Paese Sera

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Paese Sera
Stato Italia Italia
Lingua italiano
Periodicità quotidiano
Genere stampa nazionale
Fondatore Amerigo Terenzi
Fondazione 21 gennaio 1948, 1991
Chiusura 1989, luglio 1994
Sede Roma
Editore G.A.T.E., attraverso la Paese Sera s.r.l.
Direttore vedi sezione
 

Paese Sera era, inizialmente, il nome dell'edizione pomeridiana del quotidiano Il Paese di Roma, fondato il 21 gennaio del 1948 per iniziativa del Partito Comunista Italiano allo scopo di disporre – nei mesi immediatamente precedenti alle elezioni del 18 aprile, con il clima politico pesantemente surriscaldato dalla contrapposizione tra DC e Fronte Democratico Popolare – di un organo di informazione che si ponesse in alternativa degli altri quotidiani romani Il Messaggero e Il Tempo, in quel tempo entrambi di orientamento conservatore.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Gli inizi nel 1948[modifica | modifica sorgente]

Pubblicato dalla società GATE di Amerigo Terenzi, ex amministratore del quotidiano l'Unità, il giornale ebbe come primo direttore Tomaso Smith, già caporedattore de Il Messaggero prima dell'avvento del fascismo, e quindi fondatore nell'immediato dopoguerra del quotidiano Il Momento.

Le varie edizioni e i cambi di direzione[modifica | modifica sorgente]

All'edizione principale seguirono le edizioni del pomeriggio con la testata denominata Paese Sera. Alla fine degli anni cinquanta e per tutti gli anni settanta aveva sei edizioni giornaliere. Nel 1963 il nome si trasformò definitivamente, anche per l'edizione del mattino, in Paese Sera, soppiantando la testata Il Paese. Il primo numero dell'edizione del pomeriggio uscì il 6 dicembre del 1949, e ben presto Paese Sera acquisì un'ampia diffusione, soprattutto grazie ai suoi articoli di "cronaca nera" e di "cronaca rosa".

Nel 1956 lo scrittore satirico ed ex deputato democristiano Mario Melloni, già direttore del quotidiano democristiano Il Popolo, subentrò a Tomaso Smith alla direzione di Paese Sera, dopo che quest'ultimo si era dimesso in seguito alla rivoluzione ungherese del 1956, durante la quale si era rifiutato di censurare le corrispondenze che pervenivano dal suo inviato a Budapest. Nel 1963 divenne direttore Fausto Coen, che rimase alla direzione fino al giugno del 1967, quando rassegnò le dimissioni per protestare contro l'atteggiamento del PCI nei confronti di Israele in seguito alla guerra dei sei giorni. La direzione passò quindi a Giorgio Cingoli, sotto la cui guida il giornale raggiunse la massima espansione sul territorio nazionale, con l'apertura di redazioni locali a Firenze, Bologna e Milano, e il massimo storico della sua tiratura.

Insegna di edicola, Paese Sera

Tra le firme ospitate dal giornale: Norberto Bobbio, Natalino Sapegno, Andrea Barbato, Elio Pagliarani, Umberto Eco, Gianni Rodari, Tullio De Mauro, Arturo Gismondi, Edoardo Sanguineti, Dolores Prato. Nel 1956 Aldo Biscardi entrò nella redazione sportiva, mentre nel 1957 Maurizio Costanzo vi cominciò la sua carriera come cronista. Dal 1967 al 1975 ne fu vicedirettore Sandro Curzi. Il 5 novembre del 1975 Arrigo Benedetti venne nominato direttore. Dopo la sua morte avvenuta il 26 ottobre del 1976 gli subentrò Aniello Coppola. Coppola lasciò la direzione del giornale nel 1979, quando venne inviato a New York a sostituire Alberto Jacoviello come corrispondente de l'Unità. Gli anni ottanta videro alternarsi alla direzione di Paese Sera Giuseppe Fiori (dal 1979 al 1982) e Andrea Barbato. Proprio durante la direzione di Barbato i rapporti del quotidiano col PCI cominciarono a incrinarsi seriamente.

La crisi e la fine[modifica | modifica sorgente]

La crisi cominciò a far sentire i suoi effetti con la concorrenza di nuovi quotidiani come La Repubblica e Reporter. Anche l'espandersi del fenomeno delle emittenti radio e TV private contribuiva a sottrarre lettori al giornale, mentre già era iniziato il lento abbandono del giornale ad opera del PCI che, evidentemente, non contava più sull'appoggio di una testata "collaterale", nonostante il giornale nel 1980 vendesse ancora 100.000 copie al giorno più 13.000 in abbonamento. La proprietà del giornale venne così ceduta da Terenzi alla società Impredit, che il 3 aprile del 1983 inviò le lettere di licenziamento a tutto il personale. La chiusura "d'autorità" di uno dei maggiori quotidiani nazionali destò scalpore. Il Presidente della Repubblica Sandro Pertini ricevette al Quirinale una delegazione di operai e tipografi, e una sottoscrizione indetta tra i lettori per salvare il quotidiano raccolse 120 milioni di lire.

I giornalisti superstiti, costituitisi nella "Società Cooperativa 3 aprile", diedero battaglia in tribunale per ottenere il diritto a pubblicare nuovamente il giornale, che tornò in edicola il 1º dicembre 1983 con sole 18 pagine e al prezzo di 500 lire, con un buon successo di vendite. Direttore del quotidiano fu per qualche mese Piero Pratesi, e in seguito Claudio Fracassi dal febbraio del 1984. La sottoscrizione aveva fruttato 600 milioni, che bastavano però solo per pagare i costi. In quel periodo una banda di malviventi compì una rapina a mano armata negli uffici del giornale, sottraendo 200 milioni di lire in contanti che dovevano servire per pagare gli stipendi e le tredicesime del personale. Fu necessario ridurre il personale e tagliare le spese, ma il giornale riuscì comunque a tirare 30-40.000 copie al giorno.

Il 29 settembre del 1986 Paese sera passò al formato tabloid: quaranta pagine di cui la prima a colori venduto al prezzo di 700 lire. Il 14 gennaio del 1987 Fracassi lasciò la direzione del giornale per fondare il settimanale "Avvenimenti", e da allora la crisi del giornale cominciò a manifestarsi con interruzioni e riprese delle pubblicazioni, finché il direttore Renzo Foa, nel luglio del 1994, annunciò la cessazione definitiva delle stampe.

Edizioni[modifica | modifica sorgente]

Tra le altre, si ricordano l'edizione del mattino, cioè l'"Edizione nazionale", l'edizione delle ore tredici del primo pomeriggio, l'"ultimora" e quella delle "Ore 21", in cui l'attrice Franca Valeri aveva una rubrica di costume quotidiana insieme all'oroscopo di Lucia Alberti.

Negli anni sessanta e settanta presentava anche delle pagine regionali, oltre alle pagine di Roma e del Lazio, e cioè quelle della Toscana, dove era stata istituita una redazione, dell'Umbria una vera e propria edizione, con pagine locali a Perugia e provincia, Terni e provincia; quella di Napoli e Campania.

La redazione romana di Paese Sera si trovava a Roma, nello stesso stabile che ospitava quella de L'Unità, in via dei Taurini 19. Negli ultimi anni le edizioni del giornale divennero tre, che coincisero con il cambio della grafica della testata, fondo nero e scritta in bianco su due righe in riquadro, mentre al suo fianco per l'edizione del mattino c'era un cerchio con la scritta "il Paese", un cerchio recante la scritta "pomeriggio" per la seconda edizione, "notte" per la terza edizione.

Fumetti[modifica | modifica sorgente]

Paese Sera pubblicava ogni giorno un'intera pagina di strisce a fumetti. Tantissime le strisce pubblicate: Arcibaldo e Petronilla, Blondie e Dagoberto, Hi e Lois, B.C., Il mago Wiz. Anche Mafalda e i Peanuts ebbero la prima uscita italiana sulle pagine di questo quotidiano.

Nel 1968 Paese Sera indisse un concorso per l'ideazione di una striscia satirica italiana. Il vincitore della prima edizione fu Bonvi con le fortunate Sturmtruppen. Il concorso fu ripetuto per diversi anni. Tra i vincitori: Giorgio Forattini, Pino Zac, Daniele Panebarco, Torti, Claudio Medaglia. Anche Hugo Pratt approdò su questo giornale con le storie di Corto Maltese.

Direttori[modifica | modifica sorgente]

L'elenco dei direttori del giornale[1]:

La nuova edizione[modifica | modifica sorgente]

I tentativi di riapertura col nome Nuovo Paese Sera[modifica | modifica sorgente]

Il 19 gennaio 2008 gli editori del quotidiano calabrese Calabria Ora, comprano la società "Paese Sera s.r.l.", titolare della testata giornalistica. Sebbene la pubblicazione cartacea non fosse ancora avvenuta, il 16 novembre 2009 la testata viene ripubblicata online con un'area d'azione locale (Roma e dintorni). Nel luglio del 2010 la IX sezione del tribunale civile di Roma ha rigettato il ricorso avanzato dai due editori del quotidiano per rivendicare la proprietà della "Paese Sera s.r.l.".

Secondo il tribunale, infatti, non basta pubblicare occasionalmente un numero unico di una testata per mantenerne la proprietà. Nel novembre dello stesso anno è così nata la "Nuovo Paese Sera srl", società editoriale con 10 mila euro di capitale. Nel 2011 iniziano le pubblicazioni online.

Il 31 luglio 2013 chiude anche il Nuovo Paese Sera, in quanto scadono i contratti dei giornalisti (che dicono pure di vantare credito nei confronti della società editrice). Proprio la società editrice ha dichiarato di voler creare una riorganizzazione dell'asset redazionale e di salvaguardare il quotidiano, in quanto vi sono delle trattative in corso con la famiglia di imprenditori Parnasi di Roma, la quale vuole affidare la direzione a Piero Sansonetti, attuale direttore proprio di Calabria Ora.

Free Press[modifica | modifica sorgente]

Sempre a Roma viene distribuito il 23 febbraio 2010 il primo numero cartaceo del nuovo corso, distribuito come free press. Della storica prima edizione viene mantenuto il logo (un semicerchio rosso su campo nero), mentre la testata, oltre a essere vicina alla sinistra, sottolinea il carattere locale tipico anche dell'edizione web con il sottotitolo La voce di Roma. Il primo numero, di dodici pagine per metà a colori, è composto quasi interamente da reportage che hanno per argomento le ramificazioni della mafia nella città di Roma e nella regione Lazio.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ I direttori di Paese Sera dal 1948 al 1994, paeseserastory.it. URL consultato il 22-10-2011.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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