Lodo Mondadori

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il Lodo Mondadori è un episodio della cosiddetta Guerra di Segrate, un aspro scontro giudiziario-finanziario tra due imprenditori italiani, Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti, per il possesso della Arnoldo Mondadori Editore, nota casa editrice italiana. Per estensione, l'espressione "lodo Mondadori" viene utilizzata anche per indicare tutta la successiva vicenda giudiziaria riguardante il pagamento di tangenti per ottenere un lodo favorevole alla parte di Berlusconi; il processo che è scaturito dalla vicenda, infatti, ha visto tra gli imputati lo stesso Berlusconi e i suoi più stretti collaboratori, tra cui Cesare Previti.

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

Nella primavera del 1984 la Compagnie Industriali Riunite (CIR) di Carlo De Benedetti diventa socio di maggioranza della Arnoldo Mondadori Editore[1]. Nello stesso periodo, Silvio Berlusconi inizia ad acquisire quote consistenti della società editrice, rimanendo tuttavia socio di minoranza. La Mondatori e Berlusconi sono inoltre comproprietari (50% ciascuno) del canale televisivo Rete 4.

Nel 1987 muore Mario Formenton, presidente della Mondadori e gestore della casa editrice dopo la morte di Arnoldo Mondadori (1971). Si apre così un periodo di contrasti per la successione nella gestione dell'azienda di famiglia. La famiglia Mondadori si compone di due rami poiché due sono le figlie che Arnoldo ha avuto. La prima figlia, Cristina (nata nel 1934), vedova di Mario Formenton, ha il figlio primogenito, Luca impegnato in azienda. La seconda figlia, Laura, ha anch'essa il primo figlio attivo in azienda, Leonardo.

Nel 1988 Silvio Berlusconi acquista le azioni di Leonardo Mondadori e dichiara che da quel momento in poi assumerà un ruolo di primo piano nella gestione della società editoriale. Con l'acquisto delle azioni di Leonardo Mondadori ora la Arnoldo Mondadori Editore è in mano a tre soggetti: la Fininvest di Silvio Berlusconi, la CIR di Carlo De Benedetti e la famiglia Formenton. Carlo De Benedetti, che era stato socio e amico di Mario Formenton, nel frattempo aveva convinto la famiglia Formenton, non interessata alla gestione della Mondadori, a stipulare un contratto per la vendita delle azioni dell'azienda in loro possesso che prevedeva il passaggio di tali quote alla CIR entro il 30 gennaio 1991.

Nel novembre 1989 la famiglia Formenton cambia radicalmente idea e si schiera dalla parte di Berlusconi, consentendo al magnate della Fininvest di insediarsi come nuovo presidente della società il 25 gennaio 1990; De Benedetti protesta, forte dell'accordo sottoscritto pochi mesi prima con i Formenton. I vari schieramenti non trovano un accordo soddisfacente per tutti e decidono quindi di comune accordo di ricorrere ad un lodo arbitrale per stabilire se il contratto Formenton - De Benedetti dovesse avere corso o se i Formenton potessero vendere le proprie quote alla Fininvest.

Il lodo per il possesso della Mondadori[modifica | modifica wikitesto]

L'arbitrato[modifica | modifica wikitesto]

Viene quindi organizzato l'arbitrato (lodo); chiamato a decidere c'è un collegio di tre arbitri, scelti di comune accordo da De Benedetti, i Formenton Mondadori e la Corte di Cassazione: Pietro Rescigno (designato dalla CIR), Natalino Irti (scelto dai Formenton Mondadori) e Carlo Maria Pratis, procuratore generale della Repubblica presso la Cassazione (designato dal primo presidente della Corte di Cassazione).
Il 20 giugno 1990 si ha il primo verdetto: l'accordo tra De Benedetti e i Formenton è ancora valido a tutti gli effetti, le azioni Mondadori devono tornare alla CIR. De Benedetti ha il controllo del 50,3% del capitale ordinario e del 79% delle azioni privilegiate della Mondadori.
Come conseguenza immediata di questo verdetto Silvio Berlusconi lascia la presidenza di Mondadori e i suoi dirigenti Fininvest lo imitano, venendo sostituiti da quelli dell'ingegner De Benedetti (Carlo Caracciolo, Antonio Coppi e Corrado Passera).

In tribunale[modifica | modifica wikitesto]

Berlusconi e i Formenton tuttavia non gettano la spugna, e impugnano il lodo arbitrale davanti alla Corte di Appello di Roma, la quale stabilisce che ad occuparsi del caso sarà la I sezione civile. La I sezione civile è presieduta da Arnaldo Valente, il giudice Giovanni Paolini e il giudice relatore Vittorio Metta. La sentenza viene depositata e resa pubblica il 24 gennaio 1991, dopo 10 giorni di camera di consiglio.
La Corte stabilisce che una parte dei patti dell'accordo del 1988 tra i Formenton e la CIR è in contrasto con la disciplina delle società per azioni. Di conseguenza è da considerarsi nullo l'intero accordo, e quindi anche il lodo arbitrale. La sentenza annulla il precedente verdetto e consegna nuovamente le azioni della Mondadori in mano alla Fininvest[2].

L'intervento politico[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante il successo giudiziario, le cose si complicano per Berlusconi quando i direttori e i dipendenti di alcuni giornali si ribellano al loro nuovo proprietario; nella vicenda interviene il presidente del consiglio dell'epoca, Giulio Andreotti, che convoca le parti e le invita a trovare un accordo di transazione. Come mediatore tra le parti, Carlo Caracciolo, con il placet di Andreotti, chiama l'imprenditore ed editore Giuseppe Ciarrapico[3][4][5]. Ciarrapico riesce quindi a raggiungere un accordo secondo il quale la Repubblica, L'Espresso e alcuni quotidiani e periodici locali tornano alla CIR, mentre Panorama, Epoca e tutto il resto della Mondadori restano alla Fininvest, che riceve 365 miliardi di lire come conguaglio per la cessione delle testate all'azienda di Carlo De Benedetti.[6]

Il processo per corruzione[modifica | modifica wikitesto]

L'accusa[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1995 in seguito ad alcune dichiarazioni di Stefania Ariosto, la magistratura cominciò ad indagare sulla genuinità della sentenza. Stefania Ariosto dichiarò che sia il giudice Arnaldo Valente che il giudice Vittorio Metta erano amici intimi di Cesare Previti, avvocato Fininvest, e frequentavano la sua casa, inoltre la Ariosto testimoniò di aver sentito Previti parlare di tangenti a giudici romani. Il pool di giudici milanesi si mise in moto e riuscì a rintracciare dei sospetti movimenti di denaro che andavano dalla Fininvest ai conti esteri degli avvocati Fininvest e da questi al giudice Metta.

Le indagini si concentrano sui movimenti di una società offshore di Silvio Berlusconi, la All Iberian. Il 14 febbraio 1991 la All Iberian emette un bonifico di 2.732.868 dollari americani (circa 3 miliardi di lire italiane) al conto chiamato Mercier di Cesare Previti, il 26 febbraio, altro bonifico di 1 miliardo e mezzo (metà della provvista) al conto Careliza Trade di Giovanni Acampora (anch'egli avvocato Fininvest). Questi il 1º ottobre bonifica 425 milioni a Previti, che li storna in due operazioni (11 e 16 ottobre) sul conto di Attilio Pacifico (altro avvocato Fininvest). Pacifico preleva 400 milioni in contanti il 15 e il 17 ottobre, e li fa recapitare in Italia a un misterioso destinatario: secondo l'accusa, è Vittorio Metta[7]. Il giudice Metta nei mesi successivi dimostra un'enorme liquidità (acquista e ristruttura un appartamento e compra una nuova auto) soprattutto con denaro contante di provenienza imprecisata (circa 400 milioni). Poi si dimette dalla magistratura; inizia a collaborare come avvocato, insieme alla figlia Sabrina, nello studio Previti[8].

La difesa[modifica | modifica wikitesto]

Previti parla di quei tre miliardi di lire definendoli come semplici servizi e prestazioni professionali che in qualità di avvocato di Finivest egli avrebbe svolto. Il giudice si difende asserendo di aver ricevuto un'importante somma di denaro in eredità[8].

Altri procedimenti giudiziari[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso degli anni alla vicenda Mondadori si è affiancata nel processo quella riguardante IMI-SIR. Per quanto riguarda il pagamento di tangenti, si sono espletati i tre gradi di giudizio:

Udienza Preliminare, 19 giugno 2000

Silvio Berlusconi, Previti, Pacifico, Metta e Acampora vengono prosciolti dall'accusa di corruzione dal Gup Rosario Lupo. La procura impugna il proscioglimento.

Appello, 25 giugno 2001

La quinta sezione della Corte d'Appello emette la sentenza sul ricorso per il Lodo Mondadori. Per Previti, Pacifico, Acampora e Metta si rovescia il proscioglimento e sono rinviati a giudizio.

Per Berlusconi si ipotizza il reato di corruzione semplice. Ma grazie al riconoscimento delle attenuanti generiche e al fatto che i fatti risalgono al 1991, il reato è stato dichiarato prescritto.

Cassazione, novembre 2001

Contro i ricorsi alla sentenza del giugno 2001, la corte respinge. Inoltre la corte respinge anche il ricorso dei legali di Berlusconi con il quale chiedevano la piena assoluzione e non il semplice proscioglimento per prescrizione.

28 maggio 2002

Il processo IMI/SIR è riunito al processo Lodo Mondadori.

I grado, 29 aprile 2003
Appello, 23 maggio 2005

Tutti assolti per la parte relativa al lodo Mondadori "perché il fatto non sussiste". Condannati per la vicenda Imi/Sir.

Cassazione, 4 maggio 2006

Annullata la sentenza d'appello del 2005. Si ordina il rifacimento del processo. Confermata la sentenza d'appello per la vicenda Imi/Sir.

Appello, 23 febbraio 2007[10]
  • Cesare Previti (avvocato Fininvest): accusato di corruzione giudiziaria, condannato a 1 anno e 6 mesi.
  • Attilio Pacifico (avvocato Fininvest): accusato di corruzione giudiziaria, condannato a 1 anno e 6 mesi.
  • Giovanni Acampora (avvocato Fininvest): accusato di corruzione giudiziaria, condannato a 1 anno e 6 mesi.
  • Vittorio Metta (ex giudice): corruzione, condannato a 2 anni e 8 mesi.
Cassazione, 2007
  • Previti, Pacifico e Acampora - 1 anno e 6 mesi
  • Metta - 2 anni e 9 mesi

La causa civile[modifica | modifica wikitesto]

Non riguarda direttamente la corruzione e le tangenti, bensì il danno economico derivante dal fatto che il lodo è stato da esse viziato: è dunque logica conseguenza della condanna in cassazione del 2007. Il 3 ottobre 2009 viene emessa la sentenza di primo grado: la Fininvest di Berlusconi deve risarcire 749.995.611,93 euro alla CIR di De Benedetti per «danno patrimoniale da perdita di opportunità di un giudizio imparziale»[11]. Il giudice Raimondo Mesiano, autore della sentenza, scrive che «[...] deve rilevarsi che se è vero che la Corte d'Appello di Roma emise una sentenza, a parere di questo ufficio, indubbiamente ingiusta come frutto della corruzione di Metta, nessuno può dire in assoluto quale sarebbe stata la decisione che un collegio nella sua totalità incorrotto avrebbe emesso [...]» e ancora «[...] Proprio per questo, appare più aderente alla realtà del caso in esame determinare concettualmente il danno subito da Cir come "danno da perdita di opportunità di un giudizio imparziale": vale a dire, posto che nessuno sa come avrebbe deciso una Corte incorrotta, certamente è vero che la corruzione del giudice Metta privò la CIR dell'opportunità di ottenere da quella corte una decisione favorevole [...]»[12]. Il 15 ottobre il giudice Mesiano è oggetto di un servizio trasmesso dal programma di attualità Mattino 5, in onda sulla rete Mediaset Canale 5, che scatena molte polemiche[13][14][15].

Nel marzo 2010 la Corte d'appello di Milano rileva che il giudice Raimondo Mesiano aveva condannato la Fininvest senza avvalersi di un parere da parte di un consulente tecnico d'ufficio. Dispone quindi una perizia. Viene nominato un pool di consulenti, composto dal professor Luigi Guatri (ex rettore dell'Università Bocconi), da Maria Martellini (ex-docente di Economia e gestione delle imprese all'Università degli Studi di Brescia), e da Giorgio Pellicelli (professore ordinario alla Facoltà di economia nell'Università degli Studi di Torino). I periti sono incaricati di stabilire "se e quali variazioni dei valori delle società e delle aziende oggetto di scambio fra le parti, siano intervenute tra il giugno del 1990 e l'aprile del 1991, con riguardo agli andamenti economici delle stesse e [all']evoluzione dei mercati dei settori di riferimento"[16].

Il 22 settembre 2010 viene depositata la consulenza tecnica d'ufficio[17]. Gli esperti, dopo aver evidenziato un "errore" di calcolo, ricalcolano il danno riducendolo. Dalla perizia depositata risulta che il danno subito da CIR in occasione dell'accordo dell'aprile 1991 per la spartizione dei beni di Mondadori, Espresso e Repubblica è più basso del 30-35% rispetto a quello indicato nella sentenza di primo grado[18].

Il 9 luglio 2011 la Corte d'Appello di Milano emette la sentenza relativa al processo d'appello. I giudici confermano la condanna, espressa in primo grado, al risarcimento da parte di Fininvest dei danni economici per mancata possibilità subiti dalla CIR in seguito alla sentenza della Corte d'Appello di Roma e al seguente lodo arbitrale. La cifra stabilita per il risarcimento ammonta a 540 milioni di euro da pagare in data della sentenza di primo grado, più gli interessi scaturiti da tale data per un totale di 560 milioni. Rispetto alla sentenza di primo grado, la Corte d'Appello ha abbassato l'ammontare del risarcimento di 190 milioni.[19][20] Dopo il ricorso della Fininvest, il 17 settembre 2013 la Cassazione ha stabilito che la somma definitiva di cui la Cir dovrà essere risarcita è di 494 000 000 €.[21]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giampaolo Pansa, La Repubblica di Barbapapà, Milano, Rizzoli, 2013. Pag. 69.
  2. ^ Processo unificato Lodo Mondadori - Imi-Sir. URL consultato il 29 luglio 2009.
  3. ^ Lodo Mondadori, parla Ciarrapico: ''Ecco come si svolse la mediazione tra De Benedetti e Berlusconi'' - Adnkronos Cronaca
  4. ^ CIARRAPICO SI CORREGGE SUL 'LODO MONDADORI' - Repubblica.it » Ricerca
  5. ^ Ciarrapico disse al Sole 24 Ore un anno fa: “Caracciolo è stato il mio benefattore” | Blitz quotidiano
  6. ^ Lodo-Mondadori, confermate le condanne, 13 luglio 2007. URL consultato il 29 luglio 2009.
  7. ^ Articolo di Marco Travaglio risalente al 24 maggio 2008 reperito con Internet Archive
  8. ^ a b Le disponibilità finanziarie del giudice Vittorio Metta (PDF), 29 aprile 2003. URL consultato il 27 marzo 2011.
  9. ^ Corriere della Sera
  10. ^ Lodo Mondadori, la Repubblica, 23 febbraio 2007. URL consultato il 28 novembre 2013.
  11. ^ Scheda di repubblica.it sull'andamento del processo fino al 2009.
  12. ^ Lodo Mondadori: «Berlusconi corresponsabile Vertici Fininvest non potevano non sapere», da La Repubblica, 5 ottobre 2009
  13. ^ Mesiano seguito, scoppia il caso Canale 5. Mediaset: «Non accettiamo bacchettate», Corriere della Sera, 17 ottobre 2009
  14. ^ E Canale 5 "pedina" il giudice Mesiano, La Repubblica, 16 ottobre 2009
  15. ^ A Canale 5 scoppia il caso Mesiano. L'Anm contro Mediaset: "Vergogna", la Stampa, 16 ottobre 2009
  16. ^ Mondadori, confermati i danni alla CIR. Da perizia d'appello arriva uno "sconto".
  17. ^ Lodo Mondadori, la perizia dell'appello. "Danno confermato, ma inferiore del 30%"
  18. ^ Depositata perizia Lodo Mondadori, galassia De Benedetti sugli scudi - Milano Finanza Interactive Edition
  19. ^ Sentenza Lodo Mondadori, Fininvest pagherà 560 milioni, da La Stampa, 9 luglio 2011
  20. ^ Il documento integrale depositato dai magistrati della Corte d'Appello
  21. ^ http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-09-17/lodo-mondadori-cassazione-respinge-151006.shtml, 18 settembre 2013. URL consultato il 27 novembre 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Luigi Guatri, Il lodo Mondadori, nella rivista «La Valutazione delle Aziende», n. 58, 2010, pp. 9-33.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]