Sandro Curzi

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« Le radici di una collettività possono essere minate se tutto è mercato, dalla salute alle scelte della politica. »
(dall'intervista di Paolo Conti, «Combatto contro il cancro e contro ogni accanimento», Corriere della sera, 24 gennaio 2007, p. 18)
Sandro Curzi

Alessandro Curzi, detto Sandro (Roma, 4 marzo 1930Roma, 22 novembre 2008), è stato un giornalista, politico e personaggio televisivo italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Frequentando il ginnasio "Tasso" a Roma, a tredici anni entra in contatto con gruppi della Resistenza antifascista capeggiati da Alfredo Reichlin; insieme a lui Citto Maselli, i fratelli Aggeo e Arminio Savioli. Il suo primo articolo, pubblicato su "Unità clandestina", racconta l’assassinio di uno studente da parte di fascisti repubblichini. Le manifestazioni studentesche antifasciste sono attive in tutta Roma e Curzi collabora attivamente con il gruppo partigiano romano che opera nella zona Ponte Milvio-Flaminio.

Nel marzo del 1944 gli viene concessa, nonostante la minore età, la tessera del PCI.Tra il 1947 e il 1948 lavora al settimanale social-comunista Pattuglia, diretto dal socialista Dario Valori e dal comunista Gillo Pontecorvo. Nel 1949 diventa redattore del quotidiano della sera romano "La Repubblica d’Italia", diretto da Michele Rago. Nello stesso anno è tra i fondatori della Federazione Giovanile Comunista Italiana (Fgci), di cui viene eletto segretario generale Enrico Berlinguer.

Divenuto capo-redattore del mensile della Fgci "Gioventù Nuova", diretto dallo stesso Enrico Berlinguer, cura anche l’antologia per giovani “L’avvenire non viene da solo” illustrata dalla pittrice Anna Salvatore, di cui si vendono 150 000 copie. Nel 1951 è inviato nel Polesine per raccontare le conseguenze della tragica alluvione e vi rimane per un lungo periodo come segretario della FGCI. Nel 1954 sposa la giornalista e “compagna” Bruna Bellonzi (avranno una figlia, Candida, destinata anch’essa a fare il mestiere di giornalista, da ultimo presso l'Agenzia ANSA).

Candida è morta di malattia il 29 novembre 2013 all'età di 58 anni. Tornato a Roma, nel 1956 partecipa, insieme a Saverio Tutino, Carlo Ripa di Meana, Guido Vicario, Luciana Castellina ed altri, alla fondazione del settimanale Nuova Generazione, di cui diventa direttore nel 1957. Nel 1959 passa a l'Unità, organo del PCI, come capo-cronista a Roma. Nell’anno successivo, è inviato in Algeria per seguire la guerra di liberazione dal colonialismo francese e intervista il capo del fronte di liberazione nazionale Ben Bella.

Divenuto caporedattore centrale e direttore responsabile de L'Unità, nel 1964, per un breve periodo, ricopre la carica di responsabile Stampa e Propaganda della direzione del Partito Comunista, sotto il coordinamento politico di Gian Carlo Pajetta. Dopo la morte di Palmiro Togliatti, accompagna il nuovo segretario del PCI Luigi Longo alla sua prima “Tribuna politica” televisiva diretta da Jader Jacobelli.

Fonda e dirige l’agenzia quotidiana Parcomit, voce ufficiale del PCI; collabora attivamente alla crescita della radio Oggi in Italia, che trasmetteva da Praga e che, seguita in quasi tutta l’Europa dagli emigrati italiani, poteva contare su uffici di corrispondenza particolarmente attivi in Germania (nella Volkswagen) e in Belgio fra i minatori italiani. Dal 1967 al 1975 è vicedirettore di Paese Sera, quotidiano della sera di rilevante importanza nella seconda parte del novecento, con un grande ruolo nella rappresentazione della rivolta giovanile del 1968 e della riscossa operaia del 1969.

Nella RAI[modifica | modifica sorgente]

Nel 1975, rispondendo a un bando di concorso indetto dalla Rai per l’assunzione di giornalisti di “chiara fama” disposti a lavorare come redattori ordinari, entra nella redazione del Gr1 diretto da Sergio Zavoli. Nel 1976, con Biagio Agnes e Alberto La Volpe, dà vita alla Terza Rete televisiva della Rai. Nel 1978 è condirettore del TG3, diretto da Agnes, e collabora alla realizzazione della popolare trasmissione Samarcanda. Dal 1987 al 1993 dirige il TG3, di cui è ricordato come uno dei più importanti direttori. Nel 1992 pubblica, con Corradino Mineo, il saggio "Giù le mani dalla Tv" (Sperling & Kupfer).

Nel 1994, in contrasto con il nuovo consiglio di amministrazione della Rai (direttore generale Gianni Locatelli e presidente Claudio Dematté), si dimette. Dal 1994 dirige il telegiornale dell'emittente televisiva Telemontecarlo. Nel 1994 pubblica "Il compagno scomodo" (Arnoldo Mondadori Editore). Dopo un'esperienza di editorialista quotidiano all'interno del "Maurizio Costanzo Show", nel 1996 conduce le quattordici puntate del programma "I grandi processi" su Rai Uno. Nel 1997, in polemica con la candidatura dell'ex magistrato di Milano Antonio Di Pietro nelle liste de L'Ulivo, si presenta candidato al Senato in una lista di sinistra denominata "Unità Socialista", ottenendo il 14% dei voti.

Dal 1998 al 2005 dirige Liberazione, organo del Partito della Rifondazione Comunista guidato da Fausto Bertinotti. Eletto consigliere di amministrazione della Rai dalla Commissione parlamentare di vigilanza, con i voti di Rifondazione, dei Verdi e della sinistra del PDS, diventa per tre mesi presidente della Rai, in qualità di consigliere anziano, prima di lasciare il posto a Claudio Petruccioli. Muore a Roma il 22 novembre 2008 a 78 anni dopo una lunga malattia. Sandro Curzi era ateo ma preferiva definirsi agnostico[1].

Pubblicazioni[modifica | modifica sorgente]

  • L'avvenire non viene da solo. (Presentazione di Enrico Berlinguer). Roma, Ed. Gioventù Nuova, Tip. La Stampa Moderna, 1949.
  • Editoriali (1989-1993). (A cura di Pierluigi Diaco). Acireale, Bonanno, 1993. ISBN 88-7796-049-3.
  • Giù le mani dalla TV. Milano, Sperling & Kupfer, 1994. ISBN 88-200-1809-8.
  • Il compagno scomodo. Milano, A. Mondadori, 1997. ISBN 88-04-42704-3.
Predecessore Direttore del Tg3 Successore
Luca Di Schiena 1987 - 1993 Andrea Giubilo
Predecessore Direttore del Notiziario di TMC Successore
1993 - 1995 Antonio Lubrano
Predecessore Direttore del Liberazione Successore
Piergiorgio Bergonzi 1998 - 2005 Piero Sansonetti
Predecessore Presidente della RAI Successore
Francesco Alberoni 1º giugno 2005 - 30 luglio 2005 Claudio Petruccioli

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ cfr. l'articolo-intervista di Paolo Conti, del 24 gennaio 2007, per il Corriere della Sera.it

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