Antifascismo

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L'antifascismo nella sua accezione originaria identifica i movimenti popolari spontanei sorti in Italia a partire dalla seconda decade del Novecento in opposizione all'allora nascente fascismo e tesi ad impedire l'affermarsi della dittatura totalitaria che si profilava con la presa del potere del Partito Nazionale Fascista fondato da Benito Mussolini.

Il termine non è comunque limitato alla realtà italiana: sin degli anni Trenta del XX secolo è stato utilizzato per definire gli analoghi movimenti che si sviluppavano per contrastare l'ascesa di regimi politici totalitari in diverse nazioni europee, tra le quali la Spagna, la Francia ed i paesi scandinavi, oltre che la Germania nazista. Successivamente è stato adoperato diffusamente per riferirsi a fenomeni extraeuropei, come l'opposizione alla dittatura di Pinochet in Cile.


Indice

[modifica] Storia

Il movimento antifascista si sviluppò in Italia negli anni successivi alla prima guerra mondiale, in concomitanza con l'abbandono delle istanze del sindacalismo rivoluzionario da parte dei fasci di combattimento e la repressione violenta delle rivendicazioni operaie e bracciantili. Il fascismo infatti assunse presto una connotazione reazionaria caratterizzata dalla saldatura degli interessi dei ceti agrari e industriali, nonché di molti apparati statali, i quali temevano che agli scioperi e alla forte avanzata del partito socialista sarebbe seguita anche in Italia una rivoluzione comunista sul modello di quella in corso in Russia.

In seguito il movimento antifascista si estese al di fuori dell'Italia parallelamente al diffondersi di ideologie e movimenti politici di stampo fascista. Il termine è stato adoperato soprattutto in relazione ai movimenti sviluppatisi in vari stati europei negli anni Trenta e più recentemente in Cile contro la dittatura di Pinochet. Il termine viene adottato oggigiorno dalle persone che si oppongono a regimi di estrema destra caratterizzati spesso dalla brutale repressione degli oppositori.

[modifica] Forze sociali impegnate contro il fascismo

Fra le principali forze politiche e sociali impegnate a lottare contro il fascismo si possono indicare:

Nell'antifascismo spesso confluirono anche le forze che si opponevano alle limitazioni delle libertà e dei diritti civili portando avanti criteri di razzismo, omofobia, sessismo.

[modifica] L'antifascismo in Italia

[modifica] Primo dopoguerra

L'antifascismo non aderisce in sé ad una particolare ideologia politica, vi si trovano al suo interno componenti delle organizzazioni operaie, socialisti, comunisti, anarchici, la presenza di questi è nettamente maggioritaria, assieme a frange militari e/o di associazioni di reduci della prima guerra mondiale, nelle prime fasi della lotta antifascista, nel proseguo immediato e successivo vi è presenza di liberali, che poi in parte confluiranno nel Partito d'Azione, (seguendo i dettami di Piero Gobetti), di cattolici, membri o no del (Partito Popolare).

Non trascurabile, comunque, è l'apporto dei repubblicani che diedero negli anni venti capi militari riconosciuti come Vincenzo Baldazzi (poi capo della Resistenza romana per Giustizia e Libertà), del Partito Popolare Italiano [2]e successivamente, nel proseguio della Resistenza, capi partigiani come il genovese Aldo Gastaldi, popolare con tendenze monarchiche, legato a Paolo Emilio Taviani.Si distinsero anche per efficienza militare, sempre nella fase della Resistenza, formazioni sostanzialmente apolitiche come la Brigata Partigiana Stella Rossa del comandante Mario Musolesi e la Piccola Banda di Ariano di Gianluca Spinola[3].

Durante il periodo immediatamente successivo all'affermarsi del fascismo gli scontri continuarono in molte città, come ad esempio Genova, nelle quali erano attive formazioni di difesa proletaria, la classe operaia seppe esprimere personalità di altissimo livello sia sotto il profilo intellettuale che militare come Umberto Marzocchi, Lorenzo Parodi, Giuseppe Di Vittorio, Ilio Barontini ed Emilio Canzi.

[modifica] Oppositori non politici al fascismo

Malgrado all'inizio il partito popolare abbia fatto parte della coalizione di governo di Mussolini, ben presto iniziò un progressivo allontanamento dal fascismo. Sin dal 1920 fra i membri del partito popolare si diffuse l'opposizione al fascismo che all'indomani del delitto Matteotti diventa opposizione politica con l'uscita dei popolari (attaccati sempre più spesso dalle squadre fasciste) dalla coalizione di governo. La condanna del fascismo e nella fattispecie dell'ideologia nazista è netta nell'enciclica Mit brennender Sorge. Importante sarà anche la presenza di partigiani cattolici nella resistenza italiana, come ad esempio nelle Brigata_Osoppo e Fiamme Verdi, oltre numerosi combattenti non comunisti delle Brigate Garibaldi, che erano matrice comunista, nate su specifica indicazione del PCI[4] Vi furono, poi, gruppi sociali e/o religiosi, che seppur non antifascisti militanti in generale, avevano regole di vita del tutto incompatibili col fascismo e quindi, per quest'ultimo, si trovarono oggettivamente nella stessa posizione degli antifascisti, ed in certi casi, peggio: i Testimoni di Geova, soprattutto nel complesso clima tedesco, patirono pesantissime conseguenze, per lappunto, non tanto per una loro specificità di lotta antifascista quanto per l'incompatibilità del loro credo e disciplina con il regime nazionalsocialista[5] Nella stessa ottica da parte del regime nazifascista furono visti anche gli omosessuali, che subirono sia dure persecuzioni e partecipando, anche, attivamente alla lotta antifascista, in Germania furono fra i primi gruppi internati nei campi di concentramento. Neppure va scordata la persecuzione nei confronti degli zingari, furono considerati dai nazifascisti come nemici del regime, che portò approssimativamente a 500.000 morti[6], in maggioranza nei campi di sterminio nazisti. Sono comunque testimoniate episodi in cui degli zingari aiutarono i partigiani:

« Ma mio padre arrivato a Domegliara è riuscito a scendere e a portare con sé mia madre e i miei fratelli ed è rimasto sulle montagne assieme ai partigiani fino alla fine della guerra. Assisteva i partigiani e le mie sorelle più grandi medicavano i partigiani. »
(Testimonianza curate da Riccarda Turrina, sul quotidiano L'Adige[7])

Nel caso specifico della Resistenza furono moltissimi i preti partigiani, sia come capellani di Brigata, sia come combattenti (e numerosi vennero barbaramente uccisi dai nazifascisti), sia che davano appoggio nelle retrovie. Figure emblematiche furono figura emblematica Giovanni Minzoni, precursore ideale di molti preti partigiani; Bartolomeo Ferrari (il conosciutissimo "don Berto" a Genova, cappellano-combattente e biografo della Divisione Mingo); Pietro Pappagallo, prete e partigiano, amico della gente ebraica, trucidato dai nazi-fascisti in una rappresaglia (ricordato nel film Roma città aperta, impersonato da Aldo Fabrizi) e Giovanni_Minzoni ucciso nella prima fase dell'ascesa al potere del fascismo.

[modifica] Conflitti interni all'antifascismo

Raccogliendo combattenti provenienti, come già detto, da frange politiche fra loro molto diverse all'interno dell'antifascismo vi furono momenti di tensione sfociati a volte nello scontro aperto.

[modifica] Primo dopoguerra

Nel primo dopoguerra la divisione fra gruppi di matrice comunista e gruppi di matrice libertaria non appare assolutamente, se non a livelli di impostazione teorica, ma se a livello strategico questo portava a disorganizzazione delle formazioni antifasciste a livello militare, a livello tattico invece i gruppi antifascisti collaboravano fra loro al di là delle divisioni ideologiche mentre l'Internazionale in contrasto con la linea in quel momento vincente nel PCdI spingeva per un ingresso della squadra militarizzate comuniste nel fronte unito Arditi del Popolo con lo scopo poi di far assumere la direzione del movimento dalla frangia comunista. Lo spirito collaborativo a livello tattico fra le varie frange delle formazioni di difesa proletaria, nel periodo, traspare chiaramente ad es. dall'intervista a Francesco Leone, comunista, uno dei principali capi degli Arditi del Popolo di Vercelli, comandante partigiano di importanza nazionale, dichiarato Padre Costituente[8], sindacalista ed organizzatore delle lotte di emancipazione nel settore risiero. In tale intervista egli racconta come fu proprio una squadra di anarchici, operai, a coprire i suoi movimenti dopo che aveva partecipato ad un'azione durissima contro i fascisti ed era stato identificato, a sua insaputa, la squadra anarchica lo seguiva di notte quando rincasava per proteggergli le spalle[9], per cui la situazione del capoverso precedente è nettamente collegabile all'ascesa e all'instaurarsi dello stalinismo.

[modifica] Conflitti intestini all'antifascismo durante gli anni trenta

Con la presa completa di potere da parte di Stalin e soprattutto in concomitanza della guerra di Spagna sia a livello italiano che internazionale si verificò una frattura con risvolti assai cruenti fra le frange comuniste di osservanza moscovita e quelle che non accettavano questa impostazione che si posero grosso modo al fianco della frangia libertaria degli anarco-comunisti e degli azionisti di Giustizia e Libertà.

Personaggi simbolo di questa frattura sono Camillo Berneri, Andreu Nin, Pietro Tresso, in tale situazione grandi personalità dell'antifascismo quali Vittorio Vidali, combattente di osservanza moscovita e forse legato ai servizi segreti di Stalin e Pietro Tresso[citazione necessaria], altrettanto irriducibile antifascista contrario alla linea stalinista, si trovarono sulle due sponde ormai opposte della comune lotta antifascista con tragiche conseguenze.

La frattura pur con unità di combattimento contro i fascisti perdurerà durante la Resistenza, la vicenda che di più rende evidente questo stato di cose durante la lotta partigiana è quella di Emilio Canzi, nome di battaglia "Ezio Franchi", comandante unico della XIII zona operativa dell'Appenino Tosco Emiliano, soprannominato il "colonello anarchico", che subì anche un breve arresto da parte della frangia comunista di osservanza moscovita, nettamente maggioritaria fra i comunisti della Resistenza italiana (eccezion fatta per alcuni forti brigate di osservanza non moscovita come Bandiera Rossa Roma o anarchiche come la Errico Malatesta-Bruzzi[10]di Milano, molto radicate sul territorio ma non a valenza nazionale). Emilio Canzi poté ritornare al suo posto di comando proprio grazie all'appoggio dell'ala azionista.

Precedentemente all'interno del fuoriuscitismo vi furono alcuni tradimenti, omicidi, spaccature provocate dai servizi segreti fascisti o da personaggi, per amore o per forza cooptati dal servizi stessi

Gli omicidi su commissione assegnati dai servizi fascisti all'estero non erano una novità, ben conosciuto è quello di Carlo Rosselli, di cui fu incaricato il gruppo di estrema destra della Cagoule, di cui faceva parte anche François Mitterrand, prima di passare all'antifascismo militante. Secondo un recente documentario televisivo fu quest'ultimo a proteggere uno degli esecutori dell'omicidio che praticamente uscì indenne dalle inchieste successive alla seconda guerra mondiale. Da non molti anni si è approfondito il periodo in questione da parte di molti storici, fra questi Mauro Canali e Mimmo Franzinelli accreditati di veridicità delle loro ricostruzioni storiche presso il SISDE.Nello specifico del lavoro di Franzinelli, lo studio, si snoda seguendo il filone attestante che il ceto politico dirigente postresistenziale dal 1944 è stato incapace di dar gli strumenti per perseguire mandanti ed esecutori di delitti, anche "eccellenti", nel fuoriuscitismo e di crimini di guerra sia in Italia che nelle zone occupate ai nazifascisti, un esempio eclatante che porta con dovizia di particolari, Franzinelli, è per l’appunto quello dell'omicidio di Carlo Rosselli, in cui, a detta dell'autore, un perverso intreccio fra un confuso uso politico di spezzoni di magistratura porta all'assoluzione pratica di mandanti ed esecutori. Il filone di snoda fino a tempi più recenti con gli strascichi del periodo postbellico come le stragi di piazza Fontana e piazza della Loggia, il primo caso infatti tocca e forse provoca la morte di un singolare personaggio Vittorio Ambrosini la cui singolare vicenda politica parte dalle prima guerra mondiale e finisce tragicamente con un supposto suicidio poco dopo la strage di piazza Fontana.Per il caso Rosselli, atti alla mano, Franzinelli ricostruisce la vicenda dell'istruttoria iniziata da Mario Berlinguer, padre di Enrico Berlinguer: Berlinguer padre avvia procedimenti di epurazione verso sospettati di crimini di guerra fascisti, fra questi Mario Roatta, (la cui singolare "fuga" è oggetto di scherno e di ironia verso aveva il dovere di custodirlo sulla relativa pagina del sito dei bersaglieri)[11], il quale, oltre che mandante dell'omicidio Rosselli, risulta essere responsabile dei massacri degli Sloveni, collega di Francesco Jacomoni, plenipotenziario per politica fascista in Albania e supposto attentatore alla vita dell'ex re [Zogu].Il processo risulta facile per l'abbondanza di documenti ma risulta risulta difficile per il clima politico, poi Mario Roatta fugge e quando rientra, grazie all'amnistia Togliatti, si risolve tutto con condanne lievissime e nell'ultima sentenza si parla di "torbido mondo del fuoriuscitismo internazionale..." come uno dei possibili scenari degli omicidi Rosselli e di altri antifascisti. Alcuni documentari televisivi ultimamente hanno ben chiarito a distanza di oltre 50 anni come si svolsero i fatti in modo sostanzialmente identico come ricostruzione temporale e storica alle risultanze degli studi portati aventi da Mimmo Franzinelli [12], "Il delitto Rosselli. 9 giugno 1937. Anatomia di un delitto politico " 1, 6 biografia dell'autoreMondadori

  • di notevole interesse storico è la vicenda di Carlo Tresca, editore del "Martello", assassinato oltre che per il fatto di essere un pericoloso avversario del fascismo e della mafia forse anche per tentar di spaccare il fronte antifascista negli USA, la vicenda è stata ripresa in un interessante libro di Mauro Canali; sintesi biografica autore. La colpa su scaricata su Vittorio Vidali, comunista di osservanza moscovita, il mandante presumibilmente dagli ultimi atti desecratati e citati dall'autore fu Vito Genovese, boss mafioso, su incarico del regime fascista. Questa connessione fra fascimo mafia si ritrova anche, sempre visti i documenti desecretati anche nei fatti di Portella della Ginestra, ad esempio. Vito Genovese, a metà degli anni '30 si rifuggiò in Italia a causa di un mandato di cattura per omicidio. Pagò al regime il soggiorno facendo ricostruire a proprie spese la casa del fascio di Nola, cosa che traspare anche in un interrogatorio della moglie, ma la vicenda giudiziaria è stata riaperta. Lo stesso Vito Genovese lo ritroviamo fra gli organizzatori degli aiuti americani in Italia nel periodo finale della seconda guerra mondiale, come ottimo collaboratore degli americanida liberalfondazione.

[modifica] Antifascismo ed ebrei [13]

Per approfondire, vedi la voce Fascismo_e_questione_ebraica.

I rapporti del fascismo con la gente ebraica non fu solo di persecuzione. All'inizio dell'ascesa del duce si annovera fra i sottosegretari del governo di Mussolini Aldo Finzi(morirà alle fosse Ardeatine dopo aver preso contatti con la Resistenza); Dante Almansi ricopre il ruolo di vice capo della polizia; Guido Jung viene eletto deputato Fascista e nominato ministro delle Finanze nel periodo che va 1932 al 1935; 4 ebrei vengono dichiarati dal fascismo "eroi" in quanto morti combattendo negli anni '20 contro le formazioni di difesa proletaria(fra i quali :Duilio Sinigaglia, Gino Bolaffi, Bruno Mondolfo), ancora nella marcia su Roma è presente un certo numero di fascisti ebrei, circa 230; la stessa amante di Mussolini e che ne curò l'immagine durante la gestione del potere, Margherita Sarfatti, era ebrea. Ciò non toglie che l'adesione al fascismo da parte di ebrei interessò soprattutto i ceti abbienti e non si arrivò al 10% di iscritti al fascio da parte di appartenenti alla gente ebraica. Il contributo della gente ebraica all'antifascismo fu quasi esclusivamente nelle file sella sinistra, comunisti, socialisti ed azionisti e fu numericamente rilevante basta citare 2 nomi simbolo Umberto Terracini e Carlo Rosselli, comunista il primo azionista il secondo, nella Resistenza gli ebrei non fecero brigate italiane esclusive della loro gente ma combatterono nelle brigate partigiane, soprattutto garibaldine e di Giustizia e Libertà(azioniste).Nella guerra di Spagna la gente ebraica era in ragguardevole numero con 7500 miliziani antifascisti, circa.Caso particolare è la Brigata Ebraica, di formazione internazionale come militi, non italiana, che in Italia combatte in Emilia Romagna. Uno fra i libri più interessanti che spiegano la vicenda ebraica sotto il fascissmo è di Michele Sarfatti editore Feltrinelli. Fra comandanti partigiani ricordiamo Eugenio Calò, Isacco Nahoum, nome di battaglia “Milan” (Nahoum Milan, Esperienze di un comandante partigiano, Ed. La Pietra, Segrate, 1981) ed Isacco Levila vita di Isacco Levi, libro, in cui si fa riferimento anche alle vicende della Valvaraita, dove furono perpetrati numerosi crimini dal battaglione Bassano, della Monterosa, che collaborava con i rastrellamenti nazifascisti.per approndimento

[modifica] Differenze sociopolitiche tra il primo antifascismo e la Resistenza

  • L'antifascismo degli anni 20' voleva una società più egualitaria, più avanzata socialmente di quella nata dalla Resistenza (ricordiamo la Carta del Carnaro, con tutti i limiti e le contraddizioni derivanti da una sua eventuale applicazione, mano e stile di Gabriele D'Annunzio e contenutistica di Alceste De Ambris) e i tentativi di strutturazione di Soviet e/o governi libertari locali. Nella fase della Resistenza, anche se nata come moto antifascista spontaneo (spesso su posizioni di classe e con nucleo portante le formazioni della sinistra e comuniste nel particolare, le brigate d'assalto Garibaldi furono una "filiazione" del partito comunista italiano, le GL del partito d'Azione)l'antifascismo fu gestito strategicamente dalla classi dirigenti che avevano ormai visto la sconfitta del fascismo, con l'entrata in guerra e/o nel periodo subito successivo per cui, (se vogliamo focalizzare il capitalismo italiano capi' molto bene il significato degli scioperi operai del 1943), per cui conseguentemente, ripresero la direzione della strutturazione della futura società postresistenziale colludendo, oggettivamente e non per ideologia, a Liberazione avvenuta col principale partito della sinistra italiana, sia come adesione sia come organizzazione nella Resistenza e che aveva pagato il maggior tributo di sangue :il partito comunista italiano, partito che "doveva" comunque rispettare rigidamente situazioni internazionali di geopolitica in contrasto pieno con la formazione di una struttura sociale diversa, più progressista di quella capitalistica in Italia o semplicemente capitalista più progressista e per logica conseguenza in rottura con la logica dei blocchi internazionali contrapposti. In questa situazione i blocchi contrapposti e colludenti USA ed URSS ebbero grosso peso nell'autonomia dello sviluppo sociale italiano anche con pesanti interventi esterni a livello di intelligence.

[modifica] Corpi di polizia e repressione della lotta antifascista

Per approfondire, vedi la voce Repressione del dissenso nell'Italia fascista.

Ottenuto il controllo dell'apparato statale il partito fascista (divenuto così regime) iniziò ad usare le forze di polizia per reprimere l'antifascismo, inserito nel frattempo come reato nel codice penale di Alfredo Rocco. La repressione dell'antifascismo veniva operata da più apparati, da un lato l'OVRA, e la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, corpi creati dal fascismo, e dall'altro la polizia e l'arma dei carabinieri, secondo quanto affermato da Luigi Federzoni in un discorso alla camera il numero di uomini nelle forze di polizia ascese rapidamente a 100.000 uomini. Un altro sistema di repressione del dissenso sotto il fascismo fu l'omicidio di oppositori da parte di sicari come nel caso dei fratelli Carlo e Nello Rosselli, uccisi a Bagnoles-de-l'Orne (Francia) da emissari del regime di Roma, emissari appartenenti al gruppo francese di estrema destra cagoule. La repressione dell'antifascismo raggiunse l'apice della sua ferocia durante il periodo della Repubblica Sociale, in concomitanza con la durezza dell'occupazione militare tedesca.

[modifica] Il secondo dopoguerra e l'antifascismo in Italia

Nei giorni che precedettero la fine della seconda guerra mondiale il numero di partigiani o comunque di uomini che presero le armi crebbe molto rapidamente, si passò infatti da circa 70.000 uomini a 300.000[14] finita la guerra in molti chiesero l'integrazione dei reparti partigiani (o quantomeno di quelli militarmente più validi) nell'esercito regolare, prevalse invece la linea del disarmo eseguito fra molti contrasti sotto la direzione del ministro dell'interno Mario Scelba. Nel frattempo l'Italia (soprattutto a settentrione) divenne teatro di violenze generalizzate, da un lato le vendette di cui furono oggetto uomini di potere del passato regime fascista (anche se spesso vi si sommarono vendette di carattere personale), dall'altro la liquidazione ed il disarmo del movimento partigiano attuata dal governo, le stime delle vittime del periodo sono intorno alle 12-15.000 persone per le vendette partigiane[15], mentre fra il 1948 ed il 1954 si contano 148.269 fra arresti e fermi per motivi politici di cui l'80% vicini ad ambienti comunisti con 61.243 condanne a complessivi 20.426 anni di carcere (con 18 ergastoli). Gli arresti di ex-partigiani nello stesso periodo sono 1697, mentre si contano almeno 5.104 feriti di cui 350 da armi da fuoco, un numero imprecisato di contusi e 145 morti in scontri in piazza, cui si aggiungono 19 vittime fra le forze dell'ordine[16].

Una situazione particolarmente tesa venne raggiunta all'indomani del ferimento di Palmiro Togliatti per mano di uno studente siciliano, Antonio Pallante: il Paese si trovò sull'orlo della guerra civile [17] con scontri in piazza ed assalti contro la polizia, si contarono 9 morti e 120 feriti fra le forze dell'ordine e 7 morti e 186 feriti fra i civili[18].

Parlando di questo periodo storico lo stesso Scelba disse:

« Nel dopoguerra i pericoli per la sicurezza dello stato venivano dalle organizzazioni paramilitari comuniste che non avevano accettato l'ordine emanato dai governi dei Comitati di Liberazione Nazionale per la consegna delle armi, e anzi le custodivano ben oliate e pronte per l'uso. »

.Nello stesso periodo il ministero dell'interno elaborò dei piani per sventare un eventuale tentativo insurrezionale da parte del partito comunista, 1948 il Paese venne diviso in una serie di grosse "circoscrizioni" formate da più province con alla testa una specie di prefetto regionale, prosegue Scelba dicendo:”I superprefetti da me designati avrebbero assunto gli interi poteri dello Stato sapendo esattamente, in base ad un piano prestabilito, che cosa fare”[19].

L'intera storia recente italiana è stata dominata dal timore che il Partito Comunista Italiano (il più forte come elettorato ad ovest della cortina di ferro) potesse andare al potere, negli anni l'Italia fu quindi teatro di uno scontro sotterraneo fra varie forze, in primo luogo i servizi segreti statunitensi e lo stesso KGB sovietico, contrari alla rottura degli equilibri di Yalta che avevano assegnato l'Italia al blocco occidentale[20].

[modifica] Genova 1960

Per approfondire, vedi la voce Fatti di Genova del 30 giugno 1960.

A maggio del 1960 il Movimento sociale italiano decise di convocare il suo quinto congresso a Genova, la decisione fu giudicata da più parti provocatoria in quanto dalla città, decorata medaglia d'oro della Resistenza, era partita l'insurrezione del 25 aprile, a peggiorare la situazione intervenne la notizia che ai lavori del congresso avrebbe partecipato anche Carlo Emanuele Basile prefetto repubblichino della città[21]. Il 6 giugno dello stesso anno i rappresentanti locali dei partiti comunista, radicale, socialdemocratico, socialista e repubblicano fecero stampare un manifesto dove esprimevano il disprezzo del popolo genovese nei confronti degli eredi del fascismo[22]. Il 25 giugno durante un corteo di protesta vi furono alcuni incidenti, il 28 giugno il futuro presidente della Repubblica, Sandro Pertini manifestò la propria opposizione al congresso, mentre per il 30 giugno la camera del lavoro cittadina indisse uno sciopero generale dalle 14 alle 20. Verso le 17:30 il corteo (che accompagnava lo sciopero) sta incominciando a sciogliersi quando inizia una vera e propria battaglia in piazza De Ferrari che si estende rapidamente in corso XX settembre. Il giorno dopo i gestori del teatro Margherita, dove si sarebbe dovuto tenere il congresso, annunciarono che il teatro non era più disponibile, il comitato centrale missino annunciò allora l'annullamento del congresso.

Nel frattempo vi erano stati scontri anche a Roma e soprattutto a Reggio Emilia dove si contarono cinque vittime fra i manifestanti anti-fascisti.

[modifica] Golpe Borghese

Per approfondire, vedi la voce Golpe Borghese.

[modifica] Reggio Calabria 1970

Per approfondire, vedi la voce Fatti di Reggio.

Quando nel 1970 venne istituita la regione Calabria, si aprì il dibattito su quale città dovesse divenirne capoluogo: malgrado Reggio venisse considerata da molti capoluogo "storico" della regione e fosse la città più popolata, Catanzaro divenne capoluogo perché sede della corte d'appello. Tutta la classe politica reggina (ad eccezione del Partito comunista) si schierò contro la decisione del governo, ma ben presto l'iniziativa venne presa in mano da formazioni di estrema destra guidate dall'esponente missino Ciccio Franco. Nei mesi successivi gli scioperi e le proteste si fecero sempre più violente, mentre il governo Colombo rifiutò qualunque negoziato, mentre nel frattempo venivano inviati forti contingenti militari verso la città. Mentre nella città si viveva un clima semi-insurrezionale (con la creazione di "Repubbliche" formate da vie o quartieri che proclamavano la secessione) si susseguivano attentati dinamitardi culminati nella bomba che il 22 luglio 1970 a Gioia Tauro fece deragliare il treno "Treno del Sole", Palermo-Torino, provocando 6 morti e 54 feriti, dalle indagini emerse che la bomba era stata collocata da gruppi vicini all'area neofascista[23], alcuni mesi dopo 5 giovani anarchici morirono in un misterioso incidente stradale che secondo dichiarazioni di pentiti di [24] sarebbe stato un modo per impedire che potessero consegnare dei dossier riguardanti i rapporti fra neo-fascisti e rivoltosi. La rivolta aveva assunto sempre più i caratteri di un tentativo eversivo di stampo neo-fascista.

[modifica] Bibliografia

[modifica] Note

  1. ^ A tale proposito Piero Gobetti: La borghesia ha perso ogni funzione propositiva, è una classe parassita che si è adagiata e aspetta tutto dallo Stato; si blocca così ogni istanza di rinnovamento: la funzione liberale e libertaria è assunta dal proletariato.
  2. ^ Vedere a proposito difesa di Parma del 1922 circa il caso del consigliere Corazza e della sua squadra del partito popolare
  3. ^ Caso molto singolare poiché al tempo era anche "avanguardia" ed "ariete" della brigata partigiana comunista di Spartaco Lavagnini
  4. ^ (si ricorda il legame fra Paolo Emilio Taviani e Aldo Gastaldi)
  5. ^ Per i casi specifici di episodi di lotta antifascista da parte dei Testimoni di Geova in Italia vedere M.Pizzato, I testimoni di Geova al Tribunale Speciale Il prezzo della libertà. Episodi di lotta antifascista Roma, 1958, pp. 240-241.
  6. ^ Fonte: Romacivica.net
  7. ^ Fonte: Nonluoghi.info
  8. ^ Elenco riportato dal segretario generale della camera Grisolia:la Costituzione della Repubblica nei lavori preparativi dell'assemblea costituente, Roma 1970, Vol I-VIII
  9. ^
    «  .....Vedi, c'era un gruppo di anarchici. Qui c'era stato Luigi Galleani, che era stato in America e per un certo periodo poi era stato anche qui. Anzi, io credo che questo gruppo di anarchici si chiamasse il gruppo Galleani. E questo gruppo era composto da elementi molto decisi, molto decisi. Ricordo, per esempio, dopo quella lotta lì con i fascisti, io son sempre uscito tutte le sere, nonostante che ci fossero sempre scontri, una volta mi hanno anche sparato da un viale: a pochi metri di distanza non m'hanno preso. Ebbene, questi anarchici, a mia insaputa, dopo questo atto, si distribuivano la notte nei giardini proprio a mia difesa, senza che io neanche lo sapessi..... »
    intervista rilasciata a Cesare Birmani storico e studioso antifascismo
  10. ^ Anarchici e Resistenza: testimonianze su cd commentate da uno storico - Breve sintesi scritta su anarchici e Resistenza - Saggio di Guido Barroero sull'apporto degli anarchici nella Resistenza a Genova
  11. ^ "la corsainfinita" sul caso Roatta
  12. ^ note su Mauro Canali e Mimmo Franzitelli da SISDE
  13. ^ da ANPI, sintesi di Mario Avagliano
  14. ^ Indro Montanelli Storia d'Italia - L'Italia del '900 pagina 285 (Edizione Fabbri Editori 2001)
  15. ^ Studio di Giorgio Bocca, fonti vicine ad ambienti neofascisti parlano di 50.000 o addirittura 300.000 morti, cifra quest'ultima definita a fantastic exaggeration in un documento ufficiale alleato
  16. ^ Articolo di Gianni Viola disponibile a qeusto link
  17. ^ Indro Montanelli (cit.) pagina 353
  18. ^ Cifre fornite dal ministro dell'interno Mario Scelba
  19. ^ Antonio Gambino, Storia dell'Italia nel dopoguerra, Laterza, 1975, pp. 473-474.
  20. ^ Giovanni Fasanella, Claudio Sestrieri e Giovanni Pellegrino - Segreto di Stato
  21. ^ Nicola Tranfaglia, L'italia repubblicana (pag. 307) in La storia (Mondadori)
  22. ^ Indro Montanelli - opera citata pag. 416
  23. ^ http://www.neiloscity.com/modules/wfsection/article.php?articleid=340&page=3
  24. ^ Cuzzola, F. "Cinque Anarchici del sud. Una storia negata", Città del sole edizioni, 2005

[modifica] Voci correlate

[modifica] Partiti e movimenti coinvolti

[modifica] L'antifascismo nel primo dopoguerra

[modifica] Guerra civile spagnola

[modifica] Storia della Resistenza

[modifica] Secondo dopoguerra

[modifica] Casi particolari

Antifascisti_nella_legione_straniera

[modifica] Altri progetti

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