Paolo Gentiloni

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Paolo Gentiloni Silveri
Paolo Gentiloni.jpg

Ministro delle Comunicazioni
Durata mandato 17 maggio 2006 –
8 maggio 2008
Presidente Romano Prodi
Predecessore Mario Landolfi
Successore Claudio Scajola

Dati generali
Partito politico Democratico (dal 2007)
In precedenza:
La Margherita (2002-07)
Tendenza politica Socioliberale
Titolo di studio Laurea in scienze politiche
Professione Giornalista
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Partito DL (XIV-XV), PD (XV-XVI)
Legislatura XIV, XV, XVI
Gruppo La Margherita - L'Ulivo (XIV), Partito Democratico - L'Ulivo (XV), Partito Democratico (XV-XVI)
Coalizione L'Ulivo (XIV), L'Unione (XV), PD - IdV (XVI)
Circoscrizione Piemonte 2 (XIV)
Lazio 1 (XV, XVI)

Paolo Gentiloni Silveri (Roma, 22 novembre 1954) è un politico italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Discendente della famiglia Gentiloni Silveri, non imparentata con Vincenzo Ottorino Gentiloni (noto per l'omonimo Patto), si è laureato in scienze politiche, ha militato nel Partito di Unità Proletaria per il comunismo e ha lavorato come giornalista dirigendo il mensile La Nuova ecologia, testata legata a Legambiente, movimento ambientalista a cui è stato iscritto. Portavoce di Francesco Rutelli negli anni in cui il presidente de La Margherita era sindaco di Roma, nella capitale Gentiloni è stato assessore al Giubileo e al Turismo.

Al termine delle elezioni politiche del 2001 Gentiloni è stato eletto deputato per la Margherita. Nella XIV legislatura ha inizialmente fatto parte della IX commissione (trasporti, poste e telecomunicazioni) per poi passare a quella relativa ai servizi radiotelevisivi, di cui è stato presidente dal 2005.

Responsabile della comunicazione della Margherita e organizzatore delle campagne elettorali dello stesso partito, dopo le consultazioni politiche del 2006 ha confermato il suo seggio alla Camera e in seguito è stato nominato da Romano Prodi ministro delle Comunicazioni nel suo secondo governo.

Nel 2007 è stato uno dei 45 membri del Comitato Promotore nazionale del Partito Democratico.

Presidente del Forum Commercio del Partito Democratico dal 2009 dal Neo Segretario Pierluigi Bersani in rappresentanza della mozione Franceschini.

Il 5 dicembre 2012, si è candidato alle primarie del centrosinistra come sindaco di Roma.

Nel 2014 sostiene la scalata di Matteo Renzi al governo.

Riforma del sistema televisivo[modifica | modifica sorgente]

Dibattiti preliminari[modifica | modifica sorgente]

In quanto ministro delle Comunicazioni aveva fra le sue competenze la riforma del settore televisivo.

A questo proposito è stato ospite a un dibattito televisivo[1] per discutere della futura riforma con Fedele Confalonieri, il presidente di Mediaset, azienda accusata di posizione dominante nel settore televisivo. Per la partecipazione a questo dibattito è stato criticato da Marco Travaglio in un articolo nel quale ha stigmatizzato che «chi dovrebbe smantellare il conflitto d'interessi e il trust ne discuta col presidente dell’azienda che incarna il conflitto d'interessi e il trust.»[2].

Il rilievo è stato confutato da chi vedeva come motivazione più urgente della riforma televisiva non già quella di risolvere il conflitto d'interesse (fatto interno italiano) ma di adempiere ai rilievi comunitari[3] soprattutto in ordine alla mancata conformità della legge Gasparri rispetto alla direttiva comunitaria "Televisione senza frontiere".[4] L'azione del ministro è stata perciò interpretata come volta alla costruzione di un provvedimento non contra personam, ma teso a far rientrare l'Italia dentro i limiti fissati in sede Europea, soprattutto in tema di tetti di pubblicità che, allo stesso tempo, avrebbero secondo alcuni analisti l'effetto di rompere lo schema oligopolistico.

Varo del disegno di legge[modifica | modifica sorgente]

Nel mese di ottobre del 2006 il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge presentato dal ministro Gentiloni. Il testo ha dovuto superare anche all'interno della maggioranza dure critiche di opposto orientamento; è stato giudicato dall'Unione come un "coraggioso ribaltamento delle storture dell'attuale situazione", da Berlusconi (proprietario di Mediaset) come "un atto di banditismo" e "disegno criminale".

La televisione in Italia è caratterizzata da molti anni da un duopolio quasi perfetto che nasce soprattutto dall'accentramento degli incassi pubblicitari. Su un monte totale di 4,7 miliardi di euro le quote attuali sono 3,1 Publitalia '80 Mediaset e 1,4 Sipra Rai [2]. Nel 1994 la Corte Costituzionale sancì che per garantire il pluralismo le frequenze occupate da una rete Mediaset (verosimilmente Rete 4) dovevano essere assegnate ad altri operatori. La sentenza è stata ribadita da un ulteriore pronunciamento della Corte nel novembre 2002, ma le leggi varate dai vari governi hanno sempre rinviato la riassegnazione delle frequenze.

Il testo del nuovo provvedimento prevedeva il passaggio di una rete Rai e Rete 4 dall'analogico al digitale e sono stati posti più severi tetti alla pubblicità. Un'accelerazione dell'iter legis è stata causata dallo scandalo Rai-Mediaset sulle intercettazioni tese a influenzare il servizio pubblico.

Il ddl non ha più visto la luce.

Riforma della RAI[modifica | modifica sorgente]

A maggio 2007, è stato varato un secondo testo di riforma che riguarda soltanto la RAI. Tra gli aspetti principali, la proprietà dovrebbe passare dal Ministero dell'Economia a una Fondazione; si avrebbe inoltre una separazione tra tv finanziata dal canone e tv finanziata dalla pubblicità, inoltre cambiano le regole di nomina del consiglio di amministrazione.

Critiche[modifica | modifica sorgente]

Francesco Di Stefano, proprietario della rete televisiva Europa 7, in una intervista pubblicata l'11 luglio 2007 sul blog del comico Beppe Grillo, ha denunciato la posizione abusiva di Rete 4, mentre a latere era riportata una lettera di Piero Ricca, denunciante la chiusura del proprio blog da parte della Procura di Roma, in seguito a una querela di Emilio Fede. Nel post, Grillo accusava Gentiloni di immobilismo verso la situazione illegale in cui Rete 4 si trovava, e quindi di essere corresponsabile del potere mediatico che ancora può esercitare il giornalista. Infine, Grillo ha fatto un appello ai cittadini affinché essi scrivessero a Gentiloni lasciando un commento sul blog di quest'ultimo.

Il ministro Gentiloni ha replicato affermando di aver subìto una scomunica[5] da parte di Grillo e negando di aver tentato di salvare Rete 4 o di avere un ruolo nelle vicende giudiziarie di Ricca, cosa, quest'ultima, di cui, per una malcomprensione del post di Beppe Grillo, molti commentatori del suo blog lo hanno accusato.

Il comico genovese ribatte dal suo sito, richiamando il ministro a una maggiore dignità politica e a una maggiore determinazione nei confronti di una battaglia, quella contro la illegalità della rete del gruppo Mediaset, che pare non voglia essere combattuta nemmeno dalla sinistra, dopo che la giustizia ha dato la sua risposta, sotto forma di una sentenza della Corte Costituzionale non rispettata, e di una "messa in mora" nei confronti dell'Italia da parte della Commissione Europea, per il non rispetto delle direttive europee da parte della "legge Gasparri".

Tuttavia il ministro, in un'intervista al Messaggero, ha ricordato l'irrisolta questione.

Anche Marco Travaglio, l'8 ottobre dello stesso anno ha criticato Gentiloni, su un decreto che spostava la transizione al DTT al 2012, ritenendolo un "regalo" a Berlusconi. 24 ore dopo il ministro ha contattato telefonicamente il giornalista, il quale avrebbe poi riconosciuto le ragioni di tale scelta.

Sempre nel 2007 Gentiloni è stato oggetto di critica per una proposta di regolamentazione della comunicazione su internet che nel primo testo avrebbe costretto gran parte dei siti internet a registrazioni e adempimenti amministrativi; il testo è stato poi considerato un grave errore da parte dello stesso Gentiloni.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Nel programma Otto e mezzo di Giuliano Ferrara, sulla rete televisiva La7, il 23 maggio 2006.
  2. ^ Nei secoli Fidel, Marco Travaglio, rubrica Uliwood Party, l'Unità, 25 maggio 2006; nella critica Travaglio ha citato il caso di Bill Gates e la riforma della Microsoft imposta dall'amministrazione americana
  3. ^ Parte infrazione, La Repubblica 19 luglio 2006 [1]
  4. ^ Gentiloni: “A metà ottobre riformeremo la Gasparri� su Pubblicità Italia
  5. ^ Definita "fatwa"

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Ministro delle Comunicazioni Successore Emblem of Italy.svg
Mario Landolfi 17 maggio 2006 - 8 maggio 2008 accorpamento allo Sviluppo Economico con Scajola

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