26. ^ Gabriele Dossena, «Per Autostrade l'Europa non ci multerà» in Corriere della Sera, 30 dicembre 2006, p. 27. URL consultato il 14 dicembre 2009.
  27. ^ Di Pietro, nuovo stop sull'indulto "Immorale per i reati finanziari", la Repubblica
  28. ^ Chi ha votato a favore dell’indulto, antoniodipietro.it
  29. ^ [1] lastampa.it
  30. ^ [2] Dopo la deblace Di Pietro lascia - lastampa.it
  31. ^ L’esperienza di Rivoluzione Civile finisce qui
  32. ^ Italia dei Valori, inizia la nuova era Di Pietro: “A servizio, ma da cittadino” lastampa.it, 29 giugno 2013
  33. ^ Idv, comincia il dopo Di Pietro. Messina segretario (a sorpresa)
  34. ^ a b Il Messaggero
  35. ^ Gianni De Gennaro indagato nell'inchiesta sul G8 di Genova - Politica - Repubblica.it
  36. ^ Il Manifesto
  37. ^ Europa 7
  38. ^ Quotidiano Net - Di Pietro scrive a Prodi: "Sospendere subito Cuffaro"
  39. ^ http://www.antoniodipietro.com/lettera_scuola_magistratura_benevento.pdf
  40. ^ Intervento di Antonio Di Pietro a Ballarò del 13 maggio 2010, sul canale ufficiale dell'Italia dei Valori su YouTube: Lotta alla clandestinità, YouTube, 17 maggio 2008. URL consultato il 17 luglio 2010.
  41. ^ Di Pietro dopo la sentenza dell'Unione Europea del 23 febbraio 2012 contro i respingimenti da parte dell'Italia degli immigrati provenienti dalla Libia: Di Pietro: "L'errore è stato criminalizzare l'immigrazione" in Repubblica.it, 23 febbraio 2012.
  42. ^ articolo de "Il Tribuno" sulle diverse posizioni assunte da Di Pietro sull'immigrazione clandestina: DI PIETRO E GLI IMMIGRATI. EVOLUZIONI ED INVOLUZIONI DI UN DEMAGOGO. in Il Tribuno.
  43. ^ Decreto «salvaliste», Di Pietro contro il Colle : «Estremi per l'impeachment» in Corriere della Sera, 06 marzo 2010. URL consultato il 20 marzo 2010.
  44. ^ Di Pietro,pensare impeachment Napolitano in Adnkronos, 06 marzo 2010. URL consultato il 20 marzo 2010.
  45. ^ «Si deve tornare alla Legge Reale. Anzi bisogna fare la Legge Reale 2. Non è tempo di rimpalli ma di un'assunzione di responsabilità da parte di tutte le forze politiche per creare una legislazione speciale e specifica che introduca specifiche figure di reato, aggravamento dei reati e delle pene oggi previste, allargamento del fermo e dell'arresto, riti direttissimi che permettano in pochi giorni di arrivare a sentenza di primo grado». Maroni: "Nuove misure contro le violenze" Di Pietro: "Torniamo alla legge Reale" - Repubblica.it
  46. ^ «Ieri molti improvvisati commentatori hanno espresso giudizi sulle nostre proposte senza nemmeno aspettare che venissero presentate, dunque senza sapere di cosa stavano parlando. Per questo hanno parlato di una riproposizione della legge Reale, che noi invece non abbiamo alcuna intenzione di riesumare e che anzi per noi può essere buttata nel cesso, o meglio archiviata in un cassetto, dato che fa parte di un bagaglio storico che non ci appartiene.» Antonio Di Pietro: Non vogliamo uno Stato di polizia
  47. ^ Berticelli; Biondani; Corvi; Di Feo, Di Pietro indagato: abuso d'ufficio in Corriere della Sera, 8 aprile 1995, p. 1. URL consultato il 14 dicembre 2009.
  48. ^ Tangenti. 12 anni al generale Cerciello. Corriere. Archivio Storico. 18 aprile 2000.
  49. ^ Archiviato il caso Di Pietro Fiamme gialle in Corriere della Sera, 4 luglio 1995, p. 5. URL consultato il 14 dicembre 2009.
  50. ^ Brescia: su Di Pietro una nuova inchiesta in Corriere della Sera, 3 giugno 1995, p. 1. URL consultato il 14 dicembre 2009.
  51. ^ Luigi Corvi, A Brescia altre indagini su Di Pietro in Corriere della Sera, 3 giugno 1995, p. 2. URL consultato il 14 dicembre 2009.
  52. ^ "Pagò i debiti di Rea spinto dall'ex Pm" in Corriere della Sera, 7 giugno 1995, p. 3. URL consultato il 14 dicembre 2009.
  53. ^ Biondi per tre ore davanti a Salamone. "Alcune cose forse le dico al giudice" in Corriere della Sera, giugno 1995, p. 3. URL consultato il 14 dicembre 2009.
  54. ^ Previti: mai fatto il nome di mister X in Corriere della Sera, 26 giugno 1995, p. 11. URL consultato il 14 dicembre 2009.
  55. ^ Luigi Corvi, anche Berlusconi da Salamone in Corriere della Sera, 25 luglio 1995, p. 10. URL consultato il 14 dicembre 2009.
  56. ^ Paolo Berlusconi oggi da Salamone. Torna libero Mach in Corriere della Sera, 19 luglio 1995, p. 11. URL consultato il 14 dicembre 2009.
  57. ^ NOINDC in Corriere della Sera, 20 luglio 1995, p. 11. URL consultato il 14 dicembre 2009.
  58. ^ Caso Di Pietro, indagato Previti in Corriere della Sera, 10 ottobre 1995, p. 1. URL consultato il 14 dicembre 2009.
  59. ^ Luigi Corvi, "Bloccate Di Pietro": Berlusconi indagato in Corriere della Sera, 12 gennaio 1996, p. 7. URL consultato il 14 dicembre 2009.
  60. ^ Maria Antonietta Calabrò, Di Pietro, Sisde sotto inchiesta in Corriere della Sera, 11 gennaio 1996, p. 15. URL consultato il 14 dicembre 2009.
  61. ^ Rimosso Salamone: "Odia Di Pietro" in Corriere della Sera, 18 ottobre 1996, p. 1. URL consultato il 14 dicembre 2009.
  62. ^ Luigi Corvi, "Giusto estromettere i pm Salamone e Bonfigli" in Corriere della Sera, 1° novembre 1996, p. 7. URL consultato il 14 dicembre 2009.
  63. ^ Luigi Corvi, "Contro Di Pietro nessun complotto" in Corriere della Sera, 21 gennaio 1997, p. 7. URL consultato il 14 dicembre 2009.
  64. ^ Repubblica.it, Quirinale, Di Pietro indagato. L'ex PM: calunnie pilotate, 04 febbraio 2009. URL consultato il 7 febbraio 2009.
  65. ^ Repubblica.it, Penalisti: "Di Pietro offende Napolitano", 31 gennaio 2009. URL consultato il 7 febbraio 2009.
  66. ^ Antonio Di Pietro » Blog Archive » Il kamikaze Dominioni
  67. ^ http://www.youtube.com/watch?gl=IT&hl=it&v=opfi4SeYVLY Intervento di Antonio Di Pietro alla manifestazione dell'Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia - Piazza Farnese, 28 gennaio 2009.
  68. ^ Repubblica.it - Chiesta l'archiviazione per Di Pietro, "Non offese il Capo Dello Stato" - 13 febbraio 2009
  69. ^ La Consulta : Quesiti «inammissibili»
  70. ^ Cosentino e legge elettorale, Di Pietro attacca Napolitano
  71. ^ Immunità di Antonio Di Pietro. URL consultato il 29 maggio 2009.
  72. ^ Immunità a Di Pietro, On. Fiore vota contro. URL consultato il 29 maggio 2009.
  73. ^ Antonio Di Pietro sospeso dall'Ordine degli avvocati in L'Eco di Bergamo, 21 luglio 2009. URL consultato il 14 dicembre 2009.
  74. ^ Di Pietro, Contrada e la cena del 1992 in Corriere della Sera, 2 febbraio 2010. URL consultato il 2 giugno 2011.
  75. ^ Di Pietro, Contrada e gli 007 Usa in Il Giornale, 3 febbraio 2010. URL consultato il 2 giugno 2011.
  76. ^ Il prof. Di Pietro al Cepu, 8 febbraio 2010. URL consultato il 10 febbraio 2012.
  77. ^ Idv, Donadi: “Di Pietro è finito. Mai più nello stesso partito”
  78. ^ Report, 28 ottobre 2012
  79. ^ Excite
  80. ^ a b Idv, Di Pietro: “I miei figli 15 case? No, ne hanno solo due. Ecco le prove” ilfattoquotidiano.it, 2 novembre 2012
  81. ^ Di Pietro torna in toga contro Berlusconi: "È come i tempi di Tangentopoli" ilgiornale.it, 11 febbraio 2014
  82. ^ Missione compiuta per Cristiano Di Pietro: è entrato nel consiglio regionale del Molise
  83. ^ Informazione tratta dal Corriere della Sera del 1 ottobre 2009
  84. ^ Voce «dipietrese», in Neologismi. Parole nuove dai giornali, a cura di Valeria Della Valle e Giovanni Adamo, Ed. Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, 2008
  85. ^ a b I. Domenighetti, M. Dardano, Con felice esattezza: economia e diritto fra lingua e letteratura, Edizioni Casagrande, 1998 (p. 236)
  86. ^ a b c I. Domenighetti, Con felice esattezza, in I. Domenighetti e M. Dardano, Con felice esattezza: economia e diritto fra lingua e letteratura, 1998 (p. 262)
  87. ^ Dipietrese, Osservatorio della Lingua Italiana, Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani
  88. ^ La «dazione» era sinonimo di tangente, di cui sottolineava l'atto del consegnare. L'epiteto «ambientale» sottolineava la pervasività del sistema di corruzione nella Milano degli anni novanta, in cui la tangente era una pratica così scontata e automatica da non dover essere nemmeno più richiesta (la c.d. corruzione ambientale: «Più che di corruzione o di concussione, si deve parlare di dazione ambientale, ovvero di una situazione oggettiva in cui chi deve dare il denaro non aspetta più nemmeno che gli venga richiesto; egli, ormai, sa che in quel determinato ambiente si usa dare la mazzetta o il pizzo e quindi si adegua» (Antonio Di Pietro in Mani pulite, anno zero, Micromega, 2004 (da societacivile.it, url consultato il 31-8-2011)
  89. ^ a b I. Domenighetti e M. Dardano, Con felice esattezza: economia e diritto fra lingua e letteratura, 1998 (p. 238)
  90. ^ a b c I. Domenighetti, Con felice esattezza, in I. Domenighetti e M. Dardano, Con felice esattezza: economia e diritto fra lingua e letteratura, 1998 (p. 266)
  91. ^ Si tratta, in questo caso, della trasformazione, in forma disgiuntiva, di un'espressione proverbiale della lingua italiana, normalmente espressa con la struttura "se... allora". Cfr. I. Domenighetti e M. Dardano, 1998 (p. 266)
  92. ^ a b c I. Domenighetti, Con felice esattezza, in I. Domenighetti e M. Dardano, Con felice esattezza: economia e diritto fra lingua e letteratura, 1998 (p. 267)
  93. ^ Raffaele Simone, La pazienza di Giobbe. in «Italiano e oltre», Nuova Italia, vol. 9-10, 1994, pp. 68-69
  94. ^ Antonio Di Pietro

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Opere di Antonio Di Pietro[modifica | modifica sorgente]

  • Costituzione italiana. Diritti e doveri, Bergamo, Larus, 1994, OCLC 805687196.
  • Costruire il futuro. Testo di educazione civica per le scuole medie superiori, Bergamo, Larus, 1995. ISBN 88-7747-952-3.
  • Diventare grandi. Testo di educazione civica per la scuola media inferiore, Bergamo, Larus, 1995. ISBN 88-7747-953-1.
  • Economia delle istituzioni. Impresa e istituzioni. Anno accademico 1994-95, Milano, Guerini Scientifica, 1995. ISBN 88-8107-027-8.
  • Conoscere per partecipare. Educazione civica per le scuole elementari, Bergamo, Larus, 1996. ISBN 88-7747-136-0.
  • Educazione civica. Con elementi di diritto ed economia. Per il biennio delle scuole superiori, Bergamo, Larus, 1996. ISBN 88-7747-137-9.
  • La mia politica, Roma, Editrice periodici culturali, 1997.
  • Memoria. [Gli intrighi e i veleni contro «Mani pulite»], Milano, Kaos, 1999. ISBN 88-7953-083-6; 2003. ISBN 88-7953-083-6.
  • Intervista su Tangentopoli, Roma-Bari, Laterza, 2000. ISBN 88-420-6187-5.
  • Montenero di Bisaccia. La storia, i documenti, le immagini, con Guglielmo De Filippo, Napoli, Luciano, 2003.
  • Il guastafeste. La storia, le idee, le battaglie di un ex magistrato entrato in politica senza chiedere permesso, con Gianni Barbacetto, Milano, Ponte alle grazie, 2008. ISBN 978-88-6220-026-4.
  • Ad ogni costo. Battaglie e proposte per un'altra Italia, Milano, Ponte alle grazie, 2010. ISBN 978-88-6220-131-5.
  • Politici. Da Craxi a Berlusconi, da Bossi a Fini, da Prodi a Grillo a Monti, quattordici ritratti insoliti, con Morena Zapparoli Funari, Milano, Ponte alle grazie, 2012. ISBN 978-88-6220-530-6.

Opere su Antonio Di Pietro[modifica | modifica sorgente]

Sullo stile comunicativo linguistico detto dipietrese

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Predecessore Ministro dei Lavori Pubblici con delega Aree Urbane della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
Paolo Baratta 18 maggio 1996 - 20 novembre 1996 Paolo Costa
Predecessore Ministro delle Infrastrutture della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
Pietro Lunardi (Infrastrutture e Trasporti) 17 maggio 2006 - 8 maggio 2008 Altero Matteoli (Infrastrutture e Trasporti)
Predecessore Presidente dell'Italia dei Valori Successore Simbolo IdV.png
carica non istituita 21 marzo 1998 - 26 febbraio 2013 vacante

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