Mario Melloni

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on. Mario Melloni
Monogramma della Camera dei deputati Parlamento italiano
Camera dei deputati
Mario Melloni

Mario Melloni

Luogo nascita San Giorgio di Piano
Data nascita 25 novembre 1902
Luogo morte Milano
Data morte 29 giugno 1989
Professione giornalista
Partito Democrazia cristiana (I, II), Partito Comunista Italiano (IV)
Legislatura I, II, IV
Gruppo Democratico cristiano (I, II fino al 21.2.1955), Gruppo misto (II dal 21.2.1955), Comunista (IV)
Circoscrizione Como, Milano

Mario Melloni detto Fortebraccio (San Giorgio di Piano, 25 novembre 1902Milano, 29 giugno 1989) è stato un giornalista e politico italiano.

Indice

[modifica] Biografia

Di formazione e fede cattolica[1], fu antifascista ed esiliato dalla dittatura mussoliniana a Parigi, dove visse per molto tempo, lavorando anche come calzolaio.

Durante la Seconda guerra mondiale prese parte alla Resistenza tra i partigiani "bianchi"; nel 1945 si iscrisse alla Democrazia Cristiana. Laureato in giurisprudenza, fu giornalista del quotidiano Il Popolo, di cui fu direttore dal 1946 al 1951. Nel 1948, alla I Legislatura repubblicana, fu eletto alla Camera dei deputati, nelle file della DC della cui Direzione nazionale entrò a far parte di lì a poco tempo. Nel 1952 divenne presidente della società «Film Costellazione», da cui si dimise poco dopo.

Ricandidato alle elezioni della II Legislatura, fu eletto alla Camera nel collegio di Como. Il 21 febbraio del 1955, nel corso della legislatura, lasciò il gruppo dello Scudo Crociato, per aderire al gruppo Misto, per il profondo dissenso - espresso pubblicamente in Aula e con il suo voto - contro l'entrata dell'Italia nell'Ueo.
Dopo la sua adesione al Partito Comunista Italiano fu eletto di nuovo deputato, nella IV Legislatura (16 maggio 1963 - 4 giugno 1968) nel collegio di Milano[2]. Direttore di Paese Sera dal 1956 al 1963, successivamente lavorò presso l'Unità, scrivendo corsivi in prima pagina dal 12 dicembre 1967 fino al 1982 con lo pseudonimo di Fortebraccio (riferibile all'omonimo personaggio dell'Amleto di Shakespeare, anche se taluni lo considerano un ironico omaggio a Braccio da Montone, detto Fortebraccio, un capitano di ventura dell'Umbria medievale).

Seguì con favore lo sforzo di Enrico Berlinguer di cambiare a fondo l'atteggiamento del PCI nei confronti della religione e della Chiesa. Nella Lettera al vescovo Bettazzi si dichiara fautore di un partito e d'uno Stato «non teista, non ateista, non antiteista»[3].

Di temperamento discreto e schivo, della sua morte, avvenuta il 29 giugno 1989, volle che fosse data notizia ad esequie religiose avvenute[4].

[modifica] Stile

Suoi obiettivi preferiti erano l'ipocrisia dei politici volgari, i protagonisti della scena pubblica che agivano solo per brama di denaro o di potere, e in definitiva tutti coloro che lui definiva lor signori: gli oppressori dei diritti dei più deboli. Da ex-democristiano e conoscitore dell'ambiente di Piazza del Gesù, risparmiò le frecciate più aspre verso quelli che più stimava tra gli ex-amici (Aldo Moro) sferzando impietosamente gli altri (Andreotti - al quale comunque riconosceva una diabolica intelligenza -, Fanfani, Donat Cattin, Forlani[5]...)

Dotato di una chiarezza espositiva quasi didascalica, Fortebraccio aveva ben presente che scriveva sul giornale dei lavoratori, nel paese che stava vivendo il boom economico del secondo dopoguerra ma che ancora contava masse di cittadini semianalfabeti[6]. La scrittura elegante, lo stile sorvegliato e un lessico più che mai appropriato, uniti a una ironia tagliente, lo fanno annoverare tra i padri nobili della satira politica italiana.

[modifica] Rivalità con Indro Montanelli

Melloni sostenne una «lunga ma elegante polemica»[4] con Indro Montanelli, direttore de Il Giornale, ed elzevirista con Controcorrente. In un suo corsivo, dettò per sé un singolare epitaffio in cui citava il suo rivale:

« Qui giace
Mario Melloni
(alias Fortebraccio)
che trascorse la vita
ad amare
Indro Montanelli
e non smise mai
di vergognarsene. »
(Fortebraccio[7][4])

Montanelli rispose con un elzeviro nella sua rubrica Controcorrente: «Purtroppo, devo avvertire Fortebraccio che anch'io ho preso le mie precauzioni iscrivendo fra le mie ultime volontà quella di essere sepolto accanto a lui. E come epitaffio mi contento di questo: "Vedi . lapide . accanto"» (citato in Giulio Nascimbeni, Controcorrente: il cruccio quotidiano di Montanelli, Corriere della Sera del 1º luglio 1993[4].

I due erano divisi dall'appartenenza ad aree politiche contrapposte, ma uniti da un reciproco sentimento di stima e rispetto. Così Montanelli si espresse su di lui:

« Era un avversario temibilissimo, ma leale e stimolante; un carattere umorale e imprevedibile, ma una coscienza tersa e sensibile. Come centometrista dei trafiletti, uno scattista come lui non lo vedremo più »

[modifica] Note

  1. ^ Gianni Gennari, Avvenire, 26 giugno 2009, pag. 24.
  2. ^ Fonte: http://legislature.camera.it.
  3. ^ Gianni Gennari, Avvenire, 26 giugno 2009, pag. 24.
  4. ^ a b c d e E. Marcucci, Giornalisti grandi firme, 2005 (p. 308)
  5. ^ "(...) Se qualcuno non avesse avuto l’ardire di offrirglielo fritto al ristorante, Forlani non avrebbe mai saputo dell’esistenza del cervello (...)."
  6. ^ Di se stesso diceva: "Io sono un giornalista e non uno scrittore, un giornalista per élite: e infatti scrivo per i metalmeccanici."
  7. ^ Ironico epitaffio pubblicato su l'Unità da Mario Melloni: Indro Montanelli. L'Occidente e il «popolo di Seattle». Corriere della Sera, 9 giugno 2001. URL consultato il 24-8-2009.

[modifica] Bibliografia

Predecessore: Direttore del Popolo Successore:
1946 - 1951
Predecessore: Direttore di Paese Sera Successore:
Tomaso Smith 1956 - 1961 Fausto Coen
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