Mariano Rumor

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Mariano Rumor
D5150.jpg

Presidente del Consiglio dei ministri
Durata mandato 12 dicembre 1968 –
6 agosto 1970
Presidente Giuseppe Saragat
Predecessore Giovanni Leone
Successore Emilio Colombo

Durata mandato 7 luglio 1973 –
23 novembre 1974
Presidente Giovanni Leone
Predecessore Giulio Andreotti
Successore Aldo Moro

Ministro dell'Interno
Durata mandato 21 giugno 1963 –
4 dicembre 1963
Presidente Giovanni Leone
Predecessore Paolo Emilio Taviani
Successore Paolo Emilio Taviani

Durata mandato 17 febbraio 1972 –
7 luglio 1973
Presidente Giulio Andreotti
Predecessore Franco Restivo
Successore Paolo Emilio Taviani

Ministro degli Esteri
Durata mandato 23 novembre 1974 –
29 luglio 1976
Presidente Aldo Moro
Predecessore Aldo Moro
Successore Arnaldo Forlani

Ministro dell'Agricoltura
Durata mandato 15 febbraio 1959 –
21 giugno 1963
Presidente Antonio Segni
Fernando Tambroni
Amintore Fanfani
Predecessore Mario Ferrari Aggradi
Successore Bernardo Mattarella

Segretario della Democrazia Cristiana
Durata mandato 1964 –
1969
Predecessore Aldo Moro
Successore Arnaldo Forlani

Dati generali
Partito politico Democrazia Cristiana
on. Mariano Rumor
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Luogo nascita Vicenza
Data nascita 16 giugno 1915
Luogo morte Vicenza
Data morte 22 gennaio 1990
Titolo di studio Laurea in lettere
Professione Insegnante
Partito Democrazia Cristiana
Legislatura AC, I, II, III, IV, V, VI, VII
Gruppo Democratico Cristiano
Circoscrizione Verona
Pagina istituzionale
Mariano Rumor
Monogramma del Parlamento Europeo
Unione europea
Parlamento europeo
Partito Democrazia Cristiana
Legislatura I
Gruppo PPE
Circoscrizione Italia nord-orientale
Pagina istituzionale
sen. Mariano Rumor
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Partito Democrazia Cristiana
Legislatura VIII, IX, X
Gruppo Democratico Cristiano
Circoscrizione Veneto
Pagina istituzionale

Mariano Rumor[1] (Vicenza, 16 giugno 1915Vicenza, 22 gennaio 1990) è stato un politico italiano, per cinque volte Presidente del Consiglio dei ministri fra il 1968 e il 1974. È stato il 14º e 17º Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Frequenta le scuole elementari del Patronato Leone XIII e il Liceo ginnasio Antonio Pigafetta di Vicenza. Nel 1937 consegue la laurea in Lettere presso l'Università di Padova con una tesi su Giuseppe Giacosa.

Tra il 1941 e il 1943 presta servizio militare come allievo ufficiale, poi come sottotenente di artiglieria a Mantova, Sabaudia, L'Aquila e Cecina. Tra il 1943 e il 1945 partecipa alla Resistenza e dirige il giornale "Il Momento".

Carriera politica[modifica | modifica sorgente]

Dalla DC vicentina all'Assemblea Costituente[modifica | modifica sorgente]

Laureato in Lettere, Mariano Rumor proveniva da una famiglia profondamente cattolica[2]. Dopo l'Armistizio di Cassibile, entrò a far parte della Democrazia Cristiana e del movimento di Resistenza, rappresentando il suo partito a livello regionale nel comitato di liberazione.

Nel dopoguerra si impegnò nel radicamento della Democrazia Cristiana vicentina, diventando uno dei leader di spicco del partito nel Veneto. Nel 1946 fu eletto deputato all'Assemblea Costituente.

Nel 1948 fu eletto per la prima volta deputato, carica che avrebbe poi mantenuto in tutte le legislature successive fino al 1976. Nonostante la sua giovane età, Rumor si mise subito in vista come uno dei leader di spicco della Democrazia Cristiana e, in particolare, della corrente dossettiana di Cronache sociali[3].

Al Congresso nazionale del 1949, dove fu eletto per la prima volta nel Consiglio nazionale della DC, Rumor presentò un’importante relazione sui problemi del lavoro in Italia: in questa relazione, coerentemente con il pensiero dossettiano, emerse in modo evidente la sua volontà di fare della DC un protagonista nel processo di cambiamento economico e sociale, affermando la necessità di avviare “un grande disegno riformistico, ispirato ad un solidarismo sociale che era patrimonio della cultura politica del cattolicesimo democratico[4]. Come ebbe modo di chiarire in un successivo articolo apparso su Cronache sociali, Rumor sosteneva quindi la necessità che lo Stato si affermasse come “promotore e regolatore d’una bene ordinata e organica azione di solidarietà tra le classi e all’interno delle classi[5].

Nel 1950 Guido Gonella successe a Paolo Emilio Taviani nel ruolo di Segretario nazionale della DC; obiettivo della nuova segreteria era quello di costruire una gestione unitaria del partito a supporto del governo guidato da Alcide De Gasperi. In questo contesto, Rumor fu nominato per la prima volta Vice-segretario nazionale assieme a Giuseppe Dossetti, in rappresentanza dell’area di Cronache sociali.

Iniziativa Democratica[modifica | modifica sorgente]

Il ritiro dalla politica attiva di Giuseppe Dossetti lasciò il gruppo di Cronache sociali orfano del suo leader carismatico; tuttavia, i principali esponenti della corrente si diedero presto da fare per riorganizzare le proprie posizioni all’interno del partito. Mariano Rumor svolse in questo senso un ruolo determinante per la nascita della nuova corrente di Iniziativa Democratica, che riuniva non solo i reduci del dossettismo (quali La Pira, Fanfani, Moro), ma anche elementi della maggioranza centrista degasperiana (come Taviani o Scalfaro).

Fu proprio Rumor a stendere la bozza del manifesto politico di Iniziativa Democratica, pubblicato poi sul primo numero dell’omonima rivista attorno alla quale iniziava a strutturarsi la corrente. In questo testo, accanto alla dichiarazione di appoggio a De Gasperi e al Patto Atlantico[6], venne riaffermato il principio dossettiano di un partito cristianamente riformista, capace di muovere il paese verso un’evoluzione democratica[7]. Con questi argomenti gli iniziativisti si candidarono non solo a rivendicare l’eredità politica del dossettismo, ma anche a proporsi come un interlocutore affidabile per le altre componenti del partito.

Rumor svolse subito un ruolo di primo piano nella corrente. Tale visibilità lo portò a ricoprire i primi incarichi governativi; esordì al governo come sottosegretario all'Agricoltura nel VII governo De Gasperi (1951-1953), incarico che mantenne anche nell'VIII governo De Gasperi e nel governo di Giuseppe Pella. Nel breve primo governo Fanfani (gennaio-febbraio 1954) fu promosso a sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

Dopo il Congresso nazionale di Napoli del 1954, che vide l’affermazione di Iniziativa Democratica e la successiva elezione di Fanfani a Segretario del partito, Rumor fu eletto Vice-segretario nazionale. Mantenne quest’incarico per i successivi cinque anni, fino allo scioglimento della corrente di Iniziativa Democratica.

Leader dei dorotei[modifica | modifica sorgente]

All'interno di Iniziativa democratica affiorarono non pochi dissensi verso la linea politica della segreteria di Fanfani, che cautamente iniziava ad aprire alla prospettiva di una collaborazione col il PSI[8]. Con l'esasperarsi di queste tensioni, esponenti di primo piano della corrente, tra cui lo stesso Rumor, misero in minoranza il Segretario nel corso del Consiglio Nazionale del 14 - 17 marzo 1959. Si determinò in questo modo una spaccatura di Iniziativa democratica tra gli uomini rimasti vicini all'ex Segretario e il gruppo dissidente (ormai da tutti ribattezzato dei Dorotei, dal luogo in cui si erano riuniti prima del consiglio nazionale, il convento delle suore di Santa Dorotea a Roma) raccolto attorno ad Antonio Segni, Mariano Rumor e Aldo Moro, che fu eletto nuovo Segretario.

Rumor divenne così uno dei leader della nuova corrente. Questa posizione gli valse la nomina a ministro dell'Agricoltura nel secondo governo Segni, carica che avrebbe conservato nei successivi governi Tambroni, nel Fanfani III e Fanfani IV. In questo ruolo, Rumor contribuì alla definizione di uno dei primi piani per lo sviluppo e l’innovazione del settore agricolo nazionale, il cosiddetto Piano Verde.

Alle elezioni politiche del 1963 la DC subì un brusco calo di consensi. Rumor fu nominato Ministro dell’Interno nel breve governo presieduto da Giovanni Leone, prima di essere eletto nuovo Segretario della DC in sostituzione di Aldo Moro.

Segretario della DC nel '64[modifica | modifica sorgente]

Rumor fu Segretario politico della Democrazia Cristiana tra il 1964 e il 1968, guidando il partito nella complessa fase di collaborazione di governo con il PSI. Nei cinque anni alla guida della DC, Rumor cercò di rassicurare l'elettorato moderato, nel tentativo di recuperare i consensi persi nelle elezioni precedenti.

Il nuovo Segretario (e con lui tutto il gruppo dirigente doroteo) si impegnò a fondo per una normalizzazione della spinta riformista del primo Centro-Sinistra, mettendo spesso in difficoltà il Presidente del Consiglio Aldo Moro. Rumor incarnava le caratteristiche tipiche dei dorotei: la cautela, la moderazione, la propensione per la mediazione più che per la decisione, l'attenzione alle questioni pratiche, concrete, piuttosto che alle grandi strategie, la rappresentanza degli interessi del ceto medio di provincia, il legame privilegiato con la pubblica amministrazione, con il mondo cattolico, con i coltivatori diretti.

Alle elezioni politiche del 1968 la DC riuscì ad aumentare, seppur di poco, i propri voti: questo risultato fu vissuto come un successo della segreteria di Rumor e fece emergere il suo nome quale candidato naturale alla guida del governo.

Alla guida del Governo[modifica | modifica sorgente]

Rumor nel 1978

Nel 1968 divenne per la prima volta Presidente del Consiglio dei ministri, guidando tre diversi esecutivi di centrosinistra fino al 1970. Seppure in un contesto difficile, caratterizzato dall’emergere della contestazione operaia e studentesca e tristemente segnato dalla strage di piazza Fontana, Rumor cercò di rilanciare l'azione del governo. Venne definitivamente deciso il varo delle regioni; fu approvato lo Statuto dei Lavoratori, accompagnato da incentivi salariali, pensionistici e previdenziali; si cercò di porre un argine alla violenza politica e ai disordini. Tuttavia la crisi della formula politica di Centro-Sinistra creò una situazione di profonda instabilità che finì col travolgere i governi di Rumor, del tutto incapaci di far fronte alle tensioni sociali del Paese.

Tornò al governo nel 1972 come Ministro dell'Interno nel I e nel II esecutivo guidato da Andreotti (1972-1973), compagini caratterizzate dall’esclusione del PSI dal governo e da una ripresa della collaborazione tra democristiani e PLI.

Quando nel Congresso del 1973, a seguito del cosiddetto Patto di Palazzo Giustiniani, la Democrazia Cristiana scelse di riavviare la collaborazione con i socialisti, Rumor fu nuovamente designato dal partito alla guida di un governo di Centro-Sinistra. Tuttavia anche quest’esperienza si concluse rapidamente nel 1974, a causa della crisi irreversibile della formula di Centro-Sinistra e degli scossoni provocati sul quadro politico dal referendum sul divorzio.

La scissione dorotea e la fine della carriera[modifica | modifica sorgente]

La sconfitta alle elezioni regionali del 1975 portò all’allontanamento di Fanfani dalla segreteria del partito. Rumor fu proposto da Moro quale nuovo segretario del partito, ma subì il veto di alcuni membri della sua stessa corrente. A causa di questo veto, Rumor abbandonò i dorotei, avvicinandosi alle posizioni del nuovo segretario Benigno Zaccagnini.

In seguito alla scissione dorotea, Rumor fu lentamente escluso da incarichi rilevanti nel partito e nel governo. Dopo essere stato Ministro degli Esteri negli ultimi due governi guidati da Moro, il quarto e il quinto (1974-1976), non avrebbe più assunto alcuna carica ministeriale.

Coinvolto nello scandalo Lockheed, venne successivamente prosciolto dalle accuse.

Eletto deputato al Parlamento europeo nel corso della sua prima legislatura (1979-1984), e fu inoltre senatore nella VIII, IX e X legislatura, morendo in carica.

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • Mariano Rumor, Memorie (1943-1970), a cura di Ermenegildo Reato e Francesco Malgeri, Editrice Veneta, Vicenza, 2007, ISBN 978-88-8449-362-0

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Come tanti cognomi veneti terminanti in consonante, Rumor si pronuncia con l'accento sull'ultima: "Rumór", /ru'mor/. Cfr. Rumor in dizionario.rai.it. .
  2. ^ il nonno e il padre erano titolari di una stamperia che produceva giornali di area cattolica, e anche i testi delle encicliche papali
  3. ^ Dal nome dell'omonima rivista fondata a Roma nel 1947 e chiusa nel 1951.
  4. ^ Francesco Malgeri, La stagione del centrismo, pag. 93
  5. ^ Mariano Rumor, Memorie (1943-1970), pag. 12
  6. ^ Cioè della collocazione dell'Italia nel novero dei paesi occidentali, in contrapposizione al Blocco socialista.
  7. ^ Francesco Malgeri, La stagione del centrismo, pag. 114
  8. ^ Francesco Malgeri, La stagione del centrismo, pag. 334

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • A cura di Costanza Ciscato, Mariano Rumor, discorsi sulla Democrazia Cristiana, Franco Angeli, 2010, ISBN 978-88-568-1723-2
  • Pino Contin, La Democrazia Cristiana vicentina dopo De Gasperi (1954-1968), il partito di M. Rumor, Cooperativa Tipografica degli Operai Editrice, Vicenza, 2011, ISBN 978-88-9006-256-8
  • R. Fornasier, Mariano Rumor e le ACLI vicentine, Franco Angeli, 2011, ISBN 978-88-568-3602-8

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
Giovanni Leone 12 dicembre 1968 - 6 agosto 1970 Emilio Colombo I
Giulio Andreotti 7 luglio 1973 - 23 novembre 1974 Aldo Moro II
Predecessore Ministro degli Esteri della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
Aldo Moro 23 novembre 1974 - 29 luglio 1976 Arnaldo Forlani
Predecessore Ministro degli Interni della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
Paolo Emilio Taviani 21 giugno 1963 - 4 dicembre 1963 Paolo Emilio Taviani I
Franco Restivo 17 febbraio 1972 - 7 luglio 1973 Paolo Emilio Taviani II
Predecessore Ministro dell'Agricoltura della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
Mario Ferrari Aggradi 15 febbraio 1959 - 21 giugno 1963 Bernardo Mattarella

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